domenica 5 agosto 2018

Lettera ad un mio amico, pastore luterano, sulle insensate critiche a Benedetto XVI

Dresda. Nel giornale diocesano "Tag des Herrn" (Giorno del Signore) di Dresda (5.8.2018), alla seconda pagina, vi è una critica teologicamente ed umanamente rozza a Benedetto XVI. Nella mia bacheca in Facebook ho preso in tedesco posizione contro di essa ed un amico, pastore luterano e musicista, mi ha chiesto fraternamte ragione della mia affermazione polemica contro il giornale. Qui documento la mia risposta con una traduzione italiana del mio post.

Grazie, caro confratello, Michael, per la tua richiesta delle mie ragioni. 

1. Benedetto XVI viene accusato, dopo le sue dimissioni come Romano pontefice, di non aver mantenuto la sua promessa di discrezione e silenzio. In verità da cinque anni il papa emerito vive in grande silenzio; le poche parole che ci sono giunte (insieme alle ultime conversazioni con il giornalista tedesco Peter Seewald) sono state un dono di grazia di Dio perché erano certamente inspirate, in modo particolare l'intervista con il padre gesuita Jacques Servais sulla giustificazione.

2. In questo caso viene accusato di aver espresso affermazioni problematiche sul rapporto tra gli ebrei e i cristiani. In verità ha invitato ad essere prudenti nelle formulazioni teologiche sul tema e ci ha ricordato, pur nella riconoscenza del popolo ebraico come popolo di Dio, che la verità per noi cristiani è Gesù Cristo. Far cadere questa "confessio" significherebbe semplicemente non essere più cristiani. 

Queste accuse sono espressione di una lotta tra "bergogliani" ed "antibergogliani". Entrambi i gruppi di fans sono incorreggibili, perché in primo luogo non vogliono riconoscere la dichiarata volontà di unità espressa più volte dal papa emerito e da quello regnante. I primi sostengono imbecillità teologiche che non ha nulla a che fare con Francesco. I secondi una "teologia rigida" che non ha nulla a che fare con Benedetto XVI. 

Entrambe le direzioni di questo discorso teologico sono incapaci di comprendere lo specifico cattolico e sono forme di un complesso antiromano. Per fare un esempio: accusare un cattolico di pensare con Ambrosio che "ubi Petrus ibi ecclesia, ubi ecclesia vita aeterna" significa semplicemente non aver compreso nulla della Chiesa Cattolica. D'altra parte pensare che ciò significherebbe che non vi sia verità anche in altri luoghi teologici è una rigidità che non comprende la parola stessa "cattolico", cioè universale. 

Ovviamente è vero che dove c'è Bonhoeffer c'è la Chiesa di Cristo e che dove c'è questa Chiesa c'è la vita eterna. La nostra incapacità di esprimere precisamente questa verità teologica ha forse a che fare con l'incomprensibile mistero del cuore di Gesù, in cui l'unità tra i cristiani non si è mai lacerata, e che è assoluto amore gratuito. 

Per quanto riguarda le religioni vale, mutatis mutandis, qualcosa di simile. Sono molto curioso, quando verrà il momento giusto, di vedere come Dio Padre guarda ebrei e mussulmani. Senza dubbio sarà uno sguardo di amore assoluto. 



Testo tedesco: 

 Danke, lieber Mitbruder, Michael Greßler, für die Nachfrage. 1. Es wird Benedikt XVI vorgeworfen die nach seinem Rücktritt versprochene Stille nicht zu halten. In diesen 5 Jahren hat er ganz in der Stille gelebt; die paar Wortmeldungen (zusammen mit den letzten Gesprächen mit dem deutschen Journalist Peter Seewald) waren ein Geschenk Gottes, da sie zweifelsohne inspiriert waren (besonders der Interview mit Pater Jacques Servais SJ über die Rechtfertigung). 2. In diesem Fall wird ihm vorgeworfen Problematisches über die Beziehung zwischen den Juden und den Christen zu sagen; Tatasche ist, dass er eingeladen hat bei den theologischen Formulierungen Vorsicht zu sein und dass er nicht, wohl bei der Anerkennung des jüdischen Volkes als Volk Gottes, vergessen will und kann, dass Jesus "die Wahrheit" ist. Diese Confessio fallen zu lassen würde dagegen bedeutet schlicht und einfach kein Christ mehr zu sein. Darüberhinaus: es gibt einen Kampf zwischen den Fans von Franziskus und den Fans von Benedikt XVI. Beide sind unbelehrbar, da sie den ausdrücklichen Willen zur Einheit der Beiden nicht erkennen/ anerkennen. Die erste vertreten theologischen Blödsinn mit dem Franziskus gar nichts zu tun hat, die zweite eine starre Theologie, die mit Benedikt XVI nichts zu tun hat. Es sind beide theologische Richtungen unfähig das spezifisch Katholische zu verstehen und Formen eines antirömischen Affekt. Einem Katholiken vorzuwerfen, er könne nicht mehr mit Ambrosius denken: ubi Petrus, ibi ecclesia, ubi ecclesia vita aeterna, bedeutet schlicht und einfach von der katholischen Kirche gar nichts verstanden zu haben; anderseits aus dem Motto Ambrosius' resultieren lassen zu wollen, dass es unmöglich ist, dass irgendwo anders Wahrheit gegenwärtig ist bedeutet eine starre katholische Theologie vertreten zu wollen, die der Sinn des Wortes "katholisch" überhaupt nicht versteht. Es ist sicher wahr, dass wo Bonhoeffer ist Kirche ist, und da wo seine Kirche ist ewiges Leben ist. Dass wir es vielleicht nicht genau ausdrücken können hat damit zu tun, dass das Herz Jesu in dem Einheit nicht zerstört worden ist unergründliche Liebe ist. Was die Religionen anbelangt, mutatis mutatis, gilt ähnliches: ich bin sehr gespannt zu sehen, wenn es soweit ist, wie der himmlischen Vater Juden und Muslimen schaut. Zweifelsohne mit einem Blick der unbedingten Liebe. Dein, Roberto

sabato 4 agosto 2018

Leggendo la FAZ - Italia, protezionismo ed altre amenit



Lipsia. La pagina di economia della FAZ (Frankfurter Allgemeine Zeitung) dedica uno dei due brevi editoriali all'Italia. Il nervosismo romano viene così descritto. O il governo fa sul serio con le sue promesse pre elettorali mettendo così in crisi il ministro del tesoro Giovanni Tria ed ancor di più la stabilita economica italiana oppure si impone il ministro e le promesse pre elettorali sono solo parole vuote.

Come dice Luca Doninelli il fascismo non diede una risposta reale ai bisogni della gente, ma seppe governare i sentimenti. Salvini lo sa e per questo, afferma la FAZ, nella firma di Tobias Piller, sarebbe disposto a 'sorprendere' tutti con nuove elezioni, in cui potrà gestire ulteriormente i sentimenti della gente, che per ora in grande numero sta per il suo capitano.

La pagina della finanza ci parla della rabbia del multimiliardario Carl Icahn, che non ha creduto all'ascesa delle azioni di Apple e alla gioia di Warren Buffet, un altro multimiliardario, che ha guadagnato con Apple miliardi in due giorni. La notizia è che Apple ha superato, come valore nella borsa, il limite di 1 bilione di dollari. Questo era il caso solamente di un'impresa cinese.

Lo scontro economico tra Cina e l'America è uno dei temi del giornale. Come lo sono le conseguenze del protezionismo registrate dalla borsa: per ora non sono drammatiche, ma potrebbero diventarlo. Il valore delle azioni delle auto (Daimler, Volkswagen und Bmw in Germania) diminuisce alla borsa, cosa questa importante perché è proprio il mercato delle macchine che fa la differenza tra la Germania e la Grecia (sto parlando a livello di ricchezza economica). 

La nuova stella nascente della CDU, con un nome proibitivo per ogni italiano, Annegret Kramp- Karrenbauer, segretario generale della CDU, vuole, dopo aver ascoltato la base, inserire nuovamente negli obblighi di un cittadino un periodo obbligatorio di servizio alla patria, per maschi e femmine, anche se non necessariamente nella modalità voluta dalla AfD (Alternativa per la Germania) come reinserimento del servizio militare obbligatorio. E chiaro che con l'America di Trump e con il conseguente crescere delle tensioni nel mondo la Germania ripensi ad una difesa militare, ma forse la Kramp-Karrenbauer vuole solamente rieducare i giovani, nell'epoca dell'individualismo digitale, al senso degli obblighi sociali. 

