giovedì 27 luglio 2017

Un mio articolo sulle tensioni tra Germania e Turchia



Un mio articolo sulle tensioni tra la Turchia e la Germania. Nell'articolo la parola "Islam" non è usata nel senso di religione, ma di "teologia politica" (Massimo Borghesi), che è appunto il modo con cui la vive Erdogan.


http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2017/7/27/TURCHIA-CONTRO-GERMANIA-Quel-mix-pericoloso-di-ricatti-soldi-e-jihad/775593/#.WXl6jAvn_OI.facebook

mercoledì 19 luglio 2017

La dottrina cattolica sulla sessualità e la mancanza di evidenza.

La dottrina cattolica sulla sessualità e la mancanza di evidenza.
Ingolstadt. Quando sento parlare di indissolubilità del matrimonio o di rifiuto dei preservativi o della sessualità solo nel matrimonio o di verginità per i sacerdoti cattolici la prima cosa che mi viene in mente è che tutto ciò non è per nulla evidente agli uomini di oggi. 
Quando poi tutto questo viene visto attraverso gli "occhiali" del fenomeno della pedofilia e degli abusi sessuali tutto diventa ancora più non evidente. Può darsi che le due cose non centrino, ma chi lo sostiene ha l'onere della dimostrazione di ciò che afferma. 
Che poi la dottrina cattolica corrisponda alla "natura dell'uomo" è la cosa meno evidente di tutte. 
Per questo don Julián Carrón, il presidente della fraternità di CL, ha messo negli Esercizi di due anni fa il dito nella piaga quando ha affermato che siamo in una situazione umana e storica che è caratterizzata da una totale perdita delle evidenze. 
Secondo me senza un reale "mea culpa" il dialogo su questi temi, se non vuole rimanere una comunicazione intra ecclesiale, cioè autoreferenziale, non porterà alcun frutto. 
Pier Angelo Sequeri dice nel suo saggio sul musicale: vi è un' ostinata " presupposizione biblico-cristiana di una benedizione originaria della materia e dell'eros impegnata al limite della trasgressione". 
Non sto pensando alla pedofilia che non è "trasgressione", ma "perversione". Sto pensando al fatto che quando si incontra una persona è sempre anche in gioco l'eros e che di questo non dobbiamo vergognarci. Anzi direi che è un'esagerata vergogna che si trasforma in "perversione", un vero approccio erotico all'altro si ferma al limite della trasgressione. Solo questo permette di pensare per esempio alla indissolubilità del matrimonio senza che essa diventi una gabbia. Non bisogna commettere adulterio nel nostro cuore, lo dice Gesù, ma non è possibile guardare una donna o un uomo in modo non erotico. 
Su questo punto ha ragione don Giovanni (Mozart) - "basta che abbia la gonnella". Io conosco solo uno sguardo umano che è al di là dell'eros senza diventare insopportabilmente bigotto. Quello di Maria. In lei vi è in gioco una affidabilità, credibilità, innocenza di cui abbiamo più bisogno del pane. Uno dei motivi per cui non sento volentieri "Radio Maria", che tra l'altro in tante cose è fatta molto bene, sono le voci spesso insopportabilmente bigotte. 
Dice ancora Sequeri: "Nella musica di Mozart appare, in forma adeguata per l'uomo della modernità e della scissione (tra profano e sacro;rg), una teologia cristiana del sensibile implicita nella relazione del maschile e del femminile che corrisponde al disegno originario del mondo da parte di Dio". 
Perché è possibile a Mozart ciò che non è possibile al catechismo? Perché in lui predomina la "grazia" e non l'astrazione dottrinaria e filosofica. Come ho imparato da Walker Percy astrazione e perversione sono le due facce della stessa medaglia. Eros non è necessariamente negazione della Croce come salvezza, mentre l'astrazione perversa lo è sempre. 
Ciò che mi salva è che i temi della dottrina cattolica si incarnano per me sempre negli occhi d certe persone: l'indissolubilità del matrimonio la leggo negli occhi di mia moglie, l'eros come attesa del matrimonio in certi giovani - pochissimi, che non sono per nulla bigotti, ma pieni di vita è rivelano nella loro vitalità la possibilità della verginità e dell'eros come attesa. Senza questa possibilità "mariana" e meglio che si viva la sessualità in forza della propria decisione e responsabilità, anche prima del matrimonio. 
Roberto, un piccolo amico di Gesù

martedì 11 luglio 2017

Per un lavoro sull'opera di von Balthasar in Italia nel futuro

L'idea di Pier Angelo Sequeri (Antiprometeo, Milano 1995, Nota 44, pagina 147) di tradurre il lavoro giovanile di Hans Urs von Balthasar, Apocalypse der deutschen Seele, contraddice l'idea stessa del Balthasar anziano, che più volte, tra l'altro in una lettera a me, dice di non voler più aver a che fare con quell'opera di cui non si ricorda molto e che pronunciava giudizi su autori (Ernst Bloch, per esempio) che nel corso degli anni sono diventati altro da ciò che si poteva intravedere all'inizio. Forse per quanto riguarda Bloch pensava ad uno sviluppo da un reale pensiero utopico ad uno che ha ceduto allo stalinismo.

Nonostante questo sarei d'accordo con Sequeri e con il prof. Haas, che ha curato una nuova edizione tedesca dell'opera in questione, quando era ancora viva Cornelia Capol, che per anni è stata collaboratrice di von Balthasar (e che sapeva cosa voleva e che cosa non voleva Balthasar), e cioè sull'importanza della conoscenza di quest'opera - per esempio sarebbe importante vedere come il Balthasar giovanile parlava di Goethe e come ne ha parlato nella Trilogia (Gloria, Teodrammatica, Teologica), opera matura. Per Sequeri sarebbe importante perché per quanto riguarda l'idea del musicale, perché nell'opera giovanile vi sarebbero più spazi per l'attività creativa del soggetto (artista).

Avrei una proposta.

1. In primo luogo una revisione della grande opera della traduzione italiana della Trilogia. Guerriero come editore e Sommavilla, etc come traduttori hanno fatto un lavoro per l'appunto molto importante, ma forse non compiuto. Adrian Walker, un ex allievo della Casa Balthasar (P. J. Servais S.J.)  di Roma mi ha detto che vi sono molto errori e a volte mancano dei pezzi del testo originale.

2. Continuazione della traduzione dell'opera di Adrienne von Speyr. Balthasar non voleva che si separasse la sua opera da quella di Adrienne. Nella comune missione vi è quel fuoco di Cristo di cui ho parlato questa mattina nella mia bacheca sotto il post sul religioso e sull'artista (1) e nel gruppo chiuso dedicato ad Adrienne in Facebook (2). Secondo me sarebbe necessario tradurre anche il grande diario che in tedesco si trova con il titolo "Cielo e terra" sotto il nome di Adrienne (per le tante citazioni dell'autrice e per il tema del diario stesso), ma che è scritto da von Balthasar. Qui si vede in azione la grande libertà dei due svizzeri (giudizi anche critici su Pio XII tanto per fare un esempio).

3. La traduzione dell'opera giovanile, non perché più ampia di prospettive coraggiose, ma per far vedere il percorso intero dell'opera di von Balthasar. La "concentrazione teologica" dell'opera matura non è però una restrizione di interessi, ma il fuoco della missione doppia (Hans Urs/Adrienne) voluta da SPN (Ignazio) e Cristo stesso!

Roberto, un piccolo amico di Gesù

(1)

Roberto Graziotto Questo è per una filosofia dell'essere come dono essenziale. Perché sia l'arte che la religione, con diverse modalità, sono risposta al dono dell'essere come amore. Il fatto che questa dimensione musicale in Balthasar abbia un rilievo quantitativo (pagine scritte) non elevato pur data la grande intuizione giovanile, secondo me è anche una questione d'amore. Se uno vedesse quante volte parlo di mia moglie nelle tante cose (dialoghi con persone) che scrivo in Facebook si stupirebbe del fatto che quantitativamente si tratta di ben poca cosa e pur è il cuore di tutti i miei rapporti umani. Balthasar aveva un "udito assoluto", da qui nasce il suo amore per Mozart. In Mozart grazia e creatività diventano uno - dono assoluto! E che dire dell'amore assoluto di più che per l'appunto è dono? Anche Mozart si capisce solo in forza dell'amore gratis, che non ha poi neppure bisogno di turarsi le orecchie per manifestazioni minori. Tutto può diventare grazia! #HansUrsvonBalthasar #PierAngeloSequeri#FerdinandUlrich

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Roberto Graziotto La critica che ha fatto il padre Schenk OP, che in Balthasar avessimo a che fare con una "gnadentheologische Reduktion" (tutto verrebbe ridotto alla teologia della grazia) è simile a quella di Sequeri che nelle opere scritte da Balthasar prima della grande Estetica teologica ci fosse un'ampiezza più creativa a livello estetico che nell'opera matura. Questa ampiezza verrebbe sacrificata a ciò che risulta "immediatamente funzionale al disegno dell'impianto teologico fondamentale" (87). Secondo me entrambe le critiche non sono vere. Il Balthasar maturo è semplicemente passato attraverso il fuoco di Cristo (o con me o contro di me) ed alcune possibilità sono state bruciate. Proprio per il motivo che dice Sequeri stesso. Balthasar è "puntigliosamente preoccupato di evitare anche solo l'impressione di una fondazione antropologica trascendentale della singolarità" (87) e della bellezza cristiana. È interessante che un artista come Bruno Brunelli abbia la stessa preoccupazione. Dalla bellezza antropologica e trascendentale (cioè dalla soggettività kantiana) non si arriva alla bellezza singolare del Crocifisso. È il cristiano non può che seguire quest'ultimo. Ciò non significa per Bruno che non si possa amare la chitarra classica o la fotografia o Beethoven in modo particolare nella interpretazione di Claudio Abbado e non significa per Balthasar che non si possa amare Mozart per una coincidenza ultima tra grazia e creatività. Cristo però rimane singolare e non è usabile per nessuno progetto di "teologia politica" (nel senso criticato da Massimo Borghesi) o "teologia estetica". Nell'Estetica teologica come vede bene Sequeri vi è : "il primato dell'oggetto trascendente (la rivelazione di Dio); b) la forma esperienziale della sua apprensione (la contemplazione della singolarità di Gesù); c) il rinvio all'unità originaria della coscienza (cui corrisponde la possibilità di una fenomenologia della verità" (86). In gioco è un momento critico, come critica alla tecnica (Heidegger) ed un momento propulsivo come "teoria cristiana della percezione spirituale e sensibile quale condizione della fede. Qui è il punto di contatto con la "conoscenza amorosa" di Luigi Giussani. Anche l'incontro di cui parla GIussani o il Papa non sono mai una questione solo antropologica - incontrata deve essere sempre e solamente la singolarità di Cristo anche nel dialogo tra le religioni. Singolarità che non deve essere neppure sacrificata nel dialogo con l'Islam, come ha fatto vedere Wael Farouq, visto che nel Santo Corano stesso essa è presente. Etc. #MassimoBorghesi #FerdinandUlrich #HansUrsvonBalthasar


