Lipsia. Carissimo signor Franceschini,
grazie per l'intervista che ha concesso a Tracce (maggio 2018) che mi ha commosso profondamente; ho dodici anni meno di lei, ma il caso Moro è stato, per un certo senso, l'inizio del mio percorso esistenziale e filosofico.
Avevo 18 anni ed andavo al liceo scientifico Ettore Majorana nella periferia di Torino. Mio insegnante di filosofia era allora Francesco Coppellotti, il traduttore di Ernst Bloch, che vedeva nella sua nascita a Ludwigshafen (invece che a Mannheim) un segno della sua appartenenza operaia, come per me lo sono stati gli anni che ho vissuto a Mirafiori Sud.
La mia mamma (suzzarese) per sua scelta, non per diretta necessità, decise di lavorare negli anni 80 anni alla Fiat a Torino e guardava con simpatia quella "marcia dei quarantamila" di cui Lei parla nell'intervista con Paolo Perego. Nell'Ottanta venne ucciso nel bar vicino al nostro liceo, Matteo C. Dal 1978 fino al 1980 faccio un percorso tutto mio che forse ha solo un punto di chiarezza: il mio amore per il mio insegnante di filosofia e l'inizio di un scambio di lettere con Hans Urs von Balthasar. Nel liceo difendo, quasi da solo, la posizione di Leonardo Sciascia che riconosceva come vere le lettere di Moro e la necessità di trattare. Nel 1980 attacco alla scuola un grande volantone chiedendomi pubblicamente se sia compito della polizia ammazzare giovani in un bar (come nel caso di Matteo) o difendere la vita dei cittadini. Matteo è stata l'unica persona della scena terroristica con cui avevo parlato direttamente, non ho mai fatto un incontro come il suo a Pecorile, ma con l'incontro con la filosofia dell'Utopia mi distaccai dalla vita della Chiesa (dal 1980 al 1987). Avvertivo l'esigenza di un'ontologia del non essere ancora e sebbene attraverso von Balthasar venni a conoscere il Movimento di Comunione e Liberazione non mi convinse perché troppo legato al "già" e troppo poco al "non ancora". Nel carcere Lei esperimenta la Chiesa come maestra di umanità, come studente fuori dal carcere per me CL era troppo politicizzata o se vuole troppo andreottiana. Di fatto al cospetto del caso Moro mi trovavo ad avere come "compagno" di lotta Sciascia e non gente cattolica. La mia gente insomma mi aveva lasciato da solo di fronte a questo momento di crisi. Questo accadeva in un tempo in cui il parroco di Mirafiori Sud, don Paolo Gariglio, lasciava Mirafiori per andare a Nichelino; insomma la persona che aveva avuto più influenza su quel bambino e giovane che ero non era più presente nel momento della crisi e le lettere di Balthasar segneranno un percorso che non è finito neppure ora, ma che in quel momento erano nello stato di un "seme", piuttosto che di una "presenza". Potrei continuare per ore, ma ora giungo a ciò che mi ha commosso della sua vita.
Lei ha una grandissima capacità di "confessare" sia la sua fede religiosa, sebbene umana e non divina e di confessare i propri errori. Questo atteggiamento di confessione è ciò che più mi ma colpito nella teologia di Balthasar: sulla Croce Gesù, che non a caso parla di sé più come "Figlio dell'uomo" che come "Figlio di Dio", anche se rinvia - a differenza di quanto pensasse Bloch - al Padre non come Padrone, ma come fonte di Amore gratuito, confessa tutto il peccato del mondo, anche quello successo a via Fani. Come si vede anche dal grave caso delle dimissioni di tutti i vescovi cileni, abbiamo nella Chiesa il bisogno di questa radicale confessione del peccato: senza di essa non vi sarà la risurrezione, cioè l'assoluzione del peccato.
