Facilitazione alla lettura: l'ultimo contributo del diario, cioè quell'odierno, si trova all'inizio subito dopo le frasi in corsivo che sono frasi di dedica per tutto il diario e subito dopo la foto iniziale di questo nuovo diario (San Michele in Dartmoor). Basta scrollare un poco questo post!
Dopo il „diario notturno“ (qui), quello „diurno“ (qui) quello „cattolico“ (qui), dopo il diario sull'amore amore (qui), e dopo quello della speranza (qui), dopo quello della fiducia (qui) ed infine dopo la prima parte del diario sul tema dell'anarca (qui ) comincio, il pomeriggio del 6.9.26 la seconda parte del diario dedicato al tema dell'anarca - la coincidenza con le elezioni politiche in Sassonia-Anhalt è una caso, dovuto al fatto che il testo dell'ultimo diario era troppo lungo e non poteva più essere salvato. Ho approfondito questo argomento dell'anarca anche in un articolo di Substack, che potete leggere qui. Ed in dialogo con il racconto Eumeswil di Ernst Jünger già nel "diario della fiducia" e nella prima parte di questo diario ho parlato negli ultimi tempi di questo tema, che mi coinvolge molto.
Abùn d’bàh’shmàyah (Padre Nostro che sei nei Cieli)
Nech’ tha’dhà sh’smàh (Sia santificato il Tuo Nome)
Titèl’ malkhutàh (Venga il Tuo Regno)
Nèhweh zebianàh (Sia fatta la Tua Volontà)
Aikana d’bàh’shmàya af’ ba’hara (Come in Cielo, così in Terra)
Hab’lan llahkhmah desunkana nihà’umana (Dacci oggi il nostro pane quotidiano)
Wash’buch’lan auh’bain’ (e rimetti a noi i nostri debiti)
Aikana dhaf’ kh’nanh sbach’n’ le’haih’bain’ (così come noi li rimettiamo ai nostri debitori)
Ula’ talàn ‘llen’siuna (e non ci abbandonare alla tentazione)
Elah ‘pazzàn’ ‘men bisha (ma liberaci dal Male)
Amèn (Amen)
San Michele, Dartmoor
roberto.graziotto@gmx.de
roberto.graziotto31@gmail.com
(Wetterzeube, il’10.9.26; giovedì della ventitreesima settimana del tempo ordinario; mese di Adrienne)
Deportazione dei tedeschi della Slesia dei Sudeti dalla Repubblica Ceca. Reinhard Ewald, il nonno di una mia ex allieva, Amelie, medico in pensione, che ha fatto parte, come potete leggere in questo diario, nella pagina di ieri, del Circolo degli Amici di Ernst e Friedrich Georg Jünger, e che ci tiene a sottolineare che in questo Circolo non c’era „nessun nazionalsocialista“, mi ha mandato un articolo di Christian Rudolf (Corrigenda, 3.9.26), che ricorda la deportazione dei tedeschi Sudeti, della quale in questo mese ricorre l’ottantesimo anniversario. I lettori del mio diario sanno che anche Ferdinand Ulrich e la sua mamma furono deportati dalla Repubblica Ceca (il parroco Sperling ne ha raccontato la storia). Ed anche la famiglia del politico che ha vinto le elezioni in Sassonia-Anhalt, Ulrich Sigmund (AfD), era una delle famiglie tedesche deportate, anche se non mi ricordo precisamente da quale regione, nel secondo dopoguerra - credo si trattasse della Slesia prussiana, non quella austriaca di cui si parla in questo racconto.
L’articolo di Christian Rudolf non è solo la narrazione di una parte dimenticata della nostra storia europea, ma anche una storia di amicizia con un ceco, tanti anni dopo questa deportazione, che gli apre la porta della sua casa, in modo che Rudolf possa ritrovare le tracce della sua famiglia deportata, proprio da quella casa. Traduco qui parte dell’articolo, in modo che il lettore italiano, ne possa trarre anche alcuni insegnamenti per l’oggi.
„Ottant’anni fa. È la fine dell’estate del 1946. La Seconda guerra mondiale è finita in Europa da un anno e mezzo. Ma la “guerra dopo la guerra” è in pieno svolgimento. Colpisce i tedeschi e le minoranze tedesche nell’Europa centrale, orientale e meridionale. I “tedeschi del Reich”, quindi, e i “tedeschi etnici”, secondo l’uso linguistico dell’epoca. Tutti indistintamente, indipendentemente dal fatto che avessero sostenuto Hitler o meno. È in corso il cosiddetto «trasferimento ordinato», deciso dalle potenze vincitrici alla Conferenza di Potsdam. I treni merci sfrecciano senza sosta, un trasporto dopo l’altro. Nell’autunno del 1946, centinaia di migliaia di tedeschi dei Sudeti sono già stati espulsi dalla loro patria ancestrale, decine di migliaia sono stati assassinati dalle guardie rivoluzionarie ceche, da bande di briganti e dai partigiani. La marcia della morte dei tedeschi di Brno alla fine di maggio del 1945, gli eccessi di Aussig e i massacri di Postelberg: sinonimi della crudele vendetta ceca contro la popolazione civile tedesca. Altri sono morti a causa dei maltrattamenti subiti, sono morti di fame, sono deceduti per malattie non curate o hanno scelto il suicidio. La regione dei Sudeti giace ormai semivuota. Sulle città, i villaggi e gli insediamenti si abbattono saccheggiatori provenienti dall’entroterra, che raccolgono ciò che i soldati dell’Armata Rossa hanno lasciato.“ Dopo questa introduzione generale l’autore passa a descrivere la storia della sua famiglia contadina, che allora pensò che ci sarebbe stato un ritorno: „I contadini di Zuckmantel, ai piedi del Bischofskoppe, hanno appena portato a termine il raccolto. Si avvicina il 1° settembre. Ora anche gli ultimi abitanti rimasti della cittadina della Slesia dei Sudeti stanno per essere deportati. Devono abbandonare le loro case, lasciare le fattorie ben curate e i campi che spesso erano stati coltivati già dai loro antenati. Molti chiudono con cura le finestre, girano un’ultima volta la chiave nella serratura della porta d’ingresso, lasciandola inserita, proprio come è stato ordinato sotto pena di severa sanzione. Cosa succederà domani? L’ebbrezza finirà, la ragione e l’umanità avranno la meglio? Che torneranno è, nonostante tutta l’incertezza, fuori discussione per gli abitanti di Zuckmantel. È la loro patria, dopotutto. Sofie, nel cortile della periferia di Miserich, fruga frettolosamente armadi e ripostigli. Mette in una grande cassa lo stretto necessario per i suoi tre figli e i suoceri. Qualche indumento, biancheria da letto, provviste per diversi giorni. Il cibo è la cosa più preziosa in questo periodo. Manda il figlio nella cantina delle patate a trasportare le scorte di marmellate e succhi in barattolo nel fienile accanto. Anche una piccola valigia con dei ricordi e un album fotografico viene portata nel fienile, insieme agli sci, che torneranno utili per gli inverni nevosi sul Querberg. I barattoli di conserve non devono finire nelle mani dei cechi quando torneranno. Da marzo di quell’anno, i nuovi “signori anziani” del paese si presentano davanti alle case con dei camion. Cominciano dal centro del paese. Uomini in uniforme armati costringono i tedeschi a salire a bordo e li portano via, tra percosse e insulti, alla MUNA vicino a Niklasdorf. Attraverso il campo di raccolta nell’ex deposito di munizioni dell’esercito, una fonderia sotterranea della Wehrmacht nel cuore della foresta, i cechi avranno deportato in Germania, fino al 1947, oltre 52.000 tedeschi della zona in vagoni per il bestiame. Sofie, 43 anni, prende una vanga e inizia a scavare.“
Nel racconto Rudolf ritorna nel paese di sua nonna Sofia (che morì giovane), proprio per cercare quello che lei aveva messo sotto terra. E un uomo ceco gli apre la porta: „Un uomo apre la porta. Ascolta in silenzio mentre noi, degli sconosciuti, ci presentiamo. Sì, veniamo dalla Germania. Il padre è originario di questa fattoria. Il vecchio ci fa cenno di entrare e ci invita in cucina. «Sedetevi pure. E raccontateci!» Jiří prepara il caffè. Dalla grande finestra lo sguardo spazia sui campi allungati e illuminati dal sole, che già i miei bisnonni coltivavano, salendo lungo le colline fino al Bischofskoppe. Dietro la vetta fa capolino la punta della Kaiser-Franz-Joseph-Warte. Fino al 1918, la zona da questa parte della montagna si chiamava Slesia austriaca. Oltre la torre panoramica iniziava la Slesia prussiana.«Volete scavare nel fienile? Gesù Maria! Ma fate pure, visto che ci siete qui!» Jiří versa a noi ospiti il Tuzemák nei bicchierini da grappa da una bottiglia da mezzo litro e ci esorta a bere. Il rum locale allenta la tensione. Jirka, come lo chiamano tutti, è nato in Slovacchia ed è arrivato con i genitori negli anni Cinquanta in questa città mineraria. L’ex fattoria a Miserich era disponibile a prezzi modici per i coloni. La graziosa casa colonica, in cui mio padre aveva la sua cameretta da bambino, era stata saccheggiata e utilizzata dai cechi come stalla. Non restava altro da fare che demolirla e ricostruirla.“
