(16.12.19) Criteri per credere nei miracoli
Vorrei dire immediatamente che io come anche Newman non abbiamo "una tesi da dimostrare", anche perché i miracoli o sono fatti o non sono niente! Nella mia vita, in modo cosciente sono stato confrontato qualche volta con il tema del miracolo, alcune volte ne ho sperato uno, ma non è accaduto. Metto dei foglietti attaccati ad un'immagine di Adrienne con una certa richiesta o li metto sotto la statua della Madonna di Altötting. La prima volta che mi posi seriamente la questione del miracolo è stata durante una malattia, suppongo di cancro (mio padre non è una persona che fa pubblicità con tali argomenti) di mia mamma quando ero ancora nella scuola media; leggendo le cose che Hans Urs von Balthasar ha scritto su Adrienne von Speyr e in occasione di un racconto che mi fece Robert Spaemann, su un fatto accaduto nei giorni in cui è morta sua moglie.
Durante la recente lettura di Rafik Schami, "La missione segreta del cardinale", mi sono confrontato con la sua tesi che sostiene che quasi tutti i miracoli sono "superstizione"; non ho il problema di sostenere la tesi contraria, come ho già detto, visto che ovviamente in questo tipo di argomenti vi sono esagerazioni ed anche falsi! Rimane il fatto che i miracoli fanno parte davvero della storia della Chiesa e anche di quella secolare. Mi sono sempre orientato di fatto, anche se non le conoscevo, alle argomentazioni di Newman, che non è credulone, ma tipicamente "inglese", cioè ha bisogno di "dimostrazioni" per dire se il racconto di un miracolo sia vero o per l'appunto "superstizione". Il mio atteggiamento generale è quello di Newman: può essere che ci siano miracoli, ma necessito di "prove valide" per credere in essi.
Il primo criterio è quello della Sacra Scrittura, che come dice Newman, "non è arbitraria"; capisco che un uomo non di fede non può fare valere questo criterio come provante, ma per me, credente, è necessario. Ovviamente al tempo di Gesù non c'erano macchine, per cui il miracolo di cui parla Balthasar, e cioè che Adrienne fece visita per un mese ai malati con la poca benzina razionata a causa della sua mancanza nel dopo guerra, non può essere riscontrato nella Scrittura, ma in genere è bene vedere se un miracolo raccontato si trova nella Scrittura. Personalmente credo ai miracoli che sono raccontati in essa, in modo particolare a quelli raccontati nel NT.
Il secondo criterio, per me decisivo, è quello dei "testimoni attendibili", come lo sono nel mio caso sia Balthasar che Spaemann. Persone che non hanno una tendenza a credere a cose "stravaganti" e "impossibili".
Il terzo criterio è quello della durata. Anche il fatto che un racconto si perpetui nei secoli, come quello dell'olio miracoloso di Santa Walburga - un miracolo questo che Schami riterrebbe certame essere superstizione - è un buon argomento, visto che le bugie hanno le gambe corte.
Credo sia necessario distinguere anche tra veri miracoli e avvenimenti che sono piuttosto grazie generali (interventi provvidenziali) o accadimenti della natura, anche se speciali. Sul motivo che da Newman dei miracoli degli Apostoli, cioè quello di "dimostrare la loro missione divina" mi sembra plausibile. Newman è molto più sistematico di me nell'elenco dei suoi criteri (cfr. edizione italiana, 316 sg.). Mi sembra anche opportuno raccontare un argomento di Balthasar: miracoli non succedono mai per fare dello "spettacolo" e noi dobbiamo orientarci in primo luogo al "fiat voluntas tua" del Pater.
(14.12.19 - San Giovanni della Croce) Sul liberalismo in Oxford
La questione della differenza della posizione liberale nel 1832, 1836, 1841 nei confronti di quella del 1845 in Oxford è più materia per un dottorato di ricerca che per una meditazione in un "diario", eppure vi sono alcuni elementi che credo che siano utili anche per noi oggi.
1. In primo luogo che la posizione del torysm, cioè dei conservatori antiliberali, non aveva alcuna simpatia per la religione cattolica e che Newman la ritenga incapace di sviluppo. Questo fa capire molto dell'atteggiamento di Newman che non è liberale, anzi che considera i liberali come suoi nemici in questi anni di Oxford, ma che non è neppure tory.
2. Per quanto riguarda il liberalismo teologico in genere (in Oxford), direi che Newman ci aiuta a prendere una posizione teologica cattolica, (a) in primo luogo nella valutazione positiva dell'autorità. (b) Dal liberalismo si può anche ereditare una certa sensibilità per la questione della ragione e del rapporto con essa con la dottrina religiosa. (c) La confessione della fede e il riconoscimento del mistero non dipendono, però, dai criteri liberali: ciò che ritengono ragionevole loro in una certa epoca. (d) La fede non deve aver alcun senso di inferiorità nei confronti della scienza, che è un sistema di sapere in movimento. (e) La dottrina cattolica non è un'opinione tra le altre, dal punto di vista teologico, anche se lo è dal punto di vista sociologico. (f) La ragione non si esaurisce nella "dimostrazione". (g) Ciò che dice il Signore sulla povertà e sulla ricchezza, sulla perfezione religiosa è più importante di ogni considerazione politica ed economica. (h) Il sacerdozio, per tutto il tempo che dura la vita sulla terra, è una realtà necessaria, anche se per alcuni secoli, come nel caso del Giappone, se ne può (deve?) fare a meno in una certa parte del mondo. (i) Anche se in caso di dubbio non posso far altro cha agire secondo la mia coscienza, non questa, ma la Parola di Dio, nell'ambito della tradizione viva della Catholica, interpretata dalla Chiesa gerarchica, è il criterio ultimo di azione del cristiano. (l) Fornicazione (sebbene questa parola deve essere precisata: nel senso letterale del termine: "avere rapporti sessuali peccaminosi; frequentare prostitute", ma anche nel senso di "aver rapporti equivoci, di carattere politico o affaristico" (De Voto- Oli) è una questione che deve essere confessata, non legittimata) , porneia o la poligamia non possono essere mai giustificate (devono essere confessate), piuttosto si può tenere conto dell'esperienza e del sapere psicologico (struttura del desiderio sessuale maschile e femminile) per superare alcune fissazioni anti sessuali. Questo punto è più una mia interpretazione che il pensiero di Newman, ma come in tutti questi punti cerco di formulare cosa posso imparare da lui e non sto facendo un riassunto filologico della sua posizione. Per questa cfr. le "posizioni dettagliate" di Newman nell'edizione italiana, p. 311-315). (m) La libertà della chiesa e le sue proprietà devono essere difese nell'ambito della legge del paese in cui ci si trova, se in questo paese vige lo "stato di diritto"; la mia posizione, quasi duecento anni dopo Newman, sui i temi di legalità democratica, sono differenti da quelle dell'inglese Newman, anche se lui dice sempre cose che fanno riflettere; per esempio io sono d'accordo che "il popolo è la fonte legittima del potere" (posizione liberale che Newman mette in discussione), ma ritengo sia necessario distinguere tra "popolo" e "massa". (n) Per quanto riguarda la questione del "castigo eterno" non ho una posizione "spontanea" e "sentimentale", ma mi muovo nel terreno della "teologia del sabato santo" di von Balthasar e von Speyr: cioè della speranza per tutti. (o) Le religioni del mondo non possono essere ridotti a schemi psicologici o sociologi: per esempio l'Islam ad una religione di maschi, mentre il cristianesimo sarebbe una religione per femmine. (p) Credo che ci sia una coscienza della nazione o di uno stato, addirittura credo che vi sia una coscienza di una città e forse anche di un paese; non credo che vi siano coscienze solo individuali, ma il tema deve essere bilanciato in modo equilibrato. Etc.
Nell'edizione italiana vi sono ancora alcuni saggi di Newman (che voglio anche meditare), ma con l'odierna meditazione sono giunto alla fine dell'Apologia, fine che porta la data del 26 . 5.1864, festa di san Filippo Neri, l'unico santo che è giunto fino al cuore "protestante" di Goethe. Ho terminato la lettura con le lacrime agli occhi, per questo santo fratello dell'Oratorio che mi ha fatto tanta compagnia a partire dal 17.10, quando ho cominciato a scrivere questo post. In questa sua compagnia oratoriana Newman ha vissuto e ha desiderio morire, con una grande stima per i suoi amici, che hanno sofferto con lui e a cui non importava "compiere tante buone opere lasciando che io ne avessi il merito"(Newman). "Filippo evitava inoltre il più possibile di avere a che fare con persone con due facce, che non agivano con semplicità e rettitudine in ogni circostanza: I bugiardi, poi, non li poteva sopportare ed esortava sempre i suoi figli spirituali ad evitarli come la peste" (Bacci citato da Newman).
Forse dovrei prendere anch'io decisioni forti su questo punto: non è possibile fare patti con chi direttamente o indirettamente serve il signore della menzogna. Per quanto poi riguarda il mio cuore cattolico, anche dopo quasi venti anni nella diaspora, vale ciò che Newman ha scritto alla fine della sua apologia: spero di potere essere condotto con i miei amici e la mia famiglia "alla fine, dalla potenza del divino volere, nell'unico ovile, sotto l'unico Pastore", Gesù Cristo! "Noctem quietam et finem perféctum concédat nobis Dóminus omnípotens". Amen!
Catechismo e l'Ottavo comandamento
Stiamo facendo gli ultimi passi di questo lungo cammino in compagnia di Newman; essendo un'apologia della sua vita, in cui è stato accusato di ipocrisia e menzogna, quando è diventato cattolico, insiste molto sul tema della menzogna, riferendosi al catechismo del tempo del Concilio di Trento. "Il catechismo è imperativo per tutti; un particolare autore in fatto di morale non è vincolante per nessuno" (Newman, ibidem 297). Questa affermazione è certamente vera, ma vi è anche uno sviluppo dei catechismi, per cui è probabile che su alcuni temi il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC, Vaticano 1992) si esprima in modo diverso, anche se non contraddittorio, nei confronti di altri catechismi del passato, che a loro volta si basano sulla "Parola di Dio" e sulla "Tradizione". Ciò che il CCC, 1992 afferma sull'onanismo (per riprendere un esempio che ho fatto ieri), che tiene conto anche di un sapere psicologico, sarà forse diverso di ciò che direbbe sul tema il Catechismo del tempo del Concilio di Trento, usato da Newman per preparare le sue prediche.
Sul tema della menzogna le citazioni che fa Newman dal Catechismo di Trento sono molto simili a quelle fatte dal CCC del 1992. Quello che è in gioco con la menzogna è la perdita di verità e fiducia nella comunicazione. "Il peggior guaio della menzogna è che tra le malattie dell'anima , essa è generalmente incurabile", afferma Newman. Oggi nella vita personale e comunitaria (anche professionale) e in modo particolare nei social media, vediamo quale catastrofe questo atteggiamento di menzogna (il diavolo è il padre della menzogna", secondo Giovanni) provoca nella nostra vita. La posizione di Newman si può riassumete così: "La verità o veracità è la virtù che consiste nel mostrarsi veri nelle proprie azioni e nell'esprimere il vero nelle proprie parole, rifuggendo dalla doppiezza, dalla simulazione e dall'ipocrisia" (Numero 2505 del CCC, 1992).
Il CCC del 1992 esprime forse meglio che il "diritto della comunicazione della verità non è incondizionato" (CCC, 2488; per esempio non dirò ad un omicida, ad un nazista che cerca un ebreo che ho nascosto che si trova nel mio fienile), anche se entrambi, quello di Trento e quello del Vaticano 1992, dicono che non si deve mentire in tribunale. Mi sembra che nel nuovo catechismo vi sia un equilibrio più grande tra "ciò che deve essere manifestato e il segreto che deve essere conservato" (CCC, 2469). Ovviamente per fare un esempio molto attuale, nessuno vescovo può oggi riferirsi al mantenimento del segreto da conservare quando invia un sacerdote pedofilo in un'altra parrocchia o in un'altra istituzione; deve esserci del tutto chiarezza in tema di pedofilia e tutto quello che ha a che fare con questo tema deve essere affidato anche a tribunali civili. Nel dire questo non ritengo di essere meglio dei fratelli pedofili (non lo ritengo perché ogni peccato ha una dimensione collettiva in cui non si può separare teologicamente (non giuridicamente) tra le mie e le colpe degli altri), ma ritengo che debbano essere giudicati con leggi di un paese in cui vige la stato di diritto.
