mercoledì 7 gennaio 2026

Diario della fiducia

Facilitazione alla lettura: l'ultimo contributo del diario, cioè quell'odierno, si trova all'inizio subito dopo le frasi in corsivo che sono frasi di dedica per tutto il diario e subito dopo la mia fotografia di Amrum ! Basta scrollare un poco questo post!

Dopo il „diario notturno“ (qui), quello „diurno“ (qui) quello „cattolico“ (qui), dopo il diario sull'amore amore (qui), e dopo quello della speranza (qui) comincio, al 7 gennaio del 2026 il diario della fiducia.

Il termine ebraico 'emet che Balthasar usa per far comprendere cosa si intenda come verità nel cristianesimo esprime l'idea di stabilità, saldezza, certezza, proprie di Dio.

 Il Signore disse ad Abram: 
"Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria 
e dalla casa di tuo padre,  verso il paese che io ti indicherò..." (Gen 12, 1)

«Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?» (Leone XIV, 6.1.25).

 „Egli {l’uomo} lascia volontariamente e liberamente cosa (colui), che è stato in se stesso, perché ha fiducia che è stato donato a se stesso umsonst {gratis et frustra}, che la libertà amante ed amata viene „da sé“, e che egli in forza di questa libera volontarietà del suo sé creativo, creando, è se stesso uno con se stesso. Conosce se stesso, perdendosi, dimenticandosi“ (Ferdinand Ulrich, Dono e perdono, 322)


"Cercare non è vedere; ma nella povertà  del cercare amoroso il non-vedere non è una mancanza, piuttosto (sit venia verbo) „cecità creativa“, luce-notte di una fiducia senza riserve, in forza della quale sorge la luce dell’altro, la sua figura caratteristica. L’amore-vuoto del non-vedere che cerca con fiducia è lo spazio liberante, lasciante essere dell’apparizione dell’opera dal suo nascondimento." (Ferdinand Ulrich, Dono e perdono, 322)


C'è differenza se i mezzi per commettere genocidi vengono ideati e accumulati per conto di oligarchi tirannici o per decisione parlamentare? In vero sì: nel secondo caso la coercizione universale diventa ancora più evidente.“ (Ernst Jünger, Oltre la linea, punto 19). 


"Quando Gesù ci chiama ad essere suoi amici, cerchiamo di non ignorare questa chiamata. Accettiamola, coltiviamo questo rapporto e scopriremo che proprio l'amicizia con Dio è la nostra salvezza." Leone XIV


„“Padre nostro” - Qui troviamo la conoscenza e l'amore e la risposta all'amore, qui risiede l'esperienza dell'intimità e della gioia di questa esperienza, qui la fede si apre alla fiducia, la dipendenza si trasforma in libertà e l'intimità si dispiega infine nella gioia. Non si tratta più di idee su Dio, è già una conoscenza di Dio, già comunione con Lui nell'amore, nell'unità e nella fiducia" (Padre Alexander Schmemann) 

 


Amrum, mia foto su un suggerimento di Ferdinand 

roberto.graziotto31@gmail.com


(Füssen, Hopfen am See, den 3.2.2026; san Biagio)


Sia santificato il Tuo nome. Vogliamo mantenere santo il Tuo nome tramite la santità, che ci hai rivelato nella Tua luce. {Seconda nota chiarificatrice: „questa è la santità perfetta che ci diventa comprensibile tramite la luce di Dio e nella Sua luce. Se Dio non ce la avesse rivelata nella sua luce, saremmo stati costretti a rappresentarcela da noi stessi, ma così ci sarebbe apparsa infinitamente più debole. Essendoci , però, stata rivelata nella sua luce, abbiamo un reale sapere della santità di Dio. Anche se posteriormente a ciò la luce in noi si oscura, sappiamo tuttavia, cosa essa essenzialmente contiene, poiché l’abbiamo vista nella luce di Dio“}. Vogliamo rimanere coscienti, sempre e quotidianamente e ricordarci senza rottura, che il Tuo nome contiene in sé quella santità. {Terza nota chiarificatrice: “Questo significa: il Verbo del Figlio ridona per noi alla santità di Dio la Sua luce. La santità che vediamo nel cielo l’abbiamo qui sulla terra nella Sua Parola ed ora vediamo la santità di Dio sia nel cielo che sulla terra allo stesso tempo“}. Vogliamo inchinarci al cospetto di questa santità, la vogliamo proteggere  come mistero che Ti unisce al Figlio e allo Spirito Santo e ci include tutti, quando guardiamo la Tua luce“ (Adrienne von Speyr, Da Dio e dagli uomini. Preghiere, Friburgo 1992, 69.72). Né il mondo né il cielo sono solo „rappresentazione“ (Kant, Schopenhauer), né la santità di cui si parla in questo commento di Adrienne. Essa l’abbiamo vista, mia moglie ed io, e toccata nell’incontro con Ferdinand Ulrich, anche se lui stesso (forse proprio per questo) si è considerato solo un peccatore. Sul grande palcoscenico del mondo l’abbiamo vista in atto in Papa Francesco, ovviamente non senza contraddizioni, perché in noi uomini la luce divina sempre si oscura. Questa notte ho pensato che dovrò ogni giorno e notte „ripetere in avanti“ il percorso certo, sicuro di  questa luce santa e divina, come è descritto nel discorso della montagna ed in particolar modo nelle „Beatitudini“: Mt 5, [1] Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. [2] Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: 


[3] "Beati i poveri in spirito (Μακάριοι οἱ πτωχοὶ τῷ πνεύματι), 

perché di essi è il regno dei cieli (ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν). 


[4] Beati gli afflitti (μακάριοι οἱ πενθοῦντες),, 

perché saranno consolati. 


[5] Beati i miti (μακάριοι οἱ πραεῖς, 

perché erediteranno la terra (τὴν γῆν). 


[6] Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia (μακάριοι οἱ πεινῶντες καὶ διψῶντες τὴν δικαιοσύνην), 

perché saranno saziati. 


[7] Beati i misericordiosi (μακάριοι οἱ ἐλεήμονες,), 

perché troveranno misericordia (ἐλεηθήσονται). 


[8] Beati i puri di cuore (μακάριοι οἱ καθαροὶ τῇ καρδίᾳ), 

perché vedranno Dio (τὸν θεὸν). 


[9] Beati gli operatori di pace (μακάριοι οἱ εἰρηνοποιοί,), 

perché saranno chiamati figli di Dio. 


[10] Beati i perseguitati per causa della giustizia (μακάριοι οἱ δεδιωγμένοι ἕνεκεν δικαιοσύνης), 

perché di essi è il regno dei cieli. 


[11] Beati voi quando vi insulteranno (μακάριοί ἐστε ὅταν ὀνειδίσωσιν ὑμᾶς ), vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia (ἕνεκεν ἐμοῦ.). 


[12] Rallegratevi ed esultate (χαίρετε καὶ ἀγαλλιᾶσθε), perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. 


Europa. „A proposito di armi e di rischio bellico, Romano Prodi, che è pure stato un cuoco stellato a Bruxelles, dice spesso che l’Europa è un pane cotto a metà. L’Europa o va avanti e fa un salto o va indietro e quindi declina fino al fallimento. Verità ribadita nel discorso di Mario Draghi pronunciato ieri nella cerimonia in cui gli è stata conferita la laurea honoris causa dall’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio. Discorso oggi stampato integrale sul Foglio (lo trovate nei pdf). Draghi è tornato a lanciare l’allarme sul fatto che, con il vecchio ordine globale ormai «defunto», l’Europa «rischia di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata, tutto in una volta». Nel dialogo a distanza con quanto detto a Davos dall’amico ed ex collega Mark Carney, il premier canadese, Mario Draghi non accetta lo schema delle “potenze medie”, che possono giocare fra Brics e Usa. Se l’Europa applica un federalismo pragmatico ad industria e difesa può essere una “grande potenza”, come lo è in campo monetario. Ha detto fra l’altro Draghi ieri: «La potenza richiede che l’Europa passi da una confederazione a una federazione. Laddove l’Europa si è federata – sul commercio, sulla concorrenza, sul mercato unico, sulla politica monetaria – siamo rispettati come una potenza e negoziamo come un’unità. Lo vediamo oggi nei riusciti accordi commerciali negoziati con India e America Latina. Laddove non lo siamo – sulla difesa, sulla politica industriale, sulla politica estera – siamo trattati come un’assemblea eterogenea di Stati di medie dimensioni, da dividere e gestire di conseguenza (...). Un’Europa unita sul commercio ma frammentata sulla difesa vedrà il suo potere commerciale compresso dalla sua dipendenza sulla sicurezza, come sta accadendo ora»“ (Banfi, versione odierna). In verità è un vero e proprio scandalo che l'Università cattolica di Lovanio dia un dottorato honoris causa a Mario Draghi. L'idea di un'Europa federale è in sé non male. In questo momento significa semplicemente sostenere la mobilitazione totale guerriera e che una università cattolica sia al servizio di questo è davvero incredibile.


Abba nostro…


(Pomeriggio) Siamo stati a Garmisch-Partenkirchen, passando per l’Austria e precisamente passando per Lermoos, dove abbiamo fatto una volta le ferie, nelle quali avevo giocato a golf con Ferdi e con lui letto anche, per suo desiderio, le pagine iniziali di „Essere e tempo“ di Heidegger e passando sotto il massivo chiamato Zugspitze, il monte più alto della Germania. La nostra meta era la „Partnachklamm“, un geotopo nazionale aperto al pubblico nel 1910-1912: „quando entri nella gola Partnachklamm e ti ritrovi circondato da imponenti pareti rocciose. Senti il rumore dell'acqua sotto di te. Selvaggia e indomabile. Si può solo immaginare quali enormi masse d'acqua abbiano scavato le rocce nel corso dei secoli. Mentre cammini lungo imponenti massicci rocciosi, rimani stupito ad ogni passo dalle nuove, prospettive mozzafiato e dai giochi di colore“ (così la pubblicità nel sito, che corrisponde al vero). „La gola Partnachklamm a Garmisch-Partenkirchen è caratterizzata geologicamente dall'erosione millenaria e dalla formazione di strutture carsiche. La gola è stata creata dall'erosione profonda del fiume con forte pendenza e elevate velocità di scorrimento. Le pareti della gola sono attraversate dalla roccia media e la gola è perforata. Le particolarità geologiche comprendono la formazione alpina del „Muschelkalk“, la formazione „Reifling“ e la formazione „Partnach“. Queste rocce si sono depositate circa 245-235 milioni di anni fa in un mare poco profondo e ai margini di un bacino oceanico. La gola è un monumento naturale e offre ai visitatori un'esperienza geotopica unica.“ (Ufficio regionale bavarese per l’ambiente). In un cartello della pro loco ho trovato il rinvio a queste pietre che vorrei procurarmi (alcuni esemplari si potevano vedere e toccare nella „Klamm“ (gola)): granatamfibolite, granito (alterato dagli agenti atmosferici), anfibolite a bande, roccia granitica, ardesia a fasci. 

Camminando nella gola (Klamm) abbiamo incontrato due allievi di Droyssig, con i loro genitori: Lena ed Elias; di Lena mi ricordo il sorriso e che a Malta aveva sempre un ruolo integrativo nel gruppo e suo fratello, Elias, uno o due anni più anziano di lei, sempre a Malta cambiò radicalmente il suo primo giudizio, dapprima molto critico nei riguardi della famiglia ospitante e poi di reale gratitudine…


(Dopo) Renato Farina ha commentato un’intervista a Peter Boghossian, un filosofo-sociologo americano di origine armena sulla questione della sostituzione mussulmana della cultura cattolica francese, dicendo: „I problemi sollevati da Boghossian non riguardano solo la Francia, ma tutta l'Europa. Ridurli alla sola Francia è una strategia destinata fin dall'inizio al fallimento. O l'Europa reagisce all'unisono, oppure è la fine: anche per l’America…“. Tre persone hanno reagito al commento: uno con assoluto consenso; un secondo afferma: „In Francia (e in Belgio) la situazione è decisamente peggiore. L'Italia si sta riprendendo bene e la Germania tiene duro!“ Un terzo: „La differenza tra noi e gli altri è che gli altri reagiscono, mentre i nostri politici rimangono ancorati ai loro cosiddetti principi derivati dalla Rivoluzione!“. Quello che a me è piaciuto di Boghossian è che non censura le domande, neppure quello scomode (per esempio, cosa faranno i giovani mussulmani della seconda e terza generazione?). A me tutto ciò fa riflettere su due cose. 1) Uno dei pericoli più grandi nell’interpretazione di ciò che diceva Papa Francesco è che l’entourage intorno a lui traduceva tutto ideologicamente, nel senso degli intellettuali della Rivoluzione di cui parla il terzo intervento (l’amicizia di  Papa Francesco con Giorgia Meloni fa vedere che lui non era un ideologo). Questo pericolo purtroppo accade anche con Papa Leone XIV, sebbene sia meno intenso per la differenza tra un papa latino-americano ed uno statunitense. 2) La questione islamica deve essere vissuta come „apertura“ da loro, meno da noi; insomma le cose che diceva padre Dall’Oglio erano giuste perché le viveva e le diceva in Siria. La Chiesa romana ha sempre appoggiato le minoranze cristiane in Medio Oriente, già a partire dal diciannovesimo secolo. Per quanto riguarda Putin il giudizio di Boghossian è troppo unilaterale. Trump ci sta facendo vedere come si parla con un tipo del genere. Non ho capito che giudizio ha Boghossian di Tucker Carlson. 


La domanda di Boghossian, formulata nella mia versione: Santa Monica o Mosca? è totalmente banale, ed anche il fatto che un cinese voglia vivere piuttosto in California, che a Pechino dice probabilmente solo che la forma vittoriosa è quella occidentale, ma è anche quella che mi permette di vivere meglio le „Beatitudini“, con le quali abbiamo cominciato questo giorno? 



(Füssen, Hopfen am See, den 2.2.2026; presentazione di Gesù al tempio)


„Ho ricevuto con grande preoccupazione notizie circa un aumento delle tensioni tra Cuba e gli Stati Uniti d’America, due Paesi vicini. Mi unisco al messaggio dei Vescovi cubani, invitando tutti {!} i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace, per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano. Che la Virgen de la Caridad del Cobre assista e protegga tutti i figli di quell’amata terra!“ (Papa Leone XIV, che abbiamo ascoltato ieri all’Angelus) - Prego con il Santo Padre, Ave Maria…


Padre…che sei nel cielo {Sulla parola „cielo“, detta Adrienne una nota chiarificatrice: „Paralleli tra il Dio trinitario e la unità-trina di fede, speranza ed amore, che diventano un’unità, come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un’unità. Fede, speranza ed amore sono in Dio, ma Dio forma da ciò la sua casa, il suo cielo.} Tu sei nel cielo, sei la luce del  cielo. Tu sei la luce di ogni santità, la luce della fede, la luce della speranza, la luce dell’amore. Tu sei nel cielo, laddove nel Tuo Spirito trinitario si trovano fede speranza ed amore nell’unità della luce, in quella unità che forma il cielo, il Tuo cielo“ (Adrienne von Speyr). Amo la molteplicità, per questo sono diventato un lettore attento di Ernst Jünger, ma senza l’unità luminosa di cui parla  Adrienne la molteplicità potrebbe essere anche solo caos - ritengo che sia necessaria una certa correzione a riguardo di pseudo unità, ma il caos non è un aiuto per questo lavoro correttivo. Il „grande divorzio“ (C.S. Lewis)  non è un atto caotico.


Mi sono notato le pagine dove Jünger parla della semina di pomodori e patate, visto che la Ute (la signora che abita sotto di noi) non può più curare l’orto perché infortunata, mi sono chiesto se non le propongo di farlo io; per ora mi sono occupato solo dei fiori e delle piante grasse nel nostro giardino…


Una frase di Villèle su Chateaubriand mi ha fatto ricordare una di Hans Urs von Balthasar su Karl Rahner. Prima cito quella di Villèle (1): «Non sono geloso, lui ha molto più spirito di me, ma io ho un giudizio più forte del suo, e non è lo spirito che deve dare istruzioni al giudizio, ma il contrario» (citato in Jünger, 5.6.39: "Ich bin nicht eifersüchtig, er hat bedeutend mehr Geist als ich aber ich habe eine stärkere Urteilskraft als er, und es ist nicht der Geist, welche der Urteilskraft Anweisungen zu erteilen hat, sondern umgekehrt" ). Anche Balthasar concedeva che Karl Rahner aveva una forza speculativa maggiore della sua, ma per usare il linguaggio di Villèle, non un giudizio, non un giudizio teologico sulla singolarità di Cristo. I due contesti culturali delle frasi sono molto differenti. 


(1) Villèle. „Jan-Baptiste Guillaume Joseph, conte di Villèle, 

uomo politico francese (Tolosa 1773-1854). Esule a La Réunion durante la Rivoluzione, si arricchì con le piantagioni. Tornò in patria nel 1807 e dopo la caduta di Napoleone si rivelò uno dei più accesi ultras. Ministro nel 1821, divenne presidente del Consiglio l'anno successivo. Tra i numerosi provvedimenti impopolari da lui presi figurano lo scioglimento del Parlamento e della Guardia Nazionale e l'istituzione della censura. Il rafforzamento dell'opposizione lo costrinse alle dimissioni nel 1828“ (sapere.it). 


Abba nostro…


(Pomeriggio) Siamo saliti, in una giornata di sole spettacolare con cielo blue, con la funivia, sul Tegelberg. Di questo monte un sito di Füssen scrive: „Il Tegelberg presso Füssen è un massiccio montuoso che si erge ripido nell'Ostallgäu e che è costituito da diverse cime frastagliate. Il punto più alto è il Branderschrofen con un'altezza di 1881 m. Il Tegelberg è famoso per la sua fantastica vista sui laghi circostanti e sui famosi castelli reali di Neuschwanstein e Hohenschwangau. Le rocce geologiche che formano il Tegelberg comprendono roccia calcarea alpina, flysch, helvetico e molassa, nascosti in diversi strati.“ Visto che siamo tutti e due un po’ raffreddati era bello prendere un bagno di sole sulla terrazza della stazione alta della funivia. Alcune foto le ho condivise in Facebook e Instagram. 

Quando siamo scesi dal monte abbiamo fatto un giro intorno al „Schwanensee“ (lago dei cigni) ed abbiamo visto davvero, in una parte piccola non ghiacciata del lago, un cigno con dei futuri cigni o con anitre.


„È necessario crearsi dei paradisi, dei rifugi politici dove poter dimenticare per un po' il tempo orribile in cui viviamo“ (Ludovico II di Baviera). Non è cambiato nulla. Comunque le decisioni di questo re hanno garantito una certa stabilità economica alla regione fino al giorno odierno. Ma anche il principe ereditario Max II avendo chiesto nel 1838 all’architetto paesaggista Carl August von Sckell, che ha pianificato anche i „giardini inglesi“ di Monaco di Baviera, di formarne anche qui nella regione del Schwanensee, ha abbellito di tanto una regione già bella per natura. In un cartello della pro loco ho letto: “Dopo l'era glaciale, lungo il Lech si sono sviluppati nel corso dei millenni habitat di rara qualità, in cui l'uomo ha convissuto con la natura e ha svolto le proprie attività economiche. Il parco Schwanensee ne è un esempio impressionante: il lago è circondato da prati magri calcarei con genziane, prunelle, prati umidi e paludi con orchidee e iris”, che ovviamente oggi nel bel mezzo dell’inverno non si vedevano.


(Sera) Siamo andati alla Santa Messa della „Presentazione di Gesù al tempio“ o delle „Candelore“ nella Chiesa che porta il nome di Krippkirche, celebrata da un sacerdote anziano, che ha ridato anche la benedizione di san Biagio. Mia mamma al telefono mi ha raccontato che  quando era piccola questa festa dedicata al vescovo martire veniva festeggiata alla grande a Suzzara e i Leali …{cognome di mia mamma} si incontravano tutti come famiglia… 



(Füssen, Hopfen am See, den 1.2.2026; quarta domenica dell’ordinario) „Padre nostro. Padre del Tuo Figlio e Padre di tutti coloro che credono in Te e che tramite la grazia del Figlio e dello Spirito Santo giungono a Te, Padre della creazione, Padre dell’Antico Patto, Padre del Nuovo Patto, Padre di ognuno di noi“ (Adrienne von Speyr). Adrienne usa un linguaggio esplicitamente cristiano, trinitario, ma non pone limiti alla paternità del Padre. In primo luogo perché Dio non ha limiti: la Trinità  è più grande dell’universo (micro- e macrocosmo) e poi perché anche per Adrienne, in riferimento alla identificabilità sociologica, per così dire, dei cristiani, che sono meno dell’umanità, è Padre non solo di loro, ma della creazione…Balthasar stesso ci ricorda spesso che Dio è Padre del Patto con Noè, non solo di quello con Abramo.


Animali incontrati ieri. Siamo in pieno inverno, ma ieri mattina Stanzi mi ha fatto vedere come nel davanzale della finestra del bagno ed anche nella finestra stessa e nella sua intelaiatura c’erano tante coccinelle, con il loro colore rosso e che in tedesco hanno nel nome un riferimento a Maria: i coleotteri di Maria.  Durante la nostra camminata intorno al lago, che era ghiacciato, abbiamo visto un gruppo grande di anatre, poi un piccolo cavallo bianco o forse un pony che camminava con la sua padrona ed un cane dalla pelle marrone, che è camminato a lungo vicino a noi e che aveva un’andatura stanca, o forse eravamo noi stanchi, verso la fine del giro, e proiettavamo in lui la nostra stanchezza. Comunque ho pensato che ci vuole una certa eleganza ed abilità a camminare su quattro gambe…

Jünger si ricorda la data e il luogo dove ha visto per la prima volta un coleottero (o forse il nome è scarafaggio in italiano? (1)) ed ha una conoscenza vastissima anche dei loro nomi scientifici; io non so nulla, non nel senso della dotta ignoranza, ma dell’ignoranza pura, ma ieri guardando le coccinelle ho visto che c’erano delle differenze minimali nella loro forma, per esempio nella presenza o nel colore della parte superiore del loro piccolo corpo.  


  1.  „I coleotteri sono generalmente più piccoli degli scarafaggi nelle loro dimensioni corporee. • Gli scarafaggi sono sostanzialmente più diversificati degli scarafaggi quando vengono confrontati i numeri delle specie dei rispettivi gruppi“ (IA). Quindi è probabile che ciò che raccoglieva Jünger fossero scarafaggi.


„La vicinanza di Friedrich Georg è dai giorni dell’infanzia una grande consolazione per me“ (Jünger su suo fratello, il 4.6.39).


„Buongiorno, mio ​​caro amico. Ti auguro una buona domenica e preghiere. Oggi, la messa della domenica santa è offerta a te e ai tuoi cari familiari. Ti auguro un nuovo mese. Noi cristiani delle minoranze siamo vivi e vegeti in Bangladesh. Come cristiano, la mia situazione e quella di altri gruppi religiosi minoritari è molto pericolosa. Il peggior massacro del mondo si sta verificando in Bangladesh. Anche se le persone sono alle strette, non hanno il coraggio o la forza di protestare. Le morti si verificano in tutto il Paese. Filmati e foto dei crimini vengono cancellati dai social media perché "sensibili", e i criminali la fanno franca. In Bangladesh, uccidere le minoranze semplicemente perché seguono la religione cristiana – chiunque per qualsiasi motivo – è diventato uno status sociale. La legge è ora nelle mani di pochi gruppi terroristici islamici identificati. Persino l'esercito e la polizia tacciono. Chi farà giustizia? Le parole della giustizia gridano silenziose. L'istruzione delle donne afghane è praticamente bloccata; il Bangladesh sta andando in quella direzione. Il Bangladesh continuerà a tenere le donne in burqa; il Bangladesh ha seguito la strada dell'Afghanistan; i media sono completamente sotto il loro controllo.  Il lavoro che il Bangladesh ha iniziato. Il Bangladesh non ha un solo organo di stampa attivo nel paese che sostenga il fondamentalismo islamico. Bambini e donne vengono oppressi, torturati, uccisi e le minoranze, cristiane e indù, vengono massacrate in tutto il paese. Donne e bambini nel paese stanno fuggendo in diverse direzioni per proteggere il loro onore. Stanno fuggendo dal paese. Abbiamo bisogno delle vostre preghiere e del vostro aiuto.“ (Francis Rony dal Bangladesch) 



Dopo la lettura della versione odierna di Banfi. 1) Scontri a Torino.„Coraggioso intervento della Procuratrice generale Lucia Musti all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Torino, che ha detto una verità profonda sul capoluogo piemontese e sul suo storico perbenismo radical-chic, spesso connivente con i violenti. Quando ha parlato di una «upperclass» responsabile a suo avviso di una «benevola tolleranza», di una «lettura compiacente di condotte, che altro non sono che gravi reati, da parte di taluni soggetti i quali con il loro scrivere, il loro condurre a normalizzazione, il loro agire in appoggio, vanno a popolare quella che voglio sintetizzare come “area grigia”, di matrice colta e borghese, che dovrebbe per contro svolgere un’illuminata azione di deterrenza, di educazione al vivere sociale e di rispetto delle regole democratiche, riempire i vuoti, le periferie dell’anima» (AB). Banfi paragonando gli scontri a Minneapolis e  quelli a Torino parla di „parte invertire“, con esisto „non così tragico“. Questo di giudizio di Banfi non tiene per nulla conto della versione degli eventi a Minneapolis del vice presidente statunitense J.D. Vance, che tra l’altro non ha giustificato in alcun modo il secondo caso tragico. Quello che  Lucia Musti dice sulla „upperclass“ non vale solo per Torino, ma in genere quasi per il commento di qualsiasi avvenimento riguardante Trump e la sua amministrazione e purtroppo il mondo cattolico, come è accaduto per decenni a livello filosofico, è totalmente dipendente dal giudizio della sinistra.

2) Iran. „La notizia dell’ultima ora, nella notte italiana, è una dichiarazione distensiva di Donald Trump, che ha detto: «L’Iran sta parlando con noi e lo sta facendo in modo serio. Mi auguro di negoziare qualcosa che sia accettabile». Secondo fonti Usa, il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman avrebbe messo in guardia Washington dai rischi di un “rafforzamento del regime iraniano” in caso di mancato attacco. Finora, le dichiarazioni pubbliche saudite sembravano auspicare la soluzione diplomatica. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha accusato Usa, Israele e Europa di aver sfruttato la crisi economica del Paese per fomentare le proteste. Secondo i media iraniani, Teheran prevede di svolgere a metà mese esercitazioni navali congiunte con Cina e Russia nell’Oceano Indiano. Alessia Melcangi sulla Stampa di oggi scrive che difficilmente un intervento militare “chirurgico” può provocare un risultato politico netto nella Repubblica islamica.“(AB).


Siamo stati alla Santa Messa nella sala parrocchiale di San Gabriele (la Chiesa è in restauro) - il parroco ha predicato bene, in modo semplice e profondo sulle „Beatitudini“ (Mt 5,1-12a); un testo che noi cristiani dovrebbe approfondire ogni giorno. Andando in Chiesa paesaggio spettacolare con il Tegelberg (il monte che Stanzi da bambina salutava sempre al mattino dalla stanza del suo alloggio di Füssen)  e il Säuling sullo sfondo. Abbiamo ricevuto la benedizione di San Blasio, vescovo armeno, a cui siamo tanto fedeli, in modo particolare dopo l| operazione alla gola della Jojo quando era bambina. 


Abba nostro…


(Wetterzeube, il 31.1.26, sabato della terza settimana dell’ordinario; San Giovanni Bosco)


Visto che domani mattina partiamo per andare a Füssen, scrivo ora alle 22,20 h alcuni pensieri su don Bosco, che ha un ruolo importante nella mia vita. Ho frequentato tre anni delle Medie a Torino dai Salesiani in Corso Unione Sovietica  (vedo nel sito che il corso si chiama ancora così, al numero 312). A Malta, nei tanti anni, nei quali abbiamo portato le none classi ad imparare l’inglese, sono andato quasi ogni mattina alla Santa Messa in inglese a San Patrick, celebrata dai salesiani. Padre Cini ha tenuto per anni una serata su san Paolo per i nostri alunni - negli ultimi due anni abbiamo dovuto trovare un altra persona, un professore dell’università che ci ha fatto conosce Julian Torreggiani, il direttore della AM Language, perché Padre Cini è ormai troppo anziano. Infine il vescovo di Passau, il più importante allievo di Ferdinand Ulrich è un salesiano.

Suppongo che chi ama Don Bosco sia un po’ deluso dalla descrizione che ne fa Adrienne nel suo libro sui santi, come Ulrich lo era di quella di Tommaso d’Aquino della mistica svizzera. Comunque uno può avere una grande missione teologica (Tommaso) o una grande missione pedagogica (Don Bosco) senza essere perfetto in tutto; anche i santi necessitano un atteggiamento di confessione, che se non avessero Adrienne non ne parlerebbe. Poi per quanto riguarda Don Bosco Adrienne gli fa un grande complimento: ha una natura giovannea, amorosa e di grande e ammirazione per Dio. E si può diventare santi anche senza avere una rappresentazione completa del Dio trinitario ed è anche probabile che sia davvero necessario non basarsi solo su i  suoi scritti per fare quello che è necessario per l’evangelizzazione oggi; in fondo - e vale per tutti -  si tratta  di amare quello che lui amava e non di amare lui per le sue capacità teologiche o anche di comunicazione all'interno della compagnia salesiana di ciò che riteneva necessario…


Abba nostro…


(Hopfen am See, Baviera) Siamo arrivati a Füssen, dove i genitori di Stanzi avevano per anni un alloggio - questa zona è per mia moglie quello che per me è stata l’Istria. Arrivando abbiamo fatto un giro intorno al lago, che dura circa 1 ora e 45 minuti. La disposizione del lago e delle montagne che lo circondano sono per me non del tutto ovvi, così che ad un certo punto a tre quarti del giro, mi sono trovato a vedere alcune montagne che non mi aspettavo fossero li. Quella per me più famosa dai racconti di mia moglie è il Tegelberg (1.707 m sul livello del mare) e che scendendo dal nostro alloggio si vedeva a sinistra del lago; la posizione di Füssen la si riconosce per via del castello fatto costruire da Ludwig II, direttamene sotto il Tegelberg. Sempre guardando a sinistra la forma più di piramide c’è l’ha il monte Säuling (2.047 m). Mentre guardando dietro la parte centrale del lago, in quella posizione vicino al nostro alloggio (Am Sonnenhang) c’è una lunga serie di monti, con la vetta più alta del monte Kellenspitze (2.238 m), di fianco ad esso a destra si vede il „Große Schlicke“ (2.057 m). In Hopfen stesso dovrebbero esserci delle rovine di un castello medievale appena rinnovato, quando Stanzi era bambina si vedevano solo un paio di mura.


Essendo raffreddato ora sono davvero molto stanco. Buona notte! 


(Wetterzeube, il 30.1.26, venerdì della terza settimana dell’ordinario) Avrete certamente notato che io finisco spesso la prima parte del diario quotidiano con l’invocazione: „Abba nostro“. È una confessione che troverete in tutti i diari, è una fiducia ultima nel dono dell’essere come amore gratuito, che non viene sempre esplicitamente tematizzata, ma che è il cuore che tiene insieme tutto ciò che faccio e scrivo. Con ragione il padre Alexander Schmemann, parla di fiducia in collegamento con questo inizio della preghiera che ci ha insegnato Nostro Signore Gesù Cristo: „“Padre nostro” - Qui troviamo la conoscenza e l'amore e la risposta all'amore, qui risiede l'esperienza dell'intimità e della gioia di questa esperienza, qui la fede si apre alla fiducia, la dipendenza si trasforma in libertà e l'intimità si dispiega infine nella gioia. Non si tratta più di idee su Dio, è già una conoscenza di Dio, già comunione con Lui nell'amore, nell'unità e nella fiducia" (ibidem, 20: ""Unser Vater" - Hier finden wir das Wissen und die Liebe und die Antwort auf die Liebe, hier liegt die Erfahrung der Vertrautheit und der Freude an dieser Erfahrung, hier öffnet sich der Glaube ins Vertrauen, die Abhängigkeit weicht der Freiheit, und die Vertrautheit entfaltet sich schließlich zur Freude. Das sind nicht mehr Ideen über Gott, es ist bereits eine Erkenntnis Gottes, bereits Gemeinschaft mit ihm in Liebe, Einheit und Vertrauen“). Uso la parola „Abba“, perché in essa è espressa quella fiducia ed intimità che si rispecchia, ovviamente solo analogicamente (Laterano IV), quando i nostri figli ci chiamano „Papi“. 

Cristo stesso infine, quando nella sua preghiera in Gv 17 parla direttamente al Padre, ci spiega che l’eternità consiste in questa conoscenza fiduciosa: 17, [3] Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo (αὕτη δέ ἐστιν ἡ αἰώνιος ζωὴ ἵνα γινώσκωσι σὲ τὸν μόνον ἀληθινὸν θεὸν καὶ ὃν ἀπέστειλας Ἰησοῦν Χριστόν.) L’aggiunta „nel cielo“ non è un’indicazione fisica o astronomica. Esprime “la fede dell’uomo nell'amore divino che avvolge e permea l'intero universo“ (22).


«Quando vedo le vecchie case, mi assale la speranza che il genere umano non si estinguerà così presto. Tardi, ma con forza, comincio a comprendere cosa significhino la costanza e la continuità nella vita.» (Ernst Jünger, 26.5.1939: "Wenn ich die alten Häuser sehe, erfasst mich Hoffnung, dass das Menschengeschlecht sobald nicht ausgerottet werden wird. Spät, aber mächtig beginnt mir einzuleuchten, was Stetigkeit im Leben heißt." ) In queste pagine del suo diario dell’anno in cui comincerà in settembre la seconda guerra mondiale Jünger è attento al dettaglio, negli animali, nelle case, impara da tutti e dialoga in modo culturalmente intimo con suo fratello Georg Friedrich. Già ieri, pensando ad una sua osservazione sulla casa in cui viveva in Kirchhorst, dovevo pensare ai luoghi dove abbiamo abitato in questi ventitré  anni nella diaspora; dapprima nella mansarda della scuola (Zeitzerstrasse 1-3), per due settimane, quando io ero ancora in Baviera per finire l’anno scolastico,  poi in un alloggio nella Kritzingerstrasse in Droyssig, ma solo per breve tempo, fino a quando la casa della Lindenstrasse 1 veniva preparata e rinnovata per viverci; qui abbiamo abitato a lungo (2002-2011), una casa che è stata foresteria, teatro, scuola e che alla fine del nostro periodo è stata comprata da una persona con la quale non volevamo vivere; si poteva giungere a piedi alla scuola e i nostri vicini erano i grandi alberi, querce per esempio, e la prossima casa l’asilo infantile dove è stato Ferdi - un’ottima compagnia; ottima la posizione, ma abbiamo sofferto un po’ perché era buia, ottima invece nelle giornate afose dell’estate, che in Germania sono rare; avevamo piantato un ginkgo, che grazie a Dio il nuovo padrone non ha tagliato; forse mi è stato possibile comunicargli l’importanza di questo albero. Infine la vecchia casa, ma rinnovata all’interno, qui nella Hauptstrasse 13 in Wetterzeube, appunto dal 2011 che ha ancora il tetto che è stato costruito nel tempo della DDR. È stata all’inizio del secolo scorso la casa del procuratore del mulino, che purtroppo è stato incendiato l’anno prima del nostro arrivo. La nostra casa è in parte una casa a graticcio e nel giardino c’è uno sterrato-sovrappiano con un giardino di pietre e piante grasse ed anche, tra l’altro, un ginkgo, l’albero di una poesia di Goethe sull’amore di cui vado molto orgoglioso. Stanzi ha molte volto tolto le erbacce…Nel 2016 abbiamo affrontato la grande alluvione, che non ci ha permesso di entrare in casa per dieci giorni. Dopo questo avvenimento abbiamo comprato la casa. „Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode“ (Salmo 127,1).

Conoscenza di Dio. Sto facendo dei passi davvero importanti sul tema della conoscenza di Dio. Questa mattina con il padre Alexander sulla questione della gioia implicita ed esplicita nel termine Abba, Padre ed ora con Balthasar, che mi aiuta a comprendere in profondità Gregorio di Nyssa: quando Gesù parla con la samaritana, le dice: voi samaritani non sapete cosa adorate, noi, ebrei (noi cattolici) invece sì, ma quello che è molto interessante è che noi fondamentalmente sappiamo solo che Dio è inconoscibile; solo questo sappiamo; c'è un messaggio importante in tutta la storia della teologia, per esempio in Nicola di Cusa, che viene chiamato: “docta ignorantia“;  Balthasar paragona questo tipo di conoscenza, anche con quello che pensa Bergson: la ragione fondamentalmente funziona in modo pratico, per quest'autore francese la ragione è utile per la vita pratica, ma la vita supera eternamente l’idea, anche l'idea di una vita pratica o solo pratica o materialistica; Balthasar paragona il pensiero di Gregorio anche con Fichte: „non la morte uccide, ma una vita più viva uccide“, specifica, però, che ovviamente questo non significa che Dio sia la causa della morte. Dio non vuole la morte, piuttosto „l’unità della vita e della morte“ (Ferdinand Ulrich); ma allora se si tratta di „docta ignorantia“, come possiamo avvicinarci a Dio? Solo nel cammino dell’esperienza, che è un cammino al vero, in cui si ha sete ed a un certo punto si incontra una fonte e non si comincia dapprima a riflettere sul senso della fonte, sul senso filosofico o idrologico della fonte, ma ci si bagna le labbra e poi si beve da questa fonte; ecco questo significa essere credenti, credenti, che appunto hanno sete…ed avendo sete si fidano. 

Dalla versione di Banfi prendo due notizie, che hanno a che fare con la „profezia della pace“, in vero anche con la non cura di essa: 1) „Non era una cifra gonfiata. Il conto delle vittime palestinesi a Gaza dal 7 ottobre 2023 è davvero di almeno 70 mila vittime, forse di più. Per la prima volta lo ammette Israele. Scrive Nello Scavo su Avvenire di oggi: «Per la prima volta dal 23 ottobre 2023 alcune fonti dell’esercito israeliano hanno confermato ai giornalisti che i morti a Gaza sono più di 70mila. Una cifra a lungo contestata da Tel Aviv (…). Con accenti e spiegazioni diverse, fonti militari citate per primi da Haaretz e da Jerusalem Post hanno confermato che circa 70mila abitanti di Gaza sono stati uccisi durante la guerra tra Israele e Hamas. Ad essere contestata, tuttavia, resta la percentuale di morti civili conteggiata dalle Nazioni Unite e le morti di persone per fame. (…) Le forze armate israeliane sostengono che almeno 25mila degli uccisi erano terroristi di Hamas». La Corte Penale internazionale dell’Aja, com’è noto, deve accertare se si è trattato di genocidio, resta comunque un’enorme sproporzione nella reazione di Tel Aviv.“ (Alessandro Banfi). 2) „L’altra notizia internazionale che catalizza l’attenzione dei giornali riguarda la guerra in Ucraina. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di aver ottenuto una sospensione di una settimana degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche ucraine, dopo una telefonata con il leader russo Vladimir Putin, affermando di aver sollecitato l’iniziativa a causa del forte freddo in arrivo nel Paese, con temperature fino a -30 gradi. In giornata Mosca ha dichiarato di aver ribadito l’invito al presidente ucraino Volodymyr Zelensky a recarsi nella capitale russa per colloqui di pace. «Non hanno mai vissuto un freddo del genere», ha detto il presidente americano dalla Casa Bianca, sostenendo di aver «personalmente chiesto» al capo del Cremlino questa tregua. Ma non c’è da farsi illusioni. Mosca ha da poco reso noto che durante la notte le forze di difesa aerea russe hanno intercettato e distrutto 18 droni ucraini sopra le regioni della Federazione Russa. Il Ministero della Difesa russo ha precisato che cinque erano sopra il territorio della Repubblica di Crimea, due sul Mar Nero, due nella regione di Rostov, uno nella regione di Astrakhan e uno nella regione di Kursk. Peraltro finora neanche il Cremlino ha confermato la tregua.“ (Alessandro Banfi).

Abba nostro…

(Tarda mattinata) 

Carissimo e stimatissimo maestro e direttore di orchestra Riccardo Muti, 

Sto traducendo per il mio blog in tedesco ed inglese alcune delle frasi che girano nei media di interviste da Lei concesse. Ed anche alcune cose che mi ha mandato l’amico Renato Farina. In vero solo su un punto vorrei incoraggiarla, anche se ho quindici anni meno di lei. C’è una „non contemporaneità“ che ci fa bene, ci fa bene sentire e pensare su cose che nessuno più dice, per questo Le auguro, con l’augurio papale: „ad multos annos“. È vero che tutto declina, è vero che tutto passa, ma grazie a Dio non siamo noi che stabiliamo quando è venuta l'ora e leggendo i suoi testi non ero d'accordo su tutto, ma in tutti, in tutte le cose che ha detto ho sentito una serietà che mi ha fatto tanto bene e volevo scriverglielo e per questo ho deciso di pubblicare - lo farò nei prossimi giorni - in tedesco ed in inglese alcune delle sue frasi che mi sono giunte qui in Germania, anche quanto ha scritto sua moglie Cristina del suo incontro con un ergastolano che ha cantato l’Ave Maria di Gounod. Dio è mistero, noi siamo solo dotti ignoranti (Gregorio di Nyssa, Nicola di Cusa, Hans Urs von Balthasar…), ma ho fiducia che nulla vada perso di quell’energia che ha sentito fluire alla morte della sua mamma. In Cristo, il Logos universale e concreto, si ricapitoleranno in avanti tutte le cose! E le prometto che quando verra la Sua ora: starò in silenzio, come da Lei richiesto! 

Suo, Roberto Graziotto

Carissimo Renato, Riccardo ringrazia per le considerazioni di Graziotto che immagino essere persona dolcissima, umanissima e profonda…. Lo si avverte immediatamente……. Degno di essere un Tuo caro amico e viceversa!! Naturalmente Riccardo acconsente!!! Ti abbraccio Cristina(Mazzavillani Muti)

(Sera

„Una corsa contro il tempo. Sembra essere questa la migliore definizione dello scambio (indiretto) di messaggi tra gli Stati Uniti e l’Iran per raggiungere un accordo e scongiurare un nuovo attacco americano alla Repubblica Islamica, che avrebbe probabilmente effetti devastanti non solo per Teheran. Colloqui che però si svolgono all’ombra della presenza di una grande “armada”, come l’ha definita Donald Trump, inviata nella regione per mettere pressione all’Iran. Il presidente americano ha avvertito: il tempo per raggiungere un accordo sta scadendo, l’Iran dovrebbe sedersi al tavolo per firmare un accordo che gli impedisca di dotarsi dell’arma atomica. Intanto, anche a causa della minaccia incombente di un nuovo attacco, i mercati iraniani subiscono ulteriori ribassi e, al contrario, aumenta il prezzo del petrolio. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito che la presenza militare americana nell’area del Golfo Persico e del Medio Oriente non sarebbe indicazione della volontà americana di attaccare l’Iran ma, al contrario, risponderebbe alla necessità «di difenderci da quella che potrebbe essere una minaccia iraniana contro il nostro personale…». (Claudio Fontana, da „Una guida ai fatti della settimana nel Mediterraneo allargato e nel mondo musulmano attraverso la stampa internazionale“, OASIS)


(Wetterzeube, il 29.1.26, giovedì della terza settimana dell’ordinario) La mia attenzione nella notte si è soffermata sulla prima preghiera del „Padre nostro“: „sia santificato il Tuo nome“. E mi sono venuti in mente la Johanna e il suo desiderio di avere un bambino e il commento al „Padre nostro“ di padre Alexander Schmemann, che ho appena letto. Il padre ortodosso cita un verso di Puschkin, che mi ha colpito in modo particolare: „Il mio cuore si sveglia dalla negazione“ - chiedo che la mia vita si raccolga in questa preghiera: sia santificato il Tuo nome, perché solo nel Tuo nome c’è vera gioia e solo nella vera gioia può nascere un bambino e la preghiera perché accada può essere esaudita. Questo significa mettere la vita al servizio di Colui che dona l’essere gratuitamente, non al servizio di qualsiasi forma di „negazione“ o sola gnosi, o sola analisi, che nella sua astrazione non può che capovolgersi nel suo contrario: astrazione astratta in concretezza astratta. Non dobbiamo dimenticare questo tipo di altra legge di cui parla san Paolo in Rom 7, [22] Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio (τῷ νόμῳ τοῦ θεοῦ), [23] ma nelle mie membra vedo un'altra legge (βλέπω δὲ ἕτερον νόμον ἐν τοῖς μέλεσίν μου ), che muove guerra alla legge della mia mente (ἀντιστρατευόμενον τῷ νόμῳ τοῦ νοός μου) e mi rende schiavo della legge del peccato (καὶ αἰχμαλωτίζοντά με ⸀ἐν τῷ νόμῳ τῆς ἁμαρτίας) che è nelle mie membra“. Se ci pensiamo angeli non possiamo che cadere ἐν τῷ νόμῳ τῆς ἁμαρτίας. Ma questa considerazione non deve spegnere il fuoco in noi, il nostro desiderio, di cui abbiamo paura, che tutta la nostra vita sia al servizio τῷ νόμῳ τοῦ θεοῦ. Questo è il „senso necessario dell’essere“. Pregare: sia santificato il tuo nome, significa: "Possa tutto nel mondo, soprattutto la mia vita, le mie azioni, le mie parole, essere un riflesso di questo nome santo e celeste  che ci è stato rivelato e donato. Possa la vita tornare ad essere ascesa alla luce, fremito, lode, potere del bene. Possa tutto essere pieno di divinità e amore divino." (Alexander Schumann, Padre Nostro, Friburgo 2008, 27-28: "Möge alles in der Welt, vor allem mein Leben, meine Taten, meine Worte, ein Widerschein dieses geheiligten  und himmlischen Namens  sein, der uns enthüllt und geschenkt worden ist. Möge das Leben wieder Aufstieg zum Licht, Beben, Lob,  Macht des Guten werden. Möge alles von göttlicher Weise und göttliche Liebe erfüllt sein."). La legge del peccato invece ci rende impuri e permette che in noi entrino immagini non degne  τῷ νόμῳ τοῦ θεοῦ, non degne τῷ νόμῳ τοῦ νοός μου. Quando siamo impuri ed in vero lo siamo noi, non in primo luogo le immagini, ci mettiamo al servizio di un ἕτερον νόμον. Qualcosa che  è esteriore e superficiale, che fa la guerra (ἀντιστρατευόμενον) a quel „interior intimo meo“ di cui parla Agostino. Possa la fiamma santa della santificazione del suo nome bruciare tutto ciò che impedisce la fecondità della mia vita e della mia preghiera per gli altri, per i miei e per tutte le persone che incontro. 