La pagina culturale da la parola, in un lunghissimo articolo, a Wolfgang Streeck, direttore emerito al Max Plank Institut per ricerca sociale in Colonia, in cui egli descrive ciò che potrebbe fare una sinistra che non si impantani nell'utopia e nel fondamentalismo dei temi. A livello interno dovrebbe occuparsi dei problemi delle infrastrutture tedesche che non hanno sempre buona salute (condizioni delle strade...), del dislivello tra est ed ovest della Repubblica federale tedesca. I nuovi Länder, in cui vivo io, sono più poveri ed anche un bacino di raccolta di voti per la AfD. Devono smettere di dare del nazista a tutte le persone che si fanno pensieri sull'Europa e sulla necessità dell'Euro. Questo è un tema importante anche per l'Italia, mutatis mutandis. Quello che c'è da mutare è che in Italia è al governo un esperimento politico "populista", in cui sinistra e destra governano l'Italia con un avvicinamento acritico al protezionismo di Donald Trump e dando largo spazio d'azione ad ministro degli Interni, che, come sottolineato anche da Luca Doninelli, usa un linguaggio e prende decisioni che fanno venire in mente il paragone con il fascismo, che non rispose ai bisogni, ma governò i sentimenti. 

Wolfang Streeck è esageratamente critico nei conforti della Merkel, con i suoi vassalli, la SPD e i Grüne (Verdi). Questi gestirebbero solo un malato morente, l'Europa, che dovrebbe essere invece aiutato con un grande lavoro critico. I tedeschi non lo farebbero perché con l'Europa si sono arricchiti. Gli altri stati farebbero bene a criticare la Germania di imporre la sua visione dell'economia che bloccherebbe se stessa e gli altri. Questo tipo di critiche sono note agli italiani che a volte usano però toni del tutto fuori posto, come quello di accusare la Germania attuale di avere, nel suo governo economico dell'Europa, atteggiamenti nazisti e vengono fatti paragoni con l'atteggiamento dei nazisti nelle fosse ardeatine (questo è il motivo per cui attualmente mi è difficile scrivere nel giornale online in cui ho scritto per anni). Comunque Streeck afferma che l'atteggiamento tedesco di parsimonia economica come dogma ultimo mette in crisi la Germania sia nella politica interna che quella estera. 

Infine tra le diverse ricette per una nuova sinistra Streeck propone uno studio della situazione di povertà in Germania (anche per l'uso delle sicurezze sociale da parte di molti immigranti) e a livello di politica estera un atteggiamento critico nei confronti della Francia: mentre Macron viene festeggiato come il nuovo eroe del pensiero liberale da governo ed intellettuali, la Francia colonizzerebbe in modo super egoistico l' Africa. 

Non ho né tempo né la competenza per occuparmi delle singole ricette. Il giudizio critico senza riserve ad Angela Merkel mi rende molto perplesso, perché i suoi dodici anni di governo sono caratterizzati da competenza e coraggio umanitario. Per quanto riguarda la frase che se cade 'l'euro cade l'Europa"(Merkel) o se invece sia necessario un euro più flessibile, perché l'Europa non cada, probabilmente è vera la seconda, ma io non sono un tuttologo, né un esperto di economia. Interessante è  la critica che non si può dare del nazista e fascista a tutti coloro che hanno dubbi sull'Europa, ma allo stesso tempo condivido l'idea di Roberto Saviano che alcune cose vanno dette prima che sia troppo tardi per una conduzione feconda delle democrazie europee. 

Luca Doninelli nella sua lettera ad Avvenire esprime la mia speranza, la riporto in sintesi: 

"Un uomo adulto non è solo colui che si oppone o s’indigna: è soprattutto l’uomo che sa di dover rispondere della propria vita e del proprio operato. Dalla prigione in cui l’aveva rinchiuso Goebbels, Dietrich Bonhoeffer scrisse: «Chi resta saldo? Solo colui che non ha come criterio ultimo la propria ragione, il proprio principio, la propria coscienza, la propria libertà, la propria virtù, ma che è pronto a sacrificare tutto questo quando sia chiamato all’azione ubbidiente e responsabile, nella fede e nel vincolo esclusivo a Dio: l’uomo responsabile, la cui vita non vuole essere altro che una risposta alla domanda e alla chiamata di Dio. Dove sono questi uomini responsabili?». Questo mi pare il problema, e sono certo che la prima a dover rispondere, a nome di tutti gli uomini, sia la nostra amata Chiesa. Il Papa lo sta già facendo".



venerdì 3 agosto 2018

"L'uomo è una canna pensante e un organo genitale ambulante" - in dialogo con WALKER PERCY

Lipsia. Per usare una volta la parola alla moda: se da qualche parte ho incontrato in vita mia un "pensiero politicamente non corretto" questo l'ho trovato leggendo Walker Percy, e in modo particolare il suo Lancelot del 1977. È un breve romanzo in cui si racconta una storia di gelosia drammatica. L'uomo geloso racconta ad un sacerdote, che ascolta solamente, dicendo qualche si nell'ultima pagina, questa storia tragica, non inferiore in intensità alle tragedie greche. Il personaggio principale si chiama Lancelot che ricorda direttamente la figura di Lancillotto nel ciclo arturiano, valoroso e fidato cavaliere al servizio di Re Artù, ma implicato nell'amore tragico con Ginevra, regina e moglie di Artù. 

Il romanzo culmina nella definizione antropologica che abbiamo presentato nel titolo: "L'uomo è una canna pensante e un organo genitale ambulante", che si richiama all'aforisma di Pascal: "L'uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura, ma una canna pensante". 

Walker Percy si scontra qui senza mezzi di termini con quella nostra forma di società che Byng Chul Han, chiama "società trasparente" - una società pornografica che ha perso il senso dell'eros. Se si è ora, però, tentati di prendere il libro in mano per trovare una condanna moralistica della pornografia, allora è meglio lasciare il libro la dove si trova: nella dimenticanza. "La pornografia della vita americana non è l'opera di uomini cattivi", dice Lancelot al sacerdote. "No, è l'opera massimamente ragionevole di uomini intelligenti che hanno sondato finalmente il disegno di Dio per gli uomini. Tra l'altro non è vero che il popolo americano è il popolo più pornografico sul pianeta. I Russi e i Cinesi non sono semplicemente ancora all'altezza dei tempi, ma si affaticano per ricuperare il tempo perduto. Beh, aspetta solo, che questi chiavatori di culi abbiano le 40 ore settimanali". 

Qualche pagina prima Lancelot aveva distinto e giudicato le diverse parti degli Stati Uniti: "Colui che abita nel nord è in fondo al suo cuore un pornografo. Una ragione astratta con appesa un organo genitale. La sua anima vive in Harvard, un'università grande ed astratta, chiusa in se stessa e sterile, il cui motto è la verità, ma che da secoli non ha più trovato alcuna verità". Il romanzo che approfondisce il legame tra astrazione e pornografia è The Last Gentleman, 1978, Lancelot accenna però al tema verso la fine della storia. Il sud non ne esce in modo  migliore, da quel sud da cui viene the last gentleman: "Colui che vive nel sud ha cominciato come scettico seguace di Jefferson ed è diventato un cristiano falso. Questo significa che si avvicina alla sua natura propria e l'ha quasi raggiunta: essere falso e cristiano più che mai". Jefferson è il terzo presidente degli Stati Uniti. In modo ancora più incisivo riassume Percy, che è anche originario del sud degli Stati Uniti, nato in Alabama, l'anima del sud degli Stati uniti: "Vuoi un ritratto del nuovo abitante degli stati del Sud? La domenica è Billy Graham e durante la settimana Richard Nixon". Si tratta di un predicatore evangelico e del presidente degli USA coinvolto nello scandalo del Watergate. Come mai il Sud non è pornografico? "Perché ha più piacere rubando che con la pornografia".  La California viene caratterizzata come il regno della confusione: "Billy Graham, Richard Nixon, Las Vegas, droga, pornografia e idee astratte, idee che non hanno nulla a che fare con la carne". Un po' si salva la Virginia con il suo parco nazionale Shenandoah. Un rifugio naturale.

