giovedì 27 febbraio 2025

Diario della speranza - Roberto Graziotto

 Dopo il „diario notturno“ (qui), quello „diurno“ (qui) quello „cattolico“ (qui) ed infine dopo il diario come amore (qui), comincio, al 1 primo di marzo, nel mese di san Giuseppe e durante l'anno giubilare che il Papa ha voluto dedicare alla speranza, un "Diario della speranza".

"Si dimentica troppo, bambina mia, che la speranza è una virtù, che è una virtù teologale, e che di tutte le virtù, e delle tre virtù teologali, è forse quella più gradita a Dio.
Che è certamente la più difficile, che è forse l'unica difficile, e che probabilmente è la più gradita a Dio.
La fede va da sé. La fede cammina da sola. Per credere basta solo lasciarsi andare, basta solo guardare. Per non credere bisognerebbe violentarsi, torturarsi, tormentarsi, contrariarsi. Irrigidirsi. Prendersi a rovescio, mettersi a rovescio, andare all'inverso. La fede è tutta naturale, tutta sciolta, tutta semplice, tutta quieta. Se ne viene pacifica. E se ne va tranquilla. È una brava donna che si conosce, una brava vecchia, una brava vecchia parrocchiana, una brava donna della parrocchia, una vecchia nonna, una brava parrocchiana. Ci racconta le storie del tempo antico, che sono accadute nel tempo antico. Per non credere, bambina mia, bisognerebbe tapparsi gli occhi e le orecchie. Per non vedere, per non credere.
La carità va purtroppo da sé. La carità cammina da sola. Per amare il proprio prossimo basta solo lasciarsi andare, basta solo guardare una tal miseria. Per non amare il proprio prossimo bisognerebbe violentarsi, torturarsi, tormentarsi, contrariarsi. Irrigidirsi. Farsi male. Snaturarsi, prendersi a rovescio, mettersi a rovescio. Andare all'inverso. La carità è tutta naturale, tutta fresca, tutta semplice, tutta quieta. È il primo movimento del cuore. E il primo movimento quello buono. La carità è una madre e una sorella.
Per non amare il proprio prossimo, bambina mia, bisognerebbe tapparsi gli occhi e le orecchie.
Dinanzi a tanto grido di miseria.
Ma la speranza non va da sé. La speranza non va da sola. Per sperare, bambina mia, bisogna esser molto felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia.
È la fede che è facile ed è non credere che sarebbe impossibile. È la carità che è facile ed è non amare che sarebbe impossibile. Ma è sperare che è difficile
(...)
E quel che è facile e istintivo è disperare ed è la grande tentazione.
La piccola speranza avanza fra le due sorelle maggiori e su di lei nessuno volge lo sguardo.
Sulla via della salvezza, sulla via carnale, sulla via accidentata della salvezza, sulla strada interminabile, sulla strada fra le sue due sorelle la piccola speranza (...)
  la Speranza ama ciò che sarà.Nel tempo e per l'eternità."

Charles Peguy, Il portico del mistero della seconda virtù

“La capacità combinatoria si differenzia da quella puramente logica in quanto si muove sempre in contatto con il tutto e non si perde mai nel particolare... In questo caso dipende in misura molto minore dai dati; padroneggia una matematica superiore, che sa moltiplicare e elevare a potenza, dove l'arte aritmetica ordinaria si serve di semplici addizioni... Poiché uno dei compiti della mente è quello di ordinare le cose in base alla loro parentela, la deduzione combinatoria si dimostra superiore in quanto padroneggia la genealogia delle cose e sa individuare la loro somiglianza in profondità” (Ernst Jünger, Das abenteuerliche Herz, seconda versione, 1938-1950)

„Una certezza globale implica, quindi,  come suo sinonimo,  il concetto di speranza“ (Luigi Giussani,  Una rivoluzione di sé). 



Giardino zoologico 1 (1912), August Macke

(Sliema (Malta), il 2.4.25) Ieri in dialogo con Meinhard ho concesso che Dio non ha una mania di controllo, ma in vero ciò non significa che non vi sia una „guida rigorosa“ come Adrienne si esprime in riferimento ad Ezechiele (cf. Adrienne von Speyr, La missione dei profeti, Einsiedeln 1953, 59). Dio dice „sempre molto chiaramente al profeta ciò che deve essere fatto immediatamente e ciò che apparirà dopo averlo fatto“. È la libertà di Ezechiele e la sua fede personale? Non sembra che Dio si occupi di ciò, eppure credo che il profeta proprio facendo ciò che fa o meglio rispondendo a Dio (che non è, come sapeva Pascal, il Dio dei filosofi, ma di Abramo, Isacco e Giacobbe…il Padre di Cristo)  sia più libero di tutti gli altri: del faraone sconfitto, ma anche del re babilonese vincente, ed anche del popolo che si trova in esilio. Il profeta non viene sostenuto  da un’idea liberale di libertà, „Il profeta è sostenuto dalla parola che gli viene rivolta e dal successo della parola“ (Adrienne); la „guida rigorosa“ ha a che fare con questi due elementi: la parola e il successo di essa; se tutto ciò sia sensato o meno ha a che fare con questo „successo“, che ovviamente non è quello mondano. „Il Profeta si muove su una traccia stretta“ (Adrienne). Annuncia ciò che deve annunciare: chi è sconfitto e chi vince e chi vincerà con una sicurezza estrema; Adrienne afferma „come se sapesse assolutamente che il cristianesimo verrà“ e con esso una precisa processione dello Spirito e un certo compito „apocalittico“ (cf. l’ultimo libro della Bibbia). 

Abba nostro…


Il nostro gruppo a Malta


Il mare a Malta


(Sliema (Malta), il 1.4.25) Caro Roberto, cerco naturalmente risposte attraverso un ragionamento sistematico. L'idea che Dio sia un artista non è del tutto nuova, ma è quella che trovo più plausibile per me.b Anche il fatto che Dio sia un Dio sereno/lieto è un accento che seguo. Stranamente, la letteratura teologica e filosofica non è così interessata alla serenità. Penso che Dio

  • non può cambiare la matematica, anche se è onnipotente.
  • ha fatto uso della sua libertà e si è legato, cioè dobbiamo vedere Dio come legato nel suo nucleo
  • ha usato la sua libertà come un artista creativo e ha creato un'opera, con catene causali date (ad esempio le leggi della fisica) che funzionano anche senza di lui. Si diverte, come un orologiaio con l'orologio, quando funziona da solo. Descartes e Leibniz hanno lavorato su questo argomento. Descartes ha introdotto l'occasionalismo per descrivere l'interazione tra il corpo e l'anima. 
  • ha in sé la dimensione del tempo. Per questo mi pongo molte domande su come vi immaginate la risurrezione. La vita, come la conosciamo, e come promette Gesù, è sempre uno sviluppo e ha quindi una componente temporale
  • senza problemi può compiere miracoli, un miracolo è solo una parafrasi o un'altra parola per l'azione di Dio
  • non è onnisciente, in particolare non conosce il futuro.

Per me il nucleo della libertà è la creatività. E il nucleo della mia convinzione è la frase: io sono libero. Senza libertà non c'è responsabilità, quindi non c'è etica. Quindi non c'è motivo di cambiare, perché per cambiare ho bisogno di una decisione libera. Quindi se il tema: Gesù deve avere un senso, ciò necessita che io sia libero. Quindi, se sono libero, Dio non può conoscere il mio futuro, altrimenti esisterebbe già. In questo senso, non è onnisciente. Sa tutto di me dalla mia concezione fino ad oggi, e sa, perché è il perfetto conoscitore dell'anima umana, come andranno a finire certe cose se non cambio. C'è qualcosa in queste tesi che ti interessa? Se no, non è un problema. Ognuno ha i propri argomenti. Tuttavia, sto cercando un filosofo che sia interessato a (alcune) di queste domande. Quali sono i tuoi argomenti filosofici che stai seguendo? Cordiali saluti, Meinhard - Caro Meinhard, grazie per la tua e-mail, in cui prendi sul serio la mia preoccupazione, ovvero che tu stesso sei responsabile dei tuoi pensieri. Naturalmente, tutto ciò che dici è interessante per me, anche se non affronto i problemi come fai tu. In primo luogo, non metto in discussione i dogmi della Chiesa, poiché è lei, non io ad avere la responsabilità ultima dell'amore. Come filosofo posso certamente discutere tutte le questioni, non i miei pensieri, però,  ma la teologia e i dogmi della Chiesa mi danno un orientamento ultimo; questo non significa che io pensi in modo meno radicale di te; se così fosse, non avrei potuto tradurre e commentare l'opera di Ulrich “Homo Abyssus. Il rischio della questione dell’essere”. E questo non significa nemmeno che la libertà sia meno importante per me che per te. E ora due dei tuoi pensieri.  1) In primo luogo, il pensiero che Gesù veda la vita eterna come uno sviluppo, quindi legato al tempo. Tu lo dici, io non la vedo così; già nella scena in cui non vuole che Maddalena lo tocchi, Cristo pone una forte rottura tra l'esistenza e l'essere nel Padre. Chiaramente la Bibbia non è un libro di filosofia e non troverai mai risposte filosofiche come desideri. 2) “Se sono libero, allora Dio non può conoscere il mio futuro, altrimenti esisterebbe già” - questa è una formulazione molto dogmatica; in un saggio di Ernst Jünger “Die Schere” l'autore tedesco parla di diverse forme di connessione tra presente e futuro: telepatia, profezia, previsione, salto temporale... proprio un salto temporale potrebbe collegare presente e futuro senza mettere in discussione la libertà. Anche nella mia ultima lettera ti sono venuto incontro, ad esempio ammettendo che Dio non ha una mania di controllo, ecc., ma tu mi rispondi così come se io non ti abbia fornito alcun argomento. Credo che tu sia così preso dal tuo sistema che non ti accorgi nemmeno di quanti spunti filosofici ti ho dato, senza avere una risposta per tutte le tue domande. E senza non voler imparare nulla da te. Saluti da Malta, siamo qui con 50 studenti. Tuo, Roberto

Abba nostro… Abba nostro…


(Wetterzeube, il 31.3.25; mio 65esimo compleanno e fine del mese di san Giuseppe) „Così dice il Signore Dio: „Ecco io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri“ (Ez 34, 17) Gesù riprende questa immagine e si presenta come amico (GV 15), ma anche come giudice (MT 25), nominando precisamente i criteri di giudizio (ero affamato…), che valgono per il popolo, ma anche per ogni  individuo. Chi ci parla è il „nostro Dio“: „susciterò per loro un pastore che le pascerà, il mio servo Davide. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore. Io il Signore, sarò il loro Dio, e il mio servo Davide sarà principe in mezzo a loro: io, il Signore, ho parlato. Stringerò con loro un'alleanza di pace e farò sparire dal paese le bestie nocive. Abiteranno tranquilli anche nel deserto e riposeranno nel selve… Manderò la pioggia a tempo opportuno… Abiteranno in piena sicurezza nella loro terra… Saranno al sicuro e nessuno li spaventerà“ (cf. Ez 34, 23-28). Ezechiele scrive dopo  Davide e prima di Gesù: „dopo essere diventato un solo popolo, Israele avrà un solo pastore, discendente di Davide. Simile al glorioso antenato. Egli è definito principe (in ebraico, nasi) ed eserciterà la sua funzione in nome dell'unico vero re, Dio“ (a cura di Ravasi). È chiaro che noi cristiani leggiamo questa profezia in riferimento a Cristo! 


Non dobbiamo mai dimenticare che chi racconta la parabola della misericordia (Lc 15, 11-32) è il discendente di Davide, è il „figlio dell’uomo“ e „figlio di Dio“, „figlio di Maria“, „che è creatrix Creatoris creata e madre della misericordia“ (Maffei, 57). Con il cuore e nel cuore di Gesù e Maria abbiamo la possibilità di donare gratuitamente l’amore che gratuitamente abbiamo ricevuto, in una modalità di solitudine ultima che Ignazio esprime con il „solus cum Solo“: il che non vuol dire che non si abbiano amici e compagni, ma che si nasce e si muore soli e soli si giunge all’unico e vero Dio! Il padre Maffei mi ha aiutato a comprendere la frase enigmatica che Ulrich spesso cita: „L’amore presuppone ciò che esso fa“ (Kierkegaard)“ (Maffei, 57) non è che l’amante non veda le debolezze dell’amato, ma vede amandolo, ciò che lui già è nel profondo del suo cuore. Così anche Konstanze, che ieri ha preparato tutto il giorno le valige per Malta, non vede in me solo un vecchio, ma colui che è stato amato gratuitamente da Colui che è solo-amore! 


Già tantissimi mi hanno fatto gli auguri, addirittura da Burkina Faso, dal Messico, dagli Stati Uniti, ovviamente anche dalla Germania e dall’Italia… La mia Hannele, che telefonerà più tardi, mi ha mandato un messaggio sonoro: Viel Glück und viel Segen…!


Caro Ciro, Tu sei una persona intelligente per cui quello che scrivi è interessante. Non corrisponde a quello che io penso. Non tiene conto di quello che il Papa ha detto al parlamento europeo qualche anno fa sulla posizione poliedrica a cui vuole contribuire la Chiesa cattolica…è una posizione del tutto occidentale, che interpreta il riarmo europeo in questo senso. Io penso comunque che il punto di contatto tra le due posizioni, quella tua e quella mia, sia che l’Occidente come entità non debba essere spezzato, perché solo così può far parte di una poliedricità del reale…io interpreto in modo positivo le cose che sta facendo Trump, anche se non tutte. Il punto più doloroso è la questione di Israele. Poi posso leggere con disinvoltura anche le cose che scrivi tu, anche se non corrispondono a quelle che penso io, perché io non penso che la mia narrazione della realtà sia l’unica vera.


Abba nostro…


(Dopo) Caro Roberto, ti auguro tutto il meglio per il tuo compleanno di oggi. Mi sei sempre mezzo anno avanti, e questo non cambierà.

Mi supererai anche per la pensione, io andrò solo a dicembre, tu già a luglio 😉. Per il nuovo anno di vita ti auguro un buon addio alla scuola e, dopo il tuo periodo attivo, un buon inizio nel tuo periodo proattivo.

Sarebbe bello se potessi aiutarmi con i miei problemi filosofici. Una domanda che mi è venuta dopo la mia conversazione è: Succedono così tante cose nell'universo, a quale scopo? Ad esempio, ci sono tempeste d’aria su Giove, hanno uno scopo? Io non credo. Per me questo significa che Dio ha creato un universo in cui accadono molte cose che non hanno alcun senso per noi (e per eventuali altri esseri viventi).  Perché? Ho imparato da CL che Gesù conosce il destino di ogni fiore. Non credo che sia così, visti le trombe d’aria su Giove. 

Quindi questo significa che accadono molte cose che Dio lascia semplicemente accadere senza che abbiano senso. Ma questo solleva la domanda: perché esiste tutto questo? La risposta che conosco, per mostrare la sua grandezza, non mi soddisfa. Vedo Dio come un artista che fa molte cose semplicemente così, senza chiedersi il perché. Ma allora sorge la domanda: voleva proprio il nostro sistema solare, o è il libero gioco delle forze abbandonate a se stesse? Quindi, cosa vuole che accada e cosa si limita a guardare?

Un bel inizio per il nuovo anno

Meinhard - Caro Meinhard, grazie per gli auguri di compleanno! Io non credo di essere la persona giusta per aiutarti nei tuoi problemi filosofici, forse mio figlio sarebbe un partner di dialogo più proficuo di me. Forse potrai trovare qualche risposta nel libro di Robert Spaemann/ Reinhard Löw: „Die Frage wozu?“ Piper Verlag,1985. Per quanto mi riguarda trovo interessante sia l’idea delle trombe d’aria in Giove sia la tua idea di Dio come artista. Io penso che la grandezza di Dio abbia a che fare anche con la sua mancanza di mania di controllo. Il dono dell’essere è „umsonst“, gratis et frustra. Probabilmente i venti di Giove fanno parte di quel secondo senso della parola umsonst, cioè „vergeblich“. La frase che hai imparato da Cl la dice Cristo stesso, ma certo non nel senso di un controllo totale…Tuo, Roberto PS io sarei grato se tu sviluppassi i tuoi pensieri, cercando di dare da te risposte a te stesso, pensando le conseguenze che vedi nelle risposte che non ti soddisfano e quelle delle tue intuizioni…


Caro Roberto, nonostante i vari impegni e le molteplici responsabilità, la preparazione per il tuo imminente viaggio in Malta (se sono informato correttamente) e certamente tutti i compiti della vita scolastica quotidiana, non vorrei mancare di farti i miei migliori auguri per questo giorno speciale. Non so esattamente da quanti anni siamo legati in questa vita, in uno scambio costante, a volte più intenso a volte meno, abbiamo condiviso alti e bassi, momenti euforici e tristi, gioie e dolori. Abbiamo sempre trovato nell'altro un ascoltatore attento, una persona con cui condividere sentimenti, pensieri e sensazioni. Ho sempre percepito questo come il vero valore e il vero guadagno di una tale amicizia. E spero che questo legame e questa forma di stare insieme durino ancora a lungo e ben oltre il tuo prossimo pensionamento. Per il tuo compleanno ti auguro soprattutto salute, tanta forza, ma anche la necessaria serenità e gioia per i tuoi interessi e le tue preoccupazioni, e in tutto questo la benedizione di Dio. Continua a coltivare le tue inclinazioni, conserva il tuo sguardo sensibile e profondo e la percezione di prospettive diverse: il mondo è complesso e il nostro stupore non dovrebbe finire. Con un detto di Mahatma Gandhi, ti auguro un piacevole e felice compleanno e ti mando i miei più cari saluti, il tuo amico R. (Un amico qui in Sassonia-Anhalt). Ecco la frase di Mahatma Gandhi: „i sette peccati capitali della società capitalista: politica senza principi, ricchezza senza lavoro, commercio senza morale, piacere senza coscienza, educazione senza carattere, scienza senza umanità, religione senza sacrificio.“

Nella versione odierna di Banfi trovo questa Frase di Angelo Panebianco: „Per poi tornare ad attaccare i cattolici. «C’è l’irenismo cattolico animato non solo, secondo tradizione, dai cattolici post-dossettiani (Dossetti fu il grande avversario di De Gasperi al momento della scelta atlantica) ma che coinvolge anche altri gruppi. Antonio Polito (Corriere del 28 marzo) ha ben colto il fatto che il pacifismo integrale e, con esso, il ripudio del lascito degasperiano, coinvolgano ormai anche gruppi cattolici come Comunione e Liberazione, di tutt’altra ispirazione rispetto ai post-dossettiani».“ - A me interessa tutto ciò che Panebianco critica.  

Sulla questione Dossetti-De Gasperi mi ha scritto Giuseppe Reguzzoni: „Molto in sintesi, per ora: De Gasperi aveva la necessità, di ordine pragmatico, di riportare l’Italia in un sistema di alleanze occidentali, rompendo l’isolamento, tanto più che, in realtà, lo spazio di manovra era ridottissimo, visto che le decisioni di politica estera erano (e sono ancora in gran parte) nelle mani dell’Amministrazione Alleata. Dossetti era un idealista (lo dico con rispetto): il dossettismo è probabilmente andato ben oltre le sue reali intenzioni e i suoi valori di riferimento. Il PCI allora era anti-atlantico, e anche gran parte del PSI. Lui voleva dialogare con quella parte della sinistra e, al contempo, era sinceramente e profondamente un costruttore di pace, come La Pira. Con un pizzico di ingenuità le due cose (dialogo col PCI e Weltanschauung della pace) in lui si sono fuse. Il lato debole era il primo, ovviamente, dato che il PCI di allora non era per la pace, ma ne faceva uso in funzione anti-americana, un po’ come nei paesi sotto controllo URSS, dove ovunque c’eran scritte e cartelloni „MIR“ … Il lato debole del dossettismo è quello messo in luce da don Giussani, ovvero la frattura rispetto al farsi cultura e civiltà della fede cristiana. Sulla pace io sarei stato con  lui, in ogni caso. Meglio essere ingenui costruttori di pace, che consapevoli o non consapevoli esponenti del partito della guerra.“ (Giuseppe Reguzzoni).

Anche Francesco Coppellotti mi ha scritto: „Vivissimi auguri. Certo che so, perché mio padre era stato eletto alla Costituente nella DC. Era degasperiano. Dossetti voleva che l'Italia restasse neutrale e fu sconfitto. Pensava di fare un patto con i comunisti e non di rompere come fece De Gasperi nel 1947. La sconfitta lo spinse ad abbandonare la politica e diventare sacerdote e a fondare la comunità monastica dell’Annunziata, nella quale  è entrata mia sorella Carla che adesso è in Palestina.“

Da un articolo che mi ha mandato Renato Farina cito questo passaggio: „…Si entra nel Sessantotto, e Dossetti vede, nella crudele guerra del Vietnam, la conferma che l’adesione acritica all’alleanza con gli Stati Uniti espone l’Italia e, nel loro rispettivo ambito, anche la Dc e la stessa Chiesa, al rischio di complicità inaccettabili. Il nuovo pontefice Paolo VI, pur sentendo quel conflitto come «la guerra che più lo sollecitava sul piano spirituale e umano », scrive Giorgi, raccomandò a Lercaro di non assumere posizioni pubbliche sull’argomento, nella preoccupazione di non aprire uno scontro con i vescovi americani. Ma la celebre omelia del primo gennaio 1968 contravvenne a quell’impegno preso: «La Chiesa non può essere neutrale, di fronte al male da qualunque parte venga: la sua via non è la neutralità, ma la profezia; cioè il parlare in nome di Dio, la parola di Dio». E deve «secondo le parole di Isaia riprese dall’Evangelista san Matteo (12,18) – “annunziare il giudizio alle nazioni”». Questo il passaggio più pesante del cardinale, attribuito, nella vulgata generale, all’ispirazione dossettiana. Per Lercaro la mancata riconferma che ne scaturì, fu vista come una rimozione, e tale la considerò Dossetti, che scelse di lasciare l’incarico di pro-vicario, come peraltro aveva già deciso , e di tornare a Gerusalemme. Il tema però tornò prorompente esattamente due anni dopo, il primo gennaio del 1970, quando, nell’ambito dei commenti biblici che teneva ciclicamente a Monteveglio, arrivò a criticare la scelta di Paolo VI di incontrare il presidente americano Nixon, nell’abito di una visita in Italia al centro di dure contestazioni: «Questo pone dei problemi, suscita degli interrogativi, che sono interrogativi di coscienza». Nel 1990, in occasione della prima guerra del Golfo, intervenne preoccupato per l’innesco di una possibile guerra di religione: «Di fronte a una minaccia che investe i princìpi di convivenza pacifica dell’intero sistema internazionale, le nazioni debbono dimostrare di voler mettere la forza al servizio del diritto ». E anche a Gerusalemme il tema della pace fu il suo cruccio costante. Colpito dal massacro nei campi palestinesi di Sabra e Chatila in Libano, nel settembre 1982, restò scandalizzato dal fatto che la responsabilità fosse attribuibile alle falangi cristiano-maronite. «Ho scelto di vivere gli ultimi anni della mia vita in questa terra perché è la terra della Rivelazione di Dio e dell’Incarnazione del Figlio di Dio, Gesù: in nome del Dio unico e in nome di Gesù e del suo vangelo debbo dire che tutto in me si ribella al massacro di Beirut e debbo dichiarare con forza “Non è lecito in assoluto e per nessun motivo”».“ (Angelo Picariello, Avvenire, Febbraio 2023). // Ho scelto questo brano perché un po’ mette in luce la scelta atlantica di De Gasperi criticata da Dossetti; sarebbe per me importante conoscere un giudizio di Dossetti sulle bombe atomiche in Giappone, che precedono la scelta atlantica di De Gasperi. 

Comunque sia De Gasperi che Dossetti probabilmente erano santi; su De Gasperi cito un passaggio di un articolo di Renato Farina del 2014 e poi una lettera alla moglie, citata anche da Renato: 1) Universalismo di De Gasperi. Idea di Europa. L’Italia ha bisogno dell’Europa, l’Europa ha bisogno dell’Italia. E il mondo, la pace nel mondo ha bisogni di un’Europa. Le pagine che più mi hanno toccato riguardano la vera e propria lotta che egli fece per realizzare una vera comunità europea. Molti sono portati a credere che per i tre grandi padri spirituali cristiani dell’Europa unita, De Gasperi, Schumann, Adenauer l’unità fosse una cosa molto spirituale, molto profonda, quasi che si trattasse di qualcosa di molto nobile ma con i piedi un po’ sollevati da terra. Non è così. Le pagine più drammatiche sono quelle dell’incomprensione che ebbe dentro il suo partito da Fanfani e Dossetti, che più volte – secondo la testimonianza di Emilio Colombo riferita da Sangiorgi – cercarono letteralmente di “rottamarlo” (pag. 188) e infine ci riuscirono poco prima della morte al congresso di Napoli. Le pagine più drammatiche sono relative alla decisione della Francia di dire di no alla CED, la Comunità europea di difesa, l’esercito europeo, che avrebbe implicato di per sé la costituzione di una comunità europea autentica. Un’autonomia vera, una potenza autentica di pace. Ebbene una delle cause che portarono a repentina morte De Gasperi fu il rifiuto improvviso della Francia di accettare l’esercito continentale europeo posto sotto un’unica autorità politica e militare. Le ultime telefonate di De Gasperi che si alzò malato dal letto furono per Scelba, presidente del Consiglio, che gli comunicava il no della Francia. Disse De Gasperi con la voce che gli tremava: “Bisogna anche lasciarci la vita ma bisogna evitarlo”. Commenta Sangiorgi: “Lui voleva che l’idea europea fosse un dato non aggiuntivo ma costitutivo della politica e dell’identità italiana” (pag. 17). Con crudeltà il Partito comunista si compiacque di questo fallimento di De Gasperi. L’unità europea, l’unità anche dotata di esercito, soprattutto cementata da questo esercito comune (non dimentichiamo che l’unità italiana è nata grazie alla leva obbligatoria), fu osteggiata per decenni dal Partito comunista. E Togliatti rivelò sé stesso, la sua diversa antropologia, dichiarando alla notizia della morte di De Gasperi: «[...] Se le notizie son vere sembra sia morto di ira al vedere come si stanno imponendo alcune delle nostre più giuste e umane proposte: distensione internazionale, pace…». In realtà era vero esattamente il contrario. De Gasperi voleva un’”Europa unita in libertà e democrazia” (pag 181) Ma anche qui, un insegnamento. Pur perfettamente consapevole di questa idea della vita e dei rapporti umani che aveva Togliatti, De Gasperi non rinunciò mai al rapporto costruttivo. “Bisogna lavorare con tutti, dialogare con tutti”. 2) Lettera d’amore alla moglie Francesca: «È l’amore che ci domina, ci unisce, ci fonde in uno. Io ho un grande temperamento fisico e un grande temperamento spirituale. Del primo tu senti la stretta, quando le mie braccia si stringono attorno al tuo bel corpo, del secondo tu hai la sensazione quando ti guardo e quando ti parlo.» (De Gasperi).

Del saggio di Leopoldo Elia, che mi ha mandato Renato, su De Gasperi e Dossetti, prendo solo due punti, anche se suppongo che l’autore abbia ragione a mettere in risalto i meriti del grande statista italiano. 1) lo scontro tra De Gasperi e Dossetti è stato ad un livello alto, per cui non è possibile ridurre le due persone a degli schematismi che non corrispondono alla complessità del loro compito politico e religioso. 2) Mi fa riflettere il fatto che con l'uscita di Dossetti dalla politica, secondo l'autore, sono venuti a mancare alla DC degli impulsi forti che potevano venire solo da un atteggiamento spirituale e non solo politico come quello di Dossetti. Spiritualmente mi trovo completamente nella posizione di Dossetti, pur rispettando De Gasperi.

In riferimento a quello che scrive Giuseppe, Massimo Borghesi mi scrive: „Il tuo amico coglie bene la differenza tra Dossetti e de Gasperi. Ho dedicato ad essi un capitolo del mio "Critica della teologia politica". Non concordo sulla sua opzione dossettiana per la pace. L'URSS di allora non era, come potenza e influenza mondiale, la Russia ‚zarista‘ di oggi. Era una vera minaccia per l'Europa. La Nato fu provvidenziale per l'ovest, vera garanzia di „pace"".

(Pomeriggio) Anche nel Vangelo di oggi (Joh 4,43-54) Gesù non appare come un carattere „armonico“; come nel suo primo miracolo a Cana, appare infastidito, della madre che voleva un miracolo ed ora, nel vangelo di oggi, dall’impiegato regale; queste richieste di miracoli lo infastidiscono, ma poi cede, cede al bisogno della madre e al bisogno dell’impiegato regale…Aiutaci proprio in questa cosa, Gesù

(Sera) „“La gioia cristiana è affidamento a Dio in ogni situazione della vita”, ribadisce ancora il Papa nel testo {un messaggio ai partecipanti della seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia}, sottolineando che essa è “dono” che viene dal Signore. Questa gioia “si compie nelle pieghe della quotidianità e nella condivisione” ed è caratterizzata dai “larghi orizzonti” e “uno stile accogliente”, scrive ancora Francesco. “La Chiesa non è fatta di maggioranze o minoranze, ma del santo popolo fedele di Dio che cammina nella storia illuminato dalla Parola e dallo Spirito”. Da qui una chiamata ai partecipanti a lasciarsi “guidare dall’armonia creativa che è generata dallo Spirito Santo” nel votare le Proposizioni che sono “snodo per il futuro delle Chiese in Italia”.“ (Isabella H. De Carvalho, Vatican news)


(Wetterzeube, il 30.3.25; quarta domenica della Quaresima; laetare) Ez 34, [10] Dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: chiederò loro conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così i pastori non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto. [11] Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. [12] Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. [13] Le ritirerò dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d'Israele, nelle valli e in tutte le praterie della regione. [14] Le condurrò in ottime pasture e il loro ovile sarà sui monti alti d'Israele; là riposeranno in un buon ovile e avranno rigogliosi pascoli sui monti d'Israele. [15] Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. [16] Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.“ - Questo passo del profeta Ezechiele - la mia lettura quaresimale - mi corrisponde completamente; io sono la pecora perduta, che ha bisogno che „Dio stesso prenda l’iniziativa di guidare di persona le sue pecore“; non metto in questione l’autorità della Chiesa, ma insisto sul fatto che non „est aliquid inter Deum et creaturas“ e la Chiesa è credibile solamente se è trasparente alla guida stessa di Dio, come ho sottolineato nelle frasi messe in risalto! 

La prima parte della notte era come una „prigione“, che ho potuto sopportare solo con grida - grazie a Dio che dormo da solo; i piccolini mi hanno però consolato. Una prigione ha comunque anche il merito di tagliare i ponti con il mondo (smartphone). 

„Chi confessa la colpa non è padrone della gratuità dell'amore che perdona“ (Maffei, 56), per questo motivo il figlio che viene da lontano non può esprimersi, parlando con il padre, subito nel senso di un: „come te, sarò amore gioioso che si dona gratis, sarò perdono come perdoni tu, fonte di amore del mondo come sei tu. La purezza e povertà del tuo amore è la fonte della mia libertà e del mio impegno, è il pane quotidiano che mi alimenta“(Maffei 56), piuttosto il figlio dice semplicemente che vuole essere ripreso come salariato, è molto sobrio in quello che dice a „suo padre“: il che non vuol dire che il padre Maffei non abbia ragione ad affermare che ci sia una fiducia nel figlio, un fiducioso abbandonarsi alla misericordia del padre; certamente c’è, se no non sarebbe ritornato dal paese lontano. Per quanto riguarda l’analogia trinitaria padre Maffeis sottolinea con ragione, „che l'io del Padre include sempre il tu del Figlio; e il Figlio è sempre alla presenza del Padre“. Questa relazione di presenza è in qualche modo attiva anche quando il figlio/Figlio è lontano, ma in modo diverso dalla fiducia che Gesù (il Figlio) ha sempre avuto nel Padre nel cielo, nei cieli; comunque abbiamo a che fare qui con un Dio che non è un „padre che trattiene in sé, non è un io chiuso che si apre solo sotto l'istanza del diritto: un summum ens che solo dal di fuori è indotto a parteciparsi“ (Maffei, 55); questo non è Dio! Dio è papà! E la colpa? Che cos'è la colpa nel paese lontano? Giustamente, nella tradizione di Agostino, scrive il padre Maffei: la colpa „è una carenza, un non-essere di quanto dovrebbe essere buono. Perché l'essere e il non essere non sono da pensare come principi astratti. Il dono dell'essere è atto, luce, pienezza, amore; è il dono totale di Dio che si intrinseca nella totalità degli enti creati, nella crescita viva e fecondità di tutto il reale“ (Maffei, 56). Nella domenica „laetare“ viene letta per intero questa parabola di Lc 15, 11-32, perché non vi è gioia senza misericordia e neppure speranza! La gioia e la speranza in una condizione personale e diretta di Dio delle nostre persone! 

Nell’analisi delle disastrose conseguenze del confessionalismo in Irak di Matthias Kopp, una frase mi ha fatto riflettere, anche in relazione alla meditazione con cui ho cominciato il giorno.  „Lealtà presuppone fiducia nel partito o nella religione“ (Kopp, 156). Ora se questo atteggiamento, che implica una rilevanza politica (chi governa: la maggioranza sciita o la minoranza sunnita?) ed economica (chi gestisce i pozzi di petrolio in Kirkuk e nel sud del paese?), si muove nell’ inconciliabilità delle confessioni, avremo una problema insolubile, perché solo la fiducia diretta in Dio potrà essere la via di uscita. Dobbiamo essere leali e fiduciosi in Dio, non nel partito o nella religione…

Abba nostro…

(Pomeriggio) Un allievo mi ha chiesto se quello che dico sul „nodo gordiano“ vale anche per forme estreme di totalitarismo; ovviamente quest’ultimo è male e il male non può essere giustificato; penso per esempio alla giunta militare della Birmania che bombarda i ribelli anche in queste ore dell’ecatombe (copyright: Osservatore romano) provocata dal terremoto estremo (7,7 della scala sismica) dell’altro giorno. Quello che sta succedendo a Gaza, però, è anche una forma estrema di massacro (genocidio), anche se Israele fa parte delle democrazie e dell’Occidente. 

È una grande notizia che due milioni di persone turche protestino contro Erdogan; questo è un segnale chiaro di perdita di autorità del leader, come è anche un segno di speranza la rivolta dei palestinesi contro Hamas e quella israeliana contro Netanyahu. Certo vi sono anche rivolte „popolari“ guidate dall’estero, ma questo non sembra proprio essere il caso della Turchia…

Il libro di Guardini sulle „figure religiose nell’opera di Dostoevskij“ comincia con un capitolo sul „popolo“; mi sembra che nell’opera dello scrittore russo ci muova tra forme di assolutizzazione slava del popolo e forme davvero cristiane, come le persone semplici, con i loro dolori che vanno a visitare lo starez; quest’ultimo è una figura trasparente a Cristo. 

(Dopo) Testo dell’Angelus, preparato dal Santo Padre. „Cari fratelli e sorelle, buona domenica! Nel Vangelo di oggi (Lc 15,1-3.11-32) Gesù si accorge che i farisei, invece di essere contenti perché i peccatori si avvicinano a Lui, si scandalizzano e mormorano alle sue spalle. Allora Gesù racconta loro di un padre che ha due figli: uno se ne va di casa ma poi, finito in miseria, ritorna e viene accolto con gioia; l’altro, il figlio “obbediente”, sdegnato col padre non vuole entrare alla festa. Così Gesù rivela il cuore di Dio: sempre misericordioso verso tutti; guarisce le nostre ferite perché possiamo amarci come fratelli. Carissimi, viviamo questa Quaresima, tanto più nel Giubileo, come tempo di guarigione. Anch’io la sto sperimentando così, nell’animo e nel corpo. Perciò ringrazio di cuore tutti coloro che, a immagine del Salvatore, sono per il prossimo strumenti di guarigione con la loro parola e con la loro scienza, con l’affetto e con la preghiera. La fragilità e la malattia sono esperienze che ci accomunano tutti; a maggior ragione, però, siamo fratelli nella salvezza che Cristo ci ha donato. Confidando nella misericordia di Dio Padre, continuiamo a pregare per la pace: nella martoriata Ucraina, in Palestina, Israele, Libano, Repubblica Democratica del Congo e Myanmar, che soffre tanto anche per il terremoto. Seguo con preoccupazione la situazione in Sud Sudan. Rinnovo il mio appello accorato a tutti i Leader, perché pongano il massimo impegno per abbassare la tensione nel Paese. Occorre mettere da parte le divergenze e, con coraggio e responsabilità, sedersi attorno a un tavolo e avviare un dialogo costruttivo. Solo così sarà possibile alleviare le sofferenze dell’amata popolazione sud-sudanese e costruire un futuro di pace e stabilità. E in Sudan la guerra continua a mietere vittime innocenti. Esorto le parti in conflitto a mettere al primo posto la salvaguardia della vita dei loro fratelli civili; e auspico che siano avviati al più presto nuovi negoziati, capaci di assicurare una soluzione duratura alla crisi. La Comunità internazionale aumenti gli sforzi per far fronte alla spaventosa catastrofe umanitaria. Grazie a Dio ci sono anche fatti positivi: cito ad esempio la ratifica dell’Accordo sulla delimitazione del confine tra il Tajikistan e il Kyrgyzstan, che rappresenta un ottimo risultato diplomatico. Incoraggio entrambi i Paesi a proseguire su questa strada. Maria, Madre di misericordia, aiuti la famiglia umana a riconciliarsi nella pace.“

(Dopo) In questi anni pensando al „potere“ ho spesso sottolineato l’importanza del mito creato da Tolkien, nel quale l’anello del potere deve essere distrutto. L’immagine è potente e certamente vale quando l’anello che lo rappresenta ha potere quasi assoluto. Jünger mi fa però notare che vi è un altro aspetto del potere, quello vissuto con „disinvoltura“ (Jünger cita la parola francese, difficile da tradurre in tedesco: „désinvolture“). Si tratta di quel potere che ha un bambino che entra in una sala in cui è esposta una mela d’oro che nessuno osa toccare e che lui invece prende in mano con disinvoltura (cf. Il cuore avventuroso, seconda versione, 10, 261). In questi anni di lavoro in Germania, in primo luogo con l’atteggiamento ossessivo di controllo del mio preside bavarese (che in primo luogo ha fatto male a lui), che ora lo rivivo in un certo modo di guidare la scuola dopo il pensionamento di Burkhard (che non ne era privo del tutto, ma che su questo mi ha aiutato molto), ho accumulato tante paure e quella perdita della disinvoltura che permette di gestire il potere senza l’esigenza di giustificazioni moralistiche, che in vero sono quasi sempre un segno di una debolezza interiore. Io ho citato le cause esterne delle mie paure, ma la debolezza è nel mio cuore stesso; credo che noi tutti dobbiamo ritrovare un’atteggiamento disinvolto e sereno nel gestire un potere che comunque ci è sempre dato dall’alto come dice Gesù a Pilato. Ed anche per abbassare le tensioni in un paese - vedi Angelus di oggi - ed anche quelle del confessionalismo, di cui ho parlato questa mattina, c’è certamente bisogno di distruggere l’anello del potere assoluto, ma anche della disinvoltura nel gestire quel potere che è stato donato come grazie e fortuna. Quindi direi che è necessario vivere il potere non tanto con quel „dopo di me il diluvio“ di cui parla Jünger, ma pur sempre con quella disinvoltura che permette al bambino di prendere in mano la mela d’oro. Molto utile per questo è anche la differenza, di cui parla qualche pagina prima Jünger, tra „scrupolosi e trombettieri“; chi soffre in modo eccessivo di scrupoli ha perso di vista la priorità dell’impressione integrale sui dettagli; mentre i trombettisti riempiono gli spazi con un gaiezza esagerata…La malattia più grande è quella degli scrupoli eccessivi, spero che il Signore e Maria rafforzino quel poco o tanto di disinvoltura che è dentro di me.  PS L'atteggiamento brusco di Merz non ha nulla a che fare con la disinvoltura, è piuttosto simile al modo di essere  “dei tiranni delle città del Rinascimento” che erano “tecnici subordinati”, per usare il linguaggio di Jünger.

