(16.12.19) Criteri per credere nei miracoli
Vorrei dire immediatamente che io come anche Newman non abbiamo "una tesi da dimostrare", anche perché i miracoli o sono fatti o non sono niente! Nella mia vita, in modo cosciente sono stato confrontato qualche volta con il tema del miracolo, alcune volte ne ho sperato uno, ma non è accaduto. Metto dei foglietti attaccati ad un'immagine di Adrienne con una certa richiesta o li metto sotto la statua della Madonna di Altötting. La prima volta che mi posi seriamente la questione del miracolo è stata durante una malattia, suppongo di cancro (mio padre non è una persona che fa pubblicità con tali argomenti) di mia mamma quando ero ancora nella scuola media; leggendo le cose che Hans Urs von Balthasar ha scritto su Adrienne von Speyr e in occasione di un racconto che mi fece Robert Spaemann, su un fatto accaduto nei giorni in cui è morta sua moglie.
Durante la recente lettura di Rafik Schami, "La missione segreta del cardinale", mi sono confrontato con la sua tesi che sostiene che quasi tutti i miracoli sono "superstizione"; non ho il problema di sostenere la tesi contraria, come ho già detto, visto che ovviamente in questo tipo di argomenti vi sono esagerazioni ed anche falsi! Rimane il fatto che i miracoli fanno parte davvero della storia della Chiesa e anche di quella secolare. Mi sono sempre orientato di fatto, anche se non le conoscevo, alle argomentazioni di Newman, che non è credulone, ma tipicamente "inglese", cioè ha bisogno di "dimostrazioni" per dire se il racconto di un miracolo sia vero o per l'appunto "superstizione". Il mio atteggiamento generale è quello di Newman: può essere che ci siano miracoli, ma necessito di "prove valide" per credere in essi.
Il primo criterio è quello della Sacra Scrittura, che come dice Newman, "non è arbitraria"; capisco che un uomo non di fede non può fare valere questo criterio come provante, ma per me, credente, è necessario. Ovviamente al tempo di Gesù non c'erano macchine, per cui il miracolo di cui parla Balthasar, e cioè che Adrienne fece visita per un mese ai malati con la poca benzina razionata a causa della sua mancanza nel dopo guerra, non può essere riscontrato nella Scrittura, ma in genere è bene vedere se un miracolo raccontato si trova nella Scrittura. Personalmente credo ai miracoli che sono raccontati in essa, in modo particolare a quelli raccontati nel NT.
Il secondo criterio, per me decisivo, è quello dei "testimoni attendibili", come lo sono nel mio caso sia Balthasar che Spaemann. Persone che non hanno una tendenza a credere a cose "stravaganti" e "impossibili".
Il terzo criterio è quello della durata. Anche il fatto che un racconto si perpetui nei secoli, come quello dell'olio miracoloso di Santa Walburga - un miracolo questo che Schami riterrebbe certame essere superstizione - è un buon argomento, visto che le bugie hanno le gambe corte.
Credo sia necessario distinguere anche tra veri miracoli e avvenimenti che sono piuttosto grazie generali (interventi provvidenziali) o accadimenti della natura, anche se speciali. Sul motivo che da Newman dei miracoli degli Apostoli, cioè quello di "dimostrare la loro missione divina" mi sembra plausibile. Newman è molto più sistematico di me nell'elenco dei suoi criteri (cfr. edizione italiana, 316 sg.). Mi sembra anche opportuno raccontare un argomento di Balthasar: miracoli non succedono mai per fare dello "spettacolo" e noi dobbiamo orientarci in primo luogo al "fiat voluntas tua" del Pater.
(14.12.19 - San Giovanni della Croce) Sul liberalismo in Oxford
La questione della differenza della posizione liberale nel 1832, 1836, 1841 nei confronti di quella del 1845 in Oxford è più materia per un dottorato di ricerca che per una meditazione in un "diario", eppure vi sono alcuni elementi che credo che siano utili anche per noi oggi.
1. In primo luogo che la posizione del torysm, cioè dei conservatori antiliberali, non aveva alcuna simpatia per la religione cattolica e che Newman la ritenga incapace di sviluppo. Questo fa capire molto dell'atteggiamento di Newman che non è liberale, anzi che considera i liberali come suoi nemici in questi anni di Oxford, ma che non è neppure tory.
2. Per quanto riguarda il liberalismo teologico in genere (in Oxford), direi che Newman ci aiuta a prendere una posizione teologica cattolica, (a) in primo luogo nella valutazione positiva dell'autorità. (b) Dal liberalismo si può anche ereditare una certa sensibilità per la questione della ragione e del rapporto con essa con la dottrina religiosa. (c) La confessione della fede e il riconoscimento del mistero non dipendono, però, dai criteri liberali: ciò che ritengono ragionevole loro in una certa epoca. (d) La fede non deve aver alcun senso di inferiorità nei confronti della scienza, che è un sistema di sapere in movimento. (e) La dottrina cattolica non è un'opinione tra le altre, dal punto di vista teologico, anche se lo è dal punto di vista sociologico. (f) La ragione non si esaurisce nella "dimostrazione". (g) Ciò che dice il Signore sulla povertà e sulla ricchezza, sulla perfezione religiosa è più importante di ogni considerazione politica ed economica. (h) Il sacerdozio, per tutto il tempo che dura la vita sulla terra, è una realtà necessaria, anche se per alcuni secoli, come nel caso del Giappone, se ne può (deve?) fare a meno in una certa parte del mondo. (i) Anche se in caso di dubbio non posso far altro cha agire secondo la mia coscienza, non questa, ma la Parola di Dio, nell'ambito della tradizione viva della Catholica, interpretata dalla Chiesa gerarchica, è il criterio ultimo di azione del cristiano. (l) Fornicazione (sebbene questa parola deve essere precisata: nel senso letterale del termine: "avere rapporti sessuali peccaminosi; frequentare prostitute", ma anche nel senso di "aver rapporti equivoci, di carattere politico o affaristico" (De Voto- Oli) è una questione che deve essere confessata, non legittimata) , porneia o la poligamia non possono essere mai giustificate (devono essere confessate), piuttosto si può tenere conto dell'esperienza e del sapere psicologico (struttura del desiderio sessuale maschile e femminile) per superare alcune fissazioni anti sessuali. Questo punto è più una mia interpretazione che il pensiero di Newman, ma come in tutti questi punti cerco di formulare cosa posso imparare da lui e non sto facendo un riassunto filologico della sua posizione. Per questa cfr. le "posizioni dettagliate" di Newman nell'edizione italiana, p. 311-315). (m) La libertà della chiesa e le sue proprietà devono essere difese nell'ambito della legge del paese in cui ci si trova, se in questo paese vige lo "stato di diritto"; la mia posizione, quasi duecento anni dopo Newman, sui i temi di legalità democratica, sono differenti da quelle dell'inglese Newman, anche se lui dice sempre cose che fanno riflettere; per esempio io sono d'accordo che "il popolo è la fonte legittima del potere" (posizione liberale che Newman mette in discussione), ma ritengo sia necessario distinguere tra "popolo" e "massa". (n) Per quanto riguarda la questione del "castigo eterno" non ho una posizione "spontanea" e "sentimentale", ma mi muovo nel terreno della "teologia del sabato santo" di von Balthasar e von Speyr: cioè della speranza per tutti. (o) Le religioni del mondo non possono essere ridotti a schemi psicologici o sociologi: per esempio l'Islam ad una religione di maschi, mentre il cristianesimo sarebbe una religione per femmine. (p) Credo che ci sia una coscienza della nazione o di uno stato, addirittura credo che vi sia una coscienza di una città e forse anche di un paese; non credo che vi siano coscienze solo individuali, ma il tema deve essere bilanciato in modo equilibrato. Etc.