Sono grato a Newman di avermi richiamato con forza l'importanza dell'ottavo comandamento; pur credendo che sia importante distinguere tra peccati veniali e peccati mortali anche a riguardo di questo tema, voglio nei prossimi tempi essere più attento su questo tema. Dobbiamo tutti imparare a "parlare sì, sì; no, no" (Mt 5,37) ed ad usare della "regola d'oro" "nelle situazioni concrete, se sia o non sia opportuno palesare la verità a chi la domanda" (CCC, 2510). Richiamo anche qui alla necessità del discernimento: quando dico cosa a chi! Infine alla necessità del principio che ci ha insegnato Papa Francesco: l'esperienza e la realtà hanno sempre una priorità sulla teoria. Un catechismo non è una "teoria", ma può essere usato come tale! A questo riguardo mi sembra importante anche l'indicazione di Don Luigi Giussani sull'importanza dell'esperienza, come "intelligenza del senso delle cose" e non come "provare", recepito anche dal magistero della Chiesa, nell'enciclica "Ecclesiam suam" di Paolo VI, che dapprima era scettico su questo concetto: "Il mistero della Chiesa non è semplice oggetto di conoscenza teologica, deve essere un fatto vissuto, in cui ancora prima di una sua chiara nozione l'anima fedele può avere quasi connaturata esperienza" (n. 39).
(11.12.19; 52. Geburtstag meiner Frau)
Sembrerebbe quasi che Newman abbia vissuto solo nel mondo accademico di Oxford senza prendere sul serio la storia (ovviamente ha preso sul serio la storia degli ariani nel IV secolo), ma ciò non è vero; l'Apologia è stata scritta per testimoniare la sua personale sincerità, ma qua e la si fa accenno anche ad eventi storici, come la fondazione di un vescovado anglicano a Gerusalemme, e come per esempio l'epidemia che "inferì in Irlanda tra il 1845 e il 1848, portata in Inghilterra da emigrati irlandesi"(nota 40, pagina 288 dell'edizione italiana). Newman è in questa occasione "fra i soccorritori più generosi" (ibidem, nota 41). Sono anche gli anni di carestia, in cui anche il clero anglicano, compie atti di eroismo ed ecumenismo (ne avevamo fatto un esempio tempo fa). Questo evento storico nell'Apologia vuole testimoniare il coraggio e la disciplina del clero cattolico, che non può basarsi sull'ipocrisia (accusa che era stata fatta a Newman), ma solo su una vera fede! "La febbre irlandese ha mietuto fra Liverpool e Leeds, una trentina di sacerdoti, e anche più: giovani nel fiore dell'età e vecchi che sembrava dovessero essersi guadagnati un po' di riposo dopo la lunga fatica. Anche un vescovo fu falciato nel nord" (Newman) - una tale sistematica testimonianza di coraggio è possibile solamente se si crede davvero.
Purtroppo oggi non abbiamo a che fare con "vaghi sospetti" riguardanti il clero cattolico; negli anni 70 nella diocesi di Boston 6 % dei sacerdoti era coinvolta in scandali sessuali, il cardinale impedì il percorso della giustizia; certo rimane anche vero che che il 94 % dei sacerdoti di questa diocesi era innocente e forse anche santa ed è vero - è una notizia di queste ore - che per esempio il cardinal Pell in Australia sembra sedere in prigione innocente e che si devono evitare "giustizialismi", ma certo è che la crisi in cui è coinvolto il clero cattolico (e che ha fatto piacere un uomo come Benedetto XVI) anche qui in Germania non è stata ancora superata e che solo una grande franchezza e atteggiamento di confessione potranno essere davvero di aiuto.
Per quanto riguarda la teologia morale e l'esempio della bugia che porta Newman: San Alfonso de Liquori afferma e ciò è "innegabile" (Newman) che "un gioco di parole per cui uno è il senso di chi parla e un altro il senso in cui vuole essere capito da chi lo ascolta" sarebbe atteggiamento moralmente lecito. In genere Newman discute anche un atteggiamento di "comunicazione economica", cioè di non esprimere sempre tutto quello che si pensa. Di sé dice di essere molto "inglese" e che questa variante più "italiana" di atteggiarsi alla verità, non lo convince sebbene Alfonso non parla per giustificare sé, ma per salvare delle anime; nei propri confronti era un rigorista. Newman vuole la franchezza, anche se ovviamente ci sono certo occasioni in cui è necessaria la prudenza ed aggiungerei io: non vi è nessun comandamento che obblighi a dire sempre la verità, ma ve ne è uno che ci chiede di non dire bugie. Personalmente penso con Newman e Robert Spaemann: "Indubbiamente mentisce ... chi, mentre giura, ricorre a riserve mentali e doppi sensi perché con le parole indica ciò che non ha in animo, tradendo lo scopo per cui il linguaggio fu istituito, che è di fornire simboli all'idee" (Newman). Il linguaggio è stato istituito per dire la verità. Ciò non toglie che si debba discernere a chi quando dire cosa!
Per quanto riguarda la teologia morale direi con Robert Spaemann che non ho il problema, che hanno spesso i teologi morali del XX secolo, di adeguarmi a questo mondo; per questo non vi è bisogno di alcuno sforzo: sono adeguato a questo mondo, per il fatto che ci vivo. Il mio unico problema morale è come diventare santo, come chiedere davvero perdono e come discernere cosa sia il peccato da cosa non lo sia. Aver rapporti sessuali prima del matrimonio non è, secondo me, peccato o comunque non lo è sempre, anche se vi sono argomenti per cui sarebbe più opportuno aspettare ad averli dopo il matrimonio. Tenendo conto di quanto so del nostro tempo direi comunque, piuttosto, che sarebbe opportuno lasciare i giovani maturi fare le loro scelte, senza comunicare rigidissimi e sensi di colpa, che rivelano spesso solamente che stiamo compensando in altri ambiti le nostre frustrazioni sessuali. Per quanto riguarda la masturbazione, penso che essa non corrisponda alla struttura dell'essere come dono, sebbene sia lecito pensare che si possa fare anche un dono a se stesso, ma credo che non si possa non prendere sul serio che la natura, data l'esistenza di single e la non necessaria simmetria tra i bisogni sessuali dei partner e degli sposi, e che quindi sia permesso pensare che essa possa rappresentare una via d'uscita lecita moralmente. Credo che si debba sempre ritornare alla radicalità del comandamento di Gesù: amare il prossimo come se stessi ed amare Dio e cercare di fare passi seri nella via dell'amore gratuito, anche con sacrifici reali (mai fantastici) e questo deve essere il nostro criterio per il nostro esame di coscienza. Se le donne della pulizia aspettano con gioia il dono natalizio di mia moglie ciò significa che lei in questo cammino dell'amore gratuito è più avanti di me; io faccio fatica: per esempio ieri quando un bambino voleva raccontarmi il suo problema di "giustizia", nel modo con cui altri ragazzi avevano trattato la sua bottiglia, sono stato troppo impaziente. Etc. È possibile che Newman fosse stato di un'altra idea, ma vedo che lui non cerca mai polarizzazioni.
Per quanto riguarda i teologi della morale che cita Newman, non sono, come quelli di Spaemann, attenti ad adeguarsi al mondo, piuttosto a scrivere così che parroci e confessori possano aiutare il popolo di Dio a non perdere la propria anima ed essere salvato. Io credo che dobbiamo ereditare la categoria di Cristo non solo come sacerdote, ma come "medico celeste" - di un medico abbiamo bisogno tutti, perché tutti siamo nella "disobbedienza" (San Paolo) e perché anche se non sempre pecchiamo, certo non sempre agiamo in modo adeguato o ordinato. Prendiamo i due esempi che ho fatto sopra. I rapporti prematrimoniali potrebbero essere criticati nel senso che si anticipa prima del sacramento ciò che è possibile solo dopo. A questa idea corrisponde l'idea, credo abbastanza maschile, che il sesso sia il punto vertice del rapporto, ma esso spesso è solo una dimensione tra le altre; noi cattolici abbiamo caricato il linguaggio del corpo in modo talmente simbolico che ne abbiamo pre programmato il fallimento. Spesso il sesso è solo un modo di accertarsi che io sono una persona amabile e questo è certamente un bisogno che accade anche prima del matrimonio. Il valore del matrimonio come "sacramento", va annunciato: esso non è solo una "cosa del mondo" (Lutero), ma alcuni teologici vivono delle loro astrazioni, che loro stessi, in altri ambiti, non sono capaci di rendere concrete e pretendono atteggiamenti che non sono possibili, forse non lo sono mai stati, ma certo non lo sono nella nostra società trasparente, senza altre forme di compensazione dei bisogni della carne. Forse nella nostra società è necessario fare un certo cammino prima di gettarsi in questa avventura della sacramentalità del matrimonio, ma gli uomini non sono solo spirito e anima, sono anche carne con le sue esigenze. Cosa significa poi che il matrimonio è un sacramento? Che esso è un segno vitale che i due sposi si accompagnano fino a che morte li divide nel loro cammino al destino, nel loro cammino in cui vedranno Dio faccia a faccia. L'atto sessuale simboleggia questa unione, ma è per l'appunto "solo" un simbolo. L'atto sessuale è anche un desiderio naturale di avere figli e di vivere il piacere come intimità con l'altro. Quando esso diventa oggetto della riflessione teologica, da parte di persone che tra l'altro sono vergini maschi, viene caricato di un peso che non è sopportabile, sebbene la natura umana non sia totalmente corrotta e così davvero con il corpo si possa almeno un po' simboleggiare, per esempio, l'unione divina tra Dio e il suo popolo. Il sacramento è quella medicina che il medico celeste ci offre per far si che tutte le nostre azioni siano ordinarie alla sua, non alla nostra, volontà santificante. Ne hanno bisogno i peccatori, non i perfetti. Il matrimonio come sacramento non è una performance per perfetti e il suo dono accade quando Dio lo crede opportuno e il nostro assenso accade quando la nostra libertà, con la sua storia, lo rende possibile, per grazia.
Per quanto riguarda l'onanismo. Io godo dei tempi come l'Avvento in cui cerco di vivere in modo vergine, non credo per nulla che il godimento sessuale sia l'unica forma di godimento, allo stesso tempo, però, per esperienza - volendo essere non ipocrita e sincero - so che il desiderio sessuale vive in modo parallelo ad altri desideri dell'anima e dello spirito e che non essendovi una simmetria dei bisogni sessuali, neppure nel matrimonio come sacramento (che non ha come scopo una performance sessuale degli sposi, ma il loro cammino verso Dio), bisogna trovare un modo per poter dare espressione a questo desiderio sessuale, in primo luogo come desiderio di un orgasmo (figli da soli non si fanno). Le persone sono differenti e non si deve proiettare le proprie modalità di soddisfazione sugli altri, ma l'onanismo è un modo in cui si può esprimere questo desiderio naturale dell'orgasmo. Se un anima semplice, con desideri più puri, è capace di vivere senza onanismo, non deve sentirsi in colpa, ma secondo me non lo deve neppure colui che proprio per ristabilire una certa semplicità e superare la fissazione della carne nel desiderio dell'orgasmo da sfogo, con la masturbazione, a questo desiderio. Per quanto riguarda i sacerdoti non so dire, ma certo è che anche l'ordinazione, perficit naturam, non tollit!
Il caso che esprime spesso Papa Francesco e cioè di una persona che pensa di aver cosi tanti peccati di non aver il coraggio di chiedere perdono mi è estranea, anche se mi posso immaginare che ci siano davvero tali persone: mafiosi, etc. Per questo mi è anche estraneo l'abbraccio tra l'innominato e il cardinale di Alessandro Manzoni. O diciamo meglio, ci sono casi nella mia vita in cui sono stato grato che il Signore abbia perdonato il mio egoismo e non abbia fatto accadere tutto ciò che sarebbe potuto accadere in forza di una mia azione. Allo stesso tempo mi chiedo se non ho dato troppo spazio all'idea psicologica (che spiega e non confessa il peccato), per prendere sul serio il messaggio evangelico. Chiedo aiuto a Dio su questo punto, perché non voglio ovviamente perdere la mia anima. Allo stesso tempo non voglio confessare colpe che non ritengo tali, perché questo sarebbe davvero ipocrisia.