(2)

Adrienne von Speyr, Commento al canto dei Cantici, Einsiedeln 1972
(Si può distrubare la Chiesa, ma non distruggerla). 
3,
[5] Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, 
per le gazzelle e per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l'amata
finché essa non lo voglia. 
In dialogo con #AdriennevonSpeyr
Preghiera (io ho scelto questa, che è fondamentalmente quella che Ignazio di Loyola chiede di ripetere sempre all'inizio di una giornata di esercizi; il santo spagnolo ci tiene che la preghiera sia sempre la stessa, però per te che leggi non deve essere questa mia).
Da Te, o Dio, nostro Signore chiedo la grazia,
che tutte le mie intenzioni, azioni ed tutti i miei interessi,
siano ordinati semplicemente al Tuo servizio e per la gloria
della Tua divina maestà e del Tuo divino amore.
Amen!
Parto dal rapporto Cristo e Chiesa. Adrienne dice con chiarezza: "si può disturbare, ma non distruggere". Quando siamo confrontati con evidenti forme di mancanza di amore e uso politico del Vangelo e della Chiesa non dobbiamo dimenticare che Cristo ha già salvato il mondo e che una distruzione della Chiesa è impossibile. Rimane il fatto però che l'invito a non disturbare è molto insistente. Questo verso ripete ciò che l'amato aveva già detto prima. Ci troviamo in un tempo in cui sembra che la Chiesa venga attaccata dall'interno, non dal Santo Padre, ma dai suoi critici che si presentano come nuovi "padri della Chiesa" pur essendo spesso solo dei cattivi o buoni scribacchini. 
C'è un giornalismo pseudo cattolico che usa argomenti tradizionalisti mischiati ad una incapacità quasi totale di comprendere il Vangelo e la sua logica, che sono la legittimazione ultima della Chiesa. Anche per questi avremmo a che fare con una possibile conversione - perché non vi è nulla di più forte di Cristo! Ma convertirsi è passare per il fuoco. La vita non è un sentimento. 
Per quanto riguarda il rapporto uomo e donna vi è anche questa prospettiva di non disturbare. Anche qui la forza di Cristo è più forte delle figlie di Gerusalemme, che il Signore scongiura. Le figlie di Gerusalemme stanno per un "eros" che blocca l'apertura del "soggetto unico" che siamo a quella bellezza sempre più grande che è Cristo stesso! Le figlie di Gerusalemme rappresentano la "natura", ma una natura bloccata! 
Vi è un intimità dell'amore che se si spegne, si spegne tutta la nostra forza creativa. Questo fuoco si trova in "analogia" (non identità) con il fuoco di Cristo!

domenica 9 luglio 2017

Informazioni sulla mia famiglia da parte di madre e di padre

Da parte di mia mamma Fernanda Leali (1938)

La sua mamma si chiamava Zaira Pavesi e suo papà si chiamava Orazio Leali.

Caterina era la mamma di Zaira, aveva nove figli, cinque maschi e quattro femmine. La nonna Zaira non aveva molti contatti con la sua famiglia perché non voleva che sposasse Orazio. Quindi mia mamma non la conosce bene.

La nonna di mia mamma da parte di padre si chiamava Romilda Cantoni. Aveva il carattere allegro di mia mamma.

Questo ramo dei Leali è rintracciabile nella zona di Mantova fino al '600. Giorgia figlia di mio cugino Fausto Leali sembra essere l'ultimo di questo ramo.

Osmide, morta fascista e fedele al re, era figlia del fratello di mio nonno Orazio, che si chiamava Giovanni. L'ho conosciuta da bambino ed era simpatica.

Sorelle e fratello della mamma: Nina (morta nel 2017), Eda (chiamata Antenisca), Giovanni.

Da parte di mio padre Francesco Graziotto, detto Callisto (1935)

Ho molte più informazioni che però sono ancora scritte a mano in un quaderno.

La sua mamma si chiamava Maria Gastaldello (1909-2005) e Vincenzo Graziotto, detto Nani/ Giovanni (1910-1988)

Bisnonno Gaetano Graziotto (morto verso la fine degli anni 50 a Casale Monferrato)

Famiglia contadina sia in veneto che in Istria

Nel periodo istriano sapeva tenere unita la famiglia e dirigerla, che abitava in c. 28 in una casa al porto di Cervera. Andava a fare la spesa con l'asino e il carro, passando salutava gli amici a Cervera.
La scelta di lasciare Cervera al tempo di Tito per paura delle foibe è stata non solo sua ma di tutta la famiglia, con il consiglio del marchese Paolo Polesini, detto Etto (forse Benedetto). Lasciano l'Istria nel gennaio del 1944. Andava regolarmente alla Santa Messa.

La casa al porto di Cervera

Solo la cucina era calda all'inverno. Avevano anche una stalla con mucche, tutti si occupavano di essa. Nella casa c'erano circa 28 persone. I due bisnonni con i loro figli/e e i loro sposi/spose.

Una nuora al giorno aiutava la bisnonna Matilde nei lavori di casa.

A tavola mangiavano prima i bambini e poi gli adulti.

Zio Luigi e zia Natalia vivevano invece da soli a Parenzo

Bisnonna Matilde

Era casalinga e contadina.

Alla fine della vita per cinque o sette anni a Casale Monferrato è stata ceca senza lamentarsi. Come anche mio suocero Béla. Era molto religiosa e cattolica.

Il racconto delle uova per mio papà sempre malaticcio.