(Sera) Andammo nella parrocchia di Eisenberg, sebbene fossimo territorialmente appartenenti a quella di Zeitz, perché la Santa Messa era alle 10, 30 e questo facilitava la venuta dei nostri figli, poi è nata l’amicizia ecclesiale con Don Andrea, con il quale abbiamo cooperato per il regno di Dio, nei viaggi filosofico-religiosi nelle Dolomiti, nel viaggio culturale e religioso a Roma, nel gemellaggio con la scuola numero 6 di Yerevan, poi nell’importante progetto della Juventusfest, una festa del passaggio all’età adulta, che offriamo nella nostra scuola come alternativa alla Jugendweihe. Con l’arrivo, sei anni fa, del parroco di Gera, sotto il cui governo si trova ora anche Eisenberg, si è innescato un processo che ha portato don Andrea a lasciare il consiglio pastorale e che lo porterà a lasciare Eisenberg. Il tipo di atteggiamento manageriale e formale con il quale il parroco Wolf governa la parrocchia mi è del tutto estraneo. Sono stato un idiota quando ho dato sabato il mio consenso a rivedere la convezione pastorale, visto che in pratica il  parroco eliminerà tutta la storia di grazia con Don Andrea. Non ho la più pallida idea di quale sia un motivo per cui dovrei partecipare al consiglio pastorale, anche se alcune persone presenti in esso mi sono davvero importanti, come il cantore Michele. Ti chiedo Signore chiarimento su questo! Una cosa che mi fa riflettere è anche il fatto che alcune persone che hanno piccole responsabilità nella Chiesa, in particolare due donne, non mi sopportano; è un buon esercizio di pazienza sopportarle o è semplicemente  un segno che io devo andare aventi nel cammino nella Chiesa, ma da solo o solamente con quei rapporti sostanziali come lo sono quelli con la mia famiglia e con qualche amico. 

La primavera si sta imponendo, vi sono sempre di più piante che fioriscono; sono molto contento che dopo domani andremo di nuovo a Malta, l’unica cosa che mi dispiace e perdere questa bella primavera tedesca…

Fra qualche ora, il 31.3.25, compio 65 anni, quasi 38 anni li ho passati con Konstanze; Dio ci ha regalato due figli, Johanna e Ferdinand e una casa, la Chiesa romano-cattolica. Dio mi ha regalato un rapporto diretto  (vedi la meditazione di questa mattina) con lui e grandi incontri come quelli con Balthasar ed Ulrich. Buona notte! 



Konstanze ed io 


(Wetterzeube, il 30.3.25; 130esimo anniversario della nascita di Ernst Jünger) Gianni Mereghetti ha fatto girare questa E-Mail con una domanda importante: „Qual è l'esperienza della libertà a cui la grande questione dell'Avvenimento ci chiama? Giussani: La semplicità del cuore, l'essere come bambini, che ci chiama alla fedeltà a ciò che proprio come Avvenimento accade: è essere colpiti da una presenza. Ciò che va contro è un preconcetto. Vivere nel preconcetto e nel dubbio, aumentandone la forza con l'età che passa, è un delitto. Il dubbio viene esercitato soprattutto da giovani, ma così la vecchiaia fisserà gli occhi sul niente. Questo è il « nulla » degli « sbruffoni » di oggi, anche di tanti intellettuali, che, magari senza dirlo esplicitamente, vivono così. {è ovvio che quando io parlo, citando Ulrich, del „medesimo uso di essere e „nulla““ non sto pensando a questo nulla nichilista a cui pensa Giussani; RG} Intervento: Richiamando a uno di noi l'episodio del giovane ricco, hai detto che l'unica moralità dell'uomo è accettare il rapporto con l'Avvenimento del Mistero presente, seguirlo: {mio corsivo; RG}« Gesù, fissatolo, lo amò. E poi disse: " Vai, vendi tutto quello che hai e seguimi" » . Come accade per ciascuno di noi questo sguardo di Cristo in cui si riverbera questo stesso « seguimi » ? Giussani: Nella evidenza data dal colpo di fulmine dell'Avvenimento, cioè da un incontro, cioè da una presenza. Uno può non dare importanza a questo « colpo » , ma quando si è colpiti in un certo modo, non ci si può più isolare da Lui. Perciò il « seguimi » sta nella ricchezza di una umanità in atto. Intervento: L'ultima risposta della tua intervista su « Panorama » diceva: « Nel nostro movimento lo sforzo educativo sta proprio imperniato sul modo con cui si può giungere oggi alla certezza su Cristo, in modo che tutta la vita si appoggi al mistero di Cristo, con tutte le aspirazioni positive, dentro la consapevolezza sempre più chiara della propria debolezza e incapacità o cattiveria » . Qual è la strada che porta alla certezza su Cristo? Giussani: Ma questa è tutta la storia di una compagnia come la nostra, dove risuona il richiamo che il cuore deve farci in ordine a quella eccedenza di esperienza che abbiamo sentito agli inizi dell'Avvenimento. Il cristianesimo, essendo una Realtà presente, ha come strumento di conoscenza l'evidenza di una esperienza, {corsivo mio} come è notabile nella dinamica di un qualsiasi incontro di cui emergono i fattori più importanti, decisivi e reali. In concreto, la via della certezza su Cristo viene dalla nostra compagnia, essendo la nostra compagnia la modalità con cui Cristo ci tocca e ci muove, e in cui viviamo la speranza totale, come pre- vista e intesa. {corsivo mio}. Non aderire alla nostra compagnia è frutto di un preconcetto. Nota bene: il realismo vero deve implicare la capacità umana di rendersi conto di questo. Il realismo vero esige una semplicità dell'evidente. La vita del cristiano non può abbandonare la strada certa, la sua certezza in Cristo, perché, una volta toccata dall'Avvenimento, non potrebbe mai dimenticare che da questo Nome è scaturito un surplus di corrispondenza integrale, {corsivo mio} come da nessun altro fenomeno di incontro si può sperare. Così nasce la speranza cristiana, che è certezza di un futuro fondata su un Presente.“ {corsivo mio}. LUIGI GIUSSANI,  Avvenimento di libertà. 

Ieri nella rivista online di CL ho trovato due citazioni di una scrittrice americana, in occasione del centenario della sua nascita, Flannery O’Connor,  i che mi corrispondono molto: 1) «La mente che sa capire la buona narrativa non è di necessità quella istruita, ma la mente sempre disposta ad approfondire il proprio senso del mistero attraverso il contatto con la realtà, e il proprio senso della realtà attraverso il contatto del mistero» (Flannery O’Connor, Natura e scopo della narrativa). 2) „Scrivo come scrivo perché sono cattolica e non sebbene sia cattolica; questo è un fatto che niente potrà mai oscurare così come niente potrà mai oscurare un’affermazione così schietta. Tuttavia, sono una cattolica particolarmente posseduta dalla coscienza moderna che Jung descrive come astorica, solitaria e colpevole; {corsivo mio} possedere tale coscienza all’interno della Chiesa è un po’ come portare un peso, il peso necessario per il cattolico consapevole; è, cioè, avere un sentimento della situazione contemporanea al suo ultimo stadio. Io credo che la Chiesa sia l’unica cosa capace di rendere sopportabile il mondo cattivo verso cui ci stiamo dirigendo e che l’unica cosa che renda sopportabile la Chiesa è il fatto che essa sia, in un certo modo, il corpo di Cristo di cui noi tutti ci nutriamo. {corsivo mio}. Sembra inevitabile il fatto che si abbia da soffrire tanto a causa della Chiesa quanto per essa, ma se si crede nella divinità di Cristo si deve cercare di aver caro il mondo nello stesso tempo in cui si lotta per sopportarlo. Questo spiega la mancanza di amarezza nelle mie storie.“ (Flannery O’Connor, lettera ad una sconosciuta).

 Devo andare al consiglio pastorale che durerà tre ore e così non ho tanto tempo per commentare queste citazioni. Ma direi velocemente questo: 1) io sono rimasto, per grazia, fedele ai rapporti e agli incontri che ho fatto, anche se non userei la metaforica del „fulmine“, piuttosto quella di „fiori che sbocciano“: mia moglie, la mia famiglia; Hans Balthasar, con Adrienne; Ferdinand Ulrich; la Chiesa come luogo di una fedeltà ultima, sub et cum Petro (fedeltà alle sue tre profezie}, pur vivendo da più di venti anni nella diaspora. Capisco che la speranza cristiana può nascere solo da una presenza, se no non andrei al noiosissimo consiglio pastorale. 2) Ridurre questa presenza ai gesti del Movimento significherebbe per me solo intensificare la presenza nell’autostrada,  correndo il rischio di arrivare in un luogo in cui sono sopportato, ma la Chiesa stessa è sopportabile solamente come corpo di Cristo. 3) Non è possibile e non è riducibile ad un dubbio, non vivere il nostro cammino al vero non tenendo conto di quei tre aggettivi della O’Connor, riferiti alla coscienza moderna: „astorica, solitaria e colpevole“. La mia fedeltà nuova a Ernst Jünger è da situare qui. Bisogna portare il peso della croce quotidiana. 

Un aspetto importante della nostra vita nella diaspora, lavorando in una scuola appartenente al CJD, fondato da un pastore luterano, Arnold Dannenmann, è stato quello di un ecumenismo vissuto, l’importanza del quale è sottolineata nel numero 280 della „Fratelli tutti“: „Nello stesso tempo, chiediamo a Dio di rafforzare l’unità nella Chiesa, unità arricchita da diversità che si riconciliano per l’azione dello Spirito Santo. Infatti «siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo» (1 Cor 12,13), dove ciascuno dà il suo apporto peculiare. Come diceva Sant’Agostino, «l’orecchio vede attraverso l’occhio, e l’occhio ode attraverso l’orecchio». È urgente inoltre continuare a dare testimonianza di un cammino di incontro tra le diverse confessioni cristiane. Non possiamo dimenticare il desiderio espresso da Gesù: che «tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). Ascoltando il suo invito, riconosciamo con dolore che al processo di globalizzazione manca ancora il contributo profetico e spirituale dell’unità tra tutti i cristiani. Ciò nonostante, «pur essendo ancora in cammino verso la piena comunione, abbiamo sin d’ora il dovere di offrire una testimonianza comune all’amore di Dio verso tutti, collaborando nel servizio all’umanità» (Dichiarazione comune di Papa Francesco e del patriarca Bartolomeo, 25.5.2014)“. 

Abba nostro…

(Consiglio pastorale in Hermsdorf) Un altra persona (di Kahla, un padre con tre figli) era interessata a far parte del consiglio diocesano (Katholikenrat) e così anche questa esperienza priva di senso nella mia vita è finita. Deo gratias et Mariae! Oltre all’elezione del presidente del consiglio pastorale, abbiamo cercato di rielaborare incoativamente la „convenzione pastorale“; con il parroco ed un’altra signora (Gabi, Hermsdorf) proporremo una rielaborazione definitiva della convenzione attuale, per il prossimo consiglio pastorale in ottobre. Questa Chiesa „democratica“ è per me quasi del tutto non „provocante“, „non significante“); i criteri di scelta non hanno minimamente a che fare con la „teologia“, non sto parlando di quella accademica, semplicemente dell’approfondimento teologico del popolo credente e dei singoli credenti in Dio. 

Ho ascoltato la voce di Jünger, in un servizio che gli è stato dedicato in MDR- Aktuell; ho dovuto pensare alla frase di Ulrich in riferimento a Balthasar: la sua voce nel cielo è diversa…

Quello che sta succedendo in Turchia è molto interessante (cf. Claudio Fontana, Oasis), non tanto e non solo per difendere la „democrazia turca“, ma perché fa vedere che il leader dittatore si trova confrontato con un numero elevato di persone che non lo vuole più come leader, e questo nel suo paese stesso…

(Pomeriggio) C’è un’osservazione di Jünger nel „cuore avventuroso“ che credo mi sia di aiuto per comprendere cosa provo pensando al fatto che fra qualche mese il mio servizio nella scuola sarà finito: sono stato preso in servizio da una compagnia di attori che interpretano il loro ruolo senza quasi mai giungere alle domande serie, quelle che riguardano il nostro cuore. Qualche volta si apre una fessura, come quando raccontai alcuni anni fa al preside che una collega, Claudia, era morta improvvisamente in un viaggio in Asia (Samarkand), e non potè controllare le lacrime… Per questo è tragico ridurre la Chiesa stessa ad un palcoscenico di adulti che interpretano (questa è l’osservazione di Jünger) un ruolo che non ha nulla a che fare con il loro cuore. In me sorge il desiderio di ritirarmi non dico a „Nazareth“, come il Charles di Jesus, sebbene anche questa dimensione non mi è indifferente, ma nella mia „Wilflingen“, che però non so dove sia, forse la cosa più probabile è vicino alla mia famiglia, perché in essa è in gioco una sostanzialità dell’appartenenza che non è presente altrove. Per ora siamo qui nella nostra casa, lontana da Ferdinand e Johanna, perché Konstanze farà ancora parte del palcoscenico lavorativo. E grazie a Dio la casa a Wetterzeube porta in sé la possibilità di una certa solitudine, siamo di fatto in un’isola, tra il canale e il fiume. E poi grazie a Dio il rapporto con Konstanze è sostanziale, cioè ha a che fare con il cuore; e il mondo dei piccolini anche. Martedì partiamo nuovamente per Malta, con quasi 50 ragazzi, ma grazie a Dio siamo lontani dalla scuola e poi dopo qualche giorno di ferie e di scuola, arriva - Deo volente - il viaggio in Armenia…Così il tempo da passare sul palcoscenico degli adulti ?`?è relativamente breve. Ovviamente non so quando arriverà la morte: per il principe Salina arriva abbastanza improvvisamente, in mezzo alla vita. Gianni mi scrive che è al capolinea, perché si sente vecchio, ma in vero nessuno di noi è sa quando si arriva davvero al capolinea…

(Sera) Se penso alla situazione della Chiesa nella nostra parrocchia e nella nostra diocesi credo sia possibile parlare di speranza, solo nel senso di una speranza contro ogni speranza, contro ogni aspettativa sociologicamente ragionevole e questo non per la mancanza di sacerdoti; nel Giappone, secoli scorsi, il cristianesimo è sopravvissuto senza alcun sacerdote; le nonne battezzavano i bambini ed insegnavano loro le preghiere, senza per questo voler diventare sacerdotesse, ma nella loro sostanzialità di donna e di nonna hanno fatto quello che hanno fatto. Da noi facciamo dei sacerdoti, che sacerdoti non sono. E quelli che lo sono sono piuttosto manager, non sacerdoti. Io mi chiedo se davvero devo far parte di questi gremii (consiglio pastorale grande e piccolo), che sono davvero poco credibili; don Andrea ha deciso di non partecipare più ai vari consigli pastorali e andando via lui dalla parrocchia, forse già a settembre, finisce un periodo di tempo nel quale un’amicizia ecclesiale ha generato dei gesti notevoli nella diaspora: dal viaggio filosofico-religioso nelle Dolomiti, a quello a Roma e in Armenia, la collaborazione nella formazione della Juventusfest, le supplenze scolastiche.……Ora stando in questi consigli pastorali, solo per il fatto di starci, concedo troppo alla volgarità teologica…non lo dico in modo elitario, ma nel senso di una fedeltà autentica alla Chiesa di Cristo, nella modalità romano-cattolica. Non è che io sto difendendo un'idea di Chiesa del tutto ‚conservatrice“; a parte il fatto che essere „conservatori“ è una normalità o ovvietà per un cattolico, nel senso che spiegò tanti anni fa il padre de Lubac alla rivista „30 giorni“; insomma sto dicendo che questa contrapposizione tra progressisti e non progressisti è una stronzata; ci sono persone che amano e persone che non amano, persone che fanno un lavoro con il proprio cuore e persone che non lo fanno. Il parroco di Gera, nella gestione della parrocchia, vuole una precisione solo formale che io non voglio! Non so bene ancora che conseguenze trarre da tutto ciò, ma perlomeno ci sono queste righe, che testimoniano un disagio, che non ha smesso di sperare! 


(Droyssig, il 28.3.25) "Molti giornali, Il Manifesto in testa, criticano la nostra premier, che avrebbe frenato le spinte belliciste di Macron, per mantenere un rapporto con gli Usa. Tuttavia, è difficile immaginare un Occidente che si divida davvero, con una Nato solo europea, il muro dei dazi nei rapporti commerciali, un rapporto di alleanza con la Cina. Anche se sembra questo l’orizzonte attuale di Francia, Germania e Inghilterra" (Alessandro Banfi, versione odierna) - Caro Alessandro, sono d'accordo sul tuo giudizio sulla Germania, riprendo questo sulla premier italiana, che io non ho votato, ma che a me sembra che lei sia davvero nel giusto. Di grande aiuto anche quello che dici all'inizio della versione odierna sulla guerra e il disarmo. Tuo, R 

Abba nostro...

(Notte) Ho visto la miniserie di Netflix (2025, libretto di Richard Worlow e Benji Walters; regia di Tom Shankland; il gattopardo, don Fabrizio Corbera (principe Fabrizio di Salina), è interpretato da Kim Rossi Stuart e e sua figlia Concetta da Benedetta Porcaroli), tratta dal romanzo di Tomasi de Lampedusa, „Il Gattopardo“. Non so quanto corrisponda o meno al romanzo, ho sentito, comunque, tutto il fascino che sprigiona da questo mondo siciliano nobile in decadenza…Il romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è un capolavoro della letteratura italiana, pubblicato postumo nel 1958. Racconta la decadenza della nobiltà siciliana durante il passaggio dal Regno delle Due Sicilie all’Italia unita (1860 e oltre). Il protagonista, il principe Fabrizio di Salina, è una figura aristocratica lucida e disincantata, consapevole che il mondo che conosce sta tramontando. Celebre è la frase del nipote Tancredi (interpretato nella miniserie da Saul Nanni): "Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi", che riassume il trasformismo della classe dirigente italiana. Concetta Salina, figlia del principe Fabrizio, è una figura fondamentale, ma nel romanzo non ha il ruolo centrale che le è stato donato nella miniserie. La sua storia, nel romanzo sembra essere segnata dalla frustrazione e dalla malinconia (mi baso per diro su fonti secondarie): segretamente innamorata di Tancredi, deve accettare che lui scelga Angelica (interpretata nella miniserie da Deva Cassel), la bellissima e vivace figlia del borghese don Calogero Sedara (interpretato nella miniserie da Francesco Colella). Concetta sembra incarnare il fallimento del vecchio mondo aristocratico: mentre Angelica e Tancredi rappresentano l'adattamento al nuovo ordine (questo anche nella miniserie), Concetta sembra rimanere, nel romanzo, prigioniera di un passato che si dissolve. Nella parte finale del romanzo, ormai anziana, si ritrova sola e inasprita, testimone della fine della grandezza della sua famiglia. Questa parte non è presente nella miniserie, che la vede ancora capace di gestire l’eredità paterna.

(Wetterzeube, il 27.3.25) In Ezechiele vengono citate date precise, come l’8 gennaio 585 a. C., in cui arriva, la dove gli ebrei sono stati deportati, un fuggiasco ed annuncia che Gerusalemme è stata presa (cf. Ez 33,21), diciassette mesi dopo la caduta della città. Il perire di spada, l’essere mangiati dalle belve, la peste (cf. Ez 33, 26-27) accadono in date precise; il profeta ha il compito di annunciare il disastro e lo fa a volte con parole dure a volte con parole che piacciano: „ si mettono a sedere davanti a te e ascoltano le tue parole, ma poi non le mettono in pratica, perché si compiacciono di parole, mentre il loro cuore va dietro al guadagno. Ecco, tu sei per loro con una canzone di amore: bella è la voce e piacevole l'accompagnamento musicale. Essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica. Ma quando ciò avverrà, ed ecco avviene, sapranno che c'è un profeta in mezzo a loro“ (Ez 33, 31-32). Credo di essere abbastanza sincero nel diario così che non nascondo le mie debolezze, ma credo di aver preso del tutto sul serio la profezia della pace del profeta a Roma, non le ho ascoltate come musica, per poi pensare con altri criteri. Ci sono persone che hanno attaccato il Papa in questi dodici anni in modo ignobile, ma vi sono tanti che lo osannano, ma che mettono la loro speranza nelle spade: le armi avrebbero difeso la dignità ferita degli ucraini, e il profeta a Roma a volte ha concesso qualche pensiero in questa direzione, ma in linea di massima e continuata ha avvertito che la guerra non è una soluzione; Habermas, racconta la NZZ, ha ceduto alla musica delle armi, ma la sua posizione era in fondo ambigua, il Papa non ha mai pensato che si potesse difendere la martoriata ucraina con le armi.

Non c’è alcun dubbio che in queste parole del padre Maffei è presente in sintesi la filosofia di Ferdinand Ulrich: lì dove c’è il padre, „c’è amore che elargisce senza calcoli; lì i rapporti sono regolati non dal do ut des, ma dal libro e reciproco donarsi“ (Maffei, 53), sono ordinati dal mistero del dono dell’essere come amore gratuito, che è ricco e povero allo stesso tempo. „La povertà è il vero vuoto, il luogo dell’amore dove non c’è egoismo“ (52). Persone lo si è perché facciamo parte del genere umano, ma persone libere lo si è solamente in questo mistero di donazione ontologico, nel grande mistero del „medesimo uso di essere e „nulla““ (Ulrich). Questo mistero corrisponde a quello che il Papa chiama „primerear“: quando un’ideologia, anche la migliore, prende il posto di questo primerear, allora siamo davvero in un „paese lontano“ come guardiani di porci. 

Non credo che la Russia voglia attaccare l’Europa, ma se l’Europa attacca la Russia, ovviamente dicendo di sé che vuole difendere la libertà degli ucraini e la propria, la reazione di Putin, se sostenuto dal suo popolo, sarà un „taglio sanguinoso“ (Jünger), che lui saprà sopportare più di noi, come si accorse, mutatis mutandis, Napoleone giunto a Mosca: ci si può pensare vincitori, ma si è perso (Tolstoj, Guerra e pace).

Tre prese di posizione del Prof. Johannes Varwick: 1) “Perché molti qui mi fraintendono (alcuni anche lo vogliono): condanno duramente e fin dall'inizio l'aggressione russa contro l'Ucraina. Ma ora si tratta di trovare una via d'uscita realistica alle migliori condizioni possibili per l'Ucraina (avrebbe potuto averne di meglio) e per questo sono necessari compromessi, che però non significano affatto una vittoria di Mosca. La Russia si sta danneggiando con questa guerra e non uscirà vincitrice. Ma l'Ucraina non riuscirà a imporre le sue posizioni massime e gli europei dovrebbero allinearsi alla linea americana. Chi parla di pace imposta vuole continuare a combattere senza un obiettivo realistico. È irresponsabile!“ (X, 26.3.25). 2) „Sto leggendo la versione finale provvisoria della parte di politica estera del nuovo accordo di coalizione. Dice: “Sosteniamo la prospettiva di adesione all'Ucraina all'Alleanza Atlantica, ribadita al vertice NATO di Washington”. Questa posizione non è più sostenuta nemmeno dal Segretario Generale della NATO. Inoltre, la cooperazione allo sviluppo è messa in discussione, il controllo degli armamenti è solo tra parentesi, Cina e Russia sono equiparate. Spero che non sia quello che verrà fuori alla fine.“ (X, ibidem) 3) „Chiunque abbia ascoltato l'ambasciatore ucraino, Oleksii Makeiev,  questa mattina su Deutschlandfunk deve rendersi conto che non è possibile alcun compromesso con l'attuale leadership politica dell'Ucraina. Insiste sull'appartenenza alla NATO, non vede alcuna linea di compromesso sulle questioni territoriali e continua ad aspettarsi una vittoria dell'Ucraina, che potrebbe essere ottenuta esercitando la massima pressione sulla Russia. Inoltre, pensa chiaramente di poter continuare a mettere gli europei davanti a questo dilemma. Capisco la frustrazione degli Stati Uniti nei confronti di questo partner. Così non si va da nessuna parte.“ (X, ibidem).

Caro Alessandro, Come sempre offri molto materiale su cui riflettere, ma io non credo che sia saggio allineare sul tema "il popolo si ribella ai potenti" entità come Hamas e Putin (tanto per fare un esempio), tanto più che quest'ultimo, per ora, è sostenuto dalla maggioranza dei russi. O hai altre fonti che dicono il contrario? Per quanto riguarda l'isterismo contro Trump direi che ciò ha a che fare con quello che un mio amico filosofo della California ritiene una pretesa assurda: la perfezione del leader; vero è che nessun leader è perfetto...Ecco la risposta di Alessandro: Carissimo, io sono convinto che Hamas sia una disgrazia per il popolo palestinese e li ritengo responsabili , in solido con Netanyahu, dei crimini di guerra ai danni dei civili nella Striscia e non solo degli ebrei del 7 ottobre (molti dei quali pacifisti in ottimi rapporti coi vicini a Gaza). Quanto a Putin, penso che anche il popolo russo, che pure sicuramente si sente attaccato dall'Occidente, ha diritto a libere e democratiche elezioni.

Abba nostro…

(Pomeriggio) Dopo la mia lezione su Hegel (cf. Otfried Höffe, Kleine Geschichte der Philosophie, 241 sg.) mi rendo conto che se pur ci siano differenze contenutistiche tra il pensiero filosofico del grande maestro tedesco e quello che io ho imparato in dialogo con Ferdinand Ulrich, dal punto di vista della complessità del pensiero Hegel è e rimane un grande da cui imparare come sia possibile superare le nostre unilateralità, „necessarie“: “La coscienza riconosce nella sua forma attuale un aspetto unilaterale, che abbandona grazie a questa consapevolezza, per raggiungere, abbandonandolo, quella nuova forma superiore, in cui la vecchia forma rimane presente in tre modi: come mantenimento, contraddizione e aumento” (Höffe, 243-244); questo passo triplice corrisponde al triplice significato della parola hegeliana tedesca ‘aufheben’: “Conservare, eliminare e sollevare”…Purtroppo oggi siamo confrontati dappertutto con una mancanza di complessità, nel senso buono del termine, che ha lamentato anche il Papa qualche giorno fa. 

(Wetterzeube, il 26.3.25) „Un profeta è responsabile della morte di suo fratello e non svolge il suo mandato“ (Rota Scalabrini, Bertinetti) - questo è un commento al verso 33,6 di Ezechiele, tema ripreso anche nei versi seguenti. Questo è anche il motivo per cui non si devono tacere le profezie che ci ha insegnato Papa Francesco, quella della pace, quella della difesa della casa comune e quella del servizio ai poveri. Il profeta ci offre indicazioni precisi. In primo luogo le profezie non vengono dette con il gusto della „morte del malvagio“ , ma perché „il malvagio si converta della sua malvagità e viva“ (Ez 33, 11); in secondo luogo non basta fare alcune azioni buone e fregarsene delle profezie, solo prendendo sul serio le profezie „non sarà ricordato alcuno dei peccati commessi“ (cf. 33,16); chi confida sulla sua giustizia e commette il male non si salverà (cf. 33,13). Infine mi sembra importante il richiamo a non dire nel proprio cuore o pubblicamente che „non è retta la via del Signore“ (33, 17). C’è certamente uno spazio per un’ermeneutica della libertà, ma non del tradimento della via del Signore, quasi che oggi non valga più o sia superata.

Proprio nel capitoletto „Il figlio rientra in sé“ si vedono alcune delle debolezze del commento di Maffei, una debolezza che a cui ho accennato anche nella mia introduzione: troppa poesia, troppo poca precisione filosofica. Quando rientra in sé il figlio, non accetta sé come figlio (51), di questo non se ne sente per nulla degno, ma spera che il padre lo prenda come lavoratore, uno dei suoi lavoratori. Quindi quel: „Voglio andare da „mio“ padre: come figlio“ è poesia! Nel senso debole del termine; quindi non è vero che nel punto della coscienza del suo stato di estrema povertà abbia un immediato accesso alla „povertà dell’Essere-amore“ (52); sente se stesso come lavoratore: „non sono più degno di essere chiamato figlio.Trattami come uno dei tuoi salariati“ (Lc 15, 19). Anche la formula: „diventa un centro personale“ è equivoca; in primo luogo nel senso di Spaemann non si diventa persone, si è persone; e nel senso di Balthasar, è il compito, che per ora per il figlio è quello del salariato, che lo rende più persona, non una magica percezione interiore. Vera è l’ultima frase di Maffei in questo capitoletto: „è nella croce che il Padre proclama: Ego hodie genui te“ (52).

Abba nostro…

(Pomeriggio) “A Rio de Janeiro, nel frattempo, passai davanti a un giardino dove cortigiane avvolte in seta trasparente si esibivano su una terrazza. I cancelli sbarrati erano sorvegliati da erculei negri in livrea e un tappeto incandescente si spingeva attraverso un viale di palme fino alla strada. Questo trionfo del piacere {forse della lussuria} come un'enorme forza vitale era ancora più forte perché si svolgeva nel mezzo di un quartiere popolato di poveri. In Europa, solo i cannoni vengono mostrati così apertamente.” (Ernst Jünger, Der abenteuerliche Herz, seconda versione, 11, 235) - io vedo che la mia forza sessuale è certamente diminuita, ma non sparita e per questo a volte mi sembra che solo „cortigiane in seta trasparente“ o senza seta mi diano la sensazione di aver ancora una certa vitalità. La Chiesa non tiene quasi mai conto, nelle sue espressioni, della forza vitale del sesso, poi tenendo conto dei disastri a livello di pedofilia, ci sente lasciati da soli, come se il „sesso anarchico o poliedrico“ sia solo o primariamente peccato. Grazie a Dio che il Papa con il suo magistero in uscita e di misericordia ha lanciato qualche ancora di salvataggio. Ovviamente ci sono alcune parole di Gesù che devono essere prese sul serio, come quella di non commettere adulterio, né in realtà né in quella interiore, ma io non credo che ogni sguardo dietro i „cancelli sbarrati“ che nella „società trasparente“ così sbarrati non sono sia adulterio. Nel mio cuore non desidero alcuna cortigiana, ma la mia amatissima moglie…Poi vedo che, come nel passo di Jünger, la presenza della forza vitale del sesso può essere anche in un quartiere popolato da poveri…e certamente il sesso è molto meno pericoloso dei cannoni messi in mostra, anche oggi, in Europa. 

“L'autore sa meglio di noi quanto poco abbiamo a che fare con questi eventi che vediamo attraverso una fessura” (Ernst Jünger su Dostoevskij, ibidem 242). Allo scrittore tedesco manca in Dostoevskij la natura: le storie, a parte l’accenno alla Siberia, accadono „in stanze, case, strade e locali“; il mio problema è che i personaggi sono troppo marcati, sia quelli cattivi (Raskolnikov, Stawrogin, Ivan…) che quelli buoni (Aljoscha, Sonja, il principe dell’“Idiota“…). I primi rappresentano momenti del nostro inconscio, con la sua tendenza al nulla nichilista, i secondi sono troppo sacerdotali…Leggo Dostoevskij da quando avevo quindici anni, l’ho ripreso ultimamente, ma non so se mi fa bene leggerlo; proverò a leggerlo ora con gli occhiali di Romano Guardini, che mi interessa, però, più come interprete di Hölderlin, che di Dostoevskij…

Abba nostro…

(Dopo) “Il confessionalismo è quindi all'ordine del giorno nella Mesopotamia” (Matthias Kopp, 152) - non si tratta solo della differenza tra sciiti e sunniti, ma anche tra gli stessi sciiti; la differenza più importante nella confessione sciita è quella tra la versione quietistica e quella politica; il grande Ajatollah visitato dal Papa nel suo viaggio del 2021, Ali al-Sistani, fa parte della variante quietistica sciita, che offre una guida più religiosa che politica. Non è un caso che il Papa della fratellanza universale abbia visitato proprio lui…dopo aver firmato, con il grande imam sunnita Al Tayeb, il documento che porta per l’appunto il titolo „Documento sulla fratellanza di tutti gli uomini e su una convivenza pacifica nel mondo“, firmato ad Abu Dhabi il 4. 2. 2019. 

(Wetterzeube, il 25.3.25; solennità dell’annunciazione a Maria) Ripercorriamo nella mente la scena dell’annunciazione (Lc 1,26-38); l’arcangelo Gabriele saluta Maria, che si spaventa; le annuncia la nascita di Gesù e lei chiede come ciò sia possibile, visto che non conosce uomo; Gabriele risponde che a Dio nulla è impossibile e a questo punto la vergine dice il suo sì. Questo atto di obbedienza della vergine è un atto di libertà. San Bernardo nella „Divina Commedia“ si esprime così: „Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ’l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura. Nel ventre tuo si raccese l’amore, per lo cui caldo ne l’etterna pace così è germinato questo fiore. Qui se’ a noi meridïana face di caritate, e giuso, intra ’ mortali, se’ di speranza fontana vivace. Donna, se’ tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre sua disianza vuol volar sanz’ali. La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fïate liberamente al dimandar precorre. In te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate. (Paradiso, canto XXXIII, vv. 1-21) - non commento questo bellissimo cantico e la sua meravigliosa lingua, al sorgere della lingua italiana stessa, mi limito a considerare il punto che ho messo in grassetto e corsivo, e che il punto che Meinhard non può credere perché lederebbe la libertà di Maria testimoniata anche dalla scena dell’annunciazione nel vangelo di Luca (1, 26-38). In vero non è molto chiaro perché l’attenzione eterna di Dio dovrebbe impedire la libertà di Maria; perché non dovrebbe essere possibile nell’eterna pace una germinazione del fiore che non determina, ma vede lo svolgersi della dinamica della scena dell’annunciazione che ho accennato all’inizio di questa meditazione. Nel suo bellissimo saggio „La forbice“ (41) Ernst Jünger distingue tra prognosi, profezia, televisione, telepatia, memoria e salti nel tempo. La prognosi si basa su fatti, è il modo nel quale un buon medico fa la diagnosi di una malattia;  la profezia su ispirazione e apparizioni; questa dimensione non è comprensibile a livello di fatti, ma provoca sia nella storia degli individui che in quella dei popoli dei grandi cambiamenti e senza la profezia, dice Jünger la storia si muoverebbe come un orologio, cosa che non è vera. La televisione è per Jünger una forma del sentire e vedere che supera le distanze: possiamo con smartphone sentirci e parlare insieme pur  essendo in due posti molto distanti; con una foto possiamo rivedere una persona già morta. La telepatia è la percezione di avvenimenti e persone a grande distanza: quella della notte prima della morte di mio papà in cui sapevo che era morto. „Nel salto temporale, la percezione salta sezioni di tempo misurabile. In questo senso, è da distinguere dalla profezia, perché il profeta vede il futuro senza muoversi. Nel salto temporale, la percezione si muove nel futuro; vi partecipa“. Etc. A me sembra che nella scena dell’annunciazione e nell’eterno consiglio siano in gioco qualcosa come una profezia e un salto nel tempo.

