martedì 31 ottobre 2017

500 anni e una domanda 31 ottobre 1517 - 31 ottobre 2017 DIALOGO SU UNA RIFORMA di Federico Picchetto e Roberto Graziotto

500 anni e una domanda
31 ottobre 1517 - 31 ottobre 2017
DIALOGO SU UNA RIFORMA
tra Federico Pichetto e Roberto Graziotto (Pubblicato nei "Contadini di Peguy")
Pichetto: Il 31 ottobre del 1517 iniziava, secondo la convenzione storica, la Riforma Luterana. Sono passati cinquecento anni e, benchè esistano diverse comunità ecclesiali, molte persone nel mondo cattolico e in quello protestante fanno fatica a ricordarsi del perché Luterani e Cattolici siano divisi. Ne ho parlato con Roberto Graziotto, professore di Filosofia nella Germania protestante, conoscitore dell’opera di Adrienne Von Speyr – protestante convertita al Cattolicesimo - e di quella del suo maestro cattolico Von Balthasar. Professor Graziotto, Luterani e Cattolici davvero non credono nello stesso Dio?
Graziotto: Il filosofo tedesco Robert Spaemann, in un suo contributo di filosofia della religione, ha sostenuto che un mussulmano e un cristiano, o più in generale l’Islam e il Cristianesimo, credano nel “medesimo“, ma non nello “stesso“ Dio. Con ciò intende dire che, avendo entrambi fede nel Dio misericordioso e onnipotente, non possa che trattarsi del “medesimo“ Dio, ma non si possa invece parlare dello “stesso“ Dio perché il Corano e la Bibbia ne parlano in modo molto diverso. Non voglio approfondire questo aspetto interreligioso, ma se il criterio usato da Robert Spaemann – quello di definire “stesso Dio” il Dio di cui parla un medesimo libro sacro – è vero, allora è chiaro che due cristiani non possano che credere nel medesimo e nello stesso Dio, perché Luterani e Cattolici non hanno due libri sacri, ma un unico libro sacro: la Bibbia. 

Pichetto: Questo ha un senso da un punto di vista teologico, ma l’esperienza non suggerisce invece qualche diversità?
Graziotto: Oltre a questa argomentazione teologica il mio istinto di fedele, che si basa su battesimo e cresima e su una lunga esperienza in terra luterana, mi dice che l’idea che il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, lo scrittore anglicano C.S.Lewis e il teologo cattolico Hans Urs von Balthasar non credano nel medesimo e nello stesso Dio è talmente frutto di un pregiudizio che non posso far altro che rigettarla come del tutto estranea al modo di pensare “cattolico“, cioè “ecumenico“ e “universale”. 
Pichetto: Eppure il Magistero della Chiesa, pur aspirando all’unità, non tace delle differenze anche profonde fra le due confessioni cristiane.
Graziotto: Ma le differenze ci sono! Guardiamo all’immensa opera di Johann Sebastian Bach secondo le considerazioni che fa Von Balthasar: “Di fronte alla musica di Bach noi percepiamo sempre l’imponenza ciclopica dei volumi e delle architetture. L’enorme opera di Mozart ci appare invece come già nata senza alcun sforzo“. Mi è sempre rimasto in mente questo modo con cui Balthasar paragona i due geni musicali: Bach è la musica che si ascolta alla soglia del Paradiso, Mozart quella che si ascolta al suo interno. Una differenza c’è, ma non è quella che il senso comune pretende: Bach, il protestante, non è il frutto della sola Gratia, bensì di un lavoro, Mozart, il cattolico ,allo stesso modo non è il genio che nasce da un profondo sforzo, ma quello semplice e leggero che sboccia dalla Grazia. La forza di questa osservazione è l’inversione dei ruoli: il luterano Bach è testimone della fatica e del lavoro di composizione della musica, mentre il cattolico Mozart lo è per la leggerezza della grazia (ossia di una musica nata senza alcun sforzo). Ciò significa che, approfondendo il dialogo tra le due confessioni, con cuore aperto e senza pregiudizi, spesso potremmo trovarci con una difficoltà inaspettata: quella di non poter definire “a-priori” chi, tra luterani e cattolici, sia dentro o al di fuori del perimetro della Tradizione della Chiesa.
Pichetto: La Tradizione in quest’ottica, usando un esempio che a me personalmente non convince del tutto, non sarebbe quindi un recinto, bensì uno spazio in cui ogni confessione ha piantato una sua tenda. La differenza, allora, sarebbe tra chi crede che lo spazio che la propria tenda occupa sia tutto lo spazio della fede e chi comprende che lo spazio dove ha piantato la propria tenda sia un punto sicuro da cui certamente passa l’esperienza della fede, ma non l’unico…
Graziotto: C'è un po' di vero in questa analogia. Questa apertura di cuore ci permette di non negare ciò che è innegabile: non esiste una comunione compiuta tra le Comunità luterane e la Chiesa cattolica anche se, a partire dal Vaticano II, vi è stato un reale avvicinamento tra le due confessioni che ha portato, per esempio, alla firma del documento comune sulla giustificazione nel 1999. Oscar Cullmann parla dell’unica Chiesa di Cristo come dell’insieme di “diversità riconciliate“. E’ una formula molto utile a livello a pratico, ma non corrisponde in modo radicale all’esigenza espressa da Cristo nella sua preghiera d’addio riportata nel Vangelo di Giovanni, quella di essere “una cosa sola” come Lui e il Padre “sono una cosa sola” perché “il mondo creda che Tu mi hai mandato”. Questo, secondo me, significa che nessuna “diversità riconciliata” potrà mai essere la risposta ultima a quella mancanza di unità completa tra le confessioni cristiane che è il motivo ultimo per cui il mondo non crede. 
Pichetto: La grande sfida, e questo sì che mi convince, non è quindi quella di tenere tutto insieme, di dire che “tutto va bene”, ma di scommettere su una reale conversione del cuore per riconoscersi reciprocamente come “una cosa sola” e adempiere così alla preghiera di Cristo.
Graziotto: Sì, io non ho mai taciuto nel mio dialogo con pastori luterani che è necessità della Tradizione riconoscersi nell’assioma patristico dell’Ubi Petrus, ibi ecclesia e dell’Ubi ecclesia ibi vita aeterna. Il pastore luterano nella Sassonia Anhalt, Michael Greßler, disse una volta, al termine del servizio della parola in occasione del giorno dedicato al ricordo liturgico della Riforma: “Sono estremamente contento che il mio amico Roberto sia presente a questo servizio liturgico perché lui è veramente cattolico“. Insomma il cuore di questo pastore luterano era pieno di gioia perché uno che crede nell’Ubi Petrus era venuto senza alcuna paura nel giorno in cui i Luterani non ricordano la separazione dalla Chiesa romana, ma l’importanza della loro missione ecclesiale. Nessun sforzo morale o conoscitivo può sostituirsi alla grazia dell’amore gratis di Cristo che cambia i nostri cuori e ci rende pronti ad accoglierci reciprocamente. Il monaco agostiniano Martin Lutero era un monaco molto scrupoloso. Quando per via della sua attività accademica rimaneva indietro nella preghiera del breviario si chiudeva nella sua stanza anche tutto il giorno per ricuperare ciò che non aveva pregato durante l’attività universitaria. Dopo alcuni mesi le preghiere da ricuperare erano talmente tante che Lutero entrò in una depressione grave. Quella depressione che ci prende tutti se pensiamo di potere rispondere alla preghiera di Cristo con un lavoro teologico di conoscenza o con uno sforzo morale di comprensione.
Pichetto: Ma, allora, che senso ha questo anniversario della Riforma per tutti noi?
Graziotto: Quello di farci le domande giuste! Non si turbi il nostro cuore chiedendoci se crediamo tutti nello stesso Dio, ma ricordiamoci che – come diceva il luterano Bonhoeffer - non apparirà mai nel teatro del mondo un uomo senza che Dio creda in lui! Anche l’ultima grande conversione di una protestante alla Chiesa cattolica, Adrienne von Speyr, non è stata una vittoria del Cattolicesimo sul Protestantesimo, ma l’esito del lungo servizio di Von Balthasar alla missione di Cristo. È impressionante che un uomo come lui abbia dato la priorità al rapporto con la neoconvertita Adrienne piuttosto che alla stesura definitiva della sua opera teologica. Questo significa che non esiste un grande pensiero teologico senza l’obbedienza a quello che Cristo vuole. Per Balthasar la precedenza era non a quello che lui capiva, ma a quello che Cristo gli chiedeva attraverso il volto di Adrienne. Anche una conversione, quindi, è l’esito di una risposta a Cristo e non il frutto di un nostro lavoro o di un nostro progetto. Rispondere all’amore gratis di Cristo è quindi la vera Riforma della Chiesa, l’unica strada che possa condurci davvero sui sentieri dell’unità.
Pichetto: Trovo questo primato di Cristo davvero il punto decisivo per la nostra epoca di cristiani nel mondo ma non "del" mondo, grazie!