Lancelot è critico nei confronti del sacerdote che lo ascolta e gli rivela il disegno di Dio. "Il grande mistero della vita: il disegno segreto di Dio per l'uomo ha questa sembianza e cioè che la felicità dell'uomo per i maschi consiste nel diventare violento contro le donne e che la felicità delle donne consiste nel sottomettersi a questa violenza. Il segreto della vita è violenza in generale e violenza sessuale in specifico, il suo vangelo la pornografia. Ecco la questione: possiamo sopportare di scoprire questo mistero? Dobbiamo accettare il giudizio dell'evoluzione che l'alfa e l'omega di tutto sono l' aggressione sessuale, l'esercizio di questa aggressione e la sua sopportazione? Gli Ebrei nell'Antico Testamento conoscevano il mistero: che l'uomo è stato generato nel peccato. Cosa dobbiamo fare per combattere ciò? Tu dici che siamo stati redenti. Ma guardati intorno! Ti sembra davvero che siamo stati redenti?" 

Basta guardare qualche scena di un video pornografico - scene che oggi tutti possono raggiungere in rete -  per comprendere come l'analisi del 77 di Percy coglie nel segno. Forse basta che ci guardiamo allo specchio. Pornografia è messa in scena di violenza con diverse modalità e in cui vi è un connubio o meglio "una polarità assoluta tra divinità ed oscenità". Percy pensa alle parole che si dicono durante un orgasmo pornografico. 

Conclusione? "1. Viviamo in Sodoma" (se penso al saggio di Roberto Saviano forse anche in Gomorra: è una questione di godimento: ti piace più rubare o chiavare?; rg). 2. Non ho intenzione di vivere in Sodoma o di permettere che mio figlio o mia figlia crescano in Sodoma. 3. O il tuo Dio esiste o non esiste. 4. Se esiste non tollererà Sodoma più a lungo. O la distruggerà Egli stesso o la lascerà distruggere dai Russi o dai Cinesi, così come ha aizzato gli Assiri contro i Giudei o gli Spartani contro gli Ateniesi. 5. Se Dio non esiste, allora sarò io Dio e non Dio che non lo tollererebbe. La differenza tra me e Dio e che io non tollererò Russi e Cinesi". Nel punto cinque si trova descritta con incredibile profezia la risposta che ha portato Donald Trump al potere: l'egoismo collettivo puro di uno contro l'altro. Una teologia politica dell'odio. 

È la risposta di Walker Percy? Il libro finisce con una domanda: "Hai ancora qualcosa da dirmi prima che vado?" e con un "sì" del sacerdote. La risposta però non sta più nel libro. Nel Thanatos Syndrome, 1987 Percy invita a non perdere la speranza. Il messaggio lo da un sacerdote ubriaco. In the Second Coming, 1980, il mio romanzo preferito, è l'amore sincero ed erotico nell'attesa che ritorni Cristo, tra due amanti con una grande differenza di anni. Lui non ha più equilibrio ed ha bisogno di lei per sostenersi, lei può parlare solo a fatica ed ha bisogno di lui come interprete delle sue frasi. In un certo senso la risposta è del tutto balthasariana: Solo l'amore è credibile!  Il teologo della discesa nell'inferno dell'Amor gratis conosceva una forma vergine e feconda che non è un tema di Percy. 

domenica 29 luglio 2018

L'amore gratuito non è mai un amore simmetrico - in dialogo con Ferdinand Ulrich

Lipsia. Per spiegare cosa sia l'amore gratuito Ferdinand Ulrich dedica tutto un libro filosofico per interpretare Lc 15, 11- 32. In verità sta dedicando tutta la sua vita a questo "tema". Il libro è intitolato: Gabe und Vergebung. Ein Beitrag zur biblischen Ontologie (Dono e Perdono. Un contributo sull'Ontologia biblica, Freiburg, 2006. Se si fa sul serio con l'amore gratuito, non ci si può aspettare una risposta simmetrica ai nostri bisogni da parte di chi amiamo. Il Padre della parabola di Luca non fa così, ma lascia andare il figlio, non nell'impotenza, ma nella "rinuncia" creativa di un amore che genera libertà...

Il figlio "identifica l'amore- vuoto del padre con il non potere e il non essere"(Ulrich) - questa è la tentazione della nostra società atea e libertina, trasparente e pornografica. L'amore del Padre viene considerato come "vuoto". "Vuoto" significa "povero" di quella povertà che è ricchezza e povertà allo stesso tempo. Come dice Methol Ferré: "Certo, l'ateismo libertino "perverte" la bellezza, perché "la separa dalla verità e dal bene, e quindi dalla giustizia". Ma – ammonisce Methol Ferré – "non si può riscattare il nucleo di verità dell'ateismo libertino con un procedimento argomentativo, o dialettico; meno ancora ponendo proibizioni, lanciando allarmi, dettando regole astratte. L'ateismo libertino non è una ideologia, è una pratica. Ad una pratica occorre opporre un'altra pratica; una pratica autocosciente, beninteso, quindi intellettualmente dotata. Storicamente la Chiesa è l'unico soggetto presente sulla scena del mondo contemporaneo che può affrontare l'ateismo libertino. Per me solo la Chiesa è veramente post-moderna" (Sandro Magister, 31.32014).


Così si comporta il padre della parabola. Risponde con una "pratica": l'amore gratis! Un amore che genera libertà. "Il padre non dice: "Sono tuo padre, perché tu sei mio figlio. Tu sei la causa del mio essere padre. La mia vita non ha più senso, se tu te ne vai". Il figlio non rappresenta una condizione esterna per il potere del padre. Non lo ha generato, per avere un figlio che confermi il suo dominio e lo continui dopo la morte del padre. Se fosse così non avrebbe donato in modo libero, senza condizioni e gratis e non avrebbe inteso l'altro come altro per se stesso, ma avrebbe cercato nel figlio solo il proprio futuro, cioè se stesso. Rimarrebbe così lo sterile e passivo servo del figlio" (Ferdinand Ulrich). 


I "genitori sindacalisti" (Polito, Carrón) dei propri figli non li amano dell'amore gratis, ma sono in fondo schiavi dei propri figli. Accenno solo un momento al motivo ultimo del disastro educativo che stiamo vivendo, ma vorrei seguire qui un altro percorso di pensiero. In questa citazione di Ulrich si trova spiegato il modo con cui Giussani prima ed ora Carrón vogliono guidare il Movimento di Comunione e Liberazione. Viene spiegato anche il mistero della "bellezza disarmata" che è quella del padre che genera davvero in modo libero il figlio. 


In questo post vorrei solo invitare a pensare sulla non simmetria dell'amore gratuito. Se la risposta all'amore gratis fosse simmetrica, allora saremmo nell'ambito di ciò che il Santo Padre chiama "proselitismo": voglio che mi si ami in modo tale che sia garantito il mio futuro. Non è così: "il padre lascia andare il figlio". Questo vuol dire che "bellezza disarmata" significa lasciar andare i figli, anche e soprattutto quelli che ritengono di sapere cosa il padre deve fare. "Tutto ciò che è mio è tuo. Il tuo andare via è abbracciato dal di sotto dal mio lasciarti andare, che va con te e ti lascia essere" (Ulrich): con il figlio che se ne va, non vanno i rimproveri del padre e le aspettative del padre, ma proprio l'amore gratis stesso che lo lascia andare! Non ha alcun senso provare a tenere il figlio che se ne vuol andare da casa
 in modo argomentativo: il padre è davvero "povero" e "ricco" solo del suo amore gratuito. "Il mio lasciarti andare è il mio sì che ti ama e questo sì sono io stesso come origine non originata in te" (Ulrich, 457). 

Non vi è alcuna "risentimento" o "rassegnazione" nel padre: "non hai corrisposto alle mie aspettative, fai quello che vuoi". Il padre lascia andare in forza dello "pneuma dell'amore gratuito", che genererà la risposta non simmetrica del figlio. 


La risposta non simmetrica del figlio all'amore del padre verrà dal profondo della crisi. Non può restituirgli il denaro né il tempo non passato insieme. A questa non simmetria del figlio il padre risponde con una non simmetria sempre più grande. 