Nei mie anni tedeschi c'è stata una svolta piuttosto conservatrice, dovuta all'incontro con il filosofo tedesco Robert Spaemann, che tra l'altro ha scritto una critica alla filosofia utopica, ma il vero incontro che mi ha portato a non pensare ultimamente per nulla nelle categorie di conservatore e progressista è stato l'incontro con un filosofo che è diventato anche uno dei miei amici più cari: Ferdinand Ulrich. Con lui ho imparato a vedere la realtà come "dono", l'essere come dono di amore gratuito, come un "già" semplice e completo, ma anche come "una non sussistenza", perché questo dono non è "nulla" (lo rivela anche il linguaggio quando rispondiamo ad un grazie: "non fa nulla"). Solo questo nulla dell'amore gratuito può rispondere a quel nulla di cui parla Lei nella sua intervista: il deserto da attraversare e dove non si sa dove aggrapparsi. Solo l'amore è credibile.
Dopo 28 anni di Germania e 16 nella sua parte est, quella che è stata la DDR, comincio ad avere sempre meno il bisogno di forme di "proselitismo dell'assoluto", ciò di cui ho bisogno sono persone autentiche come Lei.
Con grande stima, Suo Roberto Graziotto
Si tratta di un diario filosofico e teologico in cui ospito a volte anche la voce di amici o conoscenti che arricchiscono il mio pensiero e la mia vita
sabato 19 maggio 2018
martedì 8 maggio 2018
Sul cardinal Martini e i movimenti (in modo particolare Comunione e Liberazione)
Lipsia. Ho letto questa mattina in una bacheca in Facebook:
"Non sarò mai abbastanza grato a Martini per aver tenuto i movimenti fuori dalla diocesi nella mia giovinezza".
"Non sarò mai abbastanza grato a Martini per aver tenuto i movimenti fuori dalla diocesi nella mia giovinezza".
Questa frase polemica mi ferisce e non mette il pastore di Milano in una buona luce: se fosse vera sarebbe semplicemente la dimostrazione che non è stato un buon pastore. Ciò conferma anche come mai il mio maestro Balthasar non avesse un giudizio del tutto positivo - a differenza di me che vede nel cardinal Martini una delle figure più luminose della storia della Chiesa in Italia nell'ultimo secolo, precursore del gesuita che ora guida la Chiesa a livello mondiale: Papa Francesco - sul suo confratello gesuita (lo so che Balthasar è uscito dall'Ordine, ma so anche che ha cercato fino alla fine della sua vita di ricucire il rapporto con esso).
Mi ferisce (la frase che ho letto in FB) perché questa storia dei movimenti e in modo preferenziale quello di CL ha generato la mia vita. Nella modalità dell'amicizia tra Balthasar e Giussani. Altre persone in CL con le loro storie e con i loro maestri (Don Tantardini...) sono luce per la Chiesa e per il mondo.
Allo stesso tempo la trovo un occasione per approfondire un "atteggiamento di confessione" senza il quale non vi è appartenenza reale a Cristo.
Di fatto è vero che spesso CL in Milano ha polarizzato la vita della Chiesa con giudizi che non avevano nulla di misericordioso. È vero che la Cl di Milano ha avuto ed ha un peso che non è giusto che abbia, anche semplicemente perché una "priorità" nella Chiesa deve avere sempre l'atteggiamento di "servizio" (in questo caso di tutto il movimento). Dimostrazione di ciò che sto dicendo è che se per caso una delle persone della vecchia guardia di CL di Milano leggesse queste righe non le verrebbe in mente e nel cuore di "confessarsi" ma semplicemente mi dichiarerebbe per pazzo (se non la fa è solo perché io non sono nessuno). Ci sono alcune eccezioni (tra la vecchia guardia), ma non mi cercano mai, anche quelle che mi vogliono bene. Sono imbarazzante!
A livello politico la vecchia guardia della Cl di Milano (per fare qualche nome: Cesana, Mons. Negri...) (1) è schierata o simpatizza con la Lega e spesso non ama lo spagnolo don Carrón, che non è sentimentale (anche qui ci sono eccezioni). Io ho un motivo di gioia grande e l'ho letto questa mattina nel Vangelo: il Principe di questo mondo è già stato giudicato, come era stato già giudicato in un lager nazista o in un gulag comunista, ma l'esistenza storica è e rimane sotto il segno della Croce che pone sempre l'alterativa tra una vera confessione del peccato del mondo (e proprio) o un demagogico civettare con esso. Che Dio ci aiuti!