(13.12.19; santa Lucia) - Sulla semplicità del cristiano
Nell'edizione italiana vi sono ancora alcuni saggi di Newman (che voglio anche meditare), ma con l'odierna meditazione sono giunto alla fine dell'Apologia, fine che porta la data del 26 . 5.1864, festa di san Filippo Neri, l'unico santo che è giunto fino al cuore "protestante" di Goethe. Ho terminato la lettura con le lacrime agli occhi, per questo santo fratello dell'Oratorio che mi ha fatto tanta compagnia a partire dal 17.10, quando ho cominciato a scrivere questo post. In questa sua compagnia oratoriana Newman ha vissuto e ha desiderio morire, con una grande stima per i suoi amici, che hanno sofferto con lui e a cui non importava "compiere tante buone opere lasciando che io ne avessi il merito"(Newman). "Filippo evitava inoltre il più possibile di avere a che fare con persone con due facce, che non agivano con semplicità e rettitudine in ogni circostanza: I bugiardi, poi, non li poteva sopportare ed esortava sempre i suoi figli spirituali ad evitarli come la peste" (Bacci citato da Newman).
Forse dovrei prendere anch'io decisioni forti su questo punto: non è possibile fare patti con chi direttamente o indirettamente serve il signore della menzogna. Per quanto poi riguarda il mio cuore cattolico, anche dopo quasi venti anni nella diaspora, vale ciò che Newman ha scritto alla fine della sua apologia: spero di potere essere condotto con i miei amici e la mia famiglia "alla fine, dalla potenza del divino volere, nell'unico ovile, sotto l'unico Pastore", Gesù Cristo! "Noctem quietam et finem perféctum concédat nobis Dóminus omnípotens". Amen!
(12.12.19 Theotokos aus Guadalupe)
Catechismo e l'Ottavo comandamento
Stiamo facendo gli ultimi passi di questo lungo cammino in compagnia di Newman; essendo un'apologia della sua vita, in cui è stato accusato di ipocrisia e menzogna, quando è diventato cattolico, insiste molto sul tema della menzogna, riferendosi al catechismo del tempo del Concilio di Trento. "Il catechismo è imperativo per tutti; un particolare autore in fatto di morale non è vincolante per nessuno" (Newman, ibidem 297). Questa affermazione è certamente vera, ma vi è anche uno sviluppo dei catechismi, per cui è probabile che su alcuni temi il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC, Vaticano 1992) si esprima in modo diverso, anche se non contraddittorio, nei confronti di altri catechismi del passato, che a loro volta si basano sulla "Parola di Dio" e sulla "Tradizione". Ciò che il CCC, 1992 afferma sull'onanismo (per riprendere un esempio che ho fatto ieri), che tiene conto anche di un sapere psicologico, sarà forse diverso di ciò che direbbe sul tema il Catechismo del tempo del Concilio di Trento, usato da Newman per preparare le sue prediche.
Sul tema della menzogna le citazioni che fa Newman dal Catechismo di Trento sono molto simili a quelle fatte dal CCC del 1992. Quello che è in gioco con la menzogna è la perdita di verità e fiducia nella comunicazione. "Il peggior guaio della menzogna è che tra le malattie dell'anima , essa è generalmente incurabile", afferma Newman. Oggi nella vita personale e comunitaria (anche professionale) e in modo particolare nei social media, vediamo quale catastrofe questo atteggiamento di menzogna (il diavolo è il padre della menzogna", secondo Giovanni) provoca nella nostra vita. La posizione di Newman si può riassumete così: "La verità o veracità è la virtù che consiste nel mostrarsi veri nelle proprie azioni e nell'esprimere il vero nelle proprie parole, rifuggendo dalla doppiezza, dalla simulazione e dall'ipocrisia" (Numero 2505 del CCC, 1992).
Il CCC del 1992 esprime forse meglio che il "diritto della comunicazione della verità non è incondizionato" (CCC, 2488; per esempio non dirò ad un omicida, ad un nazista che cerca un ebreo che ho nascosto che si trova nel mio fienile), anche se entrambi, quello di Trento e quello del Vaticano 1992, dicono che non si deve mentire in tribunale. Mi sembra che nel nuovo catechismo vi sia un equilibrio più grande tra "ciò che deve essere manifestato e il segreto che deve essere conservato" (CCC, 2469). Ovviamente per fare un esempio molto attuale, nessuno vescovo può oggi riferirsi al mantenimento del segreto da conservare quando invia un sacerdote pedofilo in un'altra parrocchia o in un'altra istituzione; deve esserci del tutto chiarezza in tema di pedofilia e tutto quello che ha a che fare con questo tema deve essere affidato anche a tribunali civili. Nel dire questo non ritengo di essere meglio dei fratelli pedofili (non lo ritengo perché ogni peccato ha una dimensione collettiva in cui non si può separare teologicamente (non giuridicamente) tra le mie e le colpe degli altri), ma ritengo che debbano essere giudicati con leggi di un paese in cui vige la stato di diritto.
Sono grato a Newman di avermi richiamato con forza l'importanza dell'ottavo comandamento; pur credendo che sia importante distinguere tra peccati veniali e peccati mortali anche a riguardo di questo tema, voglio nei prossimi tempi essere più attento su questo tema. Dobbiamo tutti imparare a "parlare sì, sì; no, no" (Mt 5,37) ed ad usare della "regola d'oro" "nelle situazioni concrete, se sia o non sia opportuno palesare la verità a chi la domanda" (CCC, 2510). Richiamo anche qui alla necessità del discernimento: quando dico cosa a chi! Infine alla necessità del principio che ci ha insegnato Papa Francesco: l'esperienza e la realtà hanno sempre una priorità sulla teoria. Un catechismo non è una "teoria", ma può essere usato come tale! A questo riguardo mi sembra importante anche l'indicazione di Don Luigi Giussani sull'importanza dell'esperienza, come "intelligenza del senso delle cose" e non come "provare", recepito anche dal magistero della Chiesa, nell'enciclica "Ecclesiam suam" di Paolo VI, che dapprima era scettico su questo concetto: "Il mistero della Chiesa non è semplice oggetto di conoscenza teologica, deve essere un fatto vissuto, in cui ancora prima di una sua chiara nozione l'anima fedele può avere quasi connaturata esperienza" (n. 39).
