Le notizie che arrivano dalle diocesi di Caserta e Napoli (sacerdoti che pagano prostituti omosessuali) sono sconvolgenti e mettono in mostra un problema planetario.
Ci troviamo confrontati con una Chiesa che dall'Australia agli USA passando da noi ha un problema gigantesco con il sesso.
So che nelle diocesi tedesche ci sono tanti sacerdoti che hanno una vita sessuale nascosta. Tutto questo non aiuta nessuno.
Il cardinale di Napoli assume l'atteggiamento di altri vescovi nel mondo, per esempio in Cile, con cui si tenta di nascondere lo scandalo con l'argomento, in sé giusto, e cioè che tanti sacerdoti fanno un grande lavoro. Lo fanno anche alcuni sacerdoti che si innamorano.
Non sto parlando di superamento del celibato. Non è che lo sposalizio dei sacerdoti risolverebbe tutti i problemi. Anche nei pastori luterani vi è pedofilia e violenza in famiglia.
Questo è il misterium iniquitatis che attacca il cuore della Chiesa.
Che soluzione propongo? Credo che si dovrebbe essere trasparenti ed avere un reale atteggiamento di confessione.
È vero ci sono delle grandi figure di vergini, come per esempio don Giussani stesso, di cui si ricorda il tredicesimo anniversario della sua salita al cielo o il mio maestro Balthasar.
A., un carissimo amico, è una figura luminosa di verginità vissuta, ma dobbiamo accettare la critica che sulla sessualità abbiamo insegnato un fracco di "frignacce" (non so se si scrive così). In primo luogo quella di non aver capito che eros è una fonte del coraggio di vivere.
Il teologo Eugen Drewermann aveva scritto un libro in cui aveva fatto vedere lo stato di vita di tanti sacerdoti, purtroppo il suo atteggiamento antiromano, non ha aiutato la sua credibilità - ma i problemi toccati richiedono un'urgente correzione.
Una correzione che ha a che fare con la misericordia, ma quella vera che è fuoco!
Si tratta di un diario filosofico e teologico in cui ospito a volte anche la voce di amici o conoscenti che arricchiscono il mio pensiero e la mia vita
mercoledì 28 febbraio 2018
Perché non mi è piaciuta l'intervista che ha dato don Carrón alla fine della Santa Messa in Duomo nella ricorrenza della morte di Don Giussani.
Perché non mi è piaciuta l'intervista che ha dato don Carrón alla fine della Santa Messa in Duomo nella ricorrenza della morte di Don Giussani.
Sono ovviamente contento che tanta gente, anche a tredici anni della morte del sacerdote della bassa lo senta come un compagno di vita - e di fatto dal cielo si può essere ancora più presenti che dalla terra (in cui si è legati dal proprio carattere e da tante determinazioni sociali).
Ovviamente è giusto anche che come responsabile del Movimento dica che CL in Italia ha una presenza che non ha in nessuna parte del mondo.
Suppongo però che nel duomo c'erano anche tanta di quella gente che incontriamo nella rete, con i loro pensieri razzisti e con una visione del mondo e della Chiesa che è il contrario di quella che ci vuole insegnare Papa Francesco e che si può riassumere nella differenza delle due parole inglese "faith" e "fight".
L'arcivescovo stesso nella sua predica non ha potuto tacere gli errori che sono fatti e che vanno confessati.
Il mio maestro Balthasar era dell'idea che non si dice in pubblico alla propria madre se ha un cappello ridicolo; ma qui non si tratta di cappelli ridicoli, ma di cose come corruzione, come razzismo.
Tacere è secondo me collaborare. Sarebbe bello se don Carrón facesse sentire la sua paternità anche a chi con un grande lavoro gratuito e profetico cerca di salvare il salvabile.
Dopo quella intervista mi sono sentito più solo. E suppongo non solo io, ma tanti altri che con libri, lavoro giornalistico e televisivo, stanno facendo una grande lavoro di reale sequela al Santo Padre, nel suo tentativo di "frenare l'apocalisse" come ci ha insegnato Padre Antonio Spadaro SJ.