giovedì 6 luglio 2017

Don Milani, la scuola ed io

Un filosofo nella scuola - perché non parlo quasi mai di scuola. In dialogo con #DonMilani
Parenzo. Pur essendoci da più di 30 anni non parlo quasi mai della scuola. Le tappe tedesche nella scuola le ho vissute dapprima nella "Grund- und Hauptschule" nella Baviera dal 1993 fino al 2002 come insegnante di religione e poi in un liceo (1) in Sassonia Anhalt dal 2002 fino ad oggi, come insegnante di filosofia, religione, latino e storia. L'unica eccezione è stato il #Diarioscolastico, che ho pubblicato per più di un anno dai Contadini di Peguy.
Dell'esperienza nella Hautpschule mi scrisse allora il cardinal Schönborn che si trattava di un compito tra "i più poveri tra i poveri" del sistema scolastico - si trattava dei ragazzi che dopo i quattro anni comuni nelle elementari non andavano né nel liceo né nella Realschule. Il diploma della Hauptschule si riceveva dopo cinque anni (quindi nove contando le scuole elementari), quello della Realschule dopo sei e quello del liceo, la maturità, dopo nove). 
Da due anni, nel mio lavoro al liceo, ho deciso di insegnare anche qualche ora in un ramo della nostra scuola paragonabile alla Realschule, che si chiama Gemeinschaftschule, perché non volevo insegnare solo alle élite della nostra regione. In questo ramo si trovano pi?u o meno le persone che, mutatis mutandis, si trovò davanti don Milani a Barbiana. 
Ho letto quasi per intero il libro di Emma Paola Bassani e Angelo Lucio Rossi, Don Lorenzo Milani. Con la mente aperta e il cuore accogliente, Reggio Emilia, 2017. In vero la prima parte di più (quella della Bassani) e la seconda di meno (quella di Rossi) sono piuttosto un libro in dialogo con don Milani che un un libro su don Milani. 
Questo non è un problema perché come dice don Milani, citato da Rossi alla pagina217: "Essere fedeli ad un morto è la peggiore infedeltà". Questo lo si vede per esempio nella cadaverica fedeltà a don Giussani (di molti in CL), che cominciava la sua esperienza scolastica di élite nel 1954, nel liceo classico Berchet di Milano, dove era stato anche don Milani, mentre il priore di Barbiana arriva proprio in quel anno nel paesino degli Appennini. 
A me non interessano i guru - nessuno. Il mio grande maestro Ferdinand Ulrich mi disse una volta, quando lo trattai come tale: "abbia il coraggio Roberto di uccidermi". Questo invito assomiglia molto alla frase di don Milani, detta ai suoi ragazzi: "difendetemi dalle mistificazioni". 
Sono nella scuola con la mia "missione filosofica", che è molto seplice: verificare se l'essere è un dono. Questo forse si può esprimere con la frase di Rossi alla pagina 229: "Quanto uno vive il rapporto con Dio e ha coscienza del proprio destino, riconoscendolo, tanto più vive l'affezione dell'essere". 
Ma in vero la mia esperienza è un altra: non sono io che riconosco qualcosa, ma vengo riconosciuto con la mia famiglia, come un segno che Gesù è presente (ovviamente con diversi gradi di coscienza visto che viviamo in una zona con il 2% di cattolici e con il14 % di luterani). Per questo le porte della nostra casa erano sempre aperte ed ultimamente ci vive una ragazza del CLU per qualche tempo ed una ragazza vietnamita con gravi problemi famigliari. 
Il grande esperimento nelle periferie cittadine ed esistenziali di Rossi integrando scuola e quartiere non è il mio, come non è mia la biografia di Bassani, che contiene alcuni punti di contatto: come per esempio la sua decisione di educare nei primi anni i bambini a casa e non al nido, ma che per lo più mi è abbastanza estranea. Io non credo che tutto possa essere ridotto alla biografia dell'altro e neppure alla missione dell'altro: per esempio io ho più bisogno di contemplazione e lo stare a scuola fino alle undici di sera come faceva don Milani, mi ammazzerebbe. Le critiche alla "teoria" mi lasciano sempre del tutto freddo. Perché vi sono compiti più teorici e più filosofici. Il garantire questi è un criterio sicuro perché anche il discorso più vero non si riduca ad ideologia- una buona ideologia, per esempio di integrazione degli immigrati, ma pur sempre un ideologia. Solo la varietà delle missioni umane garantisce che il discorso non diventi ideologico. Una direzione scolastica che pieghi per esempio l'esperienza di migliaia di colleghi nelle proprie categorie, fossero anche quelle giuste, come quella delle "competenze" rischia di fare una nuova ideologia in cui si mettono le speranze, invece che nelle persone concrete. 
Il mio lavoro è stato ed è certamente molto variegato: guido corsi di filosofia da 12 anni in una regione in cui la filosofia non è obbligatoria. Insegno religione ai giovani di 14 o 15 anni portandoli a passeggio o vedendo/leggendo/ascoltando Tolkien e C.S. Lewis. Credo insomma di essere abbastanza rivoluzionario. Non dimentico che i ragazzi hanno un corpo e non possono stare seduti per ore ad ascoltare un altro guru. In filosofia mi sono sempre opposto alla riduzione dell'educazione alle esigenze del mercato, perché semplicemente credo che l'ontologia è infinitamente più reale che il mercato.
Ho speso molte energie per le élite della nostra regione portandoli a Malta (un idea del mio preside) o nelle Dolomiti (un'idea che nasce dall'esperienza delle vacanze di GS) o in Armenia (un idea del ministero della cultura della Sassonia-Anhalt) e non credo con don Milani che si debba servire solo i poveri del sistema scolastico. A ragione la Bassani a dire con forza che vi è una fedeltà a don Milani che ne toglie il cuore pulsante, che a livello scolastico, non voleva abbassare ma alzare il livello culturale. Non vi è nulla di più povero che ideologizzare la "lettera ad una professoressa". Essere fedeli allo spirito di don Milani potrebbe oggi per esempio voler dire di occuparsi anche degli scolari eccellenti, senza bloccarli in un attesa priva di senso dei più deboli culturalmente. Bisogna educarli alla solidarietà non alle azioni senza senso, come sono molti dei "lavori di gruppo" che si fanno oggi nella scuola. 
Non bocciare un ragazzo o il non allontanarlo dalla scuola se spaccia droga non sono sempre un atto d'amore, a volte sono semplicemente un atto di irresponsabilità. 
Che cosa ho però in fine in comune con don Milani tenendo conto della differenza di statura umana e culturale: l'amore per quel avvenimento che è il farsi carne del Logos, che non è integrabile da nessuno contesto famigliare, anzi che lo provoca: o con me o con la famiglia! Ma essendo il Logos universale e concreto non ha bisogno di contrapporsi a nessuno, come ho detto ieri citando una frase di don Milani sul tema: Sono uno che aspetta!
"A combattere il comunismo mi parrebbe di oppormi alla storia, il che è come ribellarsi a Dio, perché è lui che la disegna. Ma con questo non sono comunista, come Geremia non era sincretista e san Gregorio non era paganeggiante. Sono uno che aspetta. Aspetto che faccia Dio, che disegni Dio. Attento a vedere (il disegno di Dio) per essere pronto a buttarmi con lui ad aiutarlo ad incarnarsi in tutte le civiltà, nazioni, tempi, lingue, climi, ordinamenti".
Don Luigi Milani 26.12.1947 in Pecorini, Don Milani - chi era costui? p. 35-36, citato in Emma Paola Bassani, Angelo Lucio Rossi, Don Lorenzo Milani, 174.
Questo a volte fa di me un compagno di difficile: trasparente e duro come un diamante, che deve subito ferirsi e ferire. Ma il vero diamante è Cristo stesso che con un'incredibile pazienza mi ha guidato anche in questi trent'anni di scuola. Cristo stesso come ricordava Balthasar è Egli stesso la filosofia e non aspetta da me nessuna negazione della mia missione filosofica, ma la sua integrazione in quell'unica cosa realmente credibile: l'amore gratis! 
Roberto, un piccolo amico di Gesù


(1) Si tratta di un liceo cristiano nei nuovi Länder, quelli che una volta formavano la Germania comunista. Quest'opera è in primo luogo l'opera del mio preside, che ha ricevuto per questo anche un'onorificenza del presidente della Repubblica tedesca. Essa è stata compiuta con l'aiuto del CJD, un organizzazione fondata da un pastore luterano, Arnold Dannenmann, sotto il motto: nessuno può andare perso, dopo la seconda guerra mondiale.

PS I
Caro Angelo Lucio, caro Giorgio, per dirla in sintesi. Io sono un filosofo imprestato alla scuola per imparare sulla mia pelle che la filosofia può (non deve!) come solo accademica diventare una tentazione alla gnosi! Quindi certi giudizi non mi spaventano, perché non mi toccano. So però che questa tua (di Angelo) frase: "assenza di una didattica attiva tesa a proporre compiti reali e significativi" è all'orecchio di tantissimi colleghi offensiva. Non dei colleghi pigri ed astuti che ti ascolteranno per imparare il linguaggio che vuoi che si usa e non faranno neppure un passo verso di te. Insomma cercheranno di usare il tuo linguaggio per imbrogliarti. Ma offensiva proprio per quei colleghi che sono bravi e che da una vita cercano di insegnare perché si risolvano compiti e reali significativi. Da sempre credono con ragione o torto di creare le condizioni perché i ragazzi possano affrontare con senso la realtà. Come del resto era un "presupposto" l'andare a portare un messaggio del tipo di quello che racconta Nevio Santini in cui c'era scritto: "fallo parlare". Come era un presupposto fare l'analisi linguistica di tutti i "Promessi Sposi". Scomodare don Milani per questo approfondimento di linguaggio scolastico - che poi è il linguaggio delle dirgenza scolastica europea - secondo me non serve a nulla. Sarebbe come scomodare Aristotele per dire che bisogna dire al mattino: Buon giorno! Come dirigente scolastico puoi anche approfondire quel linguaggio ma devi sapere che la maggioranza dei colleghi si sentirà giudicata da te e non accolta come persona singolarmente grande e importante per la scuola. Vostro, Roberto
PS II

La grande idea delle scuole aperte al territorio capaci di integrare tutti gli attori in gioco ed anche i profughi che abbiamo secondo me deve essere sempre più aperta anche come linguaggio non contro qualcuno (assenza di...), ma in favore di tutti (capace di integrare tutto). Così avremo scuole e case aperte, chiese aperte: luoghi in cui Cristo agisce per quello che è. Colui che è risorto! È perché opera!

mercoledì 21 giugno 2017

Un mio articolo che avevo scritto a Malta

(Lo pubblico ora, perché pur avendo avuto l'interesse della redazione del Sussidiario, non è stato pubblicato né rivisto dalla redazione. Contiene alcuni elementi (nazionalismo, chiesa) però che vorrei sottoporre all'attenzione dei mei lettori). 

Sliema. Mi trovo a Malta per la quindicesima volta con circa cinquanta ragazzi della nona classe (quindici anni) per il viaggio annuale di studio che la nostra scuola organizza da ormai venti anni. Le mie "impressioni di viaggio". non sono il risultato di uno studio attento di tutto ciò che si potrebbe dire di Malta, ma impressioni per così dire fortuite. 
Aspettando il mio gruppo seduto su uno scalino a Vittoria (Gozo) mi si avvicina un insegnante maltese pensionato che mi racconta la sua filosofia di vita nel giro di due minuti: mi ha detto che non gli piacevano i migranti (emigrants) e il papa (con lui devono arrangiarsi gli italiani, non i maltesi), mentre era orgoglioso della chiesa maltese, sebbene tutti i maltesi facciano uso anche di bordelli. Ma se i migranti toccano le statue cristiane maltesi faremo di loro delle "salsicce", mi ha spiegato. Era arrabbiato che gli europei affermino che Malta è di destra, mentre in vero vogliono solo difendersi dal pericolo, che, come dice un documentario fotografico che vediamo ogni anno alla Valletta, "The Malta experience", viene sempre dal mare.
Questo incontro fortuito è stato occasione per porre alcune domande a Julian, il direttore della scuola di lingue di Sliema che ci ospita da più di dieci anni. Ne è nato un bel dialogo da cui ho tratto queste impressioni. Alla mia domanda se non ci fosse una tendenza di destra a Malta che che vuole evitare il più possibile l'integrazione dei migranti ha risposto in modo molto differenziato. 
In primo luogo il governo maltese è un governo di sinistra (Labor party) al momento. Bisogna tenere conto della millenaria barriera che questo piccolo paese cattolico sente psicologicamente, prima ancora che politicamente, nei confronti del mondo musulmano. Bisogna tenere conto anche della popolazione densissima di Malta per chilometro quadrato. Anche lui, come l'insegnante di Gozo, mi ha parlato del patto politico che Malta ha fatto con l'Italia in modo che i migranti raccolti in mare vengano portati direttamente in Italia, per essere poi ripartiti in tutta l'Europa. Quest'ultima fondamentalmente vorrebbe risolvere il problema dando del denaro a Malta, ma il denaro non risolve il problema delle dimensioni dell'isola. Gli stessi migranti non hanno interesse normalmente a rimanere nell'isola perché non vi sono lavoro e prospettive sufficienti. 
Ho chiesto a Julian se a Malta ci fosse anche un'integrazione di migranti dall'Africa o se davvero essi fossero aggressivi, come mi aveva raccontato l'insegnante in pensione che avevo incontrato a Gozo. Mi ha detto che bisogna differenziare il giudizio. Vi sono tante paure nella popolazione maltese, che per esempio non era abituata fino a qualche decennio fa a vedere africani. Bisogna distinguere tra migranti e rifugiati (refugees): come tali si viene riconosciuti dopo un lungo processo burocratico, che vuole appunto identificare precisamente le persone che lasciano la loro patria per necessità indiscutibili. I maltesi, ha commentato Julian, che vivono ormai un cristianesimo sempre più secolarizzato vedono con grande sospetto ogni forma di fondamentalismo, in modo particolare quello del terrorismo islamico. Quando gli ho detto che però un muro non può risolvere i problemi, mi ha risposto che il muro in Israele non ha risolto tutti i problemi, ma gli attacchi terroristici sono indubbiamente venuti meno. 
In una sua predica nel giorno di Pasqua il padre salesiano John Cini, che conosciamo da anni, ha risposto a tutti questi problemi, dal centro del cristianesimo, non quello secolarizzato, ma quello che vive del cuore amante di Cristo. Pasqua è il passaggio dalla morte alla vita, ma anche da ogni forma di egoismo alla solidarietà. A differenza del signore incontrato a Gozo sia il direttore della scuola che il padre salesiano hanno un giudizio del tutto positivo del papa: Un vero Padre di cui sia la cristianità che il mondo hanno bisogno