"Si può ragionevolmente sostenere che l'autorità infallibile abbia davvero distrutto la forza dell'intelligenza cattolica?" (Newman). Per rispondere a questa domanda Newman consiglia una "prospettiva storica". 1. Non vi è un conflitto sostanziale tra scienza e teologia: "le scienze laiche sono una novità nel mondo e non c'è ancora stato tempo per una storia dei rapporti fra la teologia e i nuovi metodi scientifici" (Newman). Bisogna anche tenere conto che le scienze laiche stesse, sociali e naturali, sono in continuo movimento (cosa del tutto ovvia visto che si tratta di processi di verificazione e falsificazione, che verificano e falsificano anche questi due concetti stessi). 2. Il "caso Galileo" è un'eccezione che conferma la regola e da quanto ne so io ci si è scontrati sulle idee religiose di Galileo, non su quelle scientifiche. La Chiesa non ha mai scritto una trattato di fisica o di astronomia e mai lo scriverà. 3. I Papi non hanno una teologia dogmatica da contrapporsi ad altri. San Leone Magno è l'unico che su un punto (le due nature, divina ed umana, nell'unica persona di Cristo), ha una rilevanza dogmatica; san Gregorio Magno non ha mai usato la sua infallibilità per questioni dogmatiche; il grande maestro dell'antichità latina è sant'Agostino, un africano, e non è infallibile. 4. L'autorità infallibile della Chiesa non è un censore che impedisce di pensare; agisce sempre molto lentamente e non saltando le istanze legittime (Concili, università cattoliche...); anche sacerdoti sconosciuti o poco conosciuti possono avere un ruolo nella formulazione di un dogma. 5. Pensatori eterodossi come Tertulliano o di stampo greco come Origine hanno influito nella teologia latina e sono stati integrati in essa ed anche teologici che si trovano in stato di scisma come quelli delle Chiese ortodosse vengono ascoltati a Roma con simpatia e con atteggiamento di simpatia. 6. Le nazioni contribuiscono a che la Santa Sede non diventi troppo "italiana" e che la mentalità italiana venga scambiata per quella infallibile. Insomma per finire: accettare l'infallibilità della Chiesa non significa né essere ipocriti né superstiziosi né schiavi che coltivano una ribellione segreta nel cuore. L'infallibilità della Chiesa viene esercitata solamente e lentamente come "freno" e per evitare sbandamenti pericolosi.
Per quanto riguarda Papa Francesco, che con i suoi viaggi e con la sua presenza sul palcoscenico del mondo, sta diventando un "Magnus", come lo è stato san Giovanni Paolo II o nell'antichità lo sono stati Leone e Gregorio, vale ciò che vale di quasi tutti i Papi: essi non hanno contribuito alla storia del dogma. Papa Francesco non ha fatto alcun cambiamento del dogma; con il suo stile evangelico di attenzione ai poveri ha posto alcuni accenti: la necessità del discernimento (attenzione non solo a cosa si dice, ma a chi lo si dice e come lo si dice); attenzione al dialogo con l'Islam e alla idea della fratellanza tra tutti gli uomini. Attenzione ad una teologia ecologica; in questo è un pontificato complementare a quello di Benedetto XVI, che è stato un pontificato con grandi encicliche teologiche (Deus caritas est...), che come papa tedesco ha curato il rapporto con l'Ebraismo in modo particolare (come ci ha ricordato Angela Merkel ieri a Auschwitz, la memoria di questo campo di sterminio appartiene all'identità tedesca) ed ha posto nel suo famoso discorso nel parlamento tedesco un accento sull'ecologia dell'uomo.
Per comprendere cosa sia in giuoco nella questione dell'infallibilità della Chiesa dobbiamo metterci al servizio di Cristo e non di noi stessi; così riassumerei la posizione di Newman, a cui non piace parlare di teologia in modo "divulgativo" - questa è la vera catastrofe, pur nella positività del fenomeno, dei "social media": tutti parlano in modo divulgativo di tutto, anche di teologia. Questo mio "diario" non ha alcuna intenzione "divulgativa", ma è la resa pubblica delle mie meditazioni quotidiane.
Negli scontri teologici è necessaria "prudenza" e "considerazione", secondo Newman; da evitare sono "opportunismo" ed "estremismo", cioè violente difese del giusto, fosse questo giusto anche il Papa, per questo ricordavo la frase di Paolo VI che ho incontrato ieri nella bacheca Instagram di Lucio Brunelli. Nelle mie meditazioni su Newman mi sono accorto pian piano come anche i "bergogliani opportunisti" fanno del male alla missione del Papa: "annunciare Gesù", quasi quanto lo faccia il partito che a livello mondiale è contro Papa Francesco.
Al tempo di Newman il grande problema era quello dell'autorità della Chiesa in ambiti non direttamente teologici, insomma la sua "giurisdizione indiretta" su argomenti non teologici, per esempio nei confronti delle nuove informazioni, spesso basate sui fatti, delle "scienze naturali". Newman invita tutti alla prudenza: sia quelli aperti a queste innovazioni, sia la Chiesa stessa.
Per quanto riguarda l'antichità presenta il caso di Origene e afferma che lui non crede che questa grande anima sia andata persa, anche se forse nella diatriba di allora avevano ragione i suoi avversari, che tra l'altro, però, erano anche contro san Giovanni Crisostomo. Newman si chiede: chi si ricorda di quei vescovi e di quei papi che erano contro questi grandi uomini della Chiesa? Nessuno! Ritiene che bisogna avere pazienza, come di fatto Balthasar, per fare l'esempio di un'antica tragedia, riteneva che Antigone avesse esasperato la situazione, senza per questo avere simpatia per Creonte.
Forse ha ragione Newman ad affermare che gli scontri siano stati nella storia della Chiesa piuttosto a livello di "disciplina" che di "teologia", ma quando nel 1950 Henri de Lubac è stato attaccato era in gioco la "teologia" e cioè se il cuore dell'uomo sia aperto o meno alla grazia gratuita, senza per questo forzarne l'azione: la corrispondenza all'amore gratuito di Dio non obbliga Dio a nulla. De Lubac tacque come consiglia Newman, ma non smise di pensare ciò che pensava, anzi lo perfezionò, come ha affermato Balthasar, e alla fine, quaranta anni dopo, San Giovanni Paolo II lo abbraccia a Parigi, davanti a tutto il mondo.
Sono d'accordo con Newman che bisogna a volte aspettare; altri potranno nel prossimo secolo fare meglio di noi, ciò che noi intravediamo, eppure non bisogna dimenticare che la Chiesa ha una responsabilità ultima anche per i "profeti" che dicono, forse in modo non opportuno, ma non per questo non vero, ciò di cui milioni di persone hanno bisogno.
Infine direi che non tutto ciò che fa la Chiesa è "infallibile", forse per esempio non lo è neppure la canonizzazione di santi, ma su questo tipo di temi bisogna saper prendere sul serio la pietà per chi invece crede che una certa persona sia davvero santa e che forse non lo è, sia l'obbedienza, che noi dobbiamo sempre alla Chiesa.
(4.12.19; Geburtstag von Rosmarie Szelényi, 1934-1999) L'Apologia pro vita sua è scritta in dialogo con il mondo protestante inglese; questo è un buon esercizio per tutti, per non cadere nell'autoreferenzialità: essere in dialogo con gli altri. Per quanto riguarda l'infallibilità della Chiesa, Newman spiega molto bene di cosa si tratti e di cosa non si tratti: "Le grandi verità della legge morale e della fede apostolica, costituiscono insieme il suo fondamento e il suo confine. Non deve oltrepassarle, deve sempre richiamarsi ad esse (...). E deve sempre professarsi guidata dalla Scrittura e dalla Tradizione" (ibidem, 270). Le novità che vengon promulgate non sono nuove cronologicamente, ma riscoperte di cose che si erano insabbiate. "Non mi può essere imposta nessuna credenza di quella che ho; tanto meno contraria. La nuova verità che viene promulgata, se pur si deve chiamarla nuova, dev'essere almeno omogenea, imparentata, implicita nella vecchia verità, e vista in relazione a quella (...), in tutto questo tempo non ho fatto altro che credere quello che già gli apostoli credevano prima di me".
Poi con ironia inglese aggiunge: "il numero delle cosiddette "dottrine nuove" non ci schiaccerà certamente, se ci vogliono otto secoli per promulgare una"(Newman). L'esempio che fa è quello dell'Immacolata concezione, su cui anche Padri della Chiesa avevano dubbi (questo ci fa anche capire la reazione del parroco di Lourdes); per esempio San Bernardo (XI secolo; non vi può essere un concepimento umano, senza concupiscenza e peccato) e San Tommaso (XII secolo; non vi è santificazione prima dell'animazione); probabilmente anche Sant'Agostino avrebbe avuto dei dubbi, ma non sulla sostanza, piuttosto "su parole, idee ed argomenti usati". Comunque una volta accertato che Maria stessa ha usato per se stesso questo termine si sarebbero arresi. Credo che Papa Francesco ci dia la chiave giusta come giudizio: quella del "popolo fedele": "la definizione del 1854 lungi dall'essere un'imposizione tirannica per il mondo cattolico, non appena fu promulgata fu ricevuta col massimo entusiasmo" (Newman). Comunque visto che questa dottrina "non è un peso", Newman, anche in modo molto inglese, ci da il consiglio che il professore di Narnia da ai fratelli che non credono a Lucy, che attraverso l'armadio era giunga a Narnia, e cioè di accettare l'opinione degli altri e non essere sempre così dominanti di pensare che la propria sia quella giusta.
Il criterio che offre Newman e cioè il giudizio su grandi tendenze giuste ed errate e non su microscopiche osservazioni per esperti teologici mi permette di dire che il "luteranesimo" a differenza di quanto pensi Newman non sia un'eresia; lo è una certa forma di "protestantesimo liberale", ma non è la stessa cosa. Quest'ultimo di fatto è solo l'anticamera dell'ateismo.
(3.12.19, san Francesco Saverio) Giudizio personale e autorità ecclesiale
L'autorità ecclesiale ci è stata donata, perché siamo in un mondo in cui vi è un continuo pericolo di non agire secondo la modalità della gratuità dell'essere donato, ma secondo i propri egoismi, personali e collettivi. Ma essa è stata data alla Chiesa "per edificare e non per distruggere" (2 Con 13,10). "Il suo scopo, ed anche il suo effetto, non è di indebolire la libertà o il vigore del pensiero umano nella ricerca religiosa, ma di frenare e controllare i suoi eccessi" (Newman, 269). Il "contrasto" o l' "opposizione polare" dell'autorità permette al giudizio personale di crescere; cosa si deve evitare è solo la "contraddizione". I miei dubbi riguardanti alla via sinodale tedesca non hanno nulla a che fare con una paura di giudizio personale; io credo anche che sia sul tema della sessualità che sul tema della comprensione dell'autorità sacerdotale ci sia un lavoro da fare; piuttosto con Mons. Stefan Oster, temo che in questo percorso sinodale, però, non vi sia un reale approfondimento dei problemi, ma un cedimento su idee "liberali" che non tengono conto della realtà in tutti i suoi fattori, per esempio della "complementarietà dei sessi" che forse è uno degli argomenti più forti per cui non è possibile nella Chiesa Cattolica il "sacerdozio femminile" e che infine temo che passino tra le riforme idee che distruggono la teologia cattolica stessa, quella che la Chiesa nel suo lavoro contro le eresie (cfr. Newman, 269) ha difeso con la sua autorità. In Germania io ho visto, in questi anni, una messa in discussione del "resurrexit Dominus vere" che mi ha sempre messo all'erta sui tentativi pseudo riformatori. Comunque a parte la parrocchia io non non ho in genere più contatti con la chiesa in Germania e le mie informazioni risalgono agli anni in cui ho lavorato come insegnante di Religione, pagato dall'Ordinariato di Monaco di Baviera (1994-2002), in Baviera. Se dovessi esprimermi in modo pubblico dovrei ascoltare di più cosa oggi si sta muovendo nella via sinodale
(2.12.19) Con Newman ritengo che vi sia un' infallibilità di giudizio nella Chiesa Cattolica, "un autorità altissima e prodigiosa inviata sulla terra per affrontare e vincere un immenso male" e con lui confesso: "dichiaro la mia completa sottomissione a questo potere"; anche per questo blog, se ci fossero frasi o pensieri nocivi al "depositum fidei", io mi sottometterò al giudizio della Chiesa (non del primo che si senta autorizzato a parlare in nome della Chiesa), ed aver fiducia che la mia salvezza non viene da ciò che scrivo, ma da ciò che la Chiesa insegna. Allo stesso tempo credo di dover parlare e scrivere, in forza del "sacerdozio di tutti i fedeli" e del battesimo, con "grande animo y liberalidad" e non con un censore che controlli tutti i miei passi. Riterrei - privatamente - piuttosto che l'infallibilità del Pontefice sia un "opinione teologica", ma essendovi una definizione dogmatica a riguardo (Pastor aeternus, 1870) mi attengo ad essa; con sant'Ambrogio credo, che "ubi Petrus ibi ecclesia, ubi ecclesia vita aeterna". Con von Balthasar ritengo che questo primato di Pietro debba essere integrato nella Chiesa Cattolica, per l'appunto nella sua universalità. A questa autorità e non al nostro pensiero, sebbene quest'ultimo sia alcunché di nobile e grande, è stata promessa la permanenza di giudizio salvifico fino al Suo ritorno! Infine con Hans Urs von Balthasar vorrei specificare: "Non crediamo mai nelle frasi, ma in un'unica realtà che si svolge davanti a noi, per noi e dentro di noi e che è allo stesso tempo la verità più alta e la salvezza più profonda.