Ho scritto nello stesso giorno nella mia bacheca in Facebook:
Rinnovo la mia obbedienza a don Julián Carrón (a scanso di equivoci)
Signore, Tu sai che vorrei servirti,
ma dipendo ancora dalla mia opera
e dal mio giudizio;
che mi rintano in continuazione
e velocemente dentro di me,
per considerare tutto dal mio punto di vista,
così che faccio questo e non faccio
quest'altro,
desidero questo
e detesto quest'altro.
Tu però ci hai rivelato,
in tutta la Tua vita e in modo particolare sulla croce,
cosa significhi fare la volontà d'un Altro.
Questo Altro era per Te il Padre,
il Padre così perfetto, che Tu a priori
e senza sottoporle ad un Tuo controllo
hai considerato ed accettato
ogni sua decisione come perfetta.
Non in forza di una gnosi,
che ogni volta avrebbe dovuto essere
frutto di controllo e di considerazione,
ma di un amore.
Il tuo amore per il Padre ha preso
una volte per tutte il posto
di un Tuo propio controllo.
E questo amore lo hai donato anche
ai tuoi santi,
e il Tuo santo Ignazio ha scritto di esso
e ne ha parlato,
ed ha mostrato che la volontà del superiore,
la volontà del Padre,
in primo luogo la volontà divina
è decisiva per l'amante,
che non vuole conoscere altro
che il desiderio dell'amato.
Donaci la Tua forza filiale,
permetti di imparare
ad amare il Padre come lo
hai amato tu,
permetti
che attraverso Te e attraverso
il Tuo atteggiamento
giungiamo a Lui,
che in forza della
Tua obbedienza perfetta,
diventiamo obbedienti,
attraverso la tua indifderenza
indifferenti.
Permetti che non cerchiamo in nulla
ciò è nostro,
ma che con il tuo santo Ignazio
ci muoviamo direttamente verso di Te
diventando così indifferenti
fino nel fondo del nostro cuore,
non per essere menefreghisti
nei confronti Tuoi e del mondo,
ma per cominciare finalmente
ad amare Te e il Padre
nello Spirito Santo
sopra ogni cosa.
Amen!
(Adrienne von Speyr in un tradizione di Roberto Graziotto)
lunedì 26 febbraio 2018
Sfidare l’apocalisse, non negare, ma sfidare l’apocalisse con l’unico metodo che noi cristiani abbiamo a disposizione: mettere Cristo sempre più al centro della Chiesa.
Sfidare l’apocalisse, non negare, ma sfidare l’apocalisse con l’unico metodo che noi cristiani abbiamo a disposizione: mettere Cristo sempre più al centro della Chiesa.
Questo ha come conseguenza due „poli“ che si richiamano a vicenda: da una parte „la consapevolezza bruciante sul ruolo del primato petrino“, ma allo stesso la consapevolezza drammatica che non si tratta di esaltare Francesco, ma Gesù, „facendosi da parte per lasciare a Cristo il centro della scena“.
Questo significa che il „tempo deve essere pensato in relazione al trascendente“. Per questo in questi giorni in tedesco sono intervenuto perché la questione del „chi ha avuto colpa dell’incidente“ non stesso in primo piano. I tre che sono morti e i due che hanno sopravvissuto hanno bisogno di essere relazionati al „trascendente“, al „mistero“.
E questo che vale nella piccola scena del mondo, vale anche per il grande palcoscenico del mondo.
Ci troviamo sempre in una situazione di „conflitto“ e quando muore gente così giovane, come nella guerra in Siria o nell’incidente qui da noi, sentiamo il respiro dell’apocalisse, ma nessuna persona che sia realmente sana può augurarsi un avvicinamento di essa. Piuttosto la preghiera di essere pronti se arriva. Poi il mondo ha bisogno non di profeti di sventura, ma di padri come Abramo che cercano di frenare la catastrofe. I papi sono certamente tali figure.