Per don Julián Carrón


Caro don Julían, 

mi hai scritto di "non trattenerti dal farmi avere suoi testi (di Balthasar) che ti colpiscono o che possono essere d'aiuto per il  cammino insieme". Ti segnalo oggi non un pezzo di Balthasar, ma forse del suo amico più vero, Ferdinand Ulrich, da Gabe und Vergebung. Ein Beitrag zur biblischen Ontologie (Dono e Perdono. Un contributo sull'Ontologia biblica, Freiburg, 2006, 452-458. Lo trovi dopo questa mia breve meditazione a partire da "Per don Julián Carrón". 
Tuo, piccolo amico di Gesù 

Ferdinand Ulrich

Lasciar andare. La "rinuncia" creativa dell'amore che rende liberi (vgl. Lc 15,11-32)

"Come risponde il padre a questa divisione compiuta dal figlio? Semplicemente lascia andare via il figlio. Da chi racconta, dal Figlio unigenito del Padre, dal Figlio dell'uomo, dal nostro fratello non ascoltiamo nulla che sia un rimprovero da parte del padre. Quest'ultimo ha fiducia, senza riserve, nell'estraniazione (Entäußerung) irreversibile del suo Sí paterno, della totale donazione del patrimonio (Vermögen) (1). Vive la sua fedeltà paterna al figlio ed ha fiducia dell'essere donato del dono nel figlio. Ama nel figlio, in mezzo al suo no, la sua vita passata, donata e distribuita. Ama la libertà che è il figlio stesso attraverso il padre che lo autorizza ad entrare in rapporto con lui. Nel suo potere paterno il Padre si è fatto in lui totalmente Parola (2).  Il Figlio è stato sempre Parola (Verbo) del Padre ed attraverso la sua autocomunicazione il Padre lo ha reso libero come Figlio, senza alcuna intenzione, al di la di ogni "per" e "perché". Nel suo essere proceduto dal Padre il dono dell'amore generante 
riposa nell "essere se stesso" del Figlio, attraverso il quale il Padre, che ha donato il suo patrimonio a Colui che ha generato, va con il Figlio, nascosto nel Pneuma dell'amore,  nell'estraneità. Porta nel suo Amore gratuito, nell' intimità della sua misericordia, nel silenzio, Colui che ha ricevuto il dono sul suo cammino: lo porta in forza del suo "amore- povertà", del suo altruismo paterno, nel grembo del suo creativo "amore - vuoto" che lascia andare l'amato, nello spazio libero e tenero in cui il Figlio è se stesso e può essere se stesso.   

Questo silenzio del Padre è il linguaggio sovra linguistico della sua fedeltà, nel quale si rivela, che tutto ciò che è stato donato, è un Sí assoluto e sincero: "Tu, che sei stato generato, puoi stare, nella fiducia di un essere stato donato a te stesso, sui tuoi propri piedi, puoi cominciare da te stesso; puoi vivere la Tua vita nella tua originalità che ti è stata donata e per questo ti appartiene senza riserve. Puoi compiere la tua esistenza da te stesso e quindi uscire e portare frutto. In questo modo ringrazi e sei libero.  Non ti devi sostenere su precondizioni che ti sono estranee, che ti vogliono ingannare, che stanno davanti a te solo oggettivamente così da essere costretto a vivere come un "altro da te stesso". Il primerear (Vorweg) (3) senza origine  del mio amore paterno è in te stesso la fonte del tuo essere te stesso. Visto che il mio patrimonio ti appartiene ("tutto ciò che mio è tuo"), così puoi, in forza del tuo essere stato donato, ciò che io posso: l'amore gratis! In questo amore puoi "essere perfetto come Tuo Padre", perché tu sei vita della sua vita". "Solus Deus est maxime liberalis" (Tommaso d'Aquino, S. Th, 44,4,1). 


A partire dal Padre il Figlio può lasciarsi andare totalmente nell' "Amore- vuoto", nel grembo del silenzio paterno che gli apre lo spazio creativo del suo poter esistere, dal quale si è risvegliato nel suo "essere se stesso" (Selbstsein). Ma il figlio scambia l' amore- vuoto del silenzio paterno, che è creativo, con l'incapacità impotente di parlare, insomma con una cattiva incapacità di sapersi esprimere. Identifica l'amore- vuoto del Padre con il non potere e il non essere. Si immagina questo amore come uno spazio sterile il cui centro è il suo io = io, che deve appropriarsi autonomamente del patrimonio come un inizio assoluto, causato dal vuoto paterno. E come identifica in modo perverso il Mistero dell'amore povero del Padre con il non essere di una mancanza, allo stesso modo identifica la pienezza della libertà donata, in cui si è risvegliato in forza dell'amore povero del Padre, con la pseudo ricchezza di un egoistico disporre di sé. Non vive il potere della sua libertà come dono, nato dal silenzio del Padre. Nel futuro sembrerà che il succedersi degli avvenimenti dipenda solo ed unicamente da lui senza che in questo impegno "assoluto" egli abbia ceduto, in modo fiducioso, al potere creativo del Padre, senza tener conto che è nato nel grembo del Padre. 


Il luogo vivo in cui il Mistero dell'identità tra vuoto e pienezza dell'essere viene compiuto come amore è la fiducia. Il silenzio di Dio è il suo Parlare (Verbo), dal quale procede il Figlio, dal quale il Figlio è. A partire dal Mistero dell'amore- povero accade la nascita in quanto "essere se stesso" di Colui che riceve il dono del Padre e che deve se stesso alla Povertà che lo lascia essere se stesso, perché sua origine non originata. La pienezza dell'amore povero di Colui che dona risveglia colui a cui è stato donato in un fiducioso cedimento di sé. Fa sì che giunga all'intimità di se stesso attraverso il suo assoluto essere amato e reso libero. Giacché l'amore povero e creativo del Padre, che in modo irreversibile ha donato il suo patrimonio, è la presenza nel Figlio, l'assoluto Sí verso e nella sua libertà, allora Colui che è stato generato a partire da una profonda gratitudine e da un'obbedienza amorosa può partire in una divisione dalla sua origine che nasce come frutto del suo amore- unità con il Padre. Questo è il Mistero della differenza ("non") come essere. 


Così il Padre misericordioso è presente in colui che se ne è andato. Questo da parte sua interpreta però il silenzio paterno come impotenza e trasforma l'amore povero paterno rivelatosi nell'essere donato e ricevuto, in una sussistenza posta da lui e da lui posseduta. Nello sguardo piegato su se stesso vede in torno a sé solamente lo spazio vuoto e muto dell'origine, che non ha fatto altro che dargli ciò che gli è dovuto. Interpreta questo fatto come pegno e come dimostrazione che egli finalmente si è compreso nella sua piena ed inviolata identità con se stesso. Ma nel mezzo di questa perversione il silenzio del Padre rimane la fonte della misericordia per il figlio che va "in un paese lontano", l'offerta irremovibilmente fedele e liberante del ritorno per e in colui che si perde. E ciò non nel senso di un ritorno parallelamente simmetrico  di colui che si è perso nella direzione dell'origine (e del rimanere a casa) sulla stessa via in cui ha lasciato la sua origine, piuttosto  nel farsi strada asimmetrico di colui che si converte nella vera, libera dialogica differenza dall'origine che viene testimoniata attraverso l'amore della conversione, del rialzarsi, del ritorno e del rimanere nella casa del Padre, da parte di quest'ultimo e del fratello. Per questo motivo il Padre non tenta di annullare l'andare via del figlio contro il suo allontanarsi dall'origine. Non pone il rimanere contro la divisione, piuttosto aspetta nella pazienza dell'amore l'aprirsi di una strada della divisione- amore nell'amore- morte, aspetta il ritorno di colui che è rimasto senza Padre in forza del peccato sulle spalle di Colui che è stato abbandonato dal Padre (4) per amore e che ci racconta la parabola ( e in essa "se stesso") del figlio del Padre misericordioso. Il Padre spera nel libero rimanere del Figlio. Così come il dono del Padre nel figlio è irremovibile, così lascia andare via il figlio senza pentirsene.  