Ho scritto nella mia bacheca questa mattina, sempre sulla questione politica italiana: Se le cose stanno così ed è provabile che stiano così (politica ridotta al ballottaggio tra un nuovo centro destra, la Lega e un nuovo centro sinistra, 5 Stelle) allora l'Italia, come dice Bannon, è l'avamposto, il paese modello per il populismo in Europa. Questo mi fa paura perché nessuno dei veri problemi del paese (gente che guadagna sempre di meno, disoccupazione giovanile, etc). verrà risolto da questo populismo anti europeo. La storia non si ripete tale e uguale. Il ventennio fascista (dieci anni prima della catastrofe in Germania) non è paragonabile tout court con ciò che accade ora, ma mi chiedo come mai l'Italia sia sempre così all'avamposto in posizione che hanno sconvolto e sconvolgeranno l'Europa? Forse un certo sentimentalismo staccato dalla ragione?"
In un breve aforisma sui migranti e il Crocifisso avevo aggiunto:
Nella retorica di certa parte del mondo cattolico si tratta di un'alternativa. Si sarebbe sostituita la vera meditazione sul Crocifisso con il tema sociale dei migranti. Chi pensa così non ha capito nulla del cristianesimo, no meglio non ha capito nulla di Cristo. Sarà un ottimo "cristianista", ma non è cristiano!
Purtroppo CL è piena di "cristianisti" e stupisce che in un movimento in cui si parla in continuazione di ragione e fede vi sia un giudizio così debole (quello che corre nella rete e tra le comunità e non quello di don Carrón e chi lo segue che è sempre preciso) sull'esistenza storica.
Ringrazio tutti gli amici che non si vergognano di me.
(1) Poi vi sono persone della vecchia guarda milanese che hanno un giudizio buono e preciso, ma che siano realmente interessati ad un reale atteggiamento di confessione ho molti dubbi.
domenica 6 maggio 2018
La nuova prefazione del Santo Padre all'opera di Benedetto XVI su fede e politica
Con questa prefazione Papa Francesco pone il proprio magistero sulla famiglia in linea con quella dei suoi ultimi predecessori. Ed è giusto così. Non mi aspetto da un Papa che pensi ad una "rottura" tra lui e i suoi predecessori - questo tipo di fantasia rivoluzionaria non ha nulla a che fare con un reale "sentire cum ecclesia". Ciò però non significa che non vi siano dei diversi accenti e un cammino da fare e non solo dai Papi, ma da noi tutti. 1. Basta vedere qualche film ogni tanto per comprendere che vi è davvero una "colonizzazione" contro la famiglia. A livello cinematografico si è quasi sempre confrontati con famiglie che non funzionano e guardando il film in modo acritico, ci si accorge che la propria "simpatia" viene guidata al sostegno emozionale di un nuovo rapporto in cui ovviamente tutto andrà bene, etc. 2. I rapporti omosessuali sono presenti in modo sproporzionato all'evento. Allo stesso tempo però su 1) si deve dire che la famiglia è davvero in crisi e che sotto il concetto di "fedeltà" si nasconde a volte (spesso?) una sofferenza incredibile ed una lasciare solo le donne con maschi super dominanti. E su 2) bisogna dire che non tutti gli omosessuali fanno parte di una lobby, spesso sono costretti a vivere nel segreto la propria identità sessuale.