(11.12.19; 52. Geburtstag meiner Frau)
Epidemia, disciplina e franchezza del clero cattolico, la bugia come problema della teologia morale
Sembrerebbe quasi che Newman abbia vissuto solo nel mondo accademico di Oxford senza prendere sul serio la storia (ovviamente ha preso sul serio la storia degli ariani nel IV secolo), ma ciò non è vero; l'Apologia è stata scritta per testimoniare la sua personale sincerità, ma qua e la si fa accenno anche ad eventi storici, come la fondazione di un vescovado anglicano a Gerusalemme, e come per esempio l'epidemia che "inferì in Irlanda tra il 1845 e il 1848, portata in Inghilterra da emigrati irlandesi"(nota 40, pagina 288 dell'edizione italiana). Newman è in questa occasione "fra i soccorritori più generosi" (ibidem, nota 41). Sono anche gli anni di carestia, in cui anche il clero anglicano, compie atti di eroismo ed ecumenismo (ne avevamo fatto un esempio tempo fa). Questo evento storico nell'Apologia vuole testimoniare il coraggio e la disciplina del clero cattolico, che non può basarsi sull'ipocrisia (accusa che era stata fatta a Newman), ma solo su una vera fede! "La febbre irlandese ha mietuto fra Liverpool e Leeds, una trentina di sacerdoti, e anche più: giovani nel fiore dell'età e vecchi che sembrava dovessero essersi guadagnati un po' di riposo dopo la lunga fatica. Anche un vescovo fu falciato nel nord" (Newman) - una tale sistematica testimonianza di coraggio è possibile solamente se si crede davvero.
Purtroppo oggi non abbiamo a che fare con "vaghi sospetti" riguardanti il clero cattolico; negli anni 70 nella diocesi di Boston 6 % dei sacerdoti era coinvolta in scandali sessuali, il cardinale impedì il percorso della giustizia; certo rimane anche vero che che il 94 % dei sacerdoti di questa diocesi era innocente e forse anche santa ed è vero - è una notizia di queste ore - che per esempio il cardinal Pell in Australia sembra sedere in prigione innocente e che si devono evitare "giustizialismi", ma certo è che la crisi in cui è coinvolto il clero cattolico (e che ha fatto piacere un uomo come Benedetto XVI) anche qui in Germania non è stata ancora superata e che solo una grande franchezza e atteggiamento di confessione potranno essere davvero di aiuto.
Per quanto riguarda la teologia morale e l'esempio della bugia che porta Newman: San Alfonso de Liquori afferma e ciò è "innegabile" (Newman) che "un gioco di parole per cui uno è il senso di chi parla e un altro il senso in cui vuole essere capito da chi lo ascolta" sarebbe atteggiamento moralmente lecito. In genere Newman discute anche un atteggiamento di "comunicazione economica", cioè di non esprimere sempre tutto quello che si pensa. Di sé dice di essere molto "inglese" e che questa variante più "italiana" di atteggiarsi alla verità, non lo convince sebbene Alfonso non parla per giustificare sé, ma per salvare delle anime; nei propri confronti era un rigorista. Newman vuole la franchezza, anche se ovviamente ci sono certo occasioni in cui è necessaria la prudenza ed aggiungerei io: non vi è nessun comandamento che obblighi a dire sempre la verità, ma ve ne è uno che ci chiede di non dire bugie. Personalmente penso con Newman e Robert Spaemann: "Indubbiamente mentisce ... chi, mentre giura, ricorre a riserve mentali e doppi sensi perché con le parole indica ciò che non ha in animo, tradendo lo scopo per cui il linguaggio fu istituito, che è di fornire simboli all'idee" (Newman). Il linguaggio è stato istituito per dire la verità. Ciò non toglie che si debba discernere a chi quando dire cosa!
Per quanto riguarda la teologia morale direi con Robert Spaemann che non ho il problema, che hanno spesso i teologi morali del XX secolo, di adeguarmi a questo mondo; per questo non vi è bisogno di alcuno sforzo: sono adeguato a questo mondo, per il fatto che ci vivo. Il mio unico problema morale è come diventare santo, come chiedere davvero perdono e come discernere cosa sia il peccato da cosa non lo sia. Aver rapporti sessuali prima del matrimonio non è, secondo me, peccato o comunque non lo è sempre, anche se vi sono argomenti per cui sarebbe più opportuno aspettare ad averli dopo il matrimonio. Tenendo conto di quanto so del nostro tempo direi comunque, piuttosto, che sarebbe opportuno lasciare i giovani maturi fare le loro scelte, senza comunicare rigidissimi e sensi di colpa, che rivelano spesso solamente che stiamo compensando in altri ambiti le nostre frustrazioni sessuali. Per quanto riguarda la masturbazione, penso che essa non corrisponda alla struttura dell'essere come dono, sebbene sia lecito pensare che si possa fare anche un dono a se stesso, ma credo che non si possa non prendere sul serio che la natura, data l'esistenza di single e la non necessaria simmetria tra i bisogni sessuali dei partner e degli sposi, e che quindi sia permesso pensare che essa possa rappresentare una via d'uscita lecita moralmente. Credo che si debba sempre ritornare alla radicalità del comandamento di Gesù: amare il prossimo come se stessi ed amare Dio e cercare di fare passi seri nella via dell'amore gratuito, anche con sacrifici reali (mai fantastici) e questo deve essere il nostro criterio per il nostro esame di coscienza. Se le donne della pulizia aspettano con gioia il dono natalizio di mia moglie ciò significa che lei in questo cammino dell'amore gratuito è più avanti di me; io faccio fatica: per esempio ieri quando un bambino voleva raccontarmi il suo problema di "giustizia", nel modo con cui altri ragazzi avevano trattato la sua bottiglia, sono stato troppo impaziente. Etc. È possibile che Newman fosse stato di un'altra idea, ma vedo che lui non cerca mai polarizzazioni.