sabato 28 ottobre 2017

Meine Stellungnahme über den Interview von Kardinal Brandmüller an die FAZ

Über den Interview von Kardinal Brandmüller mit der FAZ: 
Ich habe nun nach den Laudes den Interview gelesen. Hier einige Anmerkungen. 
1. Die Annahme des Kardinals Bradmüllers es gebe in den Worten Jesu gar keinen Spielraum für eine Interpretation in Frage der Ehe stimmt es nicht: "Dico autem vobis quia quicumque dimiserit uxorem suam, nisi ob fornicationem, et aliam duxerit, moechatur” - es ist Ehebruch wenn man mit einer anderen Frau geht, so wie man in dem Interview zu lesen ist, aber "nisi fornicazionem"; ich will hier in Fb keine präzise Analyse, was genau die "fornicatio" ist, aber es gibt ein "nisi" dem man Rechnung zu tragen hat.
2. Ich habe mich gefragt was für ein Interesse die Faz hat, namentlich Christian Geyer und Hannes Hintermeier, die ganz "liberalen" Fragen stellen, einen solchen starren Theologen zu interviewen? Offensichtlich denken sie, dass der Papst für die Zwecke des Liberalismus weniger benutzbar ist als diese traditionalistische Position. Und das schon allein spricht Bände! Hechelt das Christentum tatsächlich nicht nach Applaus? Gerade das tut Kardinal Brandmüller bis zum Stehen lassen der Annahme, dass jetzt in Vatikan eine totale unfreie Atmosphäre herrsche. Ma könne nur mit dem eigenen Handy reden, weil man habe Angst von dem bösen Entouragen des Papstes entdeckt zu werden.
3. Womöglich sind nicht nur ein paar Tausenden die mit AL weltweit unzufrieden sind (wie ich es vermutetet habe). Der Kardinal spricht von einem unbeantworteten Brief von ca. 900.000 Unterschriften, die dem Papst zukommen gelassen worden wäre. In der Tat, die Millionen von Personen, die ihn mögen und die in den villas und favelas leben, schreiben keine solche Briefe. Wenn es um Zahlen geht, dann glaube ich, dass ich problemlos den Kardinal Brandmüller übertreffen kann.
4. Wenn der Kardinal Brandmüller schon von seinem Eid als Kardinal spricht, dann sollte er sagen, dass in diesem Eid geschrieben steht, dass er bereit sein sollte bis auf dem Blut sein Leben für den Papst zu opfern. Es steht nicht geschrieben, dass er Telefonaten von Unzufrieden zu beantworten hat.
5. Es stimmt nicht, dass der Papst keine Antwort gegeben hat; in einem Treffen mit den Jesuiten in Kolumbien, deren schriftlichen Verfassung von der renommierten "La civiltà cattolica" veröffentlicht worden ist, verweist er auf die Antwort von Kardinal Christoph Schönborn, die seit Monaten und "Jahre" vorliegt. Schade, dass etwas katholisch.de komische Artikeln über die englische Einflüsse der letzten Papstwahr zu veröffentlichen weisst, aber dass die eigene Leser von dieser Veröffentlichung der Jesuitenzetischrift nichts wissen. So ein Jammer!
6. Der Papst ist keinen Modernist - eine attente Lektüre von seinen Schriften zeigt es ganz genau. Keine der Modernsten hat Einfluss über ihn gehabt und auch das Zitat von Pater Teilhard de Chardin in "Laudatio si'", falls der Jesuit tatsächlich einen Modernist ist, ist nur en passant. Der große Author der anthropologischen Wende, Pater Karl Rahner SJ spielt im Werk des Papstes keine Rolle, etc. Ich erwarte mit Spannung auf eine schriftliche Stellungnahme von Prof. Massimo Borghesi, der all das philologisch beweist.
7. Die AL ist nicht schlampig formuliert, sondern bewegt sich gänzlich In der Tradition einer Theologie der Familie, die der Papst von Paulus VI bis Benedikt XVI zusammenfasst. Wie Charles Peguy sagt, echte Treue besteht nicht darin das, was vergangen war, nur zu Wiederholen!
8. Die Fußnoten 352 versucht mit Mut das vom Himmel seit 500 Jahre geschenkten Charisma des Heiligen Ignatius bezüglich einer persönlichen "Unterscheidung der Geister" zu erben und zu verwirklichen angesichts einer Wirklichkeit, die mit Liebe, mit Gratis Liebe, begegnet werden sollte. In Evangelii Gaudium hatte der Papst mit Recht gesagt, dass die Wirklichkeit immer vor den Ideologien Vorrang habe sollte.
9. Ja, möge Gott vor einem Schisma hüten. Mag auch der Kardinal Brandmüller einen guten Historiker sein, aber die Kinder dieser Welt, die Journalisten der FAZ sind viel schlauer als er.

10. Die Offenheit des Kardinals für das Wehen des Heilgen Geistes ist zu sehen in seiner Bemerkung über die Entscheidung von Benedikt XVI.

11. Der Kardinal stellt am Ende der Interview 2 Fragen. Gibt es Handlungen, die einmal Sünde waren und heute nicht mehr. Gibt es Handlungen, die immer verwerflich sind? Der Kardinal kennt nur Antworten auf eine Ebene: die allgemeine, aber es gibt auch eine je persönliche Ebene (Theologik 1). Diese 2 Ebene verhalten sich nicht in widersprüchlicher Weise, aber sind 2 gegenläufige Annäherungen an die eine Wahrheit, die zuerst eine Person und nicht eine Lehre ist.
Genüg damit!

venerdì 27 ottobre 2017

Kurze Aphorismen auf Deutsch

Im Lauf meiner Präsenz in Facebook habe ich, in den letzten Jahren, auch auf Deutsch, einige kurze Aphorismen geschrieben, die ich peu a peu, die ich sie begegne in der Spalte "An diesem Tag" hier in diesem Post sammeln werde. 


(27.10.2012) "Simon und seine Gefährten gingen auf die Suche nach ihm" (Mk 1,36) - auch die Glaubenden suchen ihn. Es gibt eine Weise zu sagen, dass er gegenwärtig ist, habe ich von don Giacomo Tantardini gelernt, die her eine Drohung als eine "frohe Botschaft" oder auch als "eine Traurigkeit, weil er zwar da ist, aber ich ihn nicht wahrnehme". Also wir müssen suchen, wir müssen diese lebendige Wahrheit, die wir nicht sind, suchen. "Sünde, Ungehorsam, Lauheit" (Adrienne im Kommentar zu dieser Stelle des Markusevangelium) hindern uns daran: bitten wir um unsere Bekehrung!

(31.10.2012) HALLOWEEN
IM DIALOG MIT DEM WOCHENSPIEGEL. Die Wochenzeitung für Zeitz und Umgebung
"Halloween füllt ein kulturelles Vakuum, das in den 90Er Jahre entstanden ist. Christliche Feiertage verlieren seit längerem an Bedeutung. In diese Lücke drängen Valentinstag, Muttertag, große Sportereignisse und eben Hallowen" ("Gruselige Gestalten unterwegs", S.1; 8). An der Seite 8 gibt es auch einen kurzen Streifen zum selben Thema: "Kritik wird immer lauter". In dem zuerst genannten Artikel dagegen wird regelrecht Werbung für diese Feier gemacht.