Il Padre non tiene legato a se stesso il figlio, quasi fosse costretto nel frutto da lui posseduto del suo amore di mettere di fronte a se stessa per osservarla in modo oggettivo la potenza del suo potere paterno, il dono della sua capacità personale e generativa. Il Figlio non funge come idolo della sua autoconferma della propria potenza paterna; non è il garante strumentalizzato del suo futuro. Egli ha posto in libertà l'altro come altro da se stesso e lo ha responsabilizzato per il rischio futuro di un amoroso diventare se stesso a partire dall'abisso della sua (del figlio) propria libertà, che è stato (5) in forza della sussistenza donata e ricevuta gratuitamente dal Padre.  "Il padre non dice: "Sono tuo padre, perché tu sei mio figlio. Tu sei la causa del mio essere padre. La mia vita non ha più senso, se tu te ne vai". Il figlio non rappresenta una condizione esterna per il potere del padre. Non lo ha generato, per avere un figlio che confermi il suo dominio e lo continui dopo la morte del padre. Se fosse così non avrebbe donato in modo libero, senza condizioni e gratis e non avrebbe inteso l'altro come altro per se stesso, ma avrebbe cercato nel figlio solo il proprio futuro, cioè se stesso. Rimarrebbe così lo sterile e passivo servo del figlio". 

Il Padre non "fa" il suo futuro nella forma del figlio. Non usa il figlio perché questo gli rispecchi davanti a se stesso la sua potenza di Padre. Il futuro che è stato generato non è il passato prolungato di Colui che genera. Se fosse così il Padre non avrebbe la forza di uscire da se stesso nella generazione del figlio, di donare se stesso e il suo patrimonio: la capacità di lasciare l'altro essere altro da se stesso. Chi dona in libertà conferma così colui che la riceve concedendogli l'assoluta libertà della risposta. Questo potere di concessione di una risposta libera è l'amore- povertà del Padre. Per questo permette che nasca nell'atto della generazione il futuro del suo dono donato, la sua vita e la sua capacità, cioè la sua sua volontà dal Mistero della singolarità dell'altro, a partire da se stesso, dall'abisso della sua libertà. Non aspetta se stesso (e la sua volontà) simmetricamente dal figlio, piuttosto attraverso l'abisso d'amore della differenza dialogica, in modo non simmetrico dalla profondità nascosta dell'essere già stato (Egli), insomma dalla libertà fondata in se stessa del Figlio. Il suo amore- povertà spera nel: Sí, Padre! Così riceve il figlio così come "da sempre piace al Figlio". Porta e sostiene in forza dell'Amore povertà, nel grembo della sua misericordia (in ebraico: "rechem": utero; "rachamin": misericordia), il "da se stesso" del Figlio. Rinuncia non in un senso rassegnato ("non hai risposto alle mie attese, allora fa quello che vuoi"), piuttosto nel senso del tutto creativo all' avere (possedere) il frutto del suo amore. Abbandona con fiducia il seme della sua parola ontologica nella terra materna e buona , che porta "il frutto da se stessa" (Matteo 4, 28: αὐτομάτη ἡ γῆ καρποφορεῖ). Non ha bisogno del frutto per completarsi o giustificarsi come Padre. "Sono Padre perché ho un figlio". No, Egli è Padre perché in se stesso, in forza del suo essere Padre , è capace del Figlio, perché Egli lo genera amando e questo amore, la paternità del Padre, è l'essere del Padre. Per questo può lasciar libero il figlio e lasciarlo andare. Egli stesso va attraverso la sua misericordia con il rimanere amato del figlio. Attraverso se stesso, attraverso il suo essere, in forza della sua paternità, gli è fedele: a casa e in un paese lontano. Ciò che succede fuori è "destino intimo" del Padre. La sua vita è in gioco fuori o dentro in colui che ama. Nel pneuma dell'amore si dona assolutamente all'altro, esposto in lui e attraverso di lui: e questo lo possiamo riconoscere, nella fede, nel costato aperto, nel cuore che fuoriesce dal Crocifisso in forza del colpo di lancia.  


Se il Padre desse la prova di essere Padre solamente con il rimanere a casa del figlio, allora non avrebbe preso realmente sul serio l'atto della generazione amorosa del figlio, nella quale trova le sue radici la libertà dell'altro. Avrebbe sostituito la mancanza di un amore che rende liberi con il disporre del figlio ("mio figlio"). Egli compenserebbe come Es (6) la sua incapacità di "preferire" (ver-mögen) l'amato altro da sé stesso attraverso la presa di possesso dell'altro e per mezzo della presenza constata oggettivamente del tu coprirebbe la sua impotenza (un cattivo vuoto, non l'amore- vuoto, che è "vuoto della pienezza"): "io sono ciò che ho". Come Padre generante del (genitivo personale) figlio, egli è già da sempre in lui, nell'altro reso libero, e per questo non è costretto ad affermarsi in modo regressivo, in forza della degradazione del figlio a mezzo. Il figlio non compare al suo cospetto come uno che esige dall'esterno, come una Legge che stimola l'azione. Il figlio non è un contenuto, di cui il Padre abbia bisogno per rassicurare se stesso di possedere il proprio potere: è l'altro, libero e singolare. 

Il Padre lo lascia andare. Considerata dall'esterno, dal punto di vista spazio temporale, la distanza tra i due diventerà sempre più grande. Considerata dal punto di vista del Padre l'allontanarsi del figlio non accade ovviamente come un ingrandimento di una distanza spazio temporale. Alla presenza del Padre si rivela la distanza originaria come mistero della differenza personale di Colui che ama e di colui che è amato ( e che nel suo essere amato è reso libero). Il Padre vive la divisione che si esprime nella dimensione spazio temporale come la figura (Gestalt) intima del suo Sí, come Parola di fedeltà sovra linguistica per il figlio: "Tutto ciò che mio è tuo. Il tuo andare via è abbracciato dal di sotto dal mio lasciarti andare, che va con te e ti permette di essere. Il  mio lasciarti andare è il mio Sí amoroso per te e questo Sí sono io stesso come l'origine non originata in te". Per questo il Padre per così dire si nasconde nella totale tranquillità (Gelassenheit) del suo essere se stesso, non contro, ma per il figlio. Il suo nascondersi paterno, il suo silenzio è Ia misericordia del suo andare "con". Il Figlio unigenito che ci racconta la parabola è la misericordia fatta persona del Padre: nella estraneità senza padre (7). Comprendiamo la parabola solamente se Lo ascoltiamo nello spirito della misericordia e del perdono. 

Il Padre rimane, "riposa" nel suo podere e lascia andare il figlio. In questo rimanere, in questo apparente non fare nulla, si esprime come libertà che testimonia ed è presente "solamente attraverso la sua esistenza". Il suo (della libertà che il Padre è) apparente non fare nulla è azione viva. Un azione libera che non corre dietro al figlio, ma guarda nel mezzo di questo abbandono, il dono donato gratuitamente dell'origine, il Figlio unigenito, in forza del quale egli vive. Questo sguardo non constata una volta per tutte un fatto valido, una Legge essenziale, attraverso la quale il figlio è determinato e secondo questa determinazione percorre il suo cammino nell'estraneità. Piuttosto è uno sguardo pieno di speranza, un guardare che aspetta nell'amore e nella cui luce misericordiosa può rinascere e si può rivelare la vera figura del figlio, nel suo essere perso e ritrovato, in forza della sua conversione. 







Note

(1) La parola "vermögen" significa anche: capacità, facoltà e contiene la parola "mögen": amare, preferire (RG). 

(2) Qui Ulrich passa dal rapporto tra padre e figlio nella parabola di Luca al rapporto tra il Padre e il Figlio. Questa "oscillazione" di termini la rendiamo con la minuscola e la maiuscola. Quello che viene detto del Padre e del Figlio, vale anche per il padre e il figlio, ma non viceversa. A parte che anche nel rapporto tra padre e figlio si tratta del Padre (RG). 

(3) Traduco il "ciò che viene prima" tedesco con la parola di Papa Francesco, ormai divenuta famosa. Non è l'unico contatto tra Ulrich e Papa Francesco; entrambi sono figli di Ignazio. (RG)

(4) Il grande tema della teologia del venerdì e Sabato Santo di Balthasar e von Speyr che qui Ulrich fa suo. Il Figlio ci salva dal  nostro abbandono di Dio peccaminoso in forza del suo abbondano amoroso (RG).