Dopo aver raccontato in modo dettagliato questa storia di un’amicizia, che gli ha permesso di ricostruire il passato della sua famiglia Rudolf riflette su di essa: „Sono ormai passati più di vent’anni. Ci sono storie che vengono raccontate raramente. Perché non se ne presenta quasi mai l’occasione. Perché nessuno le chiede. Perché non sono politicamente convenienti. Perché fanno male. Oggi (3.9.26) ricorre, proprio oggi, l’80° anniversario della deportazione di mio padre, del mio bisnonno, di mia nonna, di mio zio e di mia zia da Zuckmantel. I documenti presenti nell’archivio sono liberamente accessibili su Internet; le autorità ceche hanno digitalizzato tutto in modo eccellente. Mio padre non ha raccontato nulla della deportazione vera e propria. Solo che all’inizio arrivarono ad Augusta {nella Baviera, mentre Ferdinand Ulrich a Mühldorf, anche in Baviera}. Questa informazione coincide con i documenti. La breve descrizione archivistica della schedatura riporta: periodo 1946-1947, contenuto: elenchi dei tedeschi suddivisi per trasporti di espulsione. Trasporto n. 32, 3 settembre 1946, 1.200 persone. Elenchi dei deportati suddivisi per vagoni (n. 1-40), numero dei deportati per comune, statistiche per età; destinazione: a quanto pare, al confine il gruppo è stato diviso in due parti: prima parte – Augusta, 1.091 persone, seconda parte – Wasserburg, 159 persone.“
Rudolf presenta in modo ancora più preciso le fonti ed anche alcuni ricordi del padre, ma io passo ad alcune sue considerazioni più generali: „Solo che Hitler, nell’ottobre del ’38, attraversò la città in corteo e, a quanto pare, quasi tutta Zuckmantel si sgolò gridando “Heil”, ma questo non veniva raccontato. Non era scritto nemmeno nel libro sulla storia locale, bisognava scoprirlo da soli. Quando una volta chiesi a mio zio, il fratello di mio padre, se anche loro fossero corsi lungo la strada per formare un cordone d’onore, lui tergiversò più o meno come Jirka riguardo alla valigia scomparsa. Erano racconti, aneddoti; per chi non ne faceva parte, niente di che, niente di significativo. Non era nemmeno che si parlasse incessantemente {di tutto ciò}. Ma faceva naturalmente parte dei racconti di famiglia. E si percepiva già un’atmosfera di perdita. Ricordo ancora come – e all’epoca non ero ancora così grande – mio padre raccontò una volta di come, nel nuovo luogo di residenza in Alta Baviera, gli fosse piaciuta una ragazza. Lei abitava proprio di fronte, dall’altra parte del cortile, e a quanto pare anche lei provava qualcosa per lui. Ma i suoi genitori proibirono categoricamente alla figlia qualsiasi contatto, perché mio padre era un «rifugiato arrivato dall’altra parte». Già da bambino non lo capivo, perché conoscevo mio nonno, mia zia, mio zio e tutti i parenti: erano tedeschi come tutti gli altri.“
Rudolf pone poi una domanda, importante per comprendere quella storia, ma anche importante per comprendere ciò che accade oggi, per esempio nella guerra in Ucraina: „quando comincia la storia?“ Ed ecco la sua risposta: „Quando il nostro parroco di Hamburg, nella predica in occasione del 50° anniversario della fine della guerra, definì l’8 maggio una «giornata della liberazione», mio padre si arrabbiò davvero con lui. La sua esperienza di vita era stata ben diversa. E nel corso del dibattito sulla Dichiarazione tedesco-ceca, che fu poi firmata a Praga all’inizio del 1997 dal cancelliere federale Kohl, mio padre si arrabbiò moltissimo per il fatto che i cechi «facciano sempre iniziare la storia solo nel 1938». Infatti, senza l’occupazione violenta da parte dei cechi della regione dei Sudeti, popolatiaesclusivamente da tedeschi, nel 1918 e senza gli spari mortali dell’esercito ceco del 4 marzo 1919 contro i tedeschi che manifestavano per il loro diritto all’autodeterminazione, non si sarebbe arrivati a Monaco del 1938. Credo che questa visione fosse, nel complesso, condivisa da tutta la famiglia. In quel martedì di Carnevale, a Sternberg, in Moravia, la polizia ceca aprì il fuoco con mitragliatrici sulla folla. Solo lì morirono più di quindici persone e circa trenta rimasero gravemente ferite. La nonna Sofie era originaria di Zossen, un villaggio non molto lontano da Sternberg. È ben possibile che la notizia delle violenze sia giunta anche alle orecchie di quella ragazza di 15 anni e abbia plasmato le sue convinzioni.“
Rudolf non racconta una storia per alimentare il risentimento. „Tutto inizia con un incontro. Jirka ha aperto la porta. Con la porta aperta di Jirka è iniziata una svolta. Nel corso di oltre trent’anni sono stato a Zuckmantel una decina di volte. In diverse circostanze e stati d’animo: da solo, in coppia, in tre; in treno, in auto, in bicicletta attraverso la pianura della Slesia e come pellegrino a piedi attraverso i Monti Altvater fino a Mariahilf. E Maria mi ha aiutato. Oggi quella cittadina non mi è più estranea, è diventata parte della mia vita. L’altro giorno mi è capitato di incontrare dei conoscenti sulla strada principale.Tutto inizia con un incontro. Tutta la vita vera è incontro, diceva Martin Buber. E questi incontri hanno fatto sì che quello zaino diventasse sempre più leggero.Ecco il nonno polacco con la sua nipotina paffuta nella Fiat polacca bianca. Si fermano, mi notano sulla strada di campagna innevata e mi convincono a restare con loro nel vicino Ziegenhals (Głuchołazy). I loro due giovani bassotti, quando entro, si scatenano di gioia come se per tutta la loro vita da cani non avessero aspettato nessun altro se non l’ospite dalla Germania. L’anziano si entusiasma per la mia storia e il giorno dopo vuole assolutamente farmi vedere Mariahilf, il luogo di pellegrinaggio che è appena rinato come opera congiunta ceco-polacco-tedesca. C’è la dipendente di un ostello a Zuckmantel. Sto partendo, ma devo ancora andare in città con la valigia per raggiungere la chiesa, e piove a catinelle. Non c’è scampo, mi bagnerò fino alle ossa. «Aspetti un attimo», mi dice, poi arriva in auto e mi lascia proprio davanti alla chiesa.C’è il parroco Blaszka, che si interessa alla storia di Zuckmantel nel suo complesso. Che mostra su Internet i reperti rinvenuti nella soffitta della canonica risalenti al periodo tedesco. Che si identifica con il coraggioso parroco e sindaco di Zuckmantel, Vinzenz Brauner, che era attento all’equilibrio tra i gruppi etnici e che aveva capito presto chi fosse Hitler. Il parroco gli ha dedicato una bella mostra in ceco e in tedesco nella chiesa e ha appeso un suo ritratto nella canonica. Lo invoca come un santo ogni volta che la sua piccola comunità ha preoccupazioni o difficoltà. – Una volta, in occasione della Pentecoste, il parroco ha annunciato davanti a tutta la chiesa gremita che quel giorno tra loro c’era una persona il cui padre, i nonni e i bisnonni avevano già pregato e ricevuto i sacramenti in quel luogo e che, per amore della terra e della gente, tornava spesso a trovarli.C’è poi l’Iniziativa di riconciliazione ceca Bruntál/Freudenthal, i cui sostenitori da dieci anni inviano biglietti di auguri di compleanno agli anziani di Freudenthal sfollati. In occasione del 70° anniversario dell’ultimo trasporto dai Monti dell’Altvater, hanno celebrato, in una ristretta cerchia di fedeli, funzioni di penitenza nei luoghi in cui i tedeschi Sudeti furono internati o uccisi. «Incontri che trasformano» è il motto che campeggia sul loro sito web in lingua tedesca.“
Ed infine vorrei ancora parlare di un messaggio diciamo politico che l’autore ci vuole dare raccontando la sua storia. „La Marcia della riconciliazione di Brno. Inverte il percorso della marcia della morte di Brno del maggio 1945 verso il confine austriaco: dalla fossa comune presso Pohrlitz (Pohořelice) riporta i partecipanti nella città di Brno, annullando simbolicamente l’espulsione. Un’iniziativa civica ceca. Nel corso degli anni ha coinvolto sempre più persone, finché la marcia non è diventata un evento di grande portata e ufficiale grazie al festival culturale Meeting Brno. «Tutto inizia con un incontro», recita il motto del festival:«L’Europa unita non è nata contro i popoli, ma per loro e, al tempo stesso, contro il nazionalismo che divide e distrugge i popoli. (…) Meeting Brno non è un progetto finito. È un percorso. In un’epoca in cui la pace è di nuovo fragile e l’Europa è messa a dura prova, l’incontro è una delle forme più tangibili di coraggio».