Anche se ritengo che il mondo si trovi in una grande crisi (accresciuta fino ad un livello teodrammatico dopo l'incarnazione) non credo, come ho già detto ieri, che la "dottrina del maestro infallibile deve iniziare da una vibrata protesta contro lo stato attuale dell'umanità"; questa prospettiva è legittima, ma antico testamentaria, in un certo senso tipica del mondo protestante: cfr. l'inizio del libro di Isaia che davvero è una "protesta" ("Guai, gente peccatrice"):
Isaia 1, [2] Udite, cieli; ascolta, terra,
perché il Signore dice:
"Ho allevato e fatto crescere figli,
ma essi si sono ribellati contro di me.
[3] Il bue conosce il proprietario
e l'asino la greppia del padrone,
ma Israele non conosce
e il mio popolo non comprende".
[4] Guai, gente peccatrice,
popolo carico di iniquità!
Razza di scellerati,
figli corrotti!
Hanno abbandonato il Signore,
hanno disprezzato il Santo di Israele,
si sono voltati indietro;
[5] perché volete ancora essere colpiti,
accumulando ribellioni?
La testa è tutta malata,
tutto il cuore langue.
Il profeta mette però l'accento sulla giustizia e non sul consenso o meno ad un desiderio impuro in ambito di sessualità, che mi sembra più un problema inglese a partire da Enrico VIII. Oggi poi il disordine sessuale non nasce, generalmente dalla volontà di peccato, ma dal desiderio di essere amato, nel e con il proprio corpo. Nell'esempio di Newman il "raffinato rappresentate di governo" che egli critica, come abbiamo visto ieri: "è giusto, retto, generoso, fidato e coscienzioso". Ascoltiamo il profeta:
[21] Come mai è diventata una prostituta
la città fedele?
Era piena di rettitudine,
la giustizia vi dimorava;
ora invece è piena di assassini!
[22] Il tuo argento è diventato scoria,
il tuo vino migliore è diluito con acqua.
[23] I tuoi capi sono ribelli
e complici di ladri;
tutti sono bramosi di regali,
ricercano mance,
non rendono giustizia all'orfano
e la causa della vedova fino a loro non giunge.
(1.12.19. 1. Avvento) La pagina che ho meditato questa mattina arriva al momento giusto per cominciare l'Avvento di questo anno del Signore 2019. Su un punto la Chiesa non può fare alcun compromesso, "non conosce mezze misure, né riserve strategiche, né discrezione, né prudenza: "Dovete nascere di nuovo" (Gv 3, 7)". Chiedo al Signore con tutta semplicità, di rinascere di nuovo.
Ma se è vero che "ogni vera conversione deve avere inizio alle sorgente del pensiero" (Newman), allora devo fare anche alcune obiezioni all'amatissimo san John Henry. Non sono d'accordo con lui su questo punto: "la dottrina del maestro infallibile deve iniziare da una vibrata protesta contro lo stato attuale dell'umanità" (Newman, 264, edizione italiana citata). Questo non è l'inizio; Balthasar dice che Goethe ha saputo dire alcuni no ben precisi, per esprime il suo si; questa saggezza umana non è specificamente cristiana. All'inizio sta una atto di reale tenerezza per l'uomo (quello che stiamo vedendo all'opera nel grande palcoscenico del mondo nell'operare di Papa Francesco), per tutti gli uomini. Uno sguardo di totale simpatia per l'uomo, per esprimersi con Cesare Pavese. Ovviamente vi è una legittima sfida al nemico anche nella posizione cristiana - basta leggere i Vangeli per essere confermati in questo punto; in vero, però, non lo stato attuale dell'umanità, ma lo stato attuale della Chiesa è ciò che mi preoccupa davvero. Infine penso con Ferdinand Ulrich che la confessione del peccato è possibile non percependo il peccato, ma perché siamo amati dal Padre.
Sono invece d'accordo con Newman che "la Chiesa non insegna che la natura umana è irrecuperabile": il "sola gratia" non deve essere confuso con una dichiarazione della natura umana come "totaliter corrupta", non ho bisogno di Cristo perché sono totalmente corrotto, ma perché metta in me in moto quel suo amore gratuito che a volte è sepolto sotto tanto materiale psicologico e sociologico. Sono d'accordo con Newman che la natura umana "non è un impasto di malvagità irrimediabile, ma che ha la promessa di un grande destino e che anche ora , nell'attuale condizione di eccesso e di disordine, ha una virtù e una bellezza sue proprie". Sono d'accordo con lui che anche cose necessarie come "la predicazione e l'insegnamento" di una dottrina non sono l'atto primario della Chiesa; ciò che prima di tutto conta è la nostra apertura al cielo che direttamente vuole comunicarci una "forza spirituale" che viene dall'alto. La "grazia rigenerante" è un dono diretto di Dio!
Per difendersi dall'accusa che gli è stata fatta di preferire una "mendicante pigra, cenciosa, sporca e fanfarona , purché fossa casta, sobria, serena... ad un raffinato rappresentante della legge e del governo", Newman cita Mt 21, 31: "I pubblicani e le donne di malaffare entreranno nel regno di Dio prima di voi" capi dei sacerdoti, ma credo che si debba fare un passo ulteriore a quello che fa Newman. Newman non ha il ductus fondamentalista di un San Cipriano di Cartagine quando dice che il "consenso ad un desiderio impuro è generalmente un atto più odioso della menzogna" ed ovviamente con ragione ci ricorda le parole del Maestro: "chi guarda una donna con fine disonesto ha già commesso, in cuor suo, adulterio con lei". Allo stesso tempo, però, non si può oggi ignorare, in modo particolare nella nostra "società trasparente" (Byung-Chul Han), tutto ciò che sappiamo sulla struttura del desiderio del maschio (Recalcati) e sulla presenza di una sessualità polimorfa anche se si prega, medita etc. e per quanto riguarda la "pornografia" le immagini non sono tutte uguali. Vi sono alcune che sono meno violente di altre, altre che portano in evidenza quel desiderio sessuale che non è "totalmente corrotto", ma espressione di un desiderio di vivere e di essere amati. Certo dobbiamo "rinascere di nuovo" e rinunciare a tutto ciò che non ci permette di essere un puro strumento della sua volontà salvifica, ma quello che dice Newman sulla natura che non è totalmente corrotta vale anche per quei pubblicani e donne di malaffare che siamo noi tutti, quando ancora lo siamo! Accudendo ai porci il figlio prodigo riceve in dono la grazia rigenerante che viene dall'altro! La possibilità del "castigo eterno" è certo un punto del credo, ma la "speranza per tutti" è la struttura ultima dell'amore cristiano. Ogni fondamentalismo sulla questione del desiderio sessuale si capovolge dialetticamente, secondo me, in una ricerca di compensazione nell'ampia tabella dei desideri della carne: voler sempre aver ragione, volere tanti soldi, volte potere, volere il riconoscimento di tutto ciò che facciamo (esempi che fa Agostino). Newman è un'anima davvero pura e gli chiedo di non lasciarmi solo nel mio cammino nella nostra società trasparente ed anche se sono disposto a confessare e non a legittimare il peccato, vorrei anche esprimere alcuni miei dubbi su certe insistenze e fissazioni nella Chiesa, di cui non è libero neppure san John Henry.
Non sta parlando dello sguardo ontologico sul mondo, della "retta ragione" che vede in tutto il dono gratuito dell'essere, uno sguardo che porta "a credere in Dio"; ma della "ragione storica" che vede quel processo mondiale (in Europa, in modo particolare la regione in cui vivo; in Cina, aggiungo io, in cui il "marxismo" resiste) di "pura e semplice incredulità in fatto di religione" e che vede dappertutto (USA, Russia, Siria...) una "volontà di potenza, di guerra e distruzione" terrificante. E poi il dolore innocente, il dolore fisico, etc. La presenza di questa violenza nel nostro cuore, etc. Tutto ciò rende per Newman molto ragionevole l'ipotesi di un "peccato originale" e molto difficile, a livello della ragione storica, non della sua coscienza, credere che ci sia davvero Dio: "se c'è un Dio, e Dio c'è (come sa Newman nell'intimo della sua coscienza; rg) il genere umano deve essere implicato in una terribile disgrazia originaria". Quale è la soluzione di questo grande teodramma che vede Newman e che vediamo anche noi? Vede lo sforzo di tante persone che non son cattoliche, ma di fatto pensa che solo la Chiesa cattolica, con la sua idea di "autorità", è la risposta a questo dramma: non la Bibbia da sola, che può essere fonte di conversione di singoli, ma se si prende sul serio il criterio dell'"esperienza", solo l'autorità della Chiesa cattolica può salvare l'uomo, senza per questo negare che la "libertà di pensiero" sia una delle doti naturali più grandi che ha l'uomo. Questo pensiero sull'autorità infallibile e concreta di Roma non è una difesa di una "schiavitù degradante", ma l'invito alla presenza liberante concreta di Dio nella storia, la mano che Dio ci offre, così che con ragione un vaticanista agnostico, come Riccardo Cristiano, afferma: o Bergoglio o barbarie. Di fronte alla violenza del mondo possiamo solo offrire la "stoltezza della predicazione" (Paolo) in primo luogo di Pietro, ma anche di Paolo, Giovanni e Maria, come principi viventi oggi! Newman parla nel contesto dalla "apologia pro vita sua", ma schizza uno scenario che si apre a tutto il mondo. Noi, quasi duecento anni dopo di lui, vediamo nell'autorità infallibile di Pietro una piccola grande speranza ed è proprio questa autorità infallibile che ci apre a tutto il mondo della "fratellanza umana", del dialogo con le altre confessioni cristiane, del dialogo con l'Islam e con il Buddismo, al dialogo con tutti (anche con tutte le potenze politiche) e all'attenzione alla nostra casa comune (difesa tra l'altro anche da una ragazza svedese, Greta Thunberg). Sorprendentemente, no in vero non vi è nessuna sorpresa, nessuno obbedisce, tutti producono solo caos che aumenta l' anarchia, tutti pensano che nei loro progetti possano fare senza di questa "mano che il cielo ci tende": quasi tutti, tanto più chi astrattamente difende l'autorità, seguono solo se stessi. In questo contesto la Chiesa ci propone la santificazione di Newman ed io mi sono messo subito al lavoro!
(29.11.19) A partire dalla sua conversione nel 1845 Newman non ha più da riferire una storia delle sue opinioni religiose, ma solamente la sua "posizione spirituale".
Ed anche se non so spiegarne fino in fondo il rapporto tra teologia (a partire dalla Bibbia e dalla tradizione cattolica) e filosofia (come domanda radicale di senso), non ho mai visto tra queste due dimensioni del sapere, dopo il mio "ritorno" nella Chiesa nel 1988, un'alternativa. Pensare radicalmente e assenso della/alla fede sono due poli opposti, ma fecondi, di una medesima "posizione spiritale".