(5) Non solo il figlio ha avuto, ma è stato questa libertà. (RG)

(6) "Es" in Freud è la dimensione dell'istinto che rende l'uomo non più un "Egli" ma un "esso". 

(7) Nel linguaggio di Luca: "nel paese lontano". 

11.8.18 : L'attesa piena di amore del Padre (Lc15), che si fida dell'esperienza nella lontananza dei figli (sia die quello che se ne va, sia di quello che resta), che non anticipa nessuna soluzione, ma che è reale presenza nel pneuma d'amore, reale bellezza disarmata, impotenza potente, un rimanere inchiodato alla Croce l'ho vista solo in poche persone: Ferdinand Ulrich, mia moglie, Papa Francesco e don Julián Carrón.
#Breviaforismi

11.8.18
Libertini come il figlio che se ne va di casa o come quello che rimane a casa (cfr. Lc 15)?

Ultimamente pensando alle persone che dicono ogni sconcezza sul Santo Padre o per quanto riguarda noi di CL del presidente della Fraternità mi sono chiesto se non si trattasse di libertinismo incapace di ogni forma reale di obbedienza. E quindi neppure capace di reale libertà: perché obbedienza e libertà sono comprensibili solamente in un "medesimo uso".

Ho pensato dapprima che in fondo sono come il figlio che se ne va, solo che non se ne vogliono andare. In verità sono appunto come il figlio che resta e che accusa il Padre di non dar loro ciò che eccede la necessità, qualcosa per festeggiare con gli amici.

Ma in verità il figlio che resta non ha nessuna voglia di festeggiare. Vuole sicurezza e per ottenerla è disposto a tramutare il Padre, di cui non si può fidare, per la sua esagerata misericordia, nel "esso" del patrimonio. Ulrich lo spiega bene nel libro "Dono e perdono", 463-466).


#Breviaforismi

Rossella Viaconzi mi ha mandato un testo corretto che ho integrato nella mia versione. Lei è per me come una maestra di italiano e la ringrazio di cuore. Qui di seguito le sue correzioni: 


Lipsia. Per spiegare cosa sia l'amore gratuito Ferdinand Ulrich dedica tutto un libro filosofico per interpretare Lc 15, 11- 32. In verità sta dedicando tutta la sua vita a questo "tema". Il libro è intitolato: Gabe und Vergebung. Ein Beitrag zur biblischen Ontologie (Dono e Perdono. Un contributo sull'Ontologia biblica)Freiburg, 2006Se si fa sul serio con l'amore gratuito, non ci si può aspettare una risposta simmetrica ai nostri bisogni da parte di chi amiamo. Il Padre della parabola di Luca non fa così, ma lascia andare il figlio, non nell'impotenza, ma nella "rinuncia" creativa di un amore che genera libertà...

Il figlio "identifica l'amore - vuoto del padre con il non potere e il non essere"(Ulrich) - questa è la tentazione della nostra società atea e libertina, trasparente e pornografica. L'amore del Padre viene considerato come "vuoto". "Vuoto" significa "povero" di quella povertà che è ricchezza e povertà allo stesso tempo. Come dice Methol Ferré: "Certo, l'ateismo libertino "perverte" la bellezza, perché "la separa dalla verità e dal bene, e quindi dalla giustizia". Ma – ammonisce Methol Ferré – "non si può riscattare il nucleo di verità dell'ateismo libertino con un procedimento argomentativo, o dialettico; meno ancora ponendo proibizioni, lanciando allarmi, dettando regole astratte. L'ateismo libertino non è una ideologia, è una pratica. Ad una pratica occorre opporre un'altra pratica; una pratica autocosciente, beninteso, quindi intellettualmente dotata. Storicamente la Chiesa è l'unico soggetto presente sulla scena del mondo contemporaneo che può affrontare l'ateismo libertino. Per me solo la Chiesa è veramente post-moderna" (Sandro Magister, 31.32014).


Così si comporta il padre della parabola. Risponde con una "pratica": l'amore gratis! Un amore che genera libertà. "Il padre non dice: "Sono tuo padre, perché tu sei mio figlio. Tu sei la causa del mio essere padre. La mia vita non ha più senso, se tu te ne vai". Il figlio non rappresenta una condizione esterna per il potere del padre. Non lo ha generato, per avere un figlio che confermi il suo dominio e lo continui dopo la morte del padre. Se fosse così non avrebbe donato in modo libero, senza condizioni e gratis e non avrebbe inteso l'altro come altro da se stesso, ma avrebbe cercato nel figlio solo il proprio futuro, cioè se stesso. Rimarrebbe così lo sterile e passivo servo del figlio" (Ferdinand Ulrich). 


I "genitori sindacalisti" dei propri figli 
(cfr. Polito, Carrón) non li amano  i loro figli dell'amore gratis, ma sono in fondo schiavi dei propri figli. Accenno solo un momento al motivo ultimo del disastro educativo che stiamo vivendo, ma vorrei seguire qui un altro percorso di pensiero. Accenno anche che In questa citazione di Ulrich si trova spiegato il modo con cuiGiussani prima ed ora Carrón, vogliono guidare il Movimento. Viene spiegato anche il mistero della "bellezza disarmata" che è  . La bellezza disarmata è quella del padre che genera davvero in modo libero il figlio

In questo post vorrei solo invitare a pensare sulla non simmetria dell'amore gratuito. Se la risposta all'amore gratis fosse simmetrica, allora saremmo nell'ambito di ciò che il Santo Padre chiama "proselitismo": voglio che mi si ami in modo tale che sia garantito il mio futuro. Non è così: "il padre lascia andare il figlio". Questo vuol dire che "bellezza disarmata" significa lasciar andare i figli, anche e soprattutto quelli che ritengono di sapere cosa il padre deve fare. "Tutto ciò che è mio è tuo. Il tuo andare via è abbracciato dal di sotto dal mio lasciarti andare, che va con te e ti lascia essere" (Ulrich): con il figlio che se ne va, non vanno i rimproveri del padre e le aspettative del padre, ma proprio l'amore gratis stesso che lo lascia andare! Non ha alcun senso provare 
ditenere il figlio che se ne vuol andare da casa in modo argomentativo : il padre è davvero "povero" e "ricco" solo del suo amore gratuito. "Il mio lasciarti andare è il mio  che ti ama e questo  sono io stesso come origine non originata in te" (Ulrich, 457). 

Non vi è alcuna "risentimento" o "rassegnazione" nel padre: "non hai corrisposto alle mie aspettative, fai quello che vuoi". Il padre lascia andare in forza del "pneuma dell'amore gratuito" che genererà la risposta non simmetrica del figlio. 


La risposta non simmetrica del figlio all'amore del padre verrà dal profondo della crisi. Non può restituirgli il denaro né il tempo non passato insieme. A questa non simmetria del figlio il padre risponde con una non simmetria sempre più grande. 


Per don Julián Carrón


Caro don Julían, 

mi hai scritto di "non trattenerti dal farmi avere suoi testi (di Balthasar) che ti colpiscono o che possono essere d'aiuto per il  cammino insieme". Ti segnalo oggi non un pezzo di Balthasar, ma forse del suo amico più vero, Ferdinand Ulrich, da Gabe und Vergebung. Ein Beitrag zur biblischen Ontologie (Dono e Perdono. Un contributo sull'Ontologia biblica, Freiburg, 2006, 452-458. Lo trovi dopo questa mia breve meditazione a partire da "Per don Julián Carrón". 
Tuo, piccolo amico di Gesù 

Ferdinand Ulrich

Lasciar andare. La "rinuncia" creativa dell'amore che rende liberi (vgl. Lc 15,11-32)

"Come risponde il padre a questa divisione compiuta dal figlio? Semplicemente lascia andare via il figlio. Da chi racconta, dal Figlio unigenito del Padre, dal Figlio dell'uomo, dal nostro fratello non ascoltiamo nulla che sia un rimprovero da parte del padre. Quest'ultimo ha fiducia, senza riserve, nell'estraniazione (Entäußerung) irreversibile del suo Sí paterno, della totale donazione del patrimonio (Vermögen) (1). Vive la sua fedeltà paterna al figlio ed ha fiducia dell'essere donato del dono nel figlio. Ama nel figlio, in mezzo al suo no, la sua vita passata, donata e distribuita. Ama la libertà che è il figlio stesso attraverso il padre che lo autorizza ad entrare in rapporto con lui. Nel suo potere paterno il Padre si è fatto in lui totalmente Parola (2).  Il Figlio è stato sempre Parola (Verbo) del Padre ed attraverso la sua autocomunicazione il Padre lo ha reso libero come Figlio, senza alcuna intenzione, al di la di ogni "per" e "perché". Nel suo essere proceduto dal Padre il dono dell'amore generante 
riposa nell "essere se stesso" del Figlio, attraverso il quale il Padre, che ha donato il suo patrimonio a Colui che ha generato, va con il Figlio, nascosto nel Pneuma dell'amore,  nell'estraneità. Porta nel suo Amore gratuito, nell' intimità della sua misericordia, nel silenzio, Colui che ha ricevuto il dono sul suo cammino: lo porta in forza del suo "amore- povertà", del suo altruismo paterno, nel grembo del suo creativo "amore - vuoto" che lascia andare l'amato, nello spazio libero e tenero in cui il Figlio è se stesso e può essere se stesso.   