SAN OSCAR ROMERO: 15 agosto 1917 - 24 marzo 1980 che abbiamo festeggiato ieri

“Hermanos, cómo quisiera yo grabar en el corazón de cada uno esta gran idea: el cristianismo no es un conjunto de verdades que hay que creer, de leyes que hay que cumplir, de prohibiciones. Así resulta muy repugnante. El cristianismo es una persona, que me amó tanto, que me reclama mi amor. El cristianismo es Cristo.” (Mons Oscar Arnulfo Romero, 6 de noviembre de 1977)

C’è un „faraone in me“, ma c’è anche un „faraone in noi“, per questo è bene meditare Ez 32, „la fine del faraone d’Egitto nel mondo dei morti“, con quel ritornello ripetuto più volte,“giacerai fra i non circoncisi e con i trafitti di spada“ (sepoltura disonorevole), in riferimento alla formazione politica o nazionale a cui ci sentiamo legati…

Isabella H. de Carvalho – Città del Vaticano:  “Siamo molto preoccupati dalla violazione sistematica del diritto internazionale”. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, esprime a nome della Santa Sede l’apprensione per la “ripresa” o “continuazione” di tanti combattimenti nel mondo, a partire da quelli dei giorni scorsi nella Striscia di Gaza denunciati anche ieri da Francesco nel testo dell’Angelus.“

Abba nostro…

(Pomeriggio) Da più di vent’anni faccio parte di un’istituzione di origine luterana che comincia tutte le sedute di lavoro con una meditazione „cristiana“, il che non vuol dire che poi nella realtà siamo come scuola più cristiani di altre scuole, detto questo, vedere una seduta di lavoro del presidente americano iniziata con una preghiera, fa una certa impressione, anche se ovviamente ciò non rende tutte le sue azioni sacre; appoggiare acriticamente l’amministrazione Netanyahu è un crimine, che tu abbia cominciato una seduta di lavoro con una preghiera o meno; la differenza tra me, però, e chi vede solo nero quando pensa a Trump, è un discernimento che non equivale ad un’idea di sinistra del reale. Sinistra, destra o centro non sono una garanzia di giustizia, allo stesso tempo confidare nel Signore per il proprio lavoro può essere il passo giusto proprio per il motivo che spiega san Romero: „El cristianismo es una persona, que me amó tanto, que me reclama mi amor. El cristianismo es Cristo.”. Nella „Dilexit nos“ (164-167) il Papa parla dell’amore che Cristo desidera, questo desiderio supera ogni schieramento politico, ed io ho incontrato nella mia vita anche bergogliani che amano il Papa, ma che non hanno mai come criterio questo desiderio di amore di cui parla il Papa; io so che ho impegnato questo amore nell’amicizia con persone, che hanno posto l’ideologia su questa amore e appena io non ho più ripetuto quello che dicevano loro è finito anche l’amore. 

Non c’é solo una „causa di se stesso nell’avere“, ma anche nell’essere (cf. Maffei, 51) e non c’è mai la possibilità che uno „non sia persona“; anche se ovviamente dobbiamo intenderci sul come usare questa parola; nel senso che la usa Spaemann, noi siamo persone sempre, che siamo dementi, che dormiamo, che siamo perversi, per il solo fatto di far parte degli esseri umani; Balthasar usa il termine più nel senso di un „di più“: non si è solo individui, ma persone quando diciamo il nostro sì al compito che Dio ha pensato per noi. Ma non è solo vero per il il giovane figlio che è andato in un paese lontano, ma per tutti che non siamo „all’altezza di disinteressate donazioni pro nihilo“ (Maffei, 51) e questo lo si può spiegare sia con un Salmo 130 (129): „1 Canto delle salite.
Dal profondo a te grido, o Signore;
2 Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.
3 Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
4 Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore
“, possiamo anche argomentare nel senso di un filosofo italiano che commenta la decisione di un’insegnante di asilo di non fare più l’insegnante, ma di offrire il suo corpo digitalmente, in questo modo: „L’errore sta nel credere che il mondo tecnico sia un mondo neutrale, uno spazio in cui gli individui esercitano la loro libertà di scelta. In realtà, è la tecnica a determinare le condizioni della libertà. Non siamo noi a usare la tecnica, è la tecnica che usa noi. Non perché ci imponga qualcosa con la forza, ma perché definisce il contesto in cui ogni azione è possibile. L’insegnante trevigiana non ha fatto nulla di diverso da chiunque altro: ha seguito la logica del mondo in cui vive. Un mondo in cui il capitalismo appare come il protagonista, ma in cui la vera regia è altrove. Se il denaro fosse l’unico criterio, la società potrebbe ancora interrogarsi sulla sua funzione, potrebbe ancora chiedersi se esista qualcosa che abbia valore al di là del profitto. Ma la tecnica non lascia spazio a queste domande. Non perché le neghi, ma perché le supera.“ (Claudio Amicantonio).

C’è un livello ancora più radicale delle perversioni soft o hard pornografiche, ed è quello che conosciamo con il nome del marchese de Sade (cf. Ernst Jünger, il cuore avventuroso, seconda versione, 225). Questa narrazione di de Sade supera anche il racconto che sto leggendo con la mia undicesima di Davide, Betsabea e Uria (2 Sam 11-12), che è già un intrigo erotico e criminale non indifferente; cosa è in gioco con de Sade? “Il tutto si legge in modo spaventoso, e non tanto per le atrocità quanto per la totale sicurezza con cui viene infranto il patto segreto che esiste tra gli esseri umani. L'impressione è un po' come se qualcuno nella stanza alzasse la voce: dato che ora siamo tra noi animali...” (Ernst Jünger, 226) - con una sicurezza bestiale si sorpassa il patto segreto, non detto esplicitamente, ma chiaro, che certe cose non si fanno e non si raccontano, per lo meno non si legittima questa mistura di angoscia e piacere, questo piacere di fare male ad un altro; anche dove due persone in video pornografico si orinano a vicenda, non siamo ancora al livello di queste sofferenze descritte dal marchese de Sade. Detto questo rimane il fatto che o nei sogni o nelle nostre azioni spesso noi siamo peccatori o devianti. Jünger  scrive così dell’Odissea - con un’altra ed opposta accentuazione di Horkheimer e Adorno, che ne vedono solo l’ideale illuminista e tecnico del superamento dei pericoli: “Rimane sempre sorprendente che figure e modelli siano rimasti vividi per millenni, se si considera con quale forza il deserto e l'informe abbiano continuato ad emergere. In questo senso, l'“Odissea” è il grande canto della ragione chiara, il canto dello spirito umano, il cui percorso attraverso un mondo pieno di orrori elementari e mostri crudeli, conduce al suo obiettivo, anche contro la resistenza divina” (Jünger, 228). Superiore a questa buona gnosi vi è solo il perdono del Padre in Luca 15,11-32).

(Dopo) Come ha detto anche Alexander Dugin a Glenn Greenwald non è probabile che la Russia sia in grado di attaccare l’Europa, per questo motivo la retorica guerriera di tanti in questi giorni, sia in Germania che in Italia, è del tutto irresponsabile. Johannes Varwick, professore di scienza della politica ad Halle, nella sua bacheca in X ha condiviso oggi (25.3.25) un articolo che cito in parte: „Le dichiarazioni di Sönke Neitzel su un'imminente guerra con la Russia (forse ora “l'ultima estate di pace”) sono completamente esagerate e irresponsabili, perché destabilizzano la popolazione e alimentano il panico da guerra. Mancano di un'analisi obiettiva delle capacità militari e delle intenzioni politiche di Mosca. La Russia non ha le capacità militari per un attacco all'Europa a breve termine o nel 2029. Sebbene l'economia russa sia passata alla produzione bellica, l'elevata produzione di armi pesanti è dovuta principalmente alla riparazione di vecchie scorte. Queste dovrebbero sostituire le ingenti perdite materiali nella guerra contro l'Ucraina. Ora stanno volgendo al termine. L'esercito russo ha impegnato tre quarti delle sue forze terrestri nella guerra in Ucraina e ha ritirato forze anche dalla regione baltica-finlandese. In tre anni di guerra non è riuscita a sconfiggere gli ucraini in modo decisivo e duraturo, né a mettere in ginocchio la difesa aerea ucraina per imporre la sua supremazia aerea illimitata. Nel Mar Nero, la flotta russa ha dovuto addirittura ritirarsi nella zona costiera orientale.“ (Wolfgang Richter in „Focus“). “Wolfgang Richter (nato nel 1949 a Brema) è un colonnello tedesco in pensione ed esperto di politica di difesa e sicurezza presso la Stiftung Wissenschaft Politik (SWP)“ (Wikipedia). Lo dico en passant: l’Europa fa bene a pensare ad una sua difesa militare (per ora non lo fa come Europa), ma non in forza di quello che Richter chiama „panico da guerra“. 

Quando il Papa parla di una „guerra mondiale a pezzetti“ (Fratelli tutti, 259) pensa con ragione ad un degenerare della guerra a livello mondiale di cui siamo tutti responsabile e al cospetto delle armi atomiche - che Putin potrebbe solo usare se davvero pensasse che per la Russia tutto è perduto - esso è un rischio del tutto irresponsabile: „La questione è che, a partire dallo sviluppo delle armi nucleari, chimiche e biologiche, e delle enormi e crescenti possibilità offerte dalle nuove tecnologie, si è dato alla guerra un potere distruttivo incontrollabile, che colpisce molti civili innocenti. In verità, «mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene». Dunque non possiamo più pensare alla guerra come soluzione, dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all’ipotetica utilità che le si attribuisce. Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile “guerra giusta”. Mai più la guerra!“ (Papa Francesco, Fratelli tutti, 258). Questo non significa che la sofferenza provata in questi anni di guerra sia assurda. Ernst Jünger scrive nel suo „Cuore avventuroso“, seconda versione: „“Devo pensare al conforto che Condé offrì a Mazzarino, che piangeva i 6000 caduti nella battaglia di Friburgo: “Bah, una sola notte a Parigi dà la vita a più persone di quante ne sia costata questa azione”. Questo atteggiamento dei comandanti in battaglia, che vedono il cambiamento dietro l'incendio, mi ha sempre colpito come un segno di una vitalità che non teme il taglio sanguinoso” (Jünger, Opera omnia, 11, 229). Il Papa è un pastore, non un comandante di battaglia, e lo stesso Jünger, al cospetto delle armi moderne nel volume nono dell’Opera omnia, che raccoglie anche saggi più tardi del „Cuore avventuroso“, cambia il suo giudizio in un giudizio molto simile a quello citato dal Papa, che ovviamente come pastore deve tenere ancora più presente tutte le pecorelle, in primo luogo che sono andate perdute o possono andare perse, per questo scrive le punto 261 della „Fratelli tutti“: „La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni. Rivolgiamo lo sguardo a tanti civili massacrati come “danni collaterali”. Domandiamo alle vittime. Prestiamo attenzione ai profughi, a quanti hanno subito le radiazioni atomiche o gli attacchi chimici, alle donne che hanno perso i figli, ai bambini mutilati o privati della loro infanzia. Consideriamo la verità di queste vittime della violenza, guardiamo la realtà coi loro occhi e ascoltiamo i loro racconti col cuore aperto. Così potremo riconoscere l’abisso del male nel cuore della guerra e non ci turberà il fatto che ci trattino come ingenui perché abbiamo scelto la pace.“ Spettacolare per me, come lettore di Jünger, è stata la conclusione a cui arriva lo scrittore tedesco pur partendo dalla posizione della citazione di cui sopra e che è del tutto simile a quella del Santo Padre Francesco! Detto questo è chiaro che un comandante di battaglia pensi anche in modo diverso di un Papa e che pensi che anche i sacrifici che richiede o ha richiesto alle sue truppe fossero o siano sensati! Mai più guerra, ma per ora la guerra c’è ed è bene pensare anche alle persone che hanno perso la loro vita durante di essa, queste persone hanno guadagnato la nostra „compassione“ qual si voglia sia stato il motivo per cui hanno combattuto! Lo dico a scanso di equivoci: Jünger nella sua citazione pensa a soldati uccisi, non a bambini come è nel caso dell’attacco a Gaza dell’altro giorno. Netanyahu non è un comandante in battaglia, ma un criminale! 

(Sera) Adrian, in un messaggio di 6 minuti in Whatsapp, mi ha confermato nell’idea che l’alternativa democrazia/autocrazia non è la più rilevante; la vera alternativa è tra bene e male, giusto ed ingiusto; un paese democratico come la Germania può compiere qualcosa del tutto ingiusta, come il recente cambio della costituzione per finanziare la guerra. Poi ha sottolineato un punto importante, un punto debole nello stimato Aaron Maté che vuole un’identificazione totale con un leader giusto (pensa agli USA, per altri parti del mondo non si può far questa critica al giornalista canadese); questa cosa non esiste, anche una persona come Trump, che Adrian stima, per la rivoluzione in atto che è necessaria, non fa tutto giusto, etc. 

(Wetterzeube, il 24.3.25; compleanno di Antonio Rosmini; anniversario della morte del vescovo Oscar Romero) Il sogno durante la notte stava sotto l’influenza del film „Freud: al di là della fede“ (almeno questo è il titolo tradotto dal tedesco, 2023; l’originale inglese è „Freud’s Last Session“, regia di Matthew Brown, libretto di Mark St. Germain), interpretato magistralmente da Antony Hopkins (Sigmund Freud), Liv Lisa Fries (Anna Freud) e Matthew Goode (C.S. Lewis); il film si svolge in un’unica giornata (3.9.1939), con qualche retrospettiva; non è storicamente provato che ci sia stato questo incontro tra il fondatore della psicoanalisi e l’autore di Narnia. Forse la frase centrale del film è stata quella che al medico Freud interessano molto di più le cose che non vengono dette di quelle che vengono espresse e il tema principale è la questione del sesso; nel sogno il mio tentativo era quello di prendere sul serio la mia via famigliare e i 38 anni di vita in comune con Konstanze - un dettaglio del sogno era quello di un cartone nel quale raccogliere i dettagli della nostra vita comune, anche quelli erotici, ma non principalmente - e la differente valutazione tra mia moglie e me del ruolo del sesso. Comune è la nostra gratitudine per i nostri figli. Quando il padre Maffei parla del circolo (Circe = circolo) di voglia-appagamento come „squallida soddisfazione dei nostri bisogni primari“ (50) vs la filosofia dell’essere come dono di amore gratuito, per me questo non ha più a che fare con Ulrich, ma è  moralismo cattolico, che non tiene conto minimamente che la soddisfazione dei bisogni ed in genere della dimensione dell’avere, è anche una dimensione del dono, e che scatena l’ira ironica di Freud. 

In Ezechiele viene posta una domanda dal profeta al faraone di Egitto, che viene paragonato con un albero: „A chi credi di essere simile nella tua grandezza?… Perché ogni albero irrigato dalle acque non si esalti nella sua altezza fino a elevare la cima fra le nubi; ogni albero che beve l'acqua non confidi in sé per la propria grandezza, poiché tutti sono destinati alla morte, alla regione sotterranea, in mezzo ai figli dell'uomo, fra coloro che scendono nella fossa“ (31,2;14). L'albero è un'importante metafora „infatti raggiunge le profondità dell'abisso con le radici e l'altezza del cielo con i rami“ (commento a cura di Ravasi). La grande tentazione, leggendo un passo del genere in questi giorni, è quella di paragonare il faraone per esempio a Erdoğan (grazie a Dio vi è un'opposizione molto forte nella Turchia stessa contro quello che sta facendo, cioè l'eliminazione violenta del suo concorrente politico, Ekrem Imamoglu, di cui ho già parlato l'altro giorno), ma dobbiamo, leggendo il testo, allo stesso tempo, tenere conto del „faraone in noi“; questo è quello che deve essere superato: il faraone in noi come potenza politica o umana che vuole diventare come Dio. 

Sono commosso come tutti per il ritorno del Santo Padre a Santa Marta…ho visto ieri la scena della sua prima apparizione dopo un mese di malattia. Ho letto qualche commento. Ma vorrei ricordare ciò che Balthasar disse una volta in riferimento a Papa Paolo VI. C'è solo un Padre, quello in cielo, nessun uomo può essere padre per un miliardo di persone. E ovviamente l'ufficio del Papa non è solo un ufficio di preghiera. Per cui non possiamo pregare nel senso che sia fatta la nostra volontà, ma la volontà di Dio e poi bisogna vedere cosa deciderà il Papa stesso: se vorrà dimettersi o se spera di potersi riprendere così da poter „pubblicamente“ essere il Papa e non solo in preghiera. Il ministero petrino è un ministero rappresentativo. Anche Adrienne disse che Papa Pio XII passava troppo tempo in preghiera, mentre sarebbe stata necessaria una sua presenza pubblica più evidente. Ci tengo a sottolineare che questa critica costava ad Adrienne giorni di digiuno, lei non chiacchierava sul ministero petrino. PS „Prima che il Papa si affacciasse al balcone è stato diffuso il testo dell’Angelus in cui Bergoglio ha detto di aver sperimentato “la pazienza del Signore” durante il “lungo ricovero”. E non ha dimenticato le guerre. «Mi ha addolorato», ha scritto, «la ripresa di pesanti bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, con tanti morti e feriti. Chiedo che tacciano subito le armi; e si abbia il coraggio di riprendere il dialogo, perché siano liberati tutti gli ostaggi e si arrivi a un cessate il fuoco definitivo. Nella Striscia la situazione umanitaria è di nuovo gravissima ed esige l’impegno urgente delle parti belligeranti e della comunità internazionale. Sono lieto invece che l’Armenia e l’Azerbaigian abbiano concordato il testo definitivo dell’Accordo di pace. Auspico che esso sia firmato quanto prima e possa così contribuire a stabilire una pace duratura nel Caucaso meridionale. (…) Insieme imploriamo che si ponga fine alle guerre e si faccia pace, specialmente nella martoriata Ucraina, in Palestina, Israele, Libano, Myanmar, Sudan, Repubblica Democratica del Congo».“ (Alessandro Banfi, versione odierna).

„Anche in Israele c’è un clima golpista {prima aveva parlato di quello turco, ignorato dai politici europei}. Perché l’obiettivo sembra ora di licenziare chiunque stia indagando su Benjamin Netanyahu. Dopo aver cercare di mettere alla porta Ronen Bar, il capo dei servizi segreti, (licenziamento bloccato dalla Corte Suprema), il governo israeliano ha votato la mozione di sfiducia per la procuratrice generale Gali Baharav-Miara, primo passo di un’articolata procedura di rimozione della donna magistrato. Entrambi stavano lavorando sul cosiddetto Qatargate, lo scandalo dei soldi dell’emirato finiti a stretti collaboratori del premier. A migliaia ancora ieri hanno assediato la sede dell’esecutivo a Gerusalemme, ci sono stati scontri con la polizia, il motto della protesta «un sospettato non può licenziare l’investigatore». Ma è proprio ciò che Netanyahu sta facendo. Scrive oggi da Gaza Rita Baroud in un drammatico articolo su Repubblica: «Resistiamo alla disperazione con il silenzio, resistiamo al desiderio con il silenzio, e al silenzio resistiamo con altro silenzio. Massacri senza fine e un popolo sepolto vivo sotto le macerie del silenzio».“ (Alessandro Banfi, versione odierna)

Abba nostro…

(Wetterzeube, il 23.3.25; terza domenica di quaresima) La tragedia della Chiesa in Germania (anche le altre confessioni sono dentro di essa, comprese le chiese evangelicali) è quella di confondere „obbedienza“ e „gratitudine“ con „sottomissione“; allo stesso tempo come filosofo devo stare attento che le persone stesse che compiono questo scambio sono vittime di uno spirito errato e non „autori“; bisogno pregare per tutti e consegnare tutti al cuore buono ed immacolato di Gesù. E poi io sono il primo ad aver bisogno della Sua misericordia, per quella distanza tra il mio cuore e il Suo di cui parla il Papa nella „Dilexit nos“. Con gli occhi del giorno dopo l’incontro di ieri del „Katholikenrat“ della diocesi di Dresda, rispecchia questa tragedia di cui parlo. Manca completamente il „sentire cum ecclesia“, il che non vuol dire che alcune cose che sono state dette non siano anche giuste (in modo particolare sull’arenarsi del lavoro di chiarimento iniziato sugli scandali sessuali). Solo che la frustrazione del presunto o vero non riconoscimento del lavoro fatto dal consiglio prevale sulla gratitudine; in tutta la giornata soffiava il vento del risentimento dei cristiani adulti, legati ai temi mainstream in tutto, sia quelli ecclesiali (sacerdozio della donna…) che quelli politici (dialogo con gli ebrei…). Poi la presunta posizione del centro del Dr. Arnold è solo una forma nascosta di risentimento, incapace di imparare da qualcuno; il dialogo con Oster e Voderholzer sarebbe stato umanamente buono, ma da ciò non nasce alcuna domanda; neppure dalla lettera del Papa al popolo tedesco nasce una qualche idea di rinnovamento, solo un gossip formale sulla sua eccezionalità. 

Antonio Socci scrive nella sua bacheca in X che alla SPD si è presentata l’occasione storica di fare un servizio alla Germania e al mondo: affondare il cancellierato di Friedrich Merz. Da una Chiesa che si immischia di questione politiche, con la condanna dell’AfD, nessuna parola sul folle riarmo tedesco voluto dal „partito unico“ (CDU, CSU, SPD, Verdi; Sinistra); sarebbe bello se avesse ragione Socci nel vedere nella SPD una piccola speranza; io sono troppo pessimista e poi neppure il presidente della repubblica, Steinmeier (SPD), ha fermato la follia in corsa…

Abba nostro…

(Wetterezeube, il 22.3.25; anniversario della morte di Goethe nel 1832;  forse anniversario della morte di mio nonno nel 1988) Quello che ho scritto ieri sull’arroganza dell’Occidente e sul nodo gordiano non è un sistema chiuso; leggendo le pagine del Molokano (Renato Farina) mi è venuto di nuovo in mente che nel cuore del nodo gordiano c’è la questione armena, ci sono persone concrete armene, in primo luogo i deportati dall’Artsakh che sono stati confrontati con l’arroganza azera e turca, sia nella negazione del genocidio del secolo scorso sia nella preparazione di uno possibile futuro. La realtà è troppo complessa per essere chiusa in un sistema, ognuno di noi cerca di riflettere come può sul reale!

„“Farò cessare l’opulenza (hamòn: tumultuare, moltitudine di truppe…) dell’Egitto per mezzo di Nabucodònosor , re di Babilonia“ (Ez 30, 10); l’affermazione è ripresa nel verso 24, che la nota a cura di Ravasi spiega così: „Dio usa il re di Babilonia come strumento per compiere il suo giudizio sull’Egitto (e su Gerusalemme)“; che l’Egitto abbia tentato di aiutare Gerusalemme contro il re babilonese non gli è accreditato come merito, come non lo è la presenza di mercenari giudei nell’esercito del Faraone. Ovviamente non è possibile tradurre in termini precisi di „teologia politica“ queste frasi del profeta, come ho ripetuto più volte nel mio diario, ma è bene che ognuno si domandi e domandi il suo cuore sulla propria arroganza, sul proprio orgoglio, sull’“orgoglio della propria potenza“ (cf verso 18). Noi non sappiamo di quale imperatore si servirà il Signore per i suoi piani… 

A me non è mai piaciuto il settimanale „Der Tagespost“ (per esempio Stephan Baier); le cose che scrive sull’Ucraina rappresentano la posizione guerrafondaia più brutale e più arrogante che io conosca. Il Papa può parlare di disarmo quanto vuole, questi cattolici neocon tedeschi sono incorreggibili. 

Abba nostro…

(Lipsia) Oggi sono stato tutto il giorno a Lipsia, nella seduta del „Katholikenrat“ (consiglio diocesano laicale della diocesi Dresda); dopo una breve funzione religiosa nella Chiesa e le informazioni generali, il primo punto dell’incontro è stato „il rapporto con uomini di fede ebraica“. Si è trattata di una chiacchierata sugli ebrei in Sassonia, di Gaza non si è parlato per nulla.


Croce nella Chiesa

Secondo tema: valore della democrazia nella Chiesa. Mainstream puro, con qualche aroma buono riguardante giustizia, pace e difesa della casa comune.

Terzo tema: percezione degli scandali sessuali in Germania. A partire dal 2010 nel Collegio Canisius; 2018 studio della Conferenza episcopale tedesca sul tema; 2020 dichiarazione comune sul tema ? e DBK, fino al coinvolgimento, qui nella nostra diocesi, ma con il timore che esso finisca nel vuoto. Il criterio di lavoro è quello dell’ indipendenza, trasparenza e partecipazione di coloro che sono stati coinvolti negli scandali, insomma delle vittime. Ci sono state e ci sono difficoltà nella realizzazione di questo criterio: ostacoli strutturali nella partecipazione delle vittime. Strutture burocratiche come mezzo di controllo e limitazione del lavoro. Ritardi nei lavori. Marginalizzazione dei desideri delle vittime. Conseguenza: perdita di fiducia da parte delle vittime nell’onestà della gestione e del chiarimento degli scandali. Chi deve portare la responsabilità ultima? Il vescovo? O una commissione esterna? 

Quarto tema: come procede il cammino sinodale? Dr. Thomas Arnold, membro della commissione sinodale. 2018 studio della Conferenza episcopale tedesca sugli scandali sessuali. Quali cambiamenti strutturali sono necessari per evitare gli scandali? Si sono poi inseriti intenzioni di riforma che si erano arenati negli anni e che sono stati accoppiati alla domanda originaria. Differenza tra sinodalità e democrazia? No, al consiglio sinodale nazionale da Roma. Vescovi che denunzierebbero i processi tedeschi per fare carriera a Roma. Fine del cammino sinodale in Germania nel 2026. 4 vescovi, tra cui Oster (Passau) non fanno più parte del cammino sinodale. Accompagnamento spirituale? Wiesbaden 2023, Magdeburg 2025: tre commissioni. Temi: 1) metodi contraccettivi e sesso prima del matrimonio; 2) ruolo della donna; 3) abusi sessuali. Strutture del cammino sinodale. La seconda commissione si occupa della valutazione e monitoraggio dei risultati. Partecipazione dei laici nella nomina  di un vescovo? Vogliono e possono i vescovi dare il loro assenso al cammino sinodale? Ruolo di Roma, per esempio sul sacerdozio della donna. Dove sta oggi il cammino sinodale? Chi è interessato ad esso? Connessione con Roma, non di tipo teologico, ma di condivisione di gesti. Temi del sinodo tedesco: Macht, Frau, Priester, Sexualität (potere, donne, preti e sesso).  Ho invitato il referente ad abbassare le armi e allora ha differenziato: con il vescovo Oster (Passau) e con il vescovo Voderholzer (Ratisbona) poteva parlare con profitto, con gli altri due citati (Eichstätt,?) no, perché non avrebbero detto mai nulla e poi avrebbero riferito tutto a Roma. 

Quinto tema, erano diversi temi: si doveva scegliere un tema tra coesione sociale, comunità vive, sinodalità e Laudato si’. Io ho partecipato al primo tema, su cui sono stati espressi due punti: a) prendere sul serio la realtà e non solo la bolla di sinistra-verde; b) priorità del noi sull’io. 

(Droyssig, il 21.3.25; inizio della primavera) Cosa accade nella crisi al figlio che voleva essere padre di se stesso (Lc 15,11-32)? Che diventa servo di un padrone; ha scambiato il padre con un padrone. Si trova nella situazione di dover mangiare il cibo dei porci, che gli viene addirittura negato. Nel suo cuore ha fatto però una esperienza di amore che non può cancellare e che non può pretendere. L’esperienza di un amore gratuito è l’unica „promessa“ di cui fidarsi. Per questo ritorna al padre, ma senza la pretesa di essere accolto come figlio. Non si può pretendere l’amore gratuito. Pacta sunt servanda recita il Gerundivum-N, ma qui non vi è alcuna necessità del „dovere“. Vi è il „senso necessario dell’essere“ (Ulrich), ma che non può essere preteso. La gratuità dell’amore è davvero una „necessità“, ma nel senso della parola tedesca „not-wendig“: qualcosa che gira, che cambia, che trasforma (wenden) il bisogno (Not).  

In una meditazione a scuola (nel consiglio direttivo allargato) Konstanze ha parlato del disarmare le parole, ma non aveva la sensazione di aver raggiunto il cuore dei colleghi…Che Dio renda fecondo il suo tentativo di dirlo.

Netanyahu è un criminale! Purtroppo per quanto riguarda i crimini della sua amministrazione non vi è alcun peacemaker! 

Abba nostro…

(Wetterzeube, Pomeriggio) (21.3.25) “In Occidente non si capisce perché il resto del mondo non la pensi come loro. Per noi è scioccante che voi diate per scontato che i vostri valori siano assoluti e che tutti debbano seguirli... non vi siete accorti della vostra arroganza, ma è la prima cosa che vedono nell’ Occidente l'88% della popolazione mondiale” (Kishore Mahbubani, diplomatico di Singapore ed ex presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, citato in Thomas Fasbender, in BZ 7-9-3.2025). Chi come me ha letto il „nodo gordiano“ di Ernst Jünger sa che questo giudizio di Mahbubani è del tutto giusto. Intendo con ciò che non fa alcuna differenza se il governo sia democratico o autocratico? Certamente fa una differenza, ma quale è la conseguenza che se ne deve trarre da questo giudizio. Significa che gli avvenimenti in Turchia delle ultime ore sono del tutto legittimi? „Nella mattina di mercoledì la polizia turca ha circondato la casa del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu e l’ha arrestato. Insieme a lui, circa cento persone sono state poste sotto il controllo delle autorità giudiziarie turche. L’accusa non è solo quella di corruzione, ma anche di terrorismo, motivata dai presunti legami con l’organizzazione curda del PKK. La portata dell’arresto di İmamoğlu è ben descritta dalle parole del leader del suo partito, il CHP, secondo il quale si tratta di un «tentativo di colpo di Stato contro il nostro prossimo presidente»“ (Claudio Fontana, Oasis di oggi). Gli esempi che fa Jünger sono quelli di una disposizione incondizionata a seguire il proprio leader nell’est dell’emisfero, ma giustamente Alexander Dugin, nell’intervista a Glenn Greenwald, dice che è possibile anche nell’est dimostrare che il leader non è più sostenuto dalla maggioranza. Quello che è accaduto a Ekrem İmamoğlu deve innescare un discernimento a riguardo di Recep Tayyip Erdoğan, che di fatto, a parte le costernazioni nostre, dovrà accadere in Turchia; solo i turchi potranno giudicare quanto il loro leader sia davvero il loro rappresentante. O facciamo un altro esempio riguardante la Siria: „Tra il 6 e il 9 marzo, un’operazione volta a eliminare la minaccia rappresentata dai reduci del vecchio regime è degenerata in una persecuzione indiscriminata contro gli alawiti, che ha fatto centinaia di vittime civili e sollevato molti dubbi sull’effettiva intenzione del governo di Damasco di tenere fede alla promessa di rispettare la pluralità etnica e religiosa del Paese. Il presidente Ahmed al-Sharaa ha subito trovato il modo di smarcarsi da questa pericolosa deriva: dopo aver istituito una commissione d’inchiesta incaricata di fare luce sulla carneficina, ha firmato con il capo delle Forze Democratiche Siriane un accordo sull’integrazione dei curdi nelle strutture del nuovo Stato siriano, scongiurando in questo modo un altro potenziale conflitto intestino; il 13 marzo ha poi varato la dichiarazione costituzionale che per i prossimi cinque anni dovrebbe fungere da spartito della transizione.“ (Michele Brignone, Oasis, 20.3.25). Ovviamente dal nostro punto di vista si tratta di forme di governo non democratiche; ingiurie contro di esse salvano solo la nostra buona coscienza, ma non aiutano i siriani o turchi. Ogni volta che noi Occidentali attivamente abbiamo ucciso dei dittatori, si è innestato un processo di violenza non minore. Il Papa nel suo grande manifesto per la non violenza si esprime cosi: „ È importante aggiungere che, con lo sviluppo della globalizzazione, ciò che può apparire come una soluzione immediata o pratica per una determinata regione, dà adito a una catena di fattori violenti molte volte sotterranei che finisce per colpire l’intero pianeta e aprire la strada a nuove e peggiori guerre future.“ (Fratelli tutti, 259). Questo vale per ogni intervento militare, anche quello che si legittima con l’allontanamento ( = uccisione) del cattivo tiranno. Disarmonie internazionali e disastri interni. Oltre a questo tipo di considerazione ad extram, ci sono anche quelle che ci riguardano direttamente e che confermano il giudizio di „arroganza“; spesso i politici sedicenti democratici non se ne fregano nulla della volontà del popolo, come ci ha detto JD Vance a Monaco di Baviera. Ma anche per quanto riguarda l’amministrazione Trump, per quanto abbia messo in motto un desiderio di autenticità e per alcune parti del globo di pace, sia nei confronti dell’Ucraina sia all’interno, rimane il fatto che gli avvenimenti in San Salvador (migranti respinti senza alcun sostegno giuridico, anche non salvadoregni) o l’appoggio incondizionato per le nefandezza dell’amministrazione Netanyahu, non permettono quasi di distinguere tra uno stile democratico o autocratico, anche in riferimento ai leader sedicenti democratici… Credo infine che sia importante prendere sul serio l’invito del Papa: „ Ogni guerra {vale anche per ogni guerra interna ad un paese, insomma per ogni guerra civile} lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni. Rivolgiamo lo sguardo a tanti civili massacrati come “danni collaterali”.(Fratelli tutti, 261). Con questi criteri dobbiamo giudicare tutti: leader democratici ed autocratici. 

(Wetterzeube, il 20.3.25) Caro C., Tra l’altro nel testo di Giuseppe Maffei, che ti ha mandato don Andrea a mio nome, ci sono tanti spunti per un rapporto „teologico“ tra padre e figlio; anche se il salesiano italiano semplifica alcune argomentazioni di Ulrich, sono comunque presenti vere e proprie perle.Tuo, R 

Avarizia sperpero si collegano: sono reciprocamente il rovescio della medaglia; lo sperpero surroga la donazione d'amore… Sperperando, dà quanto non possiede ed esibisce ricchezze solo apparenti: inganna sé e gli altri… Chi sperpera non elargisce, ma getta via; perverte il pro nihilo dell'amore; e non gli importa dove getta… chi sperpera teme la gratuità… al contrario, chi sperpera è prigioniero nel rapporto oggettuale di causa-effetto, ha perso la calma serena della presenza di Dio in sé e surroga l'apertura infinita del suo spirito col cattivo infinito della crescita tecnica e industriale, economica e materiale… accecato dall'avere, non ha ringraziato per l'essere.… In questa situazione, solo il crollo totale del sistema può aprire al prodigo una via verso la libertà..Per giungere alla povertà dell'essere, alla piena libertà, bisogna essere trasformati dalla morte e risurrezione dell'Amore incarnato“ (Padre Maffei, 46-48). È tutto giusto quello che dice il padre Maffei e il lettore avrà riconosciuto anche le affinità del pensiero di Ulrich con la società che sperpera criticata da Papa Francesco. Bisognerà, però, evitare ogni „moralismo“; in primo luogo noi tutti sperperiamo e in un certo senso nella natura stessa ci sono fenomeni di „sperpero“, per esempio nella produzione di sperma…E poi bisogna evitare ogni contraddizione unilaterale tra essere ed avere, quasi che l’essere sia buono e l’avere cattivo. Non è così: noi non siamo il nostro corpo, ma abbiamo un corpo; noi tutti abbiamo tante cose, che possiamo offrire in preghiera nel senso del „Suscipe“ di Ignazio, ma rimane il fatto che abbiamo vestiti, case, macchine…Vederne la natura del dono è conversione, ma per dirla in modo provocante: non solo l’essere è donato, è donato anche l’avere! Non sono mia moglie, ho mia mia moglie! Non sono la mia auto, ho la mia auto. La differenza tra l’auto e la moglie consiste nel fatto che la moglie è qualcuno e l’auto, anche quando gli diamo un nome o parliamo con essa, è qualcosa e quindi l’aver della moglie non è possesso, etc. Poi ancora un’aggiunta. Si potrebbero usare tutti gli argomenti riassunti da Maffei per non fare più l’elemosina, che può essere intesa anche come „sperpero“, ma in vero il Papa ci ha indicato un modo per farla in modo personale, guardando negli occhi la persona a cui diamo l’elemosina, anzi addirittura dice il Papa: toccandola! Ne farà il giusto uso chi la riceve? Mah, non lo so; faccio io il giusto uso dei doni che ho e che sono?

Ieri don Andrea ha fatto in parrocchia una storia ragionata del senso degli anni giubilari e delle indulgenze. 