Caro Reinhard, per il mio diario ho tradotto in italiano molte parti dell’articolo di Christian Rudolf, sintetizzandolo e spiegandolo un po’ in modo che il lettore italiano possa capirlo. Il mio diario viene letto da alcune persone; vorrei anche scrivere un articolo in italiano per Substack che possa essere letto da molti, ma per farlo avrei bisogno del consenso di Christian Rudolf. Lo conosci? Come posso contattarlo? Saluti, Roberto
Su Ernst Jünger. Caro Roberto, Ciò che per molti anni non ho capito è cosa intendesse Jünger con lo “sguardo stereoscopico”, che gli veniva moralisticamente rimproverato come un difetto caratteriale, come “freddezza eroica” ecc., al fine di screditarlo. Conoscevamo alcuni suoi amici intimi, tra cui Albert Hofmann, che ci hanno fatto capire che quello sguardo era il suo meccanismo di difesa: era un malinconico. In questo modo si proteggeva dal «furore mimetico» (R. Girard, «Ho visto Satana come un lampo...») delle circostanze dell’epoca. Senza *Stahlgewitter* (Tempeste d’acciaio), a mio avviso, non si può comprendere Jünger. Se vogliamo, è il libro antimilitarista per eccellenza sulla Prima Guerra Mondiale. Credo che sia stato Gide a dirlo. Remarque, al confronto, è solo kitsch sentimentale. Cari saluti, Reinhard – Caro Reinhard, mi sono ripromesso di leggere l’opera completa. Ne ho già letti alcuni di questi volumi. Di essa, mi mancano ancora due volumi (21 e 22), poi avrò l’opera completa. Mi ha davvero affascinato e commosso. Capisco ciò che hai detto e mi rendo conto di quanto fosse un uomo profondo. Ormai è diventato per me davvero un vero amico nello Spirito. Tuo R
Continuazione del dialogo per Whatsapp: Grazie mille. Sì, possedeva ciò che Kierkegaard definiva “l’approccio estetico al mondo”. Quella gioia immensa, quasi metafisica, per la bellezza, il cui rovescio della medaglia è probabilmente il dolore per la bruttezza. Sei mai stato a Wilflingen, alla Jünger Haus? Dopo il suo requiem, la vedova ci ha fatto fare un giro della casa. Un ricordo indelebile. Tra alcuni dei partecipanti al funerale, però, c’era anche sgomento. Non sapevano che Jünger si fosse convertito. Cari saluti, i due volumi li troverai sicuramente in un negozio di libri antichi a un prezzo relativamente conveniente. – Sì, sono stato a Wilflingen con mia moglie e mi piacerebbe tornarci, o meglio, andarci di nuovo. Robert Spaemann mi ha raccontato una storia divertente: alcuni sono andati nella chiesa evangelica perché pensavano che fosse diventato evangelico. Vorrei acquistare i due volumi direttamente da Klett-Cotta per Natale. Sono ancora disponibili, così avrò tutti i volumi nelle stesse condizioni. Finora ho acquistato tutti i volumi tramite l’account Klett.
RE: Mi sorprende un po’, visto che proveniva dalla Bassa Sassonia protestante ed era stato battezzato nella Chiesa evangelica luterana. Ma va bene, la gente semplicemente non lo sapeva. Per quanto ne so, né a Wilflingen né a Langenenslingen c’è una chiesa evangelica. Jünger riteneva che le sue convinzioni religiose e la sua fede non dovessero diventare oggetto di discussioni pubbliche. Per questo motivo sua moglie diffuse una versione, che però non convinse la cerchia di amici, secondo cui lui avrebbe voluto essere sepolto come la gente del posto. Cioè da cattolico. Alexander Pschera e Uwe Wolff hanno scritto della conversione di Jünger, per quanto ciò sia possibile. Eri a Stoccarda al Requiem di R. Spaemann? Se sì, avremmo potuto incontrarci. Saluti – R: No, non c’ero. Quando mia figlia viveva ancora a Feuerbach, in seguito sono andato due volte a Botnang e ho cercato al cimitero, ma in entrambe le occasioni non sono riuscito a trovare la tomba. L’ho intervistato per una casa editrice italiana, da cui è nato un libro. All’epoca mi raccontò questo aneddoto, ma non lo ho verificato. A occhio e croce direi che la versione della moglie non è corretta, ma forse era stato concordato così con lui, proprio perché non voleva parlarne…
Dialogo con Leo sull’articolo di Rudolf: L: Articolo davvero bello, la parte finale mi ha davvero commosso. R: È incredibilmente bello che non ne faccia una storia di rancore. Anche Ferdinand Ulrich ha vissuto una storia simile. L: L’autore, in ogni caso, come esponente della generazione successiva, sì. Al giorno d’oggi è così raro che le persone ricordino l’idea europea sottolineando che si tratta anche di una storia condivisa fatta di tanta sofferenza. R: Questa ultima cosa che dici sulla storia di una sofferenza condivisa mi sembra molto importante: nessuno in Europa è rimasto indenne da questa sofferenza e anche nella guerra tra Ucraina e Russia di oggi, i soldati delle due nazioni condividono il dolore, in un certo senso lo stesso dolore. In un certo senso, credo che dobbiamo partire da lì e per questo non dobbiamo mai parlare con disprezzo del nemico. Nessuno dei grandi lo ha fatto: solo oggi si parla del nemico come se fosse l'unico cattivo. I grandi sapevano, avevano la coscienza della condivisione del dolore. Non so se si capisce cosa voglio dire. E poi c’è la questione della presenza dei morti, non in un senso esoterico, ma nel senso che la mia storia (è solo un esempio) non è comprensibile senza quei morti delle foibe dei partigiani di Tito…Sono nato nel 60 quindici anni dopo questi eventi e grazie a Dio non ho un’esperienza diretta della guerra, ma l’ho vista nel volto dei miei nonni e genitori…
Mt 6, 9-13: Πάτερ ἡμῶν {!} ὁ ἐν τοῖς οὐρανοῖς·…
Salve Regina…
Abùn d’bàh’shmàyah (Padre Nostro che sei nei Cieli)…
(Wetterzeube, il’9.9.26; mercoledì della ventitreesima settimana del tempo ordinario; mese di Adrienne)
In dialogo con Hans Urs von Balthasar. C’è una frase di Balthasar che è difficile da comprendere per l’anarca cristiano, ma che intesa nel senso giusto, viene da lui, come uno dei piccoli amici di Gesù, accettata con cuore aperto: „Der Glaubende muss seiner eigenen Einwilligung zur Enteignung der Liebe noch enteignet werden, und dies geschieht im sakramentalen Ereignis: die Taufe nimmt das Ja seines Glauben, in das Ja der Gesamtkirche, die ihr Ja selber nur spricht aus der Kraft des gehorsamen Jaworts des Gekreuzigten“ (378: «Il credente deve essere espropriato del proprio consenso all’espropriazione dell’amore, e ciò avviene nell’evento sacramentale: il battesimo accoglie il “sì” della sua fede nel “sì” della Chiesa intera, che a sua volta pronuncia il proprio “sì” solo in virtù del “sì” obbediente del Crocifisso»). Solo un matto può pensare che il suo compito, certamente singolare, sia da intendere come libertà individuale; giustamente Balthasar dice che „il „sì“ della fede, che nella sua libertà non può essere ridotto a qualcosa di altro, non è „creazione della verità“; in questo senso dobbiamo essere espropriati dal nostro consenso; l’anarca cristiano invoca coscientemente lo Spirito del Padre e di Cristo, che non è il suo spirito, ma non è neppure uno „Spirito della schiavitù“; noi siamo tutti figli di Dio, siamo tutti al servizio di Gesù; il papa lo ha detto a Rimini: noi apparteniamo tutti a Gesù, allora anche lui stesso, sebbene sia papa. Il nostro dialogo interiore non è tra il nostro spirito individuale e il Pneuma di Dio, ma tra il nostro spirito singolare che è sorretto dal Pneuma e il Padre! Spirito individuale è liberalismo, non cristianesimo! E solo nel Pneuma possiamo diventare figli con il Figlio! E l’anarca cristiano non vuole l’incontro con sé, ma con l’amore assoluto, che non crea, ma che „confessa“, che lascia essere e solo in questo „accesso“, che è più di un „avvicinamento“, possiamo anche trovare e diventare noi stessi come piccoli amici di Gesù!
Sul gli ultimi miei articoli di ieri e l’altro ieri in Substack, mi scrive un amico professore all’università di Wuppertal: Caro Roberto,
grazie per i tuoi due articoli, quello di ieri e quello di oggi {la sua E-Mail è arrivata ieri, ma io l’ho vista questa mattina}. La penso esattamente come te. Certo, bisogna stare all’erta, ma a mio avviso al momento non c’è alcun pericolo, tanto meno uno simile a quello del ’33. Non solo si tratta di partiti completamente diversi con ideologie diverse, ma anche l’ordinamento costituzionale è diverso da quello del ’33. Oggi non abbiamo più un presidente del Reich che possa nominare a suo piacimento un cancelliere del Reich senza maggioranza, sciogliere il Reichstag e governare contro il Parlamento con decreti d’emergenza; secondo la mia percezione, nelle alte corti della Repubblica Federale siedono giudici di orientamento liberale di sinistra (i tribunali amministrativi della Renania Settentrionale-Vestfalia, come so per la nostra lotta contro i mulini a vento, sono interamente nelle mani dei Verdi); la Bundeswehr è integrata nel cuore della società grazie al principio della «conduzione interna» («gli ordini illegali non devono essere eseguiti»), mentre i membri della Reichswehr non potevano nemmeno votare; il corpo degli ufficiali è educato alla democrazia e non è monarchico-autoritario come nel ’33.
Quello che sentiamo da anni sono tutte esagerazioni di persone che capiscono poco del contesto storico, per lo più giornalisti di sinistra o direttamente gli avversari politici dell’AfD. Mi infastidisce enormemente che nel telegiornale, ogni volta che si menziona questo partito, si debba aggiungere l’attributo «accertatamente di estrema destra»: questo è proprio un modo di pensare pilotato! Ci trattano come bambini incapaci di intendere e di volere. E perché nei notiziari non si sente mai parlare del «partito di estrema sinistra, successore accertato del SED, Die Linke» o dei «Verdi ecofascisti»? Questo tipo di inquadramento colpisce solo l’AfD. Se questo partito è davvero anticostituzionale, allora a Karlsruhe si dovrebbe finalmente avviare un procedimento di messa al bando. Ma non lo si fa, perché si sa che si fallirebbe. Qualche mese fa ho ascoltato un’intervista all’ex giudice costituzionale Müller su Deutschlandfunk: secondo lui un procedimento di messa al bando era del tutto destinato al fallimento.