La grande questione dell'introduzione del Papa mi sembra quella della "critica dei nuovi diritti" che sono un ripiegamento all'ego liberale ed individualista. Questa critica come ho presentato in un articolo del Sussidiario qualche anno fa è stata fatta anche da sinistra. Christoph Menke dice che il prezzo da pagare per questi nuovi diritti è la capitolazione al cospetto del liberalismo e l'insignificanza della politica come tentativo di pensare il "bene comune" e non solo il bene di certi individui. La "bellezza disarmata" di don Carrón è in fondo un lungo confronto con la domanda: come essere cristiani in un modo in cui non è più evidente che l'amore tra uomo e donna aperto ai figli corrisponde alla volontà ultima del Dio creatore e non sono più evidenti tutte quelle realtà che vorrebbero essere definite in modo nuovo dai "nuovi diritti"? Da Benedetto XVI e da Massimo Borghesi don Carrón eredita il superamento dell'idea che "una teologia politica", fosse anche cattolica, possa risolvere il problema. Lo può solo l'attrazione della testimonianza cristiana come ripete ad ogni suo passo papa Francesco (citando Benedetto XVI). Insomma non il "proselitismo cattolico" (il grande tema del Papa attuale), le campagne cattoliche di piazza non cambieranno proprio un bel nulla alla situazione a cui i "nuovi diritti" danno una risposta e che è quella di un liberalismo assoluto: la volontà del singolo come l'idolo che sostituisce ogni fedeltà a Dio. Il mio contributo minimo a tutto ciò consiste solo nel dire che non vi è reale "testimonianza" senza un radicale "atteggiamento di confessione" della fede e del proprio peccato, non di quello altrui. In questo modo, cioè con un reale "atteggiamento di confessione", che è quello del Figlio appeso sulla Croce che confessa tutto il peccato del mondo, anche il richiamo importante alla libertà della Chiesa e alla "relativa importanza" dello stato diventa alcunché di realmente credibile.
http://www.lastampa.it/2018/05/06/cultura/il-papa-dipendiamo-da-dio-il-marxismo-sbaglia-a-negarlo-MaWBRhEeWz88tRnusykmGL/pagina.html
La grande questione dell'introduzione del Papa mi sembra quella della "critica dei nuovi diritti" che sono un ripiegamento all'ego liberale ed individualista. Questa critica come ho presentato in un articolo del Sussidiario qualche anno fa è stata fatta anche da sinistra. Christoph Menke dice che il prezzo da pagare per questi nuovi diritti è la capitolazione al cospetto del liberalismo e l'insignificanza della politica come tentativo di pensare il "bene comune" e non solo il bene di certi individui. La "bellezza disarmata" di don Carrón è in fondo un lungo confronto con la domanda: come essere cristiani in un modo in cui non è più evidente che l'amore tra uomo e donna aperto ai figli corrisponde alla volontà ultima del Dio creatore e non sono più evidenti tutte quelle realtà che vorrebbero essere definite in modo nuovo dai "nuovi diritti"? Da Benedetto XVI e da Massimo Borghesi don Carrón eredita il superamento dell'idea che "una teologia politica", fosse anche cattolica, possa risolvere il problema. Lo può solo l'attrazione della testimonianza cristiana come ripete ad ogni suo passo papa Francesco (citando Benedetto XVI). Insomma non il "proselitismo cattolico" (il grande tema del Papa attuale), le campagne cattoliche di piazza non cambieranno proprio un bel nulla alla situazione a cui i "nuovi diritti" danno una risposta e che è quella di un liberalismo assoluto: la volontà del singolo come l'idolo che sostituisce ogni fedeltà a Dio. Il mio contributo minimo a tutto ciò consiste solo nel dire che non vi è reale "testimonianza" senza un radicale "atteggiamento di confessione" della fede e del proprio peccato, non di quello altrui. In questo modo, cioè con un reale "atteggiamento di confessione", che è quello del Figlio appeso sulla Croce che confessa tutto il peccato del mondo, anche il richiamo importante alla libertà della Chiesa e alla "relativa importanza" dello stato diventa alcunché di realmente credibile.
http://www.lastampa.it/2018/05/06/cultura/il-papa-dipendiamo-da-dio-il-marxismo-sbaglia-a-negarlo-MaWBRhEeWz88tRnusykmGL/pagina.html
lunedì 30 aprile 2018
Che cosa pensa il vescovo russo Tichon, padre confessore di Putin.
Lipsia. Nella FAZ del 28.4.18 si può leggere una lunga intervista con il vescovo russo Tichon, confessore di Putin. Mi è sembrato di leggere Steve Bannon, nella versione russa.
L'intervista riguardava il rapporto del vescovo con questioni artistiche e politiche. Il facit giusto della redazione della pagina culturale della FAZ è: non è "liberale". Il vescovo non è "liberale", ma è molto intelligente e pian piano che leggevo avevo più simpatia per lui che per la giornalista della FAZ (a parte quanto ha negato, dicendo di aspettare i risultati della commissione internazionale, che Assad usi gas chimici contro la sua popolazione).