martedì 20 giugno 2017

In dialogo con Ferdinand Ulrich - Quaderni sull'essere come dono (la trascrizione durerà tutta l'estate)

30.6.1999

Prima di questo incontro avevo preparato alcuni punti che volevo discutere con Ferdinand Ulrich. L'incontro avrà un carattere essenzialmente filosofico. Il lettore può saltare queste miei appunti ed andare subito al commento di Ferdinand Ulrich

La differenza tra ens e res. L'uno (l'ens) si spiega nell'altra (res). Vi è un identificazione di entrambi nell'idealità e nella realtà. Cambiando un po' il linguaggio. Vi è unità tra l'essere (Sein) e l'entità (Wesen, può essere anche sostanza, essenza). L'essere e l'essente (Seiende) sono percepibili solamente nell'unità tra Sein e Wesen.

Nel quaderno delle mie notizie scritto a mano vi sono rimandi concreti all'opera Homo Abyssus. Das Wagnis der Seinsfrage (HA, prima edizione; la seconda non era ancora uscita). 

5.7.1999

"Il gioco dell'essere nei tre momenti dell'essere" 

1. Realtà: Padre
2. Idealità: Figlio
3. Bonitas: Spirito Santo

In modo istintivo avrei pensato che lo Spirito Santo corrisponde all'idealità e il Figlio alla bonitas, ma non è così nel testo di Ferdinand Ulrich

Approfondiamo i momenti dell'essere

A. Il farsi nulla dell'essere; qui nulla nel senso del nulla dell'amore, della gratuità dell'amore. Non parliamo del nulla del nichilismo. Il linguaggio ci rivela questa dimensione, quando diciamo grazie: "non fa nulla".
B. Il porre la realtà
C. Il dono della realtà

Vi è un rapporto di identità tra A, B e C.

Il dono dell'essere è movimento in cui esso si rende sostanza. Si tratta di un quarto momento (D)?

"L'essere (Sein) nel movimento in cui esso si rende sostanza (Subisistenzbewegung) non va in rovina nel porsi della sostanza (Wesen)" (HA, prima edizione 265). ((Se accadesse ciò saremo nella piena vittoria del nichilismo!))

Commento di Ferdinand Ulrich (miei appunti, mentre parlava)

Se l'essere nel movimento in cui si rende sostanza andasse in rovina nel porsi della sostanza stessa avremmo a che fare con queste cinque conseguenze, che possono essere intese anche come fasi del movimento in cui l'essere "non" si rende sostanza. 

a. Colui che dona l'essere non avrebbe la superiorità che gli dovrebbe essere propria nel dono dell'essere. ((Colui che dona sarebbe insomma un dio debole - nella parentesi doppia metto frasi che aggiungo ora che trascrivo i quaderni)). 
b. Il dono sarebbe una pura apparenza, insomma non un vero dono. 
c. Coloro che ricevono il dono dell'essere (pietre, animali, uomini ed angeli) non sarebbero arricchiti da questo dono. 
d. Colui che riceve il dono non proverebbe nessuna gioia! 
e. Colui che riceve il dono dell'essere non potrebbe ringraziare Colui che ha donato l'essere. 

((Secondo me in queste cinque fasi viene presentato il motivo ultimo del nichilismo in cui ci troviamo nel nostro tempo. Un dio debole o non esistente non dona realmente l'essere, anzi questo è solo apparenza che non dona gioia ne un motivo ultimo per ringraziare. Senza gioia e senza la gratitudine la vita non ha senso)).

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"La sostanza viene posta "per" l'essere" (( per  nel senso di "a motivo di"))


Commento di Ferdinand Ulrich (miei appunti, mentre parlava)

Perché viene posta la sostanza? ((Perché viene donata?)) Per ricevere l'essere. La sostanza viene posta e donata a motivo dell'essere. 

Il porre la sostanza (pietre, animali, uomini ed angeli) e l'azione in cui viene donato l'essere accadono nel medesimo tempo. Tommaso D'Aquino usa la parola "simul". Qui siamo confrontati con un pensiero fondamentale ed allo stesso tempo elementare dell 'Homo Abyssus. La sostanza (Wesen) è "presupposta"per opera di Dio per ricevere il dono dell'essere. Per questo motivo: "La sostanza viene posta "per" l'essere". Allo stesso tempo però questa sostanza "risulta da", "esce" dall'essere, perché nulla può essere all'infuori dell'essere se non il non essere".

Essere è ringraziare! 

Parliamo di un movimento dell'essere come dono a partire dalla realtà positiva, attraverso il dono dell'essere nell'abisso di Colui che dona e a partire da Colui che dona.  La realtà è cosa Egli vuole, come Egli vuole e quando Egli vuole. Dobbiamo tornare all'origine dell'essere in forza del dono dell'essere e attraverso movimento in cui esso viene posto come sostanza nella realtà. 

La preghiera che esprime l'essere come ringraziamento è il Suscipe di Sant'Ignazio:

«Tomad, Señor, y recibid toda mi libertad, mi memoria, mi entendimiento y toda mi voluntad, todo mi haber y mi poseer; Vos me lo distes, a Vos, Señor, lo torno; todo es vuestro, disponed a toda vuestra voluntad; dadme vuestro amor y gracia, que ésta me basta »
http://it.cathopedia.org/wiki/Suscipe,_Domine,_universam_meam_libertatem

Essere è amore gratis (umsonst) = Essere è nulla (nulla nel senso spiegato sopra)

Il "cuore" del pensiero di Tommaso D'Aquino consiste distinctio realis di essere e sostanza. La sostanza non è un allungamento dell'essere. A livello cristologico ciò significa: Il Padre dona Gesù agli uomini che lo riceveranno e allo stesso tempo Gesù genera attraverso il dono di sé gli uomini che lo riceveranno (cfr. Gv 1,12).

Giovanni 1, 12-13.
A quanti però l'hanno accolto, 
ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome.  I quali non da sangue, 
né da volere di carne, 
né da volere di uomo, 
ma da Dio sono stati generati. 
http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PVL.HTM 

6.7.1999

Dobbiamo approfondire il mistero del "simul". Il porre la sostanza (pietre, animali, uomini ed angeli) e l'azione in cui viene donato l'essere accadono nel medesimo tempo. ((E la sostanza stessa non è solo allungamento dell'essere quasi che il donare l'essere sia la cosa più importante mentre la sostanza sarebbe alcunché di solo accidentale)).

"Simul cum esse (Sein) datur, essentia (Wesen) creatur". Quando l'essere viene donato allo stesso tempo viene creata l'essentia.

A. Che cosa è la creazione dell'essentia (sostanza)?


a.  La sostanza è presupposta al dono dell'essere in una reale differenza dall'essere. ((Vi è insomma tra l'atto di donazione dell'essere e la sostanza una reale differenza. Una pietra, un uomo sono alcunché di realmente differente dall'essere come dono)).
b. Propria questa sostanza risulta dall'avvenimento del dono dell'essere.

NB: La simultaneità (simul) dell'essere presupposta della sostanza all'essere e dell'uscire di essa dall'essere è Wunder (miracolo, mistero). 

(( La precisione cristallina della filosofia dell'essere come dono di Ulrich non è "positivismo", ma sguardo nel mistero)).

B. ((L'atto di posizione della sostanza e di donazione dell'essere sono avvenimenti personali, non astratto filosofici)):


a. Dio conduce Eva in una differenza reale e personale ad Adamo. La distinctio realis è anche distinctio personalis. (( Non solo l'essere e la sostanza sono distinti, ma anche le persone, maschio e femmina).
b. E tuttavia Eva è tratta da Adamo. Esce da Adamo come si può leggere nel secondo racconto creazionale in Genesi 2.

Come la sostanza non è un prolungamento (allungamento) dell'essere. La donna non è un prolungamento dell'uomo. Il pericolo dell'ateismo è di sovra accentuare questa dimensione che la sostanza non è un prolungamento del dono dell'essere, così viene intesa come totale autonomia. Il pericolo del femminismo è di sovra accentuare questa autonomia della donna come non prolungamento del maschio.