Chi ha seguito queste mie meditazioni giornaliere su Newman, sa che io intendo tutto ciò in modo fortemente ecumenico. Newman da cattolico ci tende, per esempio a dire, che nel Credo anglicano vi è un reale assenso al Dio trinitario.
Non metterò, come faccio di solito, questo nuovo pezzo della mia meditazione su Newman nella mia bacheca in Facebook; se uno ne avrà bisogno lo troverà qui. Per me in questo passaggio di Newman nella Chiesa romana vi è tanta intimità che in vero non ne sento neppure il bisogno che uno ci dia un'occhiata. La Chiesa Cattolica è per me l'unica casa, nei suoi primi passi in essa per Newman si tratta di un momento di solitudine e di congedo: lascerà Oxford, la sua università, in cui aveva pensato di vivere e morire, per sempre o meglio vi ritornerà trentadue anni dopo. Lascerà il suo rifugio Littlemore. Risponde al cardinal Charles James Acton, che gli aveva scritto: "Io confido di non aver mai avuto altra mira se non obbedire al mio senso di dovere (...) e per quanto io desideri ... servire umilmente la Chiesa cattolica, tuttavia le mie capacità saranno, temo, una delusione, rispetto a quel che si aspettano, sia i miei amici personali, sia per coloro che pregano per la pace di Gerusalemme. Se potessi chiedere a Vostra Eminenza un favore, sarebbe quello di moderare tale attesa... pur pensando che sarebbe bene se potessi persuadere altri a fare come ho fatto io, mi sembra di avere abbastanza da fare a pensare a me stesso" (Newman, 25.11.1845); questa lettera è stata scritta esattamente 174 e tre giorni fa e raggiunge il mio cuore. A Roma qualche tempo dopo riceverà l'ordine sacerdotale e celebrerà la prima Santa Messa. Dopo si stabilirà a Birmingham.
Nel prossimo capitolo della "Apologia" Newman parlerà della sua posizione spirituale dopo il 1845 che cercherò di meditare, come ho fatto finora questo lungo cammino che lo ha portato nella Chiesa cattolica, perché la vicinanza al santo inglese mi da tanta forza, anche se sono in un momento di profonda crisi, che non si vede all'esterno, almeno credo, ma come dice Etty Hillesum, da essa non ci si può tirare fuori con il pensiero, per quanto esso sia nobile e importante. Ma neppure lo si può con il ripetere all'infinito le frasi della scuola di comunità; confido che il Signore non mi faccia cadere nella confusione e attendo i suoi segni.
(27.11.19) Certezza
Con le lacrime agli occhi leggo ciò che Newman scrisse qualche ora prima di entrare nella Chiesa a cui appartengo da sempre; di fatto anche nei sette anni dello "spirito dell'Utopia"(1981-1988) non feci alcun passo formale per non appartenere alla mia unica casa - che comunque in Italia, a differenza che in Germania non sarebbe stato neppure possibile, visto che l'appartenenza alla Chiesa non è legata all'obbligo di pagare le tasse. Le lacrime agli occhi credo sgorgano perché questo uomo ha resistito con un senso di dovere al limite delle forza umane, in una Chiesa che da un certo punto in poi ha ritenuto scismatica, per non turbare nessuno, perché questo uomo non ha fatto mai del "proselitismo", ma ad un certo punto sapeva (aveva la certezza) che i "cattolici romani", sono di fatto "i cattolici" (li chiamai arditamente "cattolici" e basta"). Credo che la formula del Vaticano II sia più saggia di quella antecedente - nella Chiesa cattolica romana si realizza la Chiesa di Gesù, piuttosto che la Chiesa cattolico romana è la Chiesa di Gesù, ma anche dopo quasi 20 anni nella terra di Lutero io non ho mia cessato di pensare che Lutero stesso non ha mai smesso di essere "cattolico" - le sue tirate violente contro il Papa fanno sorgere il sospetto che solo una persona che lo ha amato, poteva essere così delusa. Anche quando vado nel "Servizio della Parola" con la comunione nel giorno della Riforma del mio confratello luterano evangelico Michael Greßler non dimentico mai il Santo Padre e il mio legame con Pietro.
A differenza di altri cardinali odierni Newman non avrebbe mai preso una decisione di diventare cattolico o di fare polemiche con la propria chiesa "perché messo in disparte" e lui fu davvero "violentemente" messo in disparte; era un uomo umile per cui né essere il vicario dell'importante parrocchia St Mary in cui venivano formati i futuri sacerdoti anglicani o essere professore di Oxford non erano la sua ragione di vita ultima. La Sua ragione di vita ultima era Cristo! Così il suo desiderio di essere "accolto nell'unico ovile di Cristo" nell'autunno del 1845 mi riempi gli occhi di lacrime.
Oggi la Chiesa ci fa riflettere nel "breviario romano" su un passaggio della seconda lettera di Pietro 2,1-9 in cui si dice di Lot: "quel giusto infatti, per ciò che vedeva ed udiva mentre abitava tra loro (le città di Sodoma e Gomorra) si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie" - certo per Newman la Chiesa d'Inghilterra è stata anche un luogo di grazia e non paragonabile a Sodoma e Gomorra, ma le ignominie dette sul suo conto lo hanno certo fatto soffrire non poco. Anche nell'unico ovile di Cristo molto di ciò che è successo in questi ultimi anni assomiglia a "Sodoma e Gomorra" e in un certo senso è ancora peggio, perché noi avremmo dovuto conoscere Cristo; anche santi uomini si sono sbagliati nel loro giudizio, così che uno come Theodore McCarrick potè diventare arcivescovo di Washington DC, ma grazie a Dio sono stato educato da Adrienne von Speyr a non prendere scandalo dai peccati dei santi - l'unica cosa che bisogna fare con i peccati e confessarli e comunque "siamo tutti nella disobbedienza" (Paolo nella lettera ai Romani) e senza la Sua grazia non vi è salvezza. Quindi l'importante è seguire l'avvertimento di Cristo: "Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore" - come quei falsi profeti che hanno chiesto le dimissioni del Papa, perché si sarebbe coinvolto in scandali che invece ha cercato di combattere.
(26.11.19) Fatti e senso del dovere
Newman non agisce mai per "simpatie" - certo è triste se perde la stima di persone che lo stimavano, ma più di tutto sente un senso del dovere se ciò che pensa e fa è causa di turbamento e scetticismo. Alla fine, però, quello che davvero conta per lui, lo esprime così: sapendo che la sua Chiesa si trova nello scisma è per la sua salvezza necessario che egli passi alla Chiesa di Roma? Completamente nella tradizione di Tommaso Moro si chiede: "posso io (è una domanda personale, non rivolta ad un altro ma a me stesso), posso io salvarmi nella chiesa inglese? Sarei salvo se morissi stanotte? È peccato per me non passare ad un'altra confessione?" Newman non ha alcuna preferenza per la Chiesa di Roma e non conosce quasi nessuno in questa Chiesa. Ama il suo ambiente universitario di Oxford e i ricordi ad esso legati.
Pur nella grave situazione da "giorno del giudizio" in cui si trova la Chiesa di Roma non mi trovo in questa situazione di Newman: la Chiesa di Roma realizza la Chiesa di Gesù ed è espressione della Chiesa Cattolica, sebbene per ciò è stata necessaria la discesa all'inferno di Cristo stesso. Il più grande dono alla Chiesa del ventesimo secolo è stata la riscoperta del "Sabato Santo" (la confessione del peccato non solo sulla Croce, ma nella discesa nella melma dell'inferno). Tutto ciò che non tenga conto di questo per me non ha nessuna rilevanza, ma è una questione di appartenenza nella Chiesa e non di passaggio ad un'altra, anche laddove vedo che un'altra ha per esempio una cura della musica più profonda della mia.
Nel 1844 Newman aspetta dei fatti esterni a lui che lo aiutino a prendere la decisione giusta.
(25.11.19) "Credo che nessuno abbia mai avuto amici buoni come i miei" (Newman)
Quando l'altro giorno ho scritto che Newman non ha un senso per il valore dell'amicizia e dell'ospitalità mi riferivo al mondo islamico e non a quello cristiano; insomma la mia frase era limitata a ciò che stavo commentando del Padre Paolo Dall'Oglio SJ; Newman ha un grande senso dell'amicizia e un modo del tutto delicato di occuparsi di loro. Nel tempo antecedente al suo diventare cattolico romano non vuole turbare nessuno, tanto meno un caro amico che stava morendo, John William Bowden, che morì nel settembre del 1844, quindi un anno prima della conversione di Newman. Vede che nella Chiesa anglicana vi è la grazia di una vita serena e di un morire sereno e ne ringrazia Dio: l'ultima cosa che gli verrebbe in mente è di turbare il suo amico, con le sue insicurezze sulla Chiesa anglicana: "perché avrei dovuto turbare quella dolce e serena tranquillità, quando non avevo nulla di offrirgli in cambio?" Mi vergogno di aver criticato una trasmissione che i miei nonni vedevano con grande gioia (un quiz di Mike Bongiorno), perché ora so che non avevo nulla da offrirgli in cambio. Ciò che lo turbava era questo: e se cambiassi di nuovo idea dopo essere diventato cattolico? Mi sono già sbagliato una volta nella mia idea di cosa sia una vera chiesa cattolica. Sono più o meno le parole che usa. Alla morte del suo amico piange sulla sua bara, perché sperava di trarne (dalla sua morte) "luce" per la sua decisione se passare o meno a Roma. Sa che Dio gli donerà una certezza, ma sa anche che vi è una tranquillità che se è pur è lecita al suo amico, non è lecita per lui. Raramente ho sentito di una persona che sia stato così in dialogo con i suoi amici come Newman.
(24.11.19) Lettere ad un amico per spiegare la sua decisione di lasciare la parrocchia universitaria St. Mary
Newman prova un grande legame con i suoi amici e cerca sempre di spiegare a loro le sue posizioni. Le tre lettere che presenta nell'Apologia ad Henry Edward Manning ne sono un segno. Dall'estate del 1839 fino al mese in cui scrive queste tre lettere, l'Ottobre del 1843, la sua posizione interiore e teologica è del tutto chiara: "Più la Chiesa Inglese mi si dimostra intrinsecamente e radicalmente aliena dai principi cattolici, più trovo difficile difendere la sua pretesa di essere un ramo della Chiesa cattolica"; o ancora più precisamente: non ha lasciato St. Mary per impazienza, "ma perché penso che la Chiesa di Roma sia la vera Chiesa cattolica e che la nostra non faccia parte della Chiesa cattolica, non essendo in comunione con Roma; e sento perciò di non potere onestamente, esercitare più il magistero della nostra Chiesa".
Una volta che questo e chiaro per Newman è anche chiaro: "non potevo oppormi ad un'espressione così unanime dei vescovi, rafforzata per di più dalla solidarietà o almeno dal silenzio di tutte le categorie di fedeli, laici ed ecclesiastici. Se mai si è dato il caso di un singolo maestro messo in disparte, anzi virtualmente messo al bando di una comunità questo caso è il mio." Purtroppo questo caso nel XX secolo si è ripetuto più volte: penso ad Henri de Lubac, a cui fi vietato di insegnare nel 1950, ad Hans Urs von Balthasar che non fu invitato al Concilio Vaticano II, ad Adrienne von Speyr, che pur essendo il dono più alto nel XX secolo del cielo alla Chiesa e al mondo, viene ignorata o trattata come una prostituta. Grazie a Dio, Pietro, cioè Giovanni Paolo II si scusò direttamente o indirettamente con tutti e tre.
L'amico non è in grado di accompagnare Newman in questa situazione "teodrammatica": "La tua lettera mi ha fatto più male al cuore e mi ha causato più numerosi e più profondi sospiri di tutte le lettere che ho ricevuto da un pezzo, benché possa assicurarti che da ogni parte dove mi volto, trovo molte occasioni di sospiri e di fitte al cuore".