Come ho detto: bisogna certamente stare attenti, ma trovo molto più pericolosi movimenti come il Partito di Sinistra o i Verdi. Questi ultimi vogliono infatti creare «l’uomo nuovo»: woke, vegano, a emissioni zero, con l’asterisco di genere, queer e diversificato: il sogno di una completa trasformazione della nostra società, contro la volontà della maggioranza. È davvero una cosa di stampo fascista! E l’aggiramento dei parlamenti tramite i consigli dei cittadini e del clima, che i Verdi desiderano ardentemente, è un’iniziativa davvero anticostituzionale che, a mio avviso, andrebbe tenuta d’occhio.
Il merito storico dei Verdi è naturalmente quello di aver sensibilizzato la società, 50 anni fa, alle questioni della tutela ambientale. Ma la tutela ambientale non ha più alcuna importanza per i Verdi di oggi. Nel corso del nostro impegno contro l’industria eolica abbiamo conosciuto molti Verdi della prima ora, che erano membri fondatori ma che da tempo hanno lasciato il partito, perché i Verdi hanno sacrificato la tutela delle foreste al profitto dell’industria eolica.
Ciò che mi ha particolarmente rallegrato delle elezioni in Sassonia-Anhalt è stata l’alta affluenza alle urne: una vera e propria festa della democrazia! Ed è stato molto illuminante (e in un certo senso anche inquietante) leggere sulla TAZ quale disagio provochi l’alta affluenza alle urne agli estremisti di sinistra: in realtà sono tutti difensori della democrazia, ma solo quando vengono eletti partiti di sinistra.
Sul vescovo di Magdeburgo non posso dire molto: l’ho sentito ieri in televisione per la prima volta; la sua scelta di parole ha rivelato che non è un nuovo conte von Galen, bensì un carrierista conformista e allineato. Molto rivelatore il modo in cui si è autocorretto: «Persone con migra…, con un passato di immigrazione». Sempre al passo con la terminologia attualmente consentita: è così che si fa carriera nel servizio pubblico e nelle Chiese! La Chiesa cattolica è stata a lungo piacevolmente diversa, ma ormai anche loro si stanno adeguando sempre di più. I protestanti sono purtroppo (come nel ’33!) completamente asserviti allo spirito del tempo, quindi questa volta sono “verdi”. Ho pensato spesso di uscire da questa organizzazione di base dei Verdi, ma c’è ancora qualcosa in me che si oppone.
Scusa per la lunga e-mail! In questo momento riceverai sicuramente molte lettere. Mi ha fatto particolarmente piacere la tua parola chiave “Anarch”: 20 anni fa probabilmente l’avrei vista in modo diverso, ma ciò che ormai manca in questo Paese sono i veri “pensatori anticonformisti”. Purtroppo questo termine ha ormai assunto “ufficialmente” una connotazione negativa, ma in realtà è qualcosa di molto eroico.Tanti saluti dal Sauerland, anche a Konstanze, Thomas - Caro Thomas, grazie per la tua E-Mail che mi ha anche in alcuni punti commosso! Sei di una sincerità che davvero aiuta a comprendere le cose in profondità. Poi sei anche una Fundgrube di informazioni storiche. Per quanto riguarda la parola „Anarch“ su cui sto lavorando in dialogo con Ernst Jünger (ultimamente in modo particolare con il suo racconto „Eumeswil“, 20esimo volume dell’opera omnia), essa è per me di vitale importanza anche come teologo/filosofo; io mi senso solo un (!) piccolo amico di Gesù, ma appunto „amico“, non „servo“ di vescovi, etc. È il mio compito o missione filosofica è del tutto singolare, ma non individuale nel senso liberale. Ovviamente sono solo uno dei miliardi di battezzati, ma il Pneuma che ci educa, lo dice Paolo, non è quello della servitù, ma dei figli di Dio: Rm 8, [15] E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: "Abbà, Padre!". [16] Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio (15οὐ γὰρ ἐλάβετε πνεῦμα δουλείας πάλιν εἰς φόβον, ἀλλὰ ἐλάβετε πνεῦμα υἱοθεσίας ἐν ᾧ κράζομεν· Αββα ὁ πατήρ· 16αὐτὸ τὸ πνεῦμα συμμαρτυρεῖ τῷ πνεύματι ἡμῶν ὅτι ἐσμὲν τέκνα θεοῦ.). Saluti anche da Konstanze; R
Mi scrive anche un’anziano medico tedesco: Caro Roberto, un cordiale saluto dal tranquillo lago Waldsee in Svezia (Smaland), dove ieri Amelie è riuscita comunque a pescare un bel luccio. Amelie mi ha inviato un link alla sua chat (?) e così ho potuto leggere con stupore i suoi primi commenti sul risultato elettorale del Partito Blu in Sassonia-Anhalt, che alla fine non ci ha sorpreso. Riguardo al vescovo Feige e alla sua coraggiosa lotta contro il Leviatano, Anna Diouf ha recentemente espresso in modo eccellente quasi tutto ciò che c’era da dire. Una priora domenicana, originaria della diocesi di Magdeburgo e che lo conosceva personalmente, una volta ha affermato lapidariamente che il suo nome era il suo programma. Beh, sì. A mio avviso, in Germania abbiamo un enorme problema nell’episcopato e all’interno del sacerdozio. Da almeno cinque decenni, e la situazione si sta aggravando, ma questo è ampiamente riconosciuto e noto. Torneremo dalla Svezia sabato e resteremo ancora qualche giorno a Crossen. Se il vostro percorso vi porta vicino alla Flosshaus, ci farebbe piacere se suonaste il campanello. Con cordiali saluti alla (di gran lunga) 🙂migliore metà e ai bambini, e sempre uniti a voi nella preghiera, i vostri Ursula, Robert, Amelie e Reinhard - Caro Reinhard, che bello che sei in Svezia; grazie per le tue righe che mi sono d’aiuto; ieri ho scritto ancora un articolo, per cui spero di non venir insultato - non da te ovviamene; per ora mi ha scritto un amico, professore di latino all’università di Wuppertal, che è del tutto d’accordo. Ed anche questo era consolante. Tuo, R PS Un abbraccio ad Amelie ed un saluto a tua moglie.
Dallo stesso medico, come reazione a queste righe qui sopra: Caro Roberto, grazie per il tuo articolo ben scritto, riflessivo e ricco di spunti di riflessione. Mi ha fatto molto piacere anche il fatto che tu abbia compreso a fondo Ernst Jünger (Anarch, non Anarchist, mobilitazione totale): per circa 10 anni siamo stati membri del Circolo degli Amici di Ernst e Friedrich Georg Jünger, dove abbiamo potuto parlare direttamente con amici e compagni di viaggio dell’Anarch nella vecchia sede della guardia forestale di Stauffenberg a Wilflingen. Non ti sorprenderà che tra loro non ci fosse nessun nazionalsocialista, né tantomeno un socialista internazionale. Poi il circolo degli amici è stato preso in ostaggio dagli accademici e il presidente è stato destituito a seguito di una campagna stampa dei Verdi nel Baden-Württemberg. Era preside di un liceo a Riedlingen sul Giovane Danubio, funzionario pubblico e temeva, a ragione, per i suoi diritti pensionistici. Insomma, siamo stati testimoni oculari e auricolari e sappiamo bene cosa si nasconde dietro quando il signor Kretschmann, che si presenta come un uomo perbene e cattolico, esorta la Chiesa a cambiare, ecc. („Ciò che blocca il laico“ – H.U. von Balthasar). Attualmente sto leggendo molto del cardinale Henri de Lubac. In questo momento «Oltre Dio – La tragedia dell’umanesimo ateo», molto utile, a mio avviso, per valutare la situazione attuale in Germania. Il disorientamento trascendentale cerca figure simboliche di speranza in questo mondo. Pensi che dovremmo dare al vescovo Feige un consiglio di lettura fraterno? Josef Pieper, «Sulla speranza»? Un mio amico sacerdote ha detto che sarebbe inutile, perché ormai sono pochi i vescovi che si concedono il tempo di leggere. Infine: capirai sicuramente che il nostro rammarico per le dimissioni del nostro vescovo diocesano (Dresda-Meissen) è piuttosto contenuto. Se ti farebbero piacere alcune foto dalla Svezia, sii così gentile da inviarci (di nuovo) il tuo numero di cellulare; supponendo che tu sia anche su WhatsApp, provvederemo a metterci in contatto. Cordiali saluti da Ursula, Robert, Amelie e Reinhard, ai quali Pietro ha portato la salvezza sul lago. - Caro Reinhard, mille grazie! Vedo che abbiamo gli stessi autori di riferimento. De Lubac è un grandissimo. Amelie ti da con il mio consenso il mio numero di Mobile Phone, Tuo, R
Mt 6, 9-13: Πάτερ ἡμῶν {!} ὁ ἐν τοῖς οὐρανοῖς·…
Salve Regina…
Abùn d’bàh’shmàyah (Padre Nostro che sei nei Cieli)…
(Pomeriggio) Ernst Jünger, Eumeswil. Il capitolo 41, I-III contiene elementi di importanza davvero straordinaria. Parto da una piccola premessa attuale: la cosa più grave, da parte degli intellettuali cattolici, sarebbe quella di permettere che la missione del Papa attuale, con la sua pace disarmata e disarmante, diventi una variante del destino di coloro che vogliono migliorare il mondo e che non potranno che essere delusi, di cui parla Emanuelo. Con ragione il papa indica il luogo nel quale vuole che accada la pace disarmata e disarmante: il nostro cuore, il nostro forum interno.E poi si fida del „bonum diffusivum sui“. 1) Nel palazzo del presidente, che qui uso come simbolo, l’anarca si trova molto bene anche come portinaio, non vuole essere necessariamente il presidente o un ministro. 2) C’è un tipo di rivoluzione o diciamo che sempre la rivoluzione provoca una reazione contraria, Emanuelo fa l’esempio di quella del 1848 che genera Bismarck e Napoleone III. Quindi si potrebbe riassumere che la rivoluzione invece di curare il male o la sofferenza la fa diventare cronica. Se la rivoluzione pacifica (ma già il fatto che sia pacifica, implicherebbe trovare un altro nome per essa) del 1989 non vuole diventare una rivoluzione nel senso di quelle che critica l’anarca si deve lasciare che essa possa sviluppare la dinamica messa in moto fino ai nostri giorni. 3) L’anarca non è un pacifista, per cui tiene aperta la possibilità che si possa uccidere, non per difendere idee generali, ma le persone concrete e la propria persona, il proprio popolo. Cura un atteggiamento di oggettività neutrale e non considera nessuno a priori come „nemico mortale“. 4) L’anarca sta attento, e sa che i faraoni o gli imperatori non sono tutti uguali (ognuno rispecchia piuttosto il suo tempo); non ha in sé ne il desiderio del sabotaggio né il risentimento per il faraone di turno. È sicuro - l’anarca cristiano aggiunge: per grazia - della sua missione, per cui non ha bisogno di esagerare nei giudizi di valore - a volte su questo non sono coerente: non tanto con Trump, che mi è simpatico, ma con l’attuale cancelliere Merz o con la presidentessa della Commissione europea, che mi stanno antipatici. 5) C’è bisogno di ironia ed umorismo. „Die Menschen hören sich gerne persönlich angesprochen, sei es mit Eigen-, Vor- oder Kosenamen, sei es mit einem Titel oder einer Auszeichnung, Sire, Exzellenz, Herr Doktor, Monsignore, Genossen Maier,, mein süßer Betthase“ Ernst Jünger, 1977 («Agli uomini piace essere chiamati personalmente, che si tratti del proprio nome, di un soprannome o di un nomignolo affettuoso, di un titolo o di un riconoscimento: “Sire”, “Eccellenza”, “Dottore”, “Monsignore”, “Compagno Maier”, “mio dolce coniglietto da letto”» Ernst Jünger, 1977).