Abba nostro…

(Dopo) Caro J.D., non condivido il tuo giudizio su Trump. „Egomane“ vale per tanti, per esempio per Friedrich Merz. Credo che il problema di Trump e che si fida troppo del suo carisma personale, carisma che certamente ha e che gli ha permesso di avvicinare persone come JD Vance, Robert Kennedy Jr., Tulsi Gabbard e il Prof. Bhattacharya di Standford, etc.  E milioni di americani…Vi sono contraddizioni forti nel suo agire: il bombardamento dei terroristi nello Yemen, l’appoggio incondizionato a Netanyahu, che ha causato ieri con le sue decisioni la morte di 300 bambini, il rinvio in San Salvador di migranti senza alcuna protezione giuridica e che non sono nemmeno salvadoregni (Greenwald, Tracey)  fanno parte del conto negativo; i tentativi con Putin di mettere fino a questa follia della guerra in Ucraina ed altre decisioni che sta prendendo in America per affondare il „deep state“ fanno parte del conto positivo. Questo è quello che penso al momento. R 

(Sera) Lunga telefonata con Ferdi. È più disposto di me a dare credito alla Financial Time e alla FAZ. Un punto importante è stata la sua critica al metodo con cui Trump ha abolito l’USAID. Per mio figlio è stato troppo radicale ed indifferenziato, perché con l’USAID si sono combattute anche malattie in Africa, che ora sarebbero senza controllo. Ferdi non crede che ci sia un „deep state“. Si è informato anche sugli ultimi giudizi del Prof. Bhattacharya, che aveva conosciuto a Standford e che pensa sia importante differenziare cosa si abolisce o meno, anche se fondamentalmente il professore della Standford  assente alla politica di Trump. Ed ovviamente è giusto che non devono mancare i soldi per la cura di tumori (questo era un altro punto criticato da Ferdi), etc.  Un secondo punto è la questione della difesa europea, che Ferdi ritiene necessaria; ovviamente la trovo anch’io necessaria, ma come atto comune e non come è stata pianificata ora ed ovviamente insieme ad un piano diplomatico efficiente. By the way il nuovo presidente della NATO ha detto grazie al presidente Trump per la sua mediazione con Putin. Io ho rinviato ai punti  256-262 della „Fratelli tutti“ del Papa, che sono per me un vero e proprio manifesto della non-violenza. Il punto 258 lo avevo già citato, qui il resto (metto  in corsivo ciò che ritengo di vitale importanza, anche se in vero dovrei mettere tutto in corsivo): „259. È importante aggiungere che, con lo sviluppo della globalizzazione, ciò che può apparire come una soluzione immediata o pratica per una determinata regione, dà adito a una catena di fattori violenti molte volte sotterranei che finisce per colpire l’intero pianeta e aprire la strada a nuove e peggiori guerre future. Nel nostro mondo ormai non ci sono solo “pezzi” di guerra in un Paese o nell’altro, ma si vive una “guerra mondiale a pezzi”, perché le sorti dei Paesi sono tra loro fortemente connesse nello scenario mondiale. 260. Come diceva San Giovanni XXIII, «riesce quasi impossibile pensare che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia» (Pacem in terris, 67). Lo affermava in un periodo di forte tensione internazionale, e così diede voce al grande anelito alla pace che si diffondeva ai tempi della guerra fredda. Rafforzò la convinzione che le ragioni della pace sono più forti di ogni calcolo di interessi particolari e di ogni fiducia posta nell’uso delle armi. Però non si colsero pienamente le occasioni offerte dalla fine della guerra fredda, per la mancanza di una visione del futuro e di una consapevolezza condivisa circa il nostro destino comune. Invece si cedette alla ricerca di interessi particolari senza farsi carico del bene comune universale. Così si è fatto di nuovo strada l’ingannevole fantasma della guerra. 261. Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni. Rivolgiamo lo sguardo a tanti civili massacrati come “danni collaterali”. Domandiamo alle vittime. Prestiamo attenzione ai profughi, a quanti hanno subito le radiazioni atomiche o gli attacchi chimici, alle donne che hanno perso i figli, ai bambini mutilati o privati della loro infanzia. Consideriamo la verità di queste vittime della violenza, guardiamo la realtà coi loro occhi e ascoltiamo i loro racconti col cuore aperto. Così potremo riconoscere l’abisso del male nel cuore della guerra e non ci turberà il fatto che ci trattino come ingenui perché abbiamo scelto la pace. 262. Neppure le norme saranno sufficienti, se si pensa che la soluzione ai problemi attuali consista nel dissuadere gli altri mediante la paura, minacciandoli con l’uso delle armi nucleari, chimiche o biologiche. Infatti, «se si prendono in considerazione le principali minacce alla pace e alla sicurezza con le loro molteplici dimensioni in questo mondo multipolare del XXI secolo, come, ad esempio, il terrorismo, i conflitti asimmetrici, la sicurezza informatica, le problematiche ambientali, la povertà, non pochi dubbi emergono circa l’inadeguatezza della deterrenza nucleare a rispondere efficacemente a tali sfide. Siffatte preoccupazioni assumono ancor più consistenza quando consideriamo le catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali che derivano da qualsiasi utilizzo degli ordigni nucleari con devastanti effetti indiscriminati e incontrollabili nel tempo e nello spazio. […] Dobbiamo anche chiederci quanto sia sostenibile un equilibro basato sulla paura, quando esso tende di fatto ad aumentare la paura e a minare le relazioni di fiducia fra i popoli. La pace e la stabilità internazionali non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento, sul semplice mantenimento di un equilibrio di potere. […] In tale contesto, l’obiettivo finale dell’eliminazione totale delle armi nucleari diventa sia una sfida sia un imperativo morale e umanitario. […] La crescente interdipendenza e la globalizzazione significano che qualunque risposta diamo alla minaccia delle armi nucleari, essa debba essere collettiva e concertata, basata sulla fiducia reciproca. Quest’ultima può essere costruita solo attraverso un dialogo che sia sinceramente orientato verso il bene comune e non verso la tutela di interessi velati o particolari».[244] E con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale[245] per eliminare finalmente la fame e per lo sviluppo dei Paesi più poveri, così che i loro abitanti non ricorrano a soluzioni violente o ingannevoli e non siano costretti ad abbandonare i loro Paesi per cercare una vita più dignitosa.“ (Fratelli tutti, 2020). Alla nota 242 il papa cita anche Sant’Agostino: „Anche Sant’Agostino, che elaborò un’idea della “guerra giusta” che oggi ormai non sosteniamo, disse che «dare la morte alla guerra con la parola, e raggiungere e ottenere la pace con la pace e non con la guerra, è maggior gloria che darla agli uomini con la spada» (Epistula 229, 2: PL 33, 1020).“  // Mia moglie, cosa del tutto comprensibile in forza della storia della sua famiglia da parte di padre, non è così convinta che Dugin abbia ragione a dire che Putin non attaccherà l’Europa. Ma è anche vero che Orbán, che ha una storia simile non pensa che Putin lo faccia. 

(Wetterzeube, il 19.3.25; san Giuseppe) Ormai siamo al partito unico (CDU,CSZ, SPD, Grüne) della mobilitazione totale! Ho condiviso ieri notte cosa dice il Santo Padre al numero 258 della „Fratelli tutti“: in questo numero il Papa riassume tutto il mio lavoro con il volume nono dell’opera omnia di Ernst Jünger! „La questione è che, a partire dallo sviluppo delle armi nucleari, chimiche e biologiche, e delle enormi e crescenti possibilità offerte dalle nuove tecnologie, si è dato alla guerra un potere distruttivo incontrollabile, che colpisce molti civili innocenti…Mai più la guerra“. Dal Gemelli ci manda un messaggio: „dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra. C’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità.“


Ieri BSW nel parlamento tedesco 

È venuto a trovarci  Meinhard da Monaco di Baviera, che non vedevamo da più di 15 anni. Ha tante domande che nascono da una sua riflessione su temi che gli vengono suggeriti dalla „fisica“. Per fare qualche esempio: davvero è voluto da Dio un pianeta come Nettuno, che senza telescopi neppure sapremmo che esiste o è piuttosto frutto del caso? È conciliabile l’idea che siamo voluti da sempre da Dio così come siamo con la nostra libertà? E conciliabile la scelta di Maria come colei che dirà si a Dio con la sua libertà? Sa Dio cosa accadrà nel futuro? Come risorgeremo? Ci ricorderemo di tutti e di tutto? Ho tentato senza dogmatismo, ma anche senza rinnegare i dogmi di dialogare con lui. Il cuore delle mie argomentazioni era il dono umsonst dell’essere che permette anche di pensare il lasciare-andare di Dio come un antidoto all’onniscienza di Dio come onni-curiosità e determinismo totale. 

San Giuseppe prega per noi! 

„(Il figlio più giovane) ha preso la sua parte di eredità non come dono, ma come materia inerme e vuota…non ha accolto la sua libertà come originario dono d’amore, né la vive come tale“ (Maffei, 45-46) - va in un „paese lontano“ per „realizzarsi“, ma questa realizzazione è astrattezza e fantasia; l’astrattezza del denaro e la fantasia di quella „sospensione“ della vita come compito di amore; sospende la sua vita in famiglia per una realizzazione che lo farà cadere nella fame più spietata, senza alcuna possibilità di lavorare e realizzarsi davvero. L’utero sociale della famiglia viene interpretato come gabbia e alle volte lo è davvero una gabbia, ma fuori ci sono altre gabbie. Detto questo il lasciar-andare è necessario, perché solo il lasciar-andare dimostra che la famiglia non è gabbia, ma amore incondizionato…

Abba nostro! 

(Sera) Le risposte di don Andrea a Meinhard eran dogmaticamente abbastanza corrette e con una buona intenzione, ma per me a volte troppo „neotomistiche“, se mi posso permettere questo termine; l’eternità sarebbe qualcosa di senza tempo nel quale ci concentriamo a guardare l’Eterno, con gli altri, che però non ci interesserebbero più. Ma in vero l’Eterno è il nostro „abba“ (papi) e gli altri sono le nostre sorelle e i nostri fratelli…Etc. 

(Wetterzeube, il 18.3.25; vigilia di san Giuseppe: Patris corde) „“Da lontano lo segue con gli occhi d speranza“ (Giuseppe Maffei, 44); il padre segue da lontano con occhi di speranza il figlio suo più giovane che se ne va in un paese lontano! Una speranza che non è da confondere con l’ottimismo, ci ha detto più volte Papa Francesco. Il lasciar-andare e il tenersi-indietro sono le forme più grandi dell’amore per Ferdinand Ulrich, sono iscritte nella modalità stessa dell’essere-amore-creato che viene lasciato-andare dal Padre; e che si tira-indietro fino ad essere nulla, ma il nulla dell’amore, non il nulla nichilista. E a sua volta il Padre-donatore dell’essere si tira-indietro, senza alcuna forzatura da proselitismo, un altro tema caro al Papa. Il figlio più anziano invece non si tira-indietro e non si lascia-andare, ma la sua obbedienza è apparente. Non produce nulla, non è fecondo o meglio produce il nulla nichilista, come lo fa il fratello più giovane nel paese lontano, nel quale si trova perché l’essere-amore-creato è ridotto a metallo; non essendo il figlio più giovane nella modalità della gratuità è costretto a dare il metallo, che ha una sussistenza apparente e che poi finisce; anche l’essere-amore-creato è nulla, ma è il nulla, il „de nada“ dell’amore di cui ci parla anche il linguaggio…“Grazie“, „non c’è di che“…

„Muterò la loro sorte e li ricondurrò al paese di Patros, nella loro terra di origine“ (Ez 29,14) - l’oracolo contro l’Egitto annuncia una pena per presunzione (quella del Faraone che dice che il Nilo è sua creatura), ma anche questa punizione non è eterna, ha una durata, ma per l’appunto non è eterna (40 anni, anche per loro). Risorgeranno come nazione anche se non avranno più la grandezza di una volta e non si spacceranno per speranza per altri popoli (nel caso concreto per Israele): „li renderò più piccoli e non domineranno più le altre nazioni“. Per il  momento il Signore si serva della potenza di Nabucodònosor, che compie ciò che compie „per“ Dio (cf. Ez 29,20), ma anche al „re dei re“ sono posti limiti; assedierà Tiro per tredici anni, ma non potrà saccheggiarla, e non riesce a conquistare l’Egitto, pur avendo condotto una campagna contro di lui, contro il faraone Amasis ( 569-525 a.C.).

A parte tutte le polemiche idiote, a me sembra che il Papa migliori troppo lentamente e che non potrà riprendere il ministero attivo nella sua interezza. Che  Dio lo aiuti in questo suo lasciar-andare e tirarsi-indietro. VSSvpM! 

„In questo tragico quadro di morte e distruzione si leva la parola di Papa Francesco, profetica e umile, resa ancora più debole dalla malattia. Il pontefice, dal letto d’ospedale del Policlinico Gemelli ha scritto una lettera al Direttore del Corriere della Sera, di una “bellezza disarmata”, per citare il titolo di un libro di Julian Carrón. “Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra” dice nel passaggio chiave di questa splendida missiva, dove l’appello è tutto rivolto a chi commenta e riferisce i drammatici eventi di attualità. Scrive il Pontefice: «La fragilità umana, infatti, ha il potere di renderci più lucidi rispetto a ciò che dura e a ciò che passa, a ciò che fa vivere e a ciò che uccide. Forse per questo tendiamo così spesso a negare i limiti e a sfuggire le persone fragili e ferite: hanno il potere di mettere in discussione la direzione che abbiamo scelto, come singoli e come comunità. Vorrei incoraggiare lei e tutti coloro che dedicano lavoro e intelligenza a informare, attraverso strumenti di comunicazione che ormai uniscono il nostro mondo in tempo reale: sentite tutta l’importanza delle parole. Non sono mai soltanto parole: sono fatti che costruiscono gli ambienti umani. Possono collegare o dividere, servire la verità o servirsene. Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra. C’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità. Mentre la guerra non fa che devastare le comunità e l’ambiente, senza offrire soluzioni ai conflitti, la diplomazia e le organizzazioni internazionali hanno bisogno di nuova linfa e credibilit໓ (Alessandro Banfi, versione odierna).

Abba nostro…

(Notte) „È così che facilmente si opta per la guerra avanzando ogni tipo di scuse apparentemente umanitarie, difensive o preventive, ricorrendo anche alla manipolazione dell’informazione. Di fatto, negli ultimi decenni tutte le guerre hanno preteso di avere una “giustificazione”. Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla della possibilità di una legittima difesa mediante la forza militare, con il presupposto di dimostrare che vi siano alcune «rigorose condizioni di legittimità morale».Tuttavia si cade facilmente in una interpretazione troppo larga di questo possibile diritto. Così si vogliono giustificare indebitamente anche attacchi “preventivi” o azioni belliche che difficilmente non trascinano «mali e disordini più gravi del male da eliminare».La questione è che, a partire dallo sviluppo delle armi nucleari, chimiche e biologiche, e delle enormi e crescenti possibilità offerte dalle nuove tecnologie, si è dato alla guerra un potere distruttivo incontrollabile, che colpisce molti civili innocenti. In verità, «mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene». Dunque non possiamo più pensare alla guerra come soluzione, dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all’ipotetica utilità che le si attribuisce. Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile “guerra giusta”. Mai più la guerra!“ (Francesco, Fratelli tutti, 3.10.2020, 258) // corrisponde a quello che ho imparato nel volume nono dell’opera omnia di Ernst Jünger. 


(Wetterzeube, il 17.3.25; san Patrizio, vescovo e missionario in Irlanda, 461) Riflettendo sull’oracolo contro Sidone (città antica del Libano, 461 d. C.) ho pensato che le disgrazie per l’umanità, anche se nel linguaggio del profeta se ne prende la responsabilità Dio stesso, sono sempre le stesse: „ manderò conto di essa la peste e il sangue scorrerà per le sue vie: in essa cadranno i trafitti di spada, e questa da ogni parte li circonderà, e sapranno che io sono il Signore Dio“ (Ez 28, 20-26); insomma peste e guerra sono le disgrazie dell’umanità. Ora abbiamo giustamente purificato l’identità di Dio e sappiamo, quando lo sappiamo, che Dio è amore e non manda peste e guerra, purtroppo non sappiamo neppure imparare qualcosa di sensato dalla peste e dalla guerra, perché la purificazione di Dio spesso va a braccetto con il suo annullamento. Il profeta ci ricorda anche la normalità, quella che ogni persona di buona volontà desidera: „ io manifesterò in loro {gli abitanti di Israele} la mia santità davanti alle nazioni: abiteranno la loro terra che diedi al mio servo Giacobbe, vi abiteranno tranquilli, costruiranno case, pianteranno vigne; vi abiteranno tranquilli, quando avrò eseguito i miei giudizi su tutti coloro che intorno li disprezzano, e sapranno che io sono il Signore, loro Dio“. La normalità consiste nella tranquillità che permette di costruire case e piantare vigne. In un certo senso la prima grande decisione filosofica tra Eraclito e Parmenide, mi vede del tutto dalla parte di Parmenide: essere vs guerra! 

Se penso all’attività dei vescovi e degli ordini religiosi in Mesopotamia direi che a questa normalità di cui sopra appartengono anche scuole, case per anziani e in genere una presenza caritativa (Matthias Kopp, 136; 137-138). 

All’origine della normalità della vita sta il Padre; per quest’ultimo donarsi è il suo essere (cf. Giuseppe Maffei, 43); il Padre si dona radicalmente all’interno della Trinità e nella creazione; con radicalità perché „l’amore non si concede in parti“ (Maffei interprete di Ulrich). I figli della parabola di Luca 15, 11-32 „dissentono: il più giovane misconosce la generosità del padre arraffando con egoismo; l'altro non comprende il dono dell'amore e resta nella casa paterna come un estraneo… Scelgono un errato modo di essere: il giovane arraffa e rompe l'unione con il padre e il fratello, l'altro ignora il bene della paternità e si comporta da servo“ (Maffei). Ho spesso fatto notare ai miei allievi, commentando questa parabola, che quando il fratello maggiore ritorna dal lavoro e vede una festa in atto - tra l’altro anche le feste fanno parte della normalità di cui sopra - non va a chiedere al Padre, ma chiede ad un servo cosa stia accadendo…

È chiaro che parlando di Parmenide vs Eraclito mi allontano - ma è solo un’apparenza -  da colui che anche adesso che scrivo sento come un mio vero e grande maestro, vero e grande amico, che mi permette di comprendere la realtà. Per un certo periodo di tempo l’anno scorso ho pensato che lo fosse Slavoj Žižek, per il suo lavoro sul sesso, ma per ora si è imposto Ernst Jünger. È lui il maestro ed amico a cui penso. Questa mattina il tema del diario era la „normalità“, un tema caro anche a Robert Spaemann. Ora se si parla di normalità nel nostro tempo non si può non parlare del „lavoro“. In un testo del „Cuore avventuroso“, „La canzone della macchina“ (XI, 223-225) Jünger collega il caso serio e il lavoro; c’è un collegamento tra i due temi: l’obbligo; si è obbligati a nascere e morire ed anche a lavorare (quest’ultimo vale per le persone normali). Il lavoro che chiamiamo „tecnica“ e che Paul Kingsnorth chiama „la macchina“ ha un suo fascino, descritto da Jünger in queste pagine. Che sia la forza lavoro di una nave, di un aereo o di una locomotiva, siamo confrontati con una „forza“ - che tra l’altro Guccini ben comprende nella sua canzone anarchica sulla locomotiva - nella quale ci troviamo „nel mezzo di un movimento frenetico così che alla mente sembra che nessun atomo sia possibile che non sia in lavoro“ (XI, 224); questo vale anche per una battaglia ed è interessante che la battaglia della Somme, tra le più mortali della prima guerra mondiale, venga considerata da Jünger „riposo e attività sociale“; eppure nella „esplosione ritmica dei motori“ si nasconde un orgoglio ancora più commovente di quello della vittoria. La „macchina“ non ha quindi solo o primariamente per Jünger una forza distruttiva, ma in primo luogo una costruttiva, la costruzione del lavoro; e per quanto nell’ontologia di Ulrich vi sia una superiorità dell’essere sul causare, cosa che con la sua metafora del „camminatore nel bosco“ Jünger comprenderebbe molto bene, anche Ulrich conosce una forza generativa, paragonabile alla forza del caso serio, dal quale non si può scappare. Balthasar stessa usa questa immagine del „caso serio“ per la Croce, dalla quale si discende da morti. Normalità e caso serio sono i due poli della realtà in tutti i suoi fattori, per usare una frase cara a don Giussani! 

Oggi  Pluralia, un giornale con seda a Verona, cosa che mi fa molto piacere perché la mia famiglia, da parte di padre, è veneta, ha pubblicato la mia lettera dall’est della Germania.

Abba nostro…

(Sera) Il saggio di Kandinsky sulla questione della forma (1912) è davvero interessante. Ovviamente ci vedo quella tendenza alla „metafisica dello spirito“ che Balthasar critica nell'Estetica teologica, perché non permette più di vedere la Gestalt nella sua „materialità“. Quindi da una parte dire che il contenuto (spirito) e più importante della forma (materia) mi sembra confermare questa „metafisica dello spirito“ di cui parla Balthasar e che lui cerca di superare con la „mediazione antica“ di Goethe ed Heidegger; d'altra parte è innegabile che quello che dice Kandinsky ha un suo valore e cioè che non si può ridurre la forma in un uniforme: opere artistiche non sono soldati, scrive ad un certo punto e giustamente pone la questione di che cosa sia più importante nella questione della forma e se quest'ultima cresca da una necessità intima oppure no; ovviamente anche per me la libertà dello spirito è importante, nel senso in cui la spiega Gesù alla samaritana.


(Wetterzeube, il 16.3.25; seconda domenica della Quaresima) Siamo andati di nuovo nel bosco, quando siamo nel bosco Konstanze tossisce molto di meno; questa tosse mi preoccupa, ma confido in te, Maria! Abbiamo camminato per un’ora e 44 minuti, il giro intorno al Vogelherd (429 meri sul mare) era lungo 6, 26 chilometri e ci siamo mossi alla velocità di 3, 6 chilometri orari. Vicino alla macchina c’era un piccolo stagno con un casetta, da li abbiamo cominciato il nostro giro, registrato da komoot. 

Ho finito gli „Spiriti cattivi“ di Dostoevskij, con una certa fatica: Addio a Stepan Trofimowitsch, con il suo romanticismo astratto e con le sue frase belle (anche sull’amore più grande dell’essere)  e che per morire si mette per strada; addio alla generalessa Warwara Petrowna, che perde l’amico Stepan e il figlio Nikolaj; addio a Darja Pawlowna, che non può essere per Stawrogin, quello che Sofia è stata per Raskolnikov; infine addio a Nikolaj per il  quale bene e male gli danno lo stesso piacere, ma che alla fine non può „negarsi“ in una totale indifferenza nel cantone Uri e si uccide in Russia. Leggerò Guardini per approfondire qualche tema, ma poi ho bisogno di una pausa da Dostoevskij.  

„Quasi di spalle, sulla sedia a rotelle, con il camice e la stola viola dopo aver concelebrato la Messa, mentre guarda il crocifisso sull’altare della cappellina del decimo piano dove ogni giorno, da quando le condizioni hanno avuto un lieve miglioramento, si reca a pregare. Ecco la prima fotografia di Papa Francesco da quando è ricoverato nel Policlinico Gemelli dal 14 febbraio. L’ha diffusa la Sala Stampa della Santa Sede questa sera. È una immagine del Pontefice di questa mattina, subito dopo la Messa concelebrata con altri sacerdoti nella cappellina vicino alla sua stanza.“ (Salvatore Cernuzio, Vatican news). 

Abba nostro…


(Wetterzeube, il 15.3.25; nella notte) Mi accorgo che persone che mi sono care difendano posizioni che purtroppo ci porteranno ad una ulteriore catastrofe, quella che il Papa da anni chiama la terza guerra mondiale a pezzetti e che rischia, in queste ore, di diventare una mobilitazione totale e guerriera. Spero che Trump abbia un asso nella manica per fermare questa follia. Ci sono i veri e propri guerrieri come la von der Leyen per l’UE, Merz e Söder per la Germania,  Macron per la Francia e in genere i „volenterosi“ che vogliono incontrarsi a Londra, ma poi vi sono anche persone di buona volontà che ritengono di difendere i diritti di un paese aggredito, che non vogliono che forze di destra prendano il sopravvento, dopo la catastrofe che porta il nome di Auschwitz, etc. Una miscela di pensieri buoni come l’opzione preferenziale per i poveri e gli aggrediti, li fa sentire nel giusto, solo che mancano secondo me di discernimento, sia democratico che evangelico; l’amore personale per i poveri di Cristo non lo rende uno zelota combattente contro il dominio dell’impero romano, anzi, per lo meno una volta, fa un grande complimento ad un soldato romano e alla sua grande fede. Per quanto riguarda la democrazia, un grande difensore della libertà di espressione come Matt Taibbi si è accorto subito del valore inaudito del discorso di JD Vance a Monaco di Baviera, anche se vede un rischio di tradimento di esso nel modo con cui il presidente Trump si posizioni su Israele. Anche giornalisti cattolici non hanno saputo vedere nulla di buono in quel discorso di un cattolico, che con ragione aveva posto due problemi reali: quello di politici che perdono un rapporto reale con il loro popolo e quello dell’ordo amoris. Su quest’ punto purtroppo anche la lettera di Francesco ai vescovi statunitensi non era di aiuto! In genere, però, il Papa ha avuto da tre anni un grande intuito nel sapere mettere insieme la critica ad una guerra, quella in Ucraina, che è uno scontro tra imperi, la sua critica alla favola di Cappuccetto rosso come principio ermeneutico di quello che succedeva in Ucraina, un’analisi coraggiosa, quando ha affermato che la Nato è andata ad abbaiare di fronte al cortile altrui e il senso umano per la martoriata ucraina. Ed in genere con la sua posizione poliedrica evita di prendere posizioni che contribuiscono al pericolo di un’esplosione militare incontrollabile. Questo purtroppo non vale per tanti cattolici che del discorso di  JD Vance non hanno compreso  nulla, anche perché non hanno la minima conoscenza di quello che Taibbi chiama il samizdat dell’Occidente (anzi preferiscono un supposto controllo dei  fatti al pensiero), né hanno coscienza del fatto che quando un pericolo diventa realmente incombente solo pochi hanno il coraggio di un Franz e di una Franziska Jägerstätte, che rappresentano il cuore del popolo santo di Dio. Quando Romano Guardini nel 1922 scrive che „popolo non significa massa o gente incolta o primitiva il cui spirito e il cui mondo ideale reale non si sono ancora voluti“, coglie un aspetto importante, ma come per ogni frase citata singolarmente, vale anche per questa che deve essere ripensata nel 2025, e non solo citata e se citata, non la si può estrarre dal suo contesto più ampio. Essa, letta così, può essere interpretata anche come arroganza elitaria, che non permette per esempio di comprendere come mai per esempio qui da noi la maggioranza dei cittadini è contraria alla posizione sedicente di centro e politicamente corretta, che è invece la difesa più brutale della mobilitazione totale e guerriera. Ascoltiamo ancora Guardini che parla di una riduzione del concetto di popolo a massa o a quello di gente incolta: “tutte queste eccezioni vengono dal pensiero liberale, illuministico, individualistico. Ora l’accento è del tutto nuovo; qualcosa di essenziale sta emergendo. Popolo è l'originaria unione degli uomini che per razza, territorio ed evoluzione storica sono, nella vita e nel destino, un blocco solo. Popolo è quella porzione di umanità che, nelle radici e nelle leggi essenziali della sua natura e nella sua vita, forma una compagine indissolubile. Nel popolo l'umanità sta, non non secondo il numero e la massa, ma secondo i suoi contenuti essenziali intimamente collegata. (…). L'umanità nella sua integrità originaria, questo è il popolo. L'uomo singolo è popolo quando porta in sé questo tutto“ (Romano Guardini, Il senso della Chiesa 1922).  Questo vale per una Sophia Scholl o per un Franz Jägerstätter; non sono singoli individualistici, ma sono popolo. Oggi abbiamo nel fenomeno „populista“, che ha bisogno di un suo discernimento nuovo, la manifestazione politica di persone che, forse per ragioni non del tutto chiare e a volte egoistiche, comprendono che quell’unione „di razza, territorio ed evoluzione storica“, che Guardini intuiva e che N.S. Lyons chiama „amore per la propria nazione“ e che non può essere sostituta da nessuna forma di funzionalismo tecnocratico e manageriale. Mi sono alzato per scrivere queste righe, perché non potevo più dormire, ma avevo in questa notte dormito anche profondamente; spero che non tanto in modo diretto, ma indiretto, per le vie che lo Spirito Santo ritenga opportuno, queste righe mi permettano di vivere in unione anche con quelle persone care che la pensano diversamente.Infine credibile è solo l’amore! 

PS Un pensatore della „nuova destra“ da cui avevo imparato da giovane a diffidare di ogni posizione pacifista, che non può che capovolgersi nel suo contrario, Alain de Benoist, „analizza il graduale collasso del “mondo di ieri” e le conseguenze di un riallineamento geopolitico che mette l'Europa di fronte alle sue contraddizioni. Parla anche dell'impasse ideologica delle élite europee, impantanate in battaglie morali mentre il resto del mondo dà priorità al potere e al pragmatismo. Di fronte a un febbrile Emmanuel Macron, che sostiene un riarmo europeo che non è riuscito ad anticipare, Alain de Benoist fornisce una lucida valutazione della dipendenza strategica dell'UE e dell'incapacità dei leader europei di comprendere la logica del potere che ora guida le relazioni internazionali. Dall'influenza crescente di figure come J.D. Vance negli Stati Uniti alla guerra economica e politica condotta da Trump, fino al ruolo di Russia e Cina in questo nuovo gioco mondiale, Alain de Benoist getta uno sguardo acuto sull'accelerazione della storia e sulle sue implicazioni per le nazioni europee“ (Arktos Journal e Alexander Raynor).

Abba nostro…

(Al mattino) „“Io sono un dio, siedo su un trono divino in mezzo ai mari“, mentre tu sei un uomo e non un Dio, hai reso il tuo cuore come quello di Dio,… Il tuo cuore si è inorgoglito per la tua bellezza, la tua saggezza si era corrotta a causa del tuo splendore: ti ho gettato a terra e ti ho posto davanti ai re perché ti vedano“ (Ez 28, 2; 17); ecco questo oracolo della Bibbia contro il superbo re di Tiro dovrebbe interrogare ogni impero ed ogni nazione, mentre noi pensiamo che riguardi solo gli altri. 

„C’è un episodio della sua {di san Francesco} vita che ci mostra il suo cuore senza confini, capace di andare al di là delle distanze dovute all’origine, alla nazionalità, al colore o alla religione. È la sua visita al Sultano Malik-al-Kamil in Egitto, visita che comportò per lui un grande sforzo a motivo della sua povertà, delle poche risorse che possedeva, della lontananza e della differenza di lingua, cultura e religione. Tale viaggio, in quel momento storico segnato dalle crociate, dimostrava ancora di più la grandezza dell’amore che voleva vivere, desideroso di abbracciare tutti. La fedeltà al suo Signore era proporzionale al suo amore per i fratelli e le sorelle. Senza ignorare le difficoltà e i pericoli, San Francesco andò a incontrare il Sultano col medesimo atteggiamento che esigeva dai suoi discepoli: che, senza negare la propria identità, trovandosi «tra i saraceni o altri infedeli […], non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio». In quel contesto era una richiesta straordinaria. Ci colpisce come, ottocento anni fa, Francesco raccomandasse di evitare ogni forma di aggressione o contesa e anche di vivere un’umile e fraterna “sottomissione”, pure nei confronti di coloro che non condividevano la loro fede.“ (Papa Francesco, Fratelli tutti, 3). Come si vede in questo passo dell’Enciclica „Fratelli tutti“, al Papa non passa neppure per la mente di negare la propria „identità“, né tanto meno le „differenza di lingua, cultura e religione“, ma in quel episodio concreto, non in un amore generale per l’umanità, che poi può non significare nulla (Dostoevskij), indica un metodo non aggressivo di approccio all’altro. Questo non nega l’ordo amoris, ma ci ricorda che in un mondo in cui le culture e gli uomini si incontrano, esse e loro si possono incontrare in un modo o in un altro! 

(Pomeriggio) Scrive Gianni Valente in Fides.org: „Il Papa fragile e il Mistero di Pietro. Papa Francesco non è il "project manager" di una multinazionale. A lui è chiesto solo di confermare i fratelli e le sorelle nella fede degli Apostoli. E questo può farlo anche se è costretto a rimanere in una stanza d’ospedale…Papa Francesco non è “meno” Papa ora che la malattia gli impedisce di incontrare le moltitudini. La sorgente del suo ministero non si attiva in funzione dell’intensità dei suoi impegni pubblici. La comunione di preghiera vissuta tra il Popolo di Dio sparso nel mondo e il Vescovo di Roma nei giorni della sua prova ha una consistenza di realtà più intensa e efficace della firma dei Chirografi papali o delle apparizioni papali agli Eventi giubilari. E gesti come le nuove telefonate del Papa alla parrocchia di Gaza, effettuate anche nei giorni del suo ricovero per avere notizie su chi più soffre nella terra di Gesù, appartengono con tutte le loro implicazioni alla fascia degli “atti primari” del Pontificato“. // Ho commentato così: „Molto giusto e bello! Nella tradizione filosofica cattolica c’è una differenza tra l’agire come dono, e il fare come causare. Ora il compito del santo padre è sicuramente un agire come dono. Anche se ovviamente si deve tenere conto che il dono può avere diverse modalità, per esempio la contemplazione o l’azione pastorale.“ 

Pascal Boniface, opinionista in Pluralia, Geopolitologo e direttore di Iris, scrive un articolo che porta il titolo: „il vecchio mondo è finito, quello nuovo non è ancora nato“; non sono d’accordo su nulla; tantomeno sull’idea che Trump sia brutale, etc. Ma è l’occasione di porsi la domanda su un tema di cui mi ha parlato Ciro in riferimento all’ultimo articolo di Giuseppe, di ci ho parlato l’altro giorno. „Grazie Roberto! Suggestivo. Ma forse consolatorio. Temo che la crisi che stiamo vivendo sia ‘singolare’, nel senso di non inscrivibile in un ciclo concettualmente dominabile.“ In un certo senso è vero che ogni periodo storico è „singolare“, ed è anche vero che noi facciamo alle volte dei paragoni sempre e solo con certi periodi storici. E questo dovremmo evitarlo, dovremmo evitare di concentrarci solo sul paragone, per esempio, con il nazionalsocialismo…allo stesso tempo, però, credo di aver capito da Ernst Jünger che le cose che accadono agli uomini hanno un riferimento con ciò che già è accaduto perché possono essere ridotte ad alcuni elementi che si ripetono nella storia; qualcosa di simile ha pensato anche Ernst Nolte nel suo „Esistenza storica“…

(Sera) Della prima lezione della „filosofia della mitologia“ di Schelling (1842), mi interessano in modo particolare due aspetti. 1) in primo luogo la necessità di ragionare sulla mitologia stessa; 2) l’intreccio tra poesia e „nascita“ degli dei. I paragoni con la lingua sanscrito e la cultura indiana, sebbene Schelling ritenga necessario lo studio del sanscrito, rimangono prigionieri di una presunta superiorità greca, che credo debba essere messa in discussione anche contro l’autorità dei giudizi di Goethe, che vedeva nella cultura indiana avvenimenti causali e senza connessione, mentre in quella greca stabilità e regolarità. Ovviamente bisognerebbe comprendere cosa l’autore del „Divano“ pensi della cultura persiana e perché non abbia usato questa sua apertura anche per la cultura indiana. Comunque riprendiamo il positivo e mettiamo in discussione ciò che è limitato. Sul positivo: 1) La necessità di un'indagine razionale sulla mitologia: Schelling non si limita a considerare i miti come semplici racconti, ma li vede come un problema filosofico centrale, legato alla stessa natura della conoscenza e della rivelazione. Questo è un punto fondamentale che segna la differenza tra una visione romantica e una visione sistematica della mitologia. 2) L'intreccio tra poesia e nascita degli dèi: La mitologia, per Schelling, non è solo un insieme di narrazioni, ma è il risultato di un processo poetico e creativo che dà forma al divino e del divino che da forma alla poesia. Qui si avverte però forse anche un'eco dell'idealismo trascendentale, per cui la realtà (compresa quella religiosa) non è data, ma prodotta dallo spirito. Sui limiti: Riguardo al confronto tra la mitologia greca e quella indiana bisognerà forse mettere in discussione la superiorità che Schelling attribuisce ai Greci. Questo atteggiamento eurocentrico è tipico della filosofia dell'epoca, e riguardo a Goethe bisognerà dire che il suo giudizio sulla cultura indiana come frammentaria e priva di connessione appare oggi discutibile, soprattutto alla luce della complessità del pensiero vedico e della straordinaria continuità delle tradizioni indiane. Sulla cultura persiana: Goethe la considerava un ponte tra Oriente e Occidente e le dedicò il West-östlicher Divan. Forse proprio questa sua apertura avrebbe potuto offrirgli una prospettiva più sfumata anche sulla cultura indiana, andando oltre i pregiudizi dell’epoca. Ma è anche vero che gli studi di sanscrito erano forse appena all’inizio all’epoca di Goethe ed anche di Schelling. 

Solo per qualche tempo sopporta la pienezza divina l’uomo“ (Hölderlin) - questa frase del grande poeta tedesco è del tutto vera, come anche la sua domanda intima: a che cosa servono i poeti in tempi miseri? Dormire come dice un altro poeta, Peguy, è certamente cosa buona, ma il tentativo poetico di penetrare il senso del mondo anche in tempi miseri e difficili, rimane un lavoro da fare (cf. Hölderlin, Pane e vino, 7). 

(Droyssig, il 14.3.25) Nel capitolo 27 Ezechiele intona un canto funebre sulla ricca città Tiro, paragonata ad una nave. Ho dovuto pensare a tutto ciò che Jünger ha scritto sulla Titanic. Ascoltiamo il profeta: „[32] Nel loro pianto intoneranno su di te un lamento, su di te comporranno elegie: Chi era come Tiro, ora distrutta in mezzo al mare? [33] Quando dai mari uscivano le tue mercanzie, saziavi tanti popoli; con l'abbondanza delle tue ricchezze e del tuo commercio arricchivi i re della terra. [34] Ora tu giaci travolta dai flutti nelle profondità delle acque: il tuo carico e tutto il tuo equipaggio sono affondati con te. [35] Tutti gli abitanti delle isole sono rimasti spaventati per te e i loro re, colpiti dal terrore, hanno il viso sconvolto. [36] I mercanti dei popoli fischiano su di te, tu sei divenuta oggetto di spavento, finita per sempre“. Quando Jünger contrappone alla Titanic il „camminatore nel bosco“, non intende solo, anche se questo è un elemento importante, fare una critica del modello tecnocratico, rappresentato dalla Titanic, ma anche proporre una figura che non dice quello che afferma il mainstream, colui che per esempio decide di non votare per partiti che sostengono la guerra. 

Nel capitolo „Il padre divide l’eredità“ il salesiano Giuseppe Maffei (39-41) spiega con parole semplici tanti temi cari ad Ulrich; in primo luogo la differenza tra generare e causare. Causare è il modo di fare del paradigma tecnocratico; l’agire del generare è qualcosa che accade gratuitamente. „Chi genera è infinitamente più di una „causa““ (Maffei, 41). Quindi né la potenza generativa di Dio né l’amore umano, immagine di essa, può essere ridotto ad una causalità materiale. Per questo Ulrich parla del „non-essere-causato-dell’essere!“ Quando Maffei scrive: „Accogliere il dono è accogliere il „dare“ che lo offre“ (40) pone una questione che purtroppo anche nella filosofia cattolica non è stata normalmente, secondo una mia impressione, pensata realmente. I teologi cattolici parlano del donatore: Dio; i filosofi di colui che riceve il dono: l’uomo…; ma l’ontologia di Ulrich ci indica il mistero di quello che Papa Francesco chiama „primerear“: cosa è che viene prima dell’uomo nell’ambito finito? Il „dare“: il dono dell’essere come amore gratuito. E questo „dare“ non è causare, per questo motivo il Papa del primerear ha saputo fare nella sua „Laudato si’“ una critica del paradigma tecnocratico…Un altro „mistero“ ontologico e cristologico è la modalità, è  il modo con il quale il Figlio trinitario si possiede come „dono ricevuto“; non si fissa in se stesso, non „tiene fermo a se stesso“, non vuole possedere il donarsi trinitario del Padre „convulsamente“, è tranquillamente se stesso come dono ricevuto, come l’essere stesso è „simplex et completum“. Il modo con il quale i due figli ricevono l’eredità è piuttosto una „rivendicazione“ e questo sia da parte del figlio che va in un paese lontano, sia da parte del figlio che rimane a casa e lamenta di non aver mai ricevuto un capretto per fare una festa. Il padre non divide solo l’eredità, ma dona se stesso diventando per l’appunto un padre e non rimanendo solo un uomo che ha due figli e dei soldi da dividere. 