Ieri ho scritto un post polemico ed ironico (forse sarcastico) sulla diva giornalista cattolica Costanza Miriano, perché degli amici mi avevano scritto che aveva tenuto a Milano una conferenza in cui citava e tradiva nel profondo il "senso religioso" di Don Giussani. Dapprima ho cercato di dire agli amici di non occuparsi di lei, ma poi ho pensato che non posso tenermi fuori dalla mischia nelle mie meditazioni, e così sono sceso nell'arena; in quell'arena in cui si vede che nel nostro Movimento non vi è alcun "governo" del mondo della rete. Non provo nessun odio per questa diva del giornalismo cattolico che neppure conosco, né ne sento invidia: non tradirei mai la mia libertà e i miei boschi per fare una vita come fa lei, di conferenza in conferenza. Solo il Santo Padre mi potrebbe chiedere un tale sacrificio e certo lui non lo farà - adesso si trova nel cuore della storia del mondo, in Giappone, con un coraggio incredibile: andare la dove la storia del mondo ha presentato il suo cuore bestiale e distruggente: Hiroshima e Nagasaki.
Le reazioni al post sono state quelle che mi aspettavo: se insulti il Papa, nessuno dei miei confratelli e consorelle, lo difenderebbe con tale ardore, ma guai a toccare questa diva (più subdola di Antonio Socci e per questo senso più pericolosa; ma in vero non saprei scegliere tra i due). Di quello che lei scrive a me non interessa nulla, tanto più che in modo subdolo dice sempre tutto (quasi) e il contrario di tutto, ma quando si avvicina al nostro carisma, provocando una disobbedienza di fatto a chi guida la Fraternità oggi, la mia pazienza ha un limite. Vi è un giornalismo pseudo cattolico (purtroppo anche un mio amico non è innocente su questo punto) che ha distrutto la possibilità di seguire in obbedienza il vescovo di Roma e la guida della Fraternità. Non si tratta di non rispettare diversi stili teologici ed ecclesiali. Il mio grande maestro svizzero ne ha presentati sempre tanti, laicali ed ecclesiali, ma si tratta di dire con chiarezza ciò che sta accadendo nel Movimento e nella Chiesa: una disobbedienza ultima nei confronti di Pietro! Questo è il motivo ecclesiale per cui ieri sono intervenuto con durezza. E su questo punto non cederò, anche se mi dovessero ferire ancor di più.
(Wetterzeube, 23.11.19; in questo giorno mio padre compie 84 anni) Parlare mediante azioni.
A parte quando tengo il mio corso di ecclesiologia nella dodicesima classe non rifletto molto sulla "Chiesa". Il mio corso ha un'impostazione ecumenica e cerco di spiegare le diverse dimensioni ecclesiali: quella petrina, quella paolina, quella mariana e quella giovannea. In questo periodo in cui sto meditando sulla vita di Newman, sulla sua "apologia" per la prima volta in modo sistematico la mia meditazione è del tutto ecclesiale, eppure in quella modalità che mi è propria, quella del "singolo", che può forse essere accusato di "egoismo religioso", che però non ha se non un rapporto di lontanissima analogia con quello personale o politico. Newman - siamo orami arrivati a quel intervallo di tempo in cui tra l'autunno del 1843 e quello del 1845 ha rinunciato al privilegio sacerdotale ed è laico - spiega bene di cosa si tratti: "il mio era un caso di 'medico cura te stesso'. La mia preoccupazione era per l'anima mia. Alla mia ragione sembrava assurdo convertirsi in gruppo. Io volevo andare verso il mio Signore da solo, a modo mio, o meglio a modo Suo" (Newman). A questo si aggiunge la sua riluttanza ad essere visto come "capo partito": "per una sorta di eccessiva delicatezza non potevo sopportare di veder fare una cosa ad altri solo o principalmente per il motivo che l'avevo fatta io".
Prima della "sottomissione" alla Chiesa cattolica di Roma nell'autunno del 1845 (l'anno tra l'altro della grande carestia), due anni dopo aver rinunciato alla parrocchia di St. Mary, si trova a vivere un intervallo di due anni, appunto dall'autunno del 1843 a quello del 1845, come "laico nella Chiesa d'Inghilterra": "frequentando regolarmente i servizi religiosi e astenendosi da ogni contatto con i cattolici, i loro luoghi di culto e quei riti e costumi religiosi , come l'invocazione dei santi". Newman non è un uomo che fa passi veloci, ma che agisce e parla con le azioni. Nel 1843 compì due azioni che erano del tutto importanti: ritrattare le sue violenti critiche alla Chiesa di Roma e rinunciare alla parrocchia St. Mary. Non è un uomo a cui piaccia la confusione né mettere in crisi gli altri, tanto meno ama "appartenere a due religioni contemporaneamente".
La prospettiva del "vino di amicizia" come quella che Padre Paolo Dall'Oglio presenta nel 2007 (cfr. La profezia messa a tacere, a cura di Riccardo Cristiano, 113), in un brano sul monastero di Der Mar Musa) è estranea a Newman (anche se quest'ultimo ha un senso di legame con i suoi amici), ma per me è importante e non è per nulla frutto di "confusione". Anche il Padre Dall'Oglio "parla con le azioni": non bere il vino davanti ai mussulmani; bere con loro piuttosto "il vino dell'amicizia e dell'ospitalità"; spiegare gli affreschi cristiani della Chiesa del Monastero, dove sono illustri i misteri della fede cristiana; accendere candele. Permettere che nel monastero si pregasse la preghiera canonica islamica: cioè quella obbligatoria, da distinguere da quella volontaria.
Le pagine che Klaus von Stosch dedica alla preghiera islamica, salāt, nel suo libro "Herausforderung Islam" (2017, 85-89), sono di grande aiuto per comprendere lo spirito di questa preghiera, la sua forza e forse anche i suoi limiti (il modo di essere cristiano è più libero e se penso a mia moglie, direi più o meno le cose che dice von Stosch di sua mamma: non prega eccessivamente, come per esempio faccio io con il breviario o il messale, ma crede fortemente in Dio e ama il suo prossimo). Io sottolineerei che questa preghiera dell'Islam fa muovere tutto il corpo verso Dio. La direzione è importante, ma non decisiva. La Kaaba in Mecca è un luogo di preghiera fondato da Adamo e ricostruito da Abramo ed Ismael, il contenuto non ha alcun particolare significato, il "vuoto" come mistero della presenza di Dio sembra essere l'essenziale; importante è anche la preghiera comunitaria, ma padre Dall'Oglio sottolinea che può essere anche individuale. La sottomissione a Dio è importante, ma Dio nell'Islam non è solo Qualcuno di fronte al quale ci sottomettiamo o ci gettiamo a terra, "è allo stesso tempo in noi e compie in noi i movimenti di preghiera" (Stosch). Quando un mussulmano tocca con la fonte la terra compie quel movimento di "abbassamento" senza il quale non è possibile incontrare il Dio misericordioso (certo lo si può fare anche in "spirito e verità", ma non dobbiamo dimenticare che noi siamo carne). Quando una volta ho potuto pregare da solo nella cappella in Eisenberg e mi sono sdraiato sul tappeto con tutto il corpo a terra, non guardando il cielo, ma appunto la terra, ho sentito quel senso di abbandono in Colui che può tutto in noi! Credo che sarebbe necessario pregare insieme, maschi e femmine, con tutto il corpo come fanno i mussulmani (insieme come fanno i mussulmani, maschi e femmina insieme non lo fanno ancora quasi mai). In questi giorni dai benedettini in Wechselburg ho trovato molto bello che ci fosse anche una donna che pregasse regolarmente e attivamente il breviario benedettino e quando ci si alza, da seduti, per inchinarsi al "Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo" è tutto il corpo in movimento. Come nell'abbazia ad Heidelberg era bello questo movimento comunitario e compiuto precisamente: ci si alza dopo l'asterisco dell'ultimo verso e ci si risiede dopo il "ed ora e sempre".
(Wechselburg, 22.11.19) Decisioni concrete in forza di decisioni teologiche.
Ci si potrebbe chiedere come mai io pensi che la critica al liberalismo teologico di Newman sia collegabile con l'idea della "legittimità critica del moderno" di Massimo Borghesi. Ma in vero gli atteggiamenti di Newman e di Borghesi sono due poli che devono essere tenuti in un dialogo fecondo e di fatto, non a caso, Borghesi parla di una "legittimità critica" e non di una legittimità tout court. E poi vi è l'esistenza storica che non può essere saltata: scrivere ad Oxford quasi duecento anni fa, non è la stessa cosa che scrivere oggi in un contesto di globalizzazione del populismo sovranista. Questa differenziazione storica va tenuta presente per tutti i temi; è possibile nell'Inghilterra di Newman criticare certi forme di devozione che quasi contraddicono il dogma, mentre oggi nella America Latina è possibile, seguendo Papa Francesco, valorizzare una devozione popolare che non sia stata ancora clericalizzata. La sinfonia cattolica vive di polarità feconde tra gli strumenti e non di una noiosa monotonia degli argomenti tutti uguali.
(19.11.19) "Figlio dammi il tuo cuore" - niente deve porsi tra Dio e la sua creatura
Per quanto riguarda la Beata Vergine Newman comincia a comprendere: "tutta la scena del pallido, tenue e lontano cristianesimo apostolico è vista in Roma come attraverso un telescopio o una lente di ingrandimento. Ma l'armonia dell'insieme rimane immutata. Perciò è ingiusto isolare un'idea romana, come quella della Madonna, da quello che può dirsi il suo contesto". Quando nel 2010 si uccise Maximilian, un ragazzo di 15 anni della nostra scuola, nella cantina di casa sua, con il fucile del patrigno, pensai che dopo il colpo, Maria gli fosse stata accanto (lo pensavo io come italiano, forse più che come cattolico), ma è chiaro che lo sguardo terribile e misericordioso di Dio è l'unico sguardo a cui ci vuole educare Maria! È l'unico sguardo che contiene la speranza ultima, per tutti!
In questi anni la mia lotta contro il sistema politico all'interno di Movimenti ecclesiali (in modo particolare nel mio, ma qui nella nostra diocesi di Dresda, valgono argomenti simili, anche per i Focolarini), un sistema politico che riduce a ricordo più o meno devoto il carisma iniziale, aveva come scopo ultimo proprio il motivo di Newman: solo una testimonianza dall'alto può convincere gli uomini.
La mia devozione a Maria è molto istintiva: ho sempre pensato che il suo mantello mi/ci protegge. Ma quando nella Coroncina prego alla fine di ogni decade un certo luogo mariano - Guadalupe, Fatima... a cui io aggiunto anche luoghi come Chernobyl, Hiroshima e Nagasaki, non dimentico mai il contenuto della Coroncina stessa: "per la tua (di Cristo) dolorosa passione abbi misericordia di noi e del mondo intero. Per me Maria non è una semidea, ma l'uomo come lo ha voluto originariamente Dio Padre. E che nel Movimento di CL l'invio dello Spirito Santo venga chiesto per l'intercessione di Maria, corrisponde a quello che c'è scritto nel NT (Vangelo di Luca).
Per quanto riguarda l'ostia, non sono un teologo. So che Stefan Oster ha scritto un libro sul tema, ma non l'ho ancora letto; cerco di evitare di prendere l'ostia nelle mani, perché so in qualche modo che il Signore, presente nel pane, non può essere oggetto delle nostre "manipolazioni". E poi perché penso che le mani che servono al nostro godimento culinario e/o sessuale, per quanto esso sia "naturale" (e non solo e non primariamente peccato), possano servire ad accogliere il Santissimo.