Questo silenzio del Padre è il linguaggio sovra linguistico della sua fedeltà, nel quale si rivela, che tutto ciò che è stato donato, è un Sí assoluto e sincero: "Tu, che sei stato generato, puoi stare, nella fiducia di un essere stato donato a te stesso, sui tuoi propri piedi, puoi cominciare da te stesso; puoi vivere la Tua vita nella tua originalità che ti è stata donata e per questo ti appartiene senza riserve. Puoi compiere la tua esistenza da te stesso e quindi uscire e portare frutto. In questo modo ringrazi e sei libero.  Non ti devi sostenere su precondizioni che ti sono estranee, che ti vogliono ingannare, che stanno davanti a te solo oggettivamente così da essere costretto a vivere come un "altro da te stesso". Il primerear (Vorweg) (3) senza origine  del mio amore paterno è in te stesso la fonte del tuo essere te stesso. Visto che il mio patrimonio ti appartiene ("tutto ciò che mio è tuo"), così puoi, in forza del tuo essere stato donato, ciò che io posso: l'amore gratis! In questo amore puoi "essere perfetto come Tuo Padre", perché tu sei vita della sua vita". "Solus Deus est maxime liberalis" (Tommaso d'Aquino, S. Th, 44,4,1). 


A partire dal Padre il Figlio può lasciarsi andare totalmente nell' "Amore- vuoto", nel grembo del silenzio paterno che gli apre lo spazio creativo del suo poter esistere, dal quale si è risvegliato nel suo "essere se stesso" (Selbstsein). Ma il figlio scambia 
il

l'amore creativo amore- vuoto del silenzio paterno con l'incapacità impotente di parlare, insomma con una cattiva incapacità di sapersi esprimere. Identifica l'amore- vuoto del Padre con il non potere e il non essere. Si immagina questo amore come uno spazio sterile il cui centro è il suo io = io, che deve appropriarsi autonomamente del patrimonio come un inizio assoluto, causato dal vuoto paterno. E come identifica in modo perverso il Mistero dell'amore povero del Padre con il non essere di una mancanza, allo stesso modo identifica la pienezza della libertà donata, in cui si è risvegliato in forza dell'amore povero del Padre, con la pseudo ricchezza di un egoistico disporre di sé. Non vive il potere della sua libertà come dono, nato dal silenzio del Padre. Nel futuro sembrerà che il succedersi degli avvenimenti dipenda solo ed unicamente da lui senza che in questo impegno "assoluto" egli abbia ceduto, in modo fiducioso, al potere creativo del Padre, senza tener conto che è nato nel grembo del Padre. 


Il luogo vivo in cui il Mistero dell'identità tra vuoto e pienezza dell'essere viene compiuto come amore è la fiducia. Il silenzio di Dio è il suo Parlare (Verbo), dal quale procede il Figlio, dal quale il Figlio è. A partire dal Mistero dell'amore- povero accade la nascita in quanto "essere se stesso" di Colui che riceve il dono del Padre e che deve se stesso alla Povertà che lo lascia essere se stesso, perché sua origine non originata. La pienezza dell'amore povero di Colui che dona risveglia colui a cui è stato donato in un fiducioso cedimento di sé. Fa 
 che giunga all'intimità di se stesso attraverso il suo assoluto essere amato e reso libero. Giacché l'amore povero e creativo del Padre, che in modo irreversibile ha donato il suo patrimonio, è la presenza nel Figlio, l'assoluto Sí verso e nella sua libertà, allora Colui che è stato generato a partire da una profonda gratitudine e da un'obbedienza amorosa può partire in una divisione dalla sua origine che nasce come frutto del suo amore- unità con il Padre. Questo è il Mistero della differenza ("non") come essere. 

Così il Padre misericordioso è presente in colui che se ne è andato. Questo da parte sua interpreta però il silenzio paterno come impotenza e trasforma l'amore povero paterno rivelatosi nell'essere donato e ricevuto, in una sussistenza posta da lui e da lui posseduta. Nello sguardo piegato su se stesso vede in torno a sé solamente lo spazio vuoto e muto dell'origine, che non ha fatto altro che dargli ciò che gli è dovuto. Interpreta questo fatto come pegno e come dimostrazione che egli finalmente si è compreso nella sua piena ed inviolata identità con se stesso. Ma nel mezzo di questa perversione il silenzio del Padre rimane la fonte della misericordia per il figlio che va "in un paese lontano", l'offerta irremovibilmente fedele e liberante del ritorno per e in colui che si perde. E ciò non nel senso di un ritorno parallelamente simmetrico  di colui che si è perso nella direzione dell'origine (e del rimanere a casa) sulla stessa via in cui ha lasciato la sua origine, piuttosto  nel farsi strada asimmetrico di colui che si converte nella vera, libera dialogica differenza dall'origine che viene testimoniata attraverso l'amore della conversione, del rialzarsi, del ritorno e del rimanere nella casa del Padre, da parte di quest'ultimo e del fratello. Per questo motivo il Padre non tenta di annullare l'andare via del figlio contro il suo allontanarsi dall'origine. Non pone il rimanere contro la divisione, piuttosto aspetta nella pazienza dell'amore l'aprirsi di una strada della divisione- amore nell'amore- morte, aspetta il ritorno di colui che è rimasto senza Padre in forza del peccato sulle spalle di Colui che è stato abbandonato dal Padre (4) per amore e che ci racconta la parabola ( e in essa "se stesso") del figlio del Padre misericordioso. Il Padre spera nel libero rimanere del Figlio. Così come il dono del Padre nel figlio è irremovibile, così lascia andare via il figlio senza pentirsene.  

Il Padre non tiene legato a se stesso il figlio, quasi fosse costretto nel frutto da lui posseduto del suo amore di mettere di fronte a se stessa per osservarla in modo oggettivo la potenza del suo potere paterno, il dono della sua capacità personale e generativa. Il Figlio non funge come idolo della sua autoconferma della propria potenza paterna; non è il garante strumentalizzato del suo futuro. Egli ha posto in libertà l'altro come altro da se stesso e lo ha responsabilizzato per il rischio futuro di un amoroso diventare se stesso a partire dall'abisso della sua (del figlio) propria libertà, che è stato (5) in forza della sussistenza donata e ricevuta gratuitamente dal Padre.  "Il padre non dice: "Sono tuo padre, perché tu sei mio figlio. Tu sei la causa del mio essere padre. La mia vita non ha più senso, se tu te ne vai". Il figlio non rappresenta una condizione esterna per il potere del padre. Non lo ha generato, per avere un figlio che confermi il suo dominio e lo continui dopo la morte del padre. Se fosse così non avrebbe donato in modo libero, senza condizioni e gratis e non avrebbe inteso l'altro come altro per se stesso, ma avrebbe cercato nel figlio solo il proprio futuro, cioè se stesso. Rimarrebbe così lo sterile e passivo servo del figlio". 