1. Ich lasse hier jegliche Polemik beiseite, zum Beispiel die Erinnerung, dass Valentin ein katholischer Bischof war. Oder dass man eine Verantwortung für die christliche Feste hat, die sowohl vom Sozialismus wie auch von Kapitalismus entweder bekämpft oder kommerziell missbraucht werden.


2. Mir hat der Artikel nachdenklich gemacht: ich habe sowohl bei einem katholischen Freund wie auch bei einer evangelischen Freundin hier in FB eine Polemik gegen dieses Fest gelesen. Ich fürchte, dass wir dadurch uns nur in die Defensive hineinmanövrieren lassen.

3. Ich finde weiterhin den Versuch von C. S. Lewis auch keltische Mythologie in das Christentum zu integrieren den besten Weg: ich denke an die "Chroniken von Narnia".

(8.11.14) "Die Wirklichkeit steht über der Idee." (Papst Franziskus, EG, 233), bedeutet unter andern, dass auch die juristische Idee zum Dienst der Wirklichkeit zu stehen hat. Das juristische Objektiveren hat freilich den Verdienst mehrere Faktoren des Wirklichen zu sehen und "zum Dienst stehen" heisst natürlich nicht die Dimension des "Sollen" zu vernichten. Allein die Wirklichkeit selbst hat ein "Sollen" in sich, das zu "dienen" gilt.

(27.10.2015) Und selbst wenn der Papst ein fleischgewordener Teufel wäre, statt eines gütigen Vaters, so müssten wir ihm dennoch gehorchen, nicht seiner Person wegen, sondern Gottes wegen. Denn Christus will, dass wir seinem Stellvertreter gehorchen.“ (Brief 207)
Katharina von Siena

(27.10.2015) „Bevor ich meine Wanderung durch die Notstandsgebiete dieser Erde begann, hat Gott mich den tieferen Sinn des Bösen begreifen lassen. Ohne diese besondere Einsicht, die ich während der Kriegsjahre in der Einsamkeit meiner Klosterzelle in Tongerlo erlangt habe, hätte mein Glauben im Ozean des Elends, den ich ruhelos durchqueren muss, Schiffbruch erlitten.“
Werenfried van Straaten


Aphorismus vom 29. Oktober 2015 (Zenit)
#BreviAforismi
Vergesslichkeit ist eine Form der Freiheit.
Dimenticarsi delle cose è una forma della libertà. 


- Khalil Gibran (1883 – 1931)

(11.11.2015) Vielleicht gibt es mehr Beichthaltung in einem Hollywoods Film als in vielen geistigen Reden. Vielleicht auch ein mehr an Nostalgie.


(15.11.16) Kurzum ohne mich selbst.

Dieser ist der schwierigste Schritt, wenn man den eignen Glaube vertiefen will: "kurzum ohne mich selbst" (Elisabeth der Dreifaltigkeit. In Alltag gelingt es uns oft, uns zu vergessen, da wir uns auf einer bestimmten Arbeit konzentrieren müssen. Wenn die Frage nach Gott sich in uns zu regen bewegt (bei einigen passiert gar nicht, da sie eine solche als absolut absurd ablehnen), sind wir oft mit unserem "selbst" so beschäftigt, dass eine echte Begegnung mit dem Du uns als sehr unwahrscheinlich erscheint.

(21.11.16) Papst Franziskus

Es gibt zwei Möglichkeit wenn man nicht versteht, dass dieser Papst eine echte Revolution für die katholische Kirche bedeutet. Entweder hat man keine Ahnung von der Katholischen Kirche (das ist zu verzeihen) oder man hat eine Ahnung, aber man verwechselt die Präsenz Christi, die am Herz der Catholica ist, mit einer abstrakten Lehre (das ist schwieriger zu verzeihen). Jesus ist der Tora selbst, sagt Benedikt XVI. Wenn man nicht zu einer Kirche gehört und dennoch den Papst liebt, handelt es sich um eine wunderbare Gabe Gottes.

(25.11.2016)


Wenn es (auch) nicht weht tut, es ist keine Gratis Liebe. 

(11.11.17)

"Ich würde nie behaupten, dass ein Staat zuständig dafür ist, wenn ein Mensch auf natürlicher Art und Weise stirbt. Das Leben ist endlich. Aber in unserem Fall ist es anders. Hier sehe ich den Staat in der Verpflichtung. Denn Deutschland sollte getroffen werden". (Tobias in Philip Eppelsheim, Der Terror danach, in Frankfurter Allgemeine Woche, 10.11.17

In dem Artikel wird es berichtet über das Alleingelassensein von Opfern von Anschlägen. Ich habe gerade das Abendsgebet der Kirche für sei gebetet. Einige Sache, die erzählt werden sind einfach grotesk, wie das Schicken von Rechnungen seitens der Leichenhäuser. Dennoch bin ich nicht sicher, dass der Staat diese Aufgabe wirklich übernehmen kann und ich bin auch nicht so sicher, dass Deutschland als Deutschland das Ziel der Anschläge ist.

(12.11.17)



Aleppo

Ich mag weder pauschale Kritiken an Journalismus noch pauschale Verherrlichungen. Ein Artikel zu schreiben, um zu sagen, dass in Aleppo alles in Ordnung ist und deswegen nicht klar ist wieso Flüchtlinge aus Syrien bei uns sind, ist geschmacklose Propaganda.


Ein Freund von mir, der im Sommer in Aleppo war, zeigte mit Photos und Texte, dass die Situation in Aleppo dramatisch war und ist, aber dass es auch menschliche Kräfte am Spiel sind, die versuchen Aleppo als Ort wo man leben und wohnen kann neu zu gestalten. Einges hatte ich damals in meiner Pinnwand gepostet.

(25.11.17)


"Welche ist die bessere Welt, diese schwanzlutschenden, fotzenleckenden, arschlochküssenden, rumzhurenden Happy- Land USA oder eine römische Legion unter Marcus Aurelius Antonius?"( Walker Percy) - in Dialog mit #WalkerPercy
Byng-Chul Han würde diese Frage philosophisch so stellen: es ist besser unsere transparente Gesellschaft, sprich pornographische Gesellschaft oder die römische, unter Marcus Aurelius Antonius? 
Es sind Jahren vergangen, seit dem Percy "Lancelot" geschrieben hat. Ich verstehe sein: "ich kann den Zustand der Dinge nicht ertragen". "Ich werde es nicht tolerieren". Aber noch mehr verstehe ich seine Aussage (von Lancelot), die er einem Priester sagt: "Wenn du recht hättest, würde ich es ertragen. Wenn Dein Christus König wäre und all das Zeug, an das du glaubst - mein Gott glaubst du wirklich noch immer daran? - wahr wäre, könnte ich es ertragen. Aber du glaubst ja nicht mal selber daran". 


Und das ist der Punkt! Papst Franziskus überzeugt mich, weil er glaubt und in erster Linie glaubt, dass es eine Sünde gibt, die zu verzeihen möglich ist. Ich kenne sehr wenige Priester, die tatsächlich glauben - nicht an Werten, sondern an seine verzeihende Präsenz, nicht an eine christliche Weltanschauung, sonder an Ihn. Auch sehr wenige Christen.
Nichts gegen Wellness, aber ich brauche keinen Priester der ein Wellness Therapeut ist. Priester, die Wüste kennen, brauche ich, auch wenn ich, im Unterschied zu Percy denke, dass unsere Transparenz- Gesellschaft besser ist als eine römische Legion ist. Weil auch in unserer Gesellschaft Gratis Liebe zu treffen ist. Freilich keine korrupte Gratis Liebe, sondern eine die Rechtschaffenheit strebt - weil Korruption und Gratis Liebe im Widerspruch stehen.