Per quanto riguarda i teologi della morale che cita Newman, non sono, come quelli di Spaemann, attenti ad adeguarsi al mondo, piuttosto a scrivere così che parroci e confessori possano aiutare il popolo di Dio a non perdere la propria anima ed essere salvato. Io credo che dobbiamo ereditare la categoria di Cristo non solo come sacerdote, ma come "medico celeste" - di un medico abbiamo bisogno tutti, perché tutti siamo nella "disobbedienza" (San Paolo) e perché anche se non sempre pecchiamo, certo non sempre agiamo in modo adeguato o ordinato. Prendiamo i due esempi che ho fatto sopra. I rapporti prematrimoniali potrebbero essere criticati nel senso che si anticipa prima del sacramento ciò che è possibile solo dopo. A questa idea corrisponde l'idea, credo abbastanza maschile, che il sesso sia il punto vertice del rapporto, ma esso spesso è solo una dimensione tra le altre; noi cattolici abbiamo caricato il linguaggio del corpo in modo talmente simbolico che ne abbiamo pre programmato il fallimento. Spesso il sesso è solo un modo di accertarsi che io sono una persona amabile e questo è certamente un bisogno che accade anche prima del matrimonio. Il valore del matrimonio come "sacramento", va annunciato: esso non è solo una "cosa del mondo" (Lutero), ma alcuni teologici vivono delle loro astrazioni, che loro stessi, in altri ambiti, non sono capaci di rendere concrete e pretendono atteggiamenti che non sono possibili, forse non lo sono mai stati, ma certo non lo sono nella nostra società trasparente, senza altre forme di compensazione dei bisogni della carne. Forse nella nostra società è necessario fare un certo cammino prima di gettarsi in questa avventura della sacramentalità del matrimonio, ma gli uomini non sono solo spirito e anima, sono anche carne con le sue esigenze. Cosa significa poi che il matrimonio è un sacramento? Che esso è un segno vitale che i due sposi si accompagnano fino a che morte li divide nel loro cammino al destino, nel loro cammino in cui vedranno Dio faccia a faccia. L'atto sessuale simboleggia questa unione, ma è per l'appunto "solo" un simbolo. L'atto sessuale è anche un desiderio naturale di avere figli e di vivere il piacere come intimità con l'altro. Quando esso diventa oggetto della riflessione teologica, da parte di persone che tra l'altro sono vergini maschi, viene caricato di un peso che non è sopportabile, sebbene la natura umana non sia totalmente corrotta e così davvero con il corpo si possa almeno un po' simboleggiare, per esempio, l'unione divina tra Dio e il suo popolo. Il sacramento è quella medicina che il medico celeste ci offre per far si che tutte le nostre azioni siano ordinarie alla sua, non alla nostra, volontà santificante. Ne hanno bisogno i peccatori, non i perfetti. Il matrimonio come sacramento non è una performance per perfetti e il suo dono accade quando Dio lo crede opportuno e il nostro assenso accade quando la nostra libertà, con la sua storia, lo rende possibile, per grazia.
Per quanto riguarda l'onanismo. Io godo dei tempi come l'Avvento in cui cerco di vivere in modo vergine, non credo per nulla che il godimento sessuale sia l'unica forma di godimento, allo stesso tempo, però, per esperienza - volendo essere non ipocrita e sincero - so che il desiderio sessuale vive in modo parallelo ad altri desideri dell'anima e dello spirito e che non essendovi una simmetria dei bisogni sessuali, neppure nel matrimonio come sacramento (che non ha come scopo una performance sessuale degli sposi, ma il loro cammino verso Dio), bisogna trovare un modo per poter dare espressione a questo desiderio sessuale, in primo luogo come desiderio di un orgasmo (figli da soli non si fanno). Le persone sono differenti e non si deve proiettare le proprie modalità di soddisfazione sugli altri, ma l'onanismo è un modo in cui si può esprimere questo desiderio naturale dell'orgasmo. Se un anima semplice, con desideri più puri, è capace di vivere senza onanismo, non deve sentirsi in colpa, ma secondo me non lo deve neppure colui che proprio per ristabilire una certa semplicità e superare la fissazione della carne nel desiderio dell'orgasmo da sfogo, con la masturbazione, a questo desiderio. Per quanto riguarda i sacerdoti non so dire, ma certo è che anche l'ordinazione, perficit naturam, non tollit!
Il caso che esprime spesso Papa Francesco e cioè di una persona che pensa di aver cosi tanti peccati di non aver il coraggio di chiedere perdono mi è estranea, anche se mi posso immaginare che ci siano davvero tali persone: mafiosi, etc. Per questo mi è anche estraneo l'abbraccio tra l'innominato e il cardinale di Alessandro Manzoni. O diciamo meglio, ci sono casi nella mia vita in cui sono stato grato che il Signore abbia perdonato il mio egoismo e non abbia fatto accadere tutto ciò che sarebbe potuto accadere in forza di una mia azione. Allo stesso tempo mi chiedo se non ho dato troppo spazio all'idea psicologica (che spiega e non confessa il peccato), per prendere sul serio il messaggio evangelico. Chiedo aiuto a Dio su questo punto, perché non voglio ovviamente perdere la mia anima. Allo stesso tempo non voglio confessare colpe che non ritengo tali, perché questo sarebbe davvero ipocrisia.
(7.12.19; Sant'Ambrogio) - Autorità ecclesiale ed intelligenza cattolica
"Si può ragionevolmente sostenere che l'autorità infallibile abbia davvero distrutto la forza dell'intelligenza cattolica?" (Newman). Per rispondere a questa domanda Newman consiglia una "prospettiva storica". 1. Non vi è un conflitto sostanziale tra scienza e teologia: "le scienze laiche sono una novità nel mondo e non c'è ancora stato tempo per una storia dei rapporti fra la teologia e i nuovi metodi scientifici" (Newman). Bisogna anche tenere conto che le scienze laiche stesse, sociali e naturali, sono in continuo movimento (cosa del tutto ovvia visto che si tratta di processi di verificazione e falsificazione, che verificano e falsificano anche questi due concetti stessi). 2. Il "caso Galileo" è un'eccezione che conferma la regola e da quanto ne so io ci si è scontrati sulle idee religiose di Galileo, non su quelle scientifiche. La Chiesa non ha mai scritto una trattato di fisica o di astronomia e mai lo scriverà. 3. I Papi non hanno una teologia dogmatica da contrapporsi ad altri. San Leone Magno è l'unico che su un punto (le due nature, divina ed umana, nell'unica persona di Cristo), ha una rilevanza dogmatica; san Gregorio Magno non ha mai usato la sua infallibilità per questioni dogmatiche; il grande maestro dell'antichità latina è sant'Agostino, un africano, e non è infallibile. 4. L'autorità infallibile della Chiesa non è un censore che impedisce di pensare; agisce sempre molto lentamente e non saltando le istanze legittime (Concili, università cattoliche...); anche sacerdoti sconosciuti o poco conosciuti possono avere un ruolo nella formulazione di un dogma. 5. Pensatori eterodossi come Tertulliano o di stampo greco come Origine hanno influito nella teologia latina e sono stati integrati in essa ed anche teologici che si trovano in stato di scisma come quelli delle Chiese ortodosse vengono ascoltati a Roma con simpatia e con atteggiamento di simpatia. 6. Le nazioni contribuiscono a che la Santa Sede non diventi troppo "italiana" e che la mentalità italiana venga scambiata per quella infallibile. Insomma per finire: accettare l'infallibilità della Chiesa non significa né essere ipocriti né superstiziosi né schiavi che coltivano una ribellione segreta nel cuore. L'infallibilità della Chiesa viene esercitata solamente e lentamente come "freno" e per evitare sbandamenti pericolosi.