Senza negare nulla di quello che ho scritto qui sopra, io ho bisogno di leggere anche Ernst Jünger, anche se in una delle pagine che ho appena letto del diario del maggio del 1939 parla piuttosto di Thor (in norreno Þórr; lett. „Fulmine“), una delle principali divinità germaniche, che di Cristo. Jünger ne parla (3.5.1939) in riferimento alle querce!  Jünger mi aiuta a non negare nulla, perché tutto sarà ricapitolato in Cristo. “Anche i polli dovrebbero appartenere ad una razza che sia piacevole alla vista. Solo così anche l'economia potrà prosperare. Più volte al giorno si dovrebbe provare il desiderio di andare a vedere le piante e gli animali per godere della loro vista, e la sera, prima di addormentarsi, bisognerebbe vederli con lo spirito” (10 maggio 1939: "auch die Hühner sollte von einer Rasse sein, an die das Auge Freude hat. Nur so  kann auch das Ökonomische gedeihen. Man muss mehrmals am Tage Lust verspüren, die Pflanzen und Tieren aufzusuchen, um sich an ihrem Anblick zu ergötzen, muss abends auch, bevor man einschläft, sie in Geiste sehen“). Questa osservazione mi fa pensare allo spirito giusto con cui  andare ad aprire la stalla delle galline, poi per la carità dei piani di Jünger di riempire la stalla della casa in cui vive in Kirchhorst di animali non si avvererà nulla, perché scoppierà la guerra, cosa di cui Jünger era cosciente, ma tutto, proprio tutto in lui diventa poesia, anche le sue considerazioni sull’umidità. “L'umidità come elemento vitale. Afflusso di succhi durante il piacere intensificato: l'acqua che ci cola in bocca prima di un boccone gustoso, il flusso sanguigno e le secrezioni durante l'atto sessuale” (9.5.39: "Die Feuchtigkeit als Lebenselement. Andrang der Säfte beim gesteigerten Genuss: das Wasser, dass uns vor guten Bissen im Mund zusammen läuft, die Wallung des Blutes und die Sekrete beim Liebesspiel“). Quello che DeepL traduce con „atto sessuale“, nel linguaggio di Jünger è „gioco d’amore“. Tutto questo non è la legge estranea di cui parlavo prima in dialogo con Schmemann, ma „creazione“, dono dell’essere e Jünger non censura nulla, neppure il dolore e l’amarezza che si prova nella vita. 

Quello che dice  sulle galline mi ha davvero divertito, anche se in vero mi riesce più con le piante, quante volte lo scarso hanno ho visto con gioia crescere le piante grasse nel nostro piccolo terrazzo di pietra. Non vedo l’ora che venga la primavera per tagliare le rose e farlo con lo spirito con cui parla Jünger. Ma non devo anticipare nulla, anche l’inverno ha le sue gioie. 


Marco mi ha mandato un testo di Roberto De Mattei da cui prendo questa considerazione: „L’ideologia sinodale, naturalmente, non ha niente a che fare con gli antichi e venerandi sinodi della Chiesa, né con una legittima forma di collaborazione del Papa con i cardinali e con i vescovi, attraverso organi consultivi, quali il concistoro e i sinodi. Il processo sinodale inaugurato dai vescovi tedeschi nel 2019 (Synodaler Weg) e teorizzato dalla teologia ultra-progressista, va inteso invece come uno strumento di democratizzazione della Chiesa, per trasformare la sua costituzione monarchica e gerarchica in una struttura ugualitaria in cui il Papa e le gerarchie ecclesiastiche sono svuotati del loro potere, che è trasferito alle comunità locali. Il nuovo paradigma si fonda sull’idea di chiesa come comunità volontaria di credenti (believer’s church), definita in base a un patto tra uguali. Secondo questo modello, l’uguaglianza originaria dei membri precede l’istituzione e la legittimità nasce dalla volontà del corpo sociale stesso. Il comunismo applica questa logica volontaristica all’ordine politico ed economico; il sinodalismo la applica all’ordine ecclesiale, reinterpretando la Chiesa come comunità pattizia di uguali, piuttosto che come istituzione gerarchica di fondazione divina. Nella concezione sinodale l’autorità ecclesiale non è intesa come un potere che discende da Cristo attraverso una catena ininterrotta di successione gerarchica, ma come un mandato che emerge dal consenso della comunità dei fedeli, riuniti in assemblea permanente e deliberativa. Questa concezione ugualitaria, prima di essere formulata dalle sette protestanti, era già implicita nelle tesi di Marsilio da Padova condannate da Giovanni XXII nella bolla Licet iuxta doctrinam del 23 ottobre 1327. Secondo le tesi di Marsilio e di Giovanni di Jandun, l’autorità nella Chiesa non risiede nel Papa, ma nella comunità dei fedeli (universitas fidelium), senza che esista superiorità tra clero e laici, perché tutti i fedeli sono fondamentalmente uguali. Contro questi «figli di Belial», la Chiesa ha definito che:«è eretico, erroneo e contrario alla Sacra Scrittura» affermare che «tutti i fedeli sono uguali nel potere e nell’autorità spirituale», e che «tra sacerdoti e laici non vi è alcuna differenza se non secondo un ufficio umano» (J.V. Lograsso, Ecclesiae et Status fontes selecti, Gregoriana, Roma 1952, pp. 228-234).“ (Substack, 28.1.26) - Qualche volta parlo di questi temi nel mio diario, ma non sono i miei temi. Nella parrocchia cerco di testimoniare il sentire cum ecclesia, nostra madre gerarchica, ma io ho la sensazione di soffocare parlando solo di questi temi. Lo sguardo ampio di Jünger mi permette di pensare piuttosto al Cretaceo, che alla Chiesa tedesca. La mia grande preoccupazione è piuttosto la presenza dell’ideologia egualitaria nella mia famiglia (Jojo, Nadia che sono due donne meravigliose), ma io non voglio mettermi in un atteggiamento di „negazione“, piuttosto di „integrazione“, per quanto mi è possibile. Preoccupazione nel senso che la domanda radicale in questo ambito è: uguale o giusto? 


Dio. Forse mi interessano così tanto queste metafore: Dio che va in vacanza (parabola dei talenti); guardare le spalle di Dio (Gregorio di Nyssa), perché non riesco a fissare nulla con questa parola: Dio. Gregorio ha una risposta che mi aiuta molto: „l’anima {con intelletto e ragione: Gregorio non fa tra queste due parole la differenza che fa Hegel, perché lui rifiuta ogni essenzialismo, come lo rifiuta anche Jünger che per questo è capace di parlare di polli in modo sensato} comprende che Egli È, e solo in questo modo comprende che non può afferrare ciò che è“ (Balthasar, 180). La „metafisica del divenire“ include quindi una certa irrequietezza e tristezza, perché è vero che Dio è „tenero, vicino e misericordioso“ (Papa Francesco), ma la sua tenerezza mi raggiunge da una altezza invisibile! Visibile solo nelle sorelle e i fratelli, in modo particolare i poveri, ci ricordano con ragione sia Papa Francesco sia Papa Leone XIV, ma queste sorelle non sono identici con Dio, ad un livello ontologico; lo sono a livello morale (Mt 25). Mentre per quanto riguarda l’eternità, non posso immaginarmi che sia possibile essere nella Gerusalemme celeste „tristi“, anche in questo senso nobile che spiega Gregorio. Quindi è vero che „è proprio della natura dello spirito cadere nella irrequietezza, ma „donec requiescat in Te“ (Agostino). 


Ho pubblicato in tedesco, nel mio account in Substack,  l’articolo di Ciro Sbailò sul caso Minneapolis. Il suo stile giuridico-sereno (vs quello isterico-giornalistico) di parlare anche di un „caso serio“ come quello di Minneapolis mi fa bene. Certamente Trump ha fatto in questo caso un errore di valutazione di quello che la città richiedeva…


«Una massiccia Armada si sta dirigendo verso l’Iran. Si sta muovendo rapidamente, con grande potenza, entusiasmo e determinazione. È una flotta più grande, guidata dalla grande portaerei Abraham Lincoln, rispetto a quella inviata in Venezuela. E come con il Venezuela, è pronta, disposta e capace di adempiere rapidamente alla sua missione, con velocità e violenza, se necessario» (Donald Trump, citato nella versione di Banfi). - Ovviamente questo Trump mi è molto meno simpatico di quello che cerca di fare trattative perché smetta la guerra in Ucraina. Ovviamente per tutto quello che ho scritto in questi anni sul „Nodo gordiano“ -il nodo tra l’Occidente e l’Oriente non si risolve con un colpo di spada. E poi sono triste per questa spada di Damocle che pende contro l’amato popolo irano. 


Abba nostro…


(Pomeriggio)  „Pensare secondo il suo spirito significa lasciarsi guidare dalla parola verso la realtà che si rivela in essa. La parola, sì, quella parola che usciva dalla sua bocca, se prendiamo sul serio una delle sue affermazioni così pure e chiare... non è altro che un segno che rimanda, testimonia, annuncia, che dà notizia di come stanno le cose, degli uomini, degli angeli e di Dio... Notizia finita, leggenda finita: ma che abbraccia il finito e l'infinito – e quindi: ascolto e obbedienza modesti e umili. Tommaso era profondamente un uomo che ascoltava, che era in ascolto. Tutta la sua vita apparteneva alla verità. Non tutti possono raggiungere la verità, non tutti possono mettersi in cammino e chiedere di entrare nelle stanze della luce, ma solo chi si è preparato in anticipo.

Goethe disse una volta che l'occhio non potrebbe mai vedere il sole se non fosse esso stesso capace-del-sole, schiarito dal sole. In questo risiede una profonda saggezza, già nota a Platone (200 d.C.) e che viene definita con il termine “con-naturalità”. Conoscere significa adeguarsi a ciò che si conosce, al fiore, al lago, alla stella, alla persona amata, ma chi conosce deve essere pronto per ciò che conosce, in un'affinità di cuore, in cui si è sempre proteso con amore e con benevolenza (benevolenza è amore). Solo da questo amare, dall'affinità originaria del cuore, dalla connaturalità con gli esseri, scaturisce la capacità, la facoltà di conoscere, la facoltà di volere, ecc. In origine, le facoltà sono unite e sospese nel centro dell'amore del cuore, che si esprime in modo finito in queste facoltà. Conoscere non è quindi uno stupro delle cose privo di amore, pallido, analitico, sfilacciato e senza cuore, non è un freddo dominio razionalistico e concettuale sugli esseri, ma una partecipazione amorevole e un matrimonio con gli esseri che si donano cordialmente all'uomo, poiché vogliono essere conosciuti e celebrare il matrimonio con lo spirito umano. Lo spirito, come dice Tommaso, è «quodammodo omnia», capace di tutto, perché sempre già sposato: ogni unione del nostro spirito con le cose ha origine dall'unione sempre già compiuta dello spirito con il mondo... fin dall'inizio l'uomo è lì: spirito nel mondo. –„(Ferdinand Ulrich, 1957; testo dell’Archivio di Passau) - Dopo aver raccontato alcuni dati importanti della vita di Tommaso, Ulrich comincia a presentarci la sua filosofia. Questa connaturalità con tutte le cose, di cui parla in questo paragrafo, deve essere imparata ed esercitata ed è bello che per questo esercizio Ulrich usi l’immagine del matrimonio.

(Wetterzeube, il 28.1.26, mercoledì della terza settimana dell’ordinario; san Tommaso d’Aquino)


Nella pagine del 30.04.1939 Ernst Jünger paragona i duomi ai fossili ed a un certo punto scrive che la loro „forza vitale“, che hanno avuto al loro sorgere, ci è più lontana degli ammoniti nel Cretaceo: „Gli ammoniti (Ammonoidea) sono un gruppo estinto di molluschi marini vissuti tra 300 e 70 milioni di anni fa. Appartengono alla classe dei cefalopodi (Cephalopoda) e, con oltre 1500 generi conosciuti, presentavano una grande varietà di forme. Gli ammoniti sono noti per le loro conchiglie variegate e per il loro ruolo di fossili guida in geologia, poiché aiutano a datare gli strati di roccia sedimentaria. Si estinsero alla fine del Cretaceo, insieme a molte altre specie, e sono di grande importanza per la loro ricca varietà di forme e il loro significato nella paleontologia.“  (Wikipedia). L’altro giorno ho pubblicato una frase ottimista del cardinal Schönborn sulla Chiesa, che vive delle crisi, ma da duemila anni esiste; questa affermazione pur corrispondendo al vero, non è così vera come la frase del cardinal Ouellet di qualche tempo fa, che la cristianità è finita. Certo ci sono testimoni di Gesù, ma la cristianità è finita, qui da noi. Questo non toglie il fatto che Gesù può fare da delle pietre figli di Abramo, e ci sono alcuni segnali di rinascita tra i giovani, in Francia. L’esperienza che faccio io qui, in una delle zone più secolarizzate del mondo, è piuttosto quella di una presenza fossile. Il grande avversario è il nichilismo che si può servire, a differenza dell’anarchia, di qualsivoglia forma (cf. le cose che ho scritto sui questo commentando „Oltre la linea“ ed anche il dialogo tra il fratello Friedrich Georg ed Ernst Jünger in quello stesso giorno alla fine di Aprile del 1939). Forme ed ordini visibile possono crescere anche nel mezzo del nulla nichilista, proprio nello stesso momento quando l’ „armonia intima“ va persa. Lo vedo anche in me, in tutte le frasi stupide che dico di fronte allo specchio quando sono solo. Jünger fa anche un paragone tra l’aumento dei medici e la perdita di potere curativo. Adrienne nel suo diario, negli stessi anni ,diceva qualcosa di simile e cioè che era una cosa di decenni e tutta la cristianità sarebbe stata, per usare il paragone di Jünger, come un fossile. Anche se come complimento, tutto ciò mi viene confermato, mutatis mutandis, da un amico che mi scrive a proposito del mio articolo su Solzenicyn: „Caro Roberto, è sempre interessante leggere i tuoi articoli. Altrimenti non rifletterei mai sulle cose che descrivi. Grazie. Forse molti più persone dovrebbero leggerli, ma purtroppo al giorno d'oggi possiamo o vogliamo solo risposte semplici, spesso poco ponderate. Tanti saluti e buona serata. Interessante l'intervista a Gerhard Schröder nell'ultima edizione del Berliner Zeitung. Saluti Karsten“.

Il 28 aprile Jünger parla di un bambino che chiama tutti „zio“ e commenta: „i bambini sanno che tutti gli uomini sono fratelli“; non è il diario di papa Francesco o di Charles de Jesus, ma quello di Jünger! 

Il 25 Aprile ricevette una lettera dallo Stato che gli ricorda il suo grado di tenente di riserva. Tutti i segni parlano di guerra, non solo la lettera dello Stato e non come da noi, che ne parliamo da quattro anni, mentre la guerra la fanno gli altri. Ed ecco il commento agghiacciante, ma così vero: “Terribile è e rimarrà in ogni tempo solo una grandezza: l'uomo, di cui le armi sono solo la continuazione artificiale dei suo corpo e mentalità modellata” (Ernst Jünger, 25.4.39: "Schrecklich ist und bleib zu aller Zeiten nur eine Größe - der Mensch, von denen die Waffen nur angesetzte Glieder und geformte Gesinnung sind“). Poi bisognerà tenere conto anche della realtà, che non può essere sconfitta da apparenze: come dice Amicantonio, probabilmente con ragione, forti sono le potenze che dominano gli oceani, non quelle telluriche, e la potenza che domina gli oceani oggi è solo l’USA. Non bisogna neppure dimenticare che gli USA hanno perso un numero maggiore di giovani che tutti gli altri paese e non si trattava solo di guerre ingiuste…

Infine non siamo ai tempi di Omero, la guerra non è quella, dove c’era ancora un ceto rispetto per il nemico, un codice cavalleresco, come tra i piloti di aereo nella prima guerra mondiale (Cf. Thornton Wilder, Theophilus North, 134). E chi sa in quanti giovani, nei vari paesi in cui ci sono le guerre, si è prosciugata la fonte del loro coraggio e della loro allegria (copyright della frase: Thornton Wilder). 


Credere in Dio. Se Dio non esiste, allora non c’è nessuno che possa donare l’essere e che lo abbia fatto davvero, allora siamo nel nichilismo più oscuro e il „medesimo uso di essere e „nulla““ (Ferdinand Ulrich) è da intendersi come „lo stesso uso di essere e nulla“. Tutto sarebbe solo manifestazione del caso, nel senso nichilista del termine, per quanto ben organizzato come ci spiega Jünger. Gregorio di Nyssa, però, ci spiega che non ha senso e non è possibile vedere Dio „faccia a faccia“. Anzi questo tipo di visione è ribellione: „è opposizione al bene, significa essere cattivi“ (cf. Balthasar, 173). Possiamo solo vedere la schiena di Dio, che è poi un’altra metafora per esprimere quello che abbiamo imparato da Ferdinand Ulrich, nel suo commento alla parabola dei talenti, sul Dio che va all’estero. Gesù stesso ci invita a seguirlo, non a stargli di fronte. Questo lo facciamo con il Santissimo nell’adorazione eucaristica, ma questo atteggiamento, ha senso solamente come anticipazione della gloria ultima e se non andassimo sul cammino al vero come esperienza, sarebbe solo una formalità: „Seguire Dio ovunque Egli conduca, solo questo significa vedere Dio“ (174: Gott zu folgen, wohin er auch führt, das allein ist Gott sehen). Come fece Abramo. Rilke, che Etty ha tanto amato, scrive in una lettera, che Balthasar cita, qualcosa di simile: cosa significa stare o andare dietro a Dio? „Ma cosa può significare questo se non che il nostro volto e il volto divino guardano nella stessa direzione, sono uniti?“ (Nota 423: Aber was will das anders bedeuten, als dass unser Antlitz und das göttliche Gesicht in die selbe Richtung hinausschauen, einig sind?). Come accade anche nella Messa tridentina o nella nostra piccola cappella nella Jenastrasse 12. Davvero su questo punto aveva ragione il giovane Lutero: sola fide! „Dopo che la fede è stata colpita dalla presenza dell'Essente , essa a sua volta comprende, e solo lei, l’Essente“ (175: Nachdem der Glaube von der Gegenwart des Seienden  ergriffen wurde, ergreift er seinerseits, und nur er, das Seiende).


Dialogo con il mio parroco. Buongiorno Christian, ieri, quando abbiamo parlato del breviario, hai giustamente affermato che per te è più importante comprendere il significato della lettura che la versione „originale“ in latino. La penso esattamente come te. Spero che il mio atteggiamento culturale non dia l'impressione di arroganza. In molte cose sono rimasto davvero un bambino e la mia fede è quella che avevo da piccolo. Grazie a Dio. Tuo, R - Buongiorno Roberto, no, non ho avuto affatto questa sensazione. Hai davvero ragione. Per quanto sia importante una fede maturata nel tempo, è la fede bambina che ci dà sicurezza e, in ultima analisi, la certezza di poter provare qualcosa di nuovo, poiché ho la mia fede come rifugio. Quindi non temere. Ti ho capito bene. Christian

Referendum sulla giustizia. Buon giorno Massimiliano, potresti aiutare un cittadino italiano residente all’estero a comprendere gli estremi del referendum sulla giustizia? Fondamentalmente ho un atteggiamento garantista. Leggo nella versione odierna di Banfi: „Attraverso l’agenzia Sir, i Vescovi italiani hanno chiarito che non c’è un pronunciamento sul voto referendario che riguarda la giustizia: «Non contiene indicazioni di voto né orientamenti politici. Il passaggio si inserisce in una riflessione di carattere pastorale e civile più ampia che richiama il valore della partecipazione e della corresponsabilità dei cittadini in un contesto segnato da una diffusa disaffezione alle urne». Insomma, si sarebbe trattato di un semplice invito «a informarsi e a riflettere sui temi oggetto del referendum, nel rispetto della pluralità delle opinioni e delle diverse valutazioni presenti nella società».“ (AB). Grazie, Roberto 

„Ciao Roberto, scusa se sono stringato, penso e mi auguro di aver risposto alla tua domanda. un caro saluto: Qualunque persona che dovesse avere a che fare con un processo penale la prima cosa che penserà sarà: il giudice che mi deve giudicare ha qualcosa a che fare col magistrato che mi accusa? E' un dato semplice, naturale su cui si fonda il principio della separazione delle carriere, ed è per questo che in tutto il mondo "liberale" sussiste questo principio. Noi siamo nella triste e malinconica compagnia di Turchia, Bulgaria, Romania. Barbero (lo storico) ha detto molte cose inesatte! Oggi vige una commistione inaccettabile tra giudici e pubblici ministeri, Come può un imputato accusato da un PM sentirsi tranquillo sapendo che sarà giudicato da un giudice che, a sua volta, per la sua carriera dipenderà dal giudizio dei PM presenti nel CSM o, peggio ancora, se saprà che il suo accusatore e il suo giudice appartengono alla medesima corrente? (Le correnti sono partiti politici dei magistrati che eleggono un organo "non" rappresentativo come il CSM, che invece è un organo di autogoverno della magistratura. Per questo è necessario che i CSM siano 2 uno per i giudici e uno per i PM e che la componente di chi dovrà eleggerli sia in parte sottratta al potere delle correnti! Tutto questo caos nasce dal fatto che un'associazione privata l'AMN (associazione naz. magistrati) ad oggi ha il governo e il controllo politico di un istituto costituzionale come il CSM. Il  no al referendum sta propagandando falsamente che la riforma indebolisce la magistratura, ma non è vero perché l'autonomia della stessa è garantita dalla Costituzione. Ciò che viene indebolito è sì il potere dell'associazione  nazionale magistrati che è "privata", ripeto e che ha un così debordante potere da determinare e condizionare l'operato del CSM. Questa è un'unicità mondiale, non esiste in nessun altro paese democratico questa stortura. Per questo stanno investendo denaro, tempo sulla mistificazione che la magistratura dipenderà  dal governo, ma non è così perché l'indipendenza è garantita per Costituzione art. 101, e non è così perché è la riforma stessa che impedisce la dipendenza della magistratura dal governo.“


Sulla giornata della memoria di ieri. „La senatrice a vita Liliana Segre, superstite della Shoah, ieri è intervenuta proprio sul tema in una serie di appuntamenti. Il Corriere oggi riporta alcuni estratti dei suoi interventi. Dice fra l’altro la Segre, citando le vittime palestinesi di Gaza: «Oggi siamo arrivati a un’espansione ulteriore, per cui la colpa addirittura risale a ritroso la linea del tempo e ci tocca leggere frasi tipo: “Le vittime di allora hanno perpetrato un nuovo genocidio oggi”. Un pensiero delirante e ripugnante, che è alla base delle ritorsioni - non saprei come chiamarle diversamente - che stanno colpendo il Giorno della Memoria». Giorgia Meloni non ha usato mezze misure nel condannare il Fascismo che fu «complice» nello sterminio nazista degli ebrei italiani.“ (Alessandro Banfi) - Sono del tutto d’accordo con Liliana Segre, per questo mi limito a testimoniare la mia solidarietà con i cittadini di Gaza, ripostando i post del padre Gabriel con la vita della sua parrocchia. 

„Oggi ricordiamo i milioni di vite perse durante l'Olocausto, i milioni di storie di coraggio e eroismo individuali e una delle lezioni indelebili di uno dei capitoli più bui della storia umana: che mentre gli esseri umani creano cose meravigliose e sono pieni di compassione, sono anche capaci di una brutalità indicibile. E promettiamo di non percorrere mai più la strada più buia.“ J.D. Vance, X

Sulla paura atomica. „Nel mondo trumpiano non è solo la violenza della polizia ad angosciare. «Siamo a 85 secondi dall’Apocalisse» dicono gli scienziati nucleari, lanciando l’allarme. Dalla fine della Guerra fredda la Terra non è mai stata così vicina alla catastrofe. La profezia per il 2026 appena iniziato è contenuta nell’ultimo “Bulletin of the atomic scientists” che dal 1947 mette a punto il cosiddetto Orologio dell’Apocalisse. Mai in passato, anche durante la Guerra Fredda, si era arrivati a tanto. A Castel Gandolfo, il Papa ha rilasciato ieri una breve dichiarazione ai giornalisti fuori da Villa Barberini e, commentando la situazione in Medio Oriente, ha esortato a pregare per la pace. Ricordando la Shoah, nella Giornata per la Memoria, ha ribadito, come già in un post: «Lottiamo contro ogni forma di antisemitismo»“ (Alessandro Banfi). La composizione di questo passaggio della versione odierna è di un ideologico insopportabile. Lo dico anche se io stimo molto il giornalista italiano.  

Abba nostro


(Pomeriggio) Ferdinand Ulrich su Tommaso d’Aquino. Un testo dall’archivio di Ulrich, datato 1957, che ho trovato nella pagina del vescovo di Passau, Stefan Oster. L’intero articolo si può leggerlo in tedesco in Facebook. Qui sono solo qualche passo del testo. 1) Il senso della vita di Tommaso. Un’ultima profondità {della personalità di Tommaso} si rivolgeva verso l'esterno e non solo coinvolgeva l'uomo, la sua immagine di vita che ci appariva, e continuava nell’altro, nell'opera – no, l’ultima profondità ha assorbito l'uomo e l'opera in sé in un compimento così originario che l'intera pienezza di questa esistenza è diventata silenzio e indicazione, grazie generativo del “totalmente” altro: la gloria della verità e della luce. Dire qualcosa su Tommaso significa quindi: lavorare con la sua opera e oltre a ciò seguire continuamente il compimento di questa esistenza fino a quel punto dove essa cessa completamente {di esistere} e comincia nel silenzio ad essere ciò che è“. 2) Il secolo in cui viveva. „Il XIII secolo, in cui visse Tommaso d'Aquino, fu il più turbolento dell’intero Medioevo. Aristotele, tradotto erroneamente  dagli arabi, vagava come un fuoco fatuo e il pericolo che ciò comportava si può comprendere appieno solo se si considera che l'unità collettiva dell'Occidente traeva tutta la sua vita dalla verità comune a tutti. Ovunque covava il primo naturalismo, Jean de Meun scriveva il suo disgustoso romanzo delle rose. Poco prima erano sorte le correnti pessimistiche dei valdesi e degli albigesi, che insieme ai catari (da cui deriva la parola “eretico” Καϑαροι = i “completamente puri”) cominciarono a scuotere e a smuovere in modo nuovo la struttura degli ordini dominanti. In questo periodo nasce una cultura democratica cittadina e una nuova società urbana che si differenzia dalla passata società feudale dei cavalieri. Così si trova anche una nuova via per proclamare la verità. Ai cavalieri si poteva ancora fare appello. Bernardo di Chiaravalle esortò con un “Seguitemi!” alle crociate. Ora l'annuncio si trasforma da appello a semplice presentazione, a scrittura in ordine raccolto e costante, che il cittadino può rileggere a casa e studiare. Questo insegnamento corrisponde quindi al cuore attento di un cittadino legato al costante ordine delle corporazioni. Ma nonostante tutta la raccolta nella cornice docile della cultura borghese, questo secolo fu comunque un secolo di inquietudine e di cambiamenti. I diplomatici si avventurano in un mondo che si conosce sempre di più, i missionari arrivano fino in Mongolia e portano notizie di altri popoli e di altre culture l'inizio di una rottura di questo ordine verso un nuovo che sta per arrivare.“ 3) Il compito di Tommaso. „Così Tommaso entrò in scena in questo contesto così concitato: creando un'opera compiuta che, pur racchiudendo in sé tutta il bisogno del pensiero finito, è radicalmente al servizio e dedita al battito cardiaco della realtà. Seguì poi un lungo periodo di maturità e di sperimentazioni spirituali, che nasceva da un grande bisogno di noi occidentali, ma avvicinò alla luce mattina luminosa verso la quale oggi possiamo prepararci nella notte silenziosa. Così proprio Tommaso può indicarci e mostrarci la via per uscire dal bisogno necessario di questa notte del mondo, in cui lui stesso non riesce più a trovare parole: questo è l'enorme peso del suo compito“. (Ferdinand Ulrich, 1957, traduzione provvisoria). - Non sono molto contento della traduzione, ma spero che non tradisca il motivo di fondo del testo del giovane Ulrich (aveva 26 anni). Alla crisi delle forme passate, che non poteva essere fermata, nasce una „cornice docile della cultura borghese e cittadina“ che non è la risposta di Tommaso, anche se ne tiene conto. La risposta di Tommaso si trova in un percorso del senso necessario dell’essere, del superamento del bisogno che sa affrontare la notte. E che sa sostenere il silenzio stesso! 



(Wetterzeube, il 27.1.26, martedì della terza settimana dell’ordinario; il giorno della memoria) Sto continuando la lettura del diario scritto nel 1939 da Jünger (secondo volume dell’opera omnia) che porta il titolo „Giardini e strade“, pubblicato nel 1942 e rivisto nel 1950. Pur sapendo che ci sono segni chiari che comincerà una guerra, Jünger lavora in giardino. Il 16 Aprile parla apertamente di questi segni. 1) Il 12 Aprile descrive un sogno e lo riassume anche, diciamo, a livello teorico: “La fredda meccanica della violenza, nella quale l'uomo, come in un meccanismo, viene risucchiato, ne esce, viene nuovamente catturato e soccombe” ("Die kalte Mechanik der Gewalt, in die der Mensch, wie in ein Maschinenwerk gerät, davon kommt, wieder ergriffen wird und untergeht“). Questa è la guerra! Jünger la conosce! 2) il 18 aprile parla della sofferenza dei vermi, che sono esposti alla violenza più dei serpenti. Non ricostruisco tutto, solo un punto: „Si deve sapere solo una cosa, come Marius {storia romana}, e cioè che siamo invulnerabili“. Avendo letto l’Arcipelago di Solženicyn so che non è così - c’è un’arbitrarietà nella violenza che non permette l’atteggiamento di Marius o per lo meno che lo rende inefficace (cosa che tra l’altro Jünger sa, se no, non avrebbe scritto la frase sulla  „fredda meccanica“ della guerra). In Auschwitz, anche personalità grandi come suor Theresa benedicta a cruce o Etty Hillesum vengono uccise; nell’Arcipelago anche, oltre a milioni di persone „piccole“;  ciò non toglie il momento di verità di quello che scrive Jünger. 3) Il 21.4. (mia mamma compieva un anno) scrive su Lutero ed Erasmo. Tutto sommato le simpatie di Jünger sono più per Lutero, anche se riconosce in Erasmo una grande statura, i „tratti di una potenza alta dello spirito“, della quale Balthasar era meno convinto. Io direi che certe forme vanno distrutte, ma guai a chi le distrugge. 4) il 22 di Aprile parla di combattimenti insensati e di paragoni insensati, l’esempio concreto è quello tra Stendhal e Hölderlin, ed impara da uno sconosciuto che gli scrive da Parigi che si ha bisogno di entrambi e che non ha senso dire che si è disposti a sacrificare tutta l’opera di Stendhal per una sola poesia di Hölderlin. La frase che segue ha valore universale: “Ci sono sempre spiriti che ci rafforzano nei nostri punti deboli, se solo siamo d'accordo con loro nella polemica; e purtroppo sono molto più frequenti di quelli che riescono a dare un giudizio corretto sulla questione” ("So gibt es immer Geister, die uns in dem bestärken, was in unserem schwächsten ist, wenn wir nur in der Polemik mit ihnen einig sind; und leider sind sie viel häufiger als jene, denen ein gutes Urteil, das auf die Sache geht, gelingt“). Nel nostro tempo in cui tutti combattono contro tutti, bisogna evitare tutti i combattimenti insensati, nei quali è in gioco solo il nostro io. 


PS Per quanto riguarda il momento di verità dell’affermazione di Jünger, direi che esso vale per esempio quando ci viene preannunciata una possibile malattia: dobbiamo riconquistare la coscienza della nostra invulnerabilità. Ovviamente rimaniamo esseri mortali e quando, nei casi estremi, insomma quando la malattia non è curabile,  è la nostra ora, speriamo nella verità di quella giaculatoria a Gesù, Giuseppe e Maria: „assistetemi nell’ultima agonia“, „spiri in pace con voi l’anima mia“. Dio vuole la nostra vita, non la nostra morte! Cerchiamo di essere sua immagine anche in questo.


Sono andato a cercare il giudizio del padre Alexander Schmemann. di cui mi fido profondamente, su Solzenicyn, che avevo letto nei suoi diari, ma non ho ritrovato la citazione. Ho trovato invece un articolo del padre ortodosso nella „Communio americana“ (non so di chi data), di cui cito solo una parte, perché mi aveva irritato il giudizio ambiguo della „Berliner Zeitung“ del 2003, e volevo almeno mettere in evidenza che io la penso come Balthasar: Solzenicyn è un grande. Ascoltiamo ora il padre Alexander Schmemann su Solzenicyn: „È Solzenicyn una voce che rompe il silenzio assordante del conformismo sovietico? Identificarlo come tale, tuttavia, non determinerebbe ancora il suo posto nella letteratura russa e il suo significato per essa, né, del resto, riconoscerebbe che egli è un fenomeno di qualche importanza letteraria. Difficilmente si includerebbe che cosa deve succedere nel “fondoschiena” della letteratura russa, anche se nessuno negherebbe che l'opera abbia avuto un ruolo enorme nella storia sociale russa. Che Solzhenitsyn sia un eroe, un martire e una vittima, che le sue opere siano “documenti” di importanza sconcertante, tutto questo è indiscutibile e accettato da tutti, compresa l'Accademia svedese. Ma la domanda rimane: qual è il suo posto e il suo significato nella letteratura russa? Proviamo trepidazione, gioia ed euforia quando leggiamo Solzhenitsyn perché i suoi temi sono così angoscianti per noi? O è perché qualcosa di molto significativo, molto profondo è accaduto nella letteratura russa quando è apparso? Queste domande sono importanti non solo da un punto di vista puramente letterario; infatti, il destino stesso della Russia è stato, in un senso ultimo e profondo, inseparabile dal destino della letteratura russa. Se questo è in parte vero per tutte le nazioni, lo è completamente per la Russia. La cultura russa ha fallito o non è stata in grado di accumulare un “tesoro dorato” di qualcosa di diverso dalla sua letteratura; tutto ciò che c'era di meglio ed eterno in essa è stato espresso e incarnato nei suoi santi e nei suoi scrittori. I santi, tuttavia, non possono essere contenuti in un quadro di riferimento ‚culturale’. Se, secondo l'espressione di San Paolo, esistono “corpi celesti e corpi terrestri” (1 Cor 15,40), allora i santi russi sono i creatori del “corpo celeste” della Russia, in cui tutto ciò che è solo cultura, e quindi mortale, viene consumato e trasfigurato; il ‘corruttibile’ viene “seminato” ed è chiamato solo a risorgere nell’ incorruttibile (1 Cor 15,42). Gli scrittori russi e la sua grande letteratura, tuttavia, sono i creatori del «corpo terrestre» della Russia, quell'immagine, quella vocazione e quel contenuto grazie ai quali, nonostante tutti i suoi «terribili peccati» (Khomiakov), la Russia è assolta e resa degna di puro amore e lealtà. Ciò che accade nella letteratura russa non accade solo in Russia, ma con la Russia. Ecco perché è così importante determinare il significato letterario di Solzhenitsyn, non solo in relazione alla “scena sovietica”, ma in relazione alla letteratura russa nel suo complesso…Sono certo che il significato principale di Solzhenitsyn vada oltre il fatto che egli sia una voce coraggiosa di protesta e di ricerca: egli è, soprattutto, un evento infinitamente importante e genuinamente decisivo nella letteratura russa. Con la sua comparsa è accaduto qualcosa di nuovo nella letteratura russa, è iniziata una nuova era letteraria, anche

se egli dovesse rimanere un caso isolato. Nessun altro, nemmeno Pasternak con il suo Dottor Zhivago, nonostante tutta la sua importanza, può essere paragonato a lui sotto questo aspetto. Perché? Questa è la prima domanda, la cui risposta determinerà tutte le valutazioni successive su Solzhenitsyn. Ho citato Pasternak. Solo lui può essere accostato a Solzhenitsyn se il criterio è quello delle “ripercussioni” che hanno suscitato. Ma la creatività di Pasternak, compreso Il dottor Zhivago, ha rappresentato il culmine piuttosto che l'inizio di un periodo definito della storia letteraria russa. Spiritualmente, psicologicamente e letterariamente, Pasternak apparteneva all’ atmosfera crepuscolare e già in declino dell'“Età dell'Argento”. La terribile esperienza degli anni sovietici, naturalmente, ha approfondito la sua

coscienza, gli ha posto davanti nuovi temi e lo ha costretto a

esplorare aree che non conosceva quando riversava la

“pioggia di luce” della sua prima poesia. Ma anche questi nuovi temi furono postulati e sviluppati nella prospettiva spirituale dell'Età dell’Argento. Il dottor Zhivago è ancora un'eco, dopo i tragici eventi degli anni Venti e Trenta, de “I Dodici” di Blok.…Innanzitutto, Solzhenitsyn non appartiene, né spiritualmente né biograficamente, ai rappresentanti o agli imitatori dell'Età dell’Argento. Non è né un nipote di Vladimir Solovjev, né un figlio di Blok, né un fratello di Pasternak. Inoltre, la Rivoluzione, come brusca rottura nel destino dell'uomo e della nazione, era al di fuori della sua esperienza personale. Infine, non è un “emigrato interno” nel senso in cui lo è diventata, nonostante tutto, la vecchia generazione di scrittori, che aveva conosciuto la Russia pre-rivoluzionaria e non poteva fare a meno di diventare

“esiliata” spiritualmente nella Russia sovietica. Per carne e sangue, Solzhenitsyn appartiene a quella Russia che ora esiste da sola: non la Russia pre-rivoluzionaria o rivoluzionaria, ma proprio la Russia sovietica. E l’ unicità dello scrittore Solzhenitsyn sta nel fatto che, pur appartenendo completamente a quella realtà sovietica, ne è altrettanto pienamente e completamente libero“ .


Überdruss. Questa parola tedesca può essere tradotta con disgusto, sazietà, stanchezza, dissenso, malessere, sopraffazione, indifferenza, sovraccarico. Origene pensa che l’anima possa provare Überdruss di Dio. Gregorio su questo invece pensa che l’Überdruss riguarda il „desiderio della materia“ (Cf. Balthasar, 171). Il passaggio da compiere, per quanto sia possibile all’uomo, è quello del „grande divorzio“ dal desiderio della materia, per assaporare Dio, i suoi doni: più partecipiamo al divino e più aumenta il desiderio; mentre anche un piacere intenso come quello dell’orgasmo ad un certo punto finisce, il sapore di Dio diventa più intenso quando lo si è un po’ assaporato.  Direi del bisogno dei surrogati quello che dice Jünger della guerra: sono necessari, ma non sensati. C’é una parola sicura del Signore:  Mt 5, (8) Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio (μακάριοι οἱ καθαροὶ τῇ καρδίᾳ, ὅτι αὐτοὶ τὸν θεὸν ὄψονται.). Dio nessuno lo ha visto, forse perché nessuno è così puro di cuore. Tutto quello che possiamo dire di Dio è limitato, e se facciamo alcuni passi nella direzione giusta non la facciamo nel solo eros platonico in salita, ma anche nella disponibilità alla discesa, alla kenosis paolina. Puri di cuore (οἱ καθαροὶ τῇ καρδίᾳ) sono coloro che hanno uno sguardo gratuito sul reale: questo è il senso ultimo del mondo dei piccolini di mia moglie. Non possiamo forzare la vista di Dio, non possiamo compiere completamene il „grande passaggio“ (nel nulla della gratuità), il „grande divorzio“, ma possiamo chiedere umilmente di accorgerci quando Dio ci tocca, e lo fa in modo particolare sulla piccola via del quotidiano. VSSvpM! 


„Oggi il New York Times pubblica ancora una dettagliata ricostruzione dell’accaduto, analizzando tutti i video e spiegando perché tutti i dati contraddicono la versione ufficiale fornita dalle autorità.“ (Alessandro Banfi) - Ma c’è una versione fornita dalle autorità? Per il primo omicidio si, ma per il secondo, almeno per quanto riguarda J.D.Vance, il vice presidente si limita a dire che è mancata una collaborazione tra l’Ice e le forze poliziesche della città e che ciò a portato a questa tragedia. Per quanto riguarda la linea politica di Trump in generale Banfi cita Sachs: „Sulla linea di Trump da leggere l’intervista a Jeffrey Sachs dal Fatto. Dice fra l’altro: «Trump sta cercando di militarizzare le strade americane per assicurarsi un controllo del governo tramite uno Stato di sicurezza degli Stati Uniti. È una mossa drammatica, pericolosa e molto impopolare. È un altro esempio di come gli Usa siano passati a un ordine post-costituzionale, sotto il dominio dei decreti esecutivi»“(AB). Il fronte anti-Trump diventa sempre più largo, nei media, e questo lo rende sempre meno convincente. Io comunque di parlare di Trump ho Überdruss. 


„In Germania, come in molti altri Paesi, il “Giorno della memoria” ha trovato un preciso ancoraggio normativo a partire dal 1996, quando fu promulgata la legge per commemorare l’olocausto il 27 gennaio di ogni anno, come anniversario della liberazione dei campi di Auschwitz. All’epoca la Germania era solo da pochi anni riunificata. La DDR (Repubblica Democratica Tedesca) si definiva come Stato antifascista per fondazione. Secondo la narrazione ufficiale il nazismo era il prodotto del capitalismo occidentale e, di conseguenza, la DDR, socialista, si considerava moralmente e politicamente estranea alla colpa tedesca. La vera eredità positiva della Germania era quella della resistenza comunista. Di conseguenza, nella DDR, non esisteva una vera commemorazione del genocidio ebraico, dato che quello che noi chiamiamo “olocausto” era inserito nell’ampia mappa dei crimini nazisti…La BRD (Repubblica Federale Tedesca), a Ovest, invece, considerandosi in qualche modo l’erede di tutta la storia tedesca nella sua interezza, viveva se stessa come espressione senza risposta del medesimo problema, permeata di profondi sensi di colpa, poi trasmessi alla Germania unificata di oggi o, quanto meno, alla parte occidentale di essa. A partire dall’istituzione ufficiale del Giorno della memoria, la Germania tutta si è riempita di musei della Shoah, monumenti che commemorano l’olocausto,  conferenze e progetti nelle scuole di ogni ordine e grado, Stolpersteine  (pietre d’inciampo) che vorrebbero ricordare ai passanti chi viveva in una casa o in quartiere e che da lì fu deportato e ucciso dopo le leggi razziali. È giusto che sia così, perché, per quanto possa sembrare retorica abusata, chi non ricorda è condannato a ripetere gli errori e gli orrori del suo passato. Ma c’è modo e modo di ricordare, e, come sempre, la forma non è affatto un dettaglio marginale. Anche la sottolineatura della “unicità” dell’olocausto ebraico rispetto ad altre tragedie e crimini della storia, per quanto vera, resta paradossalmente esposta al rischio di confinare quell’evento in una categoria di non ripetibilità e di distanza dal presente, che non aiuta a rendere la “memoria” coscienza attiva e davvero vigile. La commemorazione d’ufficio, in quanto insistente e ripetuta, è esposta al rischio di mancare di sentimento autentico e di vita, magari anche perché fa leva unicamente sui sensi di colpa di una nazione in cui, prima o poi, chi vive oggi finisce per interrogarsi sul motivo per il quale dovrebbe continuare a sentirsi responsabile degli errori dei propri bisnonni. È un dato di fatto che non rimane senza conseguenze nel modo di affrontare i problemi della Germania di oggi. Giusto poco più di un anno fa, Bassam Tibi, sociologo dell’università di Göttingen, in un’intervista a Focus dichiarava che la Germania “non sa trovare un approccio razionale alla questione migratoria a causa del suo passato nazionalsocialista. E, invece di indicare regole precise che guidino razionalmente l’immigrazione, si lascia condurre dai propri sensi di colpa, mettendo a rischio la coesione sociale”…Nel Paese si è instaurato un sentimento collettivo di colpa che è dominante e costitutivo per la realtà statuale che ne è nata. Una nazione, però, che rigetta completamente la sua storia e vive del continuo sospetto di se stessa, si priva di un futuro autentico e non è nemmeno più in grado di leggere il presente. Sin qui Thorsten Hinz. Ma se il problema fosse proprio il concetto di nazione, con tutte le sue ambiguità e la sua pretesa identità con il termine “Stato”? È vero che oggi come oggi, in Germania, questo modello si sta dimostrando del tutto incapace di rispondere alle nuove domande che la contemporaneità pone. E la cattiva retorica impedisce addirittura che si affronti il problema. Non per nulla, a rilevarlo, oggi, ci voleva appunto un sociologo di origine siriana, ma, poi – ed è il caso di dirlo, rimanendo nella metafora medico-psicoanalitica – servirebbe anche una terapia, che non può certamente essere il nazionalismo che ha generato il problema e che la storia si è lasciata dietro. E non può nemmeno essere un equilibrio puramente economicistico, come vorrebbe l’ideologia neoliberale. Messo seriamente alla prova, l’homo consumens non va da nessuna parte e i supermercati o le agenzie di viaggio non sono spazi di rinascita. Servirebbero un’educazione e un senso della comunità, come Heimat; cose che, la storia tedesca – o, meglio, le molte e diverse “storie” tedesche –, ha già conosciuto e che oggi, nel recupero non impossibile di un quadro sanamente europeo, avrebbero un loro senso e un loro spazio.“ (Giuseppe Reguzzoni). 


Abba nostro…


(Pomeriggio) „Oggi, Giorno della Memoria, partendo dalla mia storia familiare, voglio raccontarvi che cosa è il genocidio. Mia mamma è nata nel 1925 in Germania, nel primo dopoguerra. Ha perso il padre nel 1933, l'anno in cui Hitler è salito al potere, chiamato dal presidente Hindenburg. All'epoca aveva 8 anni e ha vissuto con le regole del Reich, che militarizzava i propri ragazzi e ragazze. Scoppia la guerra e mia madre partecipa a un corso per infermiera. Deve diplomarsi e presentare i documenti dei genitori, ma quando arriva ai nonni scopre che un nonno di parte materna ha sposato una donna non ariana, un matrimonio misto che la certifica come ebrea. Allora, disperata, ha 19 anni, siamo nel 1944, e si ritrova a non essere più tedesca. È bionda, con gli occhi azzurri, la prima della sua classe, campionessa di coraggio nei 100 metri. Tenta il suicidio, ma non ci riesce perché abita ad Amburgo, una città meno nazista. La spediscono in un campo di lavoro della sua città e non in un campo di eliminazione, e si salva. Sradicare i cittadini del proprio paese perché di razza ebraica. Mia madre forse era protestante e divenne cattolica per necessità. Per sposare mio padre, che era un prigioniero IMI nel campo maschile, si convertì al cattolicesimo.“ (Giulia De Angelis Blagho )


(Wetterzeube, il 26.1.26, lunedì della terza settimana dell’ordinario; che bella data) 


Ieri sera, in una video chiamata, abbiamo conosciuto i genitori di Nadia. Erano entrambi simpatici, il padre ha parlato in un modo che diciamo corrispondeva a quel poco che so della cultura persiana; molto gentile ed „onorato“ di conoscerci. Di Ferdi, che ha chiamato Ferdi, ha parlato come di un figlio, ma anch’io ho detto che Nadia è per noi un grande dono…non era solo un’atmosfera simpatica a livello formale, ma davvero un incontro tra uomini, anche se breve ed anche se digitale.