(3011.17)
Überall besteht die bürgerliche Gesellschaft auf der Anstrengung des Willens; nur die Liebe soll unwillkürlich sein, reine Unmittelbarkeit des Gefühls. In der Sehsucht danach, die den Dispens von der Arbeit meint, transzendierte die bürgerliche Idee von Liebe die bürgerliche Gesellschaft. Aber in dem sie das Wahre unvermittelt im allgemeinen Unwahren aufrichtet, verkehrt sie Jenes in dieses...
Theodor W. Adorno, Minima Moralia, 110 (1951)

Hier versteht Adorno das Moment der Wahrheit der bürgerlichen Gesellschaft, die auch den Marxismus von innen her ausholen wird (mindestens hier in Europa). Und trifft haar genau auch die Unwahrheit: eine bedrückende Unterdrückung des Menschen durch verlangte "Anstrengung des Willens". So sehr, dass man sich kaum mehr traut krank zu sein.

Theologische und philosophische Posts und einige Briefe auf deutsch in Facebook

A. Theologie


NACHMITTAGSMEDITATION (31.10.2012)

"Christus sprach zu ihnen: "Lass uns anderswohin in die umliegenden Ortschaften gehen, damit ich auch dort predige" (Mk 1,38).

Facebook spart uns Christen das physische Gehen, aber der Grund unserer Tätigkeit im Netz, auch wenn viele Facebook anders benutzen, ist der gleiche: "nur weiter predigen, andere Leute erreichen, vorwärtsmachen" (Adrienne von Speyr, Markus, 59). Wir Christen sind jedoch nicht naiv. Die Früchte dieses Wirken sind unterschiedlich: soweit wir in Jesus sind wird es auch "Heilung der Kranken, Vertreibung der Dämonen" (58) dazu gehören, aber freilich, wie auch bei ihm, gehört dazu: "Unruhe im Volk, Diskussionen" und das bewusste Ignorieren.

Wenn man Facebook so benutzt entsteht eine "Art Einförmigkeit der Beschäftigung": die Leute, die diese Seite lesen ändern sich; einige, die dabei waren, wenn auch still, lesen nicht mehr: das kennen wir schon, wird der Urteil sein. Wenn man sich wirklich einlassen würde, würde man sich mit der Große des Inhalts reiben müssen. Vielleicht würde man sogar einen Zugang finden. Es gibt eine Art von Größe, die sich nur bei einem "immer wieder das Gleiche hören", vertiefen lässt. Und je mehr wir dem Herrn die Wort lassen, werden wir seine Tiefe, seine Breite, seine Länge vermitteln dürfen: "denn auch wenn wir zehnmal, hundertmal ein Wort des Herrn zu hören bekommen, es ist jedes mal anders, nicht im Wortlaut, aber in der Art, wie der Herr uns damit zu treffen wünscht" (Adrienne, ebd., 59).
Mutter, heute vor 70 Jahren, hat Papst Pius XII die ganze Welt deinem unbeflecktem Herzen geweiht. Meine Seele ist nicht unbefleckt, sondern voll von den Bildern der kollektiven Phantasie unserer Zeit, die Woody Allen, in seinem Film Vicki, Christina, Barcelona dargestellt hat. Ermöglich mir jedoch in meiner Tätigkeit in Facebook, den Herrn zu verkünden, sein heilendes und Dämonen austreibendes Wort zu verkünden. Seine Schönheit, die Gaudi, in der Kathedrale in Barcelona dargestellt hat. Ave Maria...
Herr und Bruder, mehre meine Bereitschaft "immer wieder das Gleiche zu hören", damit ich dein heilendes und Dämonen austreibendes Wort zu verkünden vermag. Seele Christi...
Vater, der Du bist im Himmel möge Dein Willen hier auf Erde so wie im Himmel geschehen. Danke, dass du Dein heilendes und Dämonen austreibendes Wort ausgesandt hast. Vater unser...

Wie ich die Bibel lese? (27.10.2015)
Liebe (...),
die Frage nach der „richtigen“ Leseart der Bibel ist nicht einfach zu beantworten; hier nur ein paar Ideen.

1. Die Kirche (KK) bietet in einem 3 jährigen Lauf (A,B,C) eine sehr große Auswahl von Texten (das Evangelium davon schicke ich Dir/ Euch täglich). Dadurch hat man schon eine richtige Dosierung und Auswahl von Texten, worüber auch auf eine existentielle Weise zu reflektieren möglich ist: was sagt mir den Text, den ich gerade lese? Die evangelische Kirche (EK) hat auch eine Auswahl von Texten. Das Thema wäre hier zu vertiefen, aber ich unterbreche es hier.
2. Für eine exegetisch- bzw. bibelwissenschaftliche Lektüre muss man freilich die Orginalsprache, hebräisch und griechisch, können.
3.Auch für eine Lektüre für Laien wäre es nicht schlecht, historisch-kritische Informationen zu haben. Es gib ein paar guten Kommentaren, zum Beispiel die Kommentaren der Jerusalemer Bibel. 
4. Für mich wichtig ist eine kontemplative Leseart, die ich besonders mit den Kommentare von Adrienne von Speyr (zur Zeit mit den Psalm-Kommentaren von Charles de Foucauld) gelernt habe. Es wird hier eine spirituelle Bedeutung der Text als Basis für eine existenzielle Leseart geübt. Adrienne’s Kommentar von dem Johannes Evangelium gehört sicher zu den Texten, die mich, in meinem Leben, am meisten bereichert haben. Auf dieser Ebene sind auch die Kommentaren der Kirchenväter sehr hilfreich (Augustinus, Origines...). Sehr wichtig für mich war auch die Art und Weise wie Luigi Giessani, die Bibel gelesen hat. 
Gruß und Dank,
Roberto Graziotto

In Dialog mit dem Diplomarbeit von Schwester Wozniak SAS, "Die christlogische Dimension der Geschlechterbeziehung bei Hans Urs von Balthasar, 2017


Hallo Sr Gabriela,
Ich habe angefangen Deinen Diplom zu lesen. Spannend!
Wenn der Herr will, sollte den philosophischen Aspekt und AvS vertieft werden (Doktorarbeit). Balthasar meint, dass es keine Theologie ohne Philosophie gibt. Und dass Adrienne ganz zu seinem Werk gehört.
Sehr schön ist wie du die Frage nach der Polarität sofort und sehr gut thematisierst: Geist/Leib, Mann/Frau und Individuum/ Gemeinschaft.
Ich würde Formulierung wie „gegen den Mainstream“ vermeiden. Die Klingen nur „rechts“ und helfen wenigen.
Ein katholisches Werk ist so wie so dagegen. Und in der „Polarität“ gibt es eine Spannung, die links und rechts übersteigt, wie Massimo Borghesi in seinem Werk über Bergoglio zeigt. Dein, in Domino et Maria , Roberto

An der Seite 24 schreibst du: "Die Schöpfung wird in der Trinität selbst angesiedelt"; das ist für mich, dass seit 20 Jahren versuch die Philosophie Ferdinand Ulrichs zu denken und zu leben eine sehr wichtige Dimension. Sein ist Gabe und mann kann es nicht "fixieren" in der Abstraktheit. Als Abstraktum ist das Sein nichts. Der Geber ist jemand und zwar "dreifaltig", wie du in Deinem Diplom erklärst, jemand der schon in sich Gabe ist. Die Schöpfung entsteht aus diesem dreifaltigen Geben. Das bedeutet, dass in den endlichen Gaben Spuren der Trinität zu finden sind. Das allein wäre aber sehr "mechanisch", eine mechanische Widerspieglung des Geheimnisses. 1925 schreib Erich Przywara, dass es eine Versuchung sei nur in den endlichen Gaben die Gabe des Seins zu sehen, da die erste Gabe der Geber selbst ist. Die Schöpfung ist nicht das Werk eins geizigen Gottes, sondern eines Gottes der Liebe. Ulrich spricht von dem "Nichverursachtsein des Seins" als Gabe! Das lässt uns verstehen, dass "schöpfen" nicht nur ein "tun" ist. Das Tun, das verursachen ist nicht die Hauptmodalität des Gebens. Gegeben ist das Herz selbst Gottes, dass eine Hervorbringung, nicht ein Verursachen ist. Der Sohn wird nicht verursacht. Das ist das Geheimnis der Freiheit. In einer gewissen Hinsicht Gott voraussetzt , was er schafft - sonst wären die Menschen nur Marionetten, etc.