(Halle, l’8.9.26; martedì della ventitreesima settimana del tempo ordinario; natività di Maria)
Sono stato ospite per due ore dell’ „Archivio centrale, Collezioni scientifiche dell'Università Martin Lutero di Halle“; la ex custode dell’archivio, la signora Schneider ed uno dei responsabili attuali, Herr Händel, mi hanno introdotto in questo archivio che ha circa 3, 8 milioni di „oggetti esposti“, non con una modalità museale, ma scientifica, di catalogazione e studio degli oggetti stessi. È stata un’esperienza affascinante, mediata da due amici biologi di Zeitz (Michael Unruh, Rainer Patzer), nata dalle mie letture di Ernst Jünger, che ha avuto e curato una delle collezioni private di coleotteri più grandi del mondo e proprio dai collettori e dalle farfalle, provenienti dall’America Latina e dalla Mongolia e da tante altre parti del mondo, è iniziata la visita guidata - in vero dopo aver bevuto un tee. L’interesse per l’America Latina è dovuto anche ad uno studioso di Halle, di rango mondiale, Carl Hermann Conrad Burmeister (1807-1892). Abbiamo visto anche gli ambiti ornitologici, dei pesci e dei mammiferi. Tra l’altro il cranio di un Delfino. Attraverso queste raccolte si possono per esempio studiare i cambiamenti climatici ed anche vedere animali, che purtroppo sono estinti… Fra qualche giorno voglio scrivere un articolo su questa visita.
(Halle - Lipsia - Wetterzeube)
Alla stazione di Lipsia, una signora originaria dell’Eisfeld (i genitori vivono vicino a Duderstadt), quindi cattolica, mi ha dato un’informazione sbagliata sulla S-Bahn per Halle, ma poi si è occupata di me, così che sono arrivato lo stesso in tempo all’istituto; è davvero raro incontrare una cattolica in Sassonia e poi una cattolica che la prossima settimana va per una settimana ad Amrum, la sua isola preferita nel mare del Nord. La figlia è per un anno vicino a Vancouver (Canada)….
In dialogo con Hans Urs von Balthasar. C’è una questione teologica fondamentale per l’anarca cristiano, che ama la sua libertà più di qualsiasi altro valore; il Dio che confessa come Padre non ha per nulla la modalità dell’auto glorificazione; la Sua gloria è il contrario di ciò; il movimento di finitizzazione ontologico (il dono dell’essere non si riceve in una sospensione ideale, ma nella carne) e cristologico (fino nella melma dell’inferno) non viene negato, per un qualsivoglia ideale, ma trova nel Logos universale e concreto la sua pienezza, che non è disincarnata ( = ideale), ma „pneumatizzata“ nella Risurrezione della carne, ovviamente una carne spiritualizzata che supera limiti umani. Questo Dio ci vuole liberi! È il nostro lavoro consiste nell’appropriazione della libertà. Un Dio che ci rubasse la nostra libertà, come certe visioni „clericaliste“ vorrebbero, non è il Dio cristiano. Certo noi viviamo non per arricchire la nostra biografia, ma il nostro compito, la nostra missione; Cristo stesso è libero nel suo compito e solo una volta che il Suo compito è definitivamente compiuto si comprenderà che la forza trascinante tutto era quella dello Spirito dell’amore di Dio, che procede dal Padre e dal Figlio! Cristo ci dona di vivere una vita per Dio Padre, come Lui stesso fece e ci pone nella sfera „dell’essere per Dio“, questa sfera è quella della Chiesa, dove possiamo dare il nostro assenso libero all’amore di Dio; e grazie a Dio la Chiesa ci dona davvero un luogo dove vivere, per servire l’amore e la giustizia di Dio. (Cf per tutto questo H III,2,2, 377-378.
La critica che mi ha fatto Johannes a proposito della mia critica al vescovo Feige purtroppo non tiene conto di questo mio lavoro come anarca cristiano e con il senso della libertà per il cristiano. È ovviamente legittimo per l’anarca cristiano usare un „verbum intensivum“, anche ne confronti di un vescovo, non si tratta di non riconoscere il suo essere pastore e maestro, ma non è vero che ogni interpretazione storica, che speso si muove nell’ambito della verosimiglianza e non della verità, data da un vescovo sia da accettare acriticamente; non vale neppure per il Papa, visto che come ci insegna san Newman la nostra coscienza è superiore anche alla sua autorità. Nella modalità del sub et cum Petro, però, è anche vero che il metodo normale di sequela nei confronti del Papa è quello di un’obbedienza più radicale di quella che dobbiamo ad un vescovo. Per quanto riguarda l’estremismo della AfD secondo me è verosimile che il vescovo Feige si sbagli! Ovviamente è anche possibile che mi sbagli io, ma quando un amico mi scrive che sembra che la Germania non abbia una visione per il futuro, se non utopie all’indietro, direi che pone una domanda giusta ed è possibile che la AfD sia una di queste utopie all’indietro (la Germania sicura perduta), ma io che in Sassonia-Anhalt ci vivo da più di venti anni non ho visto nessun movimento radicale di stampo nazional-socialista, piuttosto persone che cercano di dare un senso alla loro vita senza acconsentire a quella che chiamo „mobilitazione totale e guerriera“, che è davvero pericolosa. Gli argomenti di stampo storico vanno usati con cautela; questo amico di cui parlo sostiene per esempio che visto che la Germania o meglio che le truppe tedesche delle SS hanno “ripulito dagli ebrei” la Bielorussia e l’Ucraina, uccidendone senza esitazione 100.000, allora se (sic!) dopo l’attuale guerra, fornisse sostegno all’Ucraina, sarebbe più che giusto e doveroso“; ovviamente la si può pensare così, ma si può anche pensare che visto che la Germania si è resa colpevole del delitto descritto, dovrebbe ora, in una condizione storica diversa evitare che si entri nuovamente in guerra con un paese, che nella seconda guerra mondiale ha perso 27 milioni di soldati e che ha una percezione certo diversa dalla nostra tedesca sulle cause di ciò. Ed infine per quanto mi riguarda la cosa più fatale al momento è scatenare una guerra contro una potenza nucleare, che non verrà usata arbitrariamente, ma che potrebbe venir usata se la Russia si sentisse messa alle strette. Vorrei ricordare ancora una volta quello che Papa Francesco disse più volte: in Ucraina viene combattuta una guerra tra potenze imperiali e non primariamente una guerra per difendere la propria nazione aggredita (cosa questa certamente legittima e che in parte è vera). Io penso che una geopolitica sbagliata abbia portato all’estensione del fenomeno AfD, che in vero in questo difende una posizione per così dire di centro, mentre chi lavora per una guerra contro la Russia difende una posizione estrema…Ma ripeto si tratta di un’interpretazione storica verosimile, non della verità, mentre corrisponde al vero e al senso della mia missione ecclesiale insistere sula „speranza per tutti“, senza escludere a priori più del 40 % della popolazione della propria regione, affermando che la loro posizione non è conciliabile con la dottrina cattolica - fosse questo anche solo nella modalità di un assenso a capi politici che rappresenterebbero un visione del mondo inconciliabile a priori con il cristianesimo.