Ieri (anche ieri) Stanzi mi ha raccontato di una sua scena di lavoro di insegnante; c’è un ragazzo nella sua classe che peu a peu è scivolato in un ruolo di „emarginato“, perché ha una grande sete di sapere - non vuole essere uno scolaro modello per farsi vedere, ma è davvero interessato al sapere; al capo branco della classe questo non piace, perché vede che l’altro in alcune materie è più bravo di lui. Durante l’open day, in un gioco che i bambini romani giocavano sulle strade, in cui si devono lanciare, da una certa linea, verso una piramide, suddivisa in punti, delle noci, una ragazza aveva raggiunto, con le cinque noci, 26 punti; lui si è messo davvero allo „studio“ del gioco, fino a quando è riuscito a raggiungere 29 punti, ma ripeto non per essere il migliore, forse anche questo un poco, ma per risolvere il problema - queste sono osservazioni di Stanzi. Per quanto riguarda il rapporto con il capo gruppo, mia moglie non interviene sempre, ma sa dire al momento giusto, in un breve dialogo personale, la parola giusta e spesso le riesce di migliorare la situazione...


Nell’intervista del 1995, per il suo centesimo compleanno, Jünger sulla guerra dice quello  che avevo compreso leggendo il volume nono dell’opera omnia. Nel passare degli anni non ha messo in dubbio la necessità della guerra - necessità qui non come „senso necessario dell’essere“, che in Ulrich è risposta per l’appunto necessaria che risolve un bisogno della realtà, ma come componente storica inevitabile, ma ne ha messo sempre più in dubbio il senso. Comunque già nel racconto „Sulle scogliere di marmo“ il senso della guerra è messo in dubbio, e ne viene rivelata solo la brutalità, che per l’appunto non ha senso.


«Ci manca una virtù che si può definire l'arte di lasciarsi regalare qualcosa. In questo bisogna rimanere bambini, allora la felicità arriverà da sé» (Ernst Jünger, 11.4.1939)


Conoscenza. È per me di grande aiuto, come filosofo, che vi sia una medesima struttura gnoseologica, che vale anche per la teologia; se non fosse così, la teologia mi sembrerebbe una magia; non vi è neppure a livello ontologico un doppio essere, ma un unico essere che si manifesta come dono di amore. In sé è sussistente in se stesso, ad extram (sit venia verbo) è non sussistente o lo è nella modalità della partecipazione, ma ciò vale per le sostanze, non per l’atto del dono stesso; quando dono una rosa, l’atto è „nulla“, è la rosa che partecipa alla sussistenza del donatore. Noi cristiani abbiamo insistito troppo sul mondo come „segno“, questo, come mi fece capire una volta un amico di cui ho perso le tracce, Luigi Terzuolo, svuoterebbe il mondo di senso. „Il mondo è un intero, chiuso e limitato dalla dimensione spazio-temporale e non supererà mai questa limitazione: „ogni cosa esiste solamente se rimane nel suo limite, se uscisse da se stessa, uscirebbe anche dall’essere“ (Gregorio)“ (Balthasar, 167). Questo significa per l’uomo: „qualsivoglia cosa veda la creatura vede se stessa“ (Gregorio) o comunque qualcosa con cui può instaurare un rapporto di intimità: può accadere con una pianta o con un sasso, in modo particolare con alcuni animali e con altri uomini…La grandezza di Jünger consiste nel dare un linguaggio per esprimere tantissimi fattori dell’essere finito dal livello zoologico a quello politico e filosofico. Detto questo, già a livello materiale possiamo percepire la presenza di Dio nella sua opera e possiamo servirci di forme del sapere che non sono statiche (del tutto necessarie): se volete forme paranormali o profetiche. Jünger ne parla nel suo saggio del 1990, quindi aveva 95 anni, intitolato „La forbice“: al numero 41 offre uno schema di esse parlando di prognosi, profezia, televisione, telepatia, memoria e salti nel tempo. La prognosi viene fatta appoggiandosi sui fatti. „La profezia si fonda meno sui fatti, piuttosto sull’ispirazione e sulle apparizioni“. „La televisione è un superamento ottico delle distanze“. „La telepatia è l’immediata percezione di avvenimenti e persone che supera qualsivoglia distanza“. Nei „salti del tempo“ la percezione salta la percezione di pezzi del tempo misurabile…etc…

Questo tipo di modalità della conoscenza (per Gregorio ve ne sono tre: statica, dinamica e mistica) rivelano un desiderio reale di andare oltre i limiti della spazio-temporalità e questo desiderio dovrebbe essere più forte del piacere - in fondo anche l’orgasmo ti da l’illusione di uscire da te stesso, ma ti lascia infine da solo con te stesso. La fede e la fiducia sono forme intense della conoscenza e sono un lavoro con il desiderio per vedere Dio, cioè colui che ha donato l’essere in una molteplicità ed intensità da vertigini. Credo che poi sia parte del desiderio che non si voglia solo vedere Dio nel suo lavoro ad extram, ma come è in se stesso. 


Riprendo qui una parte del dialogo con Livia sull’arte: 1) Cara Livia, grazie per le tue righe molto profonde; devo pensarci su. Direi così dopo una prima lettura e riflessione che la forma di Cristo non può essere rilevante solamente per la „cristianità“; lo era anche per il tentativo di Matteo Ricci SJ in Cina. Comunque è vero che la storia dell’iconoclasmo, sia quello antico ai tempi dei Padri della Chiesa, sia quello sotto Carlo Magno (su questo tema avevo frequentato un seminario da studente), sia quelli più tardi (è interessante che tu inserisca in questo anche Erasmo) sono „tentazioni“ che non accettano quella giustificazione del  γράφειν  di cui parli. Il rompersi degli equilibri tra forma e pensiero è una chance, non solo un problema. Buona sera, Tuo, saluti a tuo marito,  R .2) „Condivido quello che scrivi sul Ricci in Cina. Si può dire lo stesso anche per i Gesuiti in America Latina. Erasmo sta come grado primo nella critica dell’idolatria dall’interno. Qui poi bisogna capire cosa intendiamo per forma: può essere forma artistica, segno, significante, lingua, codice, espressione, mediazione…può essere figura, immagine. Cristo è Imago Dèi, così come è Verbum Dèi. E ogni volto a cui la pittura “dà forma”, figura, anche se si tratta di un volto sfigurato e corrotto, è traccia del Volto Santo. Quando si perde la figura si perde il Figlio la Seconda Persona della Trinità (una spiritualità purissima, sublime, astratta, concettuale che si allontana appunto dalla figura). L’arte figurativa è intrinsecabilmente legata alla Incarnazione e Risurrezione di Cristo. È la carne e il velo di Cristo, quel velo che rivela e nasconde…La forma in arte è foriera di un pensiero. Così come le parole di un testo dicono qualcosa. Poi sappiamo che identità di forma non è necessariamente  identità di contenuto. Scoprire il rapporto, la misura  misteriosa tra il segno e il significato nella cosiddetta arte cristiana è un’avventura straordinaria per chi ha una certa inclinazione e sensibilità e fede“ (Livia).


Ho letto la versione di Banfi come al solito, su Minneapolis e sull’Ucraina. Qui vi sono forse dei veri progressi, anche se la guerra continua, nel freddo, come ha sottolineato Papa Leone XIV ieri all’Angelus. Su Minneapolis mi limito a dire che i video sono manipolabili (secondo me su questo Banfi rispecchia solamente il mainstream), da entrambi i contendenti. Riprendo quanto ha scritto J.D. Vance, di cui mi fido, in X: "Quando ero a Minneapolis, ho sentito diverse storie assurde. Ma una delle più incredibili è questa: due agenti dell'ICE e del CBP fuori servizio stavano andando a cena a Minneapolis. Sono stati identificati e la loro posizione è stata rivelata, e il ristorante è stato preso d'assalto. Gli agenti sono rimasti chiusi nel ristorante e la polizia locale ha rifiutato di rispondere alle loro richieste di aiuto (come era stato loro ordinato dalle autorità locali). Alla fine, i loro colleghi agenti federali sono venuti in loro aiuto. Questo è solo un assaggio di ciò che sta accadendo a Minneapolis perché i funzionari statali e locali si rifiutano di collaborare con le forze dell'ordine incaricate dell'immigrazione. Hanno creato il caos in modo da poter avere momenti come quello di ieri, in cui qualcuno muore tragicamente e i politici possono mettersi in mostra parlando dei mali dell'applicazione delle leggi sui confini. La soluzione è sotto gli occhi di tutti. Spero che le autorità di Minneapolis mettano fine a questa follia. (J. D. Vance).

Narges Bajoghli ne parla così: „Un altro americano ucciso dall'ICE in Minnesota. Una madre e un'infermiera, giustiziata senza processo.

La gente continua a invocare il "boomerang imperiale" di Césaire, l'idea che la violenza coloniale all'estero inevitabilmente ritorni a casa. È un concetto potente. Ma penso che dovremmo aggiornarlo alla realtà che stiamo vivendo.“


Abba nostro…


(Pomeriggio) Con Ulrich abbiamo fatto qualche giorno fa un passo importante, abbiamo compreso che la dimensione „gratuita“ dell’amore non è identica con quella „frustrante“, ma le due dimensioni non possono neppure essere separate - seguendo la formula cristologica sulle due nature umana e divina di Cristo, possiamo dire: „né mischiate né separate“; se un uomo ama davvero sua moglie non può esserle fedele solo quando si impone la dimensione gratuita, ma anche e forse soprattutto quando si vive quella „frustrante“. È l’amore non è un attivismo perché vi siano solo momenti belli, gratuiti e soddisfacenti. „Amore nell’unità di fare e non fare“, questa è la formula vera che usa Ulrich in DeP, 327 e che ci permette di fare qualche passo per comprendere che cosa sia Dio nei nostri confronti, ma anche in se stesso: „Le opere, che crea il creatore - queste opere gli sono state date dal Padre, perché Egli le compia (cf. Gv 5,36: „Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. ἐγὼ δὲ ἔχω τὴν μαρτυρίαν ⸀μείζω τοῦ Ἰωάννου, τὰ γὰρ ἔργα ἃ ⸀δέδωκέν μοι ὁ πατὴρ ἵνα τελειώσω αὐτά, αὐτὰ τὰ ἔργα ⸀ἃ ποιῶ, μαρτυρεῖ περὶ ἐμοῦ ὅτι ὁ πατήρ με ἀπέσταλκεν,). Quello che il Figlio vede fare dal Padre (: le opere del Padre; di coloro che sono nati di nuovo, che sono nati da Dio, tramite la misericordia del Padre nello Spirito Santo), allora proprio questo (ταῦτα) lo fa nello stesso modo il Figlio (guardando il Padre), ricevendo le opere dal Padre (cf. Gv 5, 19: Gesù riprese a parlare e disse: "In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. Ἀπεκρίνατο οὖν ὁ Ἰησοῦς καὶ ⸀ἔλεγεν αὐτοῖς· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν, οὐ δύναται ὁ υἱὸς ποιεῖν ἀφ’ ἑαυτοῦ οὐδὲν ⸀ἐὰν μή τι βλέπῃ τὸν πατέρα ποιοῦντα· ἃ γὰρ ἂν ἐκεῖνος ποιῇ, ταῦτα καὶ ὁ υἱὸς ὁμοίως ποιεῖ.). Perché il Padre ha dato al Figlio il potere (ἐξουσίαν) su ogni carne {πάσης σαρκός}, in modo che Egli ( il Figlio) dia la vita eterna a tutti, a coloro che Tu (il Padre) gli (dativo) hai dato cf. Gv 17, [2] Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. καθὼς ἔδωκας αὐτῷ ἐξουσίαν πάσης σαρκός, ἵνα πᾶν ὃ δέδωκας αὐτῷ ⸀δώσῃ αὐτοῖς ζωὴν αἰώνιον.). Ed anche la parabola che il Figlio eterno nella carne ci racconta {in questo caso Lc 15, 11-32}, sono parole che il Padre gli ha dato (Gv 17, [8a] perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; ὅτι τὰ ῥήματα ἃ ⸀ἔδωκάς μοι δέδωκα αὐτοῖς,) e che il Figlio come Verbo del Padre è in persona. Parole che Egli ci da (tramite se stesso) e che noi, che il Padre attira al Figlio, porta al Figlio, abbiamo ricevuto dal Padre. Vita dell’amore nel medesimo uso di pienezza e vuoto, ricchezza e povertà, ricevere e dare, fare e non fare“ (Ferdinand Ulrich, DeP, 327). Cosa impariamo qui del cuore di Dio? Che il Padre e il Figlio agiscono in un modo ordinato, per quanto riguarda le processioni, ma del tutto intimo. Non vi è alcuna discordia tra il Padre e il Figlio come pensa invece la posterità spirituale di Gioacchino da Fiore fino a Ernst Bloch ed oltre. E probabile che Vito Mancuso, ma io ho letto troppo poco di lui per dirlo con certezza, con la sua accezione negativa della parola „Deus“, sia solo un ultimo frutto di quella posterità di Gioacchino che ci ha presentato magistralmente Henri de Lubac…


(Pomeriggio tardo) Siamo in pieno inverno, nel cielo si sentono solo le cornacchie, con il loro suono rauco e malinconico, la neve ha di nuovo imbiancato il paesaggio, dopo giorni sotto lo zero e, a parte ieri, di sole il giorno e di stelle la notte. 


„Tu autem quis es qui iúdicas próximus?“ (Iac 4, 12). Limitiamoci al discernimento culturale, senza giudicare mai la persona. Che Dio ci aiuti in questo. 


Alain de Benoist lamenta la fine della sovranità degli stati che sarebbe avvenuta con il rapimento di Maduro in Venezuela. Non sono indifferente alla questione del diritto internazionale; i miei maestri (nomino Balthasar e Jünger) ne hanno sempre sottolineato l’importanza, ma è anche vero che il diritto internazionale può diventare un formalismo al quale si sacrificano la vita di persone concrete. Per quelle persone, prigionieri politici,  liberate dopo il „rapimento“, quest’ultimo è stato una grande chance. Poi comunque io penso che sia molto più importante stabilire una definizione degli stati-continenti che degli stati presi di per sé…



(Sera) Johanna e David molto probabilmente si trasferiranno a Heimsheim (aprile o maggio), in una bella casa con impianto solare. Ecco alcune informazioni sulla città riguardanti il Medioevo. Nel mio diario privato, ho raccolto da Wikipedia, informazioni a riguardo di tutta la storia e del castello, aggiungendo qualche info sulla geologia. Nella città hanno avuto nel XIV secolo un grande ruolo un gruppo di Cavalieri. 

Storia nel Medioevo: "Heimsheim, sorta ai margini di un cimitero alemanno, fu menzionata per la prima volta in un documento nel 965 come Heimbodesheim, quando l'imperatore Ottone il Grande, dopo l'incoronazione a Roma, fu accolto al suo ritorno in Germania dal re Ottone II e dall'arcivescovo Guglielmo di Magonza, i suoi due figli. Durante il periodo dei ducati tribali, la località si trovava nella parte meridionale del ducato di Franconia. In un documento del monastero di Bebenhausen del 1295 sono attestati per la prima volta i diritti cittadini di Heimsheim. A quel tempo Heimsheim si trovava nella sfera d'influenza dei conti di Tubinga" (Wikipedia).


(Wetterzeube, il 25.1.26, terza domenica dell’ordinario; conversione di san Paolo) In che senso è la figura letteraria di Theophilus North (Thornton Wilder) una figura del „second coming“? Certo anche per il suo nome, che rivela la sua natura: Teddi (cosi si fa chiamare dagli amici Theophilus) è uno che ama Dio, anche se non crede in Dio, ma non nel senso dell’“ateismo nel cristianesimo“ di Ernst Bloch, non vi è nulla di rivoluzionario in Theophilus, piuttosto sembra che il suo ruolo provvidenziale viene interpretato in cose irrilevanti - aiuta due a non sposarsi, perché lo fanno sotto l’influsso di un’illusione, l’illusione dell’immediatezza, ma in vero non hanno nulla da dirsi; aiuta  una signora, che soffre perché la sua casa ha la fama di essere visitata da fantasmi, con l’aiuto di una giornalista, rivelando a tutti che in questa bellissima casa di Newport non ci sono fantasmi, come per l’appunto non ci sono in alcuna casa; aiuta un anziano diplomatico a liberarsi dalla tirannia della figlia, che lo costringe a non lasciare mai la casa. In vero così irrilevante, per le persone che ci stanno dentro, non lo è nessuna di queste situazioni, ma diciamo che dal punto di vista del grande teatro del mondo sembrerebbero essere „piccolezze“,  ma in vero lavare la biancheria, appenderla ad asciugare è anche del tutto irrilevante, dal punto di vista della storia del cosmo, ma se non viene esercitato a dovere e in continuità, accade il caos nella casa…Credo che the second coming sarà una mistura tra grandi avvenimenti (il grande passaggio, il grande divorzio) e piccoli avvenimenti, nei quali, senza alcun moralismo, viene fatto ciò che è salvifico…


Ieri sono stato a scuola tutto il giorno, per l’open day; a parte che ho aiutato Stanzi, perché una collega era ammalata, è stata l’occasione di rivedere tanti ex allievi, con alcuni vi è stato qualcosa di più che small talk. 


Cara Livia, grazie per le tue righe che contengono tutto un programma da seguire, evitando gli estremi, anche quello del tradizionalismo. Vorrei solo aggiungere, ma non so neppure se è un aggiunta, che bisogna stare attenti a non ridurre la storia dell’arte a sola storia dell’arte; tu non lo fai perché tieni conto della „dimensione religiosa“. Nella storia viviamo grandi passaggi e piccoli e non è possibile fissare le forme antiche, che di fatto non sono più Gestalt (figura), ma maschera, né anticipare quelle future. I tradizionalisti amano le vecchie maschere e i progressisti le nuove, ma si tratta di vedere, accettando la sfida ontologica del „medesimo uso di essere e „nulla“ , dove si muove la storia stessa, il divenire reale. L’unica grande sfida, l’unico grande passaggio, forse lo si può chiamare „secolarizzazione“, è quella del nulla nichilista, a cui è possibile rispondere in modo fecondo solo con il nulla dell’amore umsonst - gratis et frustra, non mescolati, ma non separati. Anche per l’arte vale che solo l’amore è credibile. E l’amore non ha la sola forma occidentale o cristiana; credo che qui ci sia bisogno di un „grande divorzio“ (C.S. Lewis). Mia moglie ricambia i saluti, Tuo Roberto


Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo, alla quale orientare anche ogni innovazione tecnologica.“ (Papa Leone XIV). 


Minneapolis. 1) “Questo livello di caos orchestrato è unico a Minneapolis. È la conseguenza diretta dell'azione degli agitatori di estrema sinistra, che collaborano con le autorità locali.” 2) “Quando ho visitato il Minnesota, ciò che gli agenti dell'ICE desideravano più di ogni altra cosa era collaborare con le forze dell'ordine locali affinché la situazione sul campo non sfuggisse di mano. Finora, i leader locali del Minnesota hanno rifiutato di rispondere a tali richieste.” (J. D. Vance, in X: 1) "This level of engineered chaos is unique to Minneapolis. It is the direct consequence of far left agitators, working with local authorities." 2) "When I visited Minnesota, what the ICE agents wanted more than anything was to work with local law enforcement so that situations on the ground didn't get out of hand. The local leadership in Minnesota has so far refused to answer those requests."). 


Continuo a ri-postare (in X e Instagram) i post di padre Gabriel della parrocchia cattolica di Gaza. È la mia forma di solidarietà. 


Abba nostro…


(Pomeriggio) Continuo il mio lavoro sulla gnoseologia di Gregorio di Nyssa, con l’aiuto di von Balthasar. Ci sono diversi livelli da comprendere, ne tematizzo due.1) In primo luogo quello che Gregorio chiama: φυσιολογειν (gli accenti non sono sempre giusti, non ho il programma adatto). A questo livello la conoscenza è afferrare, possedere (κατάληψις). Si tratta di una conoscenza „materiale“ sicura ed evidente: sappiamo distinguere senza dubbio una bottiglia da un aereo. Un’azione evidente immorale da una morale. Abortire un embrione, anche se lo consideriamo un uomo in potenza e non un uomo in atto, indifferentemente da ciò che pensa la maggioranza, è evidentemente un’azione non buona, un’azione cattiva. Vale anche per una mamma che cerca di attraversare il Mar Mediterraneo e che lasciamo morire. I casi nei quali si potrebbe discernere il senso dell’aborto sono pochissimi (per esempio se un padre ha messo in cinta sua figlia…; non è mai bene partire dalle eccezioni per riflettere sulla normalità). Per quanto riguarda un video o una fotografia, non abbiamo questa evidenza, perché un video o una fotografia possono essere manipolati. 2) Per quanto riguarda la „teologia“ non abbiamo questo tipo di evidenza, non perché la nostra capacità conoscitiva sia manchevole, sottolinea Max Scheler citato da Balthasar, ma perché l’oggetto è troppo perfetto e lo è in modo particolare quando ha un carattere personale - in questo caso se lui non si rivela non possiamo comprendere un bel nulla, ma anche quando si rivela, rimane sempre una dimensione del mistero. Questo vale in primo luogo per Dio, ma vale anche per la sua creazione; anche solo già una mosca (Gregorio parla di un filo d’erba) dovrebbe ricordarci che vi è in essa un’intimità (la sua essenza) che non possiamo comprendere del tutto. Comunque più lo spirito è in gioco e tanto più possiamo solo avvicinarci al significato delle cose (con rispetto prendo in mano la pietra che ho trovato sulla spiaggia di Amrum), delle piante (tocco sempre, con il palmo delle mani, con grande rispetto una vecchia quercia), degli animali (pensiamo per esempio a certi uccelli o ai delfini) e delle persone. La parola analogia è la parola tecnica per quello che Jünger chiama „avvicinamento“. Dio non può essere conosciuto fino in fondo perché è il „Santissimo“, ma ogni persona è „santa“, è un egli/lei e non solo un tu. Per questo motivo è la fede il metodo adeguato per la conoscenza „teologica“, inclusiva la „teologia della creazione“ o „filosofia“, qui nel senso di „ancilla theologiae“ e non nel senso di sapere solo umano, nel quale si è convinti di qualcosa nel senso del punto numero uno. La „fiducia“ non è solo una „convinzione“, ma è il metodo adeguato di avvicinare il mistero dell’essere che si dona gratuitamente nelle cose, nelle piante, negli animali, negli uomini, ma anche nei paesaggi e nella nostra casa comune…


San Pietro è per la piazza della gioia! E la piazza da cui si annuncia ogni domenica o quasi Cristo! E non è per nulla ovvio che vi sia un uomo che ogni domenica ci ricordi che non è per nulla „evidente“, „cosa giusta“ che muoiano milioni di giovani per un motivo geopolitico. 



(Sera)  "Questo spiega forse perché Putin abbia iniziato la sua presidenza con l'incontro con Solženicyn e la contemporanea posa di una targa commemorativa per Andropov nella sede centrale del KGB. Nessuno sa davvero come andrà avanti la Russia. Si spera solo che una cosa sia esclusa: il ritorno allo stalinismo, la rinascita del mostro del Gulag. Se così fosse, anche questo sarebbe un merito storico di Solženicyn" (Berliner Zeitung, 2003). - Insomma si concede un merito storico a Solženicyn, ma durante tutto l’articolo si insinua che la sua fama non sia del tutto pulita. Ora anche il padre Schmemann aveva alcune perplessità sul carattere di Solženicyn, se mi ricordo bene, ma certamente non ha messo in discussione la sua missione letteraria e storica. Chi lo fa si muove dentro una palude. Solženicyn parla delle critiche che gli sono state fatte, in modo particolare in quel periodo di leggera apertura vissuto sotto Chruščëv. Ma rimane il fatto che anche con quest’ultimo: i governanti cambiano, l’Arcipelago resta. Finita la sua storia, Solženicyn ha continuato a ricevere lettere del periodo di Chruščëv e posteriore a lui, ed ha documentato la fame e il freddo che provavano i prigioniere e l’assoluta arbitrarietà. Nell’articolo è piuttosto interessante il doppio inizio della presidenza di Putin: Andropov da una parte e Solženicyn dall’altra…


(Notte) Il mio interesse principale nei diari precedenti è stata la profezia della pace, in un certo senso sono sempre stato „un camminatore nel bosco“, e non un „politico“; la politica mi annoia, ma quel lavoro spirituale che non si identifica più con alcun partito questo mi interessa. Per questo non ho partecipato da tanto tempo alle polemiche contro Israele e l’attuale amministrazione, la mia solidarietà con le persone che soffrono in Gaza l’ho dimostrata in modo non politico, postando tante foto della parrocchia della Santa Famiglia ed in un certo senso voglio parlar sempre di meno di politica, e meno anche di Trump. Tutte queste cose che accadano ora, da un punto di vista solo politico, non sono poi neppure tanto nuove: ripetiamo in fondo nella storia tanti errori, ma grazie a Dio facciamo anche cose buone…quando ci approfondiamo nel cammino spirituale nel bosco…


Passeggiata con Stanzi; le giornate si sono allungate di almeno una mezz’ora, sebbene oggi, camminando per la via dei campi che porta a Schleckweda, la giornata era grigia, comunque non opprimente. Nell’ultima settima Stanzi ha dovuto finire le pagelle, voti e giudizi, e sta preparando l’esame per la maturità di latino; lavora tantissimo (negli ultimi due giorni con punture fastidiose tra la nuca e la testa), io cerco di sollevarla facendo da mangiare e occupandomi della biancheria. Ormai sono quasi 39 anni che siamo insieme, da quell’estate del 1987, con il primo bacio al 24 luglio di quell’anno, che la conobbi, diciamo direttamente, senza mediazioni, se non quella del corso di lingua (cf. Jünger „Giardini e strade“ 4.4.1939); si occupava del programma pomeridiano del corso di tedesco che frequentai nell’università di Heidelberg… 


(Wetterzeube, il 24.1.26, sabato della seconda settimana dell’ordinario) Dal capitolo „L’avanzata surrealista“ in „Droghe e sballo“ (numeri 252-259) prendo solo alcuni aspetti per la mia riflessione; conosco troppo poco pittori come Max Ernst o Chirico per entrare nel merito  della pittura stessa, comunque a Ernst Jünger interessa piuttosto ciò che si nasconde „dietro“ le intuizioni pittoriche o musiche…1) In primo luogo la critica del momento ritardante del cristianesimo. Questo è certamente vero, ma non per quel cristianesimo che prende sul serio „the second coming“. Per quest’ultimo l’ecclesia semper reformanda è una cosa seria. Alla fine della sua vita Jünger è arrivato comunque ad un altro giudizio, che non cancella il primo, ma certamente lo ha visto in un’altra luce. Se si prende sul serio la sfida del „grande passaggio“ (Jünger) o del „grande divorzio“ (C.S. Lewis) bisognerà prendere sul serio anche il fenomeno della distruzione delle forme, che è necessario quando la forma stessa è diventata una maschera. Tra tradizionalisti e progressisti è solo una questione di gusto: i primi amano le vecchie maschere e i secondi le nuove. Quello che davvero conta è se uno nel silenzio è disposto al „grande divorzio“…questo non accade nelle rivoluzioni e con ragione Jünger distingue quest’ultime dal „grande passaggio“ ; in una rivoluzione cambia solo chi gestisce il potere. Jünger ci rende attenti a non arrivare troppo presto a „formule ultime“; i dogmi sono anche questo, ma sono pochissimi. Io sono contro la prolificazione di dogmi e comandamenti. Entrambi servono perché l’esplosione atomica della distruzione delle forme non diventi una distruzione del nostro essere-noi-stessi. 2) Jünger ne parla in riferimento all’atterraggio dell’uomo sulla luna. La sensazione dell’irrealtà, quando rimaniamo continuamente nell’attualità. Io sono grato per il servizio di sorveglianza dell’attualità di Alessandro Banfi, ma in fondo anche i quattro anni in cui abbiamo parlato di guerra hanno sempre una dimensione irreale; altra cosa è se vivessimo a Kiev o se fossimo quelle persone davvero povere anche da noi. Per questo con ragione Jünger insiste sul fatto (in una vecchia intervista del 1995 che ho visto ieri e che ho condiviso in Facebook) che lui prima di essere un soldato è un lettore. Leggere libri non è sostituibile con alcun programma televisivo (neppure con l’intervista a Jünger), e questo vale anche per un bambino del Carosello come me. E neppure con il compito giornalistico della sorveglianza dell’attualità. 3) La monotonia del mondo moderno come causa di incidenti, infarti e psicosi. Il carnevale delle maschere diventa anche lui stesso del tutto monotono. Credo che su questo punto sia del tutto necessario il rischio della domanda riguardante l’essere (Heidegger, Ulrich). E la formula del dono dell’essere come atto di amore gratuito non deve diventare essa stessa una maschera, che ha paura dell’avvicinamento al reale. Ciò che conta è davvero l’avvicinamento al reale! La cosa più terribile che abbiamo fatto con il carisma di Don Giussani è stato quello di trasformare un vulcano in un gossip. 4) Ci sono tanti paesaggi lavorativi, Jünger li chiama i „paesaggi delle officine operaie“ che sono brutti, come la diga vicina a casa che ho fotografato questa mattina per il fiume ghiacciato, ma che i surrealisti hanno saputo fecondare con la loro fantasia…mi fermo qui per non essere del tutto dilettantistico…


«L'Unione Europea sostiene quasi da sola il finanziamento dell'Ucraina e delle sue forze armate. Lo ha garantito per due anni consecutivi, il che non è cosa da poco. E mantiene un ordine giuridico in cui il presidente russo è ritenuto responsabile dei suoi atti come criminale di guerra. Pertanto è giusto che quasi tutti gli Stati membri e la Commissione Europea non partecipino al «Consiglio di pace» di Trump. Non ci si può sedere a un tavolo con Vladimir Putin e parlare di pace mondiale come se in Ucraina non fosse successo nulla. Deve essere processato." (Thomas Gutschker, FAZ) - Questo modo di parlare ignora la storia (le disastrose violazioni del diritto internazionale da parte del mondo della retorica democratica), ma anche se avesse ragione l’autore questo modo di ragionare, che non tiene conto, per l’appunto, minimamente del „nodo gordiano“, cioè del rapporto critico nei confronti della dialettica fatale tra democrazia ed autocrazia, deve essere „processato“, ma in un senso filosofico. Io non voglio mettere in galera nessuno: ma rimane la domanda di senso individuale e collettivo, quando non si pensa che gli altri sono sempre peggio di noi e che noi solo siamo i perfetti che avrebbero il diritto di mettere gli altri in galera. 


Abba nostro. 


(Sera) Mi muovo piuttosto a livello ontologico, quando penso filosoficamente, ma mi rendo conto che quello gnoseologico è altrettanto importante. Per questo sono molto grato di poter riflettere a questo livello in forza del capitolo: „Desiderio e conoscenza“ nel libro di Balthasar su Gregorio di Nyssa. In primo luogo anche a livello gnoseologico abbiamo una tendenza all’opposizione; da una parte non possiamo superare la dimensione spazio-temporale (διάστημα, διάστασις, αίών), e dall’altra in forza di una parentela con il divino ne abbiamo il desiderio. Per quanto riguarda i sensi abbiamo una parentela con tutti gli altri uomini, per cui certi fenomeni li comprendiamo senza un bisogno di „avvicinarsi“ ad essi; ma se lo sforzo del nostro pensare è di tipo spirituale e non solo sensuale, allora possiamo solo avvicinarci alla verità, e in questo Balthasar e Jünger la pensano allo stesso modo. La categoria dell’avvicinamento (έγγίζοντες) è di importanza estrema. Quando è in gioco l’ignoto possiamo solo avvicinarci alla verità…


(Wetterzeube, il 23.1.26, venerdì della seconda settimana dell’ordinario) Nella notte un momento semplice ed intenso di preghiera: abbiamo un Padre (Abba), che si occupa di noi (uomini e peccatori) e poi il „prendi e prendi in modo eccessivo“ del Suscipe; questo modo eccessivo può accadere con una malattia, una guerra, per tutti accade quando dobbiamo dire di sì alla nostra morte; ma ciò che conta è: dammi il Tuo amore e la Tua grazia e così sono sufficientemente ricco. VSSvpM! 


La vita del dodicenne Gustav Klimt era molto povera, ma questo non era in alcun modo un ostacolo al suo diventare un grande pittore: „Er wird erst durch seine Lebensumstände zu dem, was er ist. Zu dem, was er soll“ (Patrick Karez, ibidem., 28: «È solo grazie alle circostanze della vita che diventa ciò che è. Ciò che deve essere»).


I punti 246-251 di „Drogen und Rausch“ (Droga e sballo) di Ernst Jünger sono particolarmente intensi, vorrei fare qualche passo con lui, anche se per me la teologia non è solo „Adnote“. 1) (cf.246) Sulla nascita degli dei, non solo sulla loro evocazione, Jünger nomina anche Angelus Silesius: la nascita di Dio in noi, senza la quale, la nascita a Betlemme, accadesse anche centinaia di volte, non significherebbe nulla. Anche Balthasar lo dice in una frase che mi regalò Cornelia: noi siamo il presepe… È probabile che culti solo mondani „consumino“ gli dei, ma la liturgia è presenza e non lo fa: l’Ultima cena non viene „consumata“ perché nella Santa Messa non accade una „ripetizione“, ma la memoria di un avvenimento.  Anche il Dio cristiano non „produce“, non „fa“ il mondo, ma lo crea, donando gratuitamente l’essere come atto di amore gratuito. 2) (cf.247) “I nomi, anche quelli degli dei, sono solo fumo negli occhi. Chi si lascia coinvolgere da essi, nel senso di una mera ripetizione, presto avrà perso tutto” ("Namen, auch von Göttern, sind Schall und Rauch. Wer sich darauf, und zwar im Sinne bloßer Wiederholung, einlässt, hat bald verspielt.“). Questo vale anche per i potenti; in un certo senso abbiamo parlato troppo di Donald Trump, sia in un senso mimetico che mimetico sub contrario: “Il mondo dipende però meno dai grandi che dalla gente comune e dalla sua sobrietà. Da questo punto di vista è simile a una famiglia, per la quale è più importante che tornino il postino e lo spazzacamino piuttosto che Federico o Napoleone.” ("Die Welt ist aber weniger auf die Großen angewiesen als auf die kleinen Leute und deren Nüchternheit. In dieser Hinsicht gleich sie einem Haushalt, für den es wichtiger ist, dass der Briefträger und der Kaminfeger wiederkommen als Friedrich oder Napoleon.“). È quello che pensa anche Tolkien con la sua figura degli Hobbits. 3) (cf.248). Detto questo vale anche per i piccoli di Tolkien: “Il mondo vive quindi più delle piccole e persino delle piccolissime transizioni che di quelle grandi: su questo siamo d'accordo, ma ciò non esclude la valutazione della situazione. Per quanto ci riguarda, siamo senza dubbio nel mezzo di una grande transizione” ("Die Welt lebt also eher von den Kleinen und sogar von den ganz kleinen Übergänge als von den Großen - darüber sind wir einig, doch schließt, dass die Lagebeurteilung nicht aus. Was uns betrifft, so sind wir ohne Zweifel in einem großen Übergang begriffen.“) E la crisi che stiamo vivendo non può essere risolta con ripetizioni o restaurazioni, ma con il „ritorno“ come aveva ben capito Walker Percy nei suoi  due volumi: „The last Gentleman“ (tradotto in tedesco da Peter Handke) e „The second coming“. William Barrett è una figura del „ritorno“, come lo è Theophilus North di Thornton Wilder; figure di santi loro malgrado, non per la loro purezza, ma perché credono o incarnano „the second coming“, che non è una ripetizione della prima venuta.- Jünger approfondisce il tema in dialogo con la mitologia, Walker Percy e Thornton Wilder con l’avvenimento cristiano, anche se North ha smesso di credere. L’accusa che fa Nietzsche a Wagner - una battaglia tra titani -  non è principalmente quella della malattia e della decadenza, della recitazione: ma di falsificare il ritorno, che poi per Nietzsche è ritorno nel senso del „ritorno eterno“. Come cristiano aspetto il ritorno di Cristo, non a Gerusalemme, ma qui nell’attimo che stiamo vivendo. E nessuna retorica (nemmeno quella democratica), nessuna recitazione può sostituire questo ritorno. 4) (cf.249). “Non ritorna nulla di visibile e nominabile - e questa è una cosa importante - perché ritorna il nulla. Cioè: non immagini e concetti, ma il concetto vuoto, l'assoluta spontaneità. Per un attimo la porta si apre silenziosamente. Ora tutto sembra possibile. - Da qui la paura, l'attesa, le speranze” ("Es kehrt überhaupt nichts Sicht- und Nennbares wieder - und das ist eine große Sache - denn es kehrt wieder das Nichts. D.h. also: nicht Bilder und Konzeptionen, sondern das leere Konzept, die absolute Unbefangenheit. Für einen Augenblick öffnet sich lautlos die Tür. Nun erscheint alles möglich. - daher die Angst, die Erwartung, die Hoffnungen“). Su questo punto io sono esplicitamente cristiano (Jünger lo diventerà alla fine della sua vita: si può nominare chi ritorna, ma Colui che ritorna non vuole che lo si nomini in modo eccessivo: „Non chi dice Signore, Signore…“. E il nulla non è quello gnostico nichilista, ma quella del „medesimo uso di essere e „nulla““ (Ferdinand Ulrich), il nulla dell’amore umsonst: gratis et frustra, non mischiati e non separati ,come abbiamo visto ieri. Di amore gratuito parla a suo modo anche Jünger. Dapprima in modo critico prepara la strada ad esso: il tempo dei principi e dei re è finito; su questo Jünger è più radicale di Tolkien (ma non si può pretendere una critica radicale del re da un inglese, suppongo). Jünger critica infine i „potenti senza dignità e bontà“, che agiscono con una „energia spietata“: “I colossi dalla fronte di ferro  sono ora temuti come demoni, ora venerati come divinità. Sono conclusioni errate. Non sono i loro piedi d'argilla a scuotere il mondo” ("Kolosse mit eisernen  Stirnen werden bald als Unholde gefürchtet, bald als Götter verehrt. Das sind Fehlschlüsse. Nicht ihre tönerne Füße erschüttern di Welt“). Questo vale per tutti i potenti! 5) (cf. 250). Come comportarsi in questa „grande passaggio“? “Innanzitutto bisogna rispondere che, dove il passato e il futuro si concentrano nell'attimo, intorno a ciò può accadere ciò che vuole. Archimede traccia i suoi cerchi nella Siracusa in fiamme” ("Zunächst ist erwidern, dass, wo sich Vergangenheit und Zukunft im Augenblicklich konzentrieren, im Umkreis vor sich gehen mag, was will. Archimedes zieht seine Kreise in brennende Syrakus“). Jünger cita anche san Giovanni a Patmos: si può vedere la città eterna anche in una tempesta apocalittica. E in un certo senso Jünger ha ragione: questo accade nell’attimo. 6) (cf. 251). Normalmente sono abituato a pensare alla dimensione „giovannea“ nella Chiesa come quello „critica“ nei confronti di quella  „petrina“, ma ovviamente ci si può „installare“ (Adrienne) anche nella dimensione giovannea. Installazione significa nel linguaggio di Jünger: nn cattivo o falso ritorno. E poi c’e la questione della „demitologizzazione“ che giustamente Balthasar ha criticato in riferimento alla „ricerca della vita di Gesù“. Jünger scrive, però: „La demitologizzazione non sta bene al sacerdote come il tradimento della patria per al soldato. Ma c’è qualcosa di positivo: una forza d’amore crescente. Anche qui nomi e date svaniscono, mentre emerge la vera sostanze degli eventi. Ciò comporta anche un risparmio di tempo. Sgomberare è una cosa, avvicinarsi è l’altra“ (…Abräumung ist das eine, Annäherung, das andere.). È necessario „sgombrare“ tutto ciò che non serve. Ed avvicinarsi a ciò che serve: „credibile è solo l’amore“. Adnote: ..vi è anche una demitologizzazione cristiana, non liberale: il mito che diventa carne in Cristo (in Gv 1,14 il Logos stesso: Καὶ ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο ).


Tra i „piccoli“, che sono certamente grandi nel cuore di Cristo, c’è il mio amico Alver Metalli e il sacerdote padre Pepe di Paola, che lavorano con i tossicodipendenti in una villa (favela) dell’Argentina. Alver è un bravissimo giornalista, che ora è più volontario di Cristo che giornalista. Ne parla oggi ne „Il Sussidiario“ Massimo Borghesi recensendo l’ultimo suo lavoro su CL in America Latina. Nel mio blog mi sono confrontato due volte in modo serrato con degli scritti di Alver ed ho recensito almeno un suon romanzo…


Dei „grandi“ si occupa la versione di Banfi. Lascio da parte ogni osservazione psicologica. Che gli USA, Russia e Ucraina si incontrino ad Abu Dhabi è una buona notizia per la profezia della pace. Che Giorgia Meloni e Friedrich Merz si incontrino a Roma è una buona notizia per l’Europa. Probabilmente anche il „Board of peace“ è una buona notizia. Non lo è che si arrestino bambini. Ho sentito non so bene più dove che Leone XIV, con la sua solita capacità diplomatica, cioè rispettando le autorità civiche, in quel caso Donald Trump, prende le distanze da lui dicendo che si può pensare anche diversamente dal presidente sull’importanza del rapporto tra USA e Eu, comunque a Davos Trump stesso sembra aver fatto un passo indietro. 


„Domani avrò l'onore di consacrare Josef Grünwidl nuovo arcivescovo di Vienna. Per me e per molti altri questo è motivo di gioia e gratitudine. Io stesso ho avuto il privilegio di svolgere questo ministero per 30 anni. Molti sono pessimisti riguardo al futuro della Chiesa, io no. A questo proposito, una semplice riflessione: da 2000 anni esiste una successione ininterrotta di vescovi, a partire dai 12 apostoli scelti da Gesù. I vescovi sono i successori degli apostoli, di generazione in generazione. La Chiesa ha vissuto molti alti e bassi. Si è sempre rinnovata. La fede non è mai morta. I buoni vescovi hanno contribuito molto a questo. Domani è la festa di uno di questi vescovi: San Francesco di Sales (1567-1622). In tempi difficili, non ha puntato sulla polemica, ma sulla bontà. Mi piace particolarmente una sua frase: “Si catturano più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto” . L'amore attrae semplicemente più delle invettive e delle critiche. Le sue prediche e i suoi volantini entusiasmavano la gente. È diventato il patrono dei giornalisti. I media devono riportare le cattive notizie in modo onesto. Devono commuoverci e scuoterci. Ma abbiamo anche un urgente bisogno delle buone notizie. Rafforzano la nostra fede nel bene, di cui parliamo troppo poco. Tutti i migliori auguri al nuovo arcivescovo di Vienna!“ (Cardinal Christoph Schönborn in X)


Abba nostro…


(Mezzogiorno) „Alla creatura, tramite la sua libertà è offerta la possibilità di cooperare all’atto della creazione“ (Balthasar su Gregorio, 154).  È un tema che abbiamo approfondito negli ultimi giorni in dialogo con Ferdinand Ulrich. C’è una reale intimità tra Dio e la creatura; Agostino parla di „interior intimo meo“, Gregorio dell’immanenza dell’energia divina nelle forze vitali della creatura. L’uomo come atteggiamento di umiltà è „un servo inutile“, ma ontologicamente è imago Dei. Il „ritorno“ di cui parlavamo prima e che abbiamo distinto dalla „ripetizione“, nella teologia della creazione di Balthasar, interprete di Gregorio, è „ripristino dell’inizio“, ripristino di ciò che voleva il Padre.  Che Cristo sia venuto a portare qualcosa di diverso da quello che voleva Suo Padre è un’assurdità teologica o un eresia come è accaduta da Marcione a Bloch. Il ritorno definitivo di Cristo è il „ritorno“ del Regno del Padre. L’idea della apocatastasi è del tutto conseguente al fatto dell’unità della natura umana (Balthasar, 166) e „l’intero Cristo non è altro che l’intera umanità stessa“ (ibidem): „come potrebbe, corrispondentemente a ciò, il volto dell’intero Cristo essere raggiante e rivolto al Padre, se alcuni tratti di questo volto, di questa immagine unica ed inseparabile del Padre, rimanessero sfigurati?“ (Ibidem). 

Per questo tipo di pensieri i reazionari conservatori della fine degli anni 80 hanno detto che Dio Padre avrebbe fatto morire Balthasar prima di ricevere il berretto cardinalizio, perché non avrebbe voluto un eretico nel collegio dei cardinali. Comunque, primo, qui Balthasar sta parlando di Gregorio e secondo anche per Gregorio, questa „speranza per tutti“ (non una gnosi) passa attraverso un'educazione a volte anche molto dolorosa…E per quanto riguarda la sofferenza, un tema caro anche a Jünger, Balthasar, citando Gregorio precisa: „è piuttosto la salvezza del ritorno, che la pena per il peccato, che ci fa soffrire“ (ibidem, 157). Insomma quel „Dio vicino, tenero e misericordioso“ di cui ha parlato continuamente Papa Francesco (quasi ad ogni Angelus) ci dona quella sofferenza necessaria, perché la speranza per tutti non sia un pio desiderio infantile. 


(Wetterzeube, il 22.1.26, giovedì  della seconda settimana dell’ordinario)


Matteo mi ha mandato questa frase: „"Il cristianesimo gli {a C.S. Lewis} apparve come una verità dura, esigente, quasi ostile, ma intellettualmente inevitabile. Proprio per questo egli sentì presto l'insufficienza del solo saggio apologetico: la fede, se vera, doveva generare un immaginario alternativo a quello moderno (...)

 Tolkien fu determinante nel persuadere Lewis che il mito non fosse una menzogna consolatoria, ma una forma di verità anticipata. (...)