C. Chiesa e Gesù Cristo a partire da una riflessione ontologica dell'essere come dono

La Chiesa è donata e condotta dal Padre a Cristo, il Verbo eterno diventato carne, - "Il Padre mi dona coloro che mi appartengono, nessuno arriva a me se non è attirato dal Padre" dice Gesù nel Vangelo di San Giovanni -  come sposa e allo stesso tempo esce dal cuore trafitto dell'Amore crocifisso. 

Queste dimensioni A (ontologica), B (personale), e C (cristologica e trinitaria) appartengono da sempre l'una con l'altra. 

A livello ontologico non vi è una reciprocità tra l'essere (Sein) e la sostanza (Wesen), ma una fusione (Verschmelzung) - questa fusione è la realtà.

Nietzsche/ Freud: Nietzsche ha difeso la positività della realtà contro ogni forma di sacrificio della realtà a favore di un Aldilà. In questo modo ha difeso il non essere causata della realtà. 

(( Questo è un tema importante che forse chiariremo in seguito: Ferdinand Ulrich parla di un non essere causato dell'essere. La sostanza è causata, ma non l'essere che è dono gratis))

Nel primo racconto della creazione in Genesi 1 si dice che Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu."

La realtà creata è nel suo essere affermata, nel suo essere posta, nel suo essere voluta espressione della potenza assoluta del Padre nella sua originarietà senza principio (ursprungslose Ursprunglichkeit).

"Esistenza per" del Padre

Elisabetta di Dijon: "O Tu mia eterna solitudine".
Ignazio di Loyola: Solus cum solo

Schelling/Hegel. Schelling intuisce l'essere posta della realtà.  Questo viene spiegato bene da de Lubac. Hegel vuole evitare che la potenza del Padre sia una tirannia. Per questo l'intera sostanza deve diventare soggetto.

Dobbiamo tenere fermo questa dimensione: l'essere è ciò che è! 

Devo giungere, non solo con i pensieri ma esistenzialmente, la dove il Logos riposa nel cuore del Padre! Come dice san Giovanni nel Prologo: Colui che riposa nel cuore del Padre ha annunciato la "novella". Prima di questa comunicazione però vi è il riposare nel cuore del Padre. Ogni parola che non proviene da questo riposo è un fare dei giochi di destrezza retorica con le parole e con i concetti, ma non è filosofia, tanto meno contemplazione. 

Ignazio di Loyola dice della contemplazione: "Gustar et sentir internamente". 

((Papa Francesco ci fa vedere ormai da tre anni cosa significhi tutto ciò. È molto interessante che abbia raccontato che prima di accettare il ministero petrino abbia sentito una grande pace)).


Excursus per una teologia sullo stato di vita del cristiano.

Ci sono due stati di vita (quello dei consigli evangelici e quello laicale), ma una sola realtà. Vi è solo un singolare e medesimo Amore gratuito.

a. Lo stato di vita dei consigli evangelici (obbedienza, povertà e verginità) è il modo escatologico di vivere "come in cielo così in terra".

b. Lo stato laicale (Weltstand) è il pellegrinaggio alla meta nella medesima Chiesa/Comunità in cui vivono coloro che vengono chiamati allo stato di vita dei consigli evangelici. 

c. La forma del pellegrinaggio è propria ad entrambi: è il pellegrinaggio della Chiesa nella sua interezza. 

Nella prospettiva ontologica dell'essere come dono è importantissimo per Ulrich di non dividere la realtà. Mi raccontò che aveva sempre una brutta impressione quando dei giovani gli raccontavano per ore  la loro scelta dello stato di vita come se si trattasse di due realtà. Questa divisione della realtà ha delle conseguenze anche psicologiche gravi. In vero a partire dalla filosofia dell'essere come dono lo stato di vita dei consigli è più un "mezzo", mentre il matrimonio è la "meta". Perché la meta è glorificare Dio e servirlo, quasi come un "matrimonio" con Dio. Un unione con Dio! 

Dall' annientamento (Durchnichtung) dell'essere la pienezza dell'essere! (cfr. Homo Abyssus, 266)

266,3: "Se il porre la realtà nella sua positività (qui non nel senso di "positivismo", ma nel senso quotidiano che ha la parola "positivo"; rg) accadesse per ottenere l' annientamento dell'essere, allora il "niente" che si trova nella parola "annientamento", non sarebbe il niente dell'amore gratuito, ma il nulla della distruzione (nichilismo).  

Il senso necessario dell'essere è l'amore non un annientamento per se stesso. Il niente dell'amore gratuito viene per prima cosa e da questo niente nasce la pienezza dell'essere come amore. 

A) La realtà positiva si irrigidisce per affermare se stessa e pensa attraverso la distruzione del dono di affermare se stessa. Questa è una affermazione nichilistica dell'essere  e per l'appunto distruttiva. "Dio è morto" - non dona più l'essere! "Così vogliamo che viva il super uomo (Übermensch)" (Nietzsche). 

B) Una pacifica affermazione della realtà afferma anche il dono dell'essere, che pone la realtà, senza aver paura in questo modo di perdere la positività della realtà stessa. Al contrario la calma, che qui sorge è la calma dell'essere stato donato, cioè dell'aver accolto il dono. 

Espresso in modo giovanneo

L'aver posto la roccia (Petrus) e l'aver ricevuto il dono (Maria) appartengono intimamente insieme. Ministero ed amore non si contraddicono. Questa verità è tale in ogni atomo dell'essere. 

((È segno di una profonda crisi non solo ecclesiale, ma anche ontologica il nervosismo che regna oggi nella Chiesa, quasi che non fosse mai stato donato l'essere, quasi che Cristo non fosse risorto. Questo nervosismo fa si che lo specifico della Chiesa vada perso, quasi come se Cristo non ci avesse dato la sua pace. Il mondo è nervoso perché cerca un senso che non si può dare cadendo così in una "sindrome della morte" (Walker Percy) - una nostalgia dell'annientamento dell'essere si sostituisce al  senso necessario dell'essere come amore gratuito che precede tutto. Il primerear del Santo Padre Francesco. Da qui risulta una logica dell'amore che rifiuta ogni successo per il successo. Roberto, 2017)).

Sulla crisi dell'essere

La crisi consiste nella seguente alternativa: se l'essere rimane in sospensione (Schwebe) con la conseguenza che a Dio viene impedito di comunicarsi e così che il ricevere l'essere viene annientato. (Oppure se davvero Dio può radicalmente donare se stesso nella modalità di un essere finito gratuito). Detto ancora più vicinanza con le parole di Ulrich: oppure se l'essere obbedendo il donatore può donarsi totalmente a chi riceve, così che tra chi dona e chi riceve vi è solo il niente dell'amore.

Ascoltiamo Tommaso D'Aquino: esse est aliquid completum et simplex, sed non subsistens. Questa frase esprime il cuore filosofico di tutto l' Homo abyssus! Essere qui inteso nell'unità tra compiutezza e vuoto, nel medesimo uso delle parole essere e niente. Non vi è niente tra chi dona (Dio) e chi riceve (alla somma degli enti l'uomo). L'essere come amore! Niente può essere ostacolo in questa immediatezza del rapporto d'amore.

Che decisione è necessaria in questa crisi ontologica? Decidersi nella finitezza dell'essere è identico con l'obbedienza nei confronti del donatore dell'essere.

(Il nervosismo oggi regnante di chi crede di essere in continuazione in un "decisionismo escatologico" contraddice la verità ultima dell'essere come amore gratuito. Anche e forse soprattutto questo "decisionismo escatologico" può essere espressione della "sospensione" di cui si parla sopra. Roberto,  2017).

Alla pagina 13 del quaderno si trova un'indicazione per un amico di allora, Dirk Reichert: Goethe sui sacramenti, II, 7. libro, 290 ; nell'edizione Insel, 323.

((forse si tratta del passaggio di Goethe da "Dichtung und Wahrheit" in cui viene criticata la spontaneità della concezione liturgica luterana; con l'amico pastore Michael Greßler ho però imparato, tanti anni dopo, che questa spontaneità non è tipica del luteranesimo. Non so più ricostruire come mai questa indicazioni si trovi a questo punto. Probabilmente ne avevo parlato con Ulrich. Spontaneità non è sempre espressione dell'amore di cui si parla nella pagina precedente)). 

(continua tutta l'estate, Deo volente)

Spiritualità ignaziana

Jean-Pierre de Causssade S.J.

Ponga il suo passato nelle mani della divina misericordia.
E il suo futuro nelle mani della divina provvidenza.
E nel presente faccia ciò che Dio le da fare!

Il dovere quotidiano come sacramento dell'attimo! 

Vocabolario (6.7.1999)

HA, 266: "meinen" = dir di sì, affermare, amare; exinanitio = movimento in cui l'essere si rende finito (Verendlichungsbewegung des Seins). La realtà nella sua positività viene posta attraverso questo movimento per (um...willen) il senso necessario dell'essere. Il senso necessario dell'essere è l'amore. Dio sia lodato! 

18.7.1999

Leggo da solo B II, 7 (abbreviavo con "B",  HA, B II, 7)

 - HA (Homo Abyssus) mi ha detto Ferdinand Ulrich tenta di interpretare il mistero dell'uomo nella tensione esistente tra Maria e il diavolo. L'abisso è quello tra Maria e il diavolo. 

 - Il testo di Tommaso V.1.1 citato in B II, 7 mette in relazione essentia (Wesen) e esse: essentia... secundum quam esse dicitur.  Essentia in tedesco Wesen indica ciò che è (Was). Il rapporto tra esse ed ens è più usuale. 