Es ist wahr, dass Christus die Antwort an die menschlichen Antinomien ist (Geist/Leib; Mann/ Frau; Individuum/ Gesellschaft), aber diese Antwort ist Geheimnis selbst, das wir nicht "besitzen" wie die Fundamentalisten meinen als eine Art Waffe, die man gegen Anderen benutzt. Er überrascht uns immer wieder - im Alltag (man will oder fürchtet etwas und geschieht etwas anderes) und in den großen Entscheidungen (etwa die Teresa von Calcutta, die den eigen Orden verlässt, weil Gott es will, um ein neues zu gründen).

Das sind zwei Überlegungen, die entstanden sind, beim Lesen Deines Diploms, liebe Schwester Gabriela. Ich freue mich, dass es zwischen dem, was Deinem Rektor Dir sagte und meine Überlegungen eine Affinität gibt.

PS Es gibt auch Antworten von Schwester Gabriela, die ich nicht veröffentliche, da es hier ein öffentliches Raum ist.
(29.12.17)

(3.1.18)

Liebe Schwester Gabriela, 
ich bin nun an der Seite 57 Deines Diplomarbeits (ich habe es mir vorgenommen bei jedem Flug, den ich mache, sie zu lesen. Ich hoffe, dass Du eine gute Zeit mit den Jungendlichen gehabt hast oder hast. Ich weiß nicht ob wir in Rom per Du waren, aber du bist so jung, dass mir das Du spontan geworden bist (aber es ist keine Notwendigkeit). 

Vieles würde ich vertiefen, aber ich notiere nur ein paar Dinge. An der Seite 50 sagst Du etwas, das m. E. die Philosophie Ferdinand Ulrichs zusammenfasst: „Die Existenz des Daseins ist zugleich ein „Hinausstehen“ ins Sein - wie auch ins Nichts, da das Sein nicht subsistent ist“ - Der Verweis ist auf Theodramatik (TD) III, S. 115. M.E. mehr als Heidegger, mit seinem Existenz zum Tod, ist hier Ulrich mit seiner „selbige Verwendung des Wortes Sein und Nichts“ gemeint (vgl. Homo Abyssus). Dieses Nichts ist jedoch nicht das Nichts des Nihilismus - den auch Heidegger mit seiner Kritik an eine verabsolutierte Technik überwinden will - , sondern das Nichts der Gratis Liebe. In den romanischen Sprache, wenn man sich bedanken will, sagt man: „di niente“. Genau des „Nichts“, das Ausdruck der Gratis Liebe ist. Und nur die Liebe ist glaubwürdig, sprich in der Lage dem Nihilismus eine Antwort zu geben. Ulrich kommentiert in seiner Philosophie die Definition Thomas von Aquin des endlichen Seins als „simplex et completum, sed non subistens“. Diese Gratis Liebe kann auch den Tod überwältigen mit einem „Leben in Einheit von Leben und Tod“ (Ulrich). Auch die Metapher von Geber und Gabe, hat wohl mit Theodor Haecker zu tun, aber m.E. noch mehr mit Ulrich - das muss auf jeden Fall vertieft werden. In Herrlichkeit III,2 zitiert Balthasar Ulrich. 

Es ist gut, dass du in Deinen Reflexionen über die Dreifaltigkeit  für Dein Thema, Dich auf den Sohn besonders konzentrierst - das hat auch den ökumenischen (mit den Orthodoxen) Vorteil die Einmaligkeit des „ex Patre“ und nicht nur des „filioque“ zu betonen. Der Sohn in seiner passiven Aktivität des Empfangens der Selbstübergabe des Vaters und in seiner Aktivität einer dankenden Entsprechung ist das Urbild sowohl vom Weiblichen wie auch von Männlichen Prinzip, sowohl von der Frau wie auch von Mann. M.E. hier eröffnen sich auch gigantische Perspektive um das „Moment der Wahrheit“ der Gender Theorie - auch fehlerhafte Denkwege haben einen Moment der Wahrheit, zu integrieren. 

Eine „Ekstasis der Liebe“, die mit dem Kreuz nichts zu tun haben will, ist nicht christlich. Eros und Agape sind jedoch keine widersprüchliche Haltungen, wie auch Benedikt XVI in „Deus caritas est“ sagt, sondern eher eine fruchtbare Spannung, wie Du gut gesehen hast. In der Offenheit zum Kind, aber auch jedoch in der Offenheit zum Anderen, dem man sich auch im „Orgasmus“ hingibt. Nur die volle Vertrautheit mit dem Anderen, der mir nicht subordiniert ist, wie Du mit Recht sagst, ermöglich ein „Orgasmus“ als Spitze der erotischen Spannung. Freilich ein Kind als Gratis Ergebnis der Gratis Liebe hat mehr Nachhaltigkeit, sowohl geistig wie auch körperlich, aber die Kirche täte es sehr gut die erotische Freude nicht zu sublimieren, aber auch nicht sie zu erniedrigen als „sekundär“. Sekundär ist die menschliche Existenz als solche. Im Tod werden wir dann alle gehorsam, arm und keusch sterben (Pater Wilhelm Klein S.J.) weil Gott dort uns zu einem letzten Vertrauen erziehen, besser anziehen will, der größer als jede Kraft des Eros ist. Ein geweihtes Leben, dass keine Übung in diesem Vertrauen ist, indem man alles dem Herrn hingibt (Freiheit, Reichtum und Eros) ist ein Bürgerlich- sich- versichern (Adrienne spricht von Installation) und hat nichts im Geringen mehr Wert als die Ehe. Das „Mehr“ ist eine totale Kapitulation, die vom Orgasmus nur sehr unähnlich abgebildet werden kann, aber doch abgebildet ist. Und was das Verzichten auf Kinder anbelangt, stimmt was der Herr sagt, man wird sie hundertfach mehr bekommen, aber nicht als Besitz (was sowieso auch in der Ehe nicht sind), sondern in der Form des Kreuz- tragen für sie, so wie alle Große Ordensgründer gemacht haben.   

Ich finde ganz wichtig Dein Insistieren über die ontologische Wesensgleichheit zwischen Mann und Frau: man soll wenn man eine fruchtbare Liebe zwischen Mann und Frau retten will sowohl eine Subordination der Frau gegenüber dem Mann vermeiden, aber auch keine Verweiblichung des Kosmos vertreten, wie auch Dante macht in dem die Rolle der Frau Beatrix vergöttlicht wird. Frau und Mann sind auch keine „Prinzipien“, die gegenübergestellt werden können als wäre eine „Synthesis“ nie möglich. Diese Art von metaphysischen Polarität zerstört die echte menschliche und existentielle Polarität als geistige und physische Fruchtbarkeit. 