Abba nostro…

(Dopo) Ecco l’alternativa: 1) “Dobbiamo prepararci alla guerra contro la Russia” (Kaja Kallas, l’Alto rappresentante della politica estera Ue). È una posizione da guerrafondaia pura. 2) La debolezza del papa, che è il suo modo attuale di impegnarsi per la „profezia della pace“. Su questa debolezza scrive Alessandro: „Papa Francesco migliora molto lentamente. Ma al Gemelli, oggi è un mese esatto dal suo ricovero, il personale sanitario ha organizzato una festicciola semplice e “famigliare” per i dodici anni del pontificato. Lo ha riferito ieri sera la Sala Stampa vaticana, facendo il punto della situazione al termine della giornata. È una coincidenza davvero drammatica che la sua voce oggi sia così debole di fronte al disastro mondiale. E del resto i cattolici vanno in ordine sparso, perdendo spesso il senso della sua “profezia della pace”. In questo senso la fragilità del Papa pone una scomoda domanda a tutti i fedeli.“

(Sera) Due pensieri prima di andare a dormire: 1) Fratelli tutti (Papa Francesco) e l’amore per la propria nazione (N.S.Lyons); l’autore americano approfondisce il tema dell’ordo amoris; Papa Francesco pone una priorità dell’universale sul particolare, ma ovviamente non intende affermare che l’amore di Dio sia universale nel senso che ami solo il genere umano e non i singoli uomini; forse sono la persona sbagliata per mediare tra i due estremi, ma a me sembra  che sia necessaria sia una posizione ontologica di fratellanza universale sia un amore singolare per determinate persone che ci sono vicine, più vicine di altre. Per me il popolo nel quale mi trovo a vivere e che non è il mio popolo a livello biologico…2) Lo Schelling tardo scrive un’opera, la „filosofia della mitologia“, di notevole importanza; la mitologia, nelle sue diverse modalità, si impone ancor oggi come una forma mentis et narrationis molto estesa e profonda e la domanda riguardante il tipo di sapere che essa è, è decisiva; certamente si tratta di un sapere poetico, ma che testimonia l’esistenza già data degli dei, che non vengono inventati dalla poesia, ma da essa trovati. In una sua poesia Hölderlin si chiede dove siano gli dei ora, e accenna alla possibilità che un Dio sia venuto „prendendo la figura umana, in modo da compiere e chiudere, come consolazione, la festa divina“ (Hölderlin, Pane e vino, 6). Da Tolkien e C.S. Lewis so che la narrazione mitologica non cessa dopo l’avvenimento di Cristo, e in un certo senso questo si serve della prima per essere testimoniato…come fa C.S.Lewis con „Narnia“. Mia moglie e mia figlia saprebbero dire molto di più su questo tema per le loro immense letture „fantasy“. 

(Wetterzeube, il 13.3.21) Dopo la serata dedicata a Malta, nella quale i ragazzi e le ragazze che voleranno con noi hanno presentato ai loro genitori in inglese alcuni temi riguardanti l’isola (dalla storia alle tradizioni, dalla vegetazione al clima…) e nei quale abbiamo presentato alcune delle intenzioni e delle regole del viaggio, la pioggia si era trasformata in neve e questa mattina un leggero manto bianco, copre le prime espressioni della primavera. 

Mentre l’EU si lancia in un’impresa folle (mobilitazione per la guerra), come folle era la guerra di Napoleone contro lo zar Alessandro (ho letto per intero „Guerra e Pace“ di Tolstoj, che non critica solo Napoleone, ma anche lo zar) io leggo il profeta Ezechiele che nel capitolo 26 parla di Tiro, „una potenza commerciale, le cui navi dominavano il Mediterraneo“, una potenza dalla quale dipendevano le città costiere fenicie („figlie“), ma che  „prima del 587 a.C, fu coinvolta in uno scontro con i Babilonesi e assediata per tredici anni“ (a cura di Ravasi). L’Eu è certamente anche una potenza commerciale, ma i suoi politici non hanno alcun idea di cosa sia una guerra, non ne hanno alcuna esperienza. Beh di questa Tiro il profeta annuncia: „come sei ferita, travolta dai flutti, città famosa, potente sui mari! Essa e i suoi abitanti, incutevano terrore su tutta la terraferma. Ora le isole tremano nel giorno della tua caduta, le isole del mare sono spaventate per la tua fine… Ti si cercherà, ma né ora né mai sarai ritrovata“ (cf. 26, 17-21). 

Matt Taibbi è tra i giornalisti nel mondo uno di quelli che più hanno lavorato per e sorvegliato sulla libertà di espressione; by the way ha inventato per Substack la formula „samizdat dell’Occidente“. Lui è meno convinto che Putin sia mite con i suoi avversari, come ha affermato Dugin nella intervista concessa a Mosca a Greenwald (vedi il mio diario di ieri). Piuttosto afferma in un suo articolo di Substack di oggi che le prigioni in Russia sono piene di critici del regime, parla della sospensione delle pubblicazioni alla quale è stata costretta la „Novaya Gazeta“, ma in vero non risparmia la critica su questa questione neppure a paesi come la Gran Bretagna, la Germania, l’Ucraina, l’Australia, l’india ed Israele…Per quanto riguarda gli USA vede anche un pericolo all’orizzonte, dopo una buona partenza. Cito: „Rimane l'America, dove il Primo Emendamento è l'ultimo ostacolo a un movimento globale verso la burocratizzazione della parola. Nella campagna elettorale dell'anno scorso, Donald Trump e J.D. Vance si sono giustamente scagliati contro gli eccessi del Partito Democratico in materia di libertà di parola; Vance ha dichiarato che le opinioni sulla censura costituivano la "più grande differenza" tra Trump e Kamala Harris e Trump, al momento dell'insediamento, ha nominato ad alte cariche figure censurate come Robert F. Kennedy Jr., Tulsi Gabbard e il dottor Jay Bhattacharya. Inizialmente l'amministrazione si è comportata come se avesse compreso la gravità della situazione, con Vance che ha affrontato l'Europa per i suoi provvedimenti sulle libertà civili. Sembrava che sapessero cosa volevano ottenere su questo tema.L’operazione è ora appesa a un filo. Trump sta improvvisamente mandando all'aria il discorso in modo clamoroso, con due grandi categorie di errori: assecondare Israele e attingere allo stesso barattolo di biscotti con poteri di emergenza che controparti straniere come Keir Starmer, Olaf Scholz e Thierry Breton hanno recentemente saccheggiato, nel tentativo di reprimere movimenti populisti come quello di Trump. Una volta che sarà salito su questo carro, saremo tutti fregati, perché non ci sarà più nessun posto dove scappare“. Qui nel diario sto attento, per quanto posso, a tutti gli indizi che mettono in discussione la libertà di parola, perché da sempre sono convinto con Hannah Arendt e Jürgen Habermas, ma in vero già con il Vangelo, che si deve discutere e vivere alla luce del giorno. 

Durante la prima guerra nel Golfo avevo conosciuto, per mezzo della rivista „30 giorni“ la figura del patriarca Raphael Bidawid (morto nel 1989). E attraverso il viaggio, nel marzo del 21, di Papa Francesco avevo seguito gli sforzi e ecumenici in cui erano coinvolte la chiesa assira, la chiesa caldea e quella latina ed anche il dialogo interreligioso voluto da Francesco con l’ayatollah Al Sistani; io credo che un sano ecumenismo sia l'unico modo per superare quel veleno terribile che è per i cristiani la lotta tra le confessioni (non bisogna mai dimenticare in questo contesto, come ho detto ieri alle mie ragazze e ai miei ragazzi della dodicesima, le parole chiare del Signore in Gv 17, 21…). Ritornando un po' indietro, in questa riflessione sulla Chiesa caldea (cf. Matthias Kopp, 124-133), al tempo del patriarca Joseph IV, mi preme ricordare che una critica alla dottrina dell’infallibilità del Papa decisa nel primo Concilio Vaticano (giustamente criticata dal patriarca caldeo) mi sembra necessaria e non solo dal punto di vista del contesto mesopotamico con cui mi sto confrontando attraverso il libro di Matthias Kopp,  ma in genere. Per me è vero che „ubi Petrus ibi ecclesia, ibi ecclesia vita aeterna“ (Ambrogio) ed è vero anche il „primato dell’amore del vescovo di Roma“ (Ignazio di Antiochia), ma con il termine „infallibilità“ si deve andare molto cauti. Solo Dio è infallibile. E per il papa vale solo e nei limiti precisi dell’ex cathedra, non quando parla in un’intervista ad un giornale…

Abba nostro…

(Dopo aver letto la versione di Banfi) In primo luogo chiedo a Dio di benedire Papa Francesco il Grande, che ha festeggiato ieri il suo dodicesimo „compleanno papale“! Francesco significa per la profezia della pace: „Se vuoi la pace prepara la pace“. „Se vuoi la pace prepara la guerra“ o la versione della guerrafondaia von der Leyen: „Pace attraverso la forza“, non so se sia la negazione di De Gasperi, ma certamente è la negazione di Francesco. Del politico italiano la versione scrive: L’Europa vuol fare guerra con i soldi degli Stati, ma non decidono i singoli Stati, decide la Ue. La difesa comune, nell’idea degasperiana, è il frutto di una politica estera comune: produce risparmi, frena la corsa agli armamenti, è nel quadro di una deterrenza globale. Non di un’aggressione a questo o quel singolo Stato. Nonostante la citazione fatta, l’Europa di Von der Leyen non è quella di Alcide De Gasperi.“ Io ho una grande stima per De Gasperi, anche se la sua decisione di vivere la deterrenza con una priorità degli USA di allora dovrebbe essere ripensata in tutte le sue conseguenze. Comunque ritorniamo a Francesco: chi non si impegna con lui sulla profezia della pace si impegna contro la pace! L’attacco di Lavrov alla EU di von der Leyen con la accusa di „mobilitazione totale“ (Jünger), espressa con in questo modo: “sta mobilitando tutti”, è giusta! Almeno di una cosa sono orgoglioso di vivere qui nella ex DDR: la maggioranza delle persone che mi stanno intorno è contro questa follia. Per quanto riguarda la profezia della pace non vale quello che ha detto il segretario della Cei Giuseppe Baturi, «Non abbiamo preso posizione {su delle manifestazioni in piazza previste in Italia): „c’è una libertà legittima delle nostre organizzazioni, associazioni e singoli fedeli. Alcuni hanno aderito, altri no: fa parte del legittimo pluralismo che la Chiesa riconosce alle parti politiche, quando riguardano cose non essenziali». La „profezia della pace“ è una cosa essenziale! Spero che almeno sul punto, di cui parla la versione, Meloni resista: „Giorgia Meloni non ha ancora deciso se sabato parteciperà alla nuova riunione dei “volenterosi” convocata dagli inglesi. Scrive il Corriere: «Se al vertice si parlerà di eserciti da mandare in Ucraina per azioni a difesa di Kiev, non ci sarà alcun bisogno di partecipare. L’Italia, fanno notare, è stata netta: nessuna operazione che coinvolga nostri soldati è ipotizzabile, lo sarà eventualmente solo in ambito Onu con un mandato di peacekeeping, prospettiva ancora tutta da costruire»“. Da noi Merz, ma anche Söder significano: guerra, guerra, guerra nel senso della von der Leyen. Il „C“ della CDU e CSU non significa proprio nulla! 

(Dopo) Nel suo commento alla parabola di Lc 15, 11-32 Ferdinand Ulrich sottolinea un aspetto, che anch’io più volte ho ripreso con i miei ragazzi/e e che anche le quindicenni e i quindicenni riescono a comprendere molto bene e che il padre Maffei mette giustamente in risalto: all’inizio si della parabola si parla di un uomo, non di un padre che aveva due figli (Maffei, 37-38); c’è una grande differenza tra l’aver un figlio ed essere un padre. Per aver un figlio  basta essere capaci a compiere l’atto sessuale al momento giusto. Nella parabola il figlio che se ne va che usa la parola: padre: padre dammi la mia parte di eredità. E si diventa padre non solo quando è in gioco „l’unicità ed intimità personale“  (38), ma quando si è disposti a lasciar andare il figlio; Ulrich me lo diceva già in riferimento alla mia piccola Johanna e alle sue piccole ribellioni: deve imparare a lasciarla andare! Un’intimità del distacco! Solo così si ama! Chi non è disposto a lasciar andare, non ama! Non è padre e non è madre. Maria deve imparare già con il dodicenne Gesù, questo mistero del lasciar andare, dell’amore come lasciar andare. Il Figlio trinitario è a casa dal Padre, e lo pensa come Padre, non come uno che ha un certo potere (per esempio di darmi un capretto per festeggiare), ma è allo stesso tempo Colui che è andato lontano per diventare il „primogenito di molti fratelli“, lontani dal Padre e che da Lui vengono riportati al Padre, anche grazie alla mediazione della Theotokos. Questa mediazione mariana è del tutto nel segno del lasciar andare, del lasciar salire (sulla Croce) e del lasciar discendere (nell’inferno). 

(Dopo) Scrive in un articolo del gennaio di quest’anno l’economista Riccardo Fallico in „Pluralia“:  „Se, quindi, le prime due economie dell’Unione Europea {Francia e Germania} stanno mostrando una fragilità economica e finanziaria, di gran lunga superiore a quanto si potesse immaginare fino a poco tempo fa, quali sono le prospettive di sviluppo, non solo economico, per i Paesi europei se il presidente Trump dovesse decidere di imporre un sistema di tariffe, che li obblighi a importare petrolio e gas naturale dagli Stati Uniti? Tanto la scelta di vedersi tagliare le proprie entrate, considerato il rischio di una limitazione del proprio export verso gli Stati Uniti, primo partner commerciale, quanto un ulteriore incremento dell’inflazione, a causa dei maggiori costi dell’import energetico, sono, potenzialmente, le cause che porterebbero ad un peggioramento, nel medio termine, delle economie e dei bilanci statali dei Paesi europei, costretti a supplire o alla mancanza degli introiti commerciali o all’aumento dei costi di produzione e, più in generale, dei prezzi al consumo.“ // Ovviamente mi chiedo se non ci sia una connessione tra l’atteggiamento guerrafondaio della Francia e della Germania (anche nella versione Merz) con questa fragilità economica descritta dall’economista italiano e se la „mobilitazione totale“ guerriera non sia un modo per „supplire“ a questa crisi! 

(Wetterzeube, il 12.3.25) Grande articolo di Giuseppe Reguzzoni nel Sussidiario, da cui riprendo due frasi, ma che in vero deve essere letto attentamente nella sua interezza: „Era il tempo che precedeva di poco la caduta del muro e Vera Sandberg {una giornalista della ex DDR} nel suo articolo-testimonianza ricorda e sottolinea di aver mantenuto anche successivamente quello sguardo critico sulle “libertà” occidentali, trovandosi oggi a constatare delle analogie con quel periodo storico. Il grande alleato – allora l’URSS di Gorbaciov, adesso l’America di Trump – sta cambiando cavallo e non si riesce più a riconoscerlo, forse perché lo si è sempre seguito con un’obbedienza cieca, ideologica. E precisa: “Quando mi trovo davanti alle uscite di Vance e di Musk, percepisco la confusione e l’euforia che Gorbaciov aveva suscitato a quell’epoca…E allora vale la pena di ricordare che la svolta sull’Ucraina (perché è proprio questa che sembra dar fastidio), e sulla narrazione che ci viene imbandita da tre anni, era già stata anticipata dall’ormai celebre affermazione di papa Francesco sulla Nato che è andata ad abbaiare nel cortile di casa della Russia. Papa Francesco per questo fu accusato di essere “putiniano” (così come Benedetto XV fu accusato di essere “disfattista austriacante”, quando denunciò “l’inutile strage” della Grande Guerra) ed è rimasto ad oggi inascoltato, perché è tipico dell’opinione dominante demonizzare gli inviti a pensare autonomamente. Reggerà la NATO così com’è? Reggerà l’UE così com’è? Meglio ancora: è utile e necessario che reggano così come sono? E se tornasse invece ad affacciarsi l’obliata visione di un’Europa a due polmoni, quella che Giovanni Paolo II – non a caso citato da Vance a Monaco – indicava come il programma per il terzo millennio?”“. // Nella mia lettura quaresimale del profeta Ezechiele sono arrivato al capitolo 26, nel quale si parla di Tiro, che era una potenza commerciale, ma che viene castigata da Dio per aver oltraggiato Gerusalemme. Ad un certo punto il profeta scrive: „Io mando da settentrione contro Tiro Nabucodònosor, re di Babilonia, il re dei re, con cavalli, carri e cavalieri, e una folla, un popolo immenso“. Quella folla che solo un impero può avere, un impero con il suo „re dei re“ che in qualche modo fa giustizia per Gerusalemme. È chiaro che non si può leggere un testo biblico nella modalità della „teologia politica“, ma è anche chiaro che esso non è solo „astrazione spirituale“, ma una „domanda“ ed anche un’affermazione. Il profeta sa che nella storia vi sono stati sempre imperi e che non si può ignorare la loro volontà  e qualora un certo imperatore non avesse i fini della profezia della pace, rimane per lo meno quello che Giuseppe scrive sull’eterogenesi dei fini. Certamente il fine di Nabucodònosor non era di vendicare Gerusalemme. 

Anche sta notte un sogno nel quale cerco di elaborare il mio scontro, vero o supposto, con il vice rettore, che sta per per la „legge“, nella gestione della scuola, mentre io cerco di muovermi in modo libero; a parte tutti i dettagli, comunque il sogno è stato brevissimo ed interrotto, rimane il fatto che anche nel sogno dovevo concedere che mi lasciano agire abbastanza liberamente; quando nel sogno gli ho rimproverato ingiustamente che vogliono (!) sempre che segua letteralmente la legge, ha alzato le sopracciglia per dire che non è vero…ed aveva ragione…

Abba nostro…

Ritorno all’intervista di Greenwald a Putin. Il giornalista americano pone direttamente la questione dell’opposizione a Putin nella Russia stessa e che Dugin presenta ad un livello di „volontà generale“ nel senso di Rousseau, non di gruppi, questa volontà generale preme sul presidente, che è però sostenuto da una maggioranza di persone secondo Dugin. Vediamo se ho capito bene: „Non credo si tratti tanto di pressioni politiche da parte di gruppi politici concreti, quanto piuttosto dell'opinione generale, di un certo stato d'animo della gente al fronte, della gente qui nel paese. Quindi, il patriottismo è ora una sorta di posizione comune della maggioranza assoluta dei russi. E il patriottismo è sociologico, culturale, ideologico… Psicologico… E questo crea molta più pressione su Putin rispetto a qualsiasi fazione intorno a lui. E ciò che è interessante è che ci sono persone che sono in sintonia con questo patriottismo e vicine a Putin, ma non sono ancora la maggioranza assoluta. I molti rappresentanti dell'élite di Putin credono ancora nella fine del conflitto e nel ripristino delle relazioni prebelliche con l'Occidente. Quindi, hanno accettato questa linea patriottica di Putin e di una maggioranza della popolazione, ma hanno ancora dei ripensamenti. E credo che stiano facendo pressione su Putin per fermare la guerra il prima possibile. Quindi, la pressione su Putin non viene dalla parte dei pro-guerra…“per conquistare tutta l’Ucraina“ (Greenwald).Alexander Dugin: Sì, sì, sì. Ma per fermarla immediatamente. Fermarla in qualsiasi modo e accettare qualsiasi suggerimento. Li chiamo la sesta colonna. C'è una quinta colonna. Quinta colonna, sono liberali, filo-occidentali, che protestano apertamente e hanno protestato contro Putin. Ora sono per lo più fuori dalla Russia. Se sono qui, non si fanno vedere perché è finita con loro. Quindi, la quinta colonna non esiste qui come pubblico…“. G. Greenwald: „Questo perché sono stati repressi o imprigionati o semplicemente cacciati a causa dell'opinione pubblica o di una combinazione di entrambi?“ Alexander Dugin: „Una combinazione di entrambe le cose. Non troppo repressi e disprezzati dalla maggioranza della popolazione, ma non fino al momento di picchiarli, colpirli, aggredirli. Quindi, hanno preferito scappare prima che iniziasse la vera repressione, secondo loro. Quindi, sono fuggiti dal paese. Quindi, non potevamo sapere se ci sarebbe stata repressione o meno, grave o meno grave, perché sono fuori. Ma c'è una sesta colonna. Quindi ci sono liberali, rappresentanti degli anni '90, dell'era Eltsin, oligarchi, alcuni burocrati che odiano davvero il patriottismo, che odiano la sovranità del nostro popolo. Hanno avuto una vita molto bella durante questi buoni rapporti con l'Occidente e mantengono ancora lo stesso umore, lo stesso atteggiamento. Ma, nonostante la ribellione contro Putin, preferiscono stare dalla sua parte. E loro…“. G. Greenwald: „Perché in questo modo mantengono la loro influenza, ma non condividono realmente le visioni.“ Alexander Dugin: „Sì. Sesta colonna, quindi. Ora sono sostenitori di Putin, ma sognano di fermare la guerra e tornare al periodo prebellico. Quindi quella era, credo, una situazione molto interessante. Sono potenti. Cercano di influenzare Putin. Cercano di fare pressione su di lui. E fanno parte di questa rete globalista. Forse sono stati pagati dall'USAID perché ora è stato reso noto che l'USAID ha contribuito a scrivere una costituzione russa. All'inizio degli anni '90 vivevamo sotto il prodotto dell'USAID e molte altre norme e leggi.Quindi, noi, la Russia, facevamo parte di questa rete e le persone di questa rete pagata dall'USAID a diversi livelli, ora molti di loro fanno parte di persone vicine alla nostra élite, vicine a Putin. Quindi non sono stati epurati perché Putin è molto, molto mite, a dire il vero, molto, molto gentile. Preferisce convincere qualcuno piuttosto che licenziarlo o punirlo. Quindi è molto, molto umanista. E ha conservato quasi tutto il nucleo di questa élite liberale filo-occidentale. Solo i più radicali sono stati licenziati o messi fuori. Ma questo è il vero pericolo, perché la mentalità di questa sesta colonna liberale è molto più simile a quella di Schultz, Macron, Stammer e non a quella di Trump. Quindi, ora vogliono, sono in una posizione molto scomoda, vogliono la pace con l'Occidente, ma non amano assolutamente Trump. Perché in Trump vedono forse il loro destino, la loro rovina. Se Putin iniziasse qualcosa come il Doge russo, sarebbero i primi a soffrirne perché sono corrotti, sono traditori, non sono, in alcun modo, patrioti, odiano e disprezzano davvero il popolo russo, sono questa sesta colonna.“ // Ovviamente questo non corrisponde all’idea di Putin „lupo“ che abbiamo noi; ovviamente si dovrebbe riflettere anche sulla figura di una persone come A.Navalny, della quale per ora non si è parlato, sebbene Greenwald sia molto esplicito nel porre anche domande scomode. E Dugin formula anche una critica di Putin stesso: va troppo lento nelle riforme contro la corruzione, dovrebbe agire più radicalmente come Trump.  // Il filosofo russo ritiene che Trump stia facendo sul serio con il superamento di certe élite (con il superamento del deep state), molto di più di quanto faccia Putin e nomina alcuni dei nomi che ritiene sarebbero necessarie in Russia: „Abbiamo bisogno di persone come Tulsi Gabbard, Kash Patel, Pete Hegseth, Robert Kennedy e altri eroi della nuova rivoluzione di Trump qui, perché abbiamo molti, molti punti in comune. La burocrazia, l'enorme corruzione a tutti i livelli della società russa e il tradimento degli interessi russi a favore degli interessi di altri paesi o gruppi. Quindi siamo in una posizione molto simile e qui abbiamo bisogno della rivoluzione di Trump e di un'azione contro lo stato russo e le élite politiche per epurare questo sistema.“ (Dugin). // Una delle frasi che più si sono sentite dire in questi tre anni e si sentono dire è che l’Ucraina è uno stato per sé e che la Russia non avrebbe alcun diritto ad aggredirla. Interessante è vedere questo tema -Ucraina - a partire dalla Russia e questo è in fondo il senso più profondo dell’intervista di Greenwald. Ascoltiamo la prospettiva di Dugin a partire dalla caduta dell’Unione Sovietica e dal tentativo americano, confermato anche dal prof. Sachse, di diventare l’unico impero del mondo: „La società russa. Sì. Il popolo russo. Quella era la società russa. Sì, il popolo russo. Quella era una sorta di chiara e ostile ingerenza del potere che odiava davvero la Russia. Quindi abbiamo aggiunto l'ideologia, il globalismo del risveglio, il liberalismo che contraddiceva i nostri valori tradizionali e l'azione sulle azioni dell'Occidente, dell'Occidente collettivo, a livello geopolitico. Quindi quella era il tipo di combinazione tra ostilità ideologica e ostilità geopolitica. E abbiamo visto, abbiamo interpretato questo come la creazione di un'artificiale anti-Russia in Ucraina, perché gli ucraini sono parte dello stesso popolo, della stessa chiesa, e una parte di noi è stata tagliata e trasformata in modo artificiale da una sorta di… qualcosa di radicalmente diverso allineato a noi in assoluta contraddizione. Quindi è stata creata un'identità artificiale con un grande nazionalismo razzista e anti-russo, sostenuta dai globalisti, dai liberali e da tutti i paesi, a partire dagli Stati Uniti fino all'Unione Europea… A partire da quel momento, sempre di più, alcuni leader europei erano un po' riluttanti a promuovere questa aggressione, ma questa volta gli Stati Uniti (l'amministrazione Obama, Nuland, altri globalisti, i democratici) hanno spinto questa agenda contro i leader europei al fine di intensificare le relazioni tra Russia e Ucraina. Dopo di che, gli altri leader europei hanno seguito questa tendenza, sono stati coinvolti sempre di più nella russofobia e ora, paradossalmente, la regione di ostilità, l'odio verso la Russia e il maggior sostegno all'Ucraina non proviene dagli Stati Uniti, ma dall'Unione Europea…L'Ucraina, nella storia, non è mai esistita. Tutto è iniziato con il crollo dell'Unione Sovietica e i confini non erano basati sull'esperienza etnica, geopolitica e storica. Prima era solo una provincia amministrativa dell'Impero zarista e poi dell'Unione Sovietica, a nessuno importava quali gruppi etnici o religiosi vivessero lì. Poiché facevano parte dello stesso spazio politico e amministrativo, dello stesso stato, e quella era solo la provincia. Quindi nessuno ha risolto il problema dell'appartenenza a questo o quell'altro gruppo etnico. Erano considerati parte dello stesso mondo russo, dello stesso popolo russo. Il crollo dell'Unione Sovietica è stato causato dai confini amministrativi delle entità che non erano mai esistite politicamente prima… L'Ucraina non esisteva come stato… Era un po' come il Nebraska o lo Utah. Quindi, si potrebbe dire che è uno stato, ma non è lo stato nazionale, uno stato nazionale sovrano. Era solo una provincia con una minima autonomia. Quindi era solo una parte dello stato unitario e il crollo dell'Unione Sovietica ha dato a questa entità artificiale lo status di sovranità perché i primi leader, gli Eltsin, credevano che saremmo stati amici perché apparteniamo alla stessa civiltà. E non è stato così. Quindi, quando abbiamo notato, quando abbiamo capito che c'era un movimento politico antirusso, sostenuto dall'Occidente, già negli anni '90, ma negli anni '90 nessuno ha reagito adeguatamente contro le minacce e le sfide dell'Occidente. Ma con Putin abbiamo iniziato a prendere in considerazione questi processi in Ucraina. Abbiamo cercato di convincerli a stare con noi, abbiamo sostenuto i candidati dell'Ucraina orientale, abbiamo cercato di convincere gli oligarchi e l'élite politica ed economica a trattare con noi, non vietando loro di trattare con l'Europa o con gli Stati Uniti, ma conservando un certo equilibrio, un equilibrio naturale, la neutralità, alcune relazioni amichevoli con noi. Relazioni amichevoli con l'UE, ma entro certi limiti. Tutti i presidenti dell'Ucraina, compreso Viktor Yushchenko, che era molto, molto filo-occidentale, accettavano questo equilibrio. Quindi, un presidente più filo-russo, l'altro filo-occidentale, filo-russo, filo-occidentale, ma non radicalmente ostile alla Russia. E il colpo di stato a Maidan è stato proprio per distruggere questo equilibrio. Quella è stata deliberatamente la mossa per mettere al potere i circoli nazionalisti radicali, provocare la reazione russa in Crimea e altrove, e dividere, separare l'Ucraina dalla Russia, compresa la parte orientale che originariamente, all'inizio, era quasi assolutamente a favore della Russia, ma sotto la propaganda, la demonizzazione, i suggerimenti occidentali che si sono trasformati in un disastro sanguinoso.Quindi, questa ideologia anti-russa ha conquistato la società ucraina e hanno iniziato a odiare la propria storia, la propria religione, pensando che l'Occidente sia il paradiso e la Russia l'inferno. E loro erano russi che vorrebbero fuggire dal cosiddetto inferno russo che non è mai esistito…“ (Dugin).// Il mio primo approccio al Maidan è stato attraverso la lettura che ne ha fatto un pastore luterano che era a Kiev in quel tempo; lui argomentava in modo molto violentemente nazionalista-ucraino, e chi faceva obiezioni veniva insultato. Un po’ alla volta ho pensato che fosse anche una tendenza propria al luteranesimo insistere così fortemente sul nazionalismo ucraino, che se ha ragione Dugin sembra essere un’invenzione del liberalismo globalista. Anche nel Movimento di CL cercai di far comprendere la narrazione che avevo imparato da Aaron Maté e ultimamente dal Prof Jeffrey Sachse, ma anche in quel contesto sono stato solo quasi insultato,  non sembra essere il luteranesimo, ma una certa interpretazione  della storia pseudo cristiana che si sa esprimere solo con un sentimento anti russo e che insulta ogni altra narrazione. Ovviamente sarebbe necessario sentire anche la narrazione ucraina, di quello che dice Dugin su quel paese, ma genuinamente ucraina, non globalista…Nel mio piccolo l’ho ascoltata dando per un anno lezioni di tedesco ad un giovane ucraino molto convinto della propria posizione ucraina…



(Wetterzeube, l’11.3.25) Nella parte più lunga del sonno, che attualmente dura per me quasi quattro ore, ho sognato che Konstanze ed io eravamo intenti a comprare  una nuova casa - in vero la nostra qui ci piace tantissimo  - , ne avevamo trovata una molto bella, situata bene da un lato, ma dall’altro dava su un paesaggio ferroviario massiccio e certamente non silenzioso, sebbene il muoversi dei treni fosse regolato dalla legge; quando abbiamo detto al padrone che non eravamo interessati all’acquisto si è messo a piangere; gli abbiamo consigliato di essere, nell’annuncio della casa, onesto e di scrivere subito che la stanza da letto da sulla ferrovia, forse ci saranno persone con l’acufene che saranno grati di non avere una stanza da letto del tutto sommersa nel silenzio; la nostra strategia di vendita ha avuto successo e il padrone della casa ci ha detto che aveva più persone interessate a comprare la sua casa, proprio per la stanza da letta non silenziosa. Risvegliandomi, apro sempre  a finestra per arieggiare la stanza ed ho sentito, più o meno verso le cinque del mattino, il canto soave dell’usignolo, forse tra i suoni più belli nella natura, paragonabile con il suono dolce dell’acqua che si muove in un ruscello e per me con l’acufene un vero e proprio suono alternativo…

Quando commento un libro o un articolo mi accorgo spesso di dimenticare una frase che mi era piaciuta molto, ma che ho lasciato senza alcun commento, per esempio ieri nel saggio di Servais su Ulrich, questa: „…non si può separare il portare frutto dall’essere fecondo e che l’agire si svolge nel non-fare“ (Maffei, 95). C’è una fecondità che non ha nulla a che fare con il „fare“, che viene ricevuta, anche lo scrivere il diario non è un fare, come leggere un testo che porterà frutti molto dopo che lo abbiamo letto. O un’azione gratuita, una preghiera per qualcuno. // Per quanto riguarda il collegamento che fa Alexander Dugin, tra legittimazione e vittoria, nel caso concreto del padre di una nazione legittimato da una vittoria, devo dire che l’amore del Padre è glorificato sulla Croce, non con una vittoria e la Risurrezione stessa per quanto reale non è una vittoria „mondana“; comunque è anche vero che il filosofo russo, che si presenta come cristiano, è spesso molto realista, per esempio nell’ammettere che la Russia al momento non avrebbe per nulla la capacità di fare quello che i falchi nell’EU temono. 

Giustamente Servais vede nella „teologia“ di Ulrich un legame fraterno profondo con von Balthasar, maestro, amico ed editore di Ulrich (Servais  in Maffei, 96). In questa teologia trinitaria vi è quello che ho compreso di più profondo del mistero di Dio, un mistero che può essere avvicinato solamente con un atteggiamento di preghiera, che Ulrich chiama „atto creaturale fondamentale“, ma forse anche semplicemente „elementare“. Cosa accade nella preghiera? E perché essa interessa al filosofo? Il filosofo cristiano sa che il suo pensiero non è un „fare“, ma un „ricevere“, un „accettare di aver concepito“. Concepito da chi? Da Colui che dona l’essere in modo gratuito e quindi in una reale „unità fra dono e donatore“; nel donare l’essere finito Dio si dona realmente, ma allo stesso tempo donatore e dono si separano! Per fare un esempio quotidiano: quando regalo una rosa, mi separo da essa. Il donatore né si mischia né viene ingoiato dal dono. Per comprendere questa dimensione filosofica dell’unità e della separazione, si deve giungere fino al mistero kenotico presente nella Trinità stessa: „le differenze creaturali vengono fondate e illuminate per mezzo della differenza reale tra le Persone“ (Servais, 95). Il Padre si dona del tutto al Figlio, si annulla nel Figlio, ma non sto parlando, come ho spiegato nella mia introduzione al libro di Maffei, nel quale si trova anche il saggio di Servais, del nulla nichilista, ma di quello dell’amore. Il Figlio procede dal Padre, perché il Padre si dona totalmente al Figlio, senza mischiarsi con esso e senza separarsi da esso, come viene testimoniato dallo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio, con la stessa radicalità. In quanto sto dicendo vi è una dissonanza perché da un parte parlo di separazione (quella che vediamo in atto quando il Figlio diventa uomo), ma dall’altro non vi è alcuna separazione, perché mai il Figlio ha smesso di essere Dio, anche  nell’abbandono più radicale. Ma forse il mistero dell’unità non mischiata lo vediamo piuttosto nel rapporto tra le due nature di Cristo… Non credo che a livello trinitario ed ontologico si possa superare la dissonanza, se non in un „ritmo puro“ che rischia di cancellare sia la dimensione teodrammatica, sia quella di radicale finitizzazione che il Figlio vive incarnandosi, salendo sulla Croce e e scendendo all’inferno, nella dimensione della giustizia del Padre. Ma questa dimensione dell’abbandonarsi radicale il Figlio l’ha vista in atto nella generazione (non creazione) del Padre come dono radicale di sé: il Padre non è mai stato non-Padre. Nella donazione dell’essere come amore gratuito abbiamo a che fare con una similitudo di questa bontà divina radicale (Tommaso, Ulrich). Tutto questo non può essere tradotto in una „teologia politica“, ma certamente in una „politica teologica“, come ho cercato di far vedere qui sopra nel diario in dialogo con Alexander Dugin.

La prognosi del Santo Padre non è più riservata! Deo gratias et Mariae! 

PS Sono completamente d’accordo con il Santo Padre e la piccola Teresa: la nostra unica speranza è la fiducia che Egli ci prenda per mano, se no, non abbiamo alcuna possibilità di salvarci (cf. Dilexit nos, 133-142); non ho la più pallida idea di come superare le mie debolezze, neppure so identificare bene i miei peccati; spero solo che Egli, in forza della fiducia che ho nel suo cuore, non mi lasci da solo.

Abba nostro…

(Dopo)

Dalla versione odierna di Banfi: „«Guardiamo con attenzione e speranza al possibile dialogo tra Ucraina e Russia, mentre auspichiamo che questo possa segnare una nuova stagione per tutti quei Paesi - tra cui Stati Uniti, Europa e Cina - che, a vario titolo, sono coinvolti nella ricerca della pace. Finalmente si muovono passi per la pace!». Sono parole del cardinal Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale italiana. Controcorrente rispetto ai tamburi di guerra, coerente con l’appello continuo di papa Francesco, che ha sempre invocato dialogo e diplomazia, condannando i mercanti di morte. Zuppi non ha mai citato esplicitamente il piano ReArm Eu di Ursula von der Leyen ma ha indirettamente incoraggiato il governo Meloni a proseguire nella strada della concertazione con tutti. È chiaro e secco il suo no alla logica delle armi (…). Oggi il Manifesto pubblica il rapporto Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) diffuso ieri, sulla spesa militare che sottolinea il boom degli acquisti bellici europei. L’importazione di armi da parte dei Paesi europei è più che raddoppiata dal 2020 al 2024 rispetto ai precedenti cinque anni, e quasi due terzi provengono dagli Usa: il 64%, contro il 52% del quinquennio precedente. Non credo esista un solo sondaggio in Italia e in Europa che vede i cittadini Ue dare il consenso in maggioranza a queste folli spese. Per quale Europa si vuole manifestare? Per quella delle armi, nel senso dei soldati europei spediti al fronte, chiesti da Macron? O quella che, senza voler attaccare nessuno, cerca una sua difesa comune, autonoma rispetto agli Usa e alla Nato, secondo il sogno degasperiano? Sicuramente quando Matteo Zuppi cita la Camaldoli europea ha in mente quella Europa dai “due polmoni” che non ha certo come obiettivo di conquistare militarmente Mosca…Su Vita.it c’è un interessante articolo di Marianella Sclavi, esperta dei processi di ricostruzione e gestione creativa dei conflitti, che invita ad «un profondo e umile impegno a vedere gli avvenimenti non alla luce delle colpe altrui, ma a partire dalle nostre responsabilità» e torna a proporre, accanto ad un progetto serio di difesa comune europea, l’istituzione di quei “Corpi civili di pace europei” proposti da Alex Langer, non a caso dopo il genocidio dei Balcani. Se davvero si vuole una pace giusta e duratura per l’Ucraina, l’interposizione pacifica, e non solo la deterrenza militare, potrebbe essere la cifra specifica del comportamento europeo.“ (Alessandro Banfi)  // Sono completamente d’accordo con il cardinal Zuppi; ho una sua foto nella stanza e spesso gli faccio un segno della croce sulla fronte. Sono del tutto d’accordo con ogni singola parola.

