mercoledì 28 febbraio 2018

Perché non mi è piaciuta l'intervista che ha dato don Carrón alla fine della Santa Messa in Duomo nella ricorrenza della morte di Don Giussani.

Perché non mi è piaciuta l'intervista che ha dato don Carrón alla fine della Santa Messa in Duomo nella ricorrenza della morte di Don Giussani. 
Sono ovviamente contento che tanta gente, anche a tredici anni della morte del sacerdote della bassa lo senta come un compagno di vita - e di fatto dal cielo si può essere ancora più presenti che dalla terra (in cui si è legati dal proprio carattere e da tante determinazioni sociali). 
Ovviamente è giusto anche che come responsabile del Movimento dica che CL in Italia ha una presenza che non ha in nessuna parte del mondo. 

Suppongo però che nel duomo c'erano anche tanta di quella gente che incontriamo nella rete, con i loro pensieri razzisti e con una visione del mondo e della Chiesa che è il contrario di quella che ci vuole insegnare Papa Francesco e che si può riassumere nella differenza delle due parole inglese "faith" e "fight". 
L'arcivescovo stesso nella sua predica non ha potuto tacere gli errori che sono fatti e che vanno confessati. 
Il mio maestro Balthasar era dell'idea che non si dice in pubblico alla propria madre se ha un cappello ridicolo; ma qui non si tratta di cappelli ridicoli, ma di cose come corruzione, come razzismo. 
Tacere è secondo me collaborare. Sarebbe bello se don Carrón facesse sentire la sua paternità anche a chi con un grande lavoro gratuito e profetico cerca di salvare il salvabile.
Dopo quella intervista mi sono sentito più solo. E suppongo non solo io, ma tanti altri che con libri, lavoro giornalistico e televisivo, stanno facendo una grande lavoro di reale sequela al Santo Padre, nel suo tentativo di "frenare l'apocalisse" come ci ha insegnato Padre Antonio Spadaro SJ.

Ho scritto nello stesso giorno nella mia bacheca in Facebook: 
Rinnovo la mia obbedienza a don Julián Carrón (a scanso di equivoci)

Preghiera per ottenere l'indifferenza

Signore, Tu sai che vorrei servirti,
ma dipendo ancora dalla mia opera
e dal mio giudizio;
che mi rintano in continuazione
e velocemente dentro di me,
per considerare tutto dal mio punto di vista,
così che faccio questo e non faccio
quest'altro,
desidero questo
e detesto quest'altro.

Tu però ci hai rivelato,
in tutta la Tua vita e in modo particolare sulla croce,
cosa significhi fare la volontà d'un Altro.
Questo Altro era per Te il Padre,
il Padre così perfetto, che Tu a priori
e senza sottoporle ad un Tuo controllo
hai considerato ed accettato
ogni sua decisione come perfetta.

Non in forza di una gnosi,
che ogni volta avrebbe dovuto essere
frutto di controllo e di considerazione,
ma di un amore.
Il tuo amore per il Padre ha preso
una volte per tutte il posto
di un Tuo propio controllo.

E questo amore lo hai donato anche
ai tuoi santi,
e il Tuo santo Ignazio ha scritto di esso
e ne ha parlato,
ed ha mostrato che la volontà del superiore,
la volontà del Padre,
in primo luogo la volontà divina
è decisiva per l'amante,
che non vuole conoscere altro
che il desiderio dell'amato.

Donaci la Tua forza filiale,
permetti di imparare
ad amare il Padre come lo
hai amato tu,
permetti
che attraverso Te e attraverso
il Tuo atteggiamento
giungiamo a Lui,
che in forza della
Tua obbedienza perfetta,
diventiamo obbedienti,
attraverso la tua indifderenza
indifferenti.

Permetti che non cerchiamo in nulla
ciò è nostro,
ma che con il tuo santo Ignazio
ci muoviamo direttamente verso di Te
diventando così indifferenti
fino nel fondo del nostro cuore,
non per essere menefreghisti
nei confronti Tuoi e del mondo,
ma per cominciare finalmente
ad amare Te e il Padre
nello Spirito Santo
sopra ogni cosa.
Amen!

(Adrienne von Speyr in un tradizione di Roberto Graziotto)

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