Du hast auch Recht wenn du das „Primat des Mannes“ (Barth, Balthasar) erwähnst. Dieses Primat ist ein Primat des Dienen und hebt die ontologische Wesensgleichheit nicht auf. In erotischen-sexuellen Akt kann der Mann die Frau „dienen“ in dem er ihr Freude und Samens schenkt. Während der Schwangerschaft die Frau trägt das Kind und der Mann kann nur sie und ihre Liebe „repräsentieren“, wenn er nicht einmal das, machen darf, welche ist seine Aufgabe? Unsere Mutter, die hierarchische Kirche, die katholisch eine männlich- priesterliche ist grundsätzlich auch Repräsentation eines Ereignisses. Freilich keine nur formale Repräsentation, da auch ihr und besonders ihr die Frage gilt: „Liebst du mich?“ (Johannes 21), aber letztendlich doch eine Repräsentation - ein Mann (der Papst) kann nicht Vater von Milliarden von Menschen sein. Meine große Liebe für Papst Franziskus und für allen Päpste lädt mich ein Vaterschaft zu übernehmen auch für meine Schüler (als Beispiel). 
Es gäbe noch viel mehr zu sagen, alles gute zum neuen Jahr.
In Domino et Maria, Roberto   

(febbraio 2018)

Unterordnung der Frau in Name der christlichen Theologie? Ein Brief an SrGabriela Wozniak
Liebe Schwester Gabriela,
wie Du weisst, ich habe mich entschlossen jedes Mal, das ich fliege Deine Diplomarbeit weiter zu lesen. Gestern in meiner Pinnwand habe ich schon vom Primat des Vaters und Primat des Mannes gesprochen - diese Argumenten werden von einer bekannten (in Italien) italienischen Journalistin, Costanza Miriano, wohl auch differenziert, aber in den Titel der Bücher sehr eindeutig unter dem Stichwort „sottomissione“ (Unterordnung) interpretiert; der Grund ist m.E. politisch: sie will dem traditionalistischen Publikum bedienen, gerade das Publikum, das Papst Franziskus ablehnt. Aus diesen Themen der christlichen Tradition, die Balthasar mehr als alle andere gut kennt, resultiert jedoch nicht eine „Unterordnung“ der Frau, sondern eine Reziprozität der Gratis Liebe (theologisch trinitarisch wird sie „Wesensgleichheit“ genannt). Ich war sehr dankbar als ich Deine Seiten gelesen haben, die nichts von der Tradition fallen lassen und jedoch auch einiges klarstellen, damit Balthasar nicht hypertraditionalistisch verschluckt wird.
Ich fand auch sehr wichtig zu sagen, dass der Sohn nicht Mann aus historischen oder anderen „relativen“ Gründen ist. Er ist Mann als Repräsentation des Vaters. Gott Vater selbst hat mütterliche Züge, aber ich wäre auch vorsichtig mit der Überbetonung der Formulierung „Gott ist genauso so Mutter“. Genauso, nicht! Da die Tradition nicht datiert ist, sondern einen echten ontologischen Sachverhalt vermittelt. Besser wäre, um das Weibliche nicht „unterzuordnen“, das zu tun, was Du eben auch angefangen hast zu tun: das Weibliche aktiv empfangende im Sohn selbst zu betonen, der zwar Mann ist, aber nicht per ungefährt einen jungfräulichen Mann.
Ich umarme Dich im Herrn, Roberto

Über die christliche Stände laut Balthasars - in Dialog mit Schwester Gabriela SrGabriela Wozniak
Liebe Schwester Gabriela,
heute noch 2 Flüge und die Lektüre Deiner Diplomarbeit bis Seiten 89. Es war schön sich wieder in die Standeslehre Balthasars zu vertiefen. Ja, es gibt in Balthasar und auch im NT ein Primat des Standes der Räte. Was nicht heißt, dass Personen, die zu den Räten gerufen sind besser als Personen, die zur Ehe berufen sind, wären. Ich kenne niemand zum Beispiel, der so sehr vom Gekreuzigten in Anspruch genommen worden ist als Ferdinand Ulrich, auch wenn er im Stand der Ehe ist. Und ähnliches gilt für Adrienne. Wie Du sagst alle 2 Stände stehen im Stand Christi, der uns alle zur Heiligkeit ruft. Der Gekreuzigte ist unser Erlöser in welchem Stand wir auch sind. Und dennoch der Primat des Standes der Räte soll uns erinnern, dass es notwendig ist, dass es Leute gibt die zu einem direkten Folgen des Gekreuzigten berufen sind. Das sollte auch eine Mahnung sein gegen jede Form der Installation im Stand der Räte. Man wird gerufen um ganz nah zum Herrn zu sein und nicht um seiner selbst willen. Jungfräulichkeit um seiner selbst willen zum Beispiel ist Unlogik, wie Du sagst. 
Der Herr braucht junge Menschen, die in diesem "Time of war", prendano sul serio la sequela del Crocifisso, non piccoli borghesi che cerchino un po' di pace ed armonia in una comunità, né persone che vivano nella stato dei consigli senza avere la minima idea di cosa sia "obbedienza" (penso alle tante critiche a Papa Francesco che vengono anche da questo stato di vita). Non gente che ama la propria idea di cristianesimo, ma che sappia davvero seguire la Chiesa vivente con la sua guida ultima che è il Papa (1, Übersetzung; ich hatte es nicht gemerkt, dass ich italienisch geschrieben habe). 
Hier noch ein paar Annotationen, btw. kurze Überlegungen, die ich hatte beim lesen.
1. Zuerst ein völliges Ja zur prophetische Anmerkung Balthasars. Die Entscheidung zum ehelosen Leben ist nicht primär angefochten worden von draussen der Kirche: "denn es scheint, dass diese Wirklichkeit noch in keiner Epoche der Kirchengeschichte so bedroht war wie heute - nicht durch Anstürme von außen (diese vermochten nichts wider die Gründung Christi), sondern durch Missachtung und Verkennung von innen" (Balthasar, Große Ordensregel, S. 8f.) Was ist die Pädophilie wenn eben nicht Missachtung des ehelosen Lebens? 
2. Ein vollkommenes Ja zur Idee Balthasars, dass "Veränderung ein konstitutives Moment des Seins ist". Balthasar ist kein Traditionalist; Traditionalisten haben ihm die Hölle gewünscht. 
3. Kirche ist nicht als "kollektiv" zu verstehen; Kirche ist keine Partei, sondern "Einheit der Teile" - die Sendung von jedem Einzelnen ist ernst zu nehmen. 
4. Es gibt die Gefahr die Ehe auch als Egoismus zu leben, dort wo der Andere keine Priorität mehr hat. Ähnliches gilt es für politische Formen von "kollektiven Egoismus"; da diese gerade die Familie verteidigen, kann man befürchten, dass in diesen Formen von Politik, die sich eben als "Verteidigung der Christenheit" ausgeben, keine Kriterien zu finden sind, ob auch die Idee von Familie, die sie verteidigen wollen, eine Art "kollektiver Egoismus" zu zwei oder mehrere sei - auch Kinder kann man egoistisch wollen und wünschen. 
4. Ein Thema, das ich in einem vorigen Brief erwähnt habe. In der Kirche spricht man oft von Fruchtbarkeit als Analogie zur Fruchtbarkeit des Kreuzes und als Abbild der Trinität. Das ist sicher gut. Ich gehöre nicht zu den einseitigen Kritiker der "Humanae vitae". Aber Sexualität hat nicht nur mit Kindern, sondern auch mit dem Orgasmus zu tun. Auch dies kann mann egoistisch leben wollen, ohne Respekt vor dem Anderen. Und auch in diesem gibt es eine Analogie mit dem Kreuz, freilich ganz katholisch, da Analogie mehr Differenz als Ähnlichkeit ist. Auch in dieser Erfahrung geht es nicht um Worten, sondern um ein Loslassen, das zwar Freude intendiert, das aber auch ein unerfüllbares Geheimnis darstellt. Etc. 
5. Die personale Würde eines Menschen kann man nicht nur in Christus sehen wollen; ein Baby, das in China geboren ist, ist nicht "in Christus" (mindesten nicht im sakramenten Sinne) und dennoch hat eine vollständige Würde. Solche Gedanken waren mir bei der Lektüre von Robert Spaemann entstanden, der diese Würde ganz menschlich begründen wollte, um zum Beispiel gegen die Abtreibung zu argomenterien. Ich sah damals einen Gegensatz zwischen Balthasar und seine Würde in der Sendung in Christus und Spaemann. Ich glaube nicht, dass es sich um einen Widerspruch handelt, aber ich kann es nicht genau durchdenken, ohne in dem gefährlichen Begriff einer "natura pura" zurückzufallen. Das ganze Sein ist in und durch Christus, aber die Sendung zu einem bestimmten christlichen Ruf kommt "danach". Ich weiß, dass es konfus ist, was ich hier sage, aber vielleicht kannst Du mir helfen es besser zu verstehen.
In Domino et Maria, Roberto 
(1) Junge Leute, die nicht als Spießbürger Friede und Harmonie in einer Gemeinschaft suchen oder die, die Räte leben ohne eine Idee von Gehorsam zu haben (ich denke an die viele Kritiken an dem Papst, die auch von diesem Stand kommen). Der Herr braucht junge Leute, die nicht die eigene Idee von Christentum ernst nehmen, sondern die tatsächlich die lebendige Kirche sub und cum Petra folgen.