Per quanto riguarda Papa Francesco, che con i suoi viaggi e con la sua presenza sul palcoscenico del mondo, sta diventando un "Magnus", come lo è stato san Giovanni Paolo II o nell'antichità lo sono stati Leone e Gregorio, vale ciò che vale di quasi tutti i Papi: essi non hanno contribuito alla storia del dogma. Papa Francesco non ha fatto alcun cambiamento del dogma; con il suo stile evangelico di attenzione ai poveri ha posto alcuni accenti: la necessità del discernimento (attenzione non solo a cosa si dice, ma a chi lo si dice e come lo si dice); attenzione al dialogo con l'Islam e alla idea della fratellanza tra tutti gli uomini. Attenzione ad una teologia ecologica; in questo è un pontificato complementare a quello di Benedetto XVI, che è stato un pontificato con grandi encicliche teologiche (Deus caritas est...), che come papa tedesco ha curato il rapporto con l'Ebraismo in modo particolare (come ci ha ricordato Angela Merkel ieri a Auschwitz, la memoria di questo campo di sterminio appartiene all'identità tedesca) ed ha posto nel suo famoso discorso nel parlamento tedesco un accento sull'ecologia dell'uomo.
Con i viaggi, a partire da Paolo VI, i Papi Giovanni Paolo II (penso anche all'incontro di preghiera ad Assisi e non solo ai suoi numerosissimi viaggi), Benedetto XVI e Francesco hanno contribuito a comprendere sempre meglio cosa sia la "cattolicità" della chiesa, una cattolicità che si fonda sul Logos universale e concreto di Cristo. In Francesco si vede una traccia ignaziana, come per esempio nell'ultimo viaggio in Giappone. Detto questo, però, si può comprendere la "cattolicità della Chiesa" anche stando per tutta la vita nel convento di Lisieux, come ha fatto la protettrice delle missioni, Teresa del bambino Gesù e del Volto Santo.
(6.12.19. San Nicola) - Liberalismo e autorità ecclesiale
La posizione di Newman corrisponde al concetto di Massimo Borghesi della "legittimità critica del moderno"; Newman afferma: "non voglio qui criticare in massa quel vasto gruppo di uomini che oggi professano idee liberali in fatto di religione; e che nelle scoperte del secolo, già compiute o ancora in corso , cercano un criterio diretto o indiretto per valutare l'invisibile e il futuro (...) il liberalismo si identifica ormai con tutto il mondo della cultura laica" (edizione citata, 277). Newman ricorda che questo concetto di liberalismo è un concetto in movimento; bastano già trent'anni per averne un'altra definizione. Poi aggiungerei che dipende anche dai luoghi e dagli ambiti del sapere. In generale si potrebbe, forse ancora oggi, riassumere così la posizione liberale: "un profondo e plausibile scetticismo, (...) una manifestazione della ragione umana come viene esercitata dall'uomo naturale". Certo se si considera tutto il mondo si dovranno fare molte variazioni e vi sono paesi come la Cina che usano la "ragione umana come viene esercitata dall'uomo naturale"e che non sono liberali (né lo vogliono essere) e per quanto riguarda il mondo occidentale vi è stata ed è in atto una riscossa del pensiero reazionario e tradizionalista che ha come nemico proprio questo scetticismo di cui parla Newman, ma anche in questa rivolta tradizionalista è ricolma di elementi liberali, che mettono per esempio in dubbio l'autorità della Chiesa come oggi è e non quella che hanno in testa in forza di determinati principi.
Per quanto riguarda noi cattolici, si potrebbe riassumere così la critica a Papa Francesco: il papa argentino avrebbe sminuito il valore del papa come "vicario di Cristo" (perché dapprima ha definito sé come "vescovo di Roma"?) ed avrebbe innacquato la responsabilità del Papa nei confronti di Dio, dell'uomo e dei cristiani. Un giudizio del genere nasce solamente da una forma di scetticismo liberale che è il cuore ultimo della rivolta tradizionalista. Detto ciò è importante integrare il papato nel seno della Chiesa Cattolica e non farne oggetto di una lotta, tanto più che Francesco si identifica piuttosto con l'asinello che porta Cristo ed è del tutto d'accordo con la frase di Paolo VI: "più Cristo, meno Papa", senza per questo togliere neppure uno iota al titolo pesantissimo dI Vicario di Cristo: per questo tra l'atro chiede sempre di pregare per lui. E proprio come "vicario di Cristo" che ci richiama il valore della fratellanza di tutti gli uomini e della difesa della nostra casa comune, che non ha nulla a che fare con un annacquamento di responsabilità.
Per quanto riguarda la scienza, le nuove scoperte e i fatti che essa presenta bisogna tenere conto ovviamente che alcune cose che erano considerati fatti scientifici nel frattempo non lo sono più e che bisogna sempre distinguere tra fatti ed interpretazioni. La scienza è un grande lavoro di verificazione e falsificazioni delle proprie ipotesi e noi cristiani, qualora non siamo noi stesi scienziati, possiamo con pazienza vivere nell'atteggiamento di coloro che sanno che Cristo ci indicherà le vie che dobbiamo percorre e quelle che per ora non sono opportune; come nel caso della logistica di guerra (lo dico solo perché sto leggendo un libro sulla prima guerra mondiale di Herfried Münkler) non si tratta di essere geniali strateghi, ma di evitare errori madornali; l'autorità della Chiesa ci aiuta in questo percorso, senza per questo togliere alla "profezia" il suo compito, anche come invito alla Chiesa a fare un nuovo passo nella riscoperta della verità definitiva del Logos universale e concreto.
(5.12.19) - "Più Cristo, meno papa", Paolo VI
Per comprendere cosa sia in giuoco nella questione dell'infallibilità della Chiesa dobbiamo metterci al servizio di Cristo e non di noi stessi; così riassumerei la posizione di Newman, a cui non piace parlare di teologia in modo "divulgativo" - questa è la vera catastrofe, pur nella positività del fenomeno, dei "social media": tutti parlano in modo divulgativo di tutto, anche di teologia. Questo mio "diario" non ha alcuna intenzione "divulgativa", ma è la resa pubblica delle mie meditazioni quotidiane.