Mt 6, 9-13: Πάτερ ἡμῶν {!} ὁ ἐν τοῖς οὐρανοῖς·…
Salve Regina…
Abùn d’bàh’shmàyah (Padre Nostro che sei nei Cieli)…
(Wetterzeube, il’7.9.26; lunedì della ventitreesima settimana del tempo ordinario)
In dialogo con Hans Urs von Balthasar. „Fil 3, [12] Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo. [13] Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, [14] corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù. (κατὰ σκοπὸν διώκω ⸀εἰς τὸ βραβεῖον τῆς ἄνω κλήσεως τοῦ θεοῦ ἐν Χριστῷ Ἰησοῦ.)“ Quale è questa meta? Il superamento della nostra tendenza al privato e alle sue dipendenze. L’anarca cristiano è interessato a questo tipo di liberazione, perché è cosciente che le dipendenze sono il contrario della libertà che cerca; ha una precisa percezione di non essere arrivato alla percezione, per questo insiste sugli „avvicinamenti“ (cf. tutto ciò che Jünger ha scritto su questo termine nel suo libro: „Droga e sballo“) ed in vero ha anche la percezione dei limiti dei propri sforzi, ma sa come un piccolo amico di Gesù, che è stato conquistato da lui; chiede che ci sia un ingresso nell’amore di Dio (non solo un avvicinamento), anche per lui e questo ovviamente è espropriazione dalla propria tendenza al privato (cf. Balthasar, 377). Cosa impara l’anarca cristiano dal Figlio, dal Logos universale e concreto? Un atteggiamento di totale fiducia ed abbandono che non ha paura della debolezza più estrema, perché proprio in essa viene spirato lo Spirito Santo, e solo in quest’ultimo il Padre può fare risorgere il Figlio e liberarlo dalla melma dell’inferno. Gesù ci ha giustificati (redenti) diventando peccato per noi fino nella melma dell’inferno, lo Spirito Santo ci santifica. Gesù nei limiti della sua corporalità ha patito quello che solo il Dio fatto uomo può patire, lo Spirito Santo vivifica; dove c’é il corpo di Cristo nella sua modalità limitata prima della risurrezione e in quella di un corpo spirituale senza limiti dopo di essa, c’è un amore assolutamente gratuito, non privato, ma del tutto „pubblico“ ed eucaristico, nella modalità di un uscita da sé del tutto „comunicativa“, in una speranza per tutti e per me!
Elezioni in Sassonia-Anhalt. Ho una previsione di questa notte (MDR, 3,15 h), quindi un risultato provvisorio: CDU 17,2; AfD 43,8; Linke 8,6: SPD 9,3 (terza forza; risultato sorprendente, ma quello che questo partito sostiene a livello regionale aveva una vera sostanza sociale); Grüne 8,9; BSW 5,3. Il prof. Varwick, di cui ho fiducia in questioni di sicurezza e diplomazia, per quanto riguarda le elezioni, fa un po’ coro con tutti, fino al presidente della Repubblica federale Frank-Walter Steinmeier , che sono preoccupati per la democrazia in Germania, ma egli riflette dal punto di vista di una riflessione critica sul BSW che ha appoggiato. Ecco la sua riflessione in X: „Johannes Varwick: Il BSW entra di misura nel Landtag (senza raggiungere il 5 % non si entra nel parlamento), ma è comunque giunto il momento di un’autocritica (06/09/2026): Anche entrare di misura è un risultato. Dopo che il #BSW aveva ottenuto l’11,2% dei voti di lista alle elezioni federali del 2024 in Sassonia-Anhalt, il partito entra ora nel Landtag della sua roccaforte con un margine minuscolo. Si potrebbe obiettare che da questo risultato estremamente risicato non si possa trarre alcuna conclusione affrettata, perché le cose avrebbero potuto andare altrettanto male. Tuttavia, questo risultato così risicato non è un caso, ma, a mio avviso, il risultato di una campagna elettorale che ha puntato troppo sulla normalizzazione dell’AfD e sul populismo, e troppo poco sulla propria sostanza. Durante la campagna elettorale, il BSW ha fatto di tutto per posizionarsi come alternativa ai partiti tradizionali e, con mio grande disappunto, ha ripreso dall’AfD il discorsi avventato sui «vecchi partiti», superando così un limite che ha evidentemente portato a questo risultato così risicato. Alla domanda se la collaborazione con l’AfD non finisse proprio per normalizzare l’estrema destra, i vertici regionali del BSW hanno risposto che il pericolo maggiore risiede nel persistere dell’attuale politica. Chi la sostiene, distrugge la democrazia. Con questa posizione, come dimostrano anche i sondaggi condotti tra gli effettivi elettori del BSW, il partito ha trovato ampio consenso tra il proprio elettorato. Ciò non significa però che sia la scelta giusta, tanto più che forse altri gruppi di elettori, più numerosi, avrebbero potuto essere convinti con una strategia diversa – e il BSW sarebbe così ora rappresentato nel Landtag. I ripetuti segnali in direzione dell’AfD, dalla disponibilità a «maggioranze variabili» fino all’annuncio esplicito di sostenere indirettamente un primo ministro dell’AfD al terzo turno di votazioni, mi hanno irritato e scoraggiato. Ciò che è stato presentato come una politica pragmatica e concreta è apparso a molti come un tentativo di ingraziarsi il potenziale elettorale dell’AfD. Per gli elettori che cercavano una vera alternativa – non solo un’altra variante di protesta –, questa presa di distanza era insufficiente. Questo è stato anche uno dei motivi alla base della controversia con l’organizzazione regionale della Turingia e i suoi (ex) vertici, che, sebbene giunga in un momento inopportuno, potrebbe comunque dare avvio a un necessario processo di chiarimento. Ancora più grave, tuttavia, è il secondo errore: la campagna elettorale del BSW ha puntato troppo su semplici slogan e troppo poco su soluzioni concrete ai problemi del Land. Al contrario, hanno prevalso i grandi gesti: la richiesta di un «ministro presidente apartitico», che governi con maggioranze variabili, è sembrata una ventata di freschezza durante la campagna elettorale, ma a un esame più attento si è rivelata un’idea vaga, priva di concreta sostanza politica. Chi vuole governare deve presentare proposte concrete, non limitarsi a muovere critiche generiche. Chi si limita a essere contrario a qualcosa – agli aiuti all’Ucraina e alle forniture di armi, ai partiti tradizionali, al «corridoio di opinione» –, ma non offre quasi nulla di concreto, non guadagna credibilità. In terzo luogo, si paga anche il prezzo del fatto che molti membri del BSW (soprattutto nella dirigenza del partito) provengano dalla vecchia sinistra e non fossero realmente disposti o in grado di concepire il BSW come un nuovo progetto politico di centro, ma piuttosto come una sorta di «sinistra 2.0». Di una cosa del genere non c’è bisogno. C’è invece bisogno di un partito che si schieri con coerenza contro la guerra e il riarmo, a favore della diplomazia, del buon senso economico, della giustizia sociale unita alla responsabilità individuale, di un moderno principio di merito e di apertura al mondo; un partito che, sul tema del «wokeness», mantenga i piedi per terra e, nonostante tutto, non rifugga dalle responsabilità di governo e non faccia promesse né infondate né prive di fondamento. A mio avviso, è stato un errore evitabile definire la CDU pericolosa quanto l’AfD. Non lo è. Anche la strategia elettorale del BSW che ne è derivata non ha funzionato davvero. È un peccato, perché il BSW ha dei punti di forza che così si dissolvono nel nirvana populista. Molto dipende ora dalla capacità di autoriflessione critica. Un risultato così serrato lascia spazio a interpretazioni in diverse direzioni. Ciò non facilita la necessaria autocritica. Il partito deve dimostrare di saper fare di più che populismo – di poter offrire politiche concrete per le persone, non solo slogan. Il BSW si trova ora di fronte al difficile compito di assumersi le proprie responsabilità nel nuovo Landtag della Sassonia-Anhalt. Poiché, per ragioni comprensibili, ritiene che il «muro tagliafuoco» sia fallito, deve ora dimostrare come sia possibile formare un governo in grado di agire in queste condizioni. Sarà un compito arduo, che richiederà ai deputati del BSW neoeletti una bussola e una linea di condotta ben definite. Il BSW è un partito giovane e nel frattempo è presente con sezioni locali a molti livelli e in tutte le regioni della Germania. Si tratta di un risultato nettamente superiore a quello raggiunto da altre formazioni politiche nascenti, su cui è possibile costruire. A tal fine occorrono ora un serio lavoro programmatico e personalità convincenti. Vedremo se questa prova del fuoco in Sassonia-Anhalt verrà superata. Da ciò dipenderà anche la futura rilevanza a livello federale.“ - ho lasciato la parola così a lungo a Varwick per una stima che ho per lui in ambito diplomatico ed anche perché nelle europee votai la Sahra Wagenknecht, proprio perché si opponeva alla linea di appoggio militare tedesco all’Ucraina. Allo stesso tempo devo dire che neppure in lui vi è il minimo tentativo di comprendere il momento di verità dell’AfD che ha spinto il 43 % ca. degli elettori a votare per questo partito. Per me non si tratta in primo luogo di una questione solo politica, ma „missionaria“ (non di proselitismo), nel senso di Cristo: annunciare a tutti Cristo! Comunicare una speranza per tutti. Ovviamente non so se il risultato straordinario della AfD in Sassonia-Anhalt, guidata da Sigmund, basti per governare, nel senso che ha detto lui prima delle elezioni: o da soli o niente. A me sembra un uomo onesto, che è in un atteggiamento di ascolto nel confronto di tanta gente. Perfetto? No, non lo è, ma chi lo è? Ascoltando ieri la televisione, i diversi responsabili dei partiti (Varwick non vuole che li si chiami „vecchi“ e suppongo che non voglia che li si chiami „partito unico“) per lo più perdenti non c’é ne era uno (a parte Schulze (CDU) che come democratico si è congratulato con Sigmund per la sua vittoria) che tenesse conto, anche solo minimamente, di una vittoria che ha un livello storico non indifferente. Purtroppo neppure il vescovo cattolico Feige di Magdeburg, che non mi conosce, comprenderebbe quanto cerco di dire da mesi…
Per quanto riguarda le reazioni in Italia, mi servo della rassegna stampa che mi manda Renato Farina e della versione di Alessandro Banfi. Il „Corriere della Sera“ titola: „L’AfD oltre le previsioni. Adesso l’estrema destra può arrivare la governo“; in questo modo il giornale milanese dice del vero, ma anche assume la formula „estrema destra“, che non è una definizione neutrale presa dalla posizione dove l’AfD siede nel parlamento, ma un „giudizio di valore“ politico, che assume la definizione legale giuridica acriticamente oggi in vigore in Germania. Ma nello stesso giornale si può leggere che „definirli fascisti non serve a niente“, ma nello stesso articolo si prende anche in considerazione la posizione dell’intellettuale Ingo Schulze, che temi danni enormi alla cultura e alla scuola“. È la stessa preoccupazione espressa dalla contadina che mi vende il formaggio di capra al venerdì e che organizza nella sua cascina sere con spettacoli teatrali. La Repubblica ci aveva già ricordato il giorno prima, che le piazze (quali? Qui da noi le piazze erano per Sigmund, il candidato della AfD) e le chiese erano mobilitate per frenare l’onda AfD (questo vero, per esempio il vescovo di Magdeburg, Gerhard Feige); sembra con nessun successo. Nel „primo piano“ del Corriere, si parla di Merz, che praticamente ha lasciato da solo il candidato della CDU qui in Sassonia-Anhalt (questo lo dico io, non il Corriere), riunirebbe i vertici sotto choc della CDU. In vero a Merz e Söder (CSU) nel febbraio del 2025, mentre il pubblico democristiano si limitava a fare una pseudo verifica dei fatti di quel discorso, J.D. Vance, nella conferenza di sicurezza di Monaco di Baviera, aveva detto molto precisamente che è un grande problema se i politici perdono il contatto con il loro popolo. Infine per quanto riguarda l’ago rosso-bruno della bilancia del BSW e in particolare della sua fondatrice Sahra Wagenknecht, rimando al commento del prof. Johannes Varwick, politologo dell’università di Halle.