 Non evasione dalla storia, ma contro-mitologia“ (Alessandro Gnocchi, ne „Il Giornale“, 18.1.26). In DuR Ernst Jünger parla di questa „verità anticipata“, e parla in riferimento ad essa del „grande passaggio“ in riferimento ad una festa della mitologia nordica („Bolt“), questo grande passaggio non è per Jünger una questione di „futuro“, ma di „attimo“. “La felicità del mezzogiorno” (Nietzsche). “Il potere solenne dell'ora della morte” (Schopenhauer). "Nel Blot {festa solenne} ci aspetta un altro ordine temporale {non una sequenza temporale}. Quando gli dei vengono evocati, non lo fanno dal passato... Non si ascoltano oracoli, né si indaga sul futuro. Dove gli dei si riducono a ciò, sono già deboli. Il passato e il futuro sono concentrati molto più nell'immensa tensione del momento. Esso costruisce il ponte, sotto scorre il tempo. Qui c'è la camera interna, qui il tesoro, di cui le opere e le azioni là fuori sono solo miseri prestiti. Là c'è il destino vissuto, qui la sua visione." (DuR, numero 244: "Beim Blot wartet eine andere Zeitordnung {nicht Zeitfolge}. Wenn Götter beschwören werden, so nicht aus der Vergangenheit... Es soll auch nicht Orakel vernommen, nicht Zukunft erforscht werden. Wo die Goden sich darauf zurückziehen, sind sie schon schwach. Vergangenheit und Zukunft werden viel mehr in die ungeheure Spannung des Augenblicks konzentriert. Er bildet die Brücke, unten fließt die Zeit. Hier ist die innere Kammer, hier der Schatz, von dem die Werken und Tate da draußen nur kärgliche Darlehen sind. Dort ist gelebte Schicksal, hier seine Anschauung." ). Forse è uno dei più grandi meriti di Tolkien di aver superato la rigidità della fede monoteistica di cui parla Jünger: «Il fatto che i cristiani adorino un solo Dio, che non tollera altri dei accanto a sé, ha causato al mondo gravi sofferenze, non solo attraverso lo sterminio di persone e popoli, ma anche attraverso la distruzione sistematica di documenti. Ciò rende difficile l'accesso non solo alle civiltà avanzate del Messico, ma anche ai propri antenati.» (Numero 244: "Dass die Christen nur einen Gott verehren, der keinen anderen Göttern neben sich duldet, hat di Welt schwer büssen müssen - nicht nur durch Ausrottung von Menschen und Völkern, sondern auch durch planmäßige Vernichtung von Urkunden. Sie erschwert den Zutritt nicht nur zu den mexikanischen Hochkulturen, sondern auch zu den eigenen Vorfahren.“). (1)

Questo non significa per me rimpiangere il passato, né tanto meno volerlo „ripetere“, piuttosto un atteggiamento di confessione. Che a me sia più familiare ed anche più vera l’atmosfera „intima“ dell’Ultima Cena che facciamo riaccadere nella Santa Messa, piuttosto che quella atmosfera solenne - dove si beve tanto-  del Plot, non deve farci dimenticare che ciò che Jünger chiama la dimensione „ungesondert“ (non separata, non ordinata) accade anche nel Cenacolo, nella figura di Giuda, ma anche di Pietro che non vuole accettare il gesto semplice della lavanda dei piedi. E il vino è presente anche nel Cenacolo, ma in modo moderato. Questa dimensione non ordinata c’è anche in noi cristiani e dobbiamo con umiltà, non uccidere altri dei, ma „pregare nell’attimo“, chiedere che il „grande passaggio“ ed anche il „grande divorzio“ accada in noi, non per incontrare noi stessi, ma il senso del dono dell’essere come atto di amore gratuito. Non vi è alcuna ostilità nel „Dio vicino, tenero e misericordioso“, piuttosto un’esigenza, che non consiste nell’annientare la dimensione disordinata, ma di confessarla! Certo Gesù usa un linguaggio forte, quello apocalittico del suo tempo, e va bene così, un linguaggio forte può avere anche un effetto catartico, far vedere ciò che vi è di del tutto disordinato nello pseudo ordine, ma rimane il fatto che il cuore di Dio è più rivelato nella parabola della misericordia di Luca che in una minaccia apocalittica. La fantasia cristiana non può e non deve essere mai una fantasia auto-censurata.  


  1. Probabilmente una narrazione storica revisionistica, che superi i limiti imposti da quella illuminista, della scoperta dell’America Latina potrà far vedere anche aspetti positivi di essa, in primo luogo la comunicazione del mistero di Cristo. Non dobbiamo dimenticare una figura come il padre Bartolomé de Las Casas. Detto questo va anche detto che Jünger non è certo un figlio della narrazione illuminista. 

Io mi sento sicuro e mi sono sempre sentito sicuro con Hans Urs von Balthasar, perché non è uno che elimina la dimensione non separata/non-ordinata per una teoria, anche nel libro su Gregorio loda il padre della Chiesa per il suo essere un filosofo coscienzioso, che „diffida dei sistemi troppo unilaterali, in cui regna troppa chiarezza“. Parlando della nascita dell’uomo, di sesso, della morte, ma anche di un sistema politico, come la monarchia in Israele, sarà sempre necessario un certo grado di paradossalità o „opposizione“ come la chiama Guardini. E bisognerà anche tener presente a quale livello del divenire pensiamo: ideale o reale, ma anche ontologico o teologico… La morte è allo stesso tempo contro natura  e conseguenza necessaria della natura; a livello teologico è conseguenza del peccato. Se pensiamo al corpo possiamo sia dire che è un peso estraneo (per esempio nel caso di una malattia grave) o un piacere, ma anche nel sesso non è solo piacere. Come la monarchia nella storia di Israele è stata una concessione, ma allo stesso tempo un aiuto, da cui è sorto anche il casato davidico che ha portato a Cristo, qualcosa di simile tenta di formulare Gregorio per la sessualità.  Per quanto riguarda la zizzania e il grano Cristo stesso non vuole che si anticipi una „separazione“. Bisogna essere sempre onesti con se stessi, sapendo che la grande decisione spirituale, quella che Jünger formula come „grande passaggio“, non sarà possibile senza „passioni“ e queste nell’uomo implicano necessariamente un contatto tra l’anima e la base animale dell’uomo…

Meditando sulla narrazione della Genesi Gregorio vede 4 livelli che cerca di tenere uniti come opposizioni feconde: 1) lo stato dell’uomo, se non avesse peccato, come uno stato ideale, nel senso di ‚solo possibile‘ nel quale la generazione dell'uomo sarebbe accaduta a livello spirituale o angelico. 2) La creazione dell'umanità come una creazione vera e ideale nel senso di un realismo platonico e stoico; questa creazione è quella di un'idea concreta dell’ umanità nella sua interezza odierna e non ha quindi a che fare con la situazione del paradiso terrestre, che per Gregorio era anche qualcosa che riguardava tutta l’umanità, non solo un giardino. 3) Lo stato del primo uomo reale, con gli organi sessuali e con le passioni, anche se ancora senza peccato. 4) Lo stato dell'uomo peccatore. (cf. nota 302, pagina 147 del libro su Gregorio).

Secondo me - sono io responsabile, non Gregorio -  si deve pensare a queste differenze non nel senso di una sequenza temporale; forse il „grande passaggio“ consiste nel vedere che esse parlano di un altro ordine del tempo, nel quale „ora“, per grazia, è possibile per esempio una certa „innocenza“ nel sesso (non solo in quello procreativo) e nell’affrontare la morte. 


„All’udienza generale, Leone XIV prosegue la riflessione sulla Costituzione conciliare "Dei Verbum" invitando a guardare a Cristo non come “canale di trasmissione” di concetti intellettuali, ma attraverso la sua sensibilità e le sue percezioni della realtà. Gli occhi di Gesù che si posano sui campi di grano e gli uccelli del cielo sono membra di un “corpo reale”, che sente e respira la realtà, abitandola e attraversandola. Non un mero “canale di trasmissione”, ma verità rivelatrice di come Dio guarda e conosce ogni essere umano, senza togliere nulla alla sua persona. Su questo concetto poggia la catechesi “Gesù Cristo rivelatore del Padre” dell’udienza generale in Aula Paolo VI di questa mattina, 21 gennaio, che Papa Leone XIV prosegue nel solco, inaugurato mercoledì scorso, della Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione, Dei Verbum." (Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano).


Dopo la lettura della versione di Banfi. Sono molto grato al giornalista italiano ed amico che fa la fatica di sorveglianza dell’attualità, cosa che come filosofo non posso fare. Prendo oggi due punti per la mia riflessione. 1) „“Contrordine compagni” fu per anni uno slogan anti-comunista, per ironizzare sulle improvvise svolte sovietiche, che venivano imposte dall’alto. Ieri a Davos si è consumato un “contrordine europei”, perché il presidente americano Donald Trump, in un discorsetto di un’ora al World Economic Forum, ha esplicitamente escluso l’uso della forza militare per impadronirsi della Groenlandia. Tornando a proporre una soluzione commerciale: l’acquisizione dell’isola dalla Danimarca. Ma ha fatto anche di più. A lato del Forum ha incontrato il segretario generale della Nato Mark Rutte (…) ed ha annunciato di aver raggiunto «un accordo quadro sulla Groenlandia». Trump ha poi fatto un’altra retromarcia: ha aggiunto che, trovata questa intesa, non imporrà più i dazi annunciati la scorsa settimana contro i Paesi europei (negli ultimi giorni aveva parlato prima di 100 e poi di 200 per cento). Secondo quanto riporta il New York Times, l’ipotesi di accordo (ci sarebbe già l’ok di Danimarca e Gran Bretagna) prevederebbe la cessione della sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese, dove gli Usa potrebbero costruire proprie basi militari. Scrive oggi Giuseppe Sarcina sul Corriere: «Resta centrale la questione della proprietà del territorio. Qualcuno suggerisce il modello Guantanamo, la base navale concessa con un prestito perpetuo nel 1903 dal governo di Cuba agli Stati Uniti». Alcuni leader europei ovviamente guardano con scetticismo all’intesa ipotizzata da Trump: pesano l’imprevedibilità del presidente Usa, l’ambiguità dell’accordo in ambito Nato e il timore che la “pace” in Groenlandia diventi un pretesto per il disimpegno americano dall’Ucraina.“ (AB). A me questa questione del improvvisazioni di Donald Trump non mi convince per nulla. Io credo semplicemente che in lui la dimensione non-ordinata versus quella pseudo ordinata sia più grande che in altri politici. 2) „Può una “terza via” oggi dimenticare o semplicemente ignorare i palestinesi della Striscia, i curdi della Siria, i migranti, i manifestanti di Teheran, l’Onu, la Corte Penale dell’Aja? Mi ha colpito leggere il titolo dell’Osservatore Romano di ieri pomeriggio, che rilancia l’udienza di papa Leone XIV: Pregare per la pace contro la “moda” della guerra. Forse oggi il cartello che il negoziante di Havel toglierebbe dalla vetrina è quello che segue la moda della guerra.“ (AB). Prima di questo giudizio conclusivo, Alessandro scrive: „Prima ci soffermiamo sull’entusiasmo suscitato nelle file anti-Trump dal discorso del premier canadese (ed ex governatore della Banca centrale inglese) Mark Carney pronunciato da Davos l’altro ieri. È certo un discorso molto orgoglioso di resistenza, liberale e occidentale, alla pericolosa politica estera Usa nell’ultimo anno. Si è rotto un ordine mondiale, dice Carney, e noi, “potenze medie”, dobbiamo reagire cercando una “terza via”, che comprenda accordi pragmatici anche con i Paesi dei Brics come la Cina. Affascinante la citazione del Potere dei senza potere di Vaclav Havel per denunciare l’inganno del “doppio standard” di un diritto internazionale che è stato violato per tanti anni all’occorrenza dai più forti. (Sebbene, verrebbe da dire, a questo doppio standard abbia così tanto contribuito il mondo anglosassone e canadese ai tempi delle varie guerre del Golfo in un mondo dopo il 1989, dove la menzogna denunciata da Havel era caduta). L’aspetto critico del discorso di Carney, non a caso espressione delle banche centrali e della finanza, è che alla fine la prospettiva è il riarmo. Ha detto testualmente: «Non ci affidiamo più solo alla forza dei nostri valori ma anche al valore della nostra forza». E in un altro punto: «Un Paese che non può nutrirsi, alimentarsi o difendersi ha poche opzioni. Quando le regole non ti proteggono più, devi proteggerti da solo». Poi, proponendo l’esempio del Canada, ha aggiunto: «Raddoppieremo la spesa per la difesa entro la fine di questo decennio, rafforzando al contempo le nostre industrie nazionali» e ha magnificato il partenariato con la Ue…“ - La narrazione del premier canadese a riguardo della „pericolosa politica estera Usa nell’ultimo anno“ non è per nulla convincente; pericolosa, come dice anche Alessandro, è stato l'atteggiamento occidentale „neoconservatore“ e  guerriero (bipartisan) a cui perlomeno, anche se in modo contraddittorio, Donald Trump cerca di dare una risposta. Non posso che rinviare al giudizio di Ciro: 

„Il problema potrebbe allora non essere che il diritto viene violato.
Il problema potrebbe essere che il diritto continua a rappresentare un mondo che non esiste più… È in questo contesto che figure come Donald Trump vengono spesso fraintese. Trump è abitualmente descritto come un’anomalia: un distruttore di norme, un violatore del diritto internazionale, un fattore di regressione. Ma osservato più da vicino, appare meno come una causa e più come un sintomo. Non argomenta contro il diritto internazionale. Lo ignora. Agisce come se la sua autorità rappresentativa fosse già esaurita. Groenlandia, dazi, alleanze, sanzioni non sono trattati come problemi giuridici da risolvere, ma come leve strategiche da azionare. Il potere viene esercitato in spazi in cui la rappresentazione giuridica non coincide più con il controllo effettivo. Il problema non è che le norme vengano infrante. Lo scandalo è che non strutturano più il campo in cui le decisioni vengono prese. “ (Ciro Sbailò in Substack).


Abba nostro…


(Pomeriggio) Il giudizio di Aleksandr Isaevič Solženicyn (1918-2008) su Nikita Sergeevič Chruščëv (1894-1971) è di una radicalità che cerca il suo pari; certo c’è di peggio: Stalin, ma su Chruščëv Solženicyn tra l’altro scrive: „I lager di oggi {quando Solženicyn scrisse queste pagine} sono quelli sanciti  dal partito alla viglia del XXII Congresso {sotto la guida di Chruščëv). Da allora sono rimasti tali e uguali. …I governanti cambiano, l’Arcipelago resta“ (II, 649). E direttamente su Chruščëv: „ Chruščëv non portò mai nulla fino in fondo e tanto meno la causa della libertà“ (II, 647). Addirittura l’impegno per  la questione dei missili a Cuba viene visto da Solženicyn come una distrazione dall’Arcipelago. Io non so se Putin possa essere visto come il continuatore di questa storia sovietica, anche se alcune frasi sue lo farebbero pensare, ma vi è una differenza notevole: a differenza di Chruščëv Putin non perseguita la Chiesa ortodossa, cosa che invece Chruščëv  faceva tout court. Il contesto di questa critica severa è quella del cronista dell’Arcipelago per la sua gente russa, che critica un russo e quindi non può essere paragonata alla critica odierna della favola di Cappuccetto rosso dell’unico lupo cattivo (in questo caso viene criticato il mainstream). E poi Solženicyn critica anche gli „Addetti Esecutori“ che mai e poi avrebbero voluto la fine del sistema dell’Arcipelago, che per loro significava la fine del potere sovietico, che accadrà sotto Michail Sergeevič Gorbačëv(1931-2022), non sotto Chruščëv. 


(Dopo) „Il Verbo {Parola} eterno non „fa“ {non rende} redente le sue creature cadute, in modo unilaterale ed isolato da se stesso, tramite la donazione della sua vita. Il frutto della redenzione non è la sua opera nel senso di uno che „fa“. Poiché l’impegno, nel quale il pastore cerca coloro che sono perduti, nel quale dona la sua vita per loro, è la povertà della sua obbedienza al Padre, dal quale procede come generato. Questo significa: il Figlio si (Dativo) lascia dare dal Padre i Suoi, che crea e genera come il loro creatore e redentore fatto carne, che genera come seme eterno di Dio. Riceve il frutto del Suo generare dal Padre. In questo senso è nel mezzo della sua fecondità amorosa, allo stesso tempo, per amore, „sterile“ nella povertà del riceversi e lasciarsi donare con i Suoi a partire dal Padre. E questo mistero si rivela nella carne, nel suo „sterile“ fallimento sulla Croce, dove gocciola il Suo sangue, del quale „una goccia può salvare l’intero mondo che li giace moribondo“, nella polvere e nella sporcizia, nell’immondizia del Golgotha. Per amore, per nulla, „semplicemente così“. Umsonst (gratis) dell’amore eterno nell’umsonst (frustra) del morire sulla Croce: non mischiato, si, ma neppure separato: mistero della fecondità assoluta dell’amore e della sua gloria“ (Ferdinand Ulrich, DeP, 326-327).  È chiaro che questo umsonst (gratis et frustra), che non è mischiato né separato, permette di integrare anche quella dimensione non separata, non ordinata in noi, senza identificare la riuscita con il fallimento, ma senza neppure separarli. Forse in questo vi è anche il motivo per cui Gesù non vuole separare ante tempo la zizzania dal grano. Questo sarebbe un sistema troppo perfetto, troppo poco amore gratuito. Cerchiamo di non approfittarne. Confiteor Deo omnipotenti…


(Wetterzeube, il 21.1.26, mercoledì della seconda settimana dell’ordinario)


Ho cominciato a leggere la biografia romanzata di Patrick Karez su Gustav Klimt (1862-1918), che comincia con l’adolescenza, un anno dopo l’esposizione universale di Vienna nel 1873; del primo passo ne parlo dopo, il secondo è l’effetto che ha avuto questo avvenimento „universale“ sul giovane Klimt ed anche della sofferenza provata a vivere non nella vera Vienna, ma alle sue porte; Karez lo spiega meglio, anche se con un linguaggio sincopatico (in esso non cade un suono, ma il ritmo della frase). Dovevo pensare ai miei anni a Torino, Mirafiori sud (ca. 1966-1980); solo come studente di filosofia, dopo il 1980, raggiunsi la vera Torino, il centro, via Garibaldi. Mio padre quando visitò per la prima volta il „buco“ dove abitavo se ne andò sconcertato, per me era invece la possibilità di vivere nella vera Torino, dove potevo andare ogni settimana ai concerti di musica classica, per i quali nel secondo tempo non si pagava. Per quanto riguarda l’esposizione universale alcune informazioni da Wikipedia: „L’Esposizione universale di Vienna del 1873 (in lingua tedesca: Weltausstellung 1873) fu una grande esposizione internazionale che si tenne dal 1º maggio al 31 ottobre 1873 a Vienna, allora capitale dell'Impero austro-ungarico.Sito e padiglioni: L’esposizione ebbe luogo all'interno del grande parco cittadino Prater. Il suo motto era Kultur und Erziehung (italiano: cultura e istruzione).Il padiglione russo aveva una sezione navale progettata da Viktor Hartmann. Le mostre includevano modelli del porto di Fiume e il modello Illés Relief di Gerusalemme. Il pittore di genere Antonio Rotta ricevette il premio internazionale per la pittura. Pubblico: Vi parteciparono circa 26.000 espositori ospitati in diversi edifici che sono stati eretti per questa esposizione, tra cui la Rotunde, un grande edificio circolare progettato dall'ingegnere scozzese John Scott Russell. La Rotunde fu distrutto da un incendio il 17 settembre 1937“ (Wikipedia). Proprio questo edificio è quello che impressionò in modo particolare l’adolescente Klimt. In fondo l’esposizione è stata un avvenimento del paradigma tecnocratico, mischiato con arte, cultura ed istruzione. 

Il primo passo della biografia romanzata, è la scoperta adolescenziale del sesso, in un paragone tra i peli della barba nel viso e quelli intorno al sesso stesso e l'autore mette in evidenza il parallelismo di queste due crescite, nella parte pubblica del nostro corpo e in quella intima; poi vi è un inno alla nudità come avvenimento naturalista, un inno di Darwin e della somiglianza tra l’uomo e la scimmia;  in fondo viene descritta, in modo discreto, una scena di quasi masturbazione, sotto le lenzuola, in una stanza in cui vivevano in nove persone; masturbazione interrotta dall'arrivo della mamma, che solleva di scatto le coperte perché vuole che il giovane vada a studiare, perché questo gli permetterà di non vivere in quella povertà in cui vivevano loro e di cui Gustav dava la colpa  al padre. In questa scena giocano anche ruolo la fantasia delle donne, in modo particolare quelle con i capelli rossi. Non metto in dubbio che questo avvenimento della scoperta sessuale sia importante, mi ricordo ancora un po’ delle mie fantasie di allora; in vero non un'attenzione al sesso stesso, anzi alla prima eiaculazione ero quasi spaventato, perché nessuno me ne aveva parlato. Il sacerdote con cui ne parlai per la prima volta in confessione non fece di questo un dramma. Sì si chiamava „atto impuro“, ma non era drammatizzata la cosa in sé stessa. E per quanto riguarda Darwin, non nella mia adolescenza, giacché allora non sapevo neppure chi fosse, ma negli ultimi tempi ho sentito come una liberazione quando lessi alcune pagine di Ernst Jünger, nelle quali scrisse che invero ci sono più similitudine tra l'uomo ed alcuni uccelli ,che tra l'uomo e la scimmia. Darwin non ha per me mai avuto e tantomeno ora nella vecchiaia un ruolo di liberazione e la nudità che porta alla masturbazione piuttosto l'ho vissuta come un modo per vivere una certa intimità, quando non era possibile avere un rapporto sessuale e come un antidoto contro la morte. 

Detto questo vale anche per me  - a proposito di evoluzione e Darwin -  quella vicinanza che Jünger vede tra gli animali e gli dei come senso primario della festa: “Per noi è importante essere talvolta spinti al limite dell'umano, come era originariamente lo scopo della festa. La sua storia può essere suddivisa in due grandi aspettative: il desiderio di diventare identici all'animale e la speranza che gli dei intervengano” (DuR, numero 239: "Es ist für uns wichtig, dass wir zuweilen hart an die Grenze des Humanen herangeführt werden, wie es ursprünglich der Sinn des Festes gewesen ist. Dessen Geschichte lässt sich in zwei große Erwartungen einteilen: in den Wunsch, mit dem Tier identisch zu werden, und in die Hoffnung, dass Götter eintreten“). In fondo noi ci muoviamo tra queste due dimensioni, e non è bene dimenticarselo. Gli angeli che non sono angeli o gli angeli superbi non possono che cadere.


Dopo la lettura della versione di Banfi. Quello che io capisco dal partito democratico mondiale unico contro Donald Trump è questo: il presidente statunitense ha messo in crisi la macchina manageriale planetaria. Se questo sia bene non lo so e non so quale siano i suoi scopi finali. Vedo che un presidente democraticamente eletto viene paragonato al „signore del mondo“ (Benson), ed uno che ha appena una legittimità democratica viene da molti esaltato come grande difensore della democrazia europea.  Mi limito a commentare due frasi che ho trovato nella versione odierna: 1) „I media mondiali e i social hanno scelto come icona della risposta a Trump il primo piano di Emmanuel Macron, con i suoi occhiali azzurri, che ha già parlato ieri a Davos. E qualcuno vorrebbe ridurre la contesa ad una “guerra dello champagne”. Ma non è proprio così. È semmai un cambiamento storico. Un discorso duro e chiaro, come nota oggi il New York Times, è stato quello del premier canadese Mark Carney che ha parlato di «rottura dell’ordine mondiale». Un ordine che, secondo Carney, «non tornerà più»“ (AB). - Questa narrazione della rottura dell’ordine mondiale mi farebbe tremare se quell’ordine mondiale fosse stato espressione di benessere, ma era ed è in vero l’ordine della terza guerra mondiale a pezzetti. 2) „Dopo la sortita dei tre cardinali Usa, c’è un’altra presa di posizione della Chiesa cattolica americana che è forse più importante. Riferisce Gian Guido Vecchi sul Corriere della Sera: «L’arcivescovo americano Timothy Broglio, Ordinario militare della Chiesa cattolica negli Usa, ha detto che per i soldati “sarebbe moralmente accettabile disobbedire agli ordini” se la loro coscienza li ritenesse ingiusti. Monsignor Broglio ne ha parlato alla rete britannica Bbc a proposito delle minacce di Trump alla Groenlandia che “offuscano l’immagine degli Stati Uniti nel nostro mondo”“ (AB)».- Non so come siano i vescovi statunitensi, né come pastori (ma in questo li aiuta Cristo), né come „politici“ - quelli tedeschi, a livello politico rispecchiano per lo più il mainstream della retorica democratica. Di più non voglio dire…


Due post di Tulsi Gabbard in X: 1) „Uno dei motivi principali per cui ho lasciato il Partito Democratico è stata la loro ostilità nei confronti di Dio e di coloro che hanno fede o stanno cercando di coltivare il loro amore per Dio. I cosiddetti “manifestanti” che hanno cercato di intimidire e terrorizzare donne, bambini e uomini innocenti nella chiesa di Minneapolis sono solo un altro esempio della loro ostilità nei confronti di Dio e dei suoi fedeli. Tale comportamento è demoniaco e dovrebbe essere condannato da tutti, e coloro che hanno preso parte a tali tattiche intimidatorie dovrebbero essere ritenuti responsabili.“ 2) Un anno fa oggi, il presidente Donald Trump è entrato in carica promettendo di affrontare a testa alta le sfide più grandi dell'America. Il DNI {Il DNI supervisiona la comunità di intelligence degli Stati Uniti e funge da principale consigliere del Presidente in materia di intelligence.

} ha trascorso l'ultimo anno concentrandosi su un'unica missione: mantenere l'America sicura, protetta e libera. La nostra missione continua.“


Abba nostro…



(Pomeriggio tardo)

Ho incontrato a Gera la moglie del nostro prima dentista a Droyssig, che nel frattempo è morto di un tumore al cervello, abbastanza raro. Ho detto una decade del rosario per lui; lei grazie a Dio ha due figli e quattro nipoti, così che non è sola. 


Meditando la posizione di Gregorio di Nyssa sul sesso (cf. Balthasar, 143-145) ho trovato anche questa frase sulla morte: αγαθόν ἂν εἴη ὁ θάνατος. La morte è una pena, ma è anche qualcosa di buono. Questo vale anche per il sesso. La posizione „darvinista“  di cui parlavo questa mattina mi è troppo superficiale ed ingenuamente naturalista, quasi che il sesso sia solo qualcosa come grattarsi, mentre per essere interessante deve aver a che fare con lo spirito. La differenza forte tra Plotino e Gregorio di Nyssa consiste nel fatto che la materia per quest’ultimo non è il male. Il disordine spirituale e l’allontanamento (έπιστροφή) da Dio sono il male! „L'uomo è una testa di Giano“, dice Gregorio, per questo prego sovente la preghiera di Ignazio che Dio metta ordine nelle mie intenzioni ed azioni. Sono completamente d’accordo con Gregorio che il matrimonio è un sollievo, anche se non sempre questo sollievo ha a che fare con una simmetria dei bisogni sessuali. Dicevo questa mattina che l’uomo è anche un animale, come tale tende, per usare questa metafora, verso il basso, ma è anche spirito è tende verso l’alto. Il diario di Etty Hillesum è un grande testo per comprendere il viaggio verso l’alto, fino alla giustificazione di Dio, anche al cospetto di Auschwitz. Il più grande dono della mia vita è il matrimonio, cosa che non vale per Etty. Si deve anche tenere conto che Gesù stesso loda in un certo senso anche le prostitute: la scelta per l’amore gratuito può essere per loro più semplice che per un fariseo o dottore della legge. Lo dico solo perché la parola spirituale non venga confusa con borghese accasato…Allontanamento da Dio è allontanamento dall’amore umsonst…


Per quanto riguarda l’inizio del romanzo su Gustav Klimt, non faccio tutti i passi, ma ha generato in me la domanda se ci sia una masturbazione nel mondo animale; ho trovato questa risposta: „La masturbazione sessuale, o autoerotismo, è un fenomeno molto diffuso nel regno animale, che per lungo tempo è stato trascurato o ignorato. La ricerca scientifica su questo argomento è ancora relativamente recente, ma sempre più studi dimostrano l'esistenza e la varietà di comportamenti autoerotici in diverse specie animali. Dai primati agli uccelli ai mammiferi (dai Delfini ai cani), l'elenco delle specie in cui è stata osservata la masturbazione è in costante crescita. Questi comportamenti sono spesso sottili e difficili da osservare, il che rende la ricerca ancora più difficile. Comprendere le cause e le funzioni alla base di questi atti è di grande importanza per la nostra comprensione della biologia sessuale e del comportamento nel regno animale. Amplia la nostra conoscenza della complessità della sessualità animale e solleva interessanti interrogativi sugli aspetti evolutivi ed ecologici di questi comportamenti. I confini tra comportamento «normale» e «deviato» diventano sfumati quando si analizza il comportamento degli animali in natura, poiché qui entrano in gioco meccanismi di selezione naturale e altre influenze che non possono essere rilevati in laboratorio“ (kmusharingmarket.ch). - PS Devo però dire che io del tema non so nulla e non so neppure se la domanda sia rilevante. L’IA da questo giudizio: „Il blog kmusharingmarket.ch è considerato non affidabile da diverse fonti.“

Un’altro Blog dice: „Non solo i nostri parenti più prossimi, i primati, si masturbano regolarmente, ma anche cani, delfini, istrici, uccelli, tartarughe ed elefanti lo fanno. Inoltre, non si tratta di un fenomeno osservato solo di recente: nel 1915, il ricercatore britannico George Murray Levick rimase a bocca aperta quando osservò dei pinguini di Adelia mentre si masturbavano. Indignato, scrisse il suo rapporto sulle pratiche dei pinguini, che secondo lui erano «corrotte», solo in greco. Il suo rapporto fu respinto e non pubblicato. Solo nel 2012 è riapparso.“ (TierWelt.ch). PS La serietà del blog TierWelt.ch viene valutata in modo diverso da varie fonti: alcuni giudizi sono positivi, altri no. La Berliner Morgenpost e Wikipedia danno il fenomeno come certo. 


(Wetterzeube, il 20.1.26, martedì della seconda settimana dell’ordinario)


Ernst Jünger non è un reazionario o nostalgico, non è interessato alla „ripetizione“ del passato, ma al „ritorno“ di ciò che è veramente umano. Per me cristiano il „ritorno“ di Cristo non è una „ripetizione“ di quello che accadde 2.000 anni fa. Jünger ci educa ad ampliare lo sguardo fino a Sirius ed oltre e non ha paura di movimenti sismici, né nell’arte né da qualche altra parte (nelle scienze…).Ripetizione di forme senza una dinamica sono un evento museale, non vita. Questo credo fosse quello che aveva intuito Kandinsky nel suo saggio sulle forme. Goethe aveva un senso forte ed intuitivo di quello che avrebbe potuto danneggiare la cultura classica, ma ci ha aperto la strada fino alla Persia. Jünger è un pensatore mondiale, planetario, che mi permette di connotare il tema del dono gratuito dell’essere ad un livello cosmico. Per quanto riguarda la pittura scrive: "La pittura è, in fin dei conti, solo un esempio, un modello di ottica superiore - e questa, a sua volta, un modello di trasformazioni che avvengono al di fuori dell'ottica. Un nuovo stile è una dichiarazione. È allo stesso tempo una risposta a ciò che è venuto prima, sia essa di rifiuto o di approvazione. Si può vedere come un progresso, si può vedere in modo dialettico, ciclico, ritmico." (DuR, numero 228: "Die Malerei ist schließlich nur im Beispiel, ein Modell höherer Optik - und diese wiederum ein Modell von Wandlungen, die sich außerhalb der Optik abspielen. Ein neuer Stil ist eine Aussage. Er ist zugleich eine Antwort auf Vorhergegangenes,  sei sie ablehnend oder zustimmend. Man kann das als Fortschritt, man kann das dialektisch, zyklisch rhythmisch sehen“). Ma forse la cosa migliore è vedere tutto ciò come „ritorno“, nel senso spiegato sopra. Non si tratta solo di universalizzare l’attenzione, perché in vero ci si può concentrare anche „solo“ sui piedi di Cristo (Mantegna, Carracci), come fa Livia, per poi fare paragoni che fanno vedere la dinamica presente in autore, ed anche dove questa dinamica si spegne, come nelle depressioni di Carracci. La concentrazione o ricapitolazione di tutte le cose in Cristo, implica un certo senso di cosa siano tutte queste cose e la „ricapitolazione“ non è „ripetizione“. Lo sguardo cattolico della filosofia e della teologia cristiana non avrà alcun problema ad integrare tutto ciò nella propria comprensione di Dio e dell’universo da lui creato. 


A livello politico anche l’anniversario di Martin Luther King non può essere vissuto come sola ripetizione del passato. Per quanto riguarda il no dei patriarchi cristiani a Gerusalemme al sionismo cristiano, contro l'individualismo cristiano, per me che questo è tanto fiducia solo nelle dimensione istituzionale passata della Chiesa, ma un vero e proprio richiamo alla confusione che si nasconde dietro il sionismo cristiano.


Iran. „L'Iran era ed è tuttora circondato e attaccato dalle stesse forze ideologiche contro cui Israele sta combattendo oggi. Ecco perché le bandiere iraniane con il leone e il sole compaiono alle manifestazioni filoisraeliane e quelle israeliane a quelle iraniane. Il legame tra gli iraniani e il popolo ebraico non è solo storico, ma anche strategico. Abbiamo gli stessi nemici: la supremazia islamica e il marxismo post-guerra fredda. La Repubblica Islamica è un culto teocratico della morte. La violenza è fondamentale. L'uccisione è santificata, il martirio è glorificato e la paura è il sistema di governo. Le donne senza velo, le minoranze etniche, i dissidenti, gli omosessuali e i bahá'í sono ontologicamente sacrificabili. Affermare che “lo Scià era un dittatore sanguinario” e metterlo sullo stesso piano di Khomeini o Khamenei è una malvagia distorsione che ha un solo scopo: giustificare una sanguinosa rivoluzione islamica che è costata milioni di vite fingendo che ciò che l'ha preceduta fosse già altrettanto malvagio.“ (Maral Salmassi) - Cara Nadia, penso che questa sia una narrazione completamente diversa da quella di Narges Bajoghli. L'ho letta e, dato che non ne so nulla, l'ho trovata interessante. Ma non ho idea se sia buona o meno. Se ho capito bene, la preoccupazione di Narges è quella di non alimentare speranze utopistiche, perché nell'attuale situazione reale e istituzionale dell'Iran un cambiamento di regime non è possibile. Tuo, Roberto


Dopo la lettura della Versione odierna di Banfi. Visto che non ho intenzione di partecipare al concorso per stabilire chi è psicopatico: Trump o chi lo accusa, mi limito a riflettere su un punto che mi sembra avere una certa consistenza per la questione della profezia della pace. „Il Presidente Usa sarà a Davos giovedì. Lì ha invitato i Capi di Stato e di governo alla cerimonia di firma del Board of Peace per supervisionare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza nella seconda fase, mentre fonti canadesi fanno sapere che nessuna richiesta è stata avanzata sulla quota di iscrizione di un miliardo di dollari per entrare nel Board (per membri Vip) di cui aveva parlato il Tycoon. Secondo la CNN anche il presidente russo Vladimir Putin e quello bielorusso Alexander Lukashenko sono stati invitati dagli Stati Uniti a unirsi al Board. Il presidente francese Emmanuel Macron ha rifiutato invece pubblicamente l’offerta, preoccupato dagli ampi poteri del Consiglio e dal rischio di indebolire l’Onu. Davos, che una volta era la felpata capitale della finanza mondiale, sta diventando il simbolo di una diplomazia alternativa a quella classica delle Cancellerie. / Oggi Avvenire titola significativamente: Il Cda {consiglio di amministrazione} del mondo. Dice Stefano Zamagni al giornale cattolico: «L’istituzione del Board of Peace rappresenta l’ultimo frutto del neocolonialismo americano, che ha messo il mondo nelle mani di un’oligarchia finanziaria e politica». L’Osservatore Romano riporta le perplessità di tre importanti porporati americani: «Il ruolo morale degli Stati Uniti d’America», scrive, «nell’affrontare il male nel mondo e nel costruire una pace giusta è ridotto a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e le politiche distruttive. È questo il cuore del messaggio lanciato oggi dai cardinali Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago, Robert McElroy, arcivescovo di Washington, e Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, all’interno di una dichiarazione congiunta in cui viene tracciata una visione morale della politica estera degli Stati Uniti»“ (Banfi). - È possibile che l'amministrazione di Donald Trump sia espressione solamente del neo colonialismo americano. Se però fosse vero che il managerialismo mondiale (N.S. Lyons), con il suo paradigma tecnocratico, che Paul Kingsnorth chiama „the machine“ è il vero nemico da combattere, il nuovo dramma dell’ateismo ateo,  allora le reazioni „selvagge“ (uso il termine nel senso di Jünger) del presidente americano sono piuttosto un segno di speranza che di nuova oppressione. Il messaggio del cardinale di Chicago e degli altri due arcivescovi mi sembra non tenere minimamente conto di questa possibilità.


“Il Dio che cerca per amore non entra nella sua proprietà come in una materia a sua disposizione, un „essa“ senza volto, una materia impersonale, in cui si impone senza limiti e si afferma come il ‘Signore’, il grande ”Produttore“ (Ferdinand Ulrich, DeP, 326: "Der aus Liebe suchende Gott kommt in sein Eigentum nicht wie in einen ihm verfügbaren Stoff, ein antlitzloses Es, eine a-personale Materie, worin er sich, schrankenlos durchsetzt und als der "Herr", der große "Macher" behauptet“). La materia è matrix e chi la conosceva bene come Jünger ed Ulrich stesso ne conosce la sua molteplicità qualitativa come dono ontologico o per lo meno qualcosa a cui avvicinarsi con grande senso del mistero. E in questa citazione di Ulrich Dio è colui che dona, crea la realtà, non chi la produce, la fa. E il suo rapporto con le creature è di grande rispetto: Dio «non priva le creature della loro autonomia {del loro essere-se-stesse} per ridurle a una passività nei suoi confronti, al fine di dimostrare la sua onnipotenza illimitata» (ibidem: Gott "entmachtet die Geschöpfe nicht zu einer ent-selbsteten Passivität ihm gegenüber, um darin seine grenzlose All-Macht demonstrieren zu können). Come abbiamo già visto nel commento alla parabola dei talenti Dio non inscena la sua prepotenza, ma piuttosto il suo andare all’estero, il suo nascondimento. Come si può vedere anche da queste mie note ontologiche-teologiche,  io non ho una grande ammirazione per i grandi uomini di azione che pensano di risolvere tutti i problemi del mondo, per questo seguo piuttosto Pietro sul soglio pontificio, che loro; a me innervosisce solo il fatto che si pensi che l'unico uomo di azione nel senso spiegato sopra sia Donald Trump o che l'unico lupo cattivo sia Putin, eccetera…Il Dio a cui guardo, il Dio che amo è un Dio di amore e gli uomini e le donne che mi convincono sono gli/le amanti! „Dio è l’amore eterno, che si dona umsonst {gratis et frustra}. Dio apre l’ascolto, l’obbedienza {nella parola tedesca è incluso l’ascolto) dei Suoi, lo spazio personale della loro ricettività percettiva di lui: tramite la sua dedizione volontaria e libera per loro. La povertà-amore della Parola {Verbo} data dal Padre risveglia coloro che hanno ricevuto la Parola. La Parola stessa semina in loro l’orecchio del cuore, che può percepire e lo fa tramite la Sua, della Parola, obbedienza ascoltante al Padre, il quale la dona a chi ascolta e dando loro al Figlio. Tramite la sua kenosis, il suo diventare-vuoto (la sua „rinuncia“; il „suo digiuno“, il „suo dimenticarsi“) la Parola si svuota così da ricevere coloro che lo accolgono e si ricolma di loro. Donando se stesso crea, genera come Parola-seme del Padre coloro che lo ricevono“ (DeP, 326). Dio non forza nulla, perché è „interior intimo meo“ (Agostino), siamo noi uomini che forziamo l’adesione degli altri ai nostri piani… 


Cara Livia, I miei diari sono ormai tanti e sono un po' il mio opus magnum. Io so scrivere solo così, nel frammento. Bisognerebbe farne un lavoro di redazione, perché alle volte sono solo delle citazioni, ma ci sono tutte le mie riflessioni negli ultimi anni; sono anche cosciente che non si può leggerli per intero, perché sarebbe come leggere un enciclopedia, grazie della tua lettura attenta. Tuo, R 


Abba nostro…

(Pomeriggio) Mi scrive un amico: „"Considerando che il tuo Paese ha deciso di non assegnarmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato 8 guerre e più, non mi sento più in dovere di pensare esclusivamente alla pace, anche se questa rimarrà sempre predominante, ma ora posso pensare a ciò che è bene e giusto per gli Stati Uniti d'America". (Donald Trump). 1) Sindrome narcisistica di onnipotenza?; 2) Ci sta prendendo tutti per il naso?; 3) Molto rumore per coprire la crisi irreversibile delle modalità di intervento "imperiale" degli USA?; 4) falso bersaglio / diversivo per altro? In sostanza (  la domanda va fatta, e in questi termini, essendoci di mezzo il Regno di Danimarca...): È solo psichiatria o "c'è del metodo in questa follia“? Sembra che Trump stia trattando la pace, la guerra, il diritto e gli interessi propri e altrui come se fosse un gioco. Attacca il Venezuela (con una armata); pensa alla conquista della Groenlandia ( con due?). E poi l’Ucraina…Manca la Kamchatka ( ma adesso c'è troppa neve...). Il richiamo al Risiko è davvero più che una boutade: Though this be madness...Faccio però due considerazioni: 

1) In Venezuela "much ado about nothing" ( sempre per continuare ad essere shakespeariani). Pochi botti, pochi morti ( per fortuna), una inspiegabile inerzia dell'eroico esercito venezuelano, più che un „regime change" un cambio di management ( con possibili ricadute positive per la logistica delle raffinerie USA di greggio pesante ), diritto internazionale nel cesso, qualche speranza per il popolo venezuelano; 

2) situazioni paradossali tra i parrucconi d'Occidente: paesi NATO sanzionati per aver supportato un alleato sul proprio territorio sovrano; questo stesso paese sanzionato a sua volta per avere truppe sul suolo patrio; i terribili 15 alpini prussiani ( nerbo della futura Wehrmacht) rimpatriati in tutta fretta, il premio „Nobel per la pace“, feticcio obamian- progressista di bontà, trattato come una stellina di merito alle elementari ( maestra, non mi dai il premio e io faccio il brighella), il tutto via nota diplomatica. Pasdaran e Ayatollah momentaneamente al sicuro, progressisti ( non comunisti) che si infervorano per le rivoluzioni o le sofferenze dei popoli solo se l'impresentabile Trump le sponsorizza con la Delta Force ( Aleppo non pervenuta),  „Board per la pace“ alternativi all'ONU con ingresso a pagamento ( preso seriamente in considerazione da tutti, Russia e Bielorussia inclusi). 

Il gioco è rischioso ( Eurasia guarda e attende... E non è una bella prospettiva), molto rischioso. Ma se avesse un senso ( yet there is method in't...) sembra rivolto a sganciarsi da un carrozzone buffo ( noi, ahimè) che come buffa viene trattato….“ - Carissimo, stavo anch'io pensando allo stesso tema e mi piace il tuo tentativo di cercare il metodo nella pazzia, qualora sia una pazzia. Ho ascoltato un riassunto del discorso di Ursula von der Leyen a Davos e devo dire che io di lei non mi fido;  negli ultimi anni lei ha guidato l'Europa ad un possibile conflitto, questo davvero folle, con la Russia. E il giornalista che riassumeva il suo discorso ad un certo punto ha detto che Ursula  von der Leyen si impegnerà adesso a sostenere la Groenlandia; vuol dire che fino adesso non l'avevano fatto? Quali sono i problemi che si nascondono lì dietro? Quali sono le paure o le preoccupazioni di Trump? è davvero solo matto o ha un piano? Se anche io lo considerassi un mio nemico, ma non lo considero tale, la prima cosa che mi domanderei è: cosa vuole ? Quali sono le vere mete, anche dietro il linguaggio fatto un po' ad usum populista, etc. Tuo, R 


Cara Livia, ancora una parola sul tuo articolo. A me ha interessato in modo particolare la prima parte, anche se la bellezza immediata di cui parli nella seconda non è meno importante. Siamo fatti per la bellezza, non per il dolore. Le prime righe sono un riassunto in nuce della Gloria balthasariana: „Desiderio, amore e bellezza furono temi che Annibale esplorò, intrecciandoli sempre con l’esperienza del dolore e con l’attesa della salvezza“, ovviamente non in riferimento solo al Carracci. Poi sviluppi una vera e propria „teologia pittorica del Sabato Santo“: „Nella prima di queste opere, Cristo appare solo, e come appena deposto nel sudario sulla lastra tombale, raffigurato nello stesso scorcio prospettico inventato nel Cristo morto da Mantegna (ora alla Pinacoteca di Brera, 1470-1474).“ Il Cristo solo nel mistero del Sabato Santo rivela quella dimensione ignaziana profondissima del rapporto dell’uomo con Dio: „solus cum solo“ . Poi ti concentri su un dettaglio, ma che ha per il Cristo viandante un significato simbolico singolare: „L’incipit del percorso immaginativo è dato dai piedi in primo piano: non un semplice dettaglio anatomico, ma un locus di venerazione affettiva della Passione. Sono i piedi del Dio che si è fatto carne, che è venuto ad abitare in mezzo a noi, che ha camminato su questa terra, che ha portato il peso e provato la fatica.“. Non è possibile guardare questi piedi senza venerarli, senza baciarli, come faccio spesso quando esco di casa con il grande Crocifisso che si trova vicino alla porta di ingresso. Genialmente profonda è l’idea del corpo come via crucis: „Lo sguardo può dapprima soffermarsi sulle ferite inferte ai piedi dai chiodi appoggiati lì accanto, poi risalire alle altre ferite, sulle mani, sul costato, fino a incontrare il volto pacificato {non riesco a vedere bene il volto, non so} di Cristo, in una processione, per stazioni, dove è lo stesso corpo di Cristo a farsi via crucis“. Aristotele ha parlato del tatto come di un senso che permette la conoscenza profonda delle cose, qui a livello pittorico dici: „Rispetto alla lezione di Mantegna, Annibale riuscì ad esprimere, quasi tattilmente, l’attimo in cui sgorgano fiotti di sangue rubino dalle piaghe di Cristo, a restituire l’attimo in cui il calore scalda, ancora per poco, il suo corpo, prima del gelo. Si può comprendere allora quanto la pittura fosse in grado di attivare misticamente il senso del tatto e come da questo tipo di educazione dell’occhio, nascesse un guardare con il cuore che diventava uno sfiorare, un’accarezzare e perfino un baciare le sante immagini, come gesti di venerazione rivolti a Colui che ne è il Prototipo.“ Mi ha aiutato anche molto il rinvio a fonti teologiche e non solo pittoriche: „La descrizione di tali gesti - quasi liturgici - sulle ferite di Cristo, si ritrova anche nella devozione coeva e in particolare negli Scritti del cappuccino Tommaso da Olera dove si legge che le “beate anime [del limbo] videro il corpo del Signore involto nel sacro linteo [lenzuolo]: ognuna a gara dell’altra l’adorava, lo benediva, si stupiva in veder quella santa umanità così maltrattata; rimiravano quelle sante piaghe delle mani e dei piedi e del costato, le lambivano, le baciavano”(I 426)“ - ovviamente ci sono stati ,ed erano la maggioranza dei maschi, che se ne sono andati via per la paura, che sono fuggiti. Ti ringrazio tanto per questo tuo articolo; credo che solo una donna possa scriverlo.  R 


(Dopo) C’é una formula davvero impressionate nell’Arcipelago Gulag: „menzogna sentimentalistica“ (Solzenicyn II, 643); quella attraverso la quale rendiamo impossibile un atteggiamento di reale confessione del peccato, proprio e sociale. Dopo la morte di Stalin a riguardo dell’Arcipelago continua il metodo sovietico del „passare sotto silenzio o travisare“…


Gregorio di Nyssa. „Perché in verità non c’é alcun πάθος che non conduca al peccato“ (Gregorio, citato in Balthasar, 138). Chi di noi preferirebbe una vita solo di passioni, invece che una vita di spirito (che secondo me è ancor più della sola anima, che senza il corpo forse non può esistere)? Con le passioni non si tratta solo di sesso, ma di ogni „percepire con i sensi“, ma anche se ad uno piace il sesso, ci si può davvero immaginare di vivere di solo sesso? Neppure don Giovanni lo fa, solo che il suo spirito è quello „museale“ della raccolta di tutti i tipi di donna. Etty Hillesum, che confessa che a volte si ha bisogno di solo sesso, ha voluto vivere verso l’alto, non verso il basso. Insomma una vita spirituale, a quale livello sia, è ciò che desideriamo, credo. Per me come filosofo la domanda principale è quella che Gregorio esprime così: „Come ha potuto l'ESSERE essere sottomesso al non-essere; come può il nulla dominare il reale?" (ibidem, 141: „Wie konnte das SEIN, dem Nichtsein unterworfen werden; wie kann das Nichts das Wirkliche beherrschen?“;  Gregorio nella traduzione di Balthasar). Questa domanda è la regina o se volete l’ancella  della vita spirituale, e senza vita spirituale anche il più bel sesso o il più bello spettacolo di luci polari, sono „nulla“. Ritorno subito di nuovo alla domanda, ma vorrei anticipare che Gregorio cerca un equilibrio tra l’Origenismo, che pensa che „tutto il mondo materiale sia una conseguenza del peccato“ e il naturalismo semplicistico, „che nega vi sia un qualsivoglia rapporto tra πάθος e il peccato“; a livello „psicologico“ ciò significa che nel rapporto tra l’anima razionale e quella concupiscibile ed irascibile sarà necessario trovare un equilibrio tra il „guidare“ e l’ essere guidati della razionale sulle/dalle altre due. 