Riprendo, quasi per intero, anche un articolo di Michele Brignone in Oasis sulla crisi siriana: „Secondo la maggior parte dei media, a innescare le violenze sarebbero stati proprio dei fedeli del vecchio regime, che nel pomeriggio del 6 marzo hanno ucciso 16 membri delle forze governative in un’imboscata nella provincia di Lattakia. A quel punto, come scrive oggi Le Monde, l’attuale presidente Ahmad al-Sharaa «è caduto nella trappola che gli è stata tesa»: il 7 marzo è intervenuto in televisione per intimare ai lealisti di Assad di cessare ogni ostilità contro il nuovo governo, affermando tuttavia che le forze di sicurezza non avrebbero ammesso risposte «esagerate», ma è stato scavalcato «dalle fazioni islamiste radicali sue alleate e dai partigiani sunniti che hanno risposto al suo appello alla mobilitazione generale […]. Jihadisti stranieri, fazioni armate e milizie sunnite aizzate dai discorsi incendiari di predicatori salafiti hanno dato libero corso al loro odio contro la minoranza alawita». Ne è risultata una caccia all’uomo, con combattenti armati che «irrompevano nelle case uccidendone gli occupanti e saccheggiando quello che vi trovavano», come ha riferito al Washington Post un residente della zona interessata dalle violenze. L’8 marzo, rivolgendosi alla nazione, Sharaa ha annunciato la costituzione di una commissione indipendente incaricata di indagare le responsabilità dell’accaduto, mentre il ministero dell’Interno ha parlato dell’azione di «gruppi militari indisciplinati». A contestare questa ricostruzione è l’esperto di Siria Fabrice Balanche, il quale ha detto al Figaro e scritto sul suo blog che la persecuzione anti-alawita andava avanti da tempo e si è intensificata il 4 marzo, quando miliziani di Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), il gruppo guidato dall’attuale presidente siriano, ha attaccato nella provincia di Lattakia dopo che alcuni suoi uomini erano stati uccisi vicino a Daatour, un quartiere popolare alawita della città costiera. Anche il quotidiano emiratino in lingua inglese The National riferiva il 5 marzo degli scontri di Daatour da cui è partita  l’escalation. Secondo il bilancio provvisorio fornito dall’Osservatorio Siriano per i Diritti dell’Uomo, citato in questi giorni da molti media, sarebbero 973 i civili uccisi (tra cui anche dei cristiani), a cui si aggiungono 231 morti tra le forze di sicurezza siriane e 250 vittime tra i combattenti alawiti affiliati al vecchio regime. Balanche sostiene che le forze del nuovo regime non hanno preso parte alle violenze non perché ne fossero veramente estranee, ma per «non essere considerate direttamente responsabili». Esse avrebbero in ogni caso permesso «ad altri gruppi jihadisti e islamisti di agire». Per questo, conclude lo studioso francese, «è ora di smetterla di sottovalutare la colpevolezza di al-Sharaa e di HTS. Questa operazione è stata infatti accuratamente pianificata da Damasco. Da tre mesi gli alawiti sono il bersaglio di omicidi non rivendicati e sono ritenuti responsabili di tutti i mali del Paese. In Siria si è insediata una repubblica islamica. Per la popolazione sarà spaventosa tanto quanto il regime di Assad». A prescindere dalla ricostruzione che se ne può fare, è evidente che la mattanza non è un fulmine a ciel sereno. Negli ultimi due mesi diversi osservatori avevano segnalato che la “luna di miele” con il Presidente Ahmad al-Sharaa, osannato da molti come il liberatore della Siria, era finita. Conclusasi la fase dell’euforia per la caduta del regime di Assad, era arrivato il momento della prova del governo e delle scelte difficili. Intervistato dal quotidiano libanese L’Orient-Le Jour qualche giorno prima dei fatti, Mons. Jacques Mourad, cofondatore con padre Paolo Dall’Oglio del monastero di Mar Musa e da due anni vescovo siro-cattolico di Homs, ha parlato di un «clima teso» e di una popolazione impaurita come ai tempi dell’ISIS a causa «delle violenze in corso e della paralisi completa delle istituzioni». Per spiegare il precipitare della situazione, Mons. Mourad ha menzionato un fatto avvenuto alla fine del 2024, più di due mesi prima del massacro degli ultimi giorni: «Il 25 dicembre, ho visto manifestare dei giovani alawiti e, appena cinque minuti dopo, sono arrivate delle automobili con dei miliziani di Hay’at Tahrir al-Sham che hanno sparato in aria per disperdere la folla. Allora mi sono detto che saremmo andati verso il peggio. Ahmad al-Sharaa avevo promesso ai siriani che si sarebbe aperta una nuova pagina, ma è accaduto il contrario».Un editoriale dello stesso quotidiano, a firma del caporedattore Anthony Samrani, colloca la carneficina nel quadro più ampio delle dinamiche mediorientali: «l’odio confessionale è il veleno più mortale della regione. Ha raggiunto dei picchi in Iraq e in Siria nel corso dell’ultimo decennio. Gli uni massacrano gli altri. Poi gli altri fanno lo stesso per vendicarsi. La rivoluzione siriana ha compiuto l’impossibile e l’impensabile lo scorso dicembre impossessandosi del potere senza passare per un bagno di sangue. Era questa la principale eredità e impresa del nuovo potere. Ed è andata in fumo in qualche giorno».È la fine delle speranze suscitate dalla fine di Assad? Samrani riconosce la responsabilità dell’attuale amministrazione, ma a differenza di Balanche evidenzia anche la discontinuità con il regime precedente: al posto di Sharaa, «Bashar al-Assad avrebbe invitato a uccidere tutti i “terroristi” – un termine impiegato per designare tutti coloro che rifiutano di tacere – e avrebbe negato tutti i crimini commessi dai propri uomini. Ahmad al-Sharaa non è il nuovo Bashar al-Assad. Ma aveva la responsabilità di fare il possibile affinché nessun civile siriano fosse più massacrato». In ogni caso, scrive il giornalista libanese, oggi non ci sono alternative all’ex-jihadista: «Qualunque cosa si pensi dell’uomo e del suo progetto, egli incarna oggi la sola speranza che il Paese non ricada nella guerra civile. Il solo a essere capace di domare gli insorti e di giudicare i criminali. A rischio di perdere il potere e di lasciarci la pelle. O, se rifiuta, di seppellire a sua volta la rivoluzione siriana» (Michele Brignone).  Caro Michele, Sto leggendo e riflettendo sul grande lavoro di Matthias Kopp sull’Irak (mille pagine) e confermo che «l’odio confessionale è il veleno più mortale della regione.“ Vale sia per l’Irak che per la Siria, credo. Comunque da sempre la Chiesa è presente con un messaggio di pace ed ecumenico (quasi sempre) in questo disastro. Molto interessante cosa scrive il successore di Padre Paolo, Mons. Jacques Mourad. Grazie per questo articolo.

Non so se Michele abbia ragione nel dire ce non vi è un altra persona a parte Ahmad al-Sharaa per governare la Siria al momento, ma gli sono molto grato per questo modo preciso di consultare e riferire le molteplici letture degli avvenimenti.

(Pomeriggio) Nella seconda versione del „cuore avventuroso“ Jünger parla di „ricordi vivi“ che non giungono a noi con un lavoro della coscienza in tensione, piuttosto arrivano a noi con una certa leggerezza, fanno parte di questi ricordi anche „incontri erotici“ ed in modo particolare quelli „nello spazio anarchico“ (209). Durante la guerra Jünger incontrò una ragazza, che voleva sedurre, ma questa se ne va e poi ritorna, di sua spontanea volontà, e comincia a spogliarsi fino alla nudità, gli si avvicina nuda e si guardano a lungo con un’attenzione nemica - questo probabilmente ha a che fare con il contesto della guerra tra tedeschi e francesi. Io non credo che per un tipo di persone come me sia possibile superare completamente questo spazio anarchico dell’erotismo, anche se sono per grazia sempre rimasto fedele a Konstanze. Anche a me giungono dei ricordi, vissuti direttamente o frutto di un racconto, che influenzano la mia fantasia erotica anche oggi, anche se con l’età la forza erotica stessa diventa meno capace; mi ricordo quando a Torino, nel tempo universitario, ero insieme con una ragazza nel suo appartamento; lei andò al gabinetto e lasciò la porta aperta e così senti  e da lontano vidi che urinava; non so se fosse stato meglio se fossi andato dentro il gabinetto e avessi avuto un rapporto sessuale con lei; non lo feci, ma questo incontro è rimasto fino ad ora nella mia fantasia. Quando dico che l’unico modo di santificarsi sia la fiducia, penso anche a questo „spazio anarchico“, che non si supera con  degli sforzi, oppure si, ma solo compensando questa rinuncia con qualcosa d’altro a cui non siamo capaci di rinunciare e che ci sembra meno peccaminoso.  

(Sera) Che differenza c’è tra l’auto-creazione = auto-distruzione in Kirillow (Dostoevskij, Demoni, 6, II) e l’interazione tra auto-creazione e auto-distruzione in Schelling (cf. Franke, 90)? Da un certo punto di vista si tratta in entrambi i casi di una filosofia dell’identità, non dell’analogia. In Kirillow (Dostoevskij) è accentuata la distruzione, in Schelling il divenire. Il movimento di finitizzazione dell’essere in Ulrich è espressione di una filosofia dell’analogia, non dell’identità, per questo in Ulrich l’essere stesso è „semplice e completo“, mentre in Schelling è un divenire - in questo senso il giovane Schelling è un figlio dell’abate calabrese Gioacchino da Fiore, come ci ha insegnato de Lubac. Il punto nel quale vi è un contatto è forse il fatto che per entrambi (Schelling e Ulrich) l’essere è non sussistente; sussistenti sono solo le sostanze…

(Wetterzeube, il 10.3.25) „Figlio dell’uomo, ecco io ti tolgo all’improvviso  colei che è la delizia dei tuoi occhi: ma tu non fare il lamento, non piangere, non versare una lacrima. Sospira in silenzio…“ (Ez 24, 16-17); la morte della moglie simbolo di Gerusalemme perversa non è motivo di lutto, piuttosto di silenzio. In Gerusalemme coloro che non erano andati in esilio, penavano di essere meglio d coloro che erano stati condannati ad andarci. In forza di questa arroganza si „mischiano“, pur rimanendo in patria, con altri popoli e con i loro usi perversi. La malattia fulminea di Gerusalemme, nel simbolo della moglie, delizia agli occhi del profeta, di Ez 24 15-16 viene vista come liberazione. 

“A causa dei crescenti conflitti tra il governo di Baghdad e i curdi nel nord, i cristiani assiri si sono trovati ancora una volta tra due fuochi” (Matthias Kopp, 118) - questo scrive lo scrittore tedesco della situazione dei cristiani assiri negli anni 60 del secolo scorso. Quello che sta accadendo oggi in Siria, mutatis mutandis, corrisponde a questa grande sofferenza delle nostre sorelle e dei nostri fratelli cristiani nel Medio Oriente. Papa Francesco ne parla nel 2014: “Quanti nostri fratelli e sorelle soffrono quotidianamente la persecuzione! Pensando alla loro sofferenza, ci è facile andare oltre le distinzioni di rito o di confessione: in esse è il Corpo di Cristo che ancora oggi viene picchiato, ferito, umiliato”  (cf. Matthias Kopp, 121). Comunque secondo le mie fonte americane era chiaro da subito che i nuovi potenti in Siria non sarebbero stati motivo di speranza per nessuno! 

Se do della guerrafondaia alla von der Leyen, qui nel mio diario, sono per questo un radicalizzato di destra? Se preferisco Orban alla von der Leyen? Se prendo sul serio un video in X che mi ha mandato Adrian, nel quale un giovane signore, lui si di destra, amico di Martin Sellner, è in galera da mesi per un supposto atteggiamento di odio antidemocratico? O sono „radicalmente antidemocratici“ coloro che ha a priori considerano una stupidaggine o peggio il discorso di JD Vance a Monaco di Baviera? Coloro che partecipano a questo „folle“ (parola usata anche da Alessandro che certamente non è di destra) riarmo, che sempre di più è una „mobilitazione totale“? La speranza cristiana non è mai riducibile ad una sola speranza in e per questo mondo, per il qual motivo non può essere usata per sostenere una certa linea politica. Allo stesso tempo è legittimo avere più speranza in una versione politica che in un atra ed è questo il motivo che ritengo del tutto sbagliata la differenza proposta da Beltratti tra „pace giusta“ europea e „pace qualsiasi“ americana. La prima non è giusta, la seconda è piuttosto „realista“. 

Abba nostro…

(Dopo la lettura della versione odierna di Banfi) „Massimo Cacciari scrive sulla Stampa un articolo molto critico verso il riarmo Ue: «Se neppure le spese per il cosiddetto riarmo verranno decise e gestite unitariamente, se ognuno continuerà a sviluppare i propri personali sistemi, i propri carri armati, caccia, incrociatori e baionette, quale Arlecchino di esercito e di difesa comune ne uscirà? Basta per una politica autentica di difesa la decisione di aumentare la spesa per armi? È soltanto una questione di percentuali sul Pil e non di organizzazione e di strategia? La priorità è oggi finanziare la guerra e non sostenere salari e servizi? Armarsi è necessario? Evitiamo almeno, per favore, il rischio di bruciare risorse in ordine sparso a esclusivo vantaggio di chi le armi le produce e le vende».“ (Versione odierna). 

„Il presidente francese Emmanuel Macron, in piena eccitazione bellicista, vede a Parigi i ministri della Difesa Ue e domani coordina il primo vertice dei Capi di Stato Maggiore dei Paesi cosiddetti “volenterosi”, Italia compresa, che in sostanza sarebbero pronti ad intervenire con le truppe di terra in Ucraina. Ci saranno anche Canada e Australia.“ (Banfi, versione odierna). 

La nostra risposta, a parte la preghiera del Rosario, in famiglia e di mettere qualcuno dei nostri „piccolini“ davanti alla statua dell’arcangelo Michele. Oggi ci sono un pinguino, Karlchen; una mucca che ama la cioccolata, Amelie; un coniglietto, Oppel jr.; e la nostra piccola pecora, alla quale la mamma ha fatto una coperta con il lavoro a maglia, Hermelinchen.  

Ho letto un articolo di Lorenzo Lamperti in „Pluralia“ sullo „scudo di silicio“ che proteggerebbe Taiwan. Di tutto ciò non so nulla. Trump ha ottenuto che una fabbrica di Chip, da cui dipende il nostro sistema quotidiano e industriale, sarà costruita in Arizona; questo è motivo di entusiasmo da parte di chi pensa positivamente al programma di MAGA. „Un entusiasmo non esattamente condiviso da tutti i taiwanesi, che solo pochi giorni prima avevano assistito con sgomento all’incidente nello Studio Ovale tra lo stesso Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Dopo anni in cui Taiwan ha costruito la sua posizione nel mondo allineandosi agli Stati Uniti e collegando direttamente la sua situazione con quella dell’Ucraina, improvvisamente tante sicurezze sono venute meno. E a Taipei c’è chi inizia a temere di poter fare la stessa fine, abbandonati dal partner più importante e irrinunciabile per la propria difesa.“ (Lamberti). Non entro nello specifico del dibattito, perché sarebbe dilettantesco. Ma ovviamente mi sono chiesto quali sono gli equilibri tra una economia globalista che implica anche determinate garanzie di sicurezza in vari parti del mondo, in questo caso di Taiwan, e le giuste necessità di una concezione poliedrica dei potentati del mondo… 

(Dopo) Mi ha scritto l’organista. Caro Roberto, grazie per il tuo Servizio della Parola a Lusan. Ti sento sempre autentico, quindi non vedo l'ora di partecipare ad ogni funzione con te. Hai portato-con-te le persone nella tua fede. La lettera pastorale avrebbe potuto anche essere affissa. Ma Rosi Z. voleva che fosse letta. Per favore, non prendere troppo sul serio il suo comportamento, è sempre così. L'hai visto dal modo in cui tratta gli altri visitatori della chiesa. Auguro a te e alla tua famiglia una settimana benedetta. Michael.

Intervista di Greenwald a Dugin.  “Se c'è un sovrano che è un sovrano vivente è un buon sovrano, perché il cattivo sovrano è morto” (Machiavelli, citato da Dugin nell’intervista a Greenwald).- Anche se la frase deriva dal grande pensatore politico italiano, corrisponde più al modo di pensare ad un sovrano nell’est che al nostro occidentale, almeno per quello ho imparato dal „Nodo gordiano“ di Jünger. Nel procedere dell’intervista Greenwald pone direttamente la domanda:  „Quindi, come vede il vero obiettivo russo, l'obiettivo russo a lungo termine quando si tratta di Ucraina ed Europa orientale?“ Ecco la risposta di Dugin: „Penso che se consideriamo la reale capacità della Russia, della Russia moderna, di mettere sotto controllo l'Europa orientale, come è avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale, arriviamo immediatamente, dopo una seria considerazione, alla conclusione che è assolutamente impossibile. Forse era auspicabile. Forse ne saremmo entusiasti. Faremmo di tutto per realizzarlo per ragioni strategiche e storiche al fine di rafforzare la nostra sicurezza, ma è assolutamente fuori dalle nostre capacità e nessuno in Russia potrebbe dire che siamo in grado di farlo. Forse saremo obbligati a mettere in atto la necessità di combattere con l'Europa, con la NATO, e forse questa guerra darà alcuni risultati positivi. Ma è una possibilità molto, molto piccola… Inoltre, ora è molto difficile per noi stabilire il pieno controllo sull'Ucraina. E lo vediamo. Ma preferiremmo avere almeno un'Ucraina neutrale. Neutrale, non ostile, non amichevole, ma solo neutrale, come nel caso di Leonid Danylovyč Kučma e Wiktor Yanukovich, che lavoravano con l'Occidente, avevano buoni rapporti con noi. E lasceremmo l'Ucraina sola con la Crimea, con il Donbas? Non volevamo questo. Il nostro governo ha cercato di evitare un intervento militare. Questo è assolutamente chiaro. Ma quando abbiamo iniziato, potevamo usare un modo più potente per tenere l'Ucraina sotto il nostro controllo? E in questa guerra, vediamo un punto assolutamente certo. Prima di tutto, la NATO, come avete detto, non ha potuto sconfiggere la Russia. Quindi, l'obiettivo di “liberare la Crimea o la parte orientale dell'Ucraina”, è impossibile a livello di potenze. Quindi, siamo fermamente contrari a tutte le sanzioni, a tutte le armi della NATO fornite agli ucraini e continueremo così, forse avanzando fino alla fine, fino all'ultimo russo. Siamo molto decisi su questo. Ma allo stesso tempo, vediamo quanto sia difficile per noi avanzare. Quindi, ci accontenteremmo, almeno per ora, di mantenere questi territori, assicurandoci che l'Ucraina non diventi un membro a pieno titolo.“ (Dugin); Greenwald con grande professionalità incalza il suo interlocutore: „c'è uno scenario, secondo lei, in cui la Russia sarebbe disposta a restituire all'Ucraina una parte o tutta la terra che è arrivata ad occupare negli ultimi tre anni?“ La risposta di Dugin deve farci riflettere: „È assolutamente impossibile…Prima di tutto, abbiamo pagato un prezzo molto alto per questo e nessuno in Russia, nella società russa, nessun guerriero, nessuna persona che abbia perso i propri figli, i propri genitori, lo accetterebbe... Sì, perché quella è stata una grande guerra patriottica, che continua e Putin ha messo la sua autorità sulla bilancia per la vittoria. Quindi, senza vittoria, nessuna legittimità storica.“ Sulla questione della vittoria e su cosa essa sia, Dugin risponde in modo molto differenziato (grande vittoria, normale e piccola): „Dipende. Secondo me ci sono diverse scale. Quindi, potrebbe essere il controllo su tutta l’Ucraina. Putin, una figura non filo-russa ma neutrale al vertice smantellamento del potenziale militare e dell'ideologia nazista, russofobia, questo odio verso la Chiesa ortodossa russa, la lingua russa. Quindi sarebbe la vittoria massima. Se liberiamo quella che chiamiamo Novorossiya, il territorio che comprende quattro regioni che abbiamo già preso e…tutte le province orientali…Quindi, queste quattro province e le nuove quattro province intorno a Odessa, Kharkov, Nikolaev e Dnipropetrovsk, ma che potrebbero essere annesse alla Russia e anche quella potrebbe essere una vittoria. Se riusciamo a farlo. Oppure prendere Kiev e dividere l'Ucraina in due parti, occidentale e orientale. E la vittoria più piccola che potremmo permetterci, o almeno quella che mi sembra meno ambiziosa, è quella di mantenere i territori, le province che già controlliamo in Russia e in Crimea, ovviamente, e di cedere tutta l'Ucraina, tutto il resto dell'Ucraina, accettando di smilitarizzarla e promettendo di non entrare nella NATO. Ma penso che anche questa vittoria più piccola potrebbe suscitare una reazione enorme da parte della popolazione. La vittoria normale, la vittoria che soddisferà immediatamente tutti qui, e che è molto importante per il periodo futuro, perché dobbiamo assimilare, integrare questi nuovi territori, vecchi, nella nostra storia, vecchie, vecchie terre, in modo che siano accettati da tutti. La più piccola vittoria che è inconcepibile per l'Occidente, per Zelenskyy, come penso forse per Washington ora, che potrebbe creare un tumulto critico all'interno della Russia. Quindi sarà molto, molto difficile presentarla come una vittoria al livello di mantenere ciò che si ha“ (Dugin).

Oggi ho potuto dare una buonissimo voto alle due ragazze armene, che provengono ultimamente dall’Ucraina, su Gv 5. Non solo hanno raccontato la storia con un tedesco sempre migliore, ma hanno anche compreso l’alternativa tra amore di Cristo e sequela formale della legge.

(Tramonto) „La nozione di libertà attraversa tutto il pensiero di Ulrich, dal momento che l’essere è un dono dell’amore nel quale il donatore è presente nel dono, liberandolo o mettendolo in libertà nella sua propria identità“ (Servais, in Maffei, 92). Spesso pensando a Dio e all’uomo saltiamo questa dimensione ontologico e le conseguenze sono catastrofali; ne nasce o una teologia senza alcuna rilevanza filosofica, quindi un discorso teologico autoreferenziale o una filosofia senza alcuna rilevanza teologica, quindi un solipsismo antropologico che non tiene conto del polo antropologico: capax finiti et infiniti. Per quanto riguarda la libertà nel discorso solo teologico manca l’esplicita espressione del dono dell’essere, un dono radicale, nel quale in modo kenotico e libero il donatore si dona davvero, non in modo un po’ avaro. Nel solipsismo antropologico manca l’espressione esplicita del donatore e del conseguente riceversi dell’io da parte di un Tu che lo sovrasta e a cui ci si affida liberamente in fiducia (cf quello che il Papa dice di Teresa di Lisieux in „Dilexit nos“, 135;138). Per quanto riguarda il rapporto tra la libertà di Dio e quella dell’uomo, che è anche il tema della Teodrammatica di Balthasar, abbiamo bisogno di un pensiero filosofico con rilevanza teologica, cioè capace di un’ „apertura trascendente alla profondità insondabile dell’essere sovraessenziale“ (Servais, 92); sovraessenziale (Servais traduce: sopraessenziale) significa un’apertura ad una dimensione dell’essere che non si limita a pensare solo ciò che è antropologicamente essenziale. Ma abbiamo anche bisogno di una teologia con rilevanza filosofica, cioè di un dono dell’essere finito che significa per l’origine una „separazione mortale“, quindi una capacità reale di finitizzarsi, nella creazione prima e nella redenzione poi. Ciò che muore è la concezione di un Dio che non si dona radicalmente all’uomo. Nel rapporto con gli altri noi ci presentiamo spesso come un dio che non vuole morire, che non comprende l’unità della vita e della morte. Non vogliamo prendere sul serio la morte buona della dipendenza dagli altri, morte del nostro egoismo e ci rifugiamo in una separazione radicalmente egoistica dagli altri in una sovra accentuazione del nostro essere-per-sé. // Quando Kierkegaard scrive: „l’io non è il rapporto, ma il rapporto a se stesso“ (citazione in Servais, 94) esprime una dimensione molto importante: noi non siamo fatti solo per l’alterità. Io sono un dono offerto a me stesso, ma proprio per questo ho il Tu dentro di me: è un tu che dona me a me stesso, per questo motivo non potremo mai pensare il rapporto come un io = io. „Sono realmente dato a me stesso. Nondimeno devo gestire la vita datami in proprio, per mezzo della differenza insormontabile che essa custodisce rispetto alla sua origine trascendente“ (Servais, 95); per questo, per quanto la nostra libertà sia reale, „non sono all’origine della mia libertà“. Qui Ulrich sviluppa un’impressionante filosofia  dei pronomi: io, tu, egli /lei, noi. In primo luogo l’uomo libero non è capace „in questo essere io-tu, già all’interno di se stesso come io = tu, di anticipare il tu indisponibile dell’altro nel suo concreto“ (Ulrich, citato in Servais 94); per questo motivo il tu è anche sempre un egli/lei. Quindi un tu non ingoiabile e in questo senso bisognoso di una nostra buona morte (superamento dell’egoismo). A livello di comunione l’io non può isolarsi con il tu senza la dimensione del noi; solo con questa l’io e il tu sono davvero liberi. Etc. 

La primavera si avvicina e al tramonto gli uccelli cantano in quel modo meraviglioso che è allo stesso tempo vita e pace. 

(Wetterzeube, il 9,3,25; prima domenica di Quaresima) Oggi il giorno, dopo il Servizio della Parola, era dedicato al bosco, siamo tornati nel bosco di Blankenhain, nel quale vi è una bellissimo sentiero dedicato a Goethe. Dopo tre quarti d’ora di cammino siamo arrivati ad una capanna nel bosco (Hirschruf) dove abbiamo fatto un piccolo pick nick, con alcune cose che Konstanze aveva preparato (con Armen, la nostra piccola anatra, che è il nostro cuoco a casa). In tutto siamo stati 2 ore e otto minuti in cammino, percorrendo 7, 94 chilometri con una velocità di 3,7 chilometri orari (info dal nostro komoot).

Grazie a Dio al „Servizio della Parola“ a Gera Lusan c’era Michael, perché la sagrestana (Rosi, così l’ha chiamata Michael) era di una cafonaggine incredibile (anche se aveva preparato tutto con dovizia). Mi ha fatto comprendere che non ero ben venuto, mi ha preso in giro e sgridato alla fine del Servizio della Parola, perché non ho fatto immediatamente quello che si aspettava; ha sgridato anche due anziane nella Chiesa. Un’altra donna invece era molto gentile e mi ha chiesto di Ferdinand, di cui si ricordava precisamente. Credo che ho raggiunto il cuore delle poche (30 persone) che erano al Servizio della Parola. Ho accorciato la lunghissima lettera del vescovo, che viene letta nella prima domenica di Quaresima, saltando la penultima pagina. Una lettera tra l’altro dicotomica: fino al 2040, anche prima, non avremo più sacerdoti o quasi (sebbene Gesù dica che Dio può fare anche delle pietre dei figli di Adamo), però dobbiamo essere pellegrini di speranza, come ha detto il Papa. La sagrestana appena mi ha salutato quando sono andato; è stata un occasione per esercitarmi a non portare risentimento e odio per questo tipo di persone, come ci chiedono di fare i santi (tra l’altro è un esercizio di espiazione dei miei peccati). Durante la passeggiata in bosco ho cercato di concentrarmi su un dialogo cuore a cuore con Gesù (cf. Dilexit nos, 132). Allo stesso tempo mi chiedo se davvero non sia legittimo, come fa anche Gesù quando gli danno ingiustamente delle sberle, chiedere ad una persona del genere, perché mi sgrida.

Dostoevskij. In fondo nei „Demoni“ non vi è nessuno di così schifoso e volgare come Pjotr Stepanowitsch, un vero e proprio criminale, ovviamente in nome del bene comune. Il dialogo, non-dialogo con Kirillow (6,II) è delirante; anche l’ateismo di quest’ultimo e il suo insistere sulla „volontà di uccidersi“ per essere Dio è delirante. Leggerò Guardini, ma in vero io faccio fatica con questo romanzo, di cui ho letto 870 pagine; sono arrivato all’inizio del settimo libro.

„Paradossalmente, gli europei seguono le indicazioni di un filosofo americano, John Rawls, che voleva superare l’utilitarismo, mentre gli americani sono guidati dalla logica utilitaristica di un filosofo britannico, Jeremy Bentham. Gli Stati Uniti infatti sono disposti a rinnegare quanto fatto sino ad oggi a fianco dell’Europa e dell’Ucraina perché ritengono oggi che il costo della guerra sia superiore al beneficio della pace, associato ad un allontanamento della Russia dall’orbita cinese e dall’acquisizione delle terre rare.“ (Andrea Beltratti, Pluralia); questa differenza è, a livello filosofico, interessante, ma la differenza che pone l’autore tra la „pace giusta“ europea e la „pace qualsiasi“ statunitensi è per quanto riguarda il primo termine „whisful thinking“ e per quanto riguarda il secondo una banalità, che non tiene per nulla conto del carisma di Trump. In vero, per quanto riguarda l’Europa, la von der Leyen è una guerrafondaia, che vuole convocare un „Collegio di sicurezza“ che non esiste, secondo Renato, che mi scrive che non è previsto nei Trattati, non esiste come organo EU…

«Il problema dell’Europa non è la mancanza di deterrenza, il problema è la mancanza di qualsiasi diplomazia bilaterale tra Europa e Russia. Quello che viene da Bruxelles è una pericolosa russofobia, niente che assomigli a una politica estera seria e matura. Per 30 anni la Ue ha seguito ciecamente la strategia Usa dell’allargamento dell’Alleanza all’Ucraina e alla Georgia, culminata nel conflitto in corso. Adesso che gli Stati Uniti hanno abbandonato quell’idea, con l’arrivo di Trump, i politici europei continuano ad avere il riflesso condizionato della vecchia visione e persistono in una strategia fallimentare e in una guerra fallimentare. È la prima volta da decenni che sentiamo parlare così apertamente di armi nucleari» (Jeffrey Sachse, citato da Alessandro nella versione odierna).

Abba nostro…


(Wetterzeube, l’8.3.25; festa della donna) In questo periodo di Quaresima sono meno presente sui social, per questo motivo chi vuole leggere il mio diario deve venire direttamente qui nel diario stesso. 

Negli ultimi giorni ho pensato che questa polmonite in tutti e due i polmoni del Papa, un Papa che ha 88 anni, è una cosa davvero molto seria. Ho visto come Konstanze, che ha trent'anni di meno e che a Dicembre aveva la polmonite solo in un polmone, è stata profondamente aggredita da questa malattia. Lei stessa diceva che non ha mai sofferto una malattia così grave nella sua vita, sebbene sia stata già operata più volte. Non so bene che cosa chiedere al Signore, certamente prego con tutta la Chiesa per la salute del Papa, ma in primo luogo prego che accada la volontà di Dio, che sia fatta la sua volontà, come ci ha insegnato a pregare Gesù. E questo vale anche per Pietro. C’è un limite di ciò che si può chiedere anche ad un „Papa lavoratore“ (copyright di mia mamma). 

Domani nella predica a Gera-Lusan vorrei mettere a tema, quello che Balthasar stesso in „Luce della Parola“ mette a tema: nelle tre letture (Dt 26, 4-10; Rm 10, 8-13; Lc 4,1-13) si tratta di una confessione di fede, che dobbiamo ripetere anche oggi, riempendo con tutta la nostra vita la formula: Gesù è il Signore! Il Gesù trinitario, non una nostra fantasia. E questa confessione è possibile per tutti, uguale con quale partito ci identifichiamo e questo vale anche per le persone del popolo santo di Dio che vanno ancora alla Santa Messa. Come scrive Thomas Jansen (FAZ di oggi): nelle Chiese siedono la stessa percentuali di elettori della AfD oggi presenti nella media nazionale. Per noi qui nella Germania dell’est questa osservazione è di  vitale importanza.

La Chiesa prevede il digiuno dal 18º al 60º anno di vita. Ma credo che ci sia una forma di „digiuno“, per esempio nel „lavoro“ che dobbiamo fare per vedere con quale serietà confessiamo la nostra fede in Cristo o con quale serietà cerchiamo di evitare ogni forma di odio e di risentimento, anche nel senso che ci ha insegnato La Colombière (cf „Dilexit nos“, 128), nel quale ci possiamo impegnare fino all 99esimo compleanno ed oltre. 

Sul dibattito accedo da JD Vance sull’ „Ordo amoris“ con ragione Thomas Jansen cita Robert Spaemann, anche se lo collega a Sant’Agostino, mentre il filosofo tedesco lo metteva in riferimento a Tommaso d’Aquino (qualche tempo fa ne avevo parlato nel mio diario); il Papa nella sua „Lettera ai vescovi americani“ rinvia con ragione alla parabola del buon samaritano, per ricordarci che il tema del prossimo non è qualcosa di statico, ma non entra nel merito della questione teologica dell’Ordo amoris e questo sarebbe più il compito dei teologi ed anche dei vescovi, che di questa questione della migrazione non devono farne una barriera ideologica, per i motivi spiegati sopra.  

“Non ci si può più fidare di un Paese che da un giorno all'altro interrompe l'aiuto militare a un partner in guerra” (Nikolas Busse, FAZ di oggi) - questa frase presa dall’editoriale principale della FAZ odierna, riferita agli USA, è semplicemente espressione della posizione guerrafondaia del giornale francofortese, che parla anche delle sanzioni  con cui Trump ha minacciato la Russia, ma non dandone nel commento alcun peso. Forse anche perché Trump sa che la Russia non soffre delle nostre sanzioni. 

Da tantissimo tempo abbiamo previsto nelle nostre elemosine mensili una piccola somma per „Support International eV“, che a sua volta ha sostenuto il fondo Papa Francesco per i poveri nella nostra scuola. Questo lo dico solo come premessa perché non si pensi che la mia riflessione su USAID sia dovuta ad un no pregiudiziale contro questo tipo di aiuti. Quasi che non prenda sul serio il sentire comune: “Oh, queste sono agenzie di beneficenza, vanno in giro per il mondo ad aiutare le persone, fanno donazioni ai poveri”. Nella sua importante intervista a Glenn Greenwald (che cita anche il  „National Endowment for Democracy“), Alexander Dugin, pone il problema su una piaga importante, che forse si è innestata nell’aiuto ai poveri.  „Alexander Dugin: Oltre alla rete di Soros e a tutte le altre risorse legate all'USAID, come hai detto tu, abbiamo scoperto molto tempo fa che c'è qualcosa che non va nell'USAID come agenzia. E invece di promuovere un aiuto umanitario, puramente umanitario, e un aiuto alla gente, alla società, sono solo lo strumento per organizzare rivoluzioni colorate o per influenzare i media. Compravano i cosiddetti giornalisti e blogger indipendenti…“. „G. Greenwald: In Russia?“ „Alexander Dugin: In Russia, fuori dalla Russia nello spazio post-sovietico. Lo abbiamo notato, lo abbiamo corretto e dopo il 2012, l'USAID è stata bandita qui, non perché fornissero aiuti umanitari, ma perché lavoravano per destabilizzare le situazioni politiche. Intervenivano nel processo sociale, cercando di aiutare e promuovere il cambiamento di regime. Non aveva nulla a che vedere con un'agenzia umanitaria. Era una sorta di soft power che a volte includeva reti terroristiche utilizzate dai globalisti, non dal governo degli Stati Uniti, per promuovere un programma ideologico, combattendo contro quelli che chiamavano regimi autoritari per installare al loro posto le cosiddette democrazie liberali. Quindi, quello era un sistema ideologicamente impegnato, molto radicale e illegale e questa messa in discussione di questo sistema è stato per noi un passo molto sorprendente e incredibile dell'amministrazione Trump. La prima settimana alla Casa Bianca l’amministrazione Trump ha cominciato a smantellare questo sistema; hanno iniziato con questo, con la rivelazione della verità che l'USAID era una risorsa ideologica e non solo una normale agenzia governativa. Quindi lo sapevamo già da molto tempo e questo è stato un passo molto importante perché penso che molte cose cambieranno ora che non c'è più un così grande sostegno alla guerra ideologica che i globalisti hanno intrapreso contro tutta l'umanità, e specialmente nel nostro paese; per esempio sembra che il 90% della cosiddetta stampa libera, dei media liberi in Ucraina, fosse sostenuto finanziariamente dall'USAID. Quindi, questo è qualcosa che era chiaro e trasparente per noi e che Trump è giunto alla stessa conclusione.“ Forse anche ciò che sostiene il professor Sachse sulla governance ideologica del Maidan deve essere inserito in queste cose di cui parla Dugin con Greenwald. 

Padre nostro...