Nessuno che conosca il mondo e le sue brutalità può, se vuole essere ragionevole, rinunciare alla categoria delle due bandiere di Ignazio: o sei con Cristo o sei con il diavolo! Allo stesso tempo però è un errore fatale, come spiego nel video (nella mia bacheca in Facebook) e ancor più come spiega il Padre Spadaro, identificare questo scontro con gli scontri sulla terra su diversi temi. Le due dimensione sono „legate ma non confuse“ e il nostro compito è quello di dialogare con il mondo, non come adeguamento mondano, ma in uno spirito di resistenza alla catastrofe - per trovare insieme fonti del coraggio di vivere.
Non dobbiamo affrettare l’apocalisse, anche se questo desiderio è in noi, come ha capito forse più di tutti Walker Percy.
Dobbiamo discernere e distinguere la fede (faith) da ogni tipo di „battaglia“ (fight). Non si tratta di essere diplomatici a tutti i costi, ma in primo luogo di identificare il vero nemico - quello già identificato dal Vangelo: il denaro, mammona. Con cui si pagano le guerre di ogni tipo, anche quelle ideologiche.
Gli scontri anche a livello ideologico contro la perdita dei valori è finanziata - lo dico io - da potentati che stanno usando il mondo cattolico per i loro scopi di avvicinamento dell’apocalisse. La guerra all’Islam è secondo me una di queste forme di accelerazione (la più grave al momento, forse), come abbiamo compreso dai Contadini esaminando il pensiero di Steve Bannon, che cita anche il Padre Spadaro.
L’unica vera alternativa oggi è quella che il mio nuovo amico Riccardo Cristano sottolinea in questi tempi: tra la „civiltà dell’incontro“ o l’“inciviltà dello scontro“. Anche i temi come il gender e gli altri temi cari (nel senso dello scontro) al mondo cattolico tradizionalista, sono certo temi in cui si deve stare all’erta, quando essi diventano strumenti di battaglia ideologica di lobbies, evitando però la squalificazione del nostro sistema di diritto, che è uno „stato di diritto“. Posizioni disfattiste a livello politico, giuridico o ideologico sono tutte forme fascistoidi (qui è necessaria la distinzione tra fascismo storico e movimento antropologico dell’animo umano) di anticipazione dell’apocalisse , quella che deve essere invece frenata!
domenica 25 febbraio 2018
Über die Frage nach der Schuld von jemandem
Über die Frage nach der Schuld von jemandem
Fangen wir mit einem Gebet von einer Ärztin, Adrienne von Speyr (1902-1967), an:
"Obwohl du, Christus, den Tod erlittest,
den wir durch die Last unsere Sünden
verschuldet haben,
kommst Du als unser Brüder zu uns zurück
mit dem Geschenk Deiner Erlösung.
Du lässt es uns nicht entgelten,
dass wir Dich an Kreuz gebracht haben,
lass uns vielmehr teilnehmen an Deiner Freude (!!!),
feierst ein Wiedersehen mit uns, als wir nie untreu gewesen,
als hätten wir stets in Glaube und Vertrauen
auf Dich gewartet...".
den wir durch die Last unsere Sünden
verschuldet haben,
kommst Du als unser Brüder zu uns zurück
mit dem Geschenk Deiner Erlösung.
Du lässt es uns nicht entgelten,
dass wir Dich an Kreuz gebracht haben,
lass uns vielmehr teilnehmen an Deiner Freude (!!!),
feierst ein Wiedersehen mit uns, als wir nie untreu gewesen,
als hätten wir stets in Glaube und Vertrauen
auf Dich gewartet...".
Das ist die frohe Botschaft: derjenige, der ein Recht hätte sich über unseren Sünden zu beschweren, da er ohne Schuld ist, tut es nicht!
Schuldzuweisungen sind jedoch einen nationalen Sport, besonders hier im Netz.
Einige müssen es im Bereich ihres Berufs tun (Polizisten, Richter...), aber es wäre schön, wenn sie es innerhalb der Grenzen ihres Berufes täten.