- Cosa possiamo dire in generale dell' ens? Che ogni ens è una essentia (un Was). In che cosa consiste la differenza tra res (Wesen) e ente (ens)?  "quod esse sumitur ab actu essendi, sed nomen rei exprimit quidditatem sive essentiam entis".  Dasein (esistenza, ens, essere presente) e Sosein (res, essere così, un albero invece che una pietra) sono mischiati (verschmolzen). Tuttavia l'essentia (Was) dice qualcosa di più che il "dass". ((Per facilitare la lettura direi che la sostanza o natura di una cosa è qualcosa di più che la sua sola presenza)). Da queste categorie elementari del linguaggio tomistico si può trarre la differenza tra "storia" e "filosofia" stessa. 

- "L'ens supera la realtà positiva"(265). È compito dell'ens di testimoniare un' "apertura sovraessenziale" ("überwesenhafte Offenheit") del reale. Seguendo ciò che mi spiegava Ulrich avrei quasi detto che questo è il compito della res. Ma propria questa è una tentazione: perché la res, avendo la propria quidditas in se stessa è tentata di pensare che l'essere nell'essente abbia solo lei come meta, quasi che non vi sia alcuna necessità di un'apertura sovraessenziale. Facendo così la res si chiuderebbe al senso necessario dell'essere: l'amore è contenuto nella res stessa. 
Come in ogni tentazione è sempre la verità che è in gioco. Gesù può davvero trasformare le pietre nel pane. Con ragione la res si sente legata all'essere in modo intimo. Questo intende la fusione già da sempre accaduta e l'unità continua tra essere (Sein) e sostanza (Wesen)" (HA, 265). A partire da questa unità Ulrich pensa però che l'ens è superiore alla res. Cfr. B II, 7, 265. 

- Entrambe le cose devono essere salvate: 

a. L'unità dell'essere e della sostanza nella realtà.  (Konstanze)
b. La sovraessenzialità dell'essere.  (Roberto)

((Si parlava così con Ulrich, si passava dalla filosofia più teoretica a dei paragoni con le persone reali. Konstanze, mia moglie, non ha bisogno della filosofia per capire che non vi sono sostanze (pietre, animali, uomo) che non siano frutto del dono dell'essere. Io invece ne ho bisogno. La forza della prima posizione è una certa "calma" spontanea nello stare nel reale. La tentazione è però nel buio di non vedere più il senso. La forza della seconda posizione è di ricordare a livello di coscienza pensante la verità ultima della realtà tutta - essa è dono! La tentazione è di dover porsi spesso in questo atteggiamento di gnosi del reale, invece che di stare nel reale. Roberto, 2017)). 

Tentazione ontologica: Se l'uno (Unum) non fosse indifferente nei confronti dell'essere e della sostanza, la realtà positiva (per se ipsam, non propter esse suum) verrebbe assolutizzata: non sarebbe solo per se ipsam, ma propter esse suum). 

Cfr. un mio diario scritto a mano luglio 1998- agosto 1999, p. 158-159). 

(( Qui siamo confrontati con il momento di verità contenuto nell'ateismo stesso. La realtà per se stessa è vera (per se ipsam), non è solo un segno per intendere qualcosa altro. Ma ovviamente la realtà non è in forza di se stessa (propter esse suum), ma dono. Questo è ciò che deve essere criticato nell'ateismo. In questa tensione si comprende secondo me anche la "legittimità critica del moderno" di cui parlano Augusto Del Noce e Massimo Borghesi) Roberto, 2017)). 

11.8.1999 (alcune perle di quell'incontro con Ferdinand Ulrich)
Far vedere ciò che si vuole non significa essere cattivi!

Intellectus est apprehensio entis in presenti (S. Th. 2,2)

(( Questa frase mi ha accompagnato per anni; l'intelletto è la comprensione di ciò che è nel presente)). 

In questo incontro avevamo parlato di un libro che mi aveva consigliato Christoph Sperling, un sacerdote della diocesi di Magdeburg, del padre confessore di Ferdinand Ulrich, un gesuita morto a 107 anni: Wilhelm Klein S.J., Gottes Wort im Römerbrief (la parola di Dio nella lettera ai Romani),redatto da Klaus Wyrwoll. Il libro, che Ulrich leggeva allora in modo molto intenso, è pieno di errori di stampa. 

Avevamo anche parlato del lavoro missionario - "il raccolto è grande". 

E sui falsi sensi di colpa: "Mostrare ciò che si vuole non significa essere cattivi. Bisogna aver il coraggio di aspettare/pretendere qualcosa da qualcuno. In parentesi c'é la parola "Jo" quindi forse parlavamo di Johanna. 

Avevamo parlato del non volersi difendere in forza una potenza dell'essere e non di una debolezza. Se sono ciò che sono compio la volontà Dio! Essere non è essere colpevoli di essere, ma obbedienza nei confronti del creatore. In questo senso essere è sempre amore. 

L'altro non è una parte della nostra sostanza o del nostro essere. 

Nell'educazione bisogna avere il coraggio di slegare (Entkoppelung) e di non immischiarsi (Entmischung).

Il rapporto d'amore matrimoniale  è in primo luogo il rapporto tra padre e madre e i bambini in un certo senso sono aggiuntivi. Proprio qui deve essere compiuto lo "slegamento" di cui parlavo sopra. 

Tornando a casa avevo scritto: Per un lungo periodo di tempo del nostro incontro il tema non era la filosofia di HA, ma i miei scolari e mia figlia Johanna in rapporto con me. 

Intellectus est apprehensio entis in presenti. (S. Th. 2,2). Questo significa percepire i miei scolari e Johanna così come sono. Ciò non significa giustificare tutto, ma percepire come loro comunque sono. 

In questa frase di san Tommaso vi è anche la giustificazione filosofica dei 15 minuti di silenzio al giorno che mi aveva proposto di fare. Il silenzio come un tempo della apprehensio entis in presenti. 

Avevamo parlato della mimica di Johanna quando parla: lei si muove di qua e di là perché vuole far saltare le nostre attese. Le nostre attese sono una richiesta troppo grande per una bambina di 4 anni. Non è ancora troppo tardi per cambiare il nostro atteggiamento. Ma lei deve spesso mandare giù cose che le vanno per traverso, perché come dicevo le nostre attese sono esagerate. Konstanze, che si incontrava con Ulrich non insieme con me, aveva fatto l'esempio, che avevo riportato nel mio diario di allora, che non le è permesso piangere. Insomma lei deve continuamente comportarsi come noi ci aspettiamo da lei. La conseguenza è che lei pensa che essendo così come è ciò implica quasi un essere eo ipso colpevoli. Non vi è nulla di più tremendo che sentirsi colpevoli di essere. 

Per quanto riguarda gli scolari. Gesù vede una massa di gente stanca e senza un pastore e poi dice ai suoi discepoli: "il raccolto è grande". Gesù è stato sempre molto impressionato da questo passo del Vangelo. Perché dice il Signore che il raccolto è grande? Se si guarda la massa si ha la sensazione che non è possibile per nulla un raccolto. Anche per quanto riguarda i miei scolari vale la frase del Vangelo che il raccolto è grande, ciò però non significa che io possa o debba proiettare i miei desideri sui miei scolari. (( In questo modo mi faceva comprendere la differenza tra "proselitismo" e "missione" per usare il linguaggio di Papa Francesco)). Devo slegare la mia persona dalla loro persona. 

Ancora su Johanna: Ulrich può comprenderla dall'interno perché lui da bambino era come lei (cfr. quanto ho detto sui movimenti di Johanna quando parla). Il rischio è che Johanna abbia troppi sensi di colpa: ma far vedere ciò che si vuole non significa essere cattivi! Gli ho raccontato che Johanna al mattino mi aveva aiutato a pulire la macchina. Mentre pulivamo la macchina la sua amica, un po' più grande di lei, Laura, le aveva chiesto se poteva giocare con lei: Johanna le ha risposto che in verità voleva pulire la macchina con il papà. Avevo cominciato a commentare questa piccola storia, che Ulrich mi ha interrotto ed ha detto: contempliamo il miracolo contenuto in questa storia. Johanna impara a dire agli altri i suoi desideri, ad esprimere ciò che lei attende. Spesso Johanna è senza difesa, ma non in forza di una potenza dell'essere, ma perché ha paura. Abbiamo parlato di questo quando gli ho letto una lettera che avevo scritto a mia moglie Konstanze (si trova nel diario dell'Agosto del 99, pagina 174). Ulrich aveva malinteso la pagina del mio diario, aveva pensato che traessi un parallelo tra il non difendersi del Signore (un non difendersi in forza della potenza dell'essere come amore) con il non difendersi della Johanna. Mi ha fatto alcune proposte di come potrei migliorare quella pagine del diario.

Se sono ciò che sono compio la volontà di Dio! Questa è obbedienza dell'essere, obbedienza ontologica. Essere non è essere colpevoli, ma obbedienza nei confronti del creatore. Quindi amore per il creatore! Devo imparare a slegarmi e a non immischiarmi con la Johanna ed anche con i miei  scolari. L'altro non è una parte del mio essere. Quando gli ho detto che avevo capito molto bene il capitolo "ens e aliud quid" ha dapprima chiuso il libro: la filosofia non c'entra, essa è al 40esimo posto. Dopo mi ha detto che ha avuto per un momento una certa inquietudine (ma positiva) quando si era accorto che ero arrivato nella mia lettura di HA proprio in quel punto, proprio ora in cui dovevo imparare esistenzialmente cosa significa "aliud quid" dell'altro, incontravo quella pagina del suo libro. 

Per quanto riguarda gli scolari: gli avevo parlato positivamente del capitolo di un libro di Sciascia "croniche scolastiche" che si intitolava "la parrocchia di Regalpetra" come esempio di un insegnante che prende i suoi scolari come sono.  Avevo chiamato questo atteggiamento dell'insegnante di Sciascia: scuola della presa di coscienza di ciò che è senza perdere una certa affezione per i suoi ragazzi. 