Negli scontri teologici è necessaria "prudenza" e "considerazione", secondo Newman; da evitare sono "opportunismo" ed "estremismo", cioè violente difese del giusto, fosse questo giusto anche il Papa, per questo ricordavo la frase di Paolo VI che ho incontrato ieri nella bacheca Instagram di Lucio Brunelli. Nelle mie meditazioni su Newman mi sono accorto pian piano come anche i "bergogliani opportunisti" fanno del male alla missione del Papa: "annunciare Gesù", quasi quanto lo faccia il partito che a livello mondiale è contro Papa Francesco.
Al tempo di Newman il grande problema era quello dell'autorità della Chiesa in ambiti non direttamente teologici, insomma la sua "giurisdizione indiretta" su argomenti non teologici, per esempio nei confronti delle nuove informazioni, spesso basate sui fatti, delle "scienze naturali". Newman invita tutti alla prudenza: sia quelli aperti a queste innovazioni, sia la Chiesa stessa.
Per quanto riguarda l'antichità presenta il caso di Origene e afferma che lui non crede che questa grande anima sia andata persa, anche se forse nella diatriba di allora avevano ragione i suoi avversari, che tra l'altro, però, erano anche contro san Giovanni Crisostomo. Newman si chiede: chi si ricorda di quei vescovi e di quei papi che erano contro questi grandi uomini della Chiesa? Nessuno! Ritiene che bisogna avere pazienza, come di fatto Balthasar, per fare l'esempio di un'antica tragedia, riteneva che Antigone avesse esasperato la situazione, senza per questo avere simpatia per Creonte.
Forse ha ragione Newman ad affermare che gli scontri siano stati nella storia della Chiesa piuttosto a livello di "disciplina" che di "teologia", ma quando nel 1950 Henri de Lubac è stato attaccato era in gioco la "teologia" e cioè se il cuore dell'uomo sia aperto o meno alla grazia gratuita, senza per questo forzarne l'azione: la corrispondenza all'amore gratuito di Dio non obbliga Dio a nulla. De Lubac tacque come consiglia Newman, ma non smise di pensare ciò che pensava, anzi lo perfezionò, come ha affermato Balthasar, e alla fine, quaranta anni dopo, San Giovanni Paolo II lo abbraccia a Parigi, davanti a tutto il mondo.
Sono d'accordo con Newman che bisogna a volte aspettare; altri potranno nel prossimo secolo fare meglio di noi, ciò che noi intravediamo, eppure non bisogna dimenticare che la Chiesa ha una responsabilità ultima anche per i "profeti" che dicono, forse in modo non opportuno, ma non per questo non vero, ciò di cui milioni di persone hanno bisogno.
Infine direi che non tutto ciò che fa la Chiesa è "infallibile", forse per esempio non lo è neppure la canonizzazione di santi, ma su questo tipo di temi bisogna saper prendere sul serio la pietà per chi invece crede che una certa persona sia davvero santa e che forse non lo è, sia l'obbedienza, che noi dobbiamo sempre alla Chiesa.
(4.12.19; Geburtstag von Rosmarie Szelényi, 1934-1999) L'Apologia pro vita sua è scritta in dialogo con il mondo protestante inglese; questo è un buon esercizio per tutti, per non cadere nell'autoreferenzialità: essere in dialogo con gli altri. Per quanto riguarda l'infallibilità della Chiesa, Newman spiega molto bene di cosa si tratti e di cosa non si tratti: "Le grandi verità della legge morale e della fede apostolica, costituiscono insieme il suo fondamento e il suo confine. Non deve oltrepassarle, deve sempre richiamarsi ad esse (...). E deve sempre professarsi guidata dalla Scrittura e dalla Tradizione" (ibidem, 270). Le novità che vengon promulgate non sono nuove cronologicamente, ma riscoperte di cose che si erano insabbiate. "Non mi può essere imposta nessuna credenza di quella che ho; tanto meno contraria. La nuova verità che viene promulgata, se pur si deve chiamarla nuova, dev'essere almeno omogenea, imparentata, implicita nella vecchia verità, e vista in relazione a quella (...), in tutto questo tempo non ho fatto altro che credere quello che già gli apostoli credevano prima di me".
Poi con ironia inglese aggiunge: "il numero delle cosiddette "dottrine nuove" non ci schiaccerà certamente, se ci vogliono otto secoli per promulgare una"(Newman). L'esempio che fa è quello dell'Immacolata concezione, su cui anche Padri della Chiesa avevano dubbi (questo ci fa anche capire la reazione del parroco di Lourdes); per esempio San Bernardo (XI secolo; non vi può essere un concepimento umano, senza concupiscenza e peccato) e San Tommaso (XII secolo; non vi è santificazione prima dell'animazione); probabilmente anche Sant'Agostino avrebbe avuto dei dubbi, ma non sulla sostanza, piuttosto "su parole, idee ed argomenti usati". Comunque una volta accertato che Maria stessa ha usato per se stesso questo termine si sarebbero arresi. Credo che Papa Francesco ci dia la chiave giusta come giudizio: quella del "popolo fedele": "la definizione del 1854 lungi dall'essere un'imposizione tirannica per il mondo cattolico, non appena fu promulgata fu ricevuta col massimo entusiasmo" (Newman). Comunque visto che questa dottrina "non è un peso", Newman, anche in modo molto inglese, ci da il consiglio che il professore di Narnia da ai fratelli che non credono a Lucy, che attraverso l'armadio era giunga a Narnia, e cioè di accettare l'opinione degli altri e non essere sempre così dominanti di pensare che la propria sia quella giusta.
Il criterio che offre Newman e cioè il giudizio su grandi tendenze giuste ed errate e non su microscopiche osservazioni per esperti teologici mi permette di dire che il "luteranesimo" a differenza di quanto pensi Newman non sia un'eresia; lo è una certa forma di "protestantesimo liberale", ma non è la stessa cosa. Quest'ultimo di fatto è solo l'anticamera dell'ateismo.