B. Philosophie


IM DIALOG MIT FERDINAND ULRICH (29.10.12)
(Vgl. "Hoffnung und Vergeblichkeit" in "Der Mensch als Anfang, Johannes Verlag, Einsiedeln 1970, 52-53
1. Die Philosophie der Kindheit von Ulrich ist keinen Lob der Infantilität. Sie lobt die Dimension des Empfangen mehr als die Dimension des Homo faber. Diese empfangende Armut der endlichen Freiheit ist jedoch eine reiche Armut. Sie ist reich, weil Gott nicht geizig ist: die absolute Gabe ist tatsächlich geschenkt worden. Die endliche Freiheit ist tatsächlich reich, auch wenn reich einer reichen Armut ist. Der Philosoph hat nicht eine "Selbstgenügsamkeit" zu denken oder hervorzubringen, sondern die Wirklichkeit zu denken und die ist geschenkt worden; auch das Sein als Zukunft wird geschenkt werden. Aber diese Zukunft ist und bleibt "absolut", von einer Absolutheit, die von keinem Geist der Utopie hervorgebracht werden kann. Und jedoch der, der empfängt ist im "Vollalter". Dieses Vollalter sieht der Philosoph in dem jüdischen Mädchen, in der Virgo- Mater, die "das endliche, geschaffene "Kind Gottes", spes nostra, das heile Menschen-kind" ist (152). Der säkularisierte, jüdische Philosoph Bloch, auch in seinem ganzen anthropologischen-revolutionären Pathos hatte nicht die Augen für dieses "Mädchen in der Krippe".
2. "Das Kind vergießt, weil er schläft und es schläft, weil es hofft" (152) - ich verweise auf das, was ich zu einer Philosophie der Hoffnung und des Schlafes schon gesagt habe. Diese Hoffnung ist kein Prinzip, sondern schlichte und einfache Vertrauen, dass das Sein geschenkt worden und geschenkt ist und geschenkt werden wird. Es braucht keine Sicherungen: wes vertraut, dass derjenige, der schenkt es immer tun wird. Er braucht keine genauere Bestimmung. "Der Hoffende aber lässt sich die Gegenwart Gottes schenken" (153). Aber nicht um daraus ein Projekt zu machen. Es ist wehrlos, ohnmächtig, aber gerade hier hat er Augen für das ohnmächtige Kind in der Krippe. Der Philosoph der die Verendlichungsbewegung des Seins denkt, braucht keine fliegende, hochtreibenden Gedanken (wie mit Recht Martin Luther für den Christmenschen sagt), sondern nimmt das Umsonst der Gabe des Seins so ernst, dass er nicht nur das "gratis" in dem umsonst geschenkten Sein bejaht, sondern auch die "Vergeblichkeit" : wer nicht mündig genug ist, in seiner Handlung auch die Vergeblichkeit ernst zu nehmen, verfällt der größten Versuchung der Christenheit: die Gnosis (Augustinus, don Giacomo Tantardini), wie ich von Massimo Borghese in den letzten Tagen gelernt habe. Er will auch vom "Kind in der Krippe" ein Projekt machen und reduziert dadurch die endliche Freiheit in einem "Geist der Utopie" als "Prinzip Hoffnung": was gerade auch Bloch nach dem ersten "Geist der Utopie" (1918) wohl macht. Die Fassung von 1923 ist womöglich schon parteilichen Kompromiss. 
Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam.

PHILOSOPHISCHE ÜBERLEGUNGEN ÜBER ERZIEHUNG UND POLITIK (30.10.2012)
(Vgl. Rousseaus Émile: Traktat über Erziehung oder Träume eines Visionärs? in Robert Spaemann, Rousseau - Mensch oder Bürger. Das Dilemma der Moderne, Stuttgart 2008, 115-125)
1. Die Überlegungen von Rousseau zielen nicht eine "Machbarkeit", sondern sie verifizieren folgende These: der Mensch ist gut von Natur und stellen die Frage: wie ist das Böse entstanden?
2. Mit dem Wort Natur ist nicht gemeint, was Aristoteles damit gemeint hat oder was Benedikt XVI etwa in seiner Rede im Bundestag gemeint hat: sprich eine teleologische Auffassung der Natur: es gibt ein Optimum, eine Normalität zu der hin die Dinge streben. Für den Menschen bedeutet das: "erst ein sprechender Mensch ist ein voller Mensch, und erst in einer arbeitsteiligen freien Bürgergemeinde kommt heraus, was an Fähigkeiten und Glücksmöglichkeiten im Menschen steckt" (120). Der moderne und postmoderne Mensch ist her einen Individuum, der nicht mehr glaubt, dass es eine Teleologie in der Natur gibt. 
3. Wir haben nicht, wenn wir über den Menschen heute reflektieren, mit einem Bürger im vollen Sinne, wie Aristoteles es beschreibt, sondern eher mit einem Wesen, der "Selbstliebe" und "Selbstgenügsamkeit" animalisch pflegt zu tun: das gilt nicht nur für die Schüler, sondern auch durchaus für die Lehrer und die Eltern. Heuchlerisch ist, wenn man anfängt zu sagen, dass nur der Andere schuld daran ist. In dieser Weise der unschuldige Egozentrismus (wir alle machen was uns Spass macht) verwandelt sich in Egoismus, der durchaus schuldbeladen ist. Der Egoismus, der die andere nur zu Befriedigung seiner selbst nutz ist eine allgemeine Krankheit. Deswegen mit Recht sagt Spaemann: "die Situation des Menschen bleibt eine therapeutische" (119). 
4. Welche Therapie haben wir auf politischer Ebene? Eine Variante ist die der Rechten und Konservativen (JF als Beispiel): sie transformieren die natürliche "Selbstliebe" in einen kollektiven Egozentrismus: der Weg des Patriotismus. Auf der Ebene der Erziehung beklagen sie ein Mangel an Ordnung (lob der Disziplin), die auch eine Form von kollektiven Egozentrismus ist. Eine andere Variante ist die linke und grüne Variante: Internationalisierung der Selbstliebe (hier spielt die Verteidigung der Natur zwar eine große Rolle, aber eine Natur, die ganz und gar die "Selbstliebe" des Menschen zu dienen hat). In der Erziehung wird eine liberale Haltung propagiert, abgesehen freilich gegenüber Positionen, die heute man nicht mehr haben darf: zum Beispiel wenn man denkt, dass es eine "Ökologie des Menschen" gibt (siehe Aristoteles und Benedikt XVI). Von beiden Polen lässt sich Einiges lernen. Das "Zentrum" lässt sich politisch und erzieherisch kaum wahrnehmen. Dort wo es sprechen darf, spricht es auf der Ebene der Erziehung von einer "Disziplin des Lobens" (Anton Schmid). 
5. Das Christentum lässt sich nicht auf eine Partei reduzieren: das "C" in der CDU/CSU zum Trotz: der Christ, Rousseau hat vollkommen Recht: "zerstört den Wohltätigen Schein" (123), sowohl eines kollektiven Egozentrismus wie auch eines internationalen Pazifismus. Der Dienst des Christen in der Polis kann konsequenterweise nur auf der Ebene der Subsidiarität, also des Dienens in der Gesellschaft als Mutter, Vater, Lehrer, Arzt, Krankenschwester, Jurist... bestehen. Die Partei sollte gewählt werden auf Grund ihres subsidiarischen Wirken: also die Partei, die sich nicht versteht als diejenige, die alle Probleme lösen kann, sondern dass sich für die engagierten Leuten in der Gesellschaft engagiert. Historische Bemerkung: die These der JF, dass einen starken konservativen Front, den Aufstieg der Nationalsozialisten verhindert hätte , ist zwar denk-würdig, aber sie ist nicht wahr. Nur eine Politik, die die positive Kräfte in der Gesellschaft valorisiert hätte, hätte die Katastrophe verhindern können. 
6. Die Bewegung von Comunione e Liberazione empfiehlt mit Recht, dass heute in eine Zeit der Krise, die Zeit der Person ist. Eine Person, die eine Arbeit mit sich selber macht: wie kann ich mein Egoismus und meine Bösartigkeiten überwinden? "Die wiederherstellende Umkehr des Herzens ist deshalb ein nicht erzwingbaren Geschenk"(118). Die Wahrnehmung des Seins als Gabe ist nur möglich durch "das Gebet als geschöpflicher Grundakt" (Ferdinand Ulrich). Der erste Schritt ist jedoch Gnade; der zweite ist eine Antwort des Menschen als Dankbarkeit. Die ethische Dimension davon besteht darin "die Partialtriebe des Menschen in die koordinierende Herrschaft vernünftiger Einsicht" (117) zu fügen. Diese vernünftige Arbeit wird die "Natur des Menschen" als sich fortpflanzend und als Selbstentfremdung vermeidend wollende nicht übersprungen werden und können, sondern sie in die "normalen" Bahnen eines sprechenden und kollektiv arbeitenden Menschen lenken: eine Art Hilfe der Natur für die Natur.
7. Störungen in diesem gemeinschaftlichen und befreienden Prozess aus jeglicher Form von "Selbstentfremdung" können letztendlich nur von der gekreuzigten Liebe entfernt werden, die wir in einer Bereitschaft unsere Sünde zu beichten, zu bekennen haben, da "Glaubhaft ist nur die Liebe". 