Per quanto riguarda Johanna: Konstanze ed io dobbiamo concentrarci di più sulle nostre persone e lasciar in pace Johanna. Il rapporto d'amore matrimoniale  è in primo luogo il rapporto tra padre e madre e i bambini in un certo senso sono aggiuntivi. Proprio qui deve essere compiuto lo "slegamento" di cui parlavo sopra. 

11.8.1999 Filosofia

(Anche se ero già arrivato alla pagina 286 di HA il lavoro sul libro l'11.8. 1999 era partito da una citazione tratta dalla pagina 286). 

"Nello stesso modo si potrebbe far vedere che l' ens trascende anche il vero e il bene" (286).

((Questo passaggio è decisivo per comprendere la priorità che da alla realtà la Evangelii Gaudium di Papa Francesco)). 

Ferdinand Ulrich cominciò a fare un esempio con la Trinità. 
Figlio - viene paragonato con il verum
Spirito Santo - viene paragonato con il bonum

In che senso la persona del Padre (paragonato con l'ens) trascende il Figlio e lo Spirito Santo? Il Padre per quanto riguarda le processioni trinitarie è il prius aliis. A riguardo della natura o sostanza  (Wesen) divina è il summum ens: prius aliis. 
Ciò non significa che il Figlio e lo Spirito Santo siano meno importanti del Padre (questa è un'eresia) e tuttavia tutto è ex Patre. Summum ens non significa che la Trinità sia superflua. "Proprio quando Dio viene essenzializzato come Summum ens, si rivela come il "totalmente altro" che irrompe nella finitezza come un nemico"(266). Quando la Chiesa parla del "Dio onnipotente ed eterno intende Dio nella Sua interezza: Padre, Figlio e Spirito Santo", ma in modo vicario ci si rivolge al Padre - come per esempio nell'orazione finale dell' Angelus. L' Ens uniforme, l'assoluto fondo originario del New Age non è il Padre della tradizione cristiana. Per il New Age tutte queste differenziazioni di cui parliamo qui sono poste dal soggetto.

In analogia su quanto abbiamo detto fino ora in riferimento ad una teologia della Trinità anche nell'ontologia si parla di un prius aliis dell'ens. Anche sei i trascendentali (vero, buono) sono inclusi nell'ens ciò non significa che essi siano superflui. Ferdinand Ulrich mi aveva spiegato che tra la dottrina teologica della Trinità e l'ontologia vi è una differenza importante, che però non sono più capace di ricostruire. Personalmente la similitudine mi è più chiara della differenza. Anche da Hans Urs von Balthasar ho però imparato che l'analogia è più differenza che similitudine (cfr. Lateranensum IV). Forse la differenza consiste nella parola "indistincte": Padre, Figlio e Spirito Santo non sono mai "indistincte". 

"Secundum suppositum... convertuntur ad invicem et sunt idem in supposito ne umquam derelinquunt se." Suppositum è qualcosa che è posto sotto come una tazza. La medesima tazza è vera, buona ed una. Quindi i trascendentali sono convertuntur. Non abbandoneranno (derelinquunt) mai (umquam) il suppositum.

Nella pagina 267 si parla delle fasi del movimento in cui l'essere diventa sostanza (Subsistenzbewegung). Ulrich che è sempre molto calmo si è un po' innervosito che non potevo dirle subito. 
Ecco le fasi in cui l'essere come dono diventa sostanza: 

1. Il donatore dona l'essere in modo del tutto sovrano (l'essere non dona niente, mi ha corretto Ulrich).
2. In questo modo il dono comincia quel movimento che lo rende finito. 
3. Il ricevente, che è la sostanza (Essenz) viene posta per ricevere il dono. La sua gioia consiste nel ricevere l'essere. Da qui nasce la gratitudine. 

L'essere come dono è vero, buono e bello. Ma in primo luogo esso viene determinato come ens. Anche in Hans Urs von Balthsar il pulchrum si trova prima del vero e del buono, ma non prima dell'ens! Così si chiarisce che la domanda che avevo posto a Ferdinand Ulrich se l'ens fosse un trascendentale come pulchrum, verum, unum, bonum et aliquid è stata risposta in modo molto chiaro. Ens, esse, movimento in cui l'essere diventa finito sono parole per esprime il dono dell'essere. 


((Vorrei esprimere a distanza di anni due cose. 1. Per quanto riguarda von Balthasar non aver capito quanto dice Ulrich e cioè che anche per il teologo svizzero l'essere viene prima della bellezza ha fatto si che si è pensato a lui come un teologo estetico. Se fosse stato così allora Padre Pirola S.J. avrebbe avuto ragione a dirmi che una storia dei calzaturifici sarebbe più interessante che una tale teologia estetica. Ma questo non è Balthasar ed io allora, quando frequentavo il Centro teologico dei Gesuiti a Torino, ero ancora troppo immaturo per spiegarlo nella seduta di seminario che avevo tenuto. 2. Le difficoltà che si hanno ora a comprendere il ministero del Santo Padre hanno a che fare con la non comprensione di questa priorità dell'essere come dono. Priorità della realtà dice il Pontefice nella Evangelii Gaudium. Non le nostre riflessioni su ciò che è bello, buono e vero devono stare al primo posto ma la gratitudine per l'essere come dono. Il Dio "essenzializzato" dei tradizionalisti che irrompe nel finito che viene pensato come "nemico" non è solo un errore teologico (che confonde l'essere con il mondo), ma ancor prima ontologico. Pensare (denken) non è ringraziare (danken) per l'essere donato, ma fissarsi su un Summum ens totalmente altro. L'ironia del tutto consiste nel fatto che propio chi parla di una protestantizzazione della Chiesa la compie. Perché il "totalmente altro" è un'idea protestante (Karl Barth giovane) - non luterana né cattolica.)) 


Molteplicità ed unità

In quel giorno avevamo parlato anche di un'idea che avevo avuto di invitare il cardinal Ratzinger a Dorfen, dove abitavo. 

Fino a quando la molteplicità è una manifestazione della pienezza dell'unità dell'essere appartiene all'unità dell'essere stesso.
Fino a quando la molteplicità è una manifestazione della pienezza dell'unità della Chiesa, appartiene all'unità della Chiesa stessa. È l'esplicitazione di qualcosa di già presente. Non è possibile determinare più precisamente  i criteri o il criterio che vorremo chiedere al cardinal Ratzinger per spiegare il rapporto tra unità e molteplicità. 

La molteplicità deve (soll) appartenere al senso del bonum. 

Pluritas pertinet attractione boni! In questo senso è manifestazione della ricchezza dell'amore. 

a. Se qualcuno è legato con il fondamento della Chiesa come soggetto (suppositum). Questo criterio si realizza nel sentire cum ecclesia (Sant'Ignazio). 
b. Sentire cum ecclesia (Sant'Ignazio) significa anche conformità con la dottrina della Chiesa. Per questo è importante fare anche un lavoro catechetico con il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC). Un lavoro che si limiti al catechismo dei vescovi tedeschi non è sufficiente. 

Vocabolario

fides qua: la fede attraverso un atto che viene creduto. Anche a questo livello la fede non è senza contenuti. 

fides quae: la fede che viene creduta. I contenuti della fede si possono per esempio leggere nel CCC o anche nel Catechismo di Pio X

((Come si vede in questo passaggio la preoccupazione alla fine degli anni novanta del Prof. Ferdinand Ulrich in Germania era che ci fosse un legame forte con la dottrina della Chiesa. Erano gli anni in cui come insegnante di religione nella diocesi di Monaco di Baviera ero continuamente confrontato con delle eresie, che arrivano fino alla negazione del senso di annunciare la risurrezione di Cristo ai bambini/ragazzi nell'insegnamento di religione per non promettere loro cose che non siamo in grado di dare. Oggi la situazione è cambiata. Sono proprio le forze che dicono di essere fedeli alla dottrina che in una quasi totale negazione del "sentire cum ecclesia" (Ignazio) attaccano Papa Francesco come eretico o comunque come un fenomeno strano che speriamo passi presto. I criteri esposti qui sopra per comprendere il rapporto tra molteplicità e unità valgono totalmente anche oggi. In modo particolare che il senso ultimo ultimo di unità e molteplicità deve "essere manifestazione della ricchezza dell'amore"). 


Trascendentali 

Cfr. HA, 267

a. secundum suppositum. La tazza è buona, bella, una, vera, qualcosa... (convertuntur)

b. secundum intentionum eorum...ens est prius aliis

Vocabolario: 

in intellectu = nel senso
intellectu = senso

Anche nel commento di questo punto Ferdinand Ulrich ha ripetuto che è per lui qualcosa di misterioso, che ci fosse da commentare proprio questa pagina del HA. Proprio ora che avevamo parlato, discutendo sull'educazione di mia figlia Johanna e dei miei scolari, del prius, nella percezione dell'essere della Johanna e dei miei scolari, della priorità (prius) di questo essere, prima di ogni sfida o precisazione dei "trascendentali" (buoni, belli, veri...). Davvero gli scolari devono essere presi laddove sono (ovviamente non per lasciarli laddove sono). 

Sulla mia vita: 

L'aprirsi del mio orizzonte intellettuale con l'incontro con il mio professore di filosofia del liceo e traduttore di Ernst Bloch non è secondo Ferdinand Ulrich da considerare come qualcosa di totalmente positivo, perché ebbe come conseguenza la perdita della fede dal 1980 al 1987. Per questo motivo il Signore mi aveva riportato negli anni 1994 fino al 2001 nell'ambiente non intellettuale della Hauptschule ( la forma di scuola più semplice nel sistema scolastico tedesco), che era poi l'ambiente in cui vissi da giovane nel quartiere operaio di Mirafiori Sud a Torino. In questo contesto dovevo trovare il Suo amore. Tra i poveri del sistema scolastico tedesco. Su questo tema ho scritto di più nel mio diario di quei tempi alla pagina 178. 