Ma ritorniamo alla domanda principale: se ci fosse solo la via „sensibile“ allora tutto finirebbe nel „nulla“; il mondo digitale non cambia nulla, anzi peggiora le cose, perché anche le immagini eccitanti sono in fondo nulla: idoli che non parlano con te e se lo fanno lo fanno a pagamento. E qualora ci fosse un inferno pieno questo sarebbe ancora peggio del nulla, il nulla diventato forma. Il lettore del mio diario sa che io non rispondo a tutto ciò con un moralismo, che pensa in fondo che non vi sia una dualità tra corpo e spirito, ma con il nulla dell’amore umsonst  (gratis et frustra) che abbraccia e trasforma da sotto il nulla del nichilismo…Se mi ricordo bene l’autrice bielorussa Svjatlana Aljaksandraŭna Aleksievič aveva visto in Chernobyl un simbolo del nichilismo più radicale…


(Wetterzeube, il 19.1.26, lunedì della seconda settimana dell’ordinario)

Ieri ho cominciato a leggere Teophilus North di Thornton Wilder nella traduzione tedesca di Hans Sahl (Frankfurt am Main, 1974) - Theophilus, come è trascritto in tedesco, ha 29 anni, io ne ho quasi 66 ma entrambi abbiamo lasciato la scuola con soddisfazione, entrambi abbiamo vissuto la pandemia come liberazione dalla scuola (anche se per i ragazzi il lockdowns sono stati catastrofali), per grazia io credo in Dio, a differenza di lui, anche a me piace viaggiare; mi sono trovato subito bene in questo romanzo, vediamo. Padre Balthasar lo aveva consigliato a Renato: „di Wilder vorrei ricordare soprattutto l’ultimo romanzo, Teophilus North. E’ la storia di un giovane uomo che passeggia con l’aria distratta e un po’ stupida, e che compromettendosi con gli altri, sempre sorridendo, incredibilmente riesce a risolvere le situazioni più inestricabili di chi incontra. E’ tutto umano, niente fa in nome di Dio, ma è come la personificazione della Provvidenza. Lo legga: è l’ultimo romanzo di Wilder.“


“L'uomo moderno rappresenta, dal punto di vista biologico, una contraddizione di valori, è diviso tra due posizioni, dice sì e no nello stesso respiro” (Nietzsche, citato in Jünger “Drogen und Rausch”, numero 215: "Der moderne Mensch stellt, biologisch, ein Widerspruch der Werte dar, er sitzt zwischen zwei Stühlen, er sagt in einem Atem ja und nein" ). Questo tipo di malattia di cui forse era affetto anche  Nietzsche  stesso, la sento come mia e non so come uscirne fuori. Certamente non voglio un „incontro con me stesso“; vorrei davvero quell'unità della vita e della morte di cui parla Ulrich e mi piacerebbe non dire si e no allo stesso tempo come ci chiede San Paolo; vorrei davvero l'incontro con Cristo, ma non voglio neppure forzare e presentare di me un'immagine che non esiste, se no nella mia testa, come desiderio; Jünger ci invita ad aspettare, perché alla volte non sappiamo distinguere se siamo moribondi o in statu nascendi (ibidem numero 222).


C’è una semplice dimostrazione per comprendere che Jünger non ha mai fatto parte del dramma dell’umanesimo ateo, anche prima della sua tardissima conversione al cattolicesimo: l’ornitologia. Non vi è per lui una differenza insormontabile e radicale tra la voce dell’uomo (musica) e la voce dell’usignolo (natura). Anzi si chiede come si possa avere una tale superbia per pensare una cosa del genere e poi proprio nell’ornitologia trova anche il senso della gratuità del dono dell’essere: “Gli ornitologi moderni hanno dimostrato che il canto degli uccelli canori è più bello quando cantano ”senza intenzione“, cioè al di fuori del periodo degli amori e al di là delle lotte territoriali” (ibidem 219: "Moderne Ornithologen haben nachgewiesen, dass das Lied der Singvögel am schönsten klingt, wenn sie ganz "ohne Absicht" singen, - also außerhalb der Brunstzeit und jenseits der Grenzkämpfe").


Abba nostro…


(Primo pomeriggio) Quando con una preghiera di SPN chiedo che Dio faccia „ordine“ nelle mie intenzioni ed attività presuppongo che questo ordine non ci sia. Jünger parla di una dimensione del disordine, quando le cose non sono ancora „separate“. Questo ambito è un fatto e probabilmente anche in esso vi sono delle fecondità da scoprire, cose neutrali (né buone né cattive), il caso…ma vi è anche il „peccato“ e questo deve essere ordinato, insomma deve essere confessato e trasformato il suo disordine in ordine e questo lo può fare solo Cristo, perché „tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste“ (Gv1, 3: πάντα δι’ αὐτοῦ ἐγένετο, καὶ χωρὶς αὐτοῦ ἐγένετο οὐδὲ ἕν. ὃ γέγονεν). Egli è il Nostro Signore capace di fare ordine in ciò che ha fatto e che noi abbiamo dimenticato o addirittura ferito. „Il Figlio viene, come Colui che cerca nella povertà dell’amore, „nella sua proprietà“, dalle sue creature che si sono allontanate da lui“, dalla „sua gente“ (Gv 1,11: εἰς τὰ ἴδια ἦλθεν,)“, dai Suoi. Quest’ultimi non accolgono, acconto e dentro di sé, Colui che è loro più intimo di quanto lo siano loro a se stessi. Respingono la fonte della vita diventata carne, attraverso la quale sono creati, „dal nulla“ per pura misericordia, per amore assoluto e non-determinato, per amore che è umsonst (gratis), „pro nihilo““ (Ferdinand Ulrich DeP, 325-326). Questo amore assoluto può „unterwandern“(gli toglie in terreno dal di sotto) il disordine. VSSvpM! 


Dalla versione di Banfi: 1) „Uno dei temi del vertice sarà sicuramente il “Board of Peace” per Gaza, lanciato dagli Usa venerdì scorso per attuare la seconda fase della tregua. L’ultima trovata americana è che accanto ai Capi di Stato invitati ci siano i contributori, una sorta di soci vip. Secondo il regolamento inviato a 60 governi nel mondo, chi verserà entro il primo anno un miliardo di dollari si garantirà la tessera in via permanente. Commenta Andrea Nicastro sul Corriere: «Il bilancio annuale dell’Onu, caschi blu esclusi, non arriva ai 4 miliardi. Basterebbero 4 soci paganti all’anno per trasformare il Board of peace in una struttura ancora più poderosa»“ (AB). - A me questa „trovata“ mi sembra degna di nota, visto che l’ONU non funziona a sufficienza. 2) „Molto critico nel suo euro scetticismo Maurizio Belpietro sulla Verità, che scrive fra l’altro: «Che altro può mettere in campo Bruxelles per arginare le pretese americane? A mio parere solo la demagogia. E infatti in queste ore, dal piccolo Napoleone dell’Eliseo alla baronessa che guida l’Unione, se ne sta spargendo a piene mani. Invece di comprendere quali siano le ragioni geopolitiche dello scontro in atto e come cercare di raggiungere un’intesa, l’Europa si appresta a una mossa che non ha alcuna valenza militare ma solo d’immagine. I 100 o 200 militari che si vogliono inviare in Groenlandia non hanno alcuna capacità difensiva, ma il loro schieramento rischia di innescare un conflitto commerciale che la Ue potrebbe pagare a caro prezzo»“ (AB). - Pur tenendo presenti le cose critiche che ho scritto ieri sugli USA e gli „indiani“, quello che dice Belpietro è il lavoro da fare.


(Pomeriggio) Leo si trova in Tromsø, al nord della Norvegia, al confine con il nord della Finlandia. Nello status in Whatsapp ha pubblicato foro spettacolari delle luci polari. Mi scrive: „Davvero molto bello. Ed è incredibile dove vivono le persone e dove costruiscono le città.“ Per quanto riguarda le temperature: „Ieri la temperatura era intorno allo zero, ma stanotte tornerà a -10 gradi. 🥶 Bisognerà vestirsi con almeno tre strati.“ Comunque anche da noi (Wetterzeube, Germania) questa notte c’erano -7 gradi Celsius. Abbiamo una giornata bellissima di sole, che viaggia molto basso; alle 14,12 la mia ombra in una foto che ho fatto per Leo era già lunghissima. Le ho scritto: „Da noi fa piuttosto freddo, con temperature intorno allo zero, ma con otto ore e mezza siamo inondati dalla luce del sole, anche se il sole è piuttosto basso nel suo percorso…“. Ad Amrum credo fosse ancora più basso. 


Camminando sono andato sul percorso ciclabile verso Dietendorf; la „pro loco“ ha messo un cartello interessante sulla „Bischofsleite“ {Bischofsleite si riferisce ad un vigneto, in particolare nella regione di Caldaro. Questo vigneto è noto per i suoi vini di alta qualità, in particolare il vitigno Schiava, coltivato su vecchi vigneti in un ripido vigneto vicino al Lago di Caldaro (si tratta di un lago al sud di Bolzano). I vini si distinguono per il loro profumo fruttato, i tannini morbidi e la struttura elegante} di Wetterzeube: „Nelle vecchie mappe questo pezzo di terra è chiamato semplicemente „Weinberg“ (vigneto). I monaci benedettini provenienti da Zeitz hanno costruito il loro monastero, coltivato e curato la vigna per oltre 800 anni. Ma poi si sono diffuse altre colture. Solo nel 1999 il viticoltore Stefan Seliger ha trasformato i campi di grano in vigneti.“ Sul rapporto tra vino e pietra il cartello ci informa che  „sui pendii più ripidi predominano l'argilla scistosa e l'arenaria. La formazione geologica di arenaria rossa inferiore sui pendii più dolci è ricoperta da uno strato di detriti depositati dall'ultima era glaciale.“ Se capisco bene, con il paragone con il vino di Caldaro, questo fa bene al vino. L’ho bevuto qualche volta con piacere.


(Dopo) „L'albero di Porfirio, noto anche come Arbor porphyriana, è una metafora basata su un metodo di classificazione introdotto nella storia della scienza dallo scolastico Petrus Hispanus intorno al 1240. Questo metodo, noto anche come Quinque voces, comprende cinque concetti filosofici fondamentali (predicabili) e consente la subordinazione dei concetti di genere e specie. Le dieci possibili relazioni tra i cinque predicabili corrispondono alle dieci categorie stabilite da Aristotele. L'albero di Porfirio è un simbolo della gerarchia delle scienze e della sistematizzazione della conoscenza.“ (IA). Da questo albero, semplificando con ragione il tema,  parte Balthasar per spiegare il „divenire ideale“ (libro su Gregorio, 127 sg.) Il divenire materiale ha a che fare, come abbiamo visto con la materia, la pianta, l’animale e l’uomo, quello ideale con genere, specie ed individuo (Balthasar si limita a questi tre). A questo livello ideale abbiamo a che fare con una priorità della totalità della natura umana rispetto all’individuo. Per il lettore di Ferdinand Ulrich si pone la domanda se questo divenire ideale non sia altro che una „sospensione ontologica“ del processo di finitizzazione dell’essere. Ma non è così, non si tratta di una „sospensione“, ma di un’“anticipazione“ che ci permette di vedere cosa Dio ha pensato creando la natura umana. Il Paradiso non era un luogo specifico, ma ero la stato in cui si trovava tutto l’uomo al cospetto di Dio. La priorità della totalità della natura umana significa la priorità della communio su ogni forma di individuazione: „Ogni persona partecipava al paradiso celeste, non individualmente, come immaginava Origene, ma socialmente“ (Balthasar, 132). In esso non vi era alcun mio o tuo. La storia in Genesi non è mito, è logos, cioè fa vedere sotto il divenire reale un divenire ideale, sotto la storia (ιστορικώς ) la filosofia (Τήν περί ψυχής φιλοσοφίαν). Questo non è un lusso intellettuale, ma una vera e propria partecipazione alla visione primaria di Dio. I due alberi nel paradiso sono un solo albero, sono Dio stesso, per Gregorio, di cui avremmo dovuto aver fiducia, se non fossimo tentati dall’invidia di Satana, una gelosia per la nostra grandezza come imago Dei (noi che eravamo meno degli angeli diventammo di più) e Satana non ha sopportato la nostra nudità, le nostre tuniche coincidenti con la nostra carne mortale. Per questo ha fatto un gran casino con la nudità. Quasi che essa ci possa donare il pensiero e lo spirito; in vero Dio non ci ha donato (δέδωκεν ) lo spirito e l’intelligenza, ma ci ha fatto partecipare ad essa (μετέδώκεν). La prima grande battaglia aveva un nome preciso per noi filosofi: filosofia come aggressione concettuale o filosofia come atto di fiducia ontologica. A questo serviva il metodo di classificazione di Petrus Hispanus, anticipato dal pensiero di Gregorio di Nyssa.  


(Sera) Cara Livia, per quanto riguarda Marion il fatto che a me non dica molto, non significa che lui non sia bravo; ha vinto un premio importante nella Chiesa; stima molto von Balthasar; ero stato a casa sua a Parigi perché Robert Spaemann lo voleva come suo successore nella cattedra di filosofia a Monaco di Baviera; il suo tedesco però non era sufficiente;  a Monaco arrivò il suo amico, che abitava nello stesso palazzo: R. Brague, ma come successore diciamo così di Guardini. Per il tema che Ti interessa non saprei dire. Dimmi se c’è qualcosa che Ti interessa. Il tuo articolo era molto interessante, proprio nel fare dialogare i due diversi stili di affrontare il dolore da parte di Annibale Carracci; ho fatto qualche minuto di silenzio e preghiera su quella tua idea dei piedi; io bacio sempre i piedi del crocifisso quando esco di casa. Tuo, Roberto 


(Notte) «La grandezza non si raggiunge abbandonandosi ai propri impulsi, ma pazientemente, limando il muro d'acciaio che separa ciò che si prova da ciò che si è in grado di fare» (Vincent van Gogh). Citato in Jünger, DuR, 226).


(Wetterzeube, il 18.1.26, seconda domenica dell’Ordinario)


Caro Renato, il tuo „Balthasar minore“ è quello che io ho interiorizzato da anni, il suo modo di morire, la sua promessa sia ad Adrienne che a Papa Giovanni Paolo II;  i suoi giudizi musicali… mille grazie di avermi rinviato questo testo. Tuo Roberto - hai fatto rinascere quel testo, Balthasar te ne è certo grato! (Gli svizzeri ospitano gli anarchici, ma loro sono per l'ordine da orologiai millimetrici). Oltre che visitare la tomba di HUvB a Lucerna sono stato a quella di Thomas Mann sul lago di Zurigo.


Il confronto del testo di Balthasar nel libro su Gregorio: „Il divenire reale“ con quello di Ernst Jünger, il punto 212 di „Drogen und Rausch“ mi hanno arricchito notevolmente ed ampliato lo sguardo. «La storia del mondo è ancora molto giovane rispetto ai processi geologici e cosmici» (Ernst Jünger: "Die Weltgeschichte ist noch sehr jung, verglichen mit erdgeschichtlichen und kosmischen Abläufen“). Questo non toglie il fatto che Jünger pensi che l’uomo con il suo spirito possa addentrarsi in tutto ed essere „la misura di tutte le cose“; così descrive il sapere interiore all’uomo stesso: “La conoscenza interiore attraversò l'ameba, il serpente, il dinosauro; era di casa sulla luna molto prima che un'astronave vi atterrasse”("Inneres Wissen ging durch die Amöbe, die  Schlange, den Saurier hindurch; es war auf dem Monde zuhause , längst bevor ein Raumschiff auf ihm landetet“). Balthasar è più cauto con formule come: „l’uomo è la misura di tutte le cose“, perché solo l’uomo in Cristo lo è, ma per il grande teologo svizzero era importantissima la compenetrazione intima tra materia, tutta la materia, fino ai processi geologici e cosmici, fino alla conoscenza di un pianeta all’estremo confine del nostro sistema solare e ben oltre fino ai confini dell’universo e lo spirito dell’uomo. Ed in Jünger non vi è alcuna traccia del „dramma dell’ateismo ateo“ (De Lubac); la mitologia e la religione erano in possesso di un sapere che deve essere riattivato, come ha tentato di fare l’ultimo Schelling. In Jünger è presente un umanesimo che Balthasar, come si vede nella sua ultima intervista concessa a Renato Farina, ha apprezzato, anche se ha ritenuto con ragione che il compito primario del cristiano sia la missione a partire dal cuore di Cristo. Per Balthasar vi è  una partecipazione intima tra tutti gli essenti: dalle pietre agli animali e agli uomini, ma non una confusione. A differenza di Jünger insiste piuttosto sui sacramenti che su i segni zodiacali per comprendere come tutto è penetrato dallo spirito: un altare è anche solo una pietra, ma benedetto diventa sacro; analogicamente  il grande mistero del pane e del vino, sono una compenetrazione intima tra natura e spirito. Come Jünger Balthasar è cosciente di quanto la coscienza si rapporti con il tutto come la punta dell’iceberg con il resto. Per quanto riguarda il rapporto tra anima e corpo sta dalla parte di Gregorio di Nyssa che non vede solo un attaccamento del corpo all'anima come Origene (che tra l’altro Balthasar ha sempre difeso), ma anche dell’anima al corpo…


Breve dialogo con un contadino di 74 anni, abbastanza preoccupato per le conseguenze qui per i contadini e per la coltivazione della terra e la compera delle macchine utili per questo, dopo l’accordo con alcune paesi dell’America Latina (vedi sotto citazione di Banfi), di cui tra l’altro un giornalista come Alver, che ora in vero si occupa di giocare con i bambini per Cristo in Argentina, non sapeva nulla. „È stato firmato l’accordo commerciale fra i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) e l’Unione europea. Ursula von der Leyen è volata ad Asunción, in Paraguay, alla cerimonia per la firma e ha tenuto un discorso (…) in cui ha illustrato il valore strategico del patto in questo momento. L’accordo è stato oggetto di una durissima opposizione da parte delle associazioni agricole del nostro continente, che ritengono di essere danneggiate. La Commissione di Bruxelles è comunque andata incontro ad alcune richieste di Italia e Francia, per ottenerne il consenso“ (Banfi, versione odierna).


Iran. „L’ayatollah Ali Khamenei ha detto che il «caos americano è stato ordinato per inghiottire l’Iran». Riconoscendo però indirettamente «le migliaia di morti» che lui ha detto «causati dal nemico» e che sono stati invece il prezzo di una durissima repressione. A Khamenei ha risposto Trump, dichiarando: «È tempo di cercare una nuova leadership in Iran. L’ayatollah è colpevole della distruzione del Paese e dell’uso della violenza a livelli mai visti». È intervenuto anche il cardinale Pietro Parolin (…), segretario di Stato vaticano, dicendo fra l’altro: «In Iran una tragedia infinita. Com’è possibile accanirsi contro il proprio stesso popolo?»“ (Alessandro Banfi, versione odierna).


Stanzi mi ha fatto notare che le rappresentazioni orizzontali del mondo fanno vedere un’Africa ben più piccola di come sia in realtà.  La questione delle proporzioni è sempre decisiva, per esempio anche in riferimento al rapporto tra le culture umane e i processi cosmologici…


Abba nostro…


(Pomeriggio) Guten Sonntag, Hannele! Mutti hat mir erzählt, dass sie dich in der ersten Klasse der Grundschule, als wir noch in Dorfen waren, zu einer Straße ohne Ampel in der Nähe unserer Wohnung, die du gestern besucht hast, begleitet hat. Dann bist du mit einer kleinen Gruppe von Mädchen allein, also ohne Erwachsene, noch 15 Minuten bis zur Schule gegangen und habt die B2, die zwar Ampeln hatte, überquert. Kannst du dich noch daran erinnern? Dein Papi (Buona domenica, Hannele! La mamma mi ha raccontato che quando eravamo ancora a Dorfen, ti accompagnava in prima elementare a una strada senza semaforo vicino al nostro appartamento, quello che hai visitato ieri. Poi tu e un gruppetto di bambine, senza adulti, camminavate per altri 15 minuti fino a scuola e attraversavate la B2, che invece aveva un semaforo. Te lo ricordi? Il tuo papà)


(Pomeriggio tardo) „Si siamo davvero solo cenere! E soggetti alle leggi della cenere. Per grande che sia la nostra parte di dolore, non è sufficiente a renderci una volta per tutte sensibili al dolore comune. E fino a quando non avremo dominato in noi stessi ciò che è cenere non vi saranno sulla terra sistemi politici giusti, né democratici né autoritari“ (Alexander Solzenicyn, L’arcipelago Gulag II, Milano 2001,627). Il sistema dell’Arcipelago continua, anche dopo una breve pausa di distensione dopo la morte di Stalin nel 1953, questo è il contesto nel quale nasce questa osservazione del grande scrittore russo, che si era diciamo distratto per un momento: „quando ebbi letto tutte quelle lettere {dei nuovi detenuti nell’Arcipelago}, io che mi sentivo un eroe vidi che ero assolutamente colpevole; in dieci anni avevo perduto il senso vivo dell’Arcipelago. Per loro, per gli zek {detenuti} di oggi, il mio libro non sarebbe esistito, la verità che racchiudeva sarebbe stata senza valore se non avesse aggiunto un seguito che parlasse anche di loro“ (ibid., 629). 

E quel suo richiamo sulla non giustizia anche dei sistemi politici democratici, mi ha permesso di leggere con grande interesse una breve storia di Real Scott Ritter sul modo con cui gli USA si sono comportati per interessi economici con diversi tribù di indiani. L’autore paragona quella storia con quello che succede ora con gli inuit della Groenlandia. Da una parte non vorrei cadere nella trappola della sinistra woke che vede in tutto ciò che fa Trump un segno della sua presupposta tirannia, dall’altro è opportuno non dimenticare anche paragoni come quello di Scott Ritter per non dimenticare che gli interessi economici o geopolitici non possono far dimenticare le legge del diritto internazionale, per quanto esse siano non adatte al mondo odierno - cf. Ciro Sbailò, che ho citato qualche giorno fa: „Il problema potrebbe allora non essere che il diritto viene violato.Il problema potrebbe essere che il diritto continua a rappresentare un mondo che non esiste più… È in questo contesto che figure come Donald Trump vengono spesso fraintese. Trump è abitualmente descritto come un’anomalia: un distruttore di norme, un violatore del diritto internazionale, un fattore di regressione. Ma osservato più da vicino, appare meno come una causa e più come un sintomo. Non argomenta contro il diritto internazionale. Lo ignora. Agisce come se la sua autorità rappresentativa fosse già esaurita. Groenlandia, dazi, alleanze, sanzioni non sono trattati come problemi giuridici da risolvere, ma come leve strategiche da azionare. Il potere viene esercitato in spazi in cui la rappresentazione giuridica non coincide più con il controllo effettivo. Il problema non è che le norme vengano infrante. Lo scandalo è che non strutturano più il campo in cui le decisioni vengono prese. “ (in un suo articolo in Substack di qualche giorno fa). Detto questo bisogna rimanere all’erta, proprio per il motivo che esprime Solzenicyn e che corrisponde a quello che espose Ernst Jünger nel suo „Nodo gordiano“. C’è un lavoro da fare con noi stessi, con il nostro cuore, con le nostre ceneri senza il quale „non vi saranno sulla terra sistemi politici giusti, né democratici né autoritari“. 


Nell’Angelus il Papa ha ricordato che i testi di preghiera per la settimana appena cominciata per l’unità dei cristiani sono stati redatti dalla Chiesa apostolica armena. VSSvpM! 


(Sera) „Io sono dell’idea di Karl Barth, che vi sia una unica alleanza in fondo , un’alleanza che è prefigurata nell’Antico Testamento e che si è compiuta in Cristo. Quest’unica alleanza fa sì che vi sia in fondo un solo popolo eletto. E’ stato eletto in Abramo o in Cristo? La questione sta qui. Gli Ebrei dicono in Abramo,  san Paolo in un passo dice che “noi siamo innestati sull’olivo di Abramo”. (Ma questa non è che metà della verità, perché san Paolo non direbbe mai che Gesù Cristo è innestato su Abramo: è Abramo ad essere innestato su Gesù Cristo. Dice san Giovanni: “Egli ha atteso il suo giorno e si è rallegrato di vederlo”.) Il cardinal Lustiger (ebreo convertitosi al cristianesimo dopo Auschwitz, ndr) si collega a quella frase di san Paolo, e riferendosi a quell’immagine dice: “Io sono ebreo e resto ebreo diventando cristiano”. Non è falso, ma forse non è sufficiente. San Paolo non dice: “Resto ebreo”, ma “Io sono unito ai miei fratelli ebrei… Vorrei essere maledetto a vantaggio dei miei fratelli”. Cioè: sono unito ai miei fratelli ebrei come un ebreo; sono unito ai miei fratelli pagani come un pagano. “Come!”. Io non sono né ebreo né pagano , sono un cristiano. Resta vero che “la salvezza viene dai Giudei” (Giovanni 4, 22), e che c’è un rapporto molto più organico tra l’Antico ed il Nuovo Testamento che non con i pagani che arrivano da fuori e a cose fatte. Tutto questo è vero. Ma c’è ancora qualcosa d’altro: c’è l’alleanza di Dio con Noè che è un’alleanza con tutti i popoli. E’ molto importante questo: vuol dire che il mondo intero è stato eletto, è stato riconciliato dopo il diluvio“ (Hans Urs von Balthasar a Renato Farina). - Per quanto riguarda „il rapporto più organico tra l’Antico {come lo chiamiamo noi cristiani} e il Nuovo Testamento“, questo passo del Deuteronomio ci permette di comprenderlo bene (sottolineo in grassetto alcune cose che mi stanno particolarmente a cuore): 4, 4 [1] Ora dunque, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, perché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso del paese che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi.  [2] Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo. [3] I vostri occhi videro ciò che il Signore ha fatto a Baal-Peor: come il Signore tuo Dio abbia distrutto in mezzo a te quanti avevano seguito Baal-Peor; [4] ma voi che vi manteneste fedeli al Signore vostro Dio siete oggi tutti in vita. [5] Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore mio Dio mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso. [6] Le osserverete dunque e le metterete in pratica perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente. [7] Infatti qual grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? [8] E qual grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi espongo? …[32] Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l'uomo sulla terra e da un'estremità dei cieli all'altra, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? [33] Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l'hai udita tu, e che rimanesse vivo? [34] O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un'altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore vostro Dio in Egitto, sotto i vostri occhi? [35] Tu sei diventato spettatore di queste cose, perché tu sappia che il Signore è Dio e che non ve n'è altri fuori di lui. [36] Dal cielo ti ha fatto udire la sua voce per educarti; sulla terra ti ha mostrato il suo grande fuoco e tu hai udito le sue parole di mezzo al fuoco. [37] Perché ha amato i tuoi padri, ha scelto la loro posterità e ti ha fatto uscire dall'Egitto con la sua stessa presenza e con grande potenza, [38] per scacciare dinanzi a te nazioni più grandi e più potenti di te, per farti entrare nel loro paese e dartene il possesso, come appunto è oggi. [39] Sappi dunque oggi e conserva bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n'è altro. [40] Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti dò, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore tuo Dio ti dà per sempre".


(Dopo) “Non penso che la guerra nucleare accadrà tra poco. Ma sono convinto che ci aspettino ancora grandi catastrofi spirituali dopo il nazismo e il comunismo. Ci saranno degli altri umanesimi ancora più terribili“ (Balthasar a Farina). Forse il „managerialismo“ (N.S, Lyons lo vede dalla Cina ai paesi occidentali)  o la „machine“ (Paul Kingsnorth), che non hanno problemi a convivere con la „terza guerra mondiale a pezzetti“ (Papa  Francesco) sono questo umanesimo ateo ancora più terribile…E al cospetto di ciò ci vuole un misto tra fiducia e senso della fine…


(Wetterzeube, il 17.1.26, sabato della prima settimana dell’Ordinario) La notizia del giorno, anche e proprio per un diario della fiducia, è stata la decisione di Johanna e David di fare un pellegrinaggio nel santuario mariano di Altötting (da Stoccarda sono 6 ore di macchina, andata e ritorno), dove Konstanze ed io eravamo stati per chiedere la grazia dei nostri due bambini. Ho scritto a Hannele in Whatsapp: „Sono assolutamente certo che una richiesta del genere verrà esaudita. Ma non sappiamo se una mamma in Cina rimarrà incinta. Altrimenti sarebbe una specie di affare. Ma sono stato molto felice, e sicuramente anche la Madre di Dio, che voi foste lì, e lei sicuramente chiederà a Dio di ricompensarvi.“


Prima ho parlato al telefono con Elisabetta, che aveva abitato per un certo periodo da noi, quando studiò arte a Lipsia. Lei e suo marito hanno due bambini, il più grande ha un difetto al cuore ed é stato già operato due volte, una terza seguirà. Ho sentito tanta fiducia in questa giovane mamma. 


Il nostro parco è di nuovo a casa, è uscito dall'ospedale e l'altro ieri. O forse ieri. Questa mattina gli ho raccontato la predica che terrò nel Servizio della parola stasera. Seguo sempre con una certa fedeltà ma anche con il mio stile i commenti proposti da Balthasar nel suo „Luce della Parola“. Insisterò sulla figura del Battista che deve diminuire, mentre è Cristo che deve crescere, luce universale. 


La FAZ, ovviamente è per il riarmo atomico della Germania, perchè Trump è cattivo e Putin ci farà sicuramente la guerra: per lo meno abbiamo ora due lupi cattivi. 


Dell’ultima intervista di Balthasar, quella con Renato Farina. Mi ricordavo di tantissimi temi, perché la lessi anche allora, quando ero uscita. Per esempio del suo no sia al liberalismo che al tradizionalismo; mi è piaciuto moltissimo questa differenza feconda tra il martirio del sangue e il martirio della vita di cui si parla nell’intervista; si può offrire tutta la vita e lo si può fare come il Sant'Antonio del deserto, ma anche come un laico che cerca di muoversi in questo mondo della „machine“; un po' superficiale ho trovato solo le cose che dice sull'anarchia. Credo che su questo Jünger abbia ragione a dire che abbiamo bisogno anche di „sentieri nel bosco“, che non sono anarchici, ma che non sono neanche identificabili con i cammini giuridici del mondo. Vero è che senza una forma di polizia non sarebbe stato possibile a Gesù neppure pronunciare il discorso della montagna. Sulla genialità di Mozart sono del tutto d’accordo.  Molto importante mi sembra anche il suo giudizio sulla luce di verità presente nelle religioni, ma sulla necessità della missione cristiana. 


Per quanto riguarda invece il libro su Gregorio di Balthasar vorrei, anche se velocemente, fissare nella memoria due pensieri. Primo: vi è una continuità tra l'embrione e l’uomo, pensa a Gregorio, ma non un'identità. Secondo: c'è una partecipazione intima tra tutti gli essenti: dalle pietre agli animali e agli uomini, ma non una confusione.


„La nostra diplomazia nasce dal Vangelo: non è tattica, ma carità pensante; non cerca né vincitori né vinti, non costruisce barriere, ma ricompone legami autentici. I diplomatici del Papa sono chiamati a essere ponti: ponti invisibili per sostenere, ponti saldi quando gli eventi sembrano difficili da arginare e ponti di speranza quando il bene vacilla.“ (LeoneXIV)


Abba nostro…


(Wetterzeube, il 16.1.26, venerdì della prima settimana dell’Ordinario)


Come a Balthasar, anche a me sembra che il Beato Angelico, per usare una formula usata da Renato, che mi ha mandato due sue immagini da Firenze, sappia rendere bene il „vero“ Cristo. Secondo me il Beato Angelico sa esprimere l’interiorizzazione del dolore portato da Cristo per il peso del peccato del mondo, mentre Michelangelo, con questo suo gesto del braccio nella Sistina, lo scaglia contro qualcuno;  il Beato Angelico non ha bisogno di questo „contro qualcuno“…(1)

„Nella sua incarnazione Cristo rivela questo mistero dell’amore. Spogliando se stesso (cf. Fil 2, 7: ma spogliò se stesso…ἀλλὰ ἑαυτὸν ἐκένωσεν…), assumendo la figura di servo (μορφὴν δούλου λαβών), essendo obbediente fino alla morte in Croce, opera, tramite la forza infinita della povertà del suo amore, svuotato, sfigurato, l’opera della redenzione. Egli stesso crea, salvando, redimendo i Suoi, e proprio questi suoi li da al Padre. Li riceve dalla mano del padre. Cerca coloro che sono perduti, i morti. Appeso alla croce cerca la dracma andata perduta. Sì, Egli stesso è il cercare umile di Dio, ed il misericordioso venir-trovato di coloro che sono andati perduti, di coloro che hanno perso Dio, la cui empietà (= perdita di Dio) Egli porta e soffre per amore nella sua obbediente separazione amorosa dal Padre, nella sua missione fino alla „mancanza“ del Padre, per Lui che è crocifisso e sepolto. E tuttavia „da solo“ (questo significherebbe qui: in senso negativo separato dal Padre e dallo Spirito Santo) da sé, non raggiunge nessuno: nessuno può venire a Lui, può giungere al Figlio „se il Padre non lo attira“, -  sebbene il Padre abbia consegnato tutto al Figlio, tutta la potenza nel cielo e sulla terra, i Suoi non sono per lui oggetti meramente disponibili“ (Ferdinand Ulrich, DeP, 325). Abbiamo nei giorni passati approfondito questo tema nel commento di Ulrich alla parabola dei talenti affidati…il Signore che va all'estero si fida completamente dei suoi servi, non va solo via ma dona se stesso per rafforzare il loro essere-se.stessi.


Il camminatore nel bosco non parla spesso esplicitamente di Cristo ed anche Ulrich non lo fa spesso, ma leggo con gioia, nel „Balthasar minore“ di Renato Farina {Renato stesso usa questa immagine per i suoi dialoghi con Balthasar, il „Balthasar maggiore“ sarebbe quello della Trilogia. RG} , che anche il maestro di Basilea non parlava spesso di Cristo; ma la sua voce vibrava quando parlava di Lui. Ad un certo punto del dialogo tra Renato e Hans Urs parlano del „Suscipe“ ed in fondo io credo che solo Cristo e la consegna a Lui di tutta la nostra libertà  e dei nostri beni (come tentativo) sia la riposta al dramma del nichilismo e questo vale anche per il pensatore. Similmente a tutto ciò che abbiamo detto sul camminatore nel bosco e sull’artigiano del legno stanno le cose per il pensatore: “"Si trova nello stesso pericolo al confine del nulla. In questo modo riconosce la paura che viene percepita dagli uomini in modo panico e come ciechi colpi del destino. Allo stesso tempo si avvicina anche ciò che salva, che Hölderlin vede insieme al pericolo (Ernst Jünger, Oltre la linea 21: "Er steht in gleichen Wagnis an der Grenze des Nichts. Damit erkennt er die Furcht, die von den Menschen panisch und wie in blinden Schicksalsschläge empfunden wird. Zugleich wird er wohl auch dem Rettenden genähert, das Hölderlin mit der Gefahr zusammenschaut (Ernst Jünger, Oltre la linea 21). A questo nulla nichilista  il Suscipe risponde con il nulla dell’amore: «Tutto ciò che io sono ed ho: libertà, memoria, intelletto, volontà, corpo e beni, appartiene a te; da te viene, a te lo restituisco, amministralo al di là di me stesso in te, e in compenso fa vivere in me soltanto il tuo amore e la tua grazia, questo basta» (questa è la versione che Renato aveva letto in Cordula, ma che è quasi lo stesso testo di Ignazio).


Caro Renato, il tuo „Balthasar minore“ è quello che io ho interiorizzato da anni, il suo modo di morire, la sua promessa sia ad Adrienne che a Papa Giovanni Paolo II;  i suoi giudizi musicali… mille grazie di avermi rinviato questo testo. Tuo Roberto


Il Santo Padre ha incontrato i genitori dei ragazzi morti in Svizzera! 


Abba nostro…


(1) „Perché non sopporto Michelangelo. Certo ha fatto cose magnifiche. Ma la Cappella Sistina, il suo Giudizio Universale… No, non è così il Cristo. Michelangelo lo raffigura come un titano. Una specie di Cristo prometeico che agitando le braccia getta di qui e di là buoni e cattivi. Chi vuol avere un’immagine più consona del Giudizio mediti invece sul Cristo di Fra Angelico» (Hans Urs von Balthasar a Renato Farina).


(Pomeriggio


Non condivido quasi per nulla il giudizio di Narges Bajoghli su Minneapolis e su Trump: quest’ultimo non è un tiranno, ma un presidente democraticamente eletto e quello che è successo a Minneapolis probabilmente non ha proprio nulla a che fare con la tirannia; vero è che un suo intervento in Iran, come liberatore, è una cosa ambigua, per i motivi che spiega Nadia nel suo articolo.


“Se oggi un intelligente straniero apparisse nel mondo, potrebbe dedurre dalla poesia che deve esistere la conoscenza dei raggi X, sì, persino dei processi nucleari” (Ernst Jünger, Über die Linie, 21: "Wenn heute ein intelligenter Fremdling auf der Welt erschienen, so könnte er aus der Dichtung schließen, dass Kenntnis der Röntgenstrahlen, ja selbst der Kernvorgänge bestehen muss“) - credo che non sia necessario porre uno scisma tra scoperte scientifiche, poesia e filosofia, quasi che l’“against the machine“ (Paul Kingsnorth) significhi far di tutta l’erba un fascio; la scoperta dei raggi X è un grande aiuto per la salute dell’uomo. L’IA riassume: I Raggi X sono una forma di radiazione elettromagnetica scoperta per la prima volta nel 1895 dal fisico tedesco Wilhelm Conrad Röntgen. Questa scoperta ha rivoluzionato il mondo della medicina e della scienza, aprendo nuove possibilità di diagnosi e trattamento delle malattie.“ E per quanto riguarda i processi nucleari: „Le reazioni nucleari sono processi fondamentali che operano nel cuore degli atomi, liberando enormi quantità di energia. Questi fenomeni sono alla base del funzionamento delle stelle, incluso il nostro Sole, e trovano applicazioni concrete nella produzione di energia e in campo medico.“ Allo stesso tempo, però, non significa che non sia necessario un pensiero critico: „Poiché l'esperimento scientifico, come le sue domande, si rivolge alla materia. Tutti conosciamo le risposte inaudite che ha dato e che  minacciano l'equilibrio del mondo.“ (Jünger).

Pensiero critico significa sia per Heidegger che per Jünger: andare per „sentieri del bosco“. “Ora ci troviamo nell'ignoto. Qui la sicurezza è minore, ma le speranze di guadagno sono grandi. ”Holzwege" (sentieri nel bosco) è  una bella parola socratica. Suggerisce che ci troviamo lontano dalle strade asfaltate e immersi nella ricchezza dell'indifferenziato. Inoltre, implica la possibilità di fallire.“ (Ernst Jünger, Oltre la linea, 21: "Nun sind wir im Unvermessenen. Hier ist die Sicherheit geringer, bei großer Hoffnung auf Ausbeute. "Holzwege". Ist dafür ein schönes, sokratisches  Wort. Es deutet an, dass wir abseits der festen Straßen uns befinden und innerhalb des Reichtums im Ungesonderten. Daneben schließt es die Möglichkeit des Scheiterns ein.“). La strada magistrale della Chiesa non è da confondere con le „strade asfaltate“ di cui si parla nella citazione; in un certo senso per il mondo la „strada magistrale“ della Chiesa è essa stessa un „sentiero nel bosco“. Con Papa Francesco per la prima volta abbiamo avuto una conferma magisteriale, per non avere paura di questa dimensione indifferenziata di cui parla Jünger: i dogmi e il magistero della Chiesa sono come un aiuto, perché sul sentiero del bosco non perdiamo totalmente l'orientamento, ma non hanno lo scopo di di toglierci la fatica di quel lavoro che accade nel nostro cuore, nel nostro petto. La filosofia di Ferdinand Ulrich mi ha permesso di considerare anche la possibilità del fallimento. La parola tedesca umsonst significa sia gratis che frustra. Nell'ultimo punto, il numero 22, di „Oltre la linea“ Jünger dice qualcosa di veramente convincente: non dovremmo partecipare a quella gara in cui ci si accusa a vicenda di nichilismo o di qualsiasi altra cosa. „Dovremmo prendere questo rimprovero su di noi e non sostare tra coloro che senza pausa sono alla ricerca di colpevoli; conosce molto poco il {nostro} tempo colui che non ha fatto esperienza della straordinaria forza del nulla e che non ha ceduto alla tentazione“ (Ernst Jünger). Nella preghiera del „Padre nostro“ e in quella del „Suscipe“ chiediamo che Dio non ci abbandoni nella tentazione e chiediamo di riconsegnargli tutto, ma tutti noi sappiamo, in forza della nostra esperienza, che siamo ben lontano da tutto ciò; detto questo dobbiamo cercare di pregare sinceramente, ma anche di tenere in considerazione l’esperienza di fallimento che facciamo. E forse la preghiera più profonda è quella che il nulla dell’amore gratuito possa „unterwandern“ (camminare dal di sotto) il nulla del nichilismo. Poesia, filosofia possano essere un aiuto in questo cammino sul sentiero del bosco.


(Wetterzeube, il 15.1.26, giovedì della prima settimana dell’Ordinario) „C'è differenza se i mezzi per commettere genocidi vengono ideati e accumulati per conto di oligarchi tirannici o per decisione parlamentare? In vero sì: nel secondo caso la coercizione universale diventa ancora più evidente.“ (Ernst Jünger, Oltre la linea, punto 19). Questa frase non va dimenticata, anche se leggendo nel punto 20 di „Oltre la linea“ la seguente frase ho pensato piuttosto dapprima a Stati come la DDR: “L'eros vive anche nell’amicizia, che subisce le ultime prove di fronte alla tirannia. Come l'oro nel forno, viene purificato e messo alla prova. In tempi in cui il sospetto penetra anche nella famiglia, l'uomo si adatta alla forma dello Stato” (Ernst Jünger, Oltre la linea: "Der Eros lebt auch in der Freundschaft. Die gegenüber der Tyrannis die letzten Prüfungen erfährt. Er wird sie, wie Gold im Ofen, geläutert und erprobt. In Zeiten, in denen der Verdacht bis in die Familie eindringt, passt sich der Mensch der Form des Staates an“. In vero durante la pandemia, mutatis mutandis, amicizie sono entrate in crisi anche nella democrazia e proprio nelle democrazie la „coercizione universale diventa ancora più evidente“: ci sarebbe stato solo in modo giusto di affrontare il problema, quello che lo Stato, consigliato dalla Scienza (che secondo Heidegger non esiste), prevedeva.