(31.10.2014) Zur Kritik der neoliberalen Gesellschaft - in Dialog mit Byung-Chul Han
(Neuer Post)
1. Der Totalitarismus kann nicht ohne Gewalt leben, sagt Vasilij Grossman, da sonst aufhören würde zu existieren. Dadurch wird der nationalsozialistischen und kommunistischen Terror durchgeschaut. Erlaubt diese Analyse uns auch die neuliberale Gesellschaft durchzuschauen? 
2. Die neoliberale Gesellschaft, also die Gesellschaft, in der wir seit dem Fall der Mauer leben, stellt eine neue Form von Gewalt dar: "Der Ruf nach Motivation, Initiative und Projekt ist wirksamer für die Ausbeutung als Peitsche und Befehle" (Agonie des Eros, 16). Auch ein Schulbetrieb funktioniert mit diesen Worten. "Die Leistungsgesellschaft ist ganz von dem Modalverb "Können" beherrscht" (15) - ´dadurch wird ein Gefühl der "Selbstbedeutung" vermittelt,aber in der Tat handelt sich um "eine Ausbeutung ohne Herrschaft" (während die DDR und das Schulsystem in ihr eine "Ausbeutung mit Herrschaft" war). Han kritisiert die "Gewalt- und Zwangsstruktur des neoliberalen Diktum" (16), die sich ausdruckt als "paradoxer Imperativ" des "Sei frei". Das macht uns alle depressiv und unentschuldbar: wer soll mich entschuldigen bei meinem Scheitern, wenn ich ein ganz freier Subjekt bin? Depression entsteht, weil es gibt nicht gebieterisches als das eigene "Selbst", sprich ein Individuum, das denkt, dass nur durch eigene Leistung "Sinn" zu erreichen ist.
3. In dieser Gesellschaft alles wird Leistung, auch Sex. Das stellt ein Problem dar, da "der Eros die Depression" besiegt. Also die einzige Kraft nach Han, die uns aus Burnout und Depressione retten kann, ist die erotische. Auch beim Sex geht es um: "Besitzen, Erkennen, Ergreifen" (19). Allein gerade das zerstört die erotische Kraft, die ein "Nicht-Können-Können" ist.
4. Jedoch wie die Kritik Michel Foucaults vor den Toren des neoliberalen Systems stecken geblieben ist, auch Han kann nicht bis zum letzten Grund echter Freiheit durchschreiten, da eine "Freiheit als Gegenwart" (Ferdinand Ulrich) nur ontologisch zu bestimmen ist: entweder ist der Mensch "seinehaft" frei oder er es es überhaupt nicht. Frei ist der Mensch, wenn er ist, weil es ihm Sein frei geschenkt worden ist. Nur die "Jungfräulichkeit" als Rat des Evangeliums (Liebe als Abstand), mindestens als Haltung, ist die einzige echte und dauerte Form des Nicht-Können-Können (womöglich habe ich hier den Gedankengang von Han nicht genau verstanden; rg 2017). Nicht in der "Erotik der Trasgression", sondern in der "Transzendenz der Jungfräulichkeit", wird es möglich Gnade zu empfangen - sola gratia. Jungfräulichkeit ist hier durchaus "ontologisch" gedacht, im Sinne einer Gratis gegeben,sprich jungfräuliche (nicht sterile) Gabe des Seins. "Gratia" ist nicht einer gnadentheologischen Engführung gedacht: sie ist eine Haupteigenschaft des Seins selbst.
5.Und gerade die "gratia" ist das einzige Not-wendige. Wer kann uns Sein schenken, wenn nicht ein Gott? 
6. Was die Kritik in Bezug auf die Frage Face- Antlitz (24), hat er sicher recht, aber man muss mit einer gewissen Barmherzigkeit das Problem der Bedürfnisse, die im Menschen im Spiel sind, angehen, und die oft nur auf dieser Ebene der "Face" befriedigt werden können. Jedoch es lohnt sich Han direkt zu hören: "Eros aber erwacht angesichts des "Antlitzes", das zugleich den anderen gibt und entzieht"(Levines). Das "Antlitz ist dem geheimnislosen "face" (- Facebook !!!! - ;rg) diametral entgegengesetzt, das sich in einer pornographischen Nacktheit als Ware ausstellt und sich totaler Sichtbarkeit und Konsumation" ausliefert" (24). 
7. Echte Liebe ist Widerstand gegen "die ökonomische Verdinglichung des Anderen", aber sie lässt sich nicht nur auf Grund eines "Ganz-Anderen" (Levinas) oder einer "Negativität des Anderen" (Hegel, Han) hinreichend ausdrücken. Mit dem Wort "Negativität des Anderen" meint Han: "Unverfügbarkeit des Anderen". Aber der Andere ist nur unverfügbar, wenn er in sich "Selbstssein" ist - sprich also ein zur Freiheit gerufenes Selbst, sprich jemand der Sein gratis empfangen hat. Und da er tatsächlich Sein empfangen hat ist in seinem arm-sein (er empfängt), tatsächlich reich, weil er "Abbild" (Genesis) dieses "Schenkenden" ist, der an und für sich der Unverfügbare ist: Gott.

(21.11.15) #Vangeloinbreve - Su morte e risurrezione
La risposta di Gesù ai sadducei in Lc 20,27-40 è molto chiara.
1. Risorgeremo in Cristo se Dio ci ritiene degni di ciò. Risorgeremo per non morire più. Joseph Ratzinger in un suo libro sull'escatologia dice che non c'è una risurrezione "nella" morte (credo che abbia ripreso questo tema come papa Benedetto XVI nella "Spe salvi"). Insomma c'è uno iato tra morte e risurrezione, per questo sentiamo tutto il peso della morte: una persona che amiamo c'era ed ora non c'è più. Non diciamo che il suo corpo è morto, diciamo che lei è morta. 
2. In Giovanni Gesù dice anche, cosa non contraddittoria - il Logos non si contraddice mai, ma la nostra logica non è sufficiente a comprendere tutto - che se uno mangia del suo pane non muore, ma „passa“ nella vita eterna. 
3. Paolo dice che siamo già sepolti attraverso il battesimo e quindi parteciperemo alla sua risurrezione (Rom 6, 3sg): „…lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione“.
4. Credo che questo „attimo“ in cui non si è ancora risorti non sia misurabile con il tempo umano. La piccola Teresa dice che dal cielo opererà ancora, insomma continuerà la missione per cui è stata mandata. 
(in memoria di Chiara)