(Pomeriggio) L’idea di Siewerth che „i genitori sono per il bambino l’immagine rappresentante l’archetipo, Dio, da cui esso riceve se stesso“ (Servais, 90), mi sembra troppo archetipica e per questo ultimamente falsa; a me non sembra che Ulrich prolunghi solo o principalmente questa idea, ma che in vero la verifichi e poi la scarti. La mutua dipendenza fra uomo e donna è in un certo senso anche archetipica, ma fa riflettere sul fatto che questo amore non è solo in vista del bambino: i bambini se ne vanno e ciò corrisponde a quell’amore povero e ricco allo stesso tempo di cui parla tutta l’opera di Ulrich. Ulrich sa ereditare l’idea tomistica della fedeltà come si irreversible all’amore, ed anche l’idea dell’ „uterus spiritualis familiae“ (Tommaso), ma questo utero può essere vissuto solamente come  „identità originaria e separazione dall’origine“; un vero padre e una vera madre sanno lasciare andare il loro figli, perché se no non possono arrivare alla figura adempiuta della loro vita. Questa poi non sarà mai un’immagine trionfalistica, perché deve passare attraverso il fuoco dell’umsonst (gratis et frustra) e nella relazionalità, anche tra uomo e donna, vi sarà sempre anche una dissonanza, un’ asimmetria, che il testo biblico ben conosce: „verso il marito sarà il tuo istinto ed egli ti dominerà“ (Gen 3, 16). Ma e poi mai il pensiero di Ulrich è al servizio di un „concetto assoluto“ (anche nella sua variante archetipica). Con ragione il Padre Maffei riprende l’idea che nel racconto della parabola del padre con i suoi due figli non è possibile separare ciò che viene narrato da chi lo narra. Il narratore è il Logos universale e concreto, Figlio del Padre ed Egli narra nello Spirito Santo, che giunge a noi per Maria, cioè attraverso quella donna solo donna, del tutto finita, ma aperta al dono del Padre più di chiunque altro tra noi sorelle e fratelli uomini. La virgo-mater nella sua concretezza diventa il si umano all’incarnarsi del Logos universale e concreto. VSSvpM! 

Il partito inglese esiste in ogni Paese europeo {completamente anti-russo e pro-guerra;RG}; ad esempio, ha tuttora in Francia un grande alleato; nell’opinione pubblica occidentale Le Figaro ha ospitato e legittimato gli interventi più faziosi e inammissibili contro Trump. Da Londra il partito inglese parla a tutto l’Occidente; il Financial Times ripropone sistematicamente il punto di vista più estremista dell’Europa orientale, Ivan Krastev dice apertamente che l’Europa deve sabotare i piani di Trump. Dalla Romania alla Serbia, la partita è ancora in gioco – e senza esclusione di colpi. Non è soltanto il partito inglese, è il partito della guerra.“ (Francesco Sidoti, Sociologo in Pluralia oggi).

Riprendo l’intervista di Greenwald a Dugin. Greenwald vuole saperne di più di questa accusa di globalismo-liberale agli USA, perché in vero gli Stati Uniti hanno collaborato con diverse dittature nel mondo negli ultimi decenni. Il filosofo russo risponde: „ Prima di tutto, ci sono due linee, due scuole nelle relazioni internazionali, come sicuramente saprai: realismo e liberalismo. Secondo il realismo nelle relazioni internazionali, puoi trattare con qualsiasi governo se è disposto a cooperare con te, a seguire la tua linea, a sostenerti. Non si tiene conto se sono dittatoriali, autoritari, democratici, liberali, socialisti, comunisti, è di importanza secondaria. Questo è realismo. Quindi, dovresti seguire i tuoi interessi nazionali e tutto il resto è di secondaria importanza. Questa era la posizione di Kissinger, la posizione di John Mearsheimer. Questo è il realismo classico nelle relazioni internazionali. E in parte, gli Stati Uniti si basano su questa linea, su questa scuola. Quindi, ciò che è buono per l'America è accettabile.“ A questo livello riassume Greenwald: „ La democrazia o l'autoritarismo non contano.“ Poi Dugin procede: „Sì, non importa. Il liberalismo nelle relazioni internazionali è un sistema completamente diverso. Quindi, l'idea è che si dovrebbe combattere l'autoritarismo in qualsiasi paese, compresi gli Stati Uniti e l'Europa. Quindi, nessuno è perfetto. Quindi, dobbiamo rendere la democrazia più funzionale, più equa, più tollerante, più woke in un certo senso. E a partire da quel regime che apertamente non è così liberale, o almeno così viene chiamato… Quindi, il liberalismo nelle relazioni internazionali, cioè il globalismo e il liberalismo di sinistra, come lo chiamano ora negli Stati Uniti, è un approccio totalmente diverso agli affari internazionali e, in questo senso, la Russia rappresenta una sorta di stato civilizzatore indipendente con una filosofia politica diversa, con valori diversi: per noi, ai nostri occhi, sono democratici, ma agli occhi dei globalisti sono autoritari. Quindi, in queste scuole, negli ultimi cento anni negli Stati Uniti, hanno gareggiato, erano più o meno in equilibrio. Quindi, da un lato c'era un approccio realistico, dall'altro uno liberale, e in qualche modo cooperavano. Ma dopo la caduta dell'Unione Sovietica, i liberali nelle relazioni internazionali hanno vinto perché, secondo Fukuyama, hanno fatto notare che ora è il momento delle unipolarità (unipolarities), tutto il mondo dovrebbe trasformarsi in democrazia, democrazia liberale, niente più realismo, niente più stato-nazione. Dobbiamo distruggere tutto questo. Dobbiamo arrivare a un governo globale. Questo è il percorso normale dei manuali di relazioni internazionali in questa sezione dedicata al liberalismo nelle relazioni internazionali. Questa non è una teoria del complotto. Il governo mondiale è un concetto politico e sociologico del liberalismo nelle relazioni internazionali. E questa mossa di bilanciamento per mettere, per concentrare tutto su questo approccio globale e liberale. E penso che questa sia stata la perdita dell'equilibrio e Trump lo sta ripristinando. Quindi non è contro la democrazia liberale, ma è contro un atteggiamento irrealistico nei confronti della politica (So he is not against liberal democracy, but he is against an unrealistic attitude to world politics)“ (Dugin). Greenwald chiede poi esplicitamente se la Russia sia autoritaria (non ci sono elezioni vere e proprie, chi fa obiezioni va in galera…), come lo era l’Unione Sovietica. Dugin risponde: „Penso che quando gli Stati Uniti hanno avuto a che fare con l'Unione Sovietica, quella fosse la strada della propaganda ideologica. C'erano due sistemi in competizione su scala globale che si accusavano a vicenda di essere manipolati dalla grande finanza o di essere autoritari, totalitari. Quella era la strada dell'armamento ideologico della Guerra Fredda. E c'era un certo senso in questo perché la zona di influenza sovietica era così grande. Così, abbiamo influenzato alcuni stati dell'America Latina, alcuni partiti politici in Europa e in Asia. Quindi, abbiamo gareggiato a livello globale e ci siamo incolpati a vicenda di essere qualcosa di negativo. Ai nostri occhi, nell'ideologia sovietica, il capitalismo è negativo perché è sfruttamento e tutto il resto. Nel campo capitalista, il socialismo era totalitario e negativo. Non si trattava della verità. Si trattava di ideologia. Quando il polo sovietico è crollato, c'era solo un'ideologia, il liberalismo, che aveva vinto su scala planetaria. Huntington ha visto molto correttamente dall'inizio degli anni '90 che dopo il crollo di due campi ideologici, ci saranno nuovi attori, civiltà. Torneranno, emergeranno. E non formeranno un polo anti-occidentale o qualcosa di simile al sistema sovietico, ma cercheranno di difendere le loro identità, che semplicemente non coincidono con quella occidentale.Quindi, dobbiamo fare una traduzione dei termini. Quindi, non potremmo ridurre tutte le situazioni a democrazia autoritaria o liberale. Si tratta piuttosto ed assolutamente della violenza contro le differenze di cultura. Ad esempio, a nostro avviso, potremmo avere un autoritarismo democratico (democratic authoritarianism), qualcosa del genere perché scegliamo con il nostro libero arbitrio qualcuno che sarà considerato un padre della nazione o una figura autoritaria, il padre.“ G. Greenwald: „Molte persone pensano che gli Stati Uniti lo abbiano ora con Donald Trump, per esempio.“ Dugin: „State vivendo esattamente lo stesso dilemma, la stessa domanda. Potreste, con tutta la vostra libera volontà, preferire qualcosa che non dovrebbe essere globalista, liberale, democratico, e forse potrebbe sembrare anche autoritario (authoritarian)…abbiamo passato tutta la nostra storia a costruire enormi monumenti per i nostri leader. Non è stato così con i leader viventi. Non è stato così con la filosofia politica, la tradizione politica negli Stati Uniti e ora, con Trump, siete arrivati immediatamente, in pochi mesi, alla stessa conclusione che forse, forse, le persone, la società, le masse preferirebbero un leader forte, un leader autoritario forte con capacità extra e un diritto speciale di cambiare la situazione che considerate in condizioni pietose. Quindi è la stessa logica. Quindi forse ora ci capisce molto meglio perché ha una delle prime esperienze di quanto possa essere grande e bello un certo tipo di autoritarismo democratico.“ Ovviamente Greenwald gli obietta che se anche fosse così, rimane il fatto che fra 18 mesi si voterà per un nuovo parlamento e fra tre anni e mezzo per un nuovo presidente, mentre questo non succede in Russia. L’obiezione è giusta, ma non credo che Dugin sia così stupido da non saperlo, solo che cerca un modo più fine per presentare quella differenza tra est ed ovest di cui parla il „nodo gordiano“ di Ernst Jünger. Dugin:„Prima di tutto, penso che i democratici volessero truccare le elezioni e impedire a Trump di vincere proprio perché temevano che qualcosa del genere potesse accadere negli Stati Uniti, perché la volontà del popolo potrebbe essere diversa dalla comprensione di come dovrebbe funzionare la democrazia, secondo alcuni concetti astratti di democrazia liberale… Ho notato una volta che Biden ha detto che la libertà è più importante della democrazia. Quindi, si può manipolare la democrazia se la libertà è in pericolo. Quindi, c'è un paradosso interno perché le persone che hanno elezioni libere possono votare per qualcuno che può essere considerato dai teorici liberali astratti come … autoritario. Autoritario o qualcosa o qualcuno che non si adatta esattamente alla loro comprensione di come dovrebbe essere la democrazia, non di come è. E quindi, una democrazia che potrebbe preferire un leader forte e un governo democratico debole: è un fatto storico che cose del genere sono successe nella storia. I liberali hanno molta, molta paura di tale possibilità. E le elezioni libere… sono questa possibilità aperta di scegliere chi vuoi e non ciò che i globalisti suggeriscono che dovresti o chi dovrebbe eleggere. Quindi c'è una contraddizione insita nella stessa democrazia. Quindi, la democrazia potrebbe, in alcune situazioni, come nel passaggio dalla Repubblica all'Impero Romano, quando il governo repubblicano era così corrotto, incapace di risolvere il concreto problema economico, geopolitico e militare e rispondere alle sfide che c'era la necessità, la necessità popolare di cambiare il tipo di governo dal passaggio dalla Repubblica all’Impero.“ L’inglese parlato di Dugin non è sempre conseguente, ma credo si capisca cosa voglia dire; Greenwald riprende il filo del discorso facendo esempi concreti: „Proprio ieri in Germania, l'AfD è ora il secondo partito più popolare. In Francia e in tutta Europa, si vede la stessa cosa con l'ascesa dei partiti populisti, quelli che si potrebbero definire partiti più nazionalisti, partiti anti-globalisti.“ Detto questo, insiste Greenwald, negli Stati Uniti e in Europa si vota regolarmente e in Russia no. Non sarebbe necessaria una tale verifica politica anche per la Russia? „Alexander Dugin: Prima di tutto, non credo che tutto possa essere ridotto a questo dilemma: un sistema democratico o autoritario. Ci sono molte più versioni delle strutture politiche rispetto a queste due opposizioni. In secondo luogo, se consideriamo, ad esempio, le elezioni russe come sono ora, quando la gente vota per Putin, se abbiamo Trump a capo degli Stati Uniti, se abbiamo – immaginiamo, l'AfD a capo della Germania, Marine Le Pen a capo della Francia, eletti in modo assolutamente democratico, e non c'è nessuna lobby globalista che governa l'Occidente, allora, come pensate che riconoscerebbero le elezioni russe come eque, democratiche, totalmente trasparenti e responsabili? Quindi, ho la sensazione che sì, direbbero che lo dimostreranno perché è contro la logica dei globalisti. Ma il popolo potrebbe scegliere e continuare a sostenere qualcuno che ha eletto come una sorta di padre della nazione e ripetere la stessa cosa per quattro anni.“ Il filosofo russo ritiene che la libertà di scegliere è fondamentale se non si è contenti di ciò che si ha: „Perché dovremmo avere alternative se siamo contenti di ciò che abbiamo?“ Greenwald incalza: „ Ma come fai a sapere che le persone sono felici se non possono esprimere la loro opinione?“ La risposta di Dugin è molto chiara e corrisponde a quello che ho imparato leggendo il „nodo gordiano“: „Con il voto referendario e sono felici, sempre felici, sempre felici. Non c'è alternativa e questo potrebbe durare quanto vuoi. Infine, credi così tanto nel tuo leader, nel padre della nazione, che seguirai la sua indicazione sul successore. Quindi, lui, per esempio, Putin direbbe che questo tizio continuerà la mia linea. Lui sa meglio di noi e noi gli crederemo. [ ] Quindi, a volte le alternative sono importanti, ma a volte no. Potrebbero esserlo, ad esempio, se c'è un crollo dell'autorità di una leadership, potrebbero esserci diversi modi per rovesciarla, con voti, in modo democratico o meno. Ci sono diversi modi. Ma se c'è un malcontento radicale nei confronti del leader al potere, della figura al potere, ci sono sempre modi per porvi fine.“ Mi fermo qui per ora, perché l’intervista è lunghissima. Comunque questa ultima frase è molto interessante: non vi è solo il modo democratico per far cadere un leader che non si vuole più. Anche nel „nodo gordiano“ comunque Ernst Jünger ci fa comprendere come le modalità occidentali di rapporto con un leader ci sono più consone che quelle orientali. La cosa che, però, non può essere messa in discussione e questa molteplicità della comprensione di un leader, questa differenza che non può essere tagliata con la spada come il nodo Gordiano non può essere „risolto“ nella modalità di Alessandro Magno e cioè con un taglio netto che corrisponde al modo preferito dal „partito inglese“ (Francesco Sidoti).

Walter Kirn in dialogo con Matt Taibbi: „…e se li lasci {i tedeschi} andare avanti per più di cinque, dieci anni, tirano fuori una metafisica e una filosofia politica completamente nuove e onnicomprensive, con le quali poi si armano per diffonderle, che si tratti del Sacro Romano Impero o della Prussia o di Hitler o…“ - in vero non credo che ci sia questo pericolo oggi in Germania…

(Notte) Stalin muore il 3.3.53 e una folla lunga 8 chilometri va, anche piangendo, a dare l’ultimo saluto a quello che hanno ritenuto un padre di una nazione, che sconfisse Hitler, che aveva trasformato l’Unione Sovietica in una potenza mondiale, che offriva, dopo il massacro dei nemici, una certa prevedibilità alle sue azioni (cf. Amore Towles, Un gentleman in Mosca, 2018, 426); questo ovviamente non toglie nulla alla gravità di quello che Alexander Solschenizyn ha raccontato nell’ Arcipelago Gulag - le purghe staliniste sono state ed hanno significato un massacro di milioni di persone e un esercizio del tutto arbitrario del potere, con pseudo tribunali e permanenze in carcere spaventose…

Per quanto riguarda il tema dell’integrazione mi sono chiesto quali sarebbero i capisaldi di essa, per lo meno a livello incoativo: credo che il punto più importante sia imparare la lingua del paese ospitante. Per quanto riguarda la libertà religiosa, credo che debba essere concessa, ovviamente nel rispetto della Costituzione del paese ospitante; allo stesso tempo non è pensabile un’integrazione nella modalità di un sottomettersi, indegno alla dignità dell’uomo, che viene espressa in modo principale dalla libertà, di colui che viene ospitato o di coloro che ricevono asilo…

(Più tardi) Nella raccolta di testi (almanacco) del 1912, che porta il titolo „Der blaue Reiter“, a cura di Wassily Kandinsky e Franz Marc, il saggio del primo, „Sulla questione della forma“, mi sembra essere davvero geniale; la priorità del contenuto sulla forma è motivata dal maestro russo residente a Monaco di Baviera con la libertà dell’artista. Ma con Goethe e Balthasar ho incontrato maestri che hanno saputo pensare ad una libertà che si esprime nella forma o figura stessa (non in un contenuto antecedente ad essa); il primerear non si trova nello spirito, ma nell’apparire della forma stessa, che attrae proprio perché in essa forma e contenuto sono la medesima cosa. Comunque la sfida di Kandinsky deve essere presa sul serio…

(Wetterzeube, il 7.3.25) „„La tua impurità è esecrabile; ho cercato di purificarti, ma tu non ti sei lasciata purificare. Perciò dalla tua impurità non sarai purificata, finché non avrò sfogato su di te la mia collera. Io, il Signore, ho parlato! Questo avverrà, lo compirò senza revoca; non avrò né pietà né compassione Ti giudicherò secondo la tua condotta e i tuoi misfatti“. Oracolo del Signore Dio“ (Ez 24,13-14). Tra noi e questa frase, che deve essere presa del tutto sul serio, perché nella storia essa è presente in tutta la sua crudeltà, dicevo tra noi e questa frase c’è Cristo che ci ha raccontato la parabola della misericordia di Dio (Luca 15, 11-32); per questa parabola, il Papa di cui si è risentita la voce in audio ieri a San Pietro, ci ha spesso ripetuto in questi anni: Dio è vicinanza, tenerezza e misericordia. Ma allora perché il male devasta la terra? Cristo ha vinto, ma deve rivincere nella nostra libertà, che è l’unico e vero „fondamento“ della donazione dell’essere come amore gratuito: un Dio libero che dona ad un uomo libero!  

Il tempo tra la pensione (1.8.25), in cui guadagnerò molto (!) di meno, e la fine dello studio di Ferdinand, dovremmo usare le nostre riserve finanziarie  per poterlo sopportare. Questa estate vogliamo ritornare in Inghilterra, ma la prossima estate dovremmo rinunciarvi; ieri ho disdetto tanti abbonamenti (del giornalismo freelance), in modo che non ci siano troppe uscite. Grazie a Dio abbiamo due piccole pensioni extra e poi spero di prendere qualche soldo anche per il tempo lavorativo italiano e per il servizio civile. Qualche lavoretto spero di poterlo fare in modo da arrotondare la pensione miserabile, dopo aver pagato tantissime tasse per trent’anni. Ma i nostri grandi hanno bisogno dei soldi per la „mobilitazione totale“. 

Ci sono tante sorelle e fratelli uomini che lavorano in un supermercato. Vedo che mettono le merci al loro posto negli scaffali, che siedono alla cassa, dove fanno passare le merci, così che un sistema elettronico ne segnala il prezzo. Alle volte mi lamento che non sono di buono umore, ma è probabile che se facessi un lavoro del genere tutti i giorni e tutte le settimane con un limitato numero di giorni di ferie, anch’io non sarei di buon umore - ero stupito nel mio viaggio negli Stati Uniti nel 2015 che normalmente le persone nei negozi erano di buon umore; quando l’ho fatto notare qui da noi, molti mi hanno risposto che è solo una formalità; ma in vero anche le formalità hanno un loro senso; la mia risposta alla loro obiezione che non devo sposare la cassiera, solo passarci qualche minuto insieme, è vera dal mio punto di vista, ma non lo è dal suo, per esempio se questa cassiera passa due ore alla cassa, certo ciò non equivale ad un „matrimonio“, ma è un lavoro non indifferente essere di buon umore due ore al giorno, tutti i giorni, anche con persone che non sono sempre educate. Come fa notare Ernst Jünger, in un passo che ho letto ieri notte ne „Il cuore avventuroso“, con il commercio è unita l’idea di  una certa gentilezza e attenzione ai prodotti che si vendono; questo è vero per esempio nel negozio di profumi ad Eisenberg, ma è il proprietario stesso che vende i suoi prodotti… un negozio del genere è piuttosto una rarità, oggi anche i negozi di profumi appartengono ad una catena di negozi, con un personale che probabilmente aspetta che il suo turno di lavoro sia finito. 

Secondo me non è  vero che la differenza tra Biden e Trump consista solo nella grettezza di quest’ultimo (cf le affermazioni del Prof. Baldassarre nella versione odierna di Banfi) , che in vero giustamente dice agli Europei che devono sostenere con i loro soldi le loro idee e il loro atteggiamento politico e militare. La sua telefonata con Putin si trova nella tradizione del modo con cui Kennedy nel 1962 ha risolto la crisi di Cuba. O diciamo più prudentemente: una grande parte del pubblico che lo ha votato lo spera! Biden è stato il presidente più guerrafondaio della storia degli USA dopo la seconda guerra mondiale (cf Aaron Maté). Che tanti cattolici lo preferiscano a Trump è del tutto incomprensibile, lasciando il consenso al presidente americano ai cattolici ultra conservatori…

Il filosofo russo Alexander Dugin ha detto a Glenn Greenwald: „Prima di tutto, osserviamo attentamente quanto siano profondi i cambiamenti che il signor Trump ha portato con la sua nuova squadra, la nuova amministrazione. È qualcosa di incredibile. Ha cambiato direzione di 180 gradi. Quindi è un totale rovesciamento dell'amministrazione precedente…Innanzitutto a livello ideologico, perché negli Stati Uniti e in Occidente c'era un liberalismo di sinistra e un globalismo che erano una sorta di potere dominante, e Trump ha portato il nazionalismo, il patriottismo, l'America First, e ha dichiarato guerra a tutte le istituzioni globaliste, a partire dall'USAID e da tutti gli altri clan e dallo „Stato profondo“. E questa volta non si è trattato solo di parole, discorsi, ma anche di fatti, con persone completamente nuove. Quindi è stato inaspettato per noi e non abbiamo potuto non notare questo enorme, enorme cambiamento nella linea americana. E poiché a nostro avviso, a parere dei russi, la guerra in Ucraina è stata provocata e letteralmente iniziata dalla precedente amministrazione, quindi, questa linea strategica di Trump contraria alla precedente amministrazione, abbiamo osservato che era molto positiva, una sensazione positiva perché…“. Il grande giornalista americano Greenwald lo interrompe per un momento e chiede al filosofo russo in che senso l’amministrazione di Biden, dal punto di vista russo, è responsabile della guerra in Ucraina. Alexander Dugin, risponde: „Hanno promesso all'Ucraina di entrare nella NATO {punto questo preso sul serio anche da Trump} e questa era la linea rossa per Putin. Abbiamo sempre insistito sul fatto che è troppo, che supera ciò che potremmo tollerare. Tuttavia, Biden e prima di lui Obama, Nuland, questo gruppo, il clan dei globalisti, non gli Stati Uniti d'America in generale, ma questo clan di globalisti {che io chiamo i neocons bipartisan}, hanno spinto questa agenda contro di noi, provocandoci, quindi è così che consideriamo la situazione. È importante capire non quale sia la realtà, ma come le persone che partecipano a un conflitto concepiscono le realtà. Quindi, la nostra realtà, la nostra verità era quella. E abbiamo notato che i nemici del signor Trump sono coloro che hanno iniziato la guerra e sono i nostri nemici. Quindi, abbiamo un nemico comune: i globalisti, l'agenda liberale di sinistra e, secondo e importantissimo punto, siamo d'accordo sulla difesa dei valori tradizionali, del patriottismo, della famiglia, della religione e di molte altre cose. Questa è la differenza. Questa è la differenza tra globalismo e Trump, da un lato, e globalisti e noi, dall’altro“. Ovviamente Dugin non è così ingenuo da non sapere che non si sa bene come andrà a finire questa che Aaron Maté da subito ha chiamato „proxy war“. Tra l’altro con quanto dice qui Dugin è d’accordo anche il professor Jeffrey Sachse. Ma ecco i dubbi di Dugin: „Quindi, abbiamo molti, molti punti ideologici in comune con Trump, ma, allo stesso tempo, siamo molto, molto cauti nella nostra aspettativa che Trump possa aiutarci a finire la guerra, perché una cosa sono le affinità e l'ideologia e l'altra, gli interessi geopolitici. In questo senso, non siamo così sicuri che il suo rifiuto dell'agenda globalista finirà necessariamente per accettare la nostra verità nel conflitto ucraino. Dobbiamo vedere oltre. Tuttavia, vediamo quanto sia diversa la posizione di Trump nei confronti di Zelenskyy e del generale ucraino rispetto al resto della stessa struttura globalista di sinistra liberale nell'UE e in Europa. Questo dà un altro elemento positivo di aspettativa, ma siamo ancora molto cauti, perché penso che i globalisti, prima di lasciare l'incarico, abbiano cercato di creare le condizioni per creare più ostacoli al fine di impedire…“. Questo che dice Dugin a riguardo delle affinità ideologiche e la complessità geopolitica lo vediamo anche nel modo con cui si muove la premier italiana Giorgia Meloni, che tra l’altro non ha solo simpatia per Trump, ma anche per il Papa e comunque sta cedendo alla corte „napoleonica“ di Macron, come ha fatto notare questa mattina Banfi nella versione. Dugin aggiunge che l’amministrazione precedente a quella di Trump lo voleva mettere nella trappola.“E se avesse voluto porre fine alla guerra, sarebbe stato incapace di farlo a causa di tutti questi elementi che hanno fatto prima di lasciare l’incarico“. Greenwald specifica che si tratta dell’autorizzazione di missili ucraini e poi pone apertamente la domanda come mai già nel primo mandato i russi avessero simpatia per Trump visto che, „dal 2017 al 2020, Trump ha fatto cose come inviare armi letali all'Ucraina, mentre il presidente Obama prima di lui era molto riluttante a farlo. Ha anche fatto una campagna per far sì che la Germania e l'Europa smettessero di acquistare gas naturale attraverso il Nord Stream, cosa molto antagonistica nei confronti della Russia.“ Il filosofo russo risponde con chiarezza, anche a riguardo della differenza tra il primo e il secondo mandato: „Quindi, fin dall'inizio della sua campagna, quando è apparso per la prima volta all'orizzonte, all'orizzonte politico negli Stati Uniti, abbiamo subito notato la differenza tra la sua strategia e la strategia globalista. Quindi, fin dall'inizio della sua apparizione, lo abbiamo visto con una certa simpatia. Ma non c'era alcun elemento di reale intervento nel suo sostegno. Tutti qui al Cremlino, forse, a parte me, tutti qui erano convinti che Hillary avrebbe vinto. Quindi era solo qualcosa di divertente, simpatico, ma non lo abbiamo preso sul serio. Quando è salito al potere e ha vinto, era sotto pressione. Così hanno creato questa falsa strategia, una campagna di fake news, per demonizzarlo, per minare la sua influenza, per farlo passare per una marionetta e uno strumento di Putin. E forse era obbligato, perché era al suo primo mandato, ha accettato molto di più, ha ascoltato più oppositori, persone del Partito Repubblicano e così via …Quindi, forse era il tipo di persona che avrebbe aiutato di più Zelensky, ma ora la situazione è completamente diversa. Prima di tutto, le persone dell'amministrazione che hanno affermato che c'è stata una sorta di intervento russo a favore di Trump, ora sono nei tribunali, sono state licenziate e sono sotto inchiesta. Quindi, se ora qualcuno in una posizione importante inizia a ripetere le stesse bugie, è già qualcosa di simile a un crimine. Quindi è sospetto. Quindi Trump non poteva prestare attenzione a tali calunnie e propaganda dei suoi avversari politici. Quindi è totalmente libero di trattare con la Russia in buoni o cattivi rapporti. Questo richiede che consideri quali sono gli interessi americani in questo campo. Quindi è totalmente libero. Quindi non poteva assolutamente ignorare qualsiasi accusa che giocasse a favore della Russia, a favore di Putin, perché è un fatto già accertato che tutto ciò era una bugia. Questa è la differenza tra il primo e il secondo mandato.“

Abba nostro… 


(Wetterzeube, il 6.3.25) Quello che si legge in Ez 23, 28-49 mi ha ricordato piuttosto de Sade che una forma libertina di libidine diciamo più orientata alla sola sessualità (Don Giovanni). In vero è un mischio che ci deve fare riflettere, anche il particolare di 23,41, che la Bibbia a cura di Ravasi commenta: “L’incenso evoca il profumo usato durante il culto; l'olio ricorda l'unguento necessario alla consacrazione dei sacerdoti. Tali prodotti che dovevano essere riservati al Signore, vengono ora offerti ai pagani per stringere con loro relazioni diplomatiche e militari“; quest’ultimo aspetto è anche interessante: azioni diplomatiche e militari vanno insieme. Comunque questa mistura di „peccati cultuali e idolatrici, intrighi e alleanze politiche e peccati di contaminazione ed impudicizia“, come dicevo all’inizio mi ha ricordato quel poco che avevo letto di de Sade. Che Dio ci liberi dall’attrazione di una tale mistura! 

Anche Papa Pio XII nel 1944, nel suo scritto „Orientalis ecclesiae“ conferma quell’atteggiamento di collaborazione e di partnership, piuttosto che di controllo, iniziato da Leone XII, nei confronti delle chiese orientali : le Chiese che si univano con Roma potevano mantenere le loro tradizioni e i loro riti (Matthias Kopp, 119). Credo che all’inizio di questo atteggiamento si trovi uno scritto di Nicola di Cusa (1401-1464).

A me Robert Spaemann me lo aveva sempre detto: quando si tratta davvero di un nemico dittatoriale, si oppongono solo in pochi. E questo nemico può darsi l’aria di democratico ed antifascista. 

Detto questo è vero che l’atteggiamento poliedrico del Papa non è identico alla multipolarità degli imperi, perché implica anche un atteggiamento di servizio degli imperi per le nazioni più piccole. 

Abba nostro…

(Pomeriggio) È uguale che cosa interessi o meno al mondo odierno, ma quello che scrive Schelling nel suo „Ricerche filosofiche sull’essenza della libertà“ (1809) proprio nei quattro punti che riporta Höffe, sebbene quest’ultimo pensi che oggi non interessino più a nessuno (a me interessano): l’intero di una visione del mondo scientifica, la rivelazione giudaico-cristiana, l’altra faccia del bene e della libertà: il male; la giustificazione di Dio. 

Leggo nella „Story“ di David che un mussulmano, A.Muhammad, ha cercato di fermare l’uomo - un tedesco - che a Mannheim ha ucciso con la sua auto due persone in un gruppo di persone.

(Dopo) Per quanto riguarda l’antropologia di Ulrich (cf. Servais, ibidem 89) l’uomo e la donna sono gli elementi ontologici costitutivi dell’essere creato; in questa differenza reale „il movimento di finitizzazione dell’essere acquista la sua dimensione personale“; finitizzarsi significa essere uomo o donna. Oggi il mainstream con le sue perversioni è così potente che questa semplice realtà, come la foglia verde di Chesterton, sembra non essere più vera. Ovviamente stiamo parlando a livello ontologico, non psicologico: chi uno crede di essere o se trova eccitante due donne che fanno l’amore, etc. L’inconscio collettivo è polimorfe, ma vi è un „primerear“ (un dapprima) e di questo parla l’ontologia. E a questo livello la non riducibilità dell’altro ha la modalità dell’uomo e della donna. Ulrich sottolinea piuttosto che „La donna è per l’uomo in quanto è l’altro irriducibile, condizione di possibilità del suo atto creatore di superamento di se stesso“ (Servais, 89). Non so se sia troppo „tipologico“ fissare l’uomo nell’atto dell’essere e la donna nell’essenza ricevente, comunque anche Ulrich parla della reciprocità di ricchezza e povertà nei due. Quello che è in gioco comunque nella dimensione dell’essere coma atto di amore, tema dell’uomo e della donna, è la gratuità dell’amore stesso che non può essere prodotto, ma ricevuto e donato. Significa che gli omosessuali non si amano davvero? A livello psicologico chi sono io per giudicarlo? A livello ontologico non sarà possibile loro una donazione radicale e feconda. 

(Wetterzeube, il 5.3.25; inizio della Quaresima, mercoledì delle ceneri) In Ezechiele 23 si vede come Samaria e Gerusalemme sono sorelle, sorelle che non si comprendono, questo credo abbia un certo senso anche per l’interpretazione della parabola del buon samaritano (LC 10). Sono anche sorelle che sono contaminate insieme: un mischio tra libidine, descritta in modo molto realistico („“…premuto il loro petto e premuto il loro seno verginale…sfogando su du lei la loro libidine“), idolatria e appoggi politici e militari vs la fiducia in Jhwh. Questo intreccio pensato per la nostra società significa una contaminazione globale e liberale; chi è senza peccato scagli la prima pietra. Allo stesso tempo si comprende il bisogno dell’attuale amministrazione Trump di mettere la fiducia in Dio al primo posto, anche con il rischio di una certa contaminazione teologico-politica. L’accusa a Trump di essere un commerciante, un po` più intelligente che quella che si tratti di un fascista, è un pensiero di sinistra, di uno che non ha mai compreso anche la dignità lavorativa della borghesia, come descritta ne „Il cavallo rosso“ di Eugenio Corti. 

Non vi è di nulla di più contrario del pensiero combinatorio (Ernst Jünger) che il „checking“ di presupposti fatti. 

Il modo di approcciarsi di protestanti e anglicani alla Chiesa assira nel diciannovesimo secolo (Matthias Kopp, 112) è un misto tra una venerazione di una chiesa antica indipendente da Roma e un’arroganza moralistica e liturgica. Certo anche solo alla fine di questo secolo la Chiesa di Roma impara ad essere partner e non controllore delle altre confessioni, ma l’atteggiamento protestante ed anglicano è solo una forma un po’ più soft del controllo.

Abba nostro. 


(Droyssig, il 4.3.25) Caro G., vorrei parlarti in modo molto chiaro; ti sono grato che da anni leggi le mie cose e umanamente a Casale Monferrato ti ho apprezzato tanto. Detto questo vorrei dire che io mi fido del pensiero combinatorio (Ernst Jünger) e non delle infinite informazioni dei mainstream media. Il discorso di JD Vance a Monaco di Baviera è stato per me assolutamente liberatorio. E per quanto riguarda la conferenza di Washington, essa ha significato, insieme al discorso di Monaco, la fa fine del liberalismo globalista post-nazionale (copyright: N.S. Lyons); Zelensky è solo un simbolo guerriero di questo „liberalismo nazionale“. Chi lo difende è un mio avversario politico; posso rispettarlo come uomo, ma è un mio avversario. Dal mondo di NS Lyons e JD Vance mi distingue solo un diverso giudizio sul pontificato di Papa Francesco; tutti i bergogliani che riducano questo pontificato in liberalismo di sinistra sono miei avversari. Faccio un esempio concreto per limitare questa frase. Mia figlia che amo senza condizioni sostiene idee liberali di sinistra, anche se il suo pensiero non è riducibile ad esse. Ma io sono suo padre, non il suo insegnante di politica. Un po’ vale anche per un amico; ma noi ci siamo visti solo una volta e normalmente parliamo solo di questi temi; nei miei diari ho fatto uno sforzo fuori dalla norma di un pensiero combinatorio vs mainstream. Abbi il coraggio di dimenticarmi, ma non ripetermi cose che so già, come quella di Zelensky difensore della democrazia o per lo meno come dittatore non peggiore di atri. L’amministrazione Trump nella sua interezza è un’occasione storica: o il mondo globalista che è una scimmiottatura di quello cattolico oppure il mondo multipolare e poliedrico, che è  incarnazione politica del cattolicesimo. Tuo, R PS  Oppure parliamo delle nostre famiglie e della nostra vita e lasciamo perdere la politica.

Abba nostro...

Come mai io che sono cattolico e conservatore non voterei mai Friedrich Merz? Wiebke Hollersen, redattrice della Berliner Zeitung (BZ) (1/2.3.25) presenta Merz come cattolico e conservatore e come uno che vuole spiegare come si pensa e si vive alle persone che vivono nell’est della Germania. Beh già questa è una differenza: io vivo da più di 20 anni nell’est della Germania e non voglio spiegare (dall’alto in basso) niente a nessuno. Ed anche sulla questione dell’aborto non ho il problema di difendere un dogma di fede, ma il problema filosofico della difesa della differenza tra qualcosa e qualcuno. Ma torniamo al cancelliere in pectore: un altra differenza è che io non ho mai lavorato per Black Rock. Poi per quanto riguarda il giornalismo dell’ovest e dell’est: quando leggo Thomas Fasbender (BZ, 1 / 2.3.25) lo sento più vicino anche del miglior commentatore della FAZ (Frankfurter Allgemeine Zeitung), Jasper von Altenbockum. Il giornalista della BZ comprende in profondità cosa sia la democrazia carismatica di Trump, la FAZ è troppo impegnata a dare voce alla democrazia guerrafondaia per mettersi in un atteggiamento di ascolto. La „profezia della pace“ è per me il criterio elementare con cui giudico e visto che il globalismo liberale della sinistra vuole la guerra, beh allora io sto con l’amministrazione Trump, anche se ne vedo alcune contraddizioni.

(Notte) 8 ore di collegio professori sul diritto nella scuola e poi con una puntura di psicologia. Il Dr. Hoog, credo si chiamasse così, ha fatto capire che le leggi non sono solo un problema, ma anche un modo di difendere la libertà pedagogica dell’insegnante. Ma rimane il fatto che in una scuola cristiana dovrebbe essere l’uomo e non la legge al centro dell’attenzione. Per quanto riguarda la psicologia: giusto, discussioni infinite con gli scolari non portano a nulla, ma io non sono e non sarò mai, tanto meno nei pochi mesi che devo ancora insegnare il professore con il cartellino giallo e rosso nella tasca. 


(Wetterzeube, il 3.3.25) Mi sono chiesto se vi sia una  "contraddizione" tra Giovanni 5,17 e Genesi 2,3. Partiamo dai testi biblici. Genesi 2,3: "Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso aveva cessato da tutta l'opera che aveva creato e fatto. "Qui si afferma che Dio ha cessato (שָׁבַת, shabat) di creare dopo sei giorni, dando origine al concetto di sabato come giorno di riposo. Rita Torti Mazzi (a cura di Ravasi) commenta: „Gli antichi rabbini sostengono che al settimo giorno vi fu un atto di creazione: fu creata la „menuchà“, che generalmente si traduce con „riposo“, ma ha un significato più ampio: qualcosa di reale ed intrinsecamente positivo senza il quale l'universo non sarebbe stato completo, „la tranquillità, la serenità, la pace e il riposo“ (Gen Rabbà 10,9;) nello spirito biblico questo termine è sinonimo di felicità, silenzio, pace e armonia; più tardi divenne sinonimo della vita del mondo futuro della vita eterna; questo „settimo giorno“ viene benedetto da Dio e reso santo.  Giovanni 5,17: "Ὁ πατήρ μου ἕως ἄρτι ἐργάζεται, κἀγὼ ἐργάζομαι" ("Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco").Gesù afferma che il Padre continua a operare e che anche Lui, in quanto Figlio, opera.“ Commenta Marinella Perroni (a cura di Maggioni): „Gesù giustifica la sua violazione del sabato affermando che Dio non smette mai di agire nei confronti del creato; anzi „agisce anche ora“. In questo modo però contraddice la tradizione sacerdotale di genesi 2,3“. A prima vista, sembra quindi che Gesù contraddica la narrazione della Genesi. Tuttavia, le spiegazioni teologiche ed esegetiche chiariscono come questi due versetti siano conciliabili.