Il Padre non "fa" il suo futuro nella forma del figlio. Non usa il figlio perché questo gli rispecchi davanti a se stesso la sua potenza di Padre. Il futuro che è stato generato non è il passato prolungato di Colui che genera. Se fosse così il Padre non avrebbe la forza di uscire da se stesso nella generazione del figlio, di donare se stesso e il suo patrimonio: la capacità di lasciare l'altro essere altro da se stesso. Chi dona in libertà conferma così colui che la riceve concedendogli l'assoluta libertà della risposta. Questo potere di concessione di una risposta libera è l'amore- povertà del Padre. Per questo permette che nasca nell'atto della generazione il futuro del suo dono donato, la sua vita e la sua capacità, cioè la sua sua volontà dal Mistero della singolarità dell'altro, a partire da se stesso, dall'abisso della sua libertà. Non aspetta se stesso (e la sua volontà) simmetricamente dal figlio, piuttosto attraverso l'abisso d'amore della differenza dialogica, in modo non simmetrico dalla profondità nascosta dell'essere già stato (Egli), insomma dalla libertà fondata in se stessa del Figlio. Il suo amore- povertà spera nel: Sí, Padre! Così riceve il figlio così come "da sempre piace al Figlio". Porta e sostiene in forza dell'Amore povertà, nel grembo della sua misericordia (in ebraico: "rechem": utero; "rachamin": misericordia), il "da se stesso" del Figlio. Rinuncia non in un senso rassegnato ("non hai risposto alle mie attese, allora fa quello che vuoi"), piuttosto nel senso del tutto creativo all' avere (possedere) il frutto del suo amore. Abbandona con fiducia il seme della sua parola ontologica nella terra materna e buona , che porta "il frutto da se stessa" (Matteo 4, 28: αὐτομάτη ἡ γῆ καρποφορεῖ). Non ha bisogno del frutto per completarsi o giustificarsi come Padre. "Sono Padre perché ho un figlio". No, Egli è Padre perché in se stesso, in forza del suo essere Padre , è capace del Figlio, perché Egli lo genera amando e questo amore, la paternità del Padre, è l'essere del Padre. Per questo può lasciar libero il figlio e lasciarlo andare. Egli stesso va attraverso la sua misericordia con il rimanere amato del figlio. Attraverso se stesso, attraverso il suo essere, in forza della sua paternità, gli è fedele: a casa e in un paese lontano. Ciò che succede fuori è "destino intimo" del Padre. La sua vita è in gioco fuori o dentro in colui che ama. Nel pneuma dell'amore si dona assolutamente all'altro, esposto in lui e attraverso di lui: e questo lo possiamo riconoscere, nella fede, nel costato aperto, nel cuore che fuoriesce dal Crocifisso in forza del colpo di lancia.  

Se il Padre dasse desse la prova di essere Padre solamente con il rimanere a casa del figlio, allora non avrebbe preso realmente sul serio l'atto della generazione amorosa del figlio, nella quale trova le sue radici la libertà dell'altro. Avrebbe sostituito la mancanza di un amore che rende liberi con il disporre del figlio ("mio figlio"). Egli compenserebbe come Es (6) la sua incapacità di "preferire" (ver-mögen) l'amato altro da sé stesso attraverso la presa di possesso dell'altro e per mezzo della presenza constata oggettivamente del tu coprirebbe la sua impotenza (un cattivo vuoto, non l'amore- vuoto, che è "vuoto della pienezza"): "io sono ciò che ho". Come Padre generante del (genitivo personale) figlio, egli è già da sempre in lui, nell'altro reso libero, e per questo non è costretto ad affermarsi in modo regressivo, in forza della degradazione del figlio a mezzo. Il figlio non compare al suo cospetto come uno che esige dall'esterno, come una Legge che stimola l'azione. Il figlio non è un contenuto, di cui il Padre abbia bisogno per rassicurare se stesso di possedere il proprio potere: è l'altro, libero e singolare. 

Il Padre lo lascia andare. Considerata dall'esterno, dal punto di vista spazio temporale, la distanza tra i due diventerà sempre più grande. Considerata dal punto di vista del Padre l'allontanarsi del figlio non accade ovviamente come un ingrandimento di una distanza spazio temporale. Alla presenza del Padre si rivela la distanza originaria come mistero della differenza personale di Colui che ama e di colui che è amato ( e che nel suo essere amato è reso libero). Il Padre vive la divisione che si esprime nella dimensione spazio temporale come la figura (Gestalt) intima del suo Sí, come Parola di fedeltà sovra linguistica per il figlio: "Tutto ciò che mio è tuo. Il tuo andare via è abbracciato dal di sotto dal mio lasciarti andare, che va con te e ti permette di essere. Il  mio lasciarti andare è il mio Sí amoroso per te e questo Sí sono io stesso come l'origine non originata in te". Per questo il Padre per così dire si nasconde nella totale tranquillità (Gelassenheit) del suo essere se stesso, non contro, ma per il figlio. Il suo nascondersi paterno, il suo silenzio è Ia misericordia del suo andare "con". Il Figlio unigenito che ci racconta la parabola è la misericordia fatta persona del Padre: nella estraneità senza padre (7). Comprendiamo la parabola solamente se Lo ascoltiamo nello spirito della misericordia e del perdono. 

Il Padre rimane, "riposa" nel suo podere e lascia andare il figlio. In questo rimanere, in questo apparente non fare nulla, si esprime come libertà che testimonia ed è presente "solamente attraverso la sua esistenza". Il suo (della libertà che il Padre è) apparente non fare nulla è azione viva. Un azione libera che non corre dietro al figlio, ma guarda nel mezzo di questo abbandono, il dono donato gratuitamente dell'origine, il Figlio unigenito, in forza del quale egli viveQuesto sguardo non constata una volta per tutte un fatto valido, una Legge essenziale, attraverso la quale il figlio è determinato e secondo questa determinazione percorre il suo cammino nell'estraneità. Piuttosto è uno sguardo pieno di speranza, un guardare che aspetta nell'amore e nella cui luce misericordiosa può rinasce e si può rivelare la vera figura del figlio, nel suo essere perso e ritrovato, in forza della sua conversione. 







Note

(1) La parola "vermögen" significa anche: capacità, facoltà e contiene la parola "mögen": amare, preferire (RG). 

(2) Qui Ulrich passa dal rapporto tra padre e figlio nella parabola di Luca al rapporto tra il Padre e il Figlio. Questa "oscillazione" di termini la rendiamo con la minuscola e la maiuscola. Quello che viene detto del Padre e del Figlio, vale anche per il padre e il figlio, ma non viceversa. A parte che anche nel rapporto tra padre e figlio si tratta del Padre (RG). 

(3) Traduco il "ciò che viene prima" tedesco con la parola di Papa Francesco, ormai divenuta famosa. Non è l'unico contatto tra Ulrich e Papa Francesco; entrambi sono figli di Ignazio. (RG)

(4) Il grande tema della teologia del venerdì e Sabato Santo di Balthasar e von Speyr che qui Ulrich fa suo. Il Figlio ci salva dal  nostro abbandono di Dio peccaminoso in forza del suo abbondano amoroso (RG).

(5) Non solo il figlio ha avuto, ma è stato questa libertà. (RG)

(6) "Es" in Freud è la dimensione dell'istinto che rende l'uomo non più un "Egli" ma un "esso". 

(7) Nel linguaggio di Luca: "nel paese lontano".

Aggiungo ancora un articolo che ho scritto il 19.8.18 in dialogo con Ferdinand Ulrich: 

Lipsia. Questo articolo è scritto nella convinzione che la filosofia è la massima azione dell’uomo! Quindi massimo servizio! La filosofia come la „serva“ di tutte le scienze e tutte le arti! In questo senso è un articolo per filosofi. Non nel senso, però, che sia un articolo accademico. È scritto per chi pensa che il percorrere un sentiero di pensieri possa cambiare il suo cuore ed in un certo senso anche la storia. Non è scritto per uomini del potere, non è scritto neppure nella credenza che queste „forze superiori della società“ (Servais) che si esprimono nel potere dominante, possano essere sconfitte. Come dice padre Jacques Servais in un articolo su Hans Urs von Balthasar und Paul Claudel in fondo al loro cospetto si può solo „resistere“. È un articolo, nato in dialogo con le persone della redazione dei „Contadini di Peguy“, sul populismo e sull’io isolato della nostra società liquida e trasparente ed è a loro dedicato!