Non è "liberale" ma conosce molto bene la storia europea e safare confronti molto dotti tra Ivan il Terribile e altri sovrani europei come Enrico VIII, etc.
Il problema con la versione occidentale della libertà è che essa nega ogni forma di ragionevolezza alla tradizione e così provoca queste reazioni come Tichon o Bannon, che dapprima sembrano essere ragionevoli e forti.
La vera alternativa tra il liberalismo e il tradizionalismo è la via "cattolica" (universale) di Papa Francesco, con cui il vescovo TIchon è in rapporto diplomatico ed ecclesiale. Il Papa sa davvero parlare con tutti!
Tichon ha ragione quando dice che ciò che di più bello vi era in Costantinopoli (Bisanzio) era Cristo, che i russi hanno appunto incontrato in quella tradizione e in quella città. Cristo è davvero "la figura più importante , sorprendete e bella nella vita di ogni uomo" (Tichon) - ma questa figura sa integrare libertà e tradizione e non ha nessuna "dipendenza" dai potenti di questo mondo.
Dopo gli esercizi di Comunione e Liberazione - una piccola nota in dialogo con Don Carrón e la von Speyr
Lipsia. Negli Esercizi don Julián poteva accogliermi (venirmi a prendere) nel punto in cui sono spiritualmente. Le tante citazioni di von Balthasar le ho vissuto - anche se oggettivamente certo non è vero - come un dialogo personale con me. Per me i due carismi, quello di Balthasar e quello di don Giussani, non sono scindibili. Dialogare con Balthasar significa prendere sul serio che l'impegno di Dio con il mondo è il "primerear" di cui parla il Papa e che è quindi il nostro impegno per il mondo non può oscurare (ridurre ideologicamente - tema del Sabato pomeriggio) l'impegno di Dio per il mondo.
La familiarità con Cristo è la modalità dell'impegno di Dio con me, la sua garanzia che io sono amato.
Don Julián - quest'anno non ho preso appunti perché il mio Mac Book era in riparazione e così ho potuto guardarlo a lungo in volto - mi comunica tanta forza. In alcune cose mi sembra troppo poco empatico, per esempio nella risposta che ha dato domenica alla donna che non può avere figli - lui parte come un treno con la sua risposta, a me verrebbe voglia di abbracciarla. Ma è solo questione di temperamento (anche dell'anima spagnola che è forse meno emotiva di quella italiana). C'è però una cosa che non voglio perdere nel corso dell'anno: don Julián mi da una grande certezza in tutto ciò che è per me vitale: il mio rapporto con Cristo (vi è un luogo nella storia in cui una persona con la sua autorità umana e sacerdotale mi garantisce che Cristo non è una proiezione mia, una mia fantasia) e con la Chiesa e in primo luogo con il Santo Padre.
Ieri ho scritto nella mia bacheca in Facebook: "Esercizi della fraternità vissuti in silenzio. Anche nei social. Vivere la preferenza di Cristo per noi è l'unico motivo per cui c'è la fraternità. Chi vuole altro è libero di provarlo. Se non si è bambini non ci si accorge di Cristo che agisce anche oggi". La reazione sono stati tanti (per il mio piccolo raggio di influenza) consensi ed una reazione isterica ed aggressiva di una persona che mi accusava di dire "cazzate" (la parola l'ha usata lei; l'unica parolaccia che uso in rete è "imbecillità" e derivati) in continuazione e che ora di smetterla con il silenzio, etc.
Non voglio perdere di vista il volto di don Julián e neppure certi abbracci che ho ricevuto durante questi giorni. Non voglio perdere la sua "certezza", che è un rinvio "oggettivo" a Cristo.