Il contesto di queste affermazioni di Jünger è quello di forze elementari che si oppongono al nichilismo,  che „nella misura nel quale diventa normale, i simboli del vuoto diventano più spaventosi di quelli del potere“ (ibidem). Basta vedere tanti film in Netflix (è solo un esempio) per comprendere come il vuoto entri nelle nostre famigli ogni sera, il vuoto metafisico. Quali sono queste forze o potenze elementari per Jünger? 1) In primo luogo la natura selvaggia. “La libertà però non risiede nel vuoto, ma forse dimora nel disordine e nella non separazione {dei temi}, in quei territori che, pur essendo organizzabili, non rientrano nell'organizzazione {del Leviatano}. Vogliamo chiamarla “la natura selvaggia”; è lo spazio da cui l'uomo non solo può combattere, ma da cui può anche sperare di vincere. Naturalmente non si tratta più di una natura selvaggia romantica. È il fondamento della sua esistenza, la boscaglia da cui un giorno uscirà come un leone" (ibid: "Die Freiheit aber wohnt nicht im Leeren, sie haust vielleicht im Ungeordneten und Ungesonderten, in jenen Gebieten, die zwar organisierbar, doch nicht zur Organisation {des Leviathan}  zu zählen sind. Wir wollen sie "die Wildnis" nennen; sie ist der Raum, aus dem der Mensch, nicht nur den Kampf zu führen, sondern aus dem heraus auch zu siegen hoffen darf. Das ist dann freilich keine romantische Wildnis mehr. Es ist der Urgrund seiner Existenz, das Dickicht, aus dem er einen Tages wie ein Löwe hervorbrechen wird“). Nella cinematografia si è cercato di esprimere questa natura selvaggia, ma nel suo lato romantico. Quella vera la vedo in persone come Etty, non sposata, non domabile, ma che guarda in alto. A lei C. G. Jung serve per guardare in alto, al padre Grün (in un articolo che ho trovato per caso nella rassegna stampa che mi ha mandato Renato) serve per una qualche forma di incontro con se stesso, che, Balthasar me lo disse in una sua lettera del 1979, potrebbe essere anche l’inferno. Non voglio incontrare me stesso, ma Cristo e la sua „natura selvaggia“, cioè il suo cuore (non solo parole della Bibbia). Questo fondamento selvaggio della mia esistenza è ciò che mi ha permesso di vivere per più di trent’anni nel sistema scolastico tedesco. Il mondo dei piccolini di Stanzi in un certo senso fa parte di questa natura selvaggia, ma nella forma della tenerezza, che nessuna forma del Leviatano può controllare. 2) La capacità di affrontare la morte senza paura, come ho visto in Ferdinand Ulrich. 3) Eros: „«La seconda forza elementare è Eros: quando due persone si amano, sfuggono al dominio del Leviatano, creando uno spazio che sfugge al suo controllo. Eros, in quanto vero messaggero degli dei, trionferà sempre su tutte le formazioni titaniche» (ibid). Eros non è riducibile al sesso, può vivere senza di esso, ma non è vero il contrario (intendo una priorità dell’eros sul sesso), perché „il sesso non contraddice, piuttosto corrisponde, nella natura organica, ai processi tecnici“. Alle volte alcune persone o tante, non so, hanno bisogno di sesso, ma questo ha a che fare con quello che Balthasar afferma in riferimento a Gregorio: „l’uomo è doppio poiché consiste in anima e corpo“ (Gregorio) ed alcuni in questa doppiezza hanno più bisogno di sesso di altri. 4) L’amicizia. "L'eros vive anche nell'amicizia... Pensieri e sentimenti rimangono chiusi nel profondo: si evita persino il vino, perché risveglia la verità {nei casi di tirannia di cui ho parlato prima}. In tali situazioni, la conversazione con un amico fidato non solo può essere di infinito conforto, ma anche riportare e confermare il mondo nelle sue giuste e libere proporzioni. Una persona è sufficiente come testimone che la libertà non è ancora scomparsa: ma abbiamo bisogno di lei. Allora crescono in noi le forze per resistere. I tiranni lo sanno e per questo cercano di dissolvere l'umanità in generale e in pubblico. Questo tiene lontano l'imprevedibile, lo straordinario." (ibid.: "der Eros lebt auch in der Freundschaft... Gedanken und Gefühle bleiben im Innersten verschlossen: man meide selbst den Wein, weil er die Wahrheit weckt. In solchen Lagen kann das Gespräch mit dem vertrauten Freund nicht nur unendlich trösten, sondern auch die Welt in ihren freien und gerechten Maßen wieder bringen und bestätigen. Ein Mensch genug als Zeuge, dass die Freiheit noch nicht verschwunden ist: doch seiner bedürfen wir. Dann wachsen uns die Kräfte zum Widerstande zu. Das wissen die Tyrannen und suchen das Menschliche im Allgemeinen und öffentlichen aufzulösen. Das hält das Unberechenbare, das Außerordentlichen fern.“). Non ho conosciuto personalmente Luigi Giussani, ma credo che lui fosse stato una „natura selvaggia“ e per questo parlava di amicizia. Una delle delusioni più grandi della mia vita e che proprio nel Movimento nascano così poche vere amicizie che siano capaci di resistere al pericolo, al Leviatano e al suo nichilismo. Ma come dice Jünger: basta una persona: „Una persona è sufficiente come testimone che la libertà non è ancora scomparsa: ma abbiamo bisogno di lei.“ E in questo io sono stato aiutato davvero, e non con una sola persona. 5) L’opera d’arte. In questo capitolo fanno parte le mie letture in ambito letterario, filosofico e teologico: quelle che il lettore del mio diario già conosce. Sono tutte letture che non hanno a che fare con la logica del Leviatano. Come anche la musica che ascolto: „La libertà e la vita artistica sono strettamente legate e fioriscono laddove la libertà interiore ed esteriore sono in equilibrio. La creazione artistica, ovvero l'opera d'arte, incontra ancora resistenza sia all'interno che all'esterno. Anche l'opera d'arte assorbe il nulla con una forza incredibile, rendendo consapevole l'atto creativo. (ibid.:“Durchaus verbunden sind Freiheit und musisches Leben, das dort zur Blüte kommt, wo innere und äußere Freiheit in günstige Verhältnis stehen. Noch trifft die musische Schöpfung, d.h.: das Kunstwerk, innen und außen auf Widerstand. Auch das Kunstwerk saugt das Nichts mit ungeheuer Kraft; das macht den Zeugungsakt bewusst.“). 

Queste forze elementari „assorbano il nulla“ e lo trasformano nel senso del „medesimo uso di essere e „nulla“ (Ulrich): cioè trasformano il nulla del nichilismo dal di sotto nel nulla dell’amore. E questo è l’unico avvenimento che può combattere la mobilitazione totale.


Dalla versione odierna di Banfi, che mette in evidenza la crisi iraniana, prendo due punti, che commento velocemente: 1) „Il mondo cattolico è in prima linea nella mobilitazione contro i massacri della popolazione che protesta. Dice ad Avvenire Angelo Moretti, portavoce del Mean, il Movimento europeo di azione non violenta: «Paradossalmente, il momento può essere adesso. Tra un’America il cui presidente si erge in modo arrogante a garante di un’unica moralità, la sua, e una Cina dove la repressione dei diritti prosegue, il Vecchio continente ha l’opportunità di mostrarsi con la schiena dritta, non più esitante o balbettante». Moretti ha in mente le missioni di pace che hanno portato amministratori, politici e volontari in Ucraina in questi quattro anni di guerra. «Chi subisce una qualsiasi forma di esilio, in patria e fuori, deve trovare asilo e ospitalità nei nostri Stati, che considerano la democrazia e la libertà valori indiscutibili». «È evidente che in questo momento c’è bisogno di più Europa - gli fa eco il vicepresidente nazionale di Azione Cattolica, Paolo Seghedoni -. La piazza in questo senso è uno strumento importante, perché senza di essa tante istanze resterebbero sulla carta. Chi ci va, poi, deve aprirsi in un dialogo ostinato con chi non la pensa come lui, anche per evitare il rischio di strumentalizzazioni»“ (Banfi) - chi ha appena letto la mia meditazione in dialogo con Ernst Jünger puoi immaginarti che cosa pensi io di questo. Il vecchio continente con schiena diritta è una fantasia…il vero dialogo oggi dovrebbe essere fatto con Donald Trump e la sua amministrazione ma di questo questo il mondo cattolico di cui parla Banfi non è minimamente capace. 2) „Veniamo alla Groenlandia. Le posizioni degli americani sono inconciliabili con quelle dei danesi. È emerso in modo evidente dai colloqui del ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, con il vicepresidente Usa JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Trump ha ribadito (vedi Foto del Giorno) che qualsiasi soluzione che non preveda il controllo degli Stati Uniti sulla Groenlandia sarebbe “inaccettabile”. Ma c’è stata una reazione europea. La Danimarca e alcuni Paesi alleati, tra cui Svezia, Paesi Bassi, Canada, Germania e Francia, hanno annunciato un aumento della propria presenza militare in Groenlandia per far fronte alle crescenti pressioni statunitensi. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha espresso il suo sostegno alla Groenlandia, affermando che essa “appartiene al suo popolo” e che può contare sul sostegno di Bruxelles. La Verità di stamattina mette in luce però il litigio fra Francia e Germania proprio sulla forma della presenza dei soldati nell’Artico.“ (Banfi) - Ursula von der Leyen rappresenta l'Europa realmente esistente. Quella che con a capo la Germania sta guidando la mobilitazione totale. C'è differenza se i mezzi per commettere genocidi vengono ideati e accumulati per conto di oligarchi tirannici o per decisione parlamentare? In vero sì: nel secondo caso la coercizione universale diventa ancora più evidente.“ (Ernst Jünger, Oltre la linea, punto 19). Da questo si impara solo una cosa: il mondo cattolico descritto da Banfi, da non confondere con la Chiesa, è al servizio del Leviatano e della mobilitazione totale. E per quanto riguarda Trump: si può dire di lui tutto, ma non corrisponde per nulla alla natura del Leviatano, piuttosto a quella „selvaggia“. Grazie a Dio una parte del mondo cattolico (Vance, Rubio…) sta con lui; ma ripeto anche questa parte del mondo cattolico non è la Chiesa, che è sempre sub et cum Petro, che desidera, con i vescovi statunitensi, un atteggiamento umano nei confronti dei migranti. 


Banfi parla anche dei tentativi di pace di Trump in dialogo con Putin. 


Iran. Mi ha scritto l’altra sera Nadia, dopo la pubblicazione del suo articolo: „Un'altra analisi chiara, concisa e fondamentale di Narges, pubblicata oggi sulla rivista Time. Più vedo, sento e leggo, più temo le ripercussioni di questa rivolta. Liberarsi di questo regime, a qualsiasi costo, è una cosa; non avere le infrastrutture adeguate per consentire a un Paese smantellato e potenzialmente frammentato di riprendersi e ristabilizzarsi dopo il crollo del regime è un'altra. Posso solo pregare che questa non sia l'inizio di una situazione in cui “dalla padella finiamo nella brace”. Oggi ho fatto una breve chiacchierata con mio padre {che è in Iran} e lui condivide la mia stessa paura. Auguro a tutti una serata tranquilla e serena.“


Il camminatore nel bosco (Jünger) e l'artista o l'artigiano che lavora con il legno (Ulrich) sono sempre a contatto con la natura e la natura ci educa alla dimensione selvaggia, amicale, erotica, non spaventata dalla morte (per grazia) ed artistica. Gesù stesso, con il suo cuore „sovraessenziale“ (Ulrich), con il suo cuore „sovrannaturale“ (De Lubac) prende il contatto con noi perlomeno attraverso una di queste forze elementari e cioè con l'amicizia (Giovanni 15, 15: [15] Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. οὐκέτι ⸂λέγω ὑμᾶς⸃ δούλους, ὅτι ὁ δοῦλος οὐκ οἶδεν τί ποιεῖ αὐτοῦ ὁ κύριος· ὑμᾶς δὲ εἴρηκα φίλους, ὅτι πάντα ἃ ἤκουσα παρὰ τοῦ πατρός μου ἐγνώρισα ὑμῖν.). Da tutto ciò „possiamo, nello Spirito Santo di Colui, che ascoltiamo, nella contemplazione della nostra parabola del padre misericordioso {Lc 15, 11-32), imparare molto. Perché Colui che la racconta è Egli stesso il creatore eterno (nel grembo del Padre assolutamente calmo), nella carne, nel suo cammino amoroso fino all’estremo, dissanguato essere-lasciato  ed essere-donato sulla Croce. La sua intera vita nella carne è martirio (testimonianza) del suo essere eternamente generato dal Padre, che Gli consegna la pienezza della vita divina così che Egli tramite ciò, afferma coloro che ricevono (1) nel suo eterno essere-stato-Figlio. Ciò che il Padre da (gignere est dare) al Figlio nella generazione, lo presuppone nel Figlio e come questo stesso, eternamente, nell’unità della natura. Colui che riceve non è mai stato non-Figlio, sebbene Egli riceva tutto dal Padre: nello Spirito Santo dell’amore“ (Ferdinand Ulrich, DeP, 325). Il mistero della Trinità non corrisponde mai all’ordine del Leviatano, perché è manifestazione-velamento di un amore assolutamente gratuito. Di questo e solo di questo abbiamo bisogno più del pane, anzi questo è il pane quotidiano che necessitiamo e chiediamo.


(1) Ho una difficoltà grammaticale: in tedesco la parola „Empfangende“ è neutro: das Empfangende. Bejahen (affermare, assentire) è transitivo, quindi con accusativo. Ma l’articolo „den“, dal neutro „das“, può essere solo dativo plurale; quindi in vero non so come tradurre. 


"Quando Gesù ci chiama ad essere suoi amici, cerchiamo di non ignorare questa chiamata. Accettiamola, coltiviamo questo rapporto e scopriremo che proprio l'amicizia con Dio è la nostra salvezza." Leone XIV, X


Abba nostro…


(Pomeriggio) Il Leviatano non sopporta alcuna obiezione e i suoi padri della Chiesa, che Jünger chiama i padri della chiesa del dubbio, pretendono per sé una lealtà che nessuno padre della Chiesa o papa avrebbe preteso per sé. Trump non corrisponde neppure in questo al Leviatano, perché nell’amministrazione ha lasciato entrare persone che non sono da sempre suoi amici o che da sempre fanno parte del suo partito. Ed anche il tiranno di Aristotele (vedi l’articolo di Auron MacIntyre in Substack oggi sul tema) con le sue caratteristiche, per esempio: non sopportare rivali, vietare ogni associazione che non lo sostenga, etc non sono caratteristiche che caratterizzano lui più di altri. E poi in Trump non vi è alcun sostegno del dubbio teorico proprio al Leviatano…PS Solo il santo desidera essere dimenticato (come la piccola Teresa per Gesù). 


(Pomeriggio, tardo) La questione del cosmopolitismo stoico e se ho capito della sua vicinanza a Gregorio di Nyssa (cf. Balthasar, Presenza e pensiero, edizione tedesca 115-116), che pone la nascita dell’umanità prima di quella di Adamo, mi sembra di evitale importanza per comprendere tutto il pontificato di Papa Francesco, che in un certo senso non ha pensato solo la fratellanza di tutti gli uomini (Fratelli tutti), ma anche di tutti gli essenti (la casa comune). Questo cosmopolitismo non è quello ideologico criticato da Thomas Mann nel 1918, nelle sue „Considerazioni di un apolitico“, come „retorica democratica“, non ha nulla a che fare con l’individualismo liberale e neppure con l’atomismo sociale e con le sue forme moderne, ma è appunto annuncio di una fratellanza ontologica. Balthasar da ragione a Marco Aurelio quando afferma che se si salgono i gradini dell’essere, cambia il rapporto tra natura ed individui: „l’indipendenza delle singole parti aumenta, ma senza mettere in pericolo l’universale unità“ - ogni autentico cristiano personalismo nella comunione  non è mai né „individualista“ né „collettivista“, rispetta la priorità dell’universale sul particolare, ma intende quest’ultima come comunione fraterna ed ontologia di tutto il reale…La „machine“ (Paul Kingsnorth) si pensa anche come universale, ma non sa integrare le persone e la loro libertà in un’unita comunionale autentica. Gli algoritmi cercano solo la comunità degli interessi economici di pochi…


Iran. „Ascolto diversi podcast politici e nei periodi di forte tensione politica (ad esempio, la rielezione di Trump, gli attuali disordini politici in Iran) ricorro a questo tipo di podcast con una “moderazione malsana”. Non posso farne a meno. Penso che sia una sorta di tentativo compensatorio da parte mia di analizzare e comprendere una situazione su cui spesso non ho alcun controllo attivo. “Drop Site News” è uno di quei podcast che offre costantemente un giornalismo di alto livello e approfondito su argomenti che i media mainstream occidentali ignorano completamente, sorvolano o distorcono per renderli più appetibili al consumatore medio. Questo particolare episodio, pubblicato due giorni fa, sulle attuali proteste in Iran non fa eccezione. I conduttori pongono domande acute e critiche a due brillanti studiose iraniane (Narges Bajoghli, professore associato di Antropologia e Studi sul Medio Oriente alla John's Hopkins University, che già conoscete, e Samira Mohyeddin, caporedattrice di On The Line Media), che sembrano avere il polso della situazione per quanto riguarda ciò che sta realmente accadendo in Iran in questo momento. A mio parere, questa conversazione dovrebbe essere ascoltata obbligatoriamente dagli iraniani, e in particolare dagli iraniani della diaspora, che sembrano spingere in massa per quella che Samira descrive come una narrativa “disnificata” (“disnified”), delirante e pericolosamente nostalgica per il ritorno di un principe ereditario salvatore che possa guidare questa nazione disperata attraverso una rivoluzione di successo e il crollo del regime islamico, aprendo così la strada per il ritorno di tutti noi alla nostra patria pacifica e prospera. Tutto quello che posso dire è che le preoccupazioni e i pericoli molto reali di ci parlano Samira e Narges sono una sintesi elegantemente articolata di alcune delle previsioni e delle preoccupazioni che anche mio padre e io condividiamo. Lo condivido con voi perché percepisco il vostro sincero interesse e la vostra preoccupazione per la situazione del mio Paese e del suo popolo, e perché questo è purtroppo il risultato più plausibile che vedo se le cose continuano a peggiorare seguendo la stessa traiettoria che hanno seguito finora. Spero che ascoltarlo in inglese non sia troppo arduo, altrimenti sarò lieto di trascrivere e tradurre il testo per voi. Nelle parole di Samira, che “momento orribile per essere una persona con capacità di pensiero critico” (Nadia)….- Cara Nadia, una traduzione letterale non è necessaria, tu hai  altro da fare; ma di un riassunto dell’essenziale ti sarei grato; io leggo sempre con tanto interesse ciò che tu e tuo padre pensate. I media insistono al momento solo sul numero elevato dei morti, come mai prima, dicono loro. Su Trump non so bene cosa pensare, mi sembra molto „selvaggio“ nelle sue reazioni, positivo in alcune crisi (Ucraina) e in altre come un cow boy.. Un mio amico che ha una sorella egiziana (lui stesso era stato adottato da piccolo da dei genitori tedeschi), che ha letto il tuo articolo nel mio account in Substack la pensa sul principe ereditario come te. Ti abbraccio, che Dio misericordioso benedica te, la tua famiglie e il tuo popolo, Roberto con Konstanze.


(Wetterzeube, il 14.1.26, mercoledì della prima settimana dell’Ordinario)


(Notte profonda) Anche se ho ascoltato con una certa ammirazione il discorso di Natale del 1962 di Adenauer, credo che Jünger, un decennio prima abbia visto, ben più profondamente, il pericolo del „culmine del nichilismo“ nella figura del Leviatano. C’è qui in Germania un politico della AfD, che viene criticato duramente dai media, ma che il 12.1. in X ha scirtto un post notevole, non profondo come Jünger, ma con un certo valore: „L'ordine mondiale del 1945 viene definitivamente spazzato via. Secondo Alexander Dugin, gli attori globali si trovano ad affrontare una battaglia escatologica finale in ruoli diversi: la Russia, ad esempio, si considera il Katechon che ferma il caos, mentre gli Stati Uniti si vedono come liberatori globali. La carica religiosa rende la situazione di tensione internazionale ancora più imprevedibile e pericolosa.

Peter Thiel ha rilasciato alcuni mesi fa un'intervista a WELTWOCHE. Egli vede due possibili sviluppi per l'umanità e fa riferimento anche alle immagini della Bibbia: o l'Armageddon (la terza guerra mondiale) o l'Anticristo, ovvero un leader carismatico che instaura il controllo assoluto sfruttando la paura dell'Armageddon e le possibilità tecniche del presente.

Una Germania che ha perso la fiducia in se stessa e un'Europa impotente assistono impotenti a questo sviluppo. Quale sarebbe la sua professione? Cosa dovremmo (ri)diventare per aprire una terza via?“ (Björn Höcke). Se Jünger nel 1950/8 aveva ragione l’ordine mondiale del 1945 conteneva già da subito un pericolo disastroso di superare la linea del nichilismo, cioè di un „vuoto interiore“ incapace di una qualsivoglia „terza via“ (io questa la vedo solo nella dottrina sociale cattolica). Quello che non può dire Höcke è che anche un successo straordinario della AfD non cambierebbe nulla, perché il problema non è solo politico, tanto meno solo nazionale. „La mobilitazione totale è entrata in uno stadio che è più minaccioso di quello passato“ (Jünger, Oltre la linea, 18). Nel 1950/8 il tedesco non era più il soggetto della mobilitazione totale, ma l’oggetto di essa che secondo Jünger avrebbe fatto il suo dovere senza essere ricompensato, ma ora nel 2026 sembra che la Germania diventi ancora una volta il soggetto della mobilitazione totale. Quello che Papa Francesco chiamava „la terza guerra mondiale a pezzetti“ corrisponde, secondo me, al dominio della „machine“ (Paul Kingsnorth), alla „mobilitazione totale“ (Jünger). Un pensatore come Ferdinand Ulrich con il suo „povertà-amore“ ha proposto una via dell’umsonst (amore è umsonst: gratis et frustra), che è qualcosa di molto simile a quello che dice Jünger: „nostro è il cammino che non garantisce la sicurezza né dall’interno né dall’esterno“ (Oltre la linea, 19). Non garantisce nulla, ma offre una via per una „decisione personale“, quella della fiducia nella notte, non riducibile a qualsivoglia posizione politica. Ma il pericolo è evidente a tutti,  pochi, però, lo hanno espresso in modo così chiaro come Jünger: "È così che le catastrofi si profilano sempre più chiaramente e in modo sempre più imponente... Emerge così il pericolo di catastrofi universali... È prevedibile che la limitazione della libertà continuerà. Essa è presente anche laddove si crede ingenuamente di essere padroni delle proprie decisioni. C'è differenza se i mezzi per commettere genocidi vengono ideati e accumulati per conto di oligarchi tirannici o per decisione parlamentare? In vero sì: nel secondo caso la coercizione universale diventa ancora più evidente." (Ernst Jünger, ibid. 19: "Das ist der Weg, auf dem die Katastrophen sich immer deutlicher und immer riesenhafter abzeichnen... Damit taucht die Gefahr von universalen Katastrophen auf... Es ist vorauszusehen, dass die Beschneidung der Freiheit noch währen wird. Sie ist auch dort vorhanden, wo man sich auf naive Weise im Besitz des Entschlusses wähnt. Ist es ein Unterschied, ob völkermordende Mittel im Auftrage  tyrannischer Oligarchen oder auf Parlamentsbeschluss ersonnen und gehäuft werden? Gewiss ein Unterschied: im zweiten wird der universale Zwang noch deutlicher.“). In diesem Sinne sehen Alexander Dugin e Peter Thiel la catastrofe più chiaramente di Höcke, ma è un merito di quest’ultimo di aver perlomeno posto il problema, mentre la CSU, come mi scriveva l’amico che ho citato ieri notte, vuole in Germania l’esercito convenzionale più forte d’Europa, cioè la „mobilitazione totale“. Fiducia? Si, in Cristo! Per questo prego sempre la preghiera che ci ha insegnato. 


L’idea che „uno stato mondiale“ possa risolvere il problema, come ho già detto, non per la previsione di Thiel, ma per la lettura di Benson (Il Signore del mondo), non mi convince per nulla, anche se credo che Jünger intendesse forse il „pacta sunt servanda“ a livello mondiale, attraverso chiari contratti internazionali, come ha espresso anche Leone XIV nel suo discorso ai diplomati.

Nel mio più piccolo teatro del mondo, negli ultimi giorni ho insistito sulle figure del camminatore nel bosco e dell’artista o artigiano che lavora con il legno. In entrambe le figure si tratta di quell’operare nella modalità del  „da sé stesso“ e non della produzione forzata. Della generazione, non del fare. „Questo da-sé-stesso non intende una soggettività autonoma e senza corpo“ (Ferdinand Ulrich, DeP, 324). È la „machine“ che cerca di lavorare senza corpo (Thomas Fuchs). 

Questa soggettività anonima e senza corpo vive di quel „vuoto interiore“ di cui parla Jünger, nella pagina che ho commentato questa notte. Il „da sé stesso“, la gratuità di cui parla Ulrich „non è l’esempio tipico di uno spirito che lasciando l’essere-corpo si ritira in se stesso, ma un sé libero dell’essere-corpo, unità viva di spirito e corpo nell’unico e medesimo essere (come amore) dell’uomo intero. „Forma et materia habent idem esse“, Tommaso d’Aquino“ (ibidem, 324). Questa posizione aristotelica è l’unica che ci può salvare dalla „machine“. Nel contatto con il mio MacBook Air, con cui scrivo, anche il mio corpo è coinvolto e non è un caso che senza gli esercizi nella palestra che mi ha insegnato mio figlio, nel solo contatto con esso il mio corpo si ammalerebbe. Il camminatore nel bosco e l’artigiano del legno sono figure di coloro che vivono in un rapporto buono con la natura, con la materia. „Per questo motivo l'opera che ne risulta è altrettanto tangibile (corporale): nella sua completa materialità, così come lo è l'essere-corpo del maestro stesso, nella modalità del da-sé-stesso“ (ibidem 324). Non possiamo fare o produrre il corpo, esso è presente „da sé stesso“, dopo un’iniziale generazione. Come non possiamo neppure produrre l’opera d’arte senza quella matrix offerta dalla materia stessa! “Deve solo mettere mano per eliminare parte del legno, sciogliere/liberare e rimuovere il rivestimento dell'opera, per portare alla luce ciò che è ”per sua natura" “come da sé”, “da sé stesso” (come dono gratuito) e che, solo con la sua esistenza, ha già in un certo senso sciolto/liberato il rivestimento dall'interno" (ibidem: "Er braucht nur noch Hand anzulegen um das Holz wegzuschlagen, die Umhüllung des Werkes zu lösen, wegzunehmen, um aus der Verborgenheit in die Unverborgenheit ans Licht zu bringen, was "von Natur aus", "wie von selbst", "von sich her" (als Gabe umsonst) da-gewesen ist und allein durch dieses sein Dasein, die Umhüllung schon in gewisser Weise von innen her gelöst hat“).

Questo vale anche per il lavoro intellettuale, che non deve essere una forzatura (forse qualche volta può essere uno sforzo), perché esso deve nascere da sé stesso, come dono umsonst (gratis et frustra). „Il mistero si trova nella physis (von φύω: generare, dare vita, far crescere, creare) dell’albero, che da sé stesso, a partire da sé, cresce: nella calma di una presenza potente: senza un perché. „Devo dire grazie a questo albero per la mia opera“. Me la ha donata da sé stesso. Mi sono coinvolto completamente nella realtà dell’albero“: mi sono affidato al da sé generante dell’amore creativo. - „Mi sono coinvolto del tutto nella realtà dell’albero: mi sono affidato al senza-perché dell’amore “ (324). Il filosofo non ha un albero da intagliare, ma ha l’esperienza - il cammino al vero è un’esperienza ed ha alcuni autori di cui si fida particolarmente, e poi altri che incontra causalmente - il suo proprio discorso non deve essere una forzatura, ma accadere „nella calma di una presenza potente“.


Abba nostro…


(Pomeriggio tardo) Ho sempre sentito il desiderio di un’eredità doppia riguardante la questione dello spirito e della materia, cioè di combinare Platone ed Aristotele; questo è il lavoro filosofico che fa Gregorio di Nyssa (Balthasar, 105 sg.) La concreta universalità di Platone è una parte necessaria di un discorso filosofico che non si voglia fermare al dettaglio o al particolarismo (Papa Francesco, che non era solo un buon parroco, ma anche un filosofo, parlava della priorità dell’universale sul particolare), ma ovviamente „la separazione delle idee“ come essere autentico, non ha alcun senso per un cristiano che pensa che „ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο“ (Gv 1, 14). Per Gregorio „non ci sono altre idee che queste entità concrete, che sono allo stesso tempo forze (entelechie)“ (Balthasar). Non esiste la bontà separata dall’uomo buono, ma questo uomo buono è un universale concreto; per questo il sacro Corano dice che uccidere un uomo, significa uccidere un mondo intero. Aristotele ci ha insegnato „l’immanentismo deciso delle idee corporali“, ma questo immanentismo può essere assentito senza rinunciare ad „una spiritualità esistenziale del concetto“, che afferma cose che hanno una valenza universale: non esiste una bontà limitata ad un popolo solo e le idee che esprimiamo non hanno solo un valore universale, ma sono delle „forze“, non meno forti della forza delle armi. Se non fosse così non avrebbe alcun senso la non violenza, come forma di lotta efficace. 

La tensione tra materia e spirito ci conduce, anche se dobbiamo sforzarci di trovare un’analogia tra i due ambiti, ad una certa doppiezza: „poiché la nostra natura è doppia, un misto di spirituale e sensuale, anche la nostra vita è doppia“ (Gregorio); „l’uomo è doppio poiché consiste in anima e corpo“ (Gregorio). Non tenere conto di questo implica la pseudo trasformazione di un uomo in un angelo - questo non può che avere conseguenze catastrofali. Il punto analogico consiste però nel fatto che dalla corporalità non ne consegue solo la necessità di grattarsi; „legge, ordine, ritmo e musica“ nascono dal „divenire materiale“ non dal puro spirito; il puro spirito non ha bisogno di leggi e di ordine, in un certo senso è legge e ordine, ritmo e musica. Il „divenire spirituale“ non accade nel vuoto, ma in un certo spazio ed in un certo tempo: io sono un filosofo non in generale, ma uno che vive da più di venti anni nella diaspora tedesca dell’est.

Infine vedo un’analogia tra Gregorio e Ulrich; quest’ultimo parlava di una „sovraessenzialità“ che non nasce da una sospensione ideale, ma dalla materia. Ciò che faccio è aperto verso l’alto, perché nella materia stessa vi è l’alto: non è solo una cosa, ma matrix, madre. 


(Sera) „Compensare il lavoro intellettuale con la palestra“ - questo in un certo senso è forse solo un problema orizzontale del rapporto tra spirito e materia, ma forse non è così: lo spirito da solo tende all’astrazione e l’astrazione da sola non fa bene all’uomo; nella palestra siamo confrontati con il nostro corpo e con il nostro desiderio di salute. Che poi vi sia una dimensione sovraessenziale della salute, quella che ci fa comprendere lo spirito ciò non nega il fatto che senza la prima probabilmente non ci sarebbe neppure la seconda: mens sana in corpore sano…


(Wetterzeube, il 13.1.26, martedì della prima settimana dell’Ordinario)  Una delle battaglie insensate a cui partecipa la teologia cristiana è quella dell’uguaglianza, che è un tema dell’illuminismo, non della tradizione cristiana (qui ha il suo luogo culturale la battaglia per il diaconato o sacerdozio delle donne, sostenuta o non contradetta da tanti vescovi in Germania). Vi è un modo teologico di affrontare questo tema dell’uguaglianza,  nel senso dell’uguaglianza della natura delle tre persone divine, che sono appunto tre persone, non tre dei, ma mai e poi mai queste tre persone sono uguali in diritti che contraddicano la natura divina stessa, sono „differenti“ e differenti sono le „precessioni“ del loro procedere e il primo passo di esse è „ex Patre“, non „ex Filio“,etc. La teologia «si scontra piuttosto con  le retroguardie dell'Illuminismo, è essa stessa ancora coinvolta nel dibattito nichilista» (Ernst Jünger, Über die Linie, 17:  „…schlägt sich vielmehr mit  den Nachhuten der Aufklärung, ist selber noch verwickelt in das nihilistische Gespräch“). Oggi piuttosto che scontrarsi, si appiccica a certi temi.  Jünger non cede, però, per nulla a „valutazioni della situazione orientata al declino“ („auf Untergang gerichteten Lagebeurteilung“). Cita tre momenti come „positiva di rango elevato“: “Il disagio metafisico delle masse, l'emergere delle singole scienze dallo spazio copernicano e la comparsa di temi teologici nella letteratura mondiale” ("Die metaphysische Beunruhigung der Massen, das Auftauchen der Einzelwissenschaften aus dem kopernikanischen Raum und das Auftreten von theologischen Themen in der Weltliteratur“). Ed ancor più quella forza che nasce dal dolore di chi ha conosciuto la guerra o la deportazione - ho sempre pensato che senza la deportazione di Ulrich da Odry (nel 1946, con la mamma, dapprima in un campo di concentramento in Neutitschein (Novy Jičin) e poi in Baviera) la sua filosofia non sarebbe stata così forte, anche esistenzialmente. Io non credo che senza la sua presenza avremmo potuto sopportare la nostra vita nella diaspora per più di un ventennio. Questo non è un giudizio sulle persone nella diaspora, tante di loro, proprio nel loro cammino più esposto alle intemperie della storia, sono semplicemente meravigliose. Questo spiega, però, anche come mai ho sempre reagito in modo allergico a carismi che parlano sempre e solo del loro fascino (ed ho esultato quando Papa Francesco ha parlato di decentramento dal carisma), che io non vedo o che vedo solo parzialmente - in questo mia moglie ed io abbiamo, con la nostra piccola famiglia camminato davvero da soli, facendo errori e versando lacrime, ma sostenuti - non dal carisma, ma dall’amore umsonst (gratis et frustra).

Per questo cammino solitario Jünger ha il nome del „camminatore nel bosco“, che poi grazie a Dio non è mai totalmente solitario, perché c’è un fratello o un amico o un sacerdote che ti cammina a fianco e che come piccola famiglia non avevamo per nulla previsto. Anche Ulrich a suo modo usa l’immagine di colui che cammina cercando-non cercando (come per l’appunto il camminatore nel bosco o il maestro incisore del legno) e che filosoficamente chiama, tra l’altro „l’amore-povertà“: l’amore-povertà della ricerca nasce da una serenità ontologica ultima, di cui abbiamo già parlato ieri. „L’opera {dell’arista che da un albero forma per l’appunto un opera d’arte} non viene intagliata puramente da un fare egocentrico del materiale dell’albero. L’albero (il materiale) non è una possibilità neutra, come quella di un „esso“, „per“ l’imporsi del potere operante, piuttosto il „tessuto“, la „materia“ è essa stessa ricca („matrix“). Mediata tramite la povertà creativa del maestro {artista, artigiano} è essa stessa feconda. La sua realtà è il luogo creativo dell’opera che cresce nel nascondimento da sé, che nasce sul medesimo cammino, su cui si muove il maestro incisore del legno in un lasciar-essere fecondo, in un dimenticarsi creativo. L’impotenza della sua serenità ontologica (il suo lasciato-essere), nella quale egli, con tutte le sue capacità, è diventato sempre più superfluo, è la fonte della sua fecondità traboccante più profonda. Il suo „io sono“ e il „φύω“ (dell’albero) originano dalla stessa e medesima radice: dall’essere creato come amore. Crea lasciando-andare fino al dimenticarsi di sé nel silenzio della serenità ontologica, nell’unità di fare e non fare „da sé““ (Ferdinand Ulrich, DeP, 323-324). 

La dimensione cristologica di questo la vediamo nel Crocifisso, che ci ha insegnato un, per così dire „„vedere con le orecchie“, in un’obbedienza cieca, nella quale il Figlio sulla Croce nel suo abbandono per amore non vede più il Padre, con il quale è uno nella natura dall’eternità. „Inchiodato sulla Croce: Ti ha cercato“. Inchiodato (è così incapace di muoversi) va alla Croce, cercando ciò/colui che è andato perso, sul cammino della misericordia“  (Ferdinand Ulrich, DeP, 323, nota 161). Agostino stesso commenta questo „fixus in cruce“  come una cecità che vede e Cristo stesso ci ricorda: „beati coloro che non vedono ma credono! E per la metafora del camminatore nel bosco vale che si può esserlo quando non ci si può più muovere! 


„La procedura, il grande "muss" della modernità e dei tempi che viviamo, come la Legge, non fa che ricordarci il "peccato", la Schuld, il debito che noi abbiamo verso il "dover essere“. Cosa ci libererà dalla procedura? Solo la Grazia. Gratis et frustra…“ (Matteo Foppa Pedretti sul mio articolo in Substack di oggi sulla domanda del Papa se c’è ancora vita nella Chiesa?).

Nell’incontro di cui ho parlato nel mio articolo in Substack sulla domanda del Papa, tra due donne e due bimbi nel grembo delle loro madri, Maria ed Elisabetta, Gesù e Giovanni, non mi piace una sorta di intimità borghese, ma la gioia nascosta di un grande avvenimento. Questa vale filosoficamente per tutto: «Poiché l’oggetto {del nostro desiderio} è infinito, anche il percorso per raggiungerlo è infinito, e ogni prevedibilità (calcolo) diventa quindi superflua» (Balthasar su Gregorio di Nissa, ibidem 105). Nel mondo della „machine“ non c’è una risposta al nostro desiderio. Il compito nella vita lo descrive bene Gregorio: «Desiderare di possedere sempre più pienamente la bellezza è forse la perfezione della natura umana» (Gregorio di Nissa). Questo non è possibile in una dimensione intra-umana, in cui le opposizioni oscillano tra il fecondo e il frustrante, tra il troppo e il troppo poco. Conosciamo, sia a livello culinario che sessuale, sia a livello di potere, un „desiderio senza soddisfazione“, o al massimo con una soddisfazione come tappa o surrogato. Il „possedimento senza desiderio“ è grazia, è „cielo“ e per quanto il mondo sia bello, come ci ha fatto vedere Ernst Jünger nei 22 volumi della sua opera omnia, ad un certo punto comprendiamo che abbiamo bisogno di „un battito di ali“ (le aquile di Tolkien e di Lewis) che solo può portarci alle cose grandi. „Questo battito di ali è l’amore, che solo può produrre „l’equilibrio tra troppo e troppo poco“ (Gregorio di Nyssa“ (Balthasar, 103). Questo non accadrà senza quella dimensione della „sovraessenzialità“ di cui parla Ulrich, senza che l’anima venga strappata via dall’ambito solo orizzontale. 

Abba nostro…


(Notte) Mi scrive un’amico: „Vedo (con preoccupazione) il rafforzarsi del nazionalismo ovunque. L'ascesa economica, politica e militare della Cina mette sempre più in difficoltà gli Stati Uniti. Questi ultimi si chiudono in se stessi, “America first” - non un'invenzione di Trump, ma promossa da lui e dal MAGA. La forza dell'Europa (della Germania) richiesta (anche nella nuova strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti), sia militare che politica, porterà prevedibilmente alla richiesta di dotare la Bundeswehr di armi nucleari, attraverso il progetto di renderla l'esercito convenzionale più forte d'Europa (richiesta avanzata durante la riunione della CSU). Perché solo una potenza dotata di armi nucleari (Stato, confederazione di Stati) può resistere all'aggressione militare delle grandi potenze. Gli ucraini ne sanno qualcosa e il fatto che Kim continui a governare la Corea del Nord (e non sia ancora stato “invitato” a New York) conferma questa tesi. Tutto questo non mi piace. Perché sappiamo bene cosa è successo negli ultimi 150 anni ogni volta che in Germania si sono risvegliati il nazionalismo e il militarismo. Spero che le cose vadano diversamente e nel frattempo auguro ai miei amici e alla mia famiglia non solo salute, ma anche pace…“. Ernst Jünger scriveva nel 1950/8: "Laddove oggi si manifestano disponibilità, volontà di sacrificio e quindi sostanza, c'è sempre il pericolo di uno sfruttamento insensato. Lo sfruttamento è la caratteristica fondamentale del mondo delle macchine e degli apparecchi automatici. Diventa insaziabile quando compare il Leviatano. Non bisogna illudersi nemmeno laddove la grande ricchezza sembra dorare le squame. È ancora più terribile nel comfort. È giunto il tempo degli Stati mostruosi, come aveva predetto Nietzsche" (Ernst Jünger, Über die Linie, numero 18). Ora ascoltiamo Nietzsche: „Il nuovo idolo. Da qualche parte esistono ancora popoli e tribù, ma non da noi, fratelli miei: qui ci sono Stati. Stato? Che cos'è? Ebbene! Ora aprite bene le orecchie, perché vi dirò la mia opinione sulla morte dei popoli. Stato significa il più freddo di tutti i mostri freddi. E mente anche freddamente; e questa menzogna striscia fuori dalla sua bocca: «Io, lo Stato, sono il popolo». È una menzogna! Sono stati i creatori a creare i popoli e a infondere in loro una fede e un amore: così hanno servito la vita. Sono i distruttori che tendono trappole a molti e le chiamano Stato: appendono su di loro una spada e cento desideri. Dove c'è ancora un popolo, esso non capisce lo Stato e lo odia come malocchio e peccato contro i costumi e i diritti. Vi do questo segno: ogni popolo parla la sua lingua del bene e del male, che il vicino non capisce. Ha inventato la sua lingua nei costumi e nei diritti. Ma lo Stato mente in tutte le lingue del bene e del male; e qualunque cosa dica, mente – e qualunque cosa abbia, l'ha rubata. Tutto in lui è falso; con denti rubati morde, il mordace. Anche le sue viscere sono false. Confusione linguistica del bene e del male: vi do questo segno come segno dello Stato. In verità, questo segno indica la volontà di morte! In verità, fa cenno ai predicatori della morte!“ (Così parlò Zarathustra). 

Probabilmente ciò non vale per tutti gli stati, ma per quelli che Agostino definiva cosi: „«Togliete il diritto e lo Stato non sarà altro che una grande banda di briganti», disse una volta Sant’Agostino.“ (Benedetto XVI, nel parlamento tedesco, 22.9.2011). Adenauer nel già citato discoro di Natale del 1962 invitava ad una responsabilità nei confronti dello Stato ed in vero allora vi è stata davvero una speranza di uno stato al servizio del popolo, uno stato militarista non lo è mai! 


Siamo andati a visitare il nostro parroco in ospedale; è stato un intervento serio, ma non tragico. Che Dio lo benedica! 


„L'Occidente vuole una rivoluzione in Iran. Quello che sta realmente accadendo è una controrivoluzione, e la storia dimostra che queste sono solitamente destinate al fallimento.“ (Niall Ferguson) - questa è anche la paura di Nadia. 


„Dalle pagine di Piazza San Pietro, diretta da padre Enzo Fortunato, Leone XIV accoglie le preoccupazioni di Nunzia {una catechista della Svizzera} e la colloca nel quadro europeo: "La situazione nella quale Lei vive non è diversa da quella di altri Paesi di antica cristianità". Il Pontefice invita a guardare oltre i dati di partecipazione: "Le ore dedicate alla catechesi non sono mai buttate via, anche se i partecipanti sono pochissimi". E rilancia una sfida ecclesiale: "Il problema non sono i numeri - che, certo, fanno riflettere -, ma la sempre più evidente mancanza di coscienza nel sentirsi Chiesa, cioè membra vive del Corpo di Cristo, tutti con doni e ruoli unici, e non dei fruitori del sacro, dei sacramenti, magari per mera abitudine". A Nunzia - e a quanti vivono le stesse difficoltà - il Papa indica una via: "Come cristiani, abbiamo sempre bisogno di conversione. E dobbiamo cercarla insieme". E ricorda che la vera porta della fede "è il Cuore di Cristo, sempre spalancato". L’appello conclusivo del Papa si radica nell’eredità di Paolo VI: "Quello che si può fare è testimoniare la gioia del Vangelo di Cristo, la gioia della rinascita e della resurrezione““ (Vatican news).


(Wetterzeube, il 12.1.26, lunedì della prima settimana dell’Ordinario)  


Qui a casa teniamo i segni natalizi (presepio, albero di Natale…) fino al due febbraio; le giornate cominciano, lentamente, ad allungarsi, ma l’inverno tedesco è lungo qui da noi, ad Amrum ancora di più. 


Nel suo saggio su Goslar, dove siamo stati anche con la famiglia allargata, per così dire, nell’ultima settimana di Avvento, nel dodicesimo volume dell’Opera omnia, „Cacce sottili“,  Ernst Jünger, in un viaggio in Egitto, che compie nel tempo di Goslar o alla fine di esso, quando sua moglie preparava il trasloco al Lago di Costanza, usa un termine che mi ha fatto tanto riflettere: „Überfutterung“ (sovralimentazione), lo usa in riferimento alle attrazioni turistiche. Questo vale anche per questo diario: c’è troppo, ma spero che il lettore sappia selezionare ciò che gli serve, così che il diario rimanga quello che vuole essere: un servizio. 


Nel lungo discorso di papa Leone XIV ai diplomatici parla anche dell’accordo di Washington tra Azerbaigian ed Armenia, come alcunché di positivo, anche se dice che vi sono ancora questioni irrisolte; nel suo ruolo diplomatico, parlando a diplomatici, è forse giusto così, ma su questo punto la passione con cui scrive Renato sul tema, deve essere possibile: non siamo tutti diplomatici (tra l’altro Renato si sforza ad esserlo anche, un poco) e lo stile petrino, in primo luogo nella sua dimensione diplomatica, non è l’unico stile possibile nella Chiesa…


Sessant’anni fa arrivava a Torino come cardinale il prof. Pellegrino, a cui allora avevo scritto (credo nel 1978) e che mi fece parlare con un sacerdote di fiducia per i „problemi filosofici“ che avevo. Un articolo di Bruno Quaranta (che mi ha fatto conoscere Renato), in cui si recensisce una biografia su di lui, lo presenta come una persona per cui la „libertà di coscienza, il rigore intellettuale e la Chiesa in cammino“ erano elementi portanti della sua opera di pastore.


Gianni mi ha fatto pervenire queste informazioni sulla Siria: „Dopo giorni di violenti scontri il fronte di fuoco delle Forze democratiche siriane a maggioranza curda ha annunciato la tregua in alcuni quartieri di Aleppo, lasciando il controllo ai soldati del governo nazionale di Ahmed al-Sharaa. Mentre gli Stati Uniti tornano a colpire il sedicente Stato Islamico con decine di raid come rappresaglia dopo l’uccisione di alcuni soldati Usa nell’area“ (Vatican news).