Als Beispiel: nicht alles was etwa ein Polizist in Affekt sagt ist "innerhalb der Grenzen" des eigenen Berufes. Er ist ein Mensch, wie wir alle, er darf es tun, aber man muss das nicht als die Mitteilung der Wahrheit wahrgenommen werden. Auch Zeugenaussagen, besonders wenn sie unter Schock abgefragt worden sind, sind auch keine unbedingte Wahrheitsmitteilungen.
Auch ohne den Glauben dürften die Menschen guten Willens verstehen, dass es keine Schuld, die separat von uns allen, gibt. Wenn Jugendliche am Wochenende mit Alkohol und Drogen übertreiben, das ist sicher nicht Schuld von den Jugendlichen allein.
In ihrem Herzen sind die Jugendliche noch sehr unschuldig und fähig Akten der Solidarität zu vollziehen, die wir Erwachsene, die ständig mit der Frage: "wer Recht hat" beschäftigt sind, nicht tun.
Was das Christentum anbelangt, alles was gesagt wird, muss mit der Freude zu tun haben und wenn in einem Moment sie nicht möglich ist, dann mit der Traurigkeit, aber nicht mit der Verbitterung.
Warum? Weil die Wirklichkeit sich vom Vater zum Vater bewegt und nichts verloren geht. Alles ist gerettet! Und wir dürfen hoffen, dass alle gerettet werden.
sabato 24 febbraio 2018
È il Sabato Santo l‘unico atteggiamento legittimo del cristiano? - in dialogo con Padre #Przywara
È il Sabato Santo l‘unico atteggiamento legittimo del cristiano? - in dialogo con Padre #Przywara
Zeitz. C’è una riflessione sulla quaresima e in modo particolare sul Sabato Santo del Padre Przywara del 1923 che mi ha fatto molto riflettere.
Di fronte alle catastrofi del mondo il padre gesuita, maestro di filosofia di Balthasar, si chiede se il nostro atteggiamento ultimo nei confronti del mondo non dovrebbe essere quello del Sabato Santo. Nel suo modo di vedere questo giorno si tratta di un "giorno tra", un giorno in cui tutto tace.
Padre Przywara respinge questa "tentazione" - proprio perché è un "giorno tra" non può essere sublimato. Senza la gioia della Pasqua prima o poi rimpiangerai i piatti di carne in Egitto e cioè il potere che avevi.
La cosa che possiamo dire con certezza è che questo mondo cattolico arrabbiato (parte del mondo arrabbiato in genere) non ha nessun senso della gioia pasquale, ma non ha neppure senso di quel vero ed intimamente „evangelico“: Signore perdonami, non sono degno di te. Io, non sono degno di te, non gli altri. Senza questa confessione del peccato e senza la gioia pasquale anche questo atteggiamento così cristiano, come quello del Sabato Santo diventa pian piano solo la serietà dell'uomo di mondo che sta sopra le parti e sa giudicare tutto, ma in questo giudizio non vi è nulla di cristiano.
Spesso gli articoli di alcuni giornalisti cattolici sono una riflessione mondana sul mondo che piace ai signori del centro destra o di qualche altra formazione politica.
Spesso sono un civettare con la rabbia, con lo spirito della rabbia che sta investendo il mondo è che non ha nulla a che fare con l’ira santa di cui parla Tommaso o con la necessità di un giudizio su ciò che accade.
Noi tutti abbiamo una parte di rabbia e questa non è autentica, perché solo l'amore gratis è autentico.
Quando facciamo le nostre tirate contro i cristianisti della rete corriamo noi stesso il rischio di vivere di questa rabbia. Cristiano autentico è colei o colui che vanno in una clinica a sollevare chi si trova nel buio più completo. O quando ti trovi nella camera ardente di una ragazza vietnamese a pregare Ave Maria e il Veni Sancte Spiritus di don Giussani con i buddisti. O quando uno canta con dei bambini in parrocchia o lavora con dei giovani.
In vero al cospetto di ciò gente come i cristianisti non ha nessuno diritto di essere citati. Perché la tentazione più grande è proprio quella di vivere della rabbia e di mettersi nel campo di battaglia con quel famoso "voler aver ragione" che sia don Carrón che il Santo Padre non vogliono che abbiamo. Dobbiamo imparare a vivere con tutti, per quanto ci sia possiibile.