(3.12.19, san Francesco Saverio) Giudizio personale e autorità ecclesiale
L'autorità ecclesiale ci è stata donata, perché siamo in un mondo in cui vi è un continuo pericolo di non agire secondo la modalità della gratuità dell'essere donato, ma secondo i propri egoismi, personali e collettivi. Ma essa è stata data alla Chiesa "per edificare e non per distruggere" (2 Con 13,10). "Il suo scopo, ed anche il suo effetto, non è di indebolire la libertà o il vigore del pensiero umano nella ricerca religiosa, ma di frenare e controllare i suoi eccessi" (Newman, 269). Il "contrasto" o l' "opposizione polare" dell'autorità permette al giudizio personale di crescere; cosa si deve evitare è solo la "contraddizione". I miei dubbi riguardanti alla via sinodale tedesca non hanno nulla a che fare con una paura di giudizio personale; io credo anche che sia sul tema della sessualità che sul tema della comprensione dell'autorità sacerdotale ci sia un lavoro da fare; piuttosto con Mons. Stefan Oster, temo che in questo percorso sinodale, però, non vi sia un reale approfondimento dei problemi, ma un cedimento su idee "liberali" che non tengono conto della realtà in tutti i suoi fattori, per esempio della "complementarietà dei sessi" che forse è uno degli argomenti più forti per cui non è possibile nella Chiesa Cattolica il "sacerdozio femminile" e che infine temo che passino tra le riforme idee che distruggono la teologia cattolica stessa, quella che la Chiesa nel suo lavoro contro le eresie (cfr. Newman, 269) ha difeso con la sua autorità. In Germania io ho visto, in questi anni, una messa in discussione del "resurrexit Dominus vere" che mi ha sempre messo all'erta sui tentativi pseudo riformatori. Comunque a parte la parrocchia io non non ho in genere più contatti con la chiesa in Germania e le mie informazioni risalgono agli anni in cui ho lavorato come insegnante di Religione, pagato dall'Ordinariato di Monaco di Baviera (1994-2002), in Baviera. Se dovessi esprimermi in modo pubblico dovrei ascoltare di più cosa oggi si sta muovendo nella via sinodale
(2.12.19) Con Newman ritengo che vi sia un' infallibilità di giudizio nella Chiesa Cattolica, "un autorità altissima e prodigiosa inviata sulla terra per affrontare e vincere un immenso male" e con lui confesso: "dichiaro la mia completa sottomissione a questo potere"; anche per questo blog, se ci fossero frasi o pensieri nocivi al "depositum fidei", io mi sottometterò al giudizio della Chiesa (non del primo che si senta autorizzato a parlare in nome della Chiesa), ed aver fiducia che la mia salvezza non viene da ciò che scrivo, ma da ciò che la Chiesa insegna. Allo stesso tempo credo di dover parlare e scrivere, in forza del "sacerdozio di tutti i fedeli" e del battesimo, con "grande animo y liberalidad" e non con un censore che controlli tutti i miei passi. Riterrei - privatamente - piuttosto che l'infallibilità del Pontefice sia un "opinione teologica", ma essendovi una definizione dogmatica a riguardo (Pastor aeternus, 1870) mi attengo ad essa; con sant'Ambrogio credo, che "ubi Petrus ibi ecclesia, ubi ecclesia vita aeterna". Con von Balthasar ritengo che questo primato di Pietro debba essere integrato nella Chiesa Cattolica, per l'appunto nella sua universalità. A questa autorità e non al nostro pensiero, sebbene quest'ultimo sia alcunché di nobile e grande, è stata promessa la permanenza di giudizio salvifico fino al Suo ritorno! Infine con Hans Urs von Balthasar vorrei specificare: "Non crediamo mai nelle frasi, ma in un'unica realtà che si svolge davanti a noi, per noi e dentro di noi e che è allo stesso tempo la verità più alta e la salvezza più profonda.
Credo, p. 26).
Anche se ritengo che il mondo si trovi in una grande crisi (accresciuta fino ad un livello teodrammatico dopo l'incarnazione) non credo, come ho già detto ieri, che la "dottrina del maestro infallibile deve iniziare da una vibrata protesta contro lo stato attuale dell'umanità"; questa prospettiva è legittima, ma antico testamentaria, in un certo senso tipica del mondo protestante: cfr. l'inizio del libro di Isaia che davvero è una "protesta" ("Guai, gente peccatrice"):
Isaia 1, [2] Udite, cieli; ascolta, terra,
perché il Signore dice:
"Ho allevato e fatto crescere figli,
ma essi si sono ribellati contro di me.
[3] Il bue conosce il proprietario
e l'asino la greppia del padrone,
ma Israele non conosce
e il mio popolo non comprende".
[4] Guai, gente peccatrice,
popolo carico di iniquità!
Razza di scellerati,
figli corrotti!
Hanno abbandonato il Signore,
hanno disprezzato il Santo di Israele,
si sono voltati indietro;
[5] perché volete ancora essere colpiti,
accumulando ribellioni?
La testa è tutta malata,
tutto il cuore langue.
Il profeta mette però l'accento sulla giustizia e non sul consenso o meno ad un desiderio impuro in ambito di sessualità, che mi sembra più un problema inglese a partire da Enrico VIII. Oggi poi il disordine sessuale non nasce, generalmente dalla volontà di peccato, ma dal desiderio di essere amato, nel e con il proprio corpo. Nell'esempio di Newman il "raffinato rappresentate di governo" che egli critica, come abbiamo visto ieri: "è giusto, retto, generoso, fidato e coscienzioso". Ascoltiamo il profeta:
[21] Come mai è diventata una prostituta
la città fedele?
Era piena di rettitudine,
la giustizia vi dimorava;
ora invece è piena di assassini!
[22] Il tuo argento è diventato scoria,
il tuo vino migliore è diluito con acqua.
[23] I tuoi capi sono ribelli
e complici di ladri;
tutti sono bramosi di regali,
ricercano mance,
non rendono giustizia all'orfano
e la causa della vedova fino a loro non giunge.
(1.12.19. 1. Avvento) La pagina che ho meditato questa mattina arriva al momento giusto per cominciare l'Avvento di questo anno del Signore 2019. Su un punto la Chiesa non può fare alcun compromesso, "non conosce mezze misure, né riserve strategiche, né discrezione, né prudenza: "Dovete nascere di nuovo" (Gv 3, 7)". Chiedo al Signore con tutta semplicità, di rinascere di nuovo.
Ma se è vero che "ogni vera conversione deve avere inizio alle sorgente del pensiero" (Newman), allora devo fare anche alcune obiezioni all'amatissimo san John Henry. Non sono d'accordo con lui su questo punto: "la dottrina del maestro infallibile deve iniziare da una vibrata protesta contro lo stato attuale dell'umanità" (Newman, 264, edizione italiana citata). Questo non è l'inizio; Balthasar dice che Goethe ha saputo dire alcuni no ben precisi, per esprime il suo si; questa saggezza umana non è specificamente cristiana. All'inizio sta una atto di reale tenerezza per l'uomo (quello che stiamo vedendo all'opera nel grande palcoscenico del mondo nell'operare di Papa Francesco), per tutti gli uomini. Uno sguardo di totale simpatia per l'uomo, per esprimersi con Cesare Pavese. Ovviamente vi è una legittima sfida al nemico anche nella posizione cristiana - basta leggere i Vangeli per essere confermati in questo punto; in vero, però, non lo stato attuale dell'umanità, ma lo stato attuale della Chiesa è ciò che mi preoccupa davvero. Infine penso con Ferdinand Ulrich che la confessione del peccato è possibile non percependo il peccato, ma perché siamo amati dal Padre.