Per quanto riguarda le proteste in Iran, nella sua versione odierna il mio amico Alessandro Banfi scrive: „Ma è l’Iran oggi in primo piano sulla stampa occidentale. Secondo le notizie fornite da alcune Ong che operano nel Paese il numero di morti causati dalla repressione delle proteste è salito a oltre 500, mentre più di 10 mila persone sarebbero state arrestate dalle autorità iraniane. Sui social  si susseguono immagini di manifestazioni di popolo, proteste, ragazze che si accendono sigarette bruciando la foto di Khamenei, la Guida Suprema. Il volto simbolo di questa protesta, iniziata contro il caro vita, è anche diventata la ragazza curda Rubina Aminian, uccisa giovedì sera mentre era per strada con tanti giovani come lei. Rubina, la cui foto sta facendo il giro del mondo, era studentessa di design tessile e di moda allo Shariati College di Teheran. Donald Trump ha minacciato di intervenire con la forza. Secondo i giornali di oggi tra le opzioni allo studio della Casa Bianca ci sono il rafforzamento delle attività di propaganda antiregime online, l’uso di armi cibernetiche contro obiettivi militari e civili iraniani, l’inasprimento delle sanzioni e, in ultima istanza, anche attacchi militari. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, ha avvertito che qualsiasi attacco degli Stati Uniti porterebbe Teheran a contrattaccare Israele e le basi militari statunitensi nella regione, considerate “obiettivi legittimi”“ (Alessandro Banfi). 


Nadia: „Sebbene alcuni manifestanti possano essere pienamente favorevoli al ritorno della monarchia e all'assunzione di un ruolo di leadership attivo da parte di Reza Pahlavi, la mia ipotesi è che, a questo punto, la maggioranza dei manifestanti conti su di lui come figura simbolica, di transizione, ma unificante, in grado di alimentare una rivolta e dare a una nazione disperata la speranza che forse questa volta, con queste specifiche proteste, se avremo un leader chiaro, soddisferemo uno dei requisiti fondamentali per rovesciare il regime clericale islamico. Ma la realtà è che si tratta di un personaggio complesso e, sebbene io sia totalmente favorevole a un Iran democratico e laico (una visione che anche lui sembra sostenere), non sono sicuro che sia un contendente/alternativa stabile a lungo termine per la leadership di un Iran post-IRGC, ammesso che ciò diventi realtà. Penso anche che l'eco del sostegno che sta ottenendo nelle strade attraverso le persone che scandiscono il suo nome sia in qualche misura amplificato dai suoi sostenitori nella diaspora, e c'è un avvertimento riguardo alla diffusione delle voci degli iraniani nella diaspora (che sono comunque quelli prevalentemente attivi sui social media e le cui voci vengono ascoltate e diffuse senza alcuna restrizione), perché personalmente penso che spesso abbiano i loro programmi nostalgici per tornare a un Iran pre -1979. Detto questo, Reza Pahlavi ha dichiarato a diversi media, e lo cito direttamente: “La mia unica missione nella vita è fare in modo che il popolo iraniano possa finalmente determinare il proprio futuro in elezioni libere e giuste, e il giorno in cui gli iraniani andranno alle urne per decidere il loro futuro, quella sarà la missione compiuta e la fine della mia missione politica nella vita”. Nel frattempo, ha anche cercato attivamente di stabilire stretti legami e di ottenere il sostegno di leader come Trump e Netanyahu per portare a termine questa missione e, anche se si può sostenere che abbiamo bisogno di un certo grado di sostegno e pressione esterni per “portare a termine il lavoro”, considerando le lezioni che la storia ci ha insegnato sull'imperialismo e sulle forze esterne che interferiscono nella nostra politica nazionale per i propri evidenti interessi, sarei molto cauto su come affrontare questo capitolo. Infine, pochi giorni fa ho visto un post di Narges Bajoghli, una professoressa associata iraniana della Johns Hopkins University, e penso che lei sia una delle voci più lucide al di fuori dell'Iran su ciò che sta accadendo in questo momento. Ho ripubblicato la sua analisi nelle mie storie e vorrei condividerla nuovamente qui, nel caso ve la foste persa e poteste trovarla interessante.“


„Il problema potrebbe allora non essere che il diritto viene violato.
Il problema potrebbe essere che il diritto continua a rappresentare un mondo che non esiste più… È in questo contesto che figure come Donald Trump vengono spesso fraintese. Trump è abitualmente descritto come un’anomalia: un distruttore di norme, un violatore del diritto internazionale, un fattore di regressione. Ma osservato più da vicino, appare meno come una causa e più come un sintomo. Non argomenta contro il diritto internazionale. Lo ignora. Agisce come se la sua autorità rappresentativa fosse già esaurita. Groenlandia, dazi, alleanze, sanzioni non sono trattati come problemi giuridici da risolvere, ma come leve strategiche da azionare. Il potere viene esercitato in spazi in cui la rappresentazione giuridica non coincide più con il controllo effettivo. Il problema non è che le norme vengano infrante. Lo scandalo è che non strutturano più il campo in cui le decisioni vengono prese. “ (Ciro Sbailò in Substack). - Un po’ intuisce la stessa cosa il Santo Padre quando nel suo discorso ai diplomati di qualche giorno fa afferma che abbiamo bisogno di un nuovo linguaggio per intenderci. 


Abba nostro…


PS La „meditazione“ segue oggi al pomeriggio. 


(Pomeriggio) Quale è il senso del cercare-non cercare del camminatore nel bosco? „Questa ricerca nasce da una duplice lontananza: dall’amore-povertà di colui che cerca e dal nascondimento di ciò (colui) che viene cercato“ (Ferdinand Ulrich, DeP, 323). Per questo bisogna evitare la „sovralimentazione“ di informazioni (spesso basta la nostra intuizione). Quest’ultima provoca una „dipendenza“, „che strappa dentro di sé ciò che non è ancora stato trovato. In questo modo la ricerca non sarebbe né dimentica di sé, né decisa a trovare l’altro {esso, lui, lei} come altro nella sua unicità: a partire da esso/lui, lei. Colui che cerca non sarebbe in cammino per l’essere-trovato dell’altro, ma solo con lo scopo della sua autorealizzazione e autosoddisfazione, attraverso la qualcosa sarebbe in senso negativo „accecato“, la sua luce si trasformerebbe in unità“ (DeP, 323). Probabilmente, a diversi livelli, non possiamo sulla „Titanic“, dentro gli ingranaggi della „machine“, evitare ogni autosoddisfazione, ma credo che dobbiamo per lo meno ricordarci che si tratta di un surrogato (e se usiamo di persone, per lo meno possiamo pregare per loro).

„L’amore-povertà della ricerca nasce dal lasciato-essere del sé {è probabile che Ulrich pensi alla parola tedesca: Gelassenheit = serenità ontologica}, il quale solamente tramite il fatto che è presente amando, è capace in se stesso di ciò/chi trova e in questo modo lo lascia essere creativamente nell’essenza che gli/le è propria. In forza della povertà della sua ricerca amorosa colui/ colei/ ciò che è cercato giunge a se stesso/a, si fonda in se stesso/a, è presente nella sua figura“ (ibidem). Quanto dice qui Ulrich ha una dimensione cristologica che approfondiremo domani. Cosa significa tutto ciò a livello diciamo antropologico, nel lavoro di un artista che sta costruendo un campanile o in generale per la figura del camminatore nel bosco? „La rinuncia del digiuno non è avvenuto solo nel maestro {l’artista che crea la sua opera}, piuttosto, poiché il suo sé creativo è in se stesso capace del „Io:Tu (Egli, lei, esso), nello stesso modo e nello stesso tempo è accaduto anche nello spazio dell’altro, dell’opera, che cresce „da sé“, come l’albero (non fatto), nel senso che il campanile, che sta costruendo dall’albero trovato, sta davanti agli occhi del maestro, già compiuto“ (DeP. 323). Il camminatore nel bosco, che può essere anche l’artista che va cercando-non cercando l’albero che gli serve per costruire la sua opera, non è un produttore efficiente, uno che si fa da sé, come lo zio di Karl Rossmann nel romanzo di Kafka „Il disperso“; piuttosto è Karl stesso, che cercando-non cercando è figura di uno che sa incontrare davvero e gratuitamente l’altro/a. Nel rapporto con gli altri non dobbiamo mai forzare nulla, dobbiamo dare spazio all’altro e ai suoi interessi in modo che lui si senta davvero accettato; ciò non significa perdere la propria identità, ma vivere quest’ultima nel mistero della povertà-amore.


(Sera) In dialogo con Balthasar era per me importante dire che la ricerca di Dio non si aggiunge alla ricerca immanente come un secondo piano, ma non credo di aver dato la ragione di questa mia affermazione. Nelle pagine 100-102 del libro su Gregorio si trova la risposta. „Così il desiderio viene continuamente sostituito dalla noia.“ (Balthasar). Ed anche se il desiderio immanente si riaccende, ad un certo punto subentra il vuoto, con più o meno sensi di colpa (se il piacere non era puro) o di nostalgia (se era puro). In questa breccia di incompletezza si innesta il desiderio soprannaturale, ma non come un tappabuchi, perché la forma circolare del desiderio immanente non verrà mai superata, tanto meno dalle offerte della „machine“. 


(Notte) Non si può capire Ernst Jünger se non si sa che in guerra ha dimenticato la maschera antigas piuttosto che il tubetto di vetro per gli insetti.


Il punto 17 di „Oltre la linea“ deve essere letto attentamente. Ernst Jünger negli anni 1950-58 non era ancora cattolico, ma avrebbe compreso bene quella domanda che ha posto il papa in questi giorni: c’è ancora vita nella Chiesa? Ieri ho riportato qui nel diario una parte dell’articolo che ha scritto Lucio Brunelli sul tema, ma anche se l’idea dell’attrazione non è male, non mi dice nulla. Mi manca quella sapienza che permette al non credente Jünger di capire che è meglio „schierarsi da parte delle Chiese che di coloro che le criticano“. Ma Jünger non fa sconti ed anche se il diminuire dell’importanza delle Chiese significa solamente lasciare le masse in balia della „machine“, del „collettivo tecnico“, rimane il fatto che la battaglia contro il nichilismo è contro un nemico, che si veste anche con l’indifferenza del liberalismo, che forse è più forte di loro - sociologicamente; poi nella Chiesa spesso si fanno le battaglie sbagliate (su questo Lucio vede bene), e le argomentazioni nichilistiche entrano nel bagaglio delle argomentazioni; anche l’attrazione non ha nulla da offrire contro il nichilismo, perché scade quasi sempre nell’autoreferenzialità. C’è bisogno, suppongo, della „forza del dolore“ o della „solitudine“ per rispondere alla domanda se c’è ancora vita nella Chiesa - forse anche nelle Chiese, ma quello che ho visto dopo più di venti anni nella „terra di Lutero“ è che nella Chiesa luterana, a parte qualche eccezione, non vi è alcuna vita. La „machine“ -ripeto sociologicamente -  è infinitamente più forte della Chiesa, a parte nel caso che essa non approfondisca il „medesimo uso di essere e „nulla“ (Ulrich), cioè l’assoluta gratuità e inutilità del nostro agire, perché nell’amore gratis ed inutile, non nella „attrazione“ si può incontrare Colui che ha vinto il mondo…è certamente vero, come mi ha scritto il cardinal Ouellet che vi è una gioia che nessuno e niente può toglierci, ma questa è discreta, piccola, di un mondo piccolo, come quello dei nostri piccolini o come quella, parlando teologicamente,  dell’incontro di Maria con Elisabetta


„Al termine di una mattinata ricca di udienze nel Palazzo Apostolico vaticano, Papa Leone XIV ha ricevuto oggi, 12 gennaio, Maria Corina Machado, l’ex deputata dell’Assemblea nazionale del Venezuela insignita nell’ottobre 2025 del Premio Nobel per la Pace.“ (Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano).


(Wetterzeube, il 11.1.26 - Domenica del Battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo)


Per quanto riguarda il „divenire e l’infinitezza imminente“ nel libro di Balthasar su Gregorio vorrei tenere in mente due aspetti. In primo luogo, come anche Romano Guardini, Gregorio e Balthasar intendono la realtà come un’ opposizione feconda (stabilitas e movimento, risveglio e addormentarsi, uomo e donna…); in questa opposizione feconda la realtà e molto  buona e bella (λίαν καλόν). Mentre lo pseudo Dioniso vede il valore del cosmo, nell’immanenza dell’unità, Gregorio, Romano Guardini e Balthasar la vedono „nel ritmo del divenire“, nell’opposizione feconda. In secondo luogo ciò, però, non è da intendere come il contrario del desiderio presente anche nell’uomo di comprendere ed amare quell’unità assoluta e trinitaria che è Dio. Queste due cose vivono l’uno accanto all’altra come la civitas Dei e quella umana di Agostino. Il ritmo delle opposizioni feconde, il divenire non è alcunché di divino, ma è il ritmo del finito; il desiderio di Dio non si aggiunge esteriormente a questo ritmo, ma non è neppure la stessa cosa, vi è un analogia (maggiore differenza), ma non un’identità: il rapporto delle persone della Trinità non è „opposizione“, è „totalmente altra cosa“. Pian piano nello svolgersi della vita  (o improvvisamente, se il Signore vuole) non bastano più le opposizioni, tanto meno lo pseudo superamento digitale della dimensione spazio-temporale, ma vogliamo ritornare al Padre! Al Padre trinitario! 


Il finale di „Sulle scogliere di marmo“ di Ernst Jünger è una fuga dalla propria casa, dal luogo di studi, dove per anni i due fratelli, il narratore ed Otho, hanno raccolto un grande erbario, la casa va in fiamme, sono tristi ma anche sereni, perché nessun luogo dura per sempre, non vi è una casa nel nostro mondo e questo il narratore lo dice  senza concedere proprio nulla agli obbrobri del „capo della foresta“ e dei suoi seguaci, figure del dittatore nazista e dei sui seguaci, come sapeva ven Goebbels. Il narratore porta con sé, in vero entrambi i fratelli portano con sé, dopo averla „imbalsamata“ la testa del nobile, che il narratore aveva trovato nel luogo degli obbrobri e della tortura, conficcata su un palo, per poterlo inserire nella pietra fondante del duomo di Alta Plana, dove verrano accolti da Ansgar, come in una nuova patria. All’inizio della fuga, non le aquile, come in Tolkien o C.S. Lewis, che probabilmente le ereditano dalla mitologia nordica, ma i serpenti hanno una certa funzione soteriologica, come conosciamo non solo dalla tradizione eretica, ma anche e sopratutto da quella mosaica e giovannea. Certo una fuga non è una deportazione, una fuga è un atto, la deportazione solo passione e non mi sembra che la marina sotto le scogliere con i boschi circostanti siano stati una patria da secoli, come l’Artsakh per gli armeni, che avevano seppellito li i loro morti, ma piuttosto un luogo di elezione, per poter studiare e vivere nella natura.


Dalla versione odierna di Banfi: „C’è un articolo particolarmente chiaro di Lucio Brunelli che illumina il senso di questo nuovo inizio del pontificato di Leone XIV, che voglio sottoporre alla vostra attenzione… 

Scrive Brunelli: «Ha posto ai cardinali e a tutto il popolo di Dio questioni diverse da quelle solite con cui si danno battaglia nei social correnti di “destra” o di “sinistra. Di tutto si può discutere fraternamente nella Chiesa ma, secondo Leone, le domande più urgenti che la realtà odierna pone ai cristiani sono altre: “Ci interroga con particolare serietà, al termine dell’Anno giubilare – ha detto nell’omelia del 6 gennaio – la ricerca spirituale dei nostri contemporanei, molto più ricca di quanto forse possiamo comprendere. Milioni di loro hanno varcato la soglia della Chiesa. Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza?”. E ancora: “Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce?”». Ecco le domande vere, reali. Cosa incontrano i nostri contemporanei quando varcano, magari dopo anni di lontananza, le porte delle nostre chiese. Quali prediche, quale accoglienza, insomma quale fascino nel volto concreto della Chiesa. Nel discorso tenuto il 7 gennaio il Papa ha riproposto ai cardinali le stesse domande. Ma che fare? Leone, andando in controtendenza rispetto a letture conflittuali, ha individuato nella parola “attrazione” un profondo punto di convergenza fra i pontificati di Benedetto XVI e Francesco: «La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione». Solo un’umanità attrattiva, sperimentata nell’incontro con una comunità cristiana viva, può incuriosire la stragrande maggioranza delle persone, lontane dalla Chiesa». Davvero il Papa agostiniano è il Papa delle domande radicali e della “delectatio”, dell’attrattiva Gesù.“ 


Vorrei sottolineare in modo particolare questo discorso di Papa Leone XIV, sottolineo in grassetto alcune affermazioni che mi premono in modo particolare, e salto alcune parti, importanti, ma più protocollari:


DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AL CORPO DIPLOMATICO
ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE

Aula della Benedizione
Venerdì, 9 gennaio 2026

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Eccellenze,
Distinti membri del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori, 

ringrazio anzitutto Sua Eccellenza l’Ambasciatore George Poulides, Decano del Corpo Diplomatico, per le cortesi e deferenti parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi e vi do il benvenuto a questo incontro per scambiarci gli auguri all’inizio del nuovo anno.

Si tratta di un’occasione tradizionale per la vita del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ma che costituisce una novità per me, che da pochi mesi sono stato chiamato a pascere il gregge di Cristo. Sono perciò lieto di accogliervi stamani e sono grato per la vostra numerosa partecipazione, che quest’anno si è arricchita della presenza dei nuovi Capi Missione residenti di Kazakhstan, Burundi e Belarus’. Ringrazio le rispettive Autorità governative per la decisione di aprire Rappresentanze diplomatiche presso la Santa Sede a Roma, segno tangibile delle buone e fruttuose relazioni bilaterali. Attraverso voi tutti, cari Ambasciatori, desidero far giungere il mio saluto benaugurante ai vostri Paesi e condividere uno sguardo sul nostro tempo, così travagliato da un crescente numero di tensioni e di conflitti.

L’anno che si è appena concluso è stato ricco di avvenimenti, a partire da quelli che hanno interessato direttamente la vita della Chiesa, che ha vissuto un intenso Giubileo e ha visto ritornare alla Casa del Padre il mio venerato predecessore, Papa Francesco. Il mondo intero si è raccolto intorno al suo feretro nel giorno delle esequie, avvertendo il venir meno di un padre, che ha guidato il Popolo di Dio con profonda carità pastorale.

Pochi giorni fa abbiamo chiuso l’ultima Porta Santa, quella della Basilica di San Pietro, che proprio Papa Francesco aveva aperto nella notte di Natale del 2024. Nel corso dell’Anno Santo, milioni di pellegrini si sono riversati a Roma per compiere il pellegrinaggio giubilare. Ciascuno è venuto carico del proprio vissuto, di domande e di gioie, come pure di dolori e ferite, per varcare le Porte Sante, simbolo di Cristo stesso, nostro medico celeste, il quale venendo nella carne, ha preso su di sé la nostra umanità per renderci parte della sua vita divina, come abbiamo contemplato nel mistero del Natale da poco celebrato. Confido che in questo passaggio, molte persone abbiano potuto approfondire o riscoprire il loro rapporto con il Signore Gesù, trovando conforto e rinnovata speranza per affrontare le sfide della vita.

In questa sede, desidero esprimere particolare gratitudine ai romani, che con grande pazienza e senso di ospitalità, si sono fatti carico dei numerosi pellegrini e turisti giunti in Urbe da ogni parte del mondo. Uno speciale apprezzamento desidero rivolgere al Governo italiano, all’Amministrazione Capitolina e alle Forze dell’Ordine, che si sono adoperate con zelo e precisione perché Roma fosse in grado di accogliere tutti i visitatori, e gli eventi giubilari e quelli successivi alla morte di Papa Francesco potessero svolgersi in serenità e sicurezza.

La Santa Sede e l’Italia condividono non solo la vicinanza geografica, ma soprattutto la lunga storia, di fede e di cultura, che lega la Chiesa a questa splendida Penisola e al suo popolo. (…) Nel corso dell’anno, raccogliendo l’invito che era stato fatto a Papa Francesco, ho avuto la gioia di poter recarmi in Türkiye e Libano. Sono grato alle Autorità di entrambi i Paesi per la loro accoglienza. A İznik in Türkiye, ho avuto modo di commemorare, insieme con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli e i Rappresentanti di altre confessioni cristiane, i 1700 anni del Concilio di Nicea, primo Concilio Ecumenico. È stata un’importante occasione per rinnovare l’impegno nel cammino verso la piena unità visibile di tutti i cristiani. In Libano, ho incontrato un popolo che, nonostante le difficoltà, è pieno di fede e di entusiasmo e ho percepito la speranza proveniente dai giovani, che aspirano a costruire una società più giusta e coesa, rafforzando l’intreccio di culture e di fedi religiose, che rende il Paese dei Cedri unico al mondo.

Cari Ambasciatori,  ispirato dai tragici eventi del sacco di Roma del 410 d.C., Sant’Agostino scrive una delle opere più poderose della sua produzione teologica, filosofica e letteraria: il De Civitate Dei, La Città di Dio. Come ha osservato Papa Benedetto XVI, si tratta di un’«opera imponente e decisiva per lo sviluppo del pensiero politico occidentale e per la teologia cristiana della storia», [1] che prende spunto da una “narrazione” – diremmo in termini contemporanei – che andava diffondendosi: «I pagani, ancora numerosi in quel tempo, ed anche non pochi cristiani pensano che il Dio della nuova religione e gli stessi Apostoli avevano mostrato di non essere in grado di proteggere la città. Ai tempi delle divinità pagane Roma era caput mundi, la grande capitale, e nessuno poteva pensare che sarebbe caduta nelle mani dei nemici. Adesso, con il Dio dei cristiani, questa grande città non appariva più sicura». [2]

Certamente i nostri tempi sono molto distanti da quegli avvenimenti. Non si tratta solo di una lontananza temporale, ma anche di una sensibilità culturale diversa e di uno sviluppo di categorie del pensiero. Tuttavia, non si può tralasciare il fatto che proprio la nostra sensibilità culturale ha tratto linfa da quell’opera, che, come tutti i classici, parla agli uomini di ogni tempo.

Agostino legge gli avvenimenti e la realtà storica secondo il modello delle due città: la città di Dio, che è eterna ed è caratterizzata dall’amore incondizionato di Dio (amor Dei), a cui è unito l’amore per il prossimo, specialmente per i poveri; e la città terrena, che è un luogo di dimora temporaneo in cui gli esseri umani vivono fino alla morte. Ai nostri giorni, essa comprende tutte le istituzioni sociali e politiche, dalla famiglia allo Stato nazionale e alle organizzazioni internazionali. Per Agostino, questa città era incarnata dall’Impero Romano. La città terrena è incentrata sull’amore orgoglioso di sé (amor sui), sulla brama di potere e gloria mondani che portano alla distruzione. Non si tratta tuttavia di una lettura della storia che intende contrapporre l’aldilà all’aldiquà, la Chiesa allo Stato, né di una dialettica circa il ruolo della religione nella società civile.

Nella prospettiva agostiniana, le due città coesistono fino alla fine dei tempi e posseggono sia una dimensione esteriore che una interiore, poiché non si misurano solo sugli atteggiamenti esterni con cui esse vengono costruite nella storia, ma anche sull’atteggiamento interiore di ogni essere umano dinanzi ai fatti della vita e agli accadimenti storici. In tale prospettiva, ciascuno di noi è protagonista e dunque responsabile della storia. In modo particolare, Agostino rileva che i cristiani sono chiamati da Dio a soggiornare nella città terrena con il cuore e la mente rivolti alla città celeste, la loro vera patria. Tuttavia, il cristiano, vivendo nella città terrena, non è estraneo al mondo politico, e cerca di applicare l’etica cristiana, ispirata alle Scritture, al governo civile.

La Città di Dio non propone un programma politico ma offre preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica, come la ricerca di una convivenza più giusta e pacifica tra i popoli. Agostino mette anche in guardia dai gravi pericoli per la vita politica derivanti da false rappresentazioni della storia, dall’eccessivo nazionalismo e dalla distorsione dell’ideale dello statista.

Sebbene il contesto in cui ci troviamo a vivere oggi sia diverso da quello del V secolo, alcune analogie rimangono assai attuali. Come allora siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca. [3]

Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé «nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini», [4] ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile.

D’altronde, come nota Sant’Agostino, «non v’è chi non voglia avere la pace. Anche quelli che vogliono la guerra non vogliono altro che vincere, desiderano quindi con la guerra raggiungere una pace gloriosa. La vittoria, infatti, non è altro che il soggiogamento di coloro che oppongono resistenza e quando questo si sarà verificato, vi sarà la pace. […] Anche quelli i quali vogliono che sia rotta la pace, nella quale vivono, non odiano la pace ma desiderano che sia trasmessa al loro libero potere. Dunque, non vogliono che non vi sia la pace ma che vi sia quella che essi vogliono». [5]

È proprio questo atteggiamento che ha condotto l’umanità nel dramma della Seconda Guerra Mondiale, dalle cui ceneri sono poi nate le Nazioni Unite, il cui 80° anniversario è stato da poco celebrato. Esse sono state volute dalla determinazione di 51 nazioni come fulcro della cooperazione multilaterale per prevenire future catastrofi globali, per salvaguardare la pace, difendere i diritti umani fondamentali e promuovere uno sviluppo sostenibile.

Vorrei richiamare particolarmente l’importanza del diritto umanitario internazionale, il cui rispetto non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici. Il diritto umanitario, oltre a garantire, nelle piaghe della guerra, un minimo di umanità, è un impegno che gli Stati hanno preso. Esso deve sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti, al fine di mitigare gli effetti devastanti della guerra, anche in un’ottica di ricostruzione. Non si può tacere che la distruzione di ospedali, di infrastrutture energetiche, di abitazioni e di luoghi essenziali alla vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto umanitario internazionale. La Santa Sede ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari e auspica che la Comunità internazionale ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita conti sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale.

In questa prospettiva, le Nazioni Unite hanno mediato conflitti, promosso lo sviluppo ed aiutato gli Stati nella protezione di diritti umani e libertà fondamentali. In un mondo attraversato da sfide complesse come le tensioni geopolitiche, le disuguaglianze e le crisi climatiche l’organizzazione dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale per favorire il dialogo e il sostegno umanitario, contribuendo a costruire un futuro più giusto. Si rendono pertanto necessari sforzi affinché le Nazioni Unite non solo rispecchino la situazione del mondo odierno e non quello del dopoguerra, ma anche affinché siano più orientate ed efficienti nel perseguire non ideologie ma politiche volte all’unità della famiglia dei popoli.

Lo scopo del multilateralismo è, dunque, offrire un luogo perché le persone possano incontrarsi e parlare, sul modello dell’antico foro romano o della piazza medievale. Tuttavia, per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole è forse una delle prime sfide del nostro tempo. Quando le parole perdono la loro aderenza alla realtà e la realtà stessa diventa opinabile e in ultima istanza incomunicabile, si diventa come quei due, di cui parla Sant’Agostino, che sono costretti a rimanere insieme senza che nessuno di loro conosca la lingua dell’altro. Egli osserva che «i muti animali, anche se di specie diversa, s’intendono più facilmente di loro, sebbene entrambi siano uomini. Infatti, poiché soltanto per la diversità della lingua non possono manifestare l’uno all’altro i propri pensieri, una grande affinità di natura non giova nulla per stabilire rapporti al punto che un uomo sta più volentieri col proprio cane anziché con un estraneo». [6]

Nei nostri giorni il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare, ma, nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari. Abbiamo bisogno che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe. Solo così può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti. Ciò deve avvenire nelle nostre case e piazze, nella politica, sui mezzi di comunicazione e sui social media e nel contesto dei rapporti internazionali e del multilateralismo, affinché quest’ultimo possa riacquistare la forza necessaria per svolgere quel ruolo di incontro e di mediazione, necessario a prevenire i conflitti, e nessuno sia tentato di prevaricare l’altro con la logica della forza, sia essa verbale, fisica o militare.

Va poi notato che il paradosso di questo indebolimento della parola è sovente rivendicato in nome della stessa libertà di espressione. Tuttavia, a ben vedere, è vero il contrario: la libertà di parola e di espressione è garantita proprio dalla certezza del linguaggio e dal fatto che ogni termine è ancorato alla verità. Duole, invece, constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano.

Da questa deriva ne conseguono, purtroppo, altre che finiscono per comprimere i diritti fondamentali della persona, a partire dalla libertà di coscienza. In tale contesto, l’obiezione di coscienza consente all’individuo di rifiutare obblighi di natura legale o professionale che risultino in contrasto con princìpi morali, etici o religiosi profondamente radicati nella sua sfera personale: che si tratti del rifiuto del servizio militare in nome della non violenza o del diniego di pratiche come l’aborto o l’eutanasia per medici e operatori sanitari. L’obiezione di coscienza non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a sé stessi. In questo particolare momento storico, la libertà di coscienza sembra essere oggetto di un’accresciuta messa in discussione da parte degli Stati, anche da quelli che si dichiarano fondati sulla democrazia e i diritti umani. Tale libertà stabilisce, invece, un equilibrio tra l’interesse collettivo e la dignità individuale, sottolineando che una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale.

Parimenti, rischia di essere compressa la libertà religiosa, che – come ricordava Benedetto XVI – è il primo dei diritti umani perché esprime la realtà più fondamentale della persona. [7] I dati più recenti affermano che le violazioni della libertà religiosa sono in aumento e che il 64% della popolazione mondiale subisce violazioni gravi di questo diritto.

Nel chiedere il pieno rispetto della libertà religiosa e di culto per i cristiani, la Santa Sede lo domanda anche per tutte le altre comunità religiose. In occasione del 60° anniversario della promulgazione della Dichiarazione Nostra aetate, uno dei frutti del Concilio Ecumenico Vaticano II conclusosi l’8 dicembre 1965, ho avuto modo di ribadire il rigetto categorico di ogni forma di antisemitismo, che purtroppo continua a seminare odio e morte, e l’importanza di coltivare il dialogo ebraico-cristiano, approfondendo le comuni radici bibliche.

Nella medesima circostanza commemorativa, l’incontro con i rappresentanti di altre religioni mi ha consentito di rinnovare l’apprezzamento per il cammino fatto negli ultimi decenni lungo la strada del dialogo interreligioso, perché in ogni ricerca religiosa sincera, c’è «un riflesso dell’unico Mistero divino che abbraccia tutta la creazione». [8] In tal senso, chiedo alla comunità degli Stati di garantire piena libertà di religione e di culto a tutti i rispettivi cittadini.

Non si può, tuttavia, tralasciare che la persecuzione dei cristiani rimane una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi, che colpisce oltre 380 milioni di credenti in tutto il mondo, i quali subiscono livelli elevati o estremi di discriminazione, violenza e oppressione a causa della loro fede. Il fenomeno interessa circa un cristiano su sette a livello globale e nel 2025 si è aggravato a causa dei conflitti in corso, dei regimi autoritari e dell’estremismo religioso. Tutti questi dati mostrano, purtroppo, come la libertà religiosa sia ritenuta in molti contesti più come un “privilegio” o una concessione, piuttosto che un diritto umano fondamentale.

In questa sede, desidero rivolgere un pensiero particolare alle numerose vittime delle violenze connotate anche da motivazioni religiose in Bangladesh, nella regione del Sahel e in Nigeria, come pure a quelle del grave attentato terroristico del giugno scorso alla parrocchia Sant’Elia di Damasco, senza dimenticare le vittime della violenza jihadista a Cabo Delgado in Mozambico.

Non va tuttavia trascurata una sottile forma di discriminazione religiosa nei confronti dei cristiani, che si sta diffondendo anche in Paesi dove essi sono numericamente maggioritari, come in Europa o nelle Americhe, dove talvolta si vedono limitare la possibilità di annunciare le verità evangeliche per ragioni politiche o ideologiche, specialmente quando difendono la dignità dei più deboli, dei nascituri o dei rifugiati e dei migranti o promuovono la famiglia.

Nell’ambito delle sue relazioni e azioni a livello internazionale, la Santa Sede assume costantemente una posizione in difesa della dignità inalienabile di ogni persona. Non si può dunque tralasciare, ad esempio, che ogni migrante è una persona e che, in quanto tale possiede dei diritti inalienabili, che vanno rispettati in ogni contesto. Non tutti i migranti, poi, si spostano per scelta, ma molti sono costretti a fuggire a causa di violenze, persecuzioni, conflitti e persino per l’effetto dei cambiamenti climatici, come in diverse parti dell’Africa e dell’Asia. In quest’anno, in cui peraltro si celebra il 75° anniversario dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, rinnovo l’auspicio della Santa Sede che le azioni che gli Stati intraprendono contro l’illegalità e il traffico di esseri umani, non diventino il pretesto per ledere la dignità di migranti e rifugiati.

Le medesime considerazioni valgono per i detenuti, i quali non possono mai essere ridotti alla stregua dei crimini che hanno commesso. In questa occasione, desidero esprimere viva riconoscenza a quei Governi che hanno risposto positivamente all’appello del mio venerato Predecessore in favore di gesti di clemenza nel corso dell’Anno giubilare, esprimendo l’auspicio affinché lo spirito del Giubileo ispiri in modo permanente e strutturale l’amministrazione della giustizia così che le pene siano proporzionate ai reati commessi, siano garantite condizioni dignitose ai reclusi, soprattutto ci si adoperi per l’abolizione della pena di morte, provvedimento che annienta ogni speranza di perdono e di rinnovamento. [9] Non possiamo poi dimenticare la sofferenza di tanti detenuti per motivi politici, presenti in molti Stati.

D’altronde, nella prospettiva cristiana, l’essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio, che, «chiamandolo all’esistenza per amore, l’ha chiamato nello stesso tempo all’amore» [10]. Tale vocazione si manifesta in modo privilegiato e unico all’interno della famiglia. È in questo contesto che si apprende ad amare e si sviluppa la capacità di mettersi al servizio della vita, contribuendo così allo sviluppo della società e alla missione della Chiesa.

Nonostante la sua centralità, l’istituzione familiare si trova oggi di fronte a due sfide cruciali. Da un lato, si assiste a una tendenza preoccupante nel sistema internazionale a trascurare e sottovalutare il suo fondamentale ruolo sociale, portando a una sua progressiva marginalizzazione istituzionale. Dall’altro, non si può nascondere la crescente e dolorosa realtà di famiglie fragili, disgregate e sofferenti, afflitte da difficoltà interne e da fenomeni inquietanti, inclusa la violenza domestica.

La vocazione all’amore e alla vita, che si manifesta in modo eminente nell’unione esclusiva e indissolubile tra la donna e l’uomo, impone un imperativo etico fondamentale: mettere le famiglie nelle condizioni di accogliere e prendersi cura pienamente della vita nascente. Ciò è quanto mai prioritario specialmente in quei Paesi che stanno vivendo un drammatico calo del tasso di natalità. La vita, infatti, è un dono inestimabile che si sviluppa all’interno di un progetto di relazionalità basato sulla reciprocità e sul servizio.

È alla luce di questa visione profonda della vita come dono da accudire e della famiglia come sua custode responsabile che si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Tra queste, vi è l’aborto, che interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita. In tal senso, la Santa Sede esprime profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro” e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie. L’obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita.

Allo stesso modo, vi è la maternità surrogata, che, trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a “prodotto”, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia.

Simili considerazioni possono essere estese ai malati e alle persone anziane e sole, che talvolta faticano a trovare una ragione per continuare a vivere. È compito anche della società civile e degli Stati rispondere concretamente alle situazioni di fragilità, offrendo soluzioni alla sofferenza umana, quali le cure palliative, e promuovendo politiche di autentica solidarietà, anziché incoraggiare forme di illusoria compassione come l’eutanasia.

Analoga riflessione può essere riferita ai molti giovani costretti ad affrontare numerose difficoltà, tra le quali vi sono le tossicodipendenze. Occorre uno sforzo congiunto di tutti per debellare questa piaga dell’umanità e il narcotraffico che la alimenta, al fine di evitare che milioni di giovani in tutto il mondo finiscano vittime del consumo di droga. Insieme a tale sforzo non dovranno mancare adeguate politiche di recupero dalle dipendenze e maggiori investimenti nella promozione umana, nell’istruzione e nella creazione di opportunità di lavoro.

Alla luce di tali sfide, occorre ribadire con forza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano. Una società è sana e progredita solo quando tutela la sacralità della vita umana e si adopera attivamente per promuoverla.

Le considerazioni che ho presentato inducono a pensare che nell’attuale contesto si stia verificando un vero e proprio “corto circuito” dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione. Ciò avviene quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità.

Signori Ambasciatori, se Sant’Agostino evidenzia la coesistenza della città celeste e di quella terrena fino alla fine dei secoli, il nostro tempo sembra piuttosto incline a negare “diritto di cittadinanza” alla città di Dio. Sembra esistere solo la città terrena racchiusa esclusivamente all’interno dei suoi confini. Ricercare solo beni immanenti mina quella “tranquillità dell’ordine”, [11] che per Agostino costituisce l’essenza stessa della pace, la quale interessa tanto la società e le nazioni quanto lo stesso animo umano, ed è essenziale per qualunque convivenza civile. Mancando un fondamento trascendente e oggettivo, prevale solo l’amor di sé fino all’indifferenza per Dio che governa la città terrena. [12] Tuttavia, come nota Agostino, «è grande l’insensatezza dell’orgoglio in questi individui che pongono nella vita presente il fine del bene e che pensano di rendersi felici da se stessi». [13]

L’orgoglio offusca la realtà stessa e l’empatia verso il prossimo. Non a caso all’origine di ogni conflitto vi è sempre una radice di orgoglio. Come ho avuto modo di ricordare nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, «si perde allora di realismo, cedendo a una rappresentazione del mondo parziale e distorta, nel segno delle tenebre e della paura», [14] aprendo così la strada alla logica dello scontro, prodromo di ogni guerra.

Lo vediamo in numerosi contesti, a partire dal protrarsi della guerra in Ucraina, con il carico di sofferenze inflitte alla popolazione civile. Dinanzi a tale drammatica situazione, la Santa Sede riafferma con decisione l’urgenza di un cessate-il-fuoco immediato e di un dialogo animato dalla ricerca sincera di vie capaci di condurre alla pace. Alla Comunità internazionale rivolgo un pressante appello affinché non venga meno l’impegno nel perseguire soluzioni giuste e durature a tutela dei più fragili e per ridare speranza alle popolazioni colpite, rinnovando la piena disponibilità della Santa Sede ad accompagnare ogni iniziativa che favorisca la pace e la concordia.

Allo stesso modo, lo vediamo in Terra Santa, dove, nonostante la tregua annunciata ad ottobre, la popolazione civile continua a patire una grave crisi umanitaria, che aggiunge ulteriore sofferenza a quelle già vissute. La Santa Sede guarda con particolare attenzione ad ogni iniziativa diplomatica che provveda a garantire ai palestinesi della Striscia di Gaza un futuro di pace e di giustizia durature nella propria terra, così come all’intero popolo palestinese e all’intero popolo israeliano. In particolare, la soluzione a due Stati permane la prospettiva istituzionale che viene incontro alle legittime aspirazioni di entrambi i popoli, mentre si rileva, purtroppo, l’aumento delle violenze in Cisgiordania, perpetrate contro la popolazione civile palestinese, che ha il diritto a vivere in pace nella propria terra.

Viva preoccupazione desta anche l’acuirsi delle tensioni nel Mar dei Caraibi e lungo le coste americane del Pacifico. Desidero rinnovare un pressante appello a cercare soluzioni politiche pacifiche alla presente situazione, avendo a cuore il bene comune delle popolazioni e non la difesa di interessi di parte.

Ciò vale in particolare per il Venezuela, in seguito ai recenti sviluppi. Rinnovo, al riguardo, l’appello a rispettare la volontà del popolo venezuelano e ad impegnarsi per la tutela dei diritti umani e civili di ognuno e per l’edificazione di un futuro di stabilità e di concordia, trovando ispirazione nell’esempio dei suoi due figli che ho avuto la gioia di canonizzare nell’ottobre scorso, José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles, per costruire una società fondata sulla giustizia, sulla verità, sulla libertà e sulla fraternità e così risollevarsi dalla grave crisi che affligge il Paese da molti anni.

Altre crisi costellano il panorama mondiale. Mi riferisco anzitutto alla drammatica situazione ad Haiti, segnata da ogni genere di violenza, dalla tratta di esseri umani, a esili forzati e sequestri. Al riguardo, esprimo l’auspicio che, con il necessario e concreto sostegno della Comunità internazionale, il Paese possa quanto prima compiere i passi necessari per ristabilire l’ordine democratico, porre fine alla violenza e raggiungere la riconciliazione e la pace.

Né possiamo dimenticare la situazione che interessa da decenni la regione africana dei Grandi Laghi, in preda a violenze che hanno mietuto numerose vittime. Incoraggio le parti in causa a ricercare una soluzione definitiva, giusta e duratura, che ponga fine ad un conflitto durato ormai da troppo tempo. Allo stesso modo penso alla situazione in Sudan, trasformato in un esteso campo di battaglia, e alla perdurante instabilità politica nel Sud Sudan, il Paese più giovane in seno alla famiglia delle nazioni, sorto in seguito al referendum di quindici anni fa.

Non possiamo tralasciare di menzionare anche l’intensificarsi dei segnali di tensione nell’Asia orientale, esprimendo l’auspicio che tutte le parti coinvolte adottino un approccio pacifico e dialogante di fronte alle questioni contese che sono fonte di potenziale conflitto.

Un pensiero particolare rivolgo alla grave crisi umanitaria e di sicurezza che affligge il Myanmar, ulteriormente aggravata dal devastante terremoto del marzo scorso. Con rinnovata intensità rivolgo il mio appello affinché si scelgano con coraggio le vie della pace e del dialogo inclusivo, garantendo a tutti un accesso giusto e tempestivo agli aiuti umanitari. I percorsi democratici, per essere autentici, devono accompagnarsi alla volontà politica di perseguire il bene comune, di rafforzare la coesione sociale e di promuovere lo sviluppo integrale di ogni persona.

In molti di questi scenari, notiamo, come rileva lo stesso Agostino, che al centro vi è sempre l’idea che la pace sia possibile solo con la forza e sotto l’effetto della deterrenza. D’altronde, la guerra si accontenta di distruggere, la pace, invece, richiede uno sforzo continuo e paziente di costruzione e una continua vigilanza. Tale sforzo interpella tutti, a cominciare dai Paesi che detengono arsenali nucleari. In particolare, penso all’importante seguito da dare al Trattato New START, in scadenza il prossimo mese di febbraio. Il pericolo è che ci si sogna, invece, nella corsa a produrre nuove armi sempre più sofisticate, anche mediante il ricorso all’intelligenza artificiale. Quest’ultima è uno strumento che necessita di una gestione adeguata ed etica, nonché di quadri normativi incentrati sulla tutela della libertà e sulla responsabilità umana.

Cari Ambasciatori,  Nonostante il quadro drammatico che abbiamo di fronte ai nostri occhi, la pace rimane un bene arduo ma possibile. Essa, come ricorda Agostino, «è il fine del nostro bene», [15] poiché è il fine proprio della città di Dio, a cui aspiriamo, anche inconsapevolmente, e di cui possiamo assaporare l’anticipo nella città terrena. Nel tempo del nostro pellegrinaggio su questa terra, essa esige umiltà e coraggio. L’umiltà della verità e il coraggio del perdono. Nella vita cristiana essi sono rappresentati dal Natale, in cui la Verità, il Verbo eterno di Dio, si fa umile carne, e dalla Pasqua, in cui il Giusto condannato perdona i suoi persecutori, donando loro la Sua vita di Risorto.

E a ben vedere, non mancano neanche nel nostro tempo segni di coraggiosa speranza, che devono essere costantemente sostenuti. Penso ad esempio agli Accordi di Dayton, che trent’anni fa posero fine alla sanguinosa guerra in Bosnia ed Erzegovina e che, nonostante le difficoltà e le tensioni, hanno aperto la possibilità ad un futuro più prospero e armonioso. Penso pure alla Dichiarazione congiunta di pace tra l’Armenia e l’Azerbaigian, siglata nell’agosto scorso, che si spera possa spianare la strada a una pace giusta e duratura nel Caucaso meridionale, risolvendo i problemi ancora aperti con soddisfazione di entrambe le Parti. {Su questo rimando all’articolo recente di Renato Farina, nel quale in 10 punti permette di comprendere il lavoro da fare perché si tratti di una pace reale. RG} Per analogia penso all’impegno profuso in questi anni dalle Autorità vietnamite nel migliorare le relazioni con la Santa Sede e le condizioni in cui opera la Chiesa nel Paese. Sono tutti germogli di pace, che necessitano di essere coltivati.

Il prossimo mese di ottobre, ricorrerà l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, un uomo di pace e di dialogo, universalmente riconosciuto anche da chi non appartiene alla Chiesa cattolica. La sua vita è luminosa perché animata dal coraggio della verità e dalla consapevolezza che un mondo pacifico si edifica a partire da un cuore umile, proteso alla città celeste. Un cuore umile e costruttore di pace è quanto auguro a ciascuno di noi e ad ognuno degli abitanti dei nostri Paesi all’inizio di questo nuovo anno.

Grazie. 



[1] Benedetto XVI, Catechesi (20 febbraio 2008). 

[2]  Ibid.

[3] Cfr Francesco, Discorso al V Convegno Nazionale della Chiesa Italiana, Firenze (10 novembre 2015).

[4] S. Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 76: AAS 59 (1967), 294-295.

[5] S. Agostino,  De Civ. Dei, XIX, 12.1.

[6] S. Agostino, De Civ. Dei, XIX, 7.

[7] Benedetto XVI, Discorso in occasione della presentazione degli auguri al Corpo Diplomatico, 9 gennaio 2012.

[8]  Catechesi (29 ottobre 2025).

[9] Cfr Francesco, Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’anno 2025 “Spes non confundit” (9 maggio 2024), 10: AAS 116 (2024), 654-655.

[10] S. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), 11: AAS 74 (1982), 91.

[11] Cfr S. Agostino, De Civ. Dei, XIX, 13.

[12]  Ibid., XIV, 28.

[13]  Ibid., XIX, 4. 4.

[14]  Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace (8 dicembre 2025).

[15] S. Agostino, De Civ. Dei, XIX, 11.


Due punti mi sembrano particolarmente importanti: 1) ritrovare un linguaggio comune per un autentico dialogo; questo secondo me vale anche per il tentativo di comprendere il linguaggio di Trump. 2) la questione del corto circuito sui diritti. 