Dalla versione di Banfi prendo un giudizio che mi è consono: „Donatella di Cesare sul Fatto ha una lettura diversa: «Il nodo decisivo è il rapporto con la Russia. Non si tratta di essere “filorussi”, formula ormai buona solo a impedire ogni analisi. Germania e Russia sono legate da una storia lunga, tragica e insieme profondissima, fatta di guerre, scambi, dipendenze reciproche, interessi economici e di quella Ostpolitik che per decenni aveva cercato di tenere aperto uno spazio politico tra Est e Ovest. La guerra in Ucraina ha spezzato questo equilibrio e trascinato la Germania dentro una nuova logica di contrapposizione, di riarmo, di sacrifici economici, senza che sia mai stato davvero discusso quale interesse tedesco vi fosse in questa svolta. È anche qui che va cercato il voto all’Afd»“. Insisto: non si tratta di essere filo russi o filo sovietici. Per quanto riguarda la famiglia di mia moglie: il comunismo del Patto di Varsavia e sovietico le ha fatto perdere titolo nobiliare e ricchezza a Budapest. E per quanto riguarda la mia famiglia: a causa di Tito, in guerra contro Stalin, ma non per un’alternativa ideologica, ma per una questione di gestione dello stesso modo di far politica, mio padre ha perso la sua terra natia, l’Istria, a cui è stato emozionalmente legato fino alla morte.
„Per Maurizio Belpietro, nel commento sulla Verità, «le accuse che quotidianamente vengono lanciate contro chi raccoglie le preoccupazioni dei cittadini sono la dimostrazione di una miopia politica che non ha limiti. Invece di guardare in faccia i problemi, a sinistra guardano le conseguenze, come se un medico, invece di comprendere le ragioni di una malattia, si soffermasse solo sui sintomi. Sì, non capiscono: e siccome non colgono le motivazioni, attaccano il fenomeno a testa bassa, demonizzandolo». - Proprio così, così è accaduto con la nuova figura politica che ieri ha stravinto qui da noi in Sassonia-Anhalt: Ulrich Sigmund.
Tutti i partiti insieme (CDU, SPD, Linke, Grüne) potrebbero forse riuscire a governare, ma questi partiti non hanno nulla in comune. È il problema sollevato da „Tommaso Cerno sul Giornale, che suggerisce ai popolari di rompere con le sinistre: «Il crollo della Cdu non è un incidente, ma un segnale d’allarme per tutto il mondo dei conservatori moderati e cattolici europei. Ostinarsi, come fa la Commissione, a tenere in piedi alleanze innaturali con Verdi e socialisti - soggetti con cui non esiste più alcuna sintonia programmatica - è un errore strategico suicida».
Come suicida è la „,mobilitazione totale“ (copyright: Ernst Jünger) da cui ho parlato negli ultimi anni; su questo punto Johannes Varwick dice il vero: „Non nutro grandi aspettative riguardo all’ultima iniziativa di mediazione statunitense a Mosca e Kiev. È comunque sempre meglio dell’indicibile triade tedesca ed europea composta da richieste irrealistiche, slogan di incoraggiamento e rifiuto della diplomazia.“ (In X).
In un dialogo veloce dopo le elezioni tra Claudia Wittig (BSW) e Alice Weidel (AfD) le due politiche erano concordi nel dire che un dialogo è possibile (per esempio sulla questione dei costi altissimi dell’energia) tra BSW e AfD: questo farebbe certamente bene ad un discorso democratico e non polarizzato e così ai cittadini tedeschi. Sulla questione se Sigmund possa o voglia diventare premier della Sassonia-Anhalt, entrambe le politiche, anche se con accenti diversi, hanno detto che si dovranno aspettare i prossimi giorni. E così facciamo!
Mt 6, 9-13: Πάτερ ἡμῶν {!} ὁ ἐν τοῖς οὐρανοῖς·…
Salve Regina…
Abùn d’bàh’shmàyah (Padre Nostro che sei nei Cieli)…
(Mezzogiorno) A partire dalle cose che ho scritto qui ho fatto un articolo per Substack; mi scrive un amico: «Cari saluti da Bad Kreuznach. In linea di massima sono d’accordo con te su molte cose, tranne sul fatto che non considero il BSW un partito pacifista. Non riesco proprio a capire perché, a mio avviso, non si debba porre un freno alla Russia – uno Stato coloniale aggressivo – nelle sue guerre genocidarie (vedi la Cecenia). Non conosco abbastanza bene la situazione in STA (Sassonia-Anhalt?) per capire perché si celebri così tanto l’AfD; forse è un presagio per il governo federale? A quanto pare basta, ex negativo, rifiutare tutto. Siamo un Paese senza una visione del futuro? Oppure riusciamo a concepire solo utopie retrograde?» - Caro Benjamin, le ultime due domande sono per me molto preziose e utili. Ci rifletterò. Per quanto riguarda il BSW, è del tutto possibile che mi stia sbagliando. Saluti, R
(Pomeriggio)
Le elezioni di ieri nel contesto del dibattito internazionale e della percezione delle Chiese.
Il settimanale “Ostdeutsche Allgemeine” (dal 4 al 10 settembre 2026) ha intervistato, prima delle elezioni, alcuni esperti provenienti da Cina, Russia, Polonia, Israele, Stati Uniti e Francia in merito alle elezioni di ieri. Conclusione: «La Sassonia-Anhalt è ormai da tempo molto più che le sue elezioni regionali. Che si tratti di un banco di prova per il “muro tagliafuoco” (forse in Italia si dice „cordone sanitario“), di un indicatore degli umori sociali, di un segnale per un possibile riorientamento della politica estera o semplicemente di uno specchio dei propri dibattiti politici – il 6 settembre gli occhi di tutto il mondo saranno puntati su Magdeburgo».
L’americano Steven Sokol cita giustamente il discorso del vicepresidente J. D. Vance alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco dello scorso anno per evidenziare una certa, seppur non identica, vicinanza tra il movimento MAGA e l’AfD. Egli stesso è preoccupato per una possibile avanzata dell’AfD, proprio a causa delle sue posizioni su Russia, Ucraina, NATO ecc.
Il cinese Cul Hongjian della Beijing Foreign University osserva i movimenti politici in Germania, ma in linea di principio, qualora l’AfD dovesse affermarsi, raccomanderebbe «l’orientamento ai risultati anziché l’etichettatura politica» come «principio guida».
Secondo Eran Lerman, vicepresidente del Jerusalem Institute for Strategy and Security, Israele è troppo concentrato su se stesso per seguire le elezioni regionali. Gli esperti sono tuttavia divisi: i liberali («per così dire, i lettori di Haaretz») sono categoricamente contrari, mentre l’emittente vicina al governo Channel 14 vede l’AfD come «un ulteriore strumento nella lotta per l’anima dell’Europa contro l’alleanza tra islamisti e sinistra, che nega al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione. «Il nemico del nemico è per loro un potenziale amico».