La prima distinzione da fare è quella tra creazione e provvidenza: Molti Padri della Chiesa e teologi (tra cui Agostino, Tommaso d’Aquino e i rabbini ebrei) distinguono tra: 1)L’atto della creazione iniziale, che Dio ha completato. 2) L’opera della provvidenza e del governo del mondo, che continua ininterrotta. Quindi si può riassumere che Genesi 2,3 si riferisce alla cessazione della creazione ex nihilo (anche se questo termine in Gen non è presente), ma non significa che Dio abbia smesso di sostenere e governare il mondo. Giovanni 5,17 si riferisce a questa continua azione di Dio, specialmente nell'ambito della redenzione. Un’altra questione importante è quella del „riposo di Dio“ nella tradizione giudaica: in essa, si riteneva che Dio "riposi" nel senso che non crea nuove specie, ma continua a mantenere il mondo, a giudicare e a risuscitare i morti. Questo era il pensiero comune nel Talmud. Gesù si inserisce in questa tradizione, ma con una novità: rivendica per sé la stessa opera di Dio, facendo un'affermazione implicita della sua divinità. Questo è ciò che scandalizza i giudei in Giovanni 5,18.

Confrontiamoci ora con quattro grandi teologi. 1)Nel Padre della Chiesa Sant’Ireneo (II secolo) vediamo che il "lavoro continuo" di Dio non riguarda solo la conservazione del mondo, ma anche la redenzione dell’umanità. Dio continua a operare perché il peccato ha introdotto disordine nel mondo, e quindi è necessario un nuovo intervento divino per restaurare la creazione. Gesù, come Figlio, partecipa all'opera del Padre, perché sta portando avanti la nuova creazione attraverso la redenzione. 2) San Tommaso d’Aquino, che distingue tra riposo ed azione, spiega che Dio non "riposa" nel senso umano. Egli non ha bisogno di interrompere la sua azione. Il "riposo" del sabato è simbolico: indica la perfezione della creazione, ma non implica una cessazione totale dell'opera divina. 3) Hans Urs von Balthasar, nei suoi scritti, esplora frequentemente il mistero della divinità di Cristo e la sua relazione con il Padre, soprattutto nel contesto della rivelazione e della redenzione. Quando Balthasar affronta il tema di Giovanni 5,17 e la questione del "riposo" di Dio in relazione all'azione di Gesù, egli sottolinea che l'opera di Dio non è mai completamente "cessata", come se il creatore avesse preso una pausa, ma continua nel tempo come provvidenza e salvezza.Nel suo libro La Gloria e la Croce, Balthasar esplora la tensione tra la perfezione della creazione di Dio, che si conclude in Genesi 2,3, e l'azione incessante di Dio nel mondo attraverso Cristo. Balthasar non interpreta la "cessazione" dell'opera in Genesi come una vera interruzione dell'attività divina, ma come il culmine del lavoro creativo che, però, continua nel mantenimento e nella redenzione dell’universo. Per Balthasar, quindi, la venuta di Cristo è il momento decisivo in cui Dio non solo restaura la creazione, ma realizza la nuova creazione (il tema di cui parla anche Sant’Ireneo), portando la salvezza all'umanità. Gesù, come Figlio, non solo partecipa al "riposo" del Padre, ma lo compie e lo porta a compimento con la sua opera di redenzione. Così, Giovanni 5,17 non è in contraddizione con il riposo di Dio di Genesi 2,3, ma rappresenta l'espansione del "riposo" stesso, che non è una pausa ma un atto di perfezione che continua nel tempo. Inoltre, Balthasar sottolinea che questa affermazione di Gesù è una dichiarazione di sua divinità: il Figlio agisce in perfetta comunione con il Padre, portando a termine l'opera di creazione e di redenzione, che è il suo continuo lavoro nel mondo. 4) Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI), nelle sue riflessioni teologiche, ha dato una grande attenzione al tema della divinità di Cristo e del suo rapporto con il Padre, soprattutto in relazione al sabato e al riposo di Dio. Nel suo libro Gesù di Nazaret, Ratzinger affronta ampiamente la questione del "riposo di Dio" in Genesi 2,3 e la sua continuità nel Nuovo Testamento. Secondo Ratzinger, la rivelazione di Cristo non si limita a spiegare la fine del ciclo della creazione, ma introduce la salvezza come compimento della creazione. Dio non "si ferma" o "riposa" nel senso che smette di agire, ma il suo riposo è in realtà il compimento del suo opera creativa. Il sabato della Genesi rappresenta l'idea che Dio ha sistemato la creazione, ma ora deve farla fiorire e realizzare, attraverso la sua azione provvidenziale e salvifica. Ratzinger inoltre spiega che Gesù, dicendo "Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco" (Gv 5,17), non sta contraddicendo il "riposo" di Dio, ma piuttosto sta rivelando che il "riposo" del Padre è legato alla sua opera di salvazione. Dio, nella sua divina provvidenza, continua a operare attraverso la sua presenza attiva nel mondo, e questo compimento culmina nell'opera salvifica di Gesù. Ratzinger osserva che, mentre la creazione era il lavoro di Dio nei primi sei giorni, ora la redenzione attraverso Cristo è l'opera che porta a compimento la creazione stessa. Il riposo di Dio, quindi, non è la fine dell'attività, ma l'inizio del compimento del progetto divino, che è realizzato con l'invio del Figlio. Il Figlio di Dio, infatti, agisce come il Dio che salva e che continua a "lavorare" per completare la creazione attraverso la sua opera di redenzione.

Quindi quanto in Ez 20,20 si parla della santificazione del Sabato non si approfondiscono tutti questi argomenti teologici, si prende semplicemente questo giorno di sabato come „distintivo rispetto alle altre nazioni, segno di un rapporto speciale con Dio.Vivere il Sabato come gli altri giorni significa profanarlo“ (Rota Scalabrini/Bertinetti a cura di Ravasi). Gesù con il suo rapporto specialissimo con il Padre può sottolineare, come ci insegnano i nostri grandi teologi sopra citati un’altra concezione del riposo, tra l’altro molto differente di quella piccolo borghese.

In fora del pensiero combinatorio di cui ho riflettuto in dialogo con Ernst Jünger ritengo che il vero „Davide“ sia Trump e la sua amministrazione che combatte contro il „Goliath“ del deep state statunitense, contro il mainstream occidentale, che, con la scusa di difendere il „piccolo“ Zelensky, che in vero, come afferma Tulsi Gabbard, governa l’Ucraina in modo del tutto non democratico e che come dice Aaron Maté è un guerrafondaio al servizio di altri guerrafondai, stanno portando il mondo sul baratro della Terza Guerra mondiale, già iniziata a pezzetti come dice il Papa e che è un grande rischio come sottolineano le persone migliori dell’amministrazione Trump. Il mondo cattolico, che purtroppo non ha mai pensato autonomamente (non autoreferenzialmente), che confonde l’opzione per i poveri con un sentimento di liberal di sinistra si trova completamente o quasi dalla parte di chi con la scusa di voler aiutare il „popolo martoriato“ ucraino ha contribuito ad un massacro immane a meno di due ore di areo da dove scrivo. Certo anch’io devo stare attento a non assolutizzare la mia narrazione, perché in questo tipo di cose ci muoviamo sempre nell’ambito della verosimiglianza e non della verità. Questo vale per tutti, anche per chi sostiene, senza un minimo di considerazione dei pro e contra, che il Goliath statunitense avrebbe voluto saccheggiare economicamente il Davide ucraino. Ma certamente anche per me. Democrazia come atteggiamento ultimo consiste quando pubblicamente le tesi narrative si scontrano come è accaduto nella Casa Bianca, nel quale scontro può essere richiamato anche il valore della gratitudine come ha fatto JD Vance, che è stato educato da nonni democratici ed ha una vita davvero difficile alle sue spalle. 

PS Riporto un giudizio importante ripreso da Alessandro Banfi nella versione odierna e una notizia dal mondo mussulmano, che si trova nel tempo del Ramadan: „È stato Papa Francesco, ieri dal letto dell’ospedale Gemelli, in un Angelus forzatamente scritto e non pronunciato alla finestra, a formulare il commento migliore a queste surreali giornate (ecco l’integrale). «Prego soprattutto per la pace. Da qui la guerra appare ancora più assurda. Preghiamo per la martoriata Ucraina, per Palestina, Israele, Libano, Myanmar, Sudan, Kivu». ha osservato. Mai come oggi il mondo ha bisogno della sua “profezia”. Lo dice stamattina a Repubblica Georg Gänswein, ex segretario di papa Benedetto e non sempre in sintonia con Bergoglio: «La sua voce oggi è di vitale importanza non solo per la Chiesa, per i cristiani, per credenti, diversamente credenti, non credenti. La voce di papa Francesco è di vitale importanza per tutto il mondo perché è l’unica autorità che parla di pace, che condanna la guerra, tutte le guerre in corso, a partire dall’aggressione all’Ucraina, condanna il commercio delle armi, le ingiustizie sociali, le povertà. Preghiamo affinché la sua voce continui a proclamare la pace e a condannare tutti i mali del mondo». Sulla Stampa, proprio all’inizio del Ramadan (cominciato sabato) parla l’imam della Grande Moschea di Roma, Nader Akkad, che invita i fedeli musulmani a pregare anche per la salute di Bergoglio e dice fra l’altro: «Seguendo il cammino di papa Francesco abbiamo conosciuto la speranza di poter creare uno spirito fraterno in grado di unire l'intera umanità».“


Abba nostro…

(Mattinata) Caro Roberto, grazie per aver inoltrato la mail. È uno stimolo per indirizzare i miei pensieri a voi e per mettermi in contatto con voi; cosa che faccio sempre volentieri, non solo a causa della vostra mail. Il tuo ritiro dal CJD mi riempie di gioia per te, perché avrai il tempo di dedicarti completamente agli argomenti che negli ultimi anni hanno dovuto essere trascurati, perché eri per l’appunto impegnato nel CJD e ti sei dedicato a questo. Questa è la seconda parte. Grazie per quello che hai fatto e per come lo hai fatto - e continuerai a farlo fino al tuo ritiro. Quando ripenso ai miei anni di scuola, sono stati insegnanti come te a motivarmi e, cosa molto più importante, a risvegliare il mio interesse e la mia curiosità, a farmi andare a fondo delle cose e a farmi interessare a esse. Per me sei una personalità-faro che mi ha segnato. Quindi mi riempie di gratitudine essere il tuo allievo (mi piace imparare da te) e, in senso più ampio, il tuo amico. nSentiti abbracciato e stretto. Se in futuro avrai più tempo e sarete a Heidelberg, non vedo l'ora di rivedervi. Un caro saluto anche a Konstanze. Spero che tu stia bene. In stretta unione, Herwarth (Von Plate; uno dei presidenti del CJD).

(Dopo) Mi scrive Matteo: „Al netto di quello che ti ho già scritto (cf il diario di ieri) rispetto alla scontro in diretta mondiale ( che non riguarda tanto il modo con cui è stato trattato Zelenskiy, quanto l'Ucraina), due ulteriori considerazioni: 1) rispetto a Zelenskiy: non escludo che tutto il colloquio avesse come possibile esito previsto in caso di impuntatura del presidente ucraino, un forte indebolimento, un po' in stile "The Apprentice", della sua figura (che oggettivamente senza gli Stati Uniti non sta e cade). 2) Il punto veramente delicato è l'Europa. La prudenza equilibrata ( e un po' equilibristica) di Meloni mi pare un miracolo di intelligenza e un'ottima cosa per l'Italia. Mi chiedo cosa pensino davvero di avere in mano Francia e Gran Bretagna. Sono davvero "la testa del Serpente" come li chiama Blondet,  o sono semplicemente supponenti (per l'ultima volta)? 3) Oppure sono come la Contea per Saruman, cacciato e sconfitto, che trova l'ultima soddisfazione nel devastare il piccolo paese degli Hobbit? Il Signore degli Anelli finisce solo quando anche la Contea sarà liberata….“.

(Pomeriggio) La differenza proposta da Giovanni Maddalena sulle nozioni elementari di filosofia del diritto è buona: Tucidide nel famoso dialogo tra gli ateniesi e l’isola di Melo ha presentato la soluzione iper-realista (la forza decide cosa è il diritto); l’altra idea è quella idealista: la storia è dominata dalle idee, in questo caso dall’idea di giustizia. Il problema è che l’attribuzione di  Donald Trump nella prima variante è per lo meno discutibile; certamente come capo di un impero si potrebbe pensare che sia così, ma tante delle sue scelte nel scegliere le persone che lo stanno aiutando a governare non è per nulla questa. Faccio qualche nome: JD Vance, Tulsi Gabbard, Robert Kennedy Jr., Jay Bhattacharya…Poi per quanto riguarda il dogma dell’unico colpevole che avrebbe aggredito il paese innocente, beh questa è una favola, non è storia, la storia la propone in modo del tutto diverso il Prof. Jeffrey Sachse…anche Francesco ne ha parlato…

(Notte) Il Santo Padre non è stato bene oggi; il giorno era lungo, ma ho detto una decade del rosario per lui. 

„Sono penetrato nel castello segreto del dolore, ma già il primo dei suoi modelli era troppo forte per me“ (Ernst Jünger, Il cuore avventuroso, seconda versione, 196). Questo passaggio scritto a Lipsia, mi ricorda che non ho ancora vissuto la sofferenza in tutta la sua brutalità. Certo ci sono stati momenti difficili: un primo matrimonio fallito da giovane, che la Chiesa ha dichiarato nullo. Due gravidanze interrotte di Konstanze. Ora quella extra uterina di Johanna. Ernst Jünger è stato soldato in guerra, più volte ferito; ha perso due figli, uno in guerra, un altro che si è suicidato. Eppure dice la frase che ho citato sopra. Io ho perso il papà, ma quando era già anziano…tra le cose brutte c’è il silenzio agghiacciante di amici quando non dici o scrivi le cose che si aspettano…ma da tre anni a relativamente pochi chilometri da noi sono morti tantissimi soldati in una guerra assurda, che il Papa denuncia, mentre i politici europei, che difendono quel pagliaccio pseudo democratico di Zelensky, si preparano a fare la guerra, quasi che due guerre mondiali non siano sufficienti. Mancano quasi completamente i poeti che oggi tengano nel loro cuore, almeno come tentativo, tutte le croci.  

Il piacere stereoscopico... Percepire in modo stereoscopico significa ricavare due qualità sensoriali contemporaneamente dallo stesso suono, e precisamente attraverso un unico organo sensoriale... Sembra che il tatto, dal quale derivano anche gli altri sensi, abbia un ruolo speciale nella conoscenza... Per questo amiamo sfiorare con la punta delle dita cose nuove, rare o preziose - è un gesto tanto ingenuo quanto raffinato” (Ernst Jünger, ibidem, 197-198) - quello che dice Jünger sul tatto lo aveva affermato anche Aristotele. Per questo motivo tante delle cose successe nella pandemia - a parte il fatto che essa ha avuto una conseguenza grave anche per il mio odorato e il mio gusto (questo funzione di nuova; ho sentito l’altro giorno il gusto di un liquore che avevo comprato in Croazia - hanno avuto una conseguenza disastrosa generale. Grazia a Dio il tatto sembra funzionare ancora, da qui il desiderio di toccare gli alberi…Ieri nel bosco ho cercato di esercitare l’odorato perduto.  

(Wetterzeube, il 2.3.25: ottava domenica dell’Ordinario) Gli spunti che ci offre Ezechiele (22, 23-31) sulle quattro categorie di capi, sono davvero un aiuto all’esame di coscienza per chiunque governi. 1) Partiamo dai principi: „si impadroniscono di tesori e ricchezze e moltiplicano le vedove in mezzo alla gente“; questo accade con la guerra, intendo la moltiplicazione delle vedove. 2) I sacerdoti „non fanno distinzione tra il sacro e il profano“. 3) I capi „fanno perire la gente per turpi guadagni“. 4) I profeti „intonacano con fango tutti questi delitti“ e attribuiscono a Dio frasi che Dio non ha detto. Dio cerca un mediatore, un uomo di preghiera come Mosè, che freni la sua ira, ma non lo trova. Chi pensa che solo il nemico abbia bisogno di questi spunti per un esame di coscienza serio non parla in nome di Dio. 

Per quanto riguarda „l’orgoglio guerriero“ di Zelensky devo dire che non sono d’accordo su questo punto con Matteo; l’umiliazione subita se la è cercata. E poi un soldato non parlerebbe mai così, dandogli del terrorista e del criminale, come ha fatto Zelensky all’inizio della conferenza stampa nella Casa Bianca,  del proprio nemico; Ernst Jünger, che soldato lo era, non lo fa mai! Altra cosa invece è ricordarsi del „popolo martoriato“ dell’Ucraina, inclusi i bambini rapiti e i soldati dimagriti, le cui foto portategli da Zelensky, Trump ha guardato con grande attenzione. By the way l’accusa stolta di „fascismo“ a Trump non ha alcun senso: potete immaginare Mussolini o Hitler che facciano una conferenza stampa di questo tipo con giornalisti?

Berlusconi su Zelensky. Renato mi ha mandato un’intervista a Silvio Berlusconi del febbraio del 23, quindi quattro mesi prima della sua morte. Vivevo in Germania durante la sua era e non ho seguito da vicino la sua „governance“, poi ho visto qualche video di un comico italiano che lo prendeva in giro, ma nell’intervista, forse anche per la vicinanza della morte, ne ho visto la dignità dell’atteggiamento e della posizione. Il giornalista gli aveva chiesto cosa avesse fatto di sbagliato la premier Giorgia Meloni, che non era stata invitata ad un incontro tra Macron, Scholz e Zelensky (probabilmente, in riferimento a quest’ultimo,  tutti i tre politici sono, tra l’altro, alla fine della loro carriera). Berlusconi dice che la premier non aveva fatto nulla di sbagliato, anche se lui non era d’accordo con l’equiparazione degli eserciti ucraino e russo, a cui avrebbe dovuto contribuire l’Europa sostenuta da Meloni e tratteggia un’immagine di Zelensky molto precisa; lui, se fosse stato premier non sarebbe andato a questo incontro; piuttosto sarebbe stato il compito del presidente americano di allora, Biden, di dargli qualche miliardo per ricostruire l’Ucraina, a patto che smetta di bombardare le repubbliche dell’est dell’Ucraina stessa. Questa idea del presidente ucraino che ne aveva Berlusconi corrisponde a quella che ne ho io di Zelensky non è un „soldato“, ma un che sa gestire o che ha saputo gestire il suo „vantaggio“ e che ha tradito il mandato per cui era stato eletto. Per quanto riguarda la premier italiana attuale sarà  bene, come sta già facendo, che si orienti all’amministrazione statunitense attuale. 

PS Zelensky ha contestato a JD Vance di sostenere la diplomazia con la Russia, il presidente ucraino, durante la conferenza stampa, ha ricordato l'accordo del 9 dicembre 2019 con Putin e ha affermato: “Abbiamo firmato lo scambio di prigionieri, ma lui [Putin] non l'ha fatto”. Aaron Maté commenta in X questo momento della conferenza stampa facendo vedere alcune „foto di Zelensky che partecipa alla cerimonia del 29 dicembre 2019 per accogliere il ritorno dei prigionieri ucraini liberati in base all'accordo con Putin. Ecco anche un annuncio dell'ufficio di Zelensky dell'aprile 2020 che accoglie con favore il completamento di un terzo scambio di prigionieri“ (Aaron Maté, 2.3.25); nell’annuncio citato si legge tra l’altro: „La terza fase del rilascio reciproco di persone nell'ambito del formato “tutti per tutti” è stata completata. L'Ucraina ha restituito 20 dei suoi cittadini tenuti prigionieri nei territori temporaneamente occupati.“ 

Non so se la „Certosa di Parma“ di Stendhal sia qualcosa di più che un racconto, che si legge bene, della mondanità spirituale e civile, nemmeno troppo critico, come si potrebbe pensare, tenendo conto che è stato pubblicato dall’Einaudi, dei suoi eroi, la duchessa zia di Fabrizio e Fabrizio stesso. Ma c’è una scena che mi ha colpito particolarmente nel capitolo quattordicesimo, quando la duchessa va dal principe, pauroso, egocentrico, innamorato di lei, minacciandolo di lasciare Parma se lui firma la condanna a morte di Fabrizio, accusato di omicidio, anche se in vero ciò era accaduto per auto difesa. La scena, che non sono capace di ricostruire con la maestria di Stendhal, è raffinata al massimo: il principe pensa che la duchessa venga da lui, per intenerirlo con qualche lacrima e lui prepara già un fazzoletto perché è disposto a stare al gioco, invece la duchessa arriva in tutta la sua bellezza di venticinquenne, capace di gestire la sua eroicità, e mette il principe in una situazione in cui è costretto a mandare all'esilio la nemica della duchessa, che aveva intrigato la condanna a morte, e a non firmare la condanna preparata dai giudici. Ecco se vestiti non come si deve, lei era vestita da viaggio e non nella modalità in cui si incontra un principe, se vuoi davvero fare impressione sul principe devi sapere gestire in modo adeguato la tua bellezza, la tua forza giovanile  o qualsiasi altra cosa, anche la drammaticità della tua situazione…

Abba nostro…

(Notte) Siamo stati anche oggi nel „nostro“ nuovo bosco, ad un ora da casa, nei pressi di Blankenhein - la tosse di Konstanze scompare quasi completamente nel bosco; il percorso di oggi era su una strada asfaltata, che giunge dove ci sono tre stagni, ma poi abbiamo girato a sinistra in modo tale che eravamo davvero in mezzo al bosco. E quanto sia necessario oggi essere un camminatore nel bosco diventa sempre più chiaro, tanto più che le immagini che abbiamo in testa sono per lo più false, o falsamente applicate, come quella del presunto Davide (Zelensky) che sconfiggerebbe il preteso Goliath (Trump). E tutti raccontano i loro fatti, come se Nietzsche non avesse mai scritto anche solo una riga…


In questa piccola casetta abbiamo fatto una pausa


Vicino ad uno degli stagni


Accanto agli stagni 

(Wetterzeube, 1. Marzo 2025, mese di san Giuseppe) 

La capacità combinatoria si differenzia da quella puramente logica in quanto si muove sempre in contatto con il tutto e non si perde mai nel particolare... In questo caso dipende in misura molto minore dai dati; padroneggia una matematica superiore, che sa moltiplicare e elevare a potenza, dove l'arte aritmetica ordinaria si serve di semplici addizioni... Poiché uno dei compiti della mente è quello di ordinare le cose in base alla loro parentela, la deduzione combinatoria si dimostra superiore in quanto padroneggia la genealogia delle cose e sa individuare la loro somiglianza in profondità” (Ernst Jünger, Das abenteuerliche Herz, seconda versione, 1938-1950) - Senza questa capacità combinatoria non vi è alcuna speranza né per la „profezia della pace“, né per la speranza. Volevo cominciare un diario della speranza già all’inizio dell’anno giubilare, che il Papa ha dedicato ad essa. Non volevo, però, che si identificasse la nomina a presidente americano di Donald Trump, con questa speranza, per questo ho aspettato; per me il presidente americano rappresenta davvero un po’ di speranza (in modo particolare per quanto riguarda la proxy war in Ucraina), ma la mia speranza, quella piccola di cui parla Peguy non si basa mai su un imperatore (Augusto o Nabucodònosor che sia), ma sempre e solo in Cristo. Quindi una telefonata del Santo Padre al parroco di Gaza vale per me molto di più di ogni azione politica che si possa fare sul tema. Chi in Europa sostiene, come fa Jasper von Altenbockum(FAZ di oggi) che la vera lotta per la democrazia si sta combattendo in Ucraina, ha preso la decisione di tagliare con la spada il nodo gordiano, ha preso la decisione di puntare sulla guerra come soluzione del conflitto, come sta facendo Friedrich Merz che vuole parlare con Parigi e Londra sulla dissuasione atomica. Io sono del tutto d’accordo con Tulsi Gabbard quando scrive oggi in X: „Grazie, Donald Trump, per la tua leadership incrollabile nel difendere gli interessi del popolo americano e la pace. Quello che hai detto è assolutamente vero: Zelensky sta cercando di trascinare gli Stati Uniti in una guerra nucleare con la Russia/terza guerra mondiale ormai da anni, e nessuno lo ha mai fermato. Grazie, Vicepresidente JD Vance, per aver parlato con tanta forza e chiarezza della necessità della diplomazia.“ E per quanto riguarda la diplomazia Aaron Maté chiarisce, anche oggi su X: „L'odierno scontro (metldown) alla Casa Bianca è iniziato quando Zelensky ha affrontato JD Vance per aver detto che gli Stati Uniti si impegneranno nella diplomazia per porre fine alla guerra per procura in Ucraina. Zelensky ha risposto sostenendo che non ci si può fidare di Putin e ha sfidato Vance con una domanda: “Di che tipo di diplomazia, J.D., stai parlando?” Se Zelensky non fosse un guerrafondaio così devoto, saprebbe che uno dei suoi negoziatori, il diplomatico ucraino Oleksandr Chalyi, ha già risposto alla sua domanda. Ai colloqui di pace Russia-Ucraina a Istanbul nel marzo-aprile 2022, ha ricordato in seguito Chalyi, le due parti “sono riuscite a trovare un compromesso molto reale” e “erano molto vicine... a concludere la guerra con una soluzione pacifica”. Putin, ha detto, “ha cercato di fare tutto il possibile per concludere [un] accordo con l’Ucraina. È stato Zelensky a scegliere di abbandonare quell'accordo, dopo che l'amministrazione Biden e Boris Johnson lo hanno esortato a farlo. Zelensky lo sa, quindi la sua domanda è semplicemente falsa”“. Ovviamente non si può prendere una pagina della Bibbia a scopi di „teologia politica“, ma la frase di Ezechiele rivolta a Gerusalemme: „Per il sangue che hai sparso ti sei resa colpevole e ti sei contaminata con gli idoli che hai fabbricato“ (Ez 22,4) deve interrogarci tutti, proprio nel senso della capacità combinatoria di cui parla Ernst Jünger.

Come reazione a quanto scritto qui sopra: Concordo Roberto, purtroppo il battibecco alla Casa Bianca ha calcato i toni e rianimato le tifoserie, distogliendo sapientemente l'opinione pubblica dalla sostanza, che è la telefonata del Papa, che è Jünger. È un guardare il dito anziché la luna. Sull'Ucraina, rifiutare un compromesso, in fondo meno doloroso, quand'era possibile, in Turchia, ha portato alla situazione attuale, era un proseguire ancora la guerra e le morti. Anche l'UE avrebbe potuto garantire la neutralità Ucraina e accettare, nel lungo periodo, il suo ingresso, che, tra l'altro, salvaguarderebbe la democrazia, almeno in apparenza e la demilitarizzazione dei confini, come chiede la Russia. In questo contesto anche al Donbass e a quelle zone si sarebbe potuto, rimanendo ucraine, concedere uno status speciale, per es come in Südtirol. Al di là di questo, sarebbe anche utile che i media aiutasse a farsi un'idea dei movimenti geopolitici in atto, che non sono un teatrino ma qualcosa di più importante è decisivo. // Caro Gigi, , dici cose importanti; per quanto riguarda il "meltdown" (copyright: Aaron Maté) alla Casa Bianca sono davvero grato a Trump e Vance che hanno espresso esplicitamente quello che il Papa ha detto fin dall'inizio: la favola di Cappuccetto rosso non aiuta a comprendere cosa sta accadendo in Ucraina. L'amministrazione Trump ha detto esplicitamente che il pericolo è una terza guerra mondiale, cosa che il Papa ha ripetuto da tre anni. E distanziandosi dall'amministrazione precedente ha fatto un grande servizio al suo popolo e al mondo intero. Almeno così penso io, ma come dice la mia saggia moglie, la cosa è così complessa che si può avere anche una lettura diversa dalla mia...

In Giardino zoologico 1 (1912), August Macke sembra riflettere sulla contrapposizione tra libertà e costrizione, tra la vivacità della natura e l’uniformità dell’uomo moderno. I visitatori dello zoo appaiono allineati, quasi rigidi, vestiti con colori sobri e privi di espressione, come se fossero essi stessi prigionieri di un ordine imposto. Al contrario, gli animali, immersi in un’esplosione di colori, sembrano più vitali, più presenti, e perfino osservatori curiosi degli uomini, ribaltando il consueto rapporto tra osservatore e osservato. Con il suo uso magistrale del colore e delle forme semplificate, Macke non si limita a rappresentare una scena quotidiana, ma invita a riflettere su chi sia davvero libero e chi, invece, intrappolato nei confini della società.

Abba nostro…

(Pomeriggio) O Theotokos, signora di Altötting, Johanna ti ha chiesto la grazia di un bambino, è ha ricevuto questo cammino di una gravidanza extra uterina; dalle ora la grazia, anche al David, anche a noi, di comprendere che in questa sofferenza c’è una grande speranza di senso. Proteggila nell’operazione alle quindici. Amen. 

L’intervista di Glenn Greenwald con Alexander Dugin è davvero notevole; nell’edizione che ho io non ci sono i sottotitoli per cui non comprendo tutto, in modo particolare quando parla Greenwald, mentre l’inglese di Dugin è per me molto comprensibile. Ma anche da lui non avevo capito tutto bene. Ora ho riascoltato una parte, che tra l’altro il „nodo gordiano“ di Jünger mi ha permesso di comprendere più precisamente. Per i russi o per lo meno per tanti russi o per lo meno per Dugin Putin è piuttosto il padre di una nazione, che solo il presidente di essa. Per quanto riguarda l’Ucraina sottolinea l’importanza della neutralità e presenta tre possibili scenari di vittoria; da quello che dice la paternità di Putin è legata alla promessa di vittoria; questo pensiero è comprensibile, anche se non del tutto cristiano. 

(Dopo) Non so se è vero che tutto l’idealismo non può che essere una sopravvalutazione del „cogito“  sul „sum“, tanto più che sia a Fichte che a Schelling è chiara la domanda: „Come si spiega la nostra fede apparentemente incrollabile e ingenua nell'esistenza di un mondo indipendente dalla nostra coscienza?” (Franke, 74). Quello che a me sembra più importante è forse la mancanza di coscienza di un „cogitor ergo sum“; insomma di uno che mi pensi e che mi ami e che in questo modo fa si che io sia. Detto questo rimane il fatto che alcune delle frasi di Fichte, da cui Schelling parte per formulare le sue, sono del tutto vere o quasi. Partiamo dalla più problematica che è un’eredità di Spinoza e che comunque ha un momento di verità: omnis determinatio est negatio.  In vero se dico che l’essere è un dono d’amore e completo, dico anche nello stesso tempo che è „non sussistente“ (non ripeto qui tutto ciò che ho spiegato nei miei commenti all’Homo Abyssus di Ulrich); insomma vi è anche una logica dell’ et…et. L’essere è allo stesso tempo completo e semplice e non sussistente; qualcosa di analogo vale anche per „il medesimo uso di essere e „nulla““ (Ulrich). Ma in un certo senso la frase di Spinoza è vera: se dico che sono italiano dico allo stesso tempo che non sono tedesco (vi è l’eccezione dei mie figli che sono allo stesso tempo italiani e tedeschi, ma non sono per esempio croati). Ma anche qui posso pensare nel senso di una fratellanza universale (fratelli tutti). In un certo senso, però,  „ogni determinazione di qualsivoglia cosa che venga determinata, accade attraverso un’opposizione“ (vale per Fichte, ma probabilmente anche per Guardini). Ed è anche vero che ogni determinazione implica una limitazione. “Come possiamo pensare qualcosa come questo e non come quello, senza limitarne l'estensione? Qualcosa non potrebbe essere ciò che è, se fosse tutto, cioè se non si distinguesse negativamente da qualcos'altro. Ma questo distinguersi o essere diverso implica necessariamente l'esclusione (almeno parziale) dell'altro: non si è ciò da cui ci si distingue.“ (Franke, 79-80); dipende poi da un certo atteggiamento cattolico o meno, pensare che questa esclusione parziale sia appunto parziale e non assoluta. 

(PS) „Penso che fondamentalmente il popolo americano sia stato fregato e saccheggiato per sostenere il progetto imperiale nel mondo, e che gli europei ne siano stati i principali beneficiari. Ne abbiamo già parlato… di questa dicotomia in politica tra chi dà priorità alle esigenze dell'impero e chi dà priorità alle esigenze del paese. L'America è diventata essenzialmente uno stato che ha ignorato quasi completamente le sue preoccupazioni nazionali a favore del suo ruolo imperiale. E così facendo, ha finito per saccheggiare la propria popolazione, non solo in termini di vite, perché abbiamo mandato molti giovani a combattere e morire per cause che non avevano nulla a che fare con le loro, ma anche finanziariamente.“(Matt Taibbi) - questo passo  di Taibbi fa comprendere l’importanza di quanto detto sopra su determinazione e limitazione. 

(Dopo) Ho ascoltato ora nella versione integrale, con i sottotitoli in inglese di YouTube, l’incontro nella „Casa Bianca“; un po’ coraggioso o del tutto stupido? Questa è la domanda che ho in riferimento a Zelensky, da subito aggressivo (ha parlato di Putin come terrorista)! JD Vance e il presidente hanno detto quello che il mio cuore desidera da tre anni! 

Matteo Foppa Pedretti mi ha scritto questo commento: „Ho letto la questione della "capacità combinatoria": è un tema, o forse una dimensione che sento molto mia. Istintivamente la trovo vicina alla dimensione della partecipazione, intesa nel senso che Fabro dà della via di Tommaso. Ma qui mi fermo, perché sul punto dovrei studiare, e non accontentarmi di intuizioni. Sul colloquio - scontro tra Trump/Vance e Zelenskiy, condivido alcune considerazioni che fai. In particolare le prospettive nuove, positive per il blocco della "guerra infinita" nichilistico - rivoluzionaria che una certa politica americana ed europea ha intrapreso, e potenzialmente liberanti per l'Europa ( un po' meno "governata" dalla NATO versione progressista, da 10/15 anni Amministrazione militare del protettorato europeo....).In questo senso apprezzo l'energia di Trump, e più ancora il percorso umano e politico di Vance. Ma c'è un punto, potenzialmente grave, su cui ho perplessità. A un certo punto tu dici che in questa nuova relazione tra gli Imperi ( USA, Cina, e ora anche una rediviva Russia imperiale, per effetto di questa scellerata guerra, che di fatto hanno vinto) e le nazioni, i primi dovrebbero essere più "gentili" con le seconde. Io mi limito a dire che chi è ora presidente degli USA fa bene a rivendicare una nuova politica, e a rimproverare chi intende "giocare con la Terza Guerra Mondiale". Ma non deve dimenticare le sofferenze, le distruzioni,  le umiliazioni di chi è stato largamente indotto dagli USA stessi (non solo dagli USA, sono d'accordo, ma senza di loro il resto è velleità) a assumere la guerra come sola soluzione al problema. Non può umiliare l'orgoglio guerriero di chi ha sopportato con valore inatteso il peso di una guerra spaventosa. JD Vance dice che senza gli aiuti USA l'Ucraina avrebbe resistito quindici giorni. Ed è vero. Molto di più di quanto avrebbe resistito ogni altro paese, ad eccezione forse della Turchia....Ma se è vero che questa gratitudine è dovuta, è altrettanto vero che il nuovo Imperatore non può dimenticare le responsabilità del vecchio, nei confronti di chi ha fatto in larga parte - come l'Ucraina - da "punta del trapano"  in una guerra che era anche una guerra NATO Russia.Non può dimenticare che è l'Impero, e non l'Imperatore, ad avere delle responsabilità. Ha deciso, meritoriamente, di cambiare approccio e strategia: non può trattare da servo chi ha portato il peso della vecchia strategia. In caso contrario, delle due l'una: o Trump ha un mente di essere il capo di una "cosa nuova", completamente staccata, distinta e opposta ai vecchi Stati Uniti ( e questo apre scenari piuttosto inquietanti), o è una conferma dolorosa ( e preoccupante, per noi Europei) della frase attribuita a Kissinger piuttosto che all'ultimo presidente sud vietnamita: "Essere nemici degli USA è pericoloso. Essere loro alleati è letale“ (Whatsapp; righe pubblicate qui con il permesso dell’autore. // Secondo me, Matteo, per tanto tempo nella conferenza stampa Trump ha avuto una pazienza immensa e detto più volte che i soldati ucraini sono stati coraggiosi; è stato Zelensky che da subito, dopo un po’ di minuti, ha dato a Putin del criminale e terrorista. Scusa la fretta sto aspettando che mia figlia esca dalla sala operatoria.

Renato mi ha mandato alcune pagine, a cura di Prosperi, di Giussani sulla speranza. Senza la speranza il presente diventa una tomba. Poi parla di quattro caratteristiche: la speranza come dinamismo; la speranza come speranza di bene; la speranza come pericolo, ma non come incertezza; la speranza è certa. Infine la speranza della comunità  e dell’amicizia. Ho letto aspettando che Johanna ritorni in camera. 

Johanna è di nuovo in stanza e sta bene! L’operazione sembra andata bene. David ci ha mandato una foto, nella quale sorride! 

(Notte) Sono ovviamente cosciente, pur non ritrattando il mio giudizio sul „meltdown“ nella Casa bianca, che per la salvezza del mondo, nella clinica dove si trova Johanna (nella consegna del piccolo essere nel grembo di Dio), in quella dove si trova il Santo Padre, nelle tante cliniche del mondo accade ben di più rilevante che in una conferenza stampa.