Infine ciò che ho imparato sull'amore gratuito da Ulrich significa anche il non inseguire il successo. Specialmente questa cosa. E' ovvio che se volessimo inseguire il successo dovremmo chiudere subito come Contadini. E' una scelta che può essere difficile ma se ha un senso chiamarsi contadini è proprio quello di restare in una posizione povera e semplice (ma il contadino ha scarpe grosse e cervello fino!). Il successo poi non è detto che non venga, ma nella storia della Chiesa ha strade e tempi lasciati definitivamente allo Spirito.
Lo spirito del cinismo e gli avvenimenti di Goutha. Un mio articolo per il gruppo di Facebook, "I Contadini di Peguy"
Lo spirito del cinismo e gli avvenimenti di Goutha.
Zeitz. Quello che abbiamo fatto conoscere ai lettori dei "Contadini", scritto da Riccardo Cristiano, giornalista italiano amico del padre gesuita Paolo Dall'Oglio, su la tragedia di Goutha, corrisponde a ciò che riporta la "Frankfurter Allgemeine Zeitung", il giornale di Francoforte del capitalismo tedesco, sul tema questa mattina.
Detto con la forma di un twitter: "Sempre più feriti, sempre meno bende" - così cita Christoph Ehrhardt , il Dr. Abdul Kader Schami che vive ed opera nel quartiere periferico di Damasco e cerca di salvare il salvabile. Aggiunge: "Le persone stanno subendo ferite che non ho mai visto prima".
Da sei giorni dura l'offensiva del regime di Assad sostenuta dall'alleato russo. "Fuoco continuo con bombe aeree, granate e bombe a botte fuorilegge" (Ehrhardt).
Come nel caso della "liberazione" di Aleppo da parte delle truppe governative di Assad e dei russi vengono bombardati ospedali, in cui sono ricoverati anche bambini e anziani (fonte: Akram Touma, "il numero due nel dipartimento medico").
Come nel caso della "liberazione" di Aleppo da parte delle truppe governative di Assad e dei russi vengono bombardati ospedali, in cui sono ricoverati anche bambini e anziani (fonte: Akram Touma, "il numero due nel dipartimento medico").
Una situazione terribile in cui manca tutto, in modo particolare medicine e cibo. Nel quartiere di Damasco si corre il rischio di morire letteralmente di fame.
I gruppi di ribelli al regime purtroppo sono tra loro in contrasto e questo indebolisce totalmente la loro opera di resistenza (come, mutatis mutandis, non aiuta il contrasto nella sinistra italiana, se si vuole avere un chance di opporsi in modo efficace al centro destra). Forse il gruppo più stabile di opposizione sono "le brigate dei misericordiosi". Il contrasto è nato nella ripartizione del mercato nero del cibo, che ora è tra l'altro collassato.
Nella prima pagina la FAZ riporta che "il cancelliere Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno chiesto al presidente russo Putin di aderire a una risoluzione delle Nazioni Unite che chiede un cessate il fuoco" per la regione dell'est Goutha. Il ministro degli esteri Sergej Lawrow, dice che ci si può pensare su, ma..."ma dove sono le garanzie che i ribelli si conformeranno al cessate il fuoco umanitario"?
Non bisogna dimenticare, per giudicare la frase del ministro degli esteri russo, le proporzioni: sarebbe come se io rispondessi ad un bambino che mi lancia una pietra con una bomba.
Certo la FAZ non ha nessuna simpatia per i russi e per Putin, ma i giornalisti di questo giornale sono professionisti che forse non tengono l'equilibrio giusto nella critica (per esempio anche del ruolo degli USA in questa triste storia di sei anni di guerra) ma che non lavorano con fake news.
Il giudizio della FAZ mi sembra però in questo caso - tendono conto che ovviamente si tratta di giornalismo e non diplomazia - impeccabile. Solo il cinismo di Assad e di Putin può far passare il massacro della popolazione civile come "retorica della catastrofe" (cfr. editoriale di Klaus- Dieter Frankenberger).