Ci sono alcune lettere importanti del 1841, a dei conoscenti cattolici romani, in cui Newman riassume i suoi criteri di giudizio, in primo luogo per non diventare romano cattolico, ma in genere per comprendere cosa sia l'atteggiamento ecclesiale per lui. 1. L'unità cattolica della Chiesa gli sta molto a cuore, ma non crede che nel suo tempo essa possa essere raggiunta e in genere non crede che possa essere raggiunta senza sacrifici da parte di tutti i rami della Chiesa cattolica, di cui quello romano è appunto uno dei rami. 2. Solo una questione dottrinale, non una disciplinare (la pubblicazione o meno di certi scritti) potrebbero convincerlo a porre resistenze ad un vescovo. L'obbedienza ecclesiale è un criterio ultimo per chi come Newman cerca di agire primariamente in forza della "ragione" e non del "sentimento". 3. La fedele alla dottrina è vista da Newman come l'anima del movimento. Questo è vero anche oggi, ma bisogna tener conto che oggi, per tantissimi, la dottrina non significa proprio nulla. Per la maggior parte delle persone nell'epoca secolarizzata una frase sulla trinità equivale ad un'una che annunciasse solennemente che degli elefanti azzurri stanno volando verso l'orizzonte. 4. Per riprendere il tema dell'obbedienza: nella tradizione anglicana l'obbedienza al vescovo è equivalente all'obbedienza al papa. Una diocesi singola è la Chiesa integrale: la comunione tra le diocesi è un dovere, ma non equivale alla sostanzialità della diocesi singola. 5. La "protesta" del protestantesimo esiste, perché la Chiesa romana ha fatto e fa cose che non sono accordabili con il Vangelo e con la tradizione. Essa non è insomma senza motivo. 6. Non accetta il passaggio individuale ad un'altra Chiesa, perché esso sarebbe un cedimento al soggettivismo "liberale". 7. I nostri peccati possono impedire o rallentare ciò che la provvidenza ha previsto. Possono insomma intralciare il percorso "naturale" previsto dalla provvidenza.
(15.11.19) Fedeltà alla Chiesa d'Inghilterra e non "romanista clandestino" - gli anni di Newman prima della conversione.
Siamo ancor negli anni 1841-1845, Newman è ancora anglicano è vive a Littlemore con una piccola comunità, per cui sente una responsabilità morale e teologica. Precisa alcuni punti importanti: 1. Solo con la fedeltà alla dottrina cattolica (non ancora romano cattolica) è possibile superare le fazioni. Noi viviamo quasi 200 anni dopo e in Europa la "dottrina cattolica" non è forse nemmeno presente nelle facoltà teologiche (almeno quelle tedesche), per arrivare ad essa, possiamo solo passare attraverso la "presenza" e la "testimonianza" di Cristo; ma la "dottrina" non è altro che una "resa in parole" (Auswortung) di questa "presenza". 2. A forza di insistere che lui o altre persone non sono davvero anglicani, non si fa altro che catapultare i "criticati" fuori dalla chiesa d'Inghilterra. Se poi le critiche diventano un fenomeno di "massa", il tutto diventa ancora più grave. Se Newman non fosse retto da Dio, sarebbe crollato. 3. In Littlemore Newman invita alla "prudenza" ed ad alcune persone che gli chiedono un parere, lui dice che devono pregare, essere in solitudine e silenzio e prendere decisioni "da sole". 4. La comunità che si è formata in Littlemore ha certo "sentimenti affini", ma ciò non elimina quanto detto nel punto tre. 5. Più volte Newman insiste sulla sua sincerità e afferma che se le persone lo conoscessero di persona, non penserebbero di lui che sia non sincero. La mia esperienza personale lo conferma, ma vedo con quale fatica, anche persone che ti conoscono personalmente, se tu non corrispondi ai loro schemi, facciano per comprenderti.
(13.11.19) Littlemore - un luogo di preghiera
Dopo gli attacchi dei vescovi è il tempo della curiosità dei media - quello che desidera Newman è "la cortesia di darmi tempo e lasciarmi tranquillo"; mi ricordo quando tantissimi anni fa Antonio Socci cercò di raggiungere Ferdinand Ulrich, e quest'ultimo gli disse che non aveva nulla da dire ai media, neanche a quelli cattolici. Cosa avrebbe dovuto dire Newman sulla sua crisi d'identità anglicana? Cosa avrebbe dovuto dire del suo trasferimento a Littlemore? "Certo era difficile per me dover dire ai redattori di giornali che ero andato là per pregare....Chi mai si sogna di far delle confidenze al mondo intero? Eppure venivo considerato insidioso, furbo, insincero se non volevo aprire il cuore al tenero interessamento del mondo" - quanto dolore e quanta ironia in queste frasi.
Ed oggi che nell'era della rivoluzione digitale miliardi di persone, ed anch'io "apre il cuore al tenero interessamento del mondo" (di fatto di cosa si tratta in un blog fatto bene, se non di questo?), siamo nella stessa situazione di Newman; nei miei dieci anni in Facebook hanno attratto l'attenzione degli altri le miei foto e qualche post in cui mi sono esposto "polemicamente": chi ha davvero interesse al dialogo con il mio cuore orante e filosofico? Ovviamente so distinguere tra Oxford e Facebook, ma che uno si apra o non si apra, di fatto siamo sempre nel "sospetto" che uno invece che il suo cuore metta in mostra chissà quali interessi di protagonismo sballato. Io non ho paura degli uomini, per questo ho messo in mostra me stesso in questi dieci anni e come dice Newman citando Virgilio, se davvero qualche paura c'è la ho: "Di me terrent, et Jupiter hostis" (Gli dei mi spaventano, e l'ostilità dii Giove").
In modo davvero sincero e commovente Newman si chiede: "Ubi lapsus? Quid feci?" (Dove era la colpa? Che cosa feci?" (Shakespeare, Enrico VIII?"). In un film reportage sulla nostra scuola dall'inizio ad oggi, cioè dal XIX secolo ad oggi, la direttrice dei pionieri comunisti (prima della nostra scuola cristiana. c'era una scuola socialista degli apparati governativi dei giovani), si pone anche una tale domanda: che cosa ha fatto di sbagliato? Avrebbe educato i giovani alla pace. Anche se a me lei non sembrava così sincera come Newman, si tratta di una domanda legittima.
Il vescovo di Oxford gli scrive se volesse davvero fare a Littlemore un monastero simile a quelli romani? Ha simpatia per Newman, ma su questo punto deve chiedere un chiarimento, perché un tale progetto implicherebbe "una evidentissima violazione di ogni disciplina ecclesiastica da parte sua (di Newman), ed una imperdonabile negligenza e trascuratezza dei mei doveri da parte mia". Il vescovo di Oxford pensa che sia una questione del suo "governo" stabilire la verità. Newman risponde gentile e sincero: quello che io faccio a Littlemore riguarda "me solo" ed alcune persone per cui io sento la responsabilità morale, non disciplinare: "non vi è nessun "monastero in costruzione' (così si era espresso il vescovo), nessuna 'capella', nessun 'refettorio'; vi sarà solo appena una stanza da pranzo o un parlatorio".
(12.11.19) "Non in dialectica complacuit Deo salvum facere populum suum" (Sant'Ambrogio, De fide, I, 42)
Tra le cose che più mi hanno impressionato e mi impressionano in questo viaggio lento nell'opera di Newman "Apologia pro vita sua" è che lui non arriva a Roma per una sorta di "proselitismo romano", né mai ha praticato lui stesso "proselitismo romano" nei confronti degli altri. Il suo unico tentativo fino agli anni 1841-1845 è stato quello di aprire la Chiesa d'Inghilterra a dei temi che avevano il diritto di stare in essa: in modo particolare la devozione alla Beata Vergine Maria. Riteneva che fosse un errore lasciare a Roma ambiti come le confraternite, le devozioni particolari, la devozione per la Madonna, la preghiera per i morti, le belle chiese, etc. Non ha mai avuto simpatie per le pratiche "politiche" (con Massimo Borghesi potremmo dire di "teologia politica") della Chiesa di Roma.
Quello che lo ha sempre rattristato sono state le "accuse vaghe", perché da esse non ci si può difendere; quando negli anni 41/45 il Movimento si apre a nuove persone (più radicali), si trova nel fuoco tra i vecchi amici e i nuovi, sa che quest'ultimi avrebbero bisogno di una guida e di una disciplina, sa che questo "compito spettava chiaramente a me, che avevo tanto influito nella loro formazione. Altrettanto chiaro, dopo tutto quello che ho detto, è che io ero proprio il meno adatto che ci fosse ad una simile impresa". Perché? Forse per la sua tentazione di dire "troppo".
Per quanto mi riguarda posso dire che dopo 17 anni nella diaspora (con una percentuale di 80 % di non battezzati) solo una persona ha chiesto il battesimo e che io, a parte forse i primi anni, in cui non sapevo ancora nulla della regione in cui ero, non ho mai voluto essere un "occupatore" (quello che ha le idee migliori...). Ed anche a proposito di questa donna che ha chiesto il battesimo non so bene se l'incontro con noi (Konstanze e me) sia stato davvero decisivo.
Ieri nella riunione annuale di Support Internationale e.V. a Monaco di Baviera ad un certo punto, alla presenza dei vecchi amici di Cl e del nuovo preside della mia scuola e del responsabile dei genitori, che avevo portato con me, mi sono accorto ancora una volta, che io dico "troppo". I vecchi amici si accorgono della passione con cui parlo, ma la capiscono? I due rappresentanti della scuola che avevo portato si sono accorti che c'è, in quello che dico, una motivazione pedagogica che ammirano, ma che non credo la capiscano. Di fatto, spero, come sempre, che Maria non tolga il suo mantello sopra il mio essere, che forse sconvolgerebbe i più.
(9.11.19. Dedicazione della basilica lateranense.) "Non angustiamoci e non anticipiamo nelle nostre previsioni una discordia quando al momento presente andiamo d'accordo" (Newman).
Newman è un "inglese", che proprio per questo non può rinunciare al "buon senso e alla mentalità pratica". Dopo il colpo degli attacchi dei vescovi e dopo l'abominio (Mt XXIV, 15) della "costruzione politica" del vescovado di Gerusalemme, non può ancora passare alla Chiesa di Roma, anzi "non pensavo affatto di abbandonare la Chiesa di Inghilterra", ma per lo meno sapeva che "se l'Inghilterra poteva stare in Palestina, Roma poteva stare in Inghilterra". Cosa gli impediva di passare a Roma? "Non potevo passare a Roma , finché Roma permetteva che si attribuissero alla Beata Vergine e ai santi degli onori che in coscienza io ritenevo incompatibili con la gloria suprema ed incomunicabile dell'Uno, Infinito ed Eterno". Questo senso dell'incomparabilità dell'Unico ed Eterno Dio lo rende un Padre della Chiesa, come con ragione ha sottolineato il cardinal Marc Ouellet. il "De civitate Dei" di Agostino, per citare un altro Padre della Chiesa, non è una difesa di una Chiesa, ma dell'Uno, Infinito ed Eterno Dio e così della sua "città"! Per questo l'Islam è una storia che ci riguarda, perché è testimonianza dell'Uno, Infinito ed Eterno Dio misericordioso! Il "moribondo" Newman sa che la Chiesa d'Inghilterra non può competere con Roma nella questione della cattolicità ed apostolicità, ma sa che è una Chiesa viva e santa, nel suo meglio.
Newman non ne parla (almeno fino al punto in cui sono arrivato), ma vorrei ricordare un avvenimento del 1845, a cui mi ha reso attento un amico: "A proposito del rapporto fra cattolici e anglicani. Ho visto una puntata della serie Victoria, sulla regina di Inghilterra negli anni di Newman. In questa puntata si parla della carestia in Irlanda del 1845 che fece un milione di morti e causò l'emigrazione in America di 2 milioni di irlandesi. Il telefilm racconta molto bene il forte dibattito fra gli anglicani se si dovesse o no aiutare i cattolici irlandesi. In particolare parla di un pastore anglicano-irlandese Robert Traill (https://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Traill_(Irish_clergyman) )
Newman è uno studioso e parla di Melezio, vescovo di Antiochia (dal 360) che come dice una nota dell'edizione italiana che sto usando nella controversia sull'arianesimo, è "difeso da san Basilio ed osteggiato da San Gerolamo e papa Damasio" - come si vede due santi possono avere su una persona un giudizio del tutto diverso. Sarà confermato come vescovo per la sua santità ("dolcezza, mansuetudine e gentilezza") - Newman non è più convinto che la Chiesa d'Inghilterra non abbia tendenze eretiche, ma almeno sa che è una chiesa viva e santa e per ora ciò gli basta. Tanto più che la grande legge del dovere e della coscienza lo tiene ancora nella Chiesa anglicana, anche se forse dovrà rinunciare al sacerdozio, perché non può essere sacerdote di una chiesa che gli impedisce la sua missione voluta da Dio e da "nostro Signore": "interpretare gli articoli anglicani in senso cattolico". Così il suo problema non è passare a Roma, ma "dobbiamo occuparci di noi stessi - per diventare più santi, più capaci di abnegazione, più semplici, più degni della nostra grande vocazione". Chi pensa al dialogo tra le Chiese come una composizione politica, parte dalla fine, ma le "riconciliazioni politiche sono un fatto esterno, superficiale e ingannevole". Il primo passo è sempre la nostra santificazione, ma è chiaro che senza un rinuncia chiara ad ogni forma di sopravvalutazione delle soluzioni politiche e senza un reale atteggiamento di confessione da parte della Chiesa romana, per un uomo che segue la sua coscienza come Newman non è possibile il passaggio a Roma!