Abbiamo fatto una bellissima escursione nella riserva naturale e paesaggistica Dreba - nella zona lacustre vicino al paese Plothen, che si trova al sud di dove abitiamo, nella Turingia, percorrendo per circa 40 chilometri l’autostrada A9. Abbiamo camminato, in un paesaggio completamente innevato, un ora e 38 minuti, tra stagni e boschi per 6, 59 chilometri. „Nella circoscrizione di Saale-Orla, la fondazione NABU “Nationales Naturerbe” (Patrimonio naturale nazionale) ha acquistato 8 ettari di prati umidi e stagni nella riserva naturale “Dreba-Plothener Teiche” (Teiche= Stagni). Questa riserva si caratterizza per le sue acque mesotrofiche {Mesotrofia: „in ecologia vegetale, capacità tipica degli organismi vegetali di alimentarsi in modo parzialmente autonomo.“ (Treccani)} con prati di giunchi nani, prati ricchi di specie e prati umidi con arbusti alti. Con l'acquisto di terreni incolti, prati e stagni è stata creata una base duratura per un ulteriore utilizzo estensivo dei prati e degli stagni sotto la supervisione del gruppo di lavoro NABU della zona degli stagni di Dreba-Plothen.“ (Sito della NABU). In modo particolare ha attratto la mia attenzione un animale di cui non sapevo neppure l’esistenza: „Il tritone crestato (Triturus cristatus): „La specie di tritone più grande presente in Europa: il tritone crestato può raggiungere i 18 centimetri di lunghezza ed è diffuso nell'Europa centrale. I maschi in abito da cerimonia presentano un'alta cresta dorsale dentellata e una caratteristica striscia color argento madreperla ai lati della coda.“ (Sito NABU). „Caratteristiche: Il tritone crestato è la nostra specie di tritone più grande e può raggiungere i 18 centimetri di lunghezza {come ho già citato nel cappello introduttivo al tema}. Il dorso è di colore marrone scuro tendente al nero, mentre il ventre è giallo o giallo-arancio con macchie nere. I maschi in abito da cerimonia nuziale presentano un alto dorso dentellato. Un'altra caratteristica dei maschi è una striscia argentata perlata (“striscia lattiginosa”) sui lati della coda. Diffusione: Il tritone crestato è diffuso dalla Francia occidentale e dalle isole britanniche in tutta l'Europa centrale. Il confine orientale della sua distribuzione raggiunge la Russia occidentale. In Germania, il tritone crestato è presente quasi ovunque, ad eccezione della zona costiera nord-occidentale. Tuttavia, si tratta per lo più di popolazioni molto piccole.

Habitat: Il tritone crestato vive preferibilmente in stagni e laghetti con acqua permanente, caratterizzati da una ricca vegetazione subacquea. Poiché questa struttura è preferita anche da altre specie di anfibi, i corsi d'acqua in cui è presente il tritone crestato sono spesso caratterizzati da una comunità di anfibi particolarmente ricca di specie. Riproduzione: Una femmina depone diverse centinaia di uova, che vengono collocate singolarmente con l'aiuto delle zampe posteriori tra le foglie ripiegate delle piante acquatiche. Grazie al loro colore giallastro e al diametro maggiore, sono facilmente distinguibili dalle uova di altre specie di tritoni. Pericoli: La distruzione o il deterioramento dei piccoli specchi d'acqua causati dal riempimento o dall'immissione di rifiuti, fertilizzanti e sostanze tossiche per l'ambiente mettono in pericolo la popolazione dei tritoni crestati. Soprattutto durante le migrazioni, ad esempio dai quartieri invernali alle acque di riproduzione, i tritoni crestati e altri anfibi subiscono spesso perdite a causa del traffico stradale.“ (Sito della NABU). In un cartello ho letto che ha anche nemici naturali: i pesci. 



Foto di Konstanze 


Abba nostro…


(Dopo) Sulla crisi in Groenlandia: „Si può presumere che gli Stati Uniti… a. rafforzeranno la loro presenza militare intorno alla Groenlandia per attuare i propri interessi in materia di sicurezza. Si tratta di basi militari come quelle gestite dagli Stati Uniti, dalla Russia e dalla Cina in tutto il mondo. Per avere presenza e influenza nella rispettiva regione. Questo ci ha protetto qui in Germania per oltre 60 anni con la presenza degli Stati Uniti. b. vorranno assicurarsi le presunte materie prime sotto il ghiaccio della Groenlandia in modo economico e prioritario per le aziende statunitensi. Prima che la Russia o la Cina creino a loro volta dei fatti compiuti con approdi in baie remote. c. La Groenlandia è un paese indipendente e rimarrà tale anche in futuro. Un po' come la Repubblica Federale Tedesca durante lo stazionamento delle truppe statunitensi fino al 2010. d. La popolazione locale opterà per la presenza degli Stati Uniti sull'isola. Ciò ha senso anche per la NATO. e. La Danimarca e l'Europa farebbero bene a ignorare il consueto linguaggio bellicoso di Trump o a tradurlo correttamente e a concordare con gli Stati Uniti, loro alleati, la strada comune da seguire per raggiungere gli interessi comuni. f. Se l'Europa vuole radicarsi su questa questione, gli Stati Uniti concorderanno con i “nemici” Cina e Russia come trattare in futuro la Groenlandia, la sua situazione specifica e le sue materie prime. La NATO e l'Europa vogliono davvero arrivare a questo punto, spinte dai propri interessi? g. Naturalmente l'Europa può ancora una volta affrontare il partner USA con una “politica estera verde, basata sui valori e femminista”, in modo offensivo, ribelle e sarcastico come in un asilo. Si può... ma poi non ci sarà alcun dialogo e si creeranno fatti senza i partner. Come già accaduto per molti temi negli ultimi 5 anni. h. Se conoscessi davvero le regole di questo gioco e potessi avere voce in capitolo, consiglierei innanzitutto di spegnere la nostra bussola linguistica europea improntata alla morale e di passare a una navigazione guidata dagli interessi. {Questo punto non va assolutizzato, vedi discorso del papa.RG}  i. Allora sparirebbero anche gli stupidi titoli sui giornali che parlano di un “attacco militare” e di occupazione della Groenlandia... In caso di dubbio, gli Stati Uniti sbarcheranno contro la volontà della Groenlandia e dell'Europa in una baia isolata, costruiranno una base militare con un porto sotto la bandiera degli Stati Uniti e della NATO ed erigeranno un'alta recinzione con pattuglie. Questo sembra già abbastanza certo oggi. l. Non importa se lo si consideri positivo o negativo. Il risultato sarà un mondo un po' più sicuro.“ (Klaus Göller,  in Facebook).


Ho mandato a Nadia, in inglese, le righe che Alessandro ha dedicato alla crisi in Iran.     


(Wetterzeube, il 10.1.26 - Tempo del Natale, dopo l’Epifania) Ci sono alcune pietre sulla mia scrivania, alcune di lava che avevo preso sull’Etna, nel nostro viaggio in Sicilia, quando i nostri figli abitavano ancora da noi ed una che ho preso sulla spiaggia ad Amrum, qualche giorno fa, insomma pietre del vulcano siculo e del mare del nord, quest’ultima esercita su di me attualmente un grande fascino, mi piace tenerla in mano ed osservare le sue curve, i suoi colori e le sue piccolissime incrinature, anche nel lato concavo, che è appoggiato alla scrivania stessa. 


Josef K. (Kafka) conosce solo la ragione strumentale ed attiva per far carriera nella banca ed arriva già con i suoi trent’anni ad essere procuratore in essa. Non è per nulla un „camminatore nel bosco“ (Goethe, Jünger, Ulrich), che “dimentico di sé e completamente se stesso, si addentra „libero“ nel bosco: «procedendo così senza meta» (Goethe), nella ricerca che non cerca“ (Ulrich, Dono e perdono, 322). Non vuole fare carriera, tanto meno lo voglio io ora in pensione con quasi 66 anni, vorrei solo la calma del lavoro; il „camminatore nel bosco“ (Jünger), „contempla le piante“ (Ulrich), o si mette al lavoro in un erbario (Jünger in „Sulle scogliere di marmo“), si mette al servizio delle loro (piante) „crescita naturale“ e facendo proprio quello che Josef K. non è capace di fare: „si impegna nel cammino della nascita interiore dimentico di sé“ (Ulrich, 322), al servizio della „natura“ (in greco φύσις), non della carriera. Josef K conosce la „natura“ solo come „bisogno“ che regola, con una prostitua, come regola la sua carriera, non conosce la contemplazione della natura, fosse anche solo della prostituta. Il camminatore nel bosco conosce anche la natura come bisogno, ma per grazia conosce anche la „contemplazione“. „Non l’io produttivo sceglie, guardando alla forma strumentalizzata, il materiale che porta già con sé,  ma l’albero giusto viene scoperto nella sua crescita naturale particolare e attraverso-di-ciò l’opera si rivela nella sua figura completa davanti agli occhi del maestro“ (Ulrich, DeP, 322). E questo può essere, come racconta Jünger in „Sulle scogliere di marmo“ un fiore rarissimo e bellissimo nel bel mezzo di una battaglia obbrobriosa. Tutto ciò per Josef K sarebbe perdita di tempo, pura passività. Egli si serve di tutti coloro che incontra (l’avvocato, il pittore, le donne…) per risolvere il problema rivelato dal „processo“, non gli verrebbe mai in mente che il materiale nella sua modalità di servizio possa aver la guida della sua vita: „la φύσις come matrix dona l’opera che crea il maestro, lasciando il suo sé fino nel lasciar-essere e proprio così mettendosi in cammino nella più profonda fecondità“ (DeP, 322). Noi siamo tutti sulla „Titanic“ del paradigma tecnocratico e non possiamo scendere, se non quando la nave affonderà ed incontreremo la φύσις come mare gelato, ma possiamo spiritualmente creare degli spazi e dei tempi per camminare nel bosco, sulla Titanic (il paragone è di Jünger ed è una delle ultime cose che ho insegnato ai miei allievi). Ulrich ci propone una definizione filosoficamente precisissima del „camminare nel bosco“: „quando va nel bosco e cerca, questo suo cercare è il cammino del vuoto creativo, l’assenza di intenzioni dell’amore, dell’amore-povertà, al quale dall’altra parte viene incontro  ciò, chi (lei, lui) cerca. Nella povertà l’amore compie, cercando, il rivelarsi dell’altro a partire da se stesso. Cercare non è vedere; ma nella povertà  del cercare amoroso il non-vedere non è una mancanza, piuttosto (sit venia verbo) „cecità creativa“, luce-notte di una fiducia senza riserve, in forza della quale sorge la luce dell’altro, la sua figura caratteristica. L’amore-vuoto del non-vedere che cerca con fiducia è lo spazio liberante, lasciante essere dell’apparizione dell’opera dal suo nascondimento. Il non vedere è la percezione del nascondimento di un cedere se stesso libero e volontario“ (Ferdinand Ulrich, DeP, 322-323). Il „camminatore nel bosco“ non solo cerca di non  gestire il lavoro e il bisogno sessuale in modo strumentale; essendo sulla „Titanic“ fa come può, il punto di partenza non è la santità, questa è il punto di arrivo e il primo passo è „cedere“ in fiducia, non organizzare o pianificare, anche se queste dimensioni, per alcuni compiti mondani, sono necessarie. Il camminatore nel bosco non è un angelo, pretesa questa molto pericolosa perché si capovolge nel suo contrario (Pascal, Weil, Jünger)…ma non abbassa lo sguardo, „cede in alto“ e vede non-vedendo la bellezza della „matrix“ ovunque…


La caratterizzazioni vivace di popoli, ma in vero anche di una persona del popolo ceceno, che fa Alexander Solzenicyn nel capitolo sui „popoli dispersi“ ne „L’Arcipelago Gulag“ la fa Ernst Jünger con le persone (il nobile, il capo dei mauritani, il pastore capo…), ma anche con un popolo, quello mauritano, nel suo „Sulle scogliere di marmo“. In entrambi i racconti rimane la memoria della dignità delle persone, ma è anche chiaro che guerra e deportazione hanno un generale effetto: la scomparsa della bellezza della moltitudine di popoli e persone. Jünger sa descrivere la bellezza di un fiore, il piccolo uccellino rosso della foresta, che si trova nelle vicinanze del luogo di massimo obbrobrio del racconto e che ritrova durante la battaglia finale. Conosco troppo poco Solzenicyn e non so quale sia il suo rapporto con la natura…


In Kiev ci sono 20 gradi sotto zero e nella città, in grande parte, manca elettricità e riscaldamento; gli ultimi attacchi russi, ha detto il sindaco Klitschko, erano estremamente duri (cf.FAZ di oggi). 


Per quanto riguarda il contratto agricolo con i Mercosur-Stati (Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay) l’editorialista della FAZ, questa settimana Hendrick Kafsack, lo presenta come un contratto-contro (contro la dipendenza della Cina), mi chiedo se sia possibile pensare anche a contratti-per…Caro Alver, sono due righe del mio diario di oggi, tu che ne pensi di questo contratto, che non credo faccia bene ai contadini da noi. Ti auguro un buon anno, mi spiace che ci siamo persi di vista. Tuo, R 


Hallo Alwine, was bedeutet für die Bauer bei uns das Handelsvertrag mit den Mercosur-Staaten? Danke, Dein R


"Il prossimo mese di ottobre, ricorrerà l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, un uomo di pace e di dialogo, universalmente riconosciuto anche da chi non appartiene alla Chiesa cattolica. La sua vita è luminosa perché animata dal coraggio della verità e dalla consapevolezza che un mondo pacifico si edifica a partire da un cuore umile, proteso alla città celeste. Un cuore umile e costruttore di pace è quanto auguro a ciascuno di noi e ad ognuno degli abitanti dei nostri Paesi all’inizio di questo nuovo anno" (Leone XIV, Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2026). - Giustamente Papa Leone XIV insiste su questo tema della profezia della pace ed anche su una perdita di senso del diritto internazionale; quanto ho scritto io in questi giorni in Substack non è una presa di distanza da lui, anche quanto ho scritto su Donald Trump, ma ovviamente non è compito del Papa fare un’analisi storica precisa di cosa sia o in cosa consista „la grave minaccia al diritto internazionale“, anche i cartelli di droga lo sono. 


Abba nostro…


(Dopo) In riferimento a quanto gli chiedevo, vedi sopra: Caro Roberto, sinceramente non ho molto seguito il tema; per noi è periodo di campeggi con i ragazzi degli Hogar di Cristo de La Banda e sono in posti dove neppure c'è segnale eccetto che in una stazione di servizio come adesso. Non ho ancora visto il libro materialmente ma so che la casa editrice Pagina ha pubblicato "Albori. Don Giussani nell'America del Sud di lingua spagnola 1973-1987" che è un abbondante avanzamento di Tierra Prometida. Completo il ciclo di Giussani in America Latina spagnola, che va dal 1973 al 1987. Mi fa molto piacere una tua lettura. Ricambio gli auguri di un buon anno, a te e alla tua famiglia. Alver


(Pomeriggio

Apocalisse, 9 [20] „Il resto dell'umanità che non perì a causa di questi flagelli,…(21)… non rinunziò nemmeno agli omicidi, né alle stregonerie, né alla fornicazione, né alle ruberie (20Καὶ οἱ λοιποὶ τῶν ἀνθρώπων, οἳ οὐκ ἀπεκτάνθησαν ἐν ταῖς πληγαῖς ταύταις… 21…οὐ μετενόησαν ἐκ τῶν φόνων αὐτῶν οὔτε ἐκ τῶν ⸀φαρμάκων αὐτῶν οὔτε ἐκ τῆς πορνείας αὐτῶν οὔτε ἐκ τῶν κλεμμάτων αὐτῶν.). Il verso di Ap 9, 21, nella parte sugli omicidi (τῶν φόνων) è scelto da Alexander Solzenicyn per la settima parte nel secondo tomo che porta il titolo: „Stalin non c’è più“. - Dopo la morte di Stalin, per un breve periodo si crea una breccia attraverso la quale diventa noto ciò che Solzenicyn aveva scritto; si richiude presto e tantissimi „addetti esecutivi“ (edizione italiana 609,II tomo) protestarono per le menzogne di Solzenicyn. Questa frase che segue mi ha fatto pensare tanto anche in riferimento a ciò che Renato ha scritto sul genocidio degli armeni e della Turchia: „un paese dove non è possibile scambiarsi liberamente informazioni alla lunga vede crearsi un abisso di incomprensioni fra intere categorie di cittadini, fra milioni e milioni di persone. Noi semplicemente stiamo cessando di essere un unico popolo, giacché in realtà non parliamo la stessa lingua“ (II, 613). Ma non vale solo per la Turchia, in un certo senso, mutatis mutandis, vale anche per la democratica Germania. Ancora una nota su qualcosa che offende nel profondo il „camminatore nel bosco“: nell’Arcipelago, come nelle „Scogliere di marmo“ i boschi sono stati violentati; nel racconto di Jünger è il capo del bosco l’assassino e in Solzenicyn, nel bosco ci si andava „a bruciare nelle fornaci di ghiaccio del taglio del bosco“ (II, 616). PS Non mi sento in nulla superiore quando scrivo queste cose, per questo motivo ho lasciato tutte le cose che abbiamo smesso di fare, non solo gli omicidi: οὔτε ἐκ τῶν ⸀φαρμάκων αὐτῶν οὔτε ἐκ τῆς πορνείας αὐτῶν οὔτε ἐκ τῶν κλεμμάτων αὐτῶν. 


In dialogo con Gregorio di Nissa e Hans Urs von Balthasar sulla limitazione spazio-temporale. Nella nostra epoca digitale sembra che proprio questa limitatezza spazio-temporale sia superata. Posso con l’aiuto di DeepL tradurre un testo con una velocità impensabile nella mia giovinezza. Posso parlare con mia figlia a Stoccarda, guardandola negli occhi, in una video chiamata: tra me e lei ci sono almeno cinque ore di macchina e quasi 500 chilometri di distanza, ma allo stesso tempo, pur grati di queste possibilità che offre la „machine“ (anche Paul Kingsnorth vede nell’internet e nella possibilità di volare aspetti positivi della „machine“), non è la stessa cosa: nella video chiamata non sono a Stoccarda, ma a Wetterzeube e non posso, per esempio, abbracciare mia figlia. Per le anime (e per gli angeli,  senza che noi li vediamo) era possibile percepire anche cose senza essere nel luogo dove accadano: per esempio la morte di una persona cara a migliaia di chilometri. „La natura delle anime e degli angeli non conosce limiti, e nulla impedisce loro e di progredire all’infinito“ (Gregorio), mentre il nostro corpo, che in certi fenomeni mistici può anche essere spostato dove non è (Adrienne in Basel viene portata in un convento o in un campo di concentramento dove c’è bisogno di lei), ma nella normalità procediamo verso la morte e vi è una meta in cui il corpo si trasforma in cadavere: anche una video chiamata non renderebbe il processo meno duro o lo eviterebbe. Poi comunque anche se il mio lavoro si è perfezionato e velocizzato, rimane il fatto che se mi occupo di un articolo, non mi occupo di un altro. Etc. Per quanto riguarda le anime mi sono sempre chiesto se dopo la morte non vi sia più alcun contatto con la materia? In questo sono aristotelico e faccio fatica a comprendere, o sempre pensato che ci serviremo del corpo di Cristo, anche per la nostra vitalità come anime…La mia vita spirituale è meno dipendente da quella corporea, ma per essere in contatto con Ernst Jünger ho bisogno dei suoi libri…


(Notte) Ecco la risposa di Alwine alla mia domanda di questa mattina: „Penso che, per il momento, non sia ancora chiaro come si evolverà la situazione economica e quale sarà il suo impatto sulle singole aziende agricole. In parole povere, alla fine si tratta di soldi. I politici possono stipulare accordi, ma alla fine sono le decisioni quotidiane (ad esempio gli acquisti di ogni singolo consumatore al supermercato) a determinare l'impatto sui produttori locali. Le aziende agricole in Germania sono per lo più strutturate in modo diverso. Ad esempio, alcune possono concentrarsi principalmente sull'allevamento di bovini per la produzione di carne. Queste aziende potrebbero trovarsi in difficoltà se dovessero competere con i bovini allevati a costi inferiori in Sud America. Tuttavia, la maggior parte delle aziende agricole tedesche ha diverse fonti di reddito e può compensare meglio questo rischio. Per ora non resta che aspettare, anche se il mio istinto non mi dice nulla di buono. Non so se le mie riflessioni siano corrette, ma forse potranno comunque esserle d'aiuto. La ringrazio comunque per il suo interesse 😊“. .


(Wetterzeube, il 9.1.26 - Tempo del Natale, dopo l’Epifania) „Egli {l’uomo} lascia volontariamente e liberamente cosa (colui), che è stato in se stesso, perché ha fiducia che è stato donato a se stesso umsonst {gratis et frustra}, che la libertà amante ed amata viene „da sé“, e che egli in forza di questa libera volontarietà del suo sé creativo, creando, è se stesso uno con se stesso. Conosce se stesso, perdendosi, dimenticandosi“ (Ferdinand Ulrich, Dono e perdono, 322). È quello che Josef K., ne „Il processo“ di Kafka non è capace a fare, per questo motivo un tribunale esteriore a lui, lo ucciderà. Dio invece è „interior intimo meo“ (Agostino). Chi gestisce i talenti che gli sono donati, in forza di una fiducia ontologica come quella descritta qui sopra da Ulrich può vivere nell’unità della vita e della morte! Nel suo libro „La parabola dei talenti affidati“ (Friburgo 2024) Ferdinand Ulrich fa vedere che Colui che dona l’essere come amore gratuito „va all’estero“, non si fissa nel suo potere egocentrico (cf. Dono e perdono, 320), dona davvero se stesso in un compito ontologico, che colui che riceve riceve in completa libertà. Vediamo insomma in Colui che dona l’essere come amore gratuito la „superfluità dell’operare“ (Dono e perdono, 321). „Questa superfluità dell’operare ed in esso di Colui che opera è la sua fecondità più profonda, perché testimonia che Colui che crea crea ed ha creato per amore; per amore che presuppone ciò che fa“ (Dono e perdono, 321). Come il Signore che va all’estero presuppone un uso fecondo dei talenti. Nel suo ultimo libro, che ho tradotto in italiano anche se non è stato citato il mio nome {ma è un buon esercizio per disinteressarsi a se stessi come imparo da Hans Urs von Balthasar} Ulrich approfondirà la dimensione verginale di questa fecondità. Ma credo che valga comunque per tutti: conoscere se stessi, dimenticando e perdendo se stessi.

In questo „cammino al vero come esperienza“ (Giussani) la filosofia di Ulrich non abbisogna né di un atteggiamento „conservatore“ né di uno „progressista“: „{l’uomo} non opera più secondo la legge del suo passato che lo domina dal di dietro, ma in forza della presenza libera del passato, come non opera neppure secondo la legge del futuro-che-viene (del divenire) dell’opera, ma a partire dal suo presente libero che lascia venire il futuro aspettandolo con calma“ (Dono e perdono, 322).

Questo atteggiamento sarà di vitale importanza per rispondere a quello che ci chiede Leone XIV in questo momento: a) «La situazione del mondo richiede risposte urgenti da parte della Chiesa»; b) «C’è ancora vita nella Chiesa?» (Nel Concistoro appena terminato).


Dalla bacheca di J.D. Vance riprendo alcuni giudizi che lui ha scritto o semplicemente condiviso: 1) „ULTIME NOTIZIE: Il presidente Trump afferma che gli Stati Uniti condurranno attacchi terrestri contro i cartelli. “Inizieremo ora a colpire via terra i cartelli. I cartelli controllano il Messico”. “È molto, molto triste vedere cosa è successo a quel Paese, ma i cartelli sono al potere e uccidono 300.000 persone nel nostro Paese ogni anno” (J.D. Vance cita qui il presidente dalla bacheca di Collin Rugg). 2) Sulla donna uccisa in Minneapolis: „Esatto. Si può accettare che la morte di questa donna sia una tragedia, pur riconoscendo che si tratta di una tragedia causata da lei stessa. Non interferite illegalmente nelle operazioni delle forze dell'ordine federali e non cercate di investire i nostri agenti con la vostra auto. È davvero così semplice.“ (J.D. Vance). Mio commento su 2): Ovviamente è compito della polizia salvare le vite, non ucciderle, ma la considerazione di J.D. Vance è legittima. In reazione all’uccisione, allora di George Floyd, anche a Minneapolis, si scatenò la protesta nota con il nome di „Black Lives Matter“; Adrian mi disse che questo movimento di protesta è stato strumentalizzato per scopi che non avevano nulla a che fare con l’uccisione. La lettura che da „Avvenire“ dell’uccisione della donna sembra essere del tutto unilaterale (come quasi sempre): „La vicenda della donna uccisa dall'Ice, la polizia statunitense addetta al controllo dell'immigrazione, perché tentava di proteggere uno straniero è emblematica: c'è sempre meno protezione per irregolari e attivisti. Solo la Chiesa cattolica è compatta e vuole difendere chi rischia la deportazione“. J.D.Vance specifica, ovviamente non in riferimento ad „Avvenire“: „Questo è assurdo. Prima di tutto, lei non stava facendo cenno agli agenti di passare e non avrebbe comunque avuto il diritto di farlo. Stava facendo cenno a un'altra auto di passare, prima che gli agenti si avvicinassero alla sua. In secondo luogo, gli agenti non la stanno {lascio da qui il presente usato da Vance} perquisendo a caso, ma si stanno avvicinando al suo veicolo perché sta violando la legge: sta ostacolando un'operazione di polizia legittima. Non è consentito avvicinarsi a piedi o in auto a persone che stanno applicando la legge, per rendere loro più difficile svolgere il proprio lavoro. In terzo luogo, questo avvocato difensore {si riferisce ad un altro post} sta facendo una distinzione insignificante tra un agente dell'ICE e un “vero agente di polizia”. Ripeto, non è consentito interrompere un'operazione di polizia legittima, che è esattamente ciò che questa donna stava facendo. Quarto, l'agente non ha sparato per impedirle di fuggire. Quando ha sparato, lei gli aveva puntato contro il veicolo e aveva premuto l'acceleratore. Ha sparato per legittima difesa e altre angolazioni del video mostrano *chiaramente* che la donna ha colpito l'agente con la sua auto mentre accelerava… Questo ragazzo {il poliziotto} stava facendo il suo lavoro. Lei ha cercato di impedirgli di farlo. Quando lui si è avvicinato alla sua auto, lei ha cercato di investirlo. Una tragedia? Assolutamente, sì. Ma una tragedia che ricade su questa donna e su tutti i radicali che insegnano alla gente che l'immigrazione è l'unico tipo di legge in cui i rivoltosi possono interferire (A tragedy? Absolutely. But a tragedy that falls on this woman and all of the radicals who teach people that immigration is the one type of law that rioters are allowed to interfere with.).“ (Vance).


L’altra versione l’ho trovatadell’avvenimento in LinkedIn:  „Stanno facendo di tutto per infangarla, per dipingerla come una “pericolosa eversiva”, addirittura una “terrorista” (sì, hanno detto persino questo).In realtà Renee Nicole Good {per cui ho pregato guardando la foto}, la donna di 37 anni morta ammazzata a sangue freddo dagli agenti dell’ICE a Minneapolis, era un’attivista che ha trascorso la sua vita a difendere i diritti degli ultimi, dei fragili, dei migranti. Tre figli, poetessa di grande talento, laureata in letteratura inglese, un marito leader della comunità migrante cittadina, e lei stessa attivissima nella comunità queer e Lgbtqi+, Renee Nicole Good era una presenza nota in città, da tutti descritta come una persona di rara empatia, una che “si è presa cura degli altri per tutta la vita. Era amorevole, comprensiva, affettuosa”. Lontanissima dal ritratto di “persona violenta” con cui i Maga stanno cercando di dipingerla per giustificare un omicidio. Lo avevano già fatto con George Floyd. Ora il copione si sta ripetendo identico con Renee Nicole Good. Le immagini parlano da sole. E raccontano tutta un’altra storia di quella propagandata da Trump e i suoi seguaci. Il minimo che possiamo fare oggi è raccontare i fatti per quello che sono e questa donna per quello che è stata davvero.Che lei, la sua famiglia, i figli, abbiano giustizia.“ (Lorenzo Tosa) - Secondo quanto scrive J.D. Vance le immagine dicono altro, e comunque le immagini sono manipolabili. Ovviamente mi spiace tanto per questa donna; ho pregato per lei e la sua famiglia guardando la foto. Sulla questione del „copione simile con George Floyd“, se le mie fonte sono affidabili, direi che  è vero, ma non nel senso inteso da Tosa. Ho una certa simpatia, come sa il lettore paziente del mio diario, per i „camminatori nel bosco“ (Ernst Jünger), che in prima istanza sono coloro che in una dittatura votano in modo diverso da quello che fa la maggioranza; ma gli USA non sono un’autocrazia, anzi proprio li è in atto un processo democratico di primo ordine, con contraddizioni, ma non solo; e poi io di J.D. Vance mi fido, non solo perché è il vice presidente degli Stati Uniti, ma perché è lui, che ha dietro di sé un vero percorso da „camminatore nel bosco“.  Io consiglierei anche ai vescovi statunitensi più cautela nei loro giudizi, in modo che il sì incondizionato che abbiamo imparato dalla Chiesa per i migranti, non diventi un programmo politico ideologico di sinistra (non deve ovviamente neppure diventare un programma di destra). 


.Mio figlio Ferdinand ha un'opinione molto negativa di Robert Kennedy Jr.; secondo lui, il ministro della Salute statunitense afferma cose che fanno rivoltare lo stomaco a ogni medico. In generale, Ferdinand ha un atteggiamento molto leale nei confronti dello Stato. Ieri, quando l'ho riportato alla stazione di Erfurt, abbiamo casualmente ascoltato su YouTube il discorso di Natale di Konrad Adenauer del 1962, nel quale parlava, tra le altre cose, della lealtà e della responsabilità che ogni persona ha nei confronti del proprio Stato. Ferdinand si riconosceva totalmente in questa posizione... in un certo senso anch'io, solo che ho dei dubbi sul fatto che chi guida lo Stato oggi lo faccia con la stessa intenzione di Adenauer, ovvero il bene comune e l'identità cristiana. Comunque, sono d'accordo con Ferdinand che la critica fine a se stessa o il complottismo non siano atteggiamenti sani; io mi rifaccio all'atteggiamento critico di Ernst Jünger e non a quello della Scuola di Francoforte, né alle tante teorie cospirative presenti sui social oggi. Nel discorso di Adenauer, a Ferdi era piaciuto anche ciò che l’allora cancelliere diceva sul bisogno di calma contro l’irrequietezza del nostro agire.

Sulla questione del diritto internazionale. Nell’incontro, noto come la Conferenza di Yalta, che vide la partecipazione del presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt, del primo ministro britannico Winston Churchill e del leader sovietico Josif Stalin, mi ha raccontato Erik (non so bene dove lo abbia letto), si concordò di riconsegnare a Stalin iprigionieri russi, sebbene tutti fossero coscienti che sarebbero stati mandati in Siberia. 

Nell’Arcipelago Gulag, nel capitolo citato ieri sulla deportazioni dei popoli, Solzenicyn caratterizza alcuni dei popoli deportati con una maestria imparagonabile. I Tedeschi del Volga vengono lodati perché „laboriosi“, capaci di trasformare „la nuova terra di esilio in una patria definitiva“. Il tedesco del Volga è come „un salice, dove lo pianti mette radici“. Ed hanno „una purezza e austerità di costumi in contrasto stridente con la rilassatezza che regnava nel mondo che gravita attorno ai lager“, questo giudizio lo scrive lo scrittore russo in riferimento alle figlie dei tedeschi del Volga. I Greci vengono lodati in ambito culinario: per „la migliore ricotta, il miglior burro e le migliori verdure“;  i Coreani „come il nucleo principale dello Stato colto della Repubblica“. I Calmucchi „non resistevano, si lasciavano morire di nostalgia“. Molto interessante è la descrizione dei Ceceni, certamente i più anarchici (c'è una parola che non mi viene in mente di Jünger che è ancora meglio di anarchico): questi, diciamo „camminatori nel bosco“, i ceceni, „da nessuna parte cercarono di ingraziarsi i dirigenti o di compiacerli“;  lavoravano come autisti ed avevano una „legge della faida“ che permetteva di combattere ogni forma di malavita; viene descritto nel passo che sto commentando un esempi,  a cui rimando, su un malavitoso che ha ucciso una nonna; l'umanesimo socialista non aveva nulla da dire su questo e anche il potere socialista così temuto, non interveniva nei confronti della faida; comunque sia Solzenicyn  ci aiuta a comprendere come questa legge della faida (pur sottolineando l’importanza „di un soffio del ventesimo secolo“) aveva anche una sua logica, certo non corrispondeva a quello che noi chiamiamo lo stato di diritto (soffio del ventesimo secolo), ma permetteva un certo controllo delle forze malavitose nel loro popolo, in un contesto in cui lo Stato era solo un’apparenza. 


Renato mi ha mandato un articolo in cui racconta che gli armeni guideranno un incontro di preghiera ecumenico nel 2026. Poi un altro su Gregorio l’Illuminatore e Mesrop, che inventò l’alfabeto armeno. 


Abba nostro…


(Pomeriggio tardo) Sui nuovi diritti. „Nell’attuale contesto si sta verificando un vero e proprio “corto circuito” dei #DirittiUmani: il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione. Ciò avviene quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità“ (Leone XIV).


Sulla guerra. „La guerra è tornata di moda e si sta diffondendo un clima bellicoso. Il principio stabilito dopo la seconda guerra mondiale, che vietava ai paesi di ricorrere alla forza per violare i confini altrui, è stato infranto. La pace non è più ricercata come un dono e un bene desiderabile in sé, ma con le armi come presupposto per affermare il proprio dominio. Ciò rappresenta una grave minaccia dello Stato di diritto, che costituisce la base di ogni convivenza sociale pacifica.“ (Leone XIV). 


(Dopo) Devo ammettere che le mie riflessioni sul „tempo“ negli anni del mio insegnamento di filosofia, non hanno avuto l’intensità che hanno avuto per Heidegger con il suo „Essere e tempo“; elementarmente, parlando di Agostino mi sono limitato a dire che vi è una dimensione del tempo che è diversa da quella cronologica. Secondo Balthasar (cf. nota 47, pagina 87 e sg. del libro su Gregorio) Aristotele pensa al tempo come un concetto cosmologico; Platone come „immagine dell’eternità“. Per Plotino „Dio è al di là del movimento e della calma e questo in una vita sovra-temporale ed eterna“. In riferimento a noi: „il tempo è in noi, è la nostra vita“. In Gregorio il tempo è compreso come una „realtà ontologica profonda“, non solo come un movimento cosmico. E per quanto forse la sua posizione tenda più verso Platone, ma il tempo è come abbiamo visto nei giorni scorsi „un segno distintivo dell’essere- creatura“, ha un carattere di irrequietezza del cuore, ma non come hybris, piuttosto come limitatezza, come dimensione del bisogno, della povertà e dell’inadeguatezza della creatura. La meta della creatura terrena è quella del morire: „raggiunge la meta della sua esistenza, cioè muore - si cancella da solo“. Questa „secondarietà“ dell’uomo è sentita in modo molto profondo, ma vi sono due pensieri che perché siano per me fecondi devono essere ripensati nel senso di Ferdinand Ulrich, : 1)  l’uomo è confrontato costantemente con la morte, ma nel senso dell’unità della morte  e della vita, „una vita che è morte“, ma come una fiamma muore in ogni momento e si trasforma in ogni momento. 2) All’inizio Dio ha creato tutto, così che non c’è bisogno di aggiungere nulla: essere come „simplex et completum“. "Il tempo che scorre è limitato, o meglio, è esso stesso il limite di ogni esistenza materiale. Non esiste un tempo indefinito, perché non esiste un'esistenza materiale indefinita. Il concetto di tempo può essere trasferito, mantenendone il significato, ai concetti di inizio e fine, collegati da un percorso. Si tratta di un processo ordinato.“ (Balthasar, 86). In questo processo ordinato abbiamo bisogno del „medesimo uso di ricchezza e povertà“…


(Notte) “Grazie, caro Roberto, per la tua articolata risposta! Sei molto gentile. Infatti, sarei contento di leggere i tuoi commenti a Virginitas foecunda. Ti auguro un buon proseguimento del tuo impegno a servizio di quell’opera, tanto importante per una giusta ricezione di Balthasar e Adrienne. (Non sono sicuro, però, che Oster la veda così; neanche Schindler a Washington. Ma sarei contento di sbagliare). Con saluti cordiali nel Signore, Jacques. Résidence Saint-Ignace, 20 Rue Sala, 67002 Lyon“.


Jünger non ha visto cose meno orribili di Solzenicyn, ma lui si rifiuta di raccontare tutto; comunque entrambi gli autori sono importanti. Credo che il Santo Padre abbia ragione di ricordarci con tutte le forze il no go della guerra, ma allo stesso tempo la guerra succede e si dovrà pur raccontare anche quegli atti di coraggio e di umanità che accadano in essa.  


(Wetterzeube, il 8.1.26 - Tempo del Natale

Hans Urs von Balthasar usa una parola di Heidegger per esprimere ciò che Gregorio di Nissa esprime con le parole: διάστημα, διάστασις e αίών. Queste parole hanno a che fare con la limitatezza dello spazio e del tempo, è sono la „sostanza intima“ dell’essenza della creatura finita. Qualcosa di simile vale anche per Kant, ma come condizioni trascendentali (= soggettive) del sapere; è interessante che Balthasar si riferisca, però, per tradurre la parola francese usata, espacement, a questa parola tedesca di Heidegger (vedi edizione tedesca a cura di Manuel Schlögl, 81): Gelichtetsein. Questa limitatezza spazio temporale non è alcunché di negativo; la negazione è qualcosa di buono, limitatezza spazio temporale è anche forma e bellezza, per questo ogni forma di hybris non è bella, al massimo è eccitante. Gregorio dice che questa limitatezza è circondata dal „non-essere“, come un giorno è circondato da due notti o meglio intende la limitatezza come un cerchio che viene abbracciato dal non-essere. Questo, però, non significa un invito al nichilismo, dovremmo stare bene attenti al modo con cui Gregorio usa la parola „non-essere“. Ci si potrebbe chiedere come mai non parli in questo punto di una limitatezza circondata dal divino. Comunque cerchiamo di tenere ben presente il passo fatto: „il limite del movimento e dell’attività spirituale dell’uomo è l’ αίών (eone)“. Mentre in Dio non abbiamo  διάστημα, διάστασις e αίών. Le tre persone trinitarie non sono tre dei e la natura divina non conosce alcuna limitatezza. Di quest’ultima ne ha bisogno l’uomo ed ogni creatura finita con un ritmo adeguato con cui possano agire in accordo con l’armonia del cosmo - e ciò vale anche per l’agire storico; andare oltre la linea del nulla significa perdere la propria essenza creaturale (questo anche in riferimento a ciò che ho riflettuto in riferimento ad Ulrich e Jünger nelle settimane scorse). E questo è il pericolo ben espresso dalle immagini usate del giorno e del cerchio. „ Il Gelichtetsein ( διάστημα, διάστασις e αίών) rappresenta una misurazione trasversale che attraversa attivamente l'intero essere“ (84).


Il limite spazio temporale è anche quello che deve essere rispettato in politica; diciamo che da questo punto di vista il Trump „isolazionista“, mi è più simpatico di quello „interventista“. Comunque vediamo se si tratta davvero di „operazioni speciali“ o della vecchia e guerrafondaia politica neocon.  


Tra i temi più interessanti discussi con mio figlio in questi giorni c’è quello che si può riassumere con il titolo dell’opera di Gadamer: „Verità e metodo“. Non si è trattato solamente della differenza e relativa indipendenza dei diversi metodi (scientifico naturale, chimico, giuridico, eccetera) e neppure di pensare solo ad un metodo proprio alle scienze umane e alla filosofia. Ma anche del discorso all'interno della ricerca scientifica e medica di vedere quali sono i metodi adatti, per l’appunto, per fare ricerca…non tutti i metodi sono uguali né buoni. Bisognerà tenere vivo anche in questo contesto il senso per la parola „verità“ in modo che la ricerca non sia solo dominata dai soldi o da certi interessi politici. E si dovrà tenere un equilibrio tra il metodo “sensitivo“ orientato all’identificazione della malattia e quello „specifico“ orientato all’identificazione della salute…


Papa Leone XIV insiste anche nel Concistoro in corso sul tema del mio diario attuale: «C’è vita nella nostra Chiesa? Io sono convinto di sì ma la risposta rimane lì, possono esserci dubbi, paure ma se abbiamo fiducia non abbiamo nulla da temere» (frase citata nella versione odierna di Banfi).


«Per essere una Chiesa veramente missionaria, cioè una Chiesa capace di testimoniare il fascino dell'amore di Cristo, dobbiamo innanzitutto mettere in pratica il suo comandamento, l'unico che ci ha dato dopo aver lavato i piedi ai suoi discepoli: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. E aggiunge: «Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35)» (Leone XIV, X). 


Abba nostro…


(Wetterzeube, il 7.1.26 - Tempo del Natale) 


Sembra che l’estrazione del dente sia andata bene. Vediamo cosa succede quando l’effetto dell’anestesia finisce.


Come aver fiducia in Dio se regna un’ „irreconciliabile opposizione tra Dio e la creatura“ (Gregorio di Nissa, Balthasar)? In cosa consiste precisamente questa opposizione: „Dio è Colui che per natura possiede l’essere“ (tό είναι έχει)“, noi no, noi riceviamo l’essere finito come dono gratuito, non lo possediamo. E con questa donazione possiamo partecipare all’essere che Dio possiede. Ma non possiamo spiegarlo adeguatamente: „l'invisibile non può essere studiato“, non può essere „esaminato“. Nessuna raffinatezza del pensiero e nessun sforzo del pensiero può esaminare Dio. Si potrebbe pensare allora che questo irriducibile „Egli“ non abbia nulla a che fare con noi; ma in vero proprio nel suo essere „totalmente altro“ è consolazione, è „abba“, se no sarebbe solo un prolungamento di noi e noi saremmo soli nell’universo. Rimane comunque legittima la domanda se un Dio, nel quale non vi è „azione e passione“ (cf. il libro di Balthasar su Gregorio, 81) sia conciliabile con il Dio fatto carne del cristianesimo, ma in vero lo straordinario del suo essersi fatto carne consiste nel fatto che Egli è Colui che è e che possiede l’essere, se no sarebbe solo carne: una farfalla più grande. In un certo senso siamo „fuori di Dio“, ma in che senso? „Tutto ciò che esiste fuori di Dio è al suo cospetto come nulla“ (Balthasar): „non assolutamente nulla, ma come nulla“ (Gregorio). Se fosse assolutamente nulla allora la contraddizione sarebbe in Dio stesso, perché „assolutamente nulla“ significa „nichilismo“; „come nulla„ significa „amore gratuito“. Se questo „quasi nulla“ volesse allontanarsi da Dio diventerebbe nulla nel senso del nichilismo (έξουδένωσις). Essenti lo siamo solo se partecipiamo a Dio. Per noi vale: „proprio tramite il paragone e l’unione con il creatore è {la creatura} altro da Lui“ (Gregorio), perché l’irriducibile Egli che è Dio non abbisogna di alcun paragone. Tutto questo Gregorio lo può dire a partire dal „fatto della creazione“; il nostro essere finito ci rivela il fatto della creazione, ma „come“ tutto ciò accada rimane inspiegabile. Non possiamo che prendere atto della donazione gratuita dell’essere e in questo atto ci è donata anche la „fiducia“.


„La Stampa pubblica l’intervista di Fox News a Maria Corina Machado {premio nobel per la pace, 2025), che dice fra l’altro: «Il 3 gennaio passerà alla storia come il giorno in cui la giustizia ha sconfitto la tirannia. È una pietra miliare e non è solo un evento di enorme importanza per il popolo venezuelano e per il nostro futuro, credo che sia un passo enorme per l’umanità, per la libertà e la dignità umana»“(Banfi versione odierna). - Rinvio anche all’articolo che ho scritto ieri in Substack che ha come sottotitolo una frase di uno scrittore francese: „Il presidente Trump mi sembra uno dei migliori presidenti che abbia mai avuto l’America“ (Michel Houellebecq, 2019).


„Nei doni dei Magi vediamo ciò che ognuno di noi può condividere con gli altri, ciò che non può più tenere per sé, ma trasmettere affinché Gesù possa crescere in mezzo a noi. Possa il suo regno crescere, possano le sue parole diventare realtà in noi, possano gli stranieri e i nemici diventare fratelli e sorelle, possa regnare la giustizia al posto della disuguaglianza, possa l'arte della pace affermarsi al posto dell'industria bellica.“ (Leo XIV). 


Abba nostro…


(Pomeriggio tardo) Ho pubblicato nel mio account in Substack anche un articolo in 10 punti di Renato Farina in tedesco sulla questione armena. In questo caso la violenza contro tutta una fetta di un popolo, quello armeno dell’Artsakh e in prospettiva contro tutto il popolo armeno, deve essere espressa in modo chiaro, anche come un „precedente“ contro il diritto internazionale ed ancor più contro l’umanità e contro Dio. In questo modo voglio anche dire che il mio articolo su Donald Trump di ieri va letto nel modo giusto (vedi la citazione qui sopra della premio nobel Maria Corina Machado) e non come legittimazione di ogni violenza…


(Sera) Era un po’ di tempo che non riprendevo in mano „L’arcipelago Gulag“ di Aleksandr Solzenicyn. Erik mi aveva parlato, martedì a Lipsia,   della scomparsa di popoli descritta dal grande maestro russo e così mi sono messo a leggere, nel tomo secondo, il capitolo intitolato: “ la deportazione dei popoli“ . Ci sarebbe tanto da dire, ma mi limito ad alcune brevi osservazioni. La deportazione dei popoli non viene o meglio non nasce dall’ oggi al domani, ma c'è un lungo periodo di tempo in cui Stalin si esercita partendo da delle piccole prove fino a delle vere e proprie deportazioni di popoli interi, per esempio quella dei tedeschi del Volga (unico motivo per essere deportati era quello di parlare in tedesco), ma anche quella dei paesi baltici;  un'osservazione molto interessante è quella che, secondo Solzenicyn, nei secoli precedenti, diciamo a partire dal diciassettesimo non era venuto in mente a nessuno di „separare le popolazioni dalla loro terra avita, dalle case degli antenati“ mentre a Stalin questo è venuto in mente, tra l’altro è anche interessante una nota linguistica sull'uso della parola „speciale“ (di cui io stesso mi sono servito in modo forse superficiale): „ non è con l’aggettivo speciale  che sono composte le nostre definizioni predilette, le più recondite (sezione speciale, missione speciale, collegamento speciale, razione speciale, casa di riposo speciale)?“, si chiede Solzenicyn. Leggendo mi veniva in mente anche il trasporto in vagoni di bestiame con cui anche Ulrich arrivò dal suo paese Odrau/ Odry nella Repubblica Ceca, dove era nato nel 1931 e poi la modalità con cui l’Azerbaigian ha costretto la popolazione armena dell’Artsakh nel 2023 a lasciare le proprie terre, le proprie case e i propri cimiteri - ho pubblicato in tedesco nel mio account in Substack un articolo di Renato Farina su questo tema.