24.8.1999


Dio e il matrimonio

Non bisogna scambiare Dio con il matrimonio, la meta con un mezzo. Dio non esiste per sanare i nostri matrimoni o per garantire la loro riuscita, piuttosto il matrimonio è un mezzo per la glorificazione di Dio. L'uomo è stato creato per glorificare Dio, tutte le altre cose sono mezzi per arrivare a questa meta.

Ferdinand Ulrich 24.8.1999

Grande incontro con Ferdinand Ulrich! Abbiamo parlato a lungo sul tema degli stati di vita del cristiano. Dapprima ha letto una lunga citazione di Padre Klein SJ (cfr. pagina 43, forse del libro Gottes Wort im Kirchenjahr, 1957-1961.) Professio dei sacerdoti: morire in Dio! Tutti gli uomini sono chiamati ad un amore radicale. Tutti gli uomini si muovono verso la loro ultima ora, verso la morte. L'ora della morte è l'ora dei consigli evangelici: povertà, obbedienza e verginità. Abbiamo parlato del fatto che tutti moriamo secondo questi consigli evangelici. Così impariamo cosa sia per esempio l'obbedienza, l'obbedienza di un cadavere. Così come Balthasar anche Ulrich parla di due stati di vita del cristiano: quello del matrimonio e quello dei consigli evangelici. Entrambi gli stati di vita sono chiamati all'amore radicale ((quello che io chiamo amore gratis)). In questo senso pensano padre Jacques Servais SJ e Ferdinand Ulrich allo stesso modo.

Padre Jacques Servais sente qualcosa di giusto per quanto riguarda Ulrich, ha detto Ulrich. In forza della sua storia singolare Ulrich tende a vedere i due stati di vita insieme ((quasi come un unico stato di vita)). È stato chiamato alla verginità a partire dal matrimonio. Il testo che mi aveva letto del Padre Klein differenzia in modo preciso i due stati di vita. Insomma la teologia degli stati di vita gli è a livello teorico chiara anche se lui in forza della sua storia personale tende a sottolineare ciò che vi è di comune. Cosa per lui importante è la trasparenza nei confronti di Cristo, sia nel matrimonio sia nella vita dei consigli evangelici.

È bene che non siamo andati a Roma ((allora avevamo pensato di trasferirci a Roma per lavorare a stretto contatto con la "Casa Balthasar" diretta da Padre Servais)). Questo sarebbe stato superiore alle nostre forze perché avremmo dovuto vivere lo stato matrimoniale in modo esemplare per la "Casa Balthasar". Più opportuno sarebbe stato che la "Casa" attraverso l'apostolato avesse conosciuto più famiglie, ha detto Ulrich.

A riguardo del supra naturam, ma non contra naturam Ulrich ha detto che molti uomini percepiscono il supra di Dio come un contra.

Per quanto riguarda la "libertà della grazia" di Padre Servais: dalla libertà della grazia proviene il presupposto/ la condizione della natura per la grazia. Dio stesso vuole avere la natura come presupposto della grazia. In questo modo sia la natura che la grazia vengono prese sul serio.

Per quanto riguarda l'idea di Padre Servais che pensa che la filosofia di Ferdinand Ulrich e la teologia di Hans Urs von Balthasar si completino Ulrich vede un pericolo o una tentazione. Tra i due vi è una profonda communio, che però in un certo senso presuppone che ciò che è presente in Ulrich è presente anche in Balthasar. Lochbrunnen parla, in una lettera che Ulrich aveva ricevuto allora, di "fratelli nello spirito". In gioco è una profonda amicizia, un reciproco aprirsi. Balthasar si è rivelato ad Ulrich completamente così come era e viceversa. Forse verranno scritte delle dissertazione sul rapporto tra l'ontologia di Ulrich e la teologia di Balthasar, ma tutti questi paragoni accademici mancheranno di comprendere la profonda unità. Incontrano Ulrich incontro anche Balthasar.

L'essere è il donum! È importante vedere, come vede padre Servais, che la natura stessa è dono.

Padre Servais aveva visto nella prima parte del libero "lo stato di vita del cristiano" ((in italiano il libro è stato tradotto al plurale)) di Hans Urs von Balthasar il "principio e fondamento" (questa formula si riferisce all'inizio degli Esercizi di sant'Ignazio) del libro stesso. L'uomo è creato per glorificare Dio (Ignazio) e per amarlo/amare (Balthasar). Ulrich è d'accordo. Questa prima parte non deve essere dimenticata anche quando ci si occupa della seconda e della terza. Se si dimentica questa prima parte si arriva a ciò che Ulrich chiama la "neurosi degli stati di vita". C'è un di più dello stato di vita dei consigli evangelici ma anche un di più del matrimonio. Senza matrimoni cristiani, che per Ulrich sono rarissimi, non vi è neppure uno stato dei consigli evangelici. Per entrambi gli stati di vita Dio deve stare al primo posto. Sia il matrimonio che lo stato di vita dei consigli evangelici sono "mezzi". Inizio e fine è Dio!

Non si deve confondere Dio con il matrimonio; con la morte il matrimonio è finito. Su questo punto Ulrich è radicale come Gesù. Padre Servais pensa che la missione del matrimonio in cielo continua ad esistere. Dio non esiste per sanare i nostri matrimoni o per garantire la loro riuscita, dice Ulrich, piuttosto il matrimonio è un mezzo per la glorificazione di Dio. L'uomo è stato creato per glorificare Dio (Ignazio), tutte le altre cose sono mezzi per arrivare a questa meta.

Anche in questo Ignazio non è datato!

La tragedia della Chiesa oggi: rovistare nella dimensione dei mezzi. Questa perdita di tempo non permette di aprire una breccia al fondamento e alla meta! Manca nella Chiesa una reale pastorale dei consigli evangelici e un'autentica pastorale del matrimonio. Non si parla più di una possibile chiamata ai consigli evangelici, perché si è abbandonata la dimensione del fondamento e della meta. E per questo motivo non si parla di una chiamata al matrimonio. Il matrimonio cristiano è un reciproco accompagnarsi della donna e dell'uomo a Dio!

Sia nello stato dei consigli evangelici sia nel matrimonio vi è una divisio nel senso di San Paolo. Egli chiederebbe al Padre Servais cosa significa austragen (portare a compimento qualcosa)? (cfr. il mio diario Agosto 1999, pagina 2-3). Non si tratta di sciogliere, togliere ciò che disturba. Piuttosto si tratta di un redimere nell'amore. Si tratta di crescere nell'amore, per trovare Dio in tutte le cose.

Non esiste nulla in cui Dio non vinca!

Si deve amare in modo complessivo e quindi supera la fissazione agli organi genitali. Nell'amore complessivo il "dominio" dell'uomo verrà vissuto come servizio e non come un sopraffare o essere sopraffatti. Bisogna essere teneri. Quanto accade a livello della natura (eiaculazione, orgasmo) è alcunché di secondario! Amare la propria donna con tutto il corpo, anche se fosse necessario un sacrificio della sfera degli organi genitali!

((Come si può vedere Ferdinand Ulrich ed io parlavamo già nel 1999 di ciò che sta a cuore a Papa Francesco con gli ultimi sinodi e con il presente. Il pontificato di Papa Francesco sta cercando di mettere ordine su questa questione fondamentale dello stato di vita del cristiano nei suoi stati due principali.
La lettura di Walker Percy e la mia esperienza mi hanno portato a sottolineare in modo forse diverso la natura dell'amore complessivo. Il mio post in Facebook di qualche giorno fa né da testimonianza.

La dichiarazione d'amore più bella che abbia mai letto (die schönste Liebeserklärung, die ich kenne; deutsche Übersetzung unten in den Kommentaren) : 
Vorrei tradurre la dichiarazione di amore più bella che abbia mai letto: "Ti amo in questo attimo e fino al momento della mia morte. (...) La verità intera è che ti amo. E le verità singole sono: amo il tuo amatissimo cuore e il tuo caro sedere, il più bello di tutta la Corolina, voglio il tuo sedere e nessun altro e voglio te per il resto della mia vita, te e nessun'altra. Amo anche osservarti al chiaro del fuoco. Verrò ogni pomeriggio alle quattro (alle quattro, perché Allison diventava triste a quell'ora del pomeriggio; rg) e fosse anche solo per stare accanto a te, nel caso che tu non abbia voglia di fare l'amore con me" (Will Barrett). " Ho già voglia. Che cosa ne pensi se lo facciamo ora?" (Allison). "...Perché amo stare vicino a te e guardare i tuoi occhi, che vedono come le cose sono e il profilo delle tue guance. Queste sono le verità singole, ma verità che sono ordinate a quella intera, che ti amo." (Will) "Si è così, anch'io ho una verità singola" (Allie). "Davvero, quale?"(Will), "Amo la tua bocca, dammela." (Allie). "Bene" (Will). (Walker Percy, The second coming, Seconda parte V, 11). 
Ecco a me piacerebbe che si parlasse così di una filosofia e teologia dei sessi, in modo molto fenomenologico o si tacesse se si vede che si appesantisce la coscienza con temi che il singolo non può portare.
NB C'è anche, seguendo il Maestro crocifisso, la dimensione del sacrificio non solo nella sequela dei consigli evangelici, ma anche quando si ama una persona che non ha la libertà di Allie e di Will nell'uso del linguaggio erotico e sessuale. Questa sarà sempre "pura gratia". Come la Croce lo è (Facebook, 1.8.2017)

Rimane il fatto, come mi ha detto nell'ultima confessione, padre Federico, missionario della misericordia, che il vero peccato è ciò che impedisce la via a Dio In questo sono del tutto fedele a Ferdinand Ulrich e ad Hans Urs von Balthasar. La meta è Dio! La fissazione agli organi genitali deve essere realmente superata, perché in sé essa non è feconda di vera gioia. ))