Sono invece d'accordo con Newman che "la Chiesa non insegna che la natura umana è irrecuperabile": il "sola gratia" non deve essere confuso con una dichiarazione della natura umana come "totaliter corrupta", non ho bisogno di Cristo perché sono totalmente corrotto, ma perché metta in me in moto quel suo amore gratuito che a volte è sepolto sotto tanto materiale psicologico e sociologico. Sono d'accordo con Newman che la natura umana "non è un impasto di malvagità irrimediabile, ma che ha la promessa di un grande destino e che anche ora , nell'attuale condizione di eccesso e di disordine, ha una virtù e una bellezza sue proprie". Sono d'accordo con lui che anche cose necessarie come "la predicazione e l'insegnamento" di una dottrina non sono l'atto primario della Chiesa; ciò che prima di tutto conta è la nostra apertura al cielo che direttamente vuole comunicarci una "forza spirituale" che viene dall'alto. La "grazia rigenerante" è un dono diretto di Dio!
Per difendersi dall'accusa che gli è stata fatta di preferire una "mendicante pigra, cenciosa, sporca e fanfarona , purché fossa casta, sobria, serena... ad un raffinato rappresentante della legge e del governo", Newman cita Mt 21, 31: "I pubblicani e le donne di malaffare entreranno nel regno di Dio prima di voi" capi dei sacerdoti, ma credo che si debba fare un passo ulteriore a quello che fa Newman. Newman non ha il ductus fondamentalista di un San Cipriano di Cartagine quando dice che il "consenso ad un desiderio impuro è generalmente un atto più odioso della menzogna" ed ovviamente con ragione ci ricorda le parole del Maestro: "chi guarda una donna con fine disonesto ha già commesso, in cuor suo, adulterio con lei". Allo stesso tempo, però, non si può oggi ignorare, in modo particolare nella nostra "società trasparente" (Byung-Chul Han), tutto ciò che sappiamo sulla struttura del desiderio del maschio (Recalcati) e sulla presenza di una sessualità polimorfa anche se si prega, medita etc. e per quanto riguarda la "pornografia" le immagini non sono tutte uguali. Vi sono alcune che sono meno violente di altre, altre che portano in evidenza quel desiderio sessuale che non è "totalmente corrotto", ma espressione di un desiderio di vivere e di essere amati. Certo dobbiamo "rinascere di nuovo" e rinunciare a tutto ciò che non ci permette di essere un puro strumento della sua volontà salvifica, ma quello che dice Newman sulla natura che non è totalmente corrotta vale anche per quei pubblicani e donne di malaffare che siamo noi tutti, quando ancora lo siamo! Accudendo ai porci il figlio prodigo riceve in dono la grazia rigenerante che viene dall'altro! La possibilità del "castigo eterno" è certo un punto del credo, ma la "speranza per tutti" è la struttura ultima dell'amore cristiano. Ogni fondamentalismo sulla questione del desiderio sessuale si capovolge dialetticamente, secondo me, in una ricerca di compensazione nell'ampia tabella dei desideri della carne: voler sempre aver ragione, volere tanti soldi, volte potere, volere il riconoscimento di tutto ciò che facciamo (esempi che fa Agostino). Newman è un'anima davvero pura e gli chiedo di non lasciarmi solo nel mio cammino nella nostra società trasparente ed anche se sono disposto a confessare e non a legittimare il peccato, vorrei anche esprimere alcuni miei dubbi su certe insistenze e fissazioni nella Chiesa, di cui non è libero neppure san John Henry.
(30.11.19; Sant Andrea) Guardando il mondo "vedo uno spettacolo che mi riempie di sgomento indicibile" (Newman).
Non sta parlando dello sguardo ontologico sul mondo, della "retta ragione" che vede in tutto il dono gratuito dell'essere, uno sguardo che porta "a credere in Dio"; ma della "ragione storica" che vede quel processo mondiale (in Europa, in modo particolare la regione in cui vivo; in Cina, aggiungo io, in cui il "marxismo" resiste) di "pura e semplice incredulità in fatto di religione" e che vede dappertutto (USA, Russia, Siria...) una "volontà di potenza, di guerra e distruzione" terrificante. E poi il dolore innocente, il dolore fisico, etc. La presenza di questa violenza nel nostro cuore, etc. Tutto ciò rende per Newman molto ragionevole l'ipotesi di un "peccato originale" e molto difficile, a livello della ragione storica, non della sua coscienza, credere che ci sia davvero Dio: "se c'è un Dio, e Dio c'è (come sa Newman nell'intimo della sua coscienza; rg) il genere umano deve essere implicato in una terribile disgrazia originaria". Quale è la soluzione di questo grande teodramma che vede Newman e che vediamo anche noi? Vede lo sforzo di tante persone che non son cattoliche, ma di fatto pensa che solo la Chiesa cattolica, con la sua idea di "autorità", è la risposta a questo dramma: non la Bibbia da sola, che può essere fonte di conversione di singoli, ma se si prende sul serio il criterio dell'"esperienza", solo l'autorità della Chiesa cattolica può salvare l'uomo, senza per questo negare che la "libertà di pensiero" sia una delle doti naturali più grandi che ha l'uomo. Questo pensiero sull'autorità infallibile e concreta di Roma non è una difesa di una "schiavitù degradante", ma l'invito alla presenza liberante concreta di Dio nella storia, la mano che Dio ci offre, così che con ragione un vaticanista agnostico, come Riccardo Cristiano, afferma: o Bergoglio o barbarie. Di fronte alla violenza del mondo possiamo solo offrire la "stoltezza della predicazione" (Paolo) in primo luogo di Pietro, ma anche di Paolo, Giovanni e Maria, come principi viventi oggi! Newman parla nel contesto dalla "apologia pro vita sua", ma schizza uno scenario che si apre a tutto il mondo. Noi, quasi duecento anni dopo di lui, vediamo nell'autorità infallibile di Pietro una piccola grande speranza ed è proprio questa autorità infallibile che ci apre a tutto il mondo della "fratellanza umana", del dialogo con le altre confessioni cristiane, del dialogo con l'Islam e con il Buddismo, al dialogo con tutti (anche con tutte le potenze politiche) e all'attenzione alla nostra casa comune (difesa tra l'altro anche da una ragazza svedese, Greta Thunberg). Sorprendentemente, no in vero non vi è nessuna sorpresa, nessuno obbedisce, tutti producono solo caos che aumenta l' anarchia, tutti pensano che nei loro progetti possano fare senza di questa "mano che il cielo ci tende": quasi tutti, tanto più chi astrattamente difende l'autorità, seguono solo se stessi. In questo contesto la Chiesa ci propone la santificazione di Newman ed io mi sono messo subito al lavoro!
(29.11.19) A partire dalla sua conversione nel 1845 Newman non ha più da riferire una storia delle sue opinioni religiose, ma solamente la sua "posizione spirituale".