Una catastrofe che dura da quando nell'agosto del 2013 "caddero lì in diversi punti missili equipaggiati con il gas Sarin".
Una catastrofe che dura da quando nell'agosto del 2013 "caddero lì in diversi punti missili equipaggiati con il gas Sarin".
La FAZ, come ogni persona che scriva su questi avvenimenti, è cosciente che le notizie, pur avendo una grande livello di probabilità, non possono essere dimostrate al cento per cento.
Ma come diceva Cicerone speso non possiamo che accontentarci della probabilità, quando non si ha accesso diretto alla verità.
(Chiedo scusa per le mie imprecisioni nella lunga italiana e di eventuali tedeschismi - qui nei Contadini non possiamo permetterci un lavoro di redazione della grammatica dei testi).
giovedì 22 febbraio 2018
Dialogo tra un buonista ed un cristianista - un tentativo
Dialogo tra un buonista (b) ed un cristianista (c)
c = Sei un tipo pericoloso, tu.
b = Chi io?
c = Si, tu. Parli tanto di misericordia, ma non ti accorgi del pericolo rosso oppure sei un agente del comunismo.
b = Giusto, sono appena tornato dal mausoleo di Stalin.
c = Non fare il furbo, la tua ironia ti tradisce.
b = Non posso essere ironico?
c = Parliamo di cose serie: non ti accorgi del pericolo islamico? Ci vogliono uccidere tutti e non ci permettono neppure di mettere i crocifissi nelle nostre scuole.
b = Chi te lo impedisce? Ci sono degli imam al governo in Italia?
c = No, buonisti come te che vogliono fare un pasticcio di religioni tutte uguali e non vogliono combattere per i valori e per la croce.
b = In vero mi è già capitato di essere deluso che vescovi cristiani si siano tolti la croce per andare a visitare la moschea di Gerusalemme.
c = Non deve essere deluso ma combattere con noi per i valori cristiani. Allora ti crederemo, crederemo che sei stato solo ingenuo.
b = Cosa significa per te la croce?
c = L’Imperatore Constantino l’ha messa come simbolo di vittoria nello scudo dei suoi soldati.
b = Capisco, noi dobbiamo metterla sugli aeroplani delle nazioni occidentali? Non hai mai pensato che l’uomo che vi è appeso non ha mai combattuto contro nessuno? A parte una volta quando ha scaraventato qualche tavolo nel tempio.
c = Sto parlando dei valori cristiani e non di Gesù. Di questo si parla ai bambini.
b = Perché sei sempre così arrabbiato?
c = Perché ci scanneranno tutti come quel sacerdote in Francia, mentre vuoi buonisti volete il matrimonio per gli omosessuali.
b = Possiamo parlare di un tema alla volta? Sai che tantissimi mussulmani sono stati ammazzati o da cristiani come i vari presidenti americani nelle loro guerre di „liberazione“ oppure dai terroristi che sono quei gruppi che all’inizio le forze occidentale hanno voluto armare contro i comunisti russi.
c = Ma adesso l’America ha un grande presidente che è contro l’aborto e che ha capito che c’è un pericolo islamico.
b = Si, un uomo di un profilo cristiano indubitabile, come dimostra il muro che vuole far costruire tra il Messico e gli USA.
c = Anche il Vaticano ha dei muri e non mi sembra che il vostro Papa abbia fatto montare delle tende per i profughi nel Vaticano.
b = Come si distingue la tua rabbia da quella di chi ha ucciso tante persone in Florida l’altro giorno? A me sembra che la rabbia cristianista sia solo il ramo secco di una rabbia planetaria, che ha volte si rivela in modo impazzito, come in Florida
c = Non osare di fare tali paragoni; quando saremo al potere vi accontenteremo e vi mettiamo tutti in galera, così potrete riflettere sul vostro buonismo.
b = Sono un tipo pericoloso, io ?
c = Non ricominciare con l’ironia.
(2018)
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