(7.11.19) Con la questione del vescovado di Gerusalemme, che la Chiesa anglicana aveva voluto nella Terra Santa per motivi politici e di prestigio (secondo il giudizio di Newman), comincia per il santo inglese quale via di grazia che lo porterà nel seno della Chiesa romana: Newman chiama questa sua presa di posizione come "l'inizio della fine". Della fine della sua permanenza nella Chiesa anglicana. Dobbiamo ben distinguere la dimensione storica del problema e ciò che noi tutti possiamo imparare dall'atteggiamento di Newman. Con questo vescovado di Gerusalemme, pensa Newman, la Chiesa anglicana non è più un ramo della Chiesa Cattolica, ma fa entrare al suo ingresso l'eresia, senza chiedere a chi entra nella Chiesa di confessare i suoi errori. Anche l'eresia può essere occasione di riflessione, ma non entrare nel grembo della Chiesa e quando vi entra, con il suo pericolo continuo di scismi, siamo al cospetto della tragedia pura.
Ora, possiamo discutere se ciò che Newman ritiene eretico lo sia davvero (anche luteranesimo e calvinismo lo sono secondo lo studioso di Oxford); sono stati fatti tantissimi passi nel dialogo ecumenico. Ma certo è vero anche oggi: una chiesa che agisca per motivi di solo prestigio e efficacia politica smette di essere la Chiesa "una, santa, cattolica e apostolica" o un ramo di essa. Quando nella Chiesa è all'opera una "eterodossia presente", come lo è il liberalismo teologico, che di fatto quasi sempre finisce in miscredenza, il teologo non potrà che "protestare" (questa è l'unica protesta legittima, anche se viene portata avanti contro dei vescovi. Questa protesta viene fatta in modo solenne, "per scaricare la propria coscienza" in una lettera al suo vescovo l'11.11.1841.
Il lavoro di Gianni Valente e Andrea Tornielli ci ha fatto vedere che il suddetto "liberalismo teologico" nella sua forma di "tradizionalismo reazionario" (Cfr. Il giorno del giudizio, Piemme Novembre 2018) è entrato nel seno della Chiesa e si è espresso nelle lettere aperte di Mons.Carlo Maria Viganò, anche per errori di scelta di un vescovo per motivi politici e di prestigio da parte di Roma (al tempo di San Giovanni Paolo II), penso al caso dell'elezione come arcivescovo di Washington D.C. di Theodore McCarrick nel 2001, voluta nell'appartamento papale (detto questo per me rimane chiaro che Giovanni Paolo II è un santo, anche santi fanno errori). Grazie a Dio, i Papi Benedetto XVI (meno efficacemente) e Papa Francesco (efficacemente) hanno preso di distanza da questo morbo nella Chiesa: un liberalismo libertino della carne, nato forse, come contraccolpo, di un'idealizzazione della carne stessa.
Per quanto riguarda la via sinodale tedesca sotto la guida del cardinal Reinhard Marx direi, in forza della mia esperienza in Germania, che dura ormai da quasi trent'anni, che essa potrebbe (se diventano vincenti gli eccessi) rafforzare l' ingresso del "liberalismo teologico" nella Chiesa in Germania in cui saremmo confrontati con un' "eterodossia presente" (Newman) che coinvolgerebbe non solo il sacerdozio femminile (tema questo che non può che essere fonte di un ulteriore scisma), ma anche la messa in discussione del "surrexit Dominus vere"!
Anche sul rapporto con le altre religioni alcune delle posizioni di Newman sono superate, per il fatto che i santi (Charles de Jesus, Christian de Chergé, Paolo Dall'Oglio...) stessi hanno aperte vie che prima erano chiuse, ma vero rimane il giudizio ultimo di Newman: non si può tollerare a lungo errori nella Chiesa senza danneggiarla; solo bisogno identificare gli errori veri.
(6.11.19) Non c'è dubbio che al mia dialogo interiore con alcuni autori si è aggiunto con grande forza quello con John Henry Newman. Nel 1841 la sua intenzione di tutta una vita: la chiesa anglicana non deve perdere il suo rapporto con l'antichità cristiana, si approfondisce in questo principio: interpretare gli "articoli anglicani" (ne abbiamo già parlato: si tratta di quegli articoli del XVI secolo che volevano "fissare" l'identità della Chiesa anglicana) non nel senso di chi li aveva scritti, ma nel senso della dottrina cattolica. Perché? Una chiesa anglicana solo "protestante" non ha alcuna possibilità di difendersi contro il liberalismo teologico che stava invadendo l'Inghilterra e che ora ha invaso il mondo (da sinistra e da destra); il liberalismo teologico, o il protestantesimo liberale, però, non è altro che "miscredenza", con cui non è possibile dialogare, perché vuole minare, di fatto, le basi stesse della fede cristiana. Fa parte di questa sua cattolicità, prendere sul serio il giudizio del suo vescovo. Anche la pubblicazione del Tract 90 nel febbraio del 1841, in cui veniva espresso in modo chiaro il suo intento, non è stato condannato dal vescovo.
Io non so l'arabo purtroppo, il mio amore per l'Islam passa attraverso due santi, il secondo già canonico: Padre Paolo Dall'Oglio SJ e Padre Christian de Chergé ed era già cominciato con il mio incontro interiore con Charles de Jesus. Secondo me la cattolicità che ha così affascinato Newman oggi significa anche il dialogo con le grandi religioni del mondo, per cooperare alla pace e alla difesa del creato, ma anche e soprattuto per servire l'unico vero Dio!
(4.11.19) Sull'onestà e sull'appartenenza di Newman (e sulla mia?)
(3.11.19) È segno di un'estrema mancanza di amore il continuo maledire ed imprecare
Sto seguendo l'indicazione di Roma, la santificazione di Newman, che è un conservatore che non ama il liberalismo teologico, come di fatto non lo amo neppure io, anche se forse in alcune posizioni posso sembrare liberale (teologia dei sessi), ma non lo sono per nulla: io faccio notare ciò che mi dice l'esperienza, anche con "liberalidad", ma appunto quella ignaziana, non quella liberale (sto parlando di teologia, non di politica, che mi interessa solamente di secondo acchito). Con questo confronto con Newman sto arrivando ad un punto che avevo già toccato quando scrissi il racconto della mia vita intellettuale (Libri ed altri ricordi); il tradizionalismo reazionario alla Ruini è solo l'altra faccia del liberalismo teologico; è interessante che un teologo liberale acritico (anche se alcune cose mi piacciano) come Vito Mancuso abbia una certa simpatia per Ruini. Chi si attacca alla corda della Catholica (Vangelo, Pietro, Dogmi e tradizione) non arriva mai a quegli estremi. Un saluto, r PS Ecco un twitter di Mancuso: "Il cardinal Ruini è contro i preti sposati. Non ha tutti i torti: fare il prete richiede un impegno di h24 e anche il marito non è un mestiere semplice. La soluzione della crisi vocazionale non è l'abolizione del celibato: è il sacerdozio femminile"; è interessante che il liberale Mancuso dia ragione a Ruini su questo punto, invertendo la gerarchia dogmatica: il celibato dei sacerdoti, che è sicuramente alcunché di prezioso, ma non dogmatico, diventa un dogma; il sacerdozio delle donne che contraddice il dogma, una possibilità. Su un altro punto invece Mancuso ha ragione: "Logico che Ruini appoggi Salvini, chi altro dovrebbe appoggiare "Ruini"? Rappresenta quella parte, da sempre maggioritaria, del cattolicesimo italiano fortemente conservatrice, e non solo italiano". Ma anche in questo punto Mancuso come Ruini si tengono fermi alla categoria ultima: conservatore/ non conservatore. Questa non può però essere la categoria ultima per i motivi che ho detto sopra: Vangelo, etc.
(2.11.19) L'estate del 1839 - "Vien meno la mia carne e il mio cuore, ma Dio è la forza del mio cuore" (Newman)
(1.1.19; solennità di "tutti i santi") È la chiesa sempre invisibile nel suo tempo e solo la fede la percepisce?
(31.10.19) Una posizione moderata come equilibrio tra contraddizioni non è "cattolica"
(28.10.19) Quando finisce un compito nella Chiesa
NB. Omelie anglicane. Newman ne riassume i contenuti in 26 punti: i testi biblici di Tobia e Sapienza sono da considerare "Parola di Dio infallibile"; importanze della Chiesa primitiva e dei Padri della Chiesa (in modo particolare: Agostino, Crisostomo, Ambrogio e Girolamo); importanze dei Concili, di cui sei sono riconosciuti da tutti: Nicea, Costantinopoli, Efeso, Calcedonia, etc.; la Cena del Signore come balsamo di immortalità; l'Ordine e il Matrimonio come sacramenti (mentre per Lutero il Matrimonio è "una cosa del mondo"; l'anima dei santi nella gioia del cielo; le opere di misericordia per purificare l'anima; l'importanza ed efficacia del digiuno e della preghiera; la possibilità di scomunicare un imperatore potente. Etc.
(26.10.19) Sul breviario romano
(25.10.19) Newman e Padre Dall'Oglio - sulla reale presenza della benevolenza di Dio
Excursus: Riflessione sull'Islam (Agar e Ismael)
(24.10.19) Nei suoi "Sermoni universitari" (1838) Newman cerca di spiegare il rapporto tra fede e ragione, nel senso di trovare una "base essenziale della fede religiosa, anteriore alla distinzione nei vari simboli di fede". Questo lavoro è "serio e necessario", ma nel nostro tempo della globalizzazione deve essere fatto non solo con i "simboli di fede" cristiana. Nei giorni scorsi ho sottolineato l'importanza der ritorno ai Padri di Newman (egli vuol far vedere che il suo percorso che lo porta a Roma non viene da influenze esterne, ma dal lavoro della sua mente e dalle sue amicizie anglicane), ma ovviamente anche i Padri non ha scoperto tutto ciò che è possibile scoprire nella Bibbia e che Padre Dall'Oglio ha spiegato in un'introduzione del 2007, ad una rubrica sul dialogo islamo-cristiano. La "sete di Ismaele" era il titolo di questa rubrica: "Se imparassimo a leggere il mistero della Chiesa nell'esclusione e non solo nell'elezione, allora le cose si illuminerebbero con un'altra luce (...) Ismaele è buttato sotto un arbusto nel deserto: come non pensare alla croce? Agar - questa donna carica del figlio, che porta il peso del figlio - si nasconde dietro il suo velo di sofferenza: si può non pensare a Maria sotto la croce? Ma nessuno dei Padri della Chiesa ci ha pensato, perché quella era maledetta".
(23.10.19) Esiste ancora la Chiesa cattolica unita?
(22.10.19) Per tentare una prima sintesi, di quello che sto imparando leggendo la prima e la seconda parte della apologia di Newman: egli non arriva alla Chiesa di Roma saltando la teologia anglicana. Vi arriva approfondendo quest'ultima nella lettura dei Padri della Chiesa. Non credo che vi sia un accesso alla Chiesa di Roma, senza un legame con i Padri e le Madri della Chiesa (per me la più importante è la von Speyr). Allo stesso tempo proprio come Newman non ho simpatia per una educazione autoritaria, che come ci ha insegnato Luigi Giussani non prende sul serio la libertà e l'esperienza - che non è riducibile a sperimentazioni, ma che ha una sua base empirica che non possiamo non prendere sul serio. Infine mi lega a Newman la necessità dell'uso della ragione.
(21.10.19) Riflessioni su un Movimento ecclesiale
Il mio dialogo intimo con l'Islam, sulle orme di Padre Paolo Dall'Oglio, Padre Christiane de Chergé e dello stesso Papa Francesco è anche integrabile in questa critica del liberalismo, ispirata al cardinal Newman.