«I populisti di destra tedeschi sono considerati più pericolosi di quelli nel proprio paese», questa è la prospettiva da Parigi nelle parole di Hélène Miard-Delacroix, professoressa di storia e cultura tedesca contemporanea alla Sorbona. Questa posizione corrisponde in generale alla visione liberale, secondo la quale l’ascesa della destra in Germania viene per l’appunto valutata in modo più drammatico che nel proprio Paese, dove il Rassemblement National di Marine Le Pen si sforza da decenni di mantenere un’immagine moderata.
Secondo il giornalista Cezary Gmyz, i polacchi sono stupiti dal fatto che i tedeschi dell’Est, che hanno sofferto molto a causa dei russi, siano così poco critici nei confronti della Russia. Nemmeno i polacchi arrivano a ipotizzare, però, secondo una teoria complottista, che la Russia finanzi addirittura l’AfD.
Le Chiese, dopo i risultati delle elezioni di ieri, guardano con grande preoccupazione alla vittoria dell’AfD alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt. Il Land è diviso. «La nostra preoccupazione riguarda la pace sociale e la convivenza tra le persone nel nostro Land», hanno dichiarato la diocesi di Magdeburgo, la Chiesa evangelica della Germania centrale e la Chiesa evangelica regionale di Anhalt in un comunicato congiunto a Magdeburgo. «La nostra preoccupazione riguarda anche le conseguenze annunciate dall’AfD in merito all’impatto che il risultato elettorale avrà sulla cultura e l’istruzione, sulla comunità e sul volontariato, sulla Diaconia, sulla Caritas e sulle Chiese – nonché sulla sicurezza interna ed esterna». Il vescovo di Magdeburgo Gerhard Feige ha inoltre esortato coloro che intendono assumersi responsabilità di governo ad assumersi anche la responsabilità nei confronti di tutte le persone del Land.
Ha aggiunto: «Facciamo appello ai vincitori delle elezioni affinché rispettino senza riserve la Costituzione del nostro Paese, la Legge fondamentale, e tutelino la dignità di tutte le persone.» (Fonte: katholisch.de).
La posizione delle Chiese corrisponde più o meno all’interpretazione liberale a livello internazionale. Direi che la posizione del vescovo Gerhard Feige non è paragonabile a quella del cardinale August von Galen durante il periodo nazista. È possibile che la Chiesa debba subire conseguenze economiche sotto una guida dell’AfD – papa Benedetto XVI, tra l’altro, vedeva in questo (l’impoverimento della Chiesa) un’opportunità, poiché ci sarebbero stati meno fondi da amministrare e così meno tentazioni–, ma non le incombe il pericolo di finire in un campo di concentramento. Giustamente, il predicatore della cattedrale di Magdeburgo, Jörg Uhle-Wettler, ha affermato di recente che il paragone tra l’AfD e il nazismo costituisce una «grave banalizzazione della dittatura nazista». Se si invita l’AfD a tutelare la dignità di tutte le persone, e non si vuole essere selettivi, bisognerebbe ricordare anche agli altri partiti che la morte di così tante persone nel Mediterraneo (cosa fa la CDU di Merz al riguardo?) o di bambini non ancora nati nelle cliniche tedesche è difficilmente conciliabile con la dignità umana in senso cattolico, ma viene vista dai «Verdi» e dai «Linke» come una conquista (mi riferisco all’aborto).
(Sera) Mi scrive il mio ex parroco in Eisenberg sull’articolo uscito oggi in Substack (non su questo qui sopra che pubblicherò domani o dopo domani): «Grazie mille per queste riflessioni davvero molto equilibrate e toccanti. Anch’io non voterò per un partito che per oltre 40 anni ha diviso il nostro Paese con un muro. E con esso anche la nostra famiglia. Manca la consapevolezza storica. Ora le cose stanno così. Tutto questo era già noto prima. Fingere ora di non saperlo è una menzogna. Anche in una democrazia bisogna innanzitutto rispettare la volontà del popolo, a prescindere da come e da cosa. Un saluto».
Più critico è invece Johannes A. Kudera: «Caro Roberto, concordo pienamente con Konstanze sul fatto che – poiché hanno diviso il nostro popolo per così tanto tempo – non si possano votare né il BSW né DIE LINKE {in vero Konstanze aveva parlato solo su Die Linke}. Che il vescovo Feige abbia “tradito” la cura pastorale del 44% degli elettori mi sembra un’esagerazione (Verbum intensivum). Capisco cosa intendi; vorrei però sottolineare che un vescovo è al tempo stesso pastore e maestro. Anch’io deploro la vicinanza del BSW all’AFD. È una lezione della storia che le posizioni politiche estreme tendano ad avvicinarsi fin troppo facilmente. Condivido pienamente l’affermazione secondo cui «c’è bisogno di un partito che si schieri con coerenza contro la guerra e il riarmo, a favore della diplomazia, del buon senso economico, della giustizia sociale con responsabilità individuale, di un moderno principio di merito e di apertura al mondo». Tuttavia, già nella Repubblica di Weimar alcuni partiti hanno fallito nel tentativo di conciliare «giustizia sociale e un (moderno) principio di merito». Un partito che ne fosse capace sarebbe un grande successo, perché finora è sembrato quasi una tautologia. Non mi è del tutto chiaro cosa intendi riguardo all’AfD. Intendi dire che dobbiamo comprenderli (dopotutto rappresentano il 44%) per annunciare Cristo a tutti, anche a loro? Allora sono pienamente d’accordo con te. Trovo molto interessante ciò che dici sul rapporto storico tra Germania e Russia. A questa verità appartiene anche il fatto che le truppe tedesche delle SS hanno “ripulito dagli ebrei” la Bielorussia e l’Ucraina, uccidendone senza esitazione 100.000. Se la Germania, dopo l’attuale guerra, fornisse sostegno all’Ucraina, sarebbe più che giusto e doveroso!! Comunque sia, temo che queste elezioni abbiano spinto la Sassonia-Anhalt in una situazione di ingovernabilità che – Dio non voglia!! - potrebbe minacciare anche a livello federale». - Caro Johannes, grazie mille per aver letto il mio articolo e per le tue osservazioni. Ti invio ciò che il mio ex parroco qui a Eisenberg ha scritto riguardo all’articolo: (vedi sopra). Con affetto, R. P.S. Continuiamo a pregare per te, Simon e i prigionieri.
(Wetterzeube, il’6.9.26; domenica della ventitreesima domenica del tempo ordinario)
(Pomeriggio) Gita con la E-Bike. I prezzi della benzina sono altissimi e così abbiamo deciso di fare un giro in bici nella nostra regione, a partire da casa. Siamo passati per Droyssig e da li abbiamo preso la ciclabile che ci ha portato a Kretzschau, dove c’é un piccolo lago nel quale si può fare il bagno; poi a Lückenau, dove invece c’é un lago dove è vietato fare il bagno; al Mondsee abbiamo fatto una pausa e mangiato alcune cose che avevamo con noi. Poco prima di giungere a questo laghetto abbiamo visto un territorio riservato ai cavalli selvatici; poi dopo il pranzo- picknick abbiamo pedalato sullo stradone, che alla domenica non è molto frequentato da macchine e che si muove lungo il territorio dove si è estratto per decenni il carbone (questo spiega anche la presenza dei laghi artificiali visti), e siamo arrivati a Profen; ad una curva un signore aveva bisogno di parlare e ci ha raccontato tra le tante cose che sua mamma è nata o ha vissuto a Wetterzeube, dove abitiamo noi. Sulla ciclabile che costeggia la „Weisse Elster“ siamo arrivati a Zeitz, poco prima di Zeitz c’era un cartello della proloco dedicato all’ornitologia e precisamente al volo che in primavera ed autunno ci porta e con il quale ci lasciano tanti uccelli; abbiamo anche visto una piccola scuola dell’albero, dove si può camminare su un’impalcatura ad una certa altezza per studiare gli alberi stessi e gli uccelli che vi ci abitano…Tanti tratti del percorso erano davvero incantevoli, anche per la bella giornata che ci è stata donata. Abbiamo pedalato per più di 3 ore e mezza, per una distanza di 60 chilometri ad una velocità media di 16, 8 km/h e superando un dislivello di 230 metri…
(Sera) I risultati delle elezioni in Sassonia-Anhalt sono, anche nella prima previsione, molto chiari: la AfD stravince con un 44, 5 % dei voti (e con un guadagno del 23,7 % dei voti); la CDU straperde con un 18,5 % di voti (e una perdita di 18, 6 % dei voti). La sinistra (Die Linke) perde l’1,6 % dei voti e raggiunge il 9,4 %; la SPD è stabile, perde il 0,2 % dei voti e raggiunge un 8, 2 % ; i Verdi aumentano del 3 % e arrivano all’8, 9 % dei voti. BSW per la prima volta presente in Sassonia-Anhalt si trova in questa prima previsione al 5, 00 %. Il programma dei Linke e della SPD erano simili, ma mia moglie mi ha detto che non potrebbe mai votare un partito che ha causato la separazione della sua famiglia con un muro per decenni. Altri commenti non vorrei farli al momento, perché la prima previsione può ancora oscillare in modo tale che si vedrà se basterà per l’AfD per governare da sola, come era il desiderio di Sigmund prima delle elezioni stesse. Il vescovo Feige di Magdeburg si è impegnato contro la AfD, in questo modo ha tradito il suo dovere di pastore per il 44,5 % delle persone che vivono in Sassonia-Anhalt.