Nella mia missione personale ci sono alcune dimensioni che hanno a che fare con ciò che Adrienne chiama "Überforderung" (una richiesta eccessiva): alcune persone nel movimento mi confidano la loro solitudine e disperazione. Io accolgo nel mio cuore queste "solitudini" e so che tutto ha ha che fare con il Padre che ci attira nella e con la sua misericordia. Eppure la stessa Maria - mediatrice di tutte le grazie tra il Cielo e la terra - ha vissuto stanchezza, svuotamento (vedi il grande libro di Adrienne su Maria e in "Cielo e terra" il numero 2152) mentre il "bambino" nasceva in lei, insomma mentre nasceva in lei la familiarità con Gesù. Se la si fosse incontrata in questi momenti in cui era svuotata e stanca, in cui le veniva richiesto troppo, non si sarebbe riconosciuta "la dispensatrice di tutte le grazie".
Il cristianesimo è annuncio di "certezza" (Don Julián), ma anche di una "richiesta eccessiva"(Adrienne) che è però la via su cui non possiamo non andare (se ci viene richiesto). Perché entrambe le cose, la "certezza" e la "richiesta eccessiva" sono grazia.
La familiarità con Cristo è la modalità dell'impegno di Dio con me, la sua garanzia che io sono amato.
Don Julián - quest'anno non ho preso appunti perché il mio Mac Book era in riparazione e così ho potuto guardarlo a lungo in volto - mi comunica tanta forza. In alcune cose mi sembra troppo poco empatico, per esempio nella risposta che ha dato domenica alla donna che non può avere figli - lui parte come un treno con la sua risposta, a me verrebbe voglia di abbracciarla. Ma è solo questione di temperamento (anche dell'anima spagnola che è forse meno emotiva di quella italiana). C'è però una cosa che non voglio perdere nel corso dell'anno: don Julián mi da una grande certezza in tutto ciò che è per me vitale: il mio rapporto con Cristo (vi è un luogo nella storia in cui una persona con la sua autorità umana e sacerdotale mi garantisce che Cristo non è una proiezione mia, una mia fantasia) e con la Chiesa e in primo luogo con il Santo Padre.
Ieri ho scritto nella mia bacheca in Facebook: "Esercizi della fraternità vissuti in silenzio. Anche nei social. Vivere la preferenza di Cristo per noi è l'unico motivo per cui c'è la fraternità. Chi vuole altro è libero di provarlo. Se non si è bambini non ci si accorge di Cristo che agisce anche oggi". La reazione sono stati tanti (per il mio piccolo raggio di influenza) consensi ed una reazione isterica ed aggressiva di una persona che mi accusava di dire "cazzate" (la parola l'ha usata lei; l'unica parolaccia che uso in rete è "imbecillità" e derivati) in continuazione e che ora di smetterla con il silenzio, etc.
Non voglio perdere di vista il volto di don Julián e neppure certi abbracci che ho ricevuto durante questi giorni. Non voglio perdere la sua "certezza", che è un rinvio "oggettivo" a Cristo.
Nella mia missione personale ci sono alcune dimensioni che hanno a che fare con ciò che Adrienne chiama "Überforderung" (una richiesta eccessiva): alcune persone nel movimento mi confidano la loro solitudine e disperazione. Io accolgo nel mio cuore queste "solitudini" e so che tutto ha ha che fare con il Padre che ci attira nella e con la sua misericordia. Eppure la stessa Maria - mediatrice di tutte le grazie tra il Cielo e la terra - ha vissuto stanchezza, svuotamento (vedi il grande libro di Adrienne su Maria e in "Cielo e terra" il numero 2152) mentre il "bambino" nasceva in lei, insomma mentre nasceva in lei la familiarità con Gesù. Se la si fosse incontrata in questi momenti in cui era svuotata e stanca, in cui le veniva richiesto troppo, non si sarebbe riconosciuta "la dispensatrice di tutte le grazie".
Il cristianesimo è annuncio di "certezza" (Don Julián), ma anche di una "richiesta eccessiva"(Adrienne) che è però la via su cui non possiamo non andare (se ci viene richiesto). Perché entrambe le cose, la "certezza" e la "richiesta eccessiva" sono grazia.
venerdì 13 aprile 2018
Über die Begegnung im Dunkel zwischen Frau und Mann - im Gespräch mit Ursula K. Le Guin
Wetterzeube. Die Begegnung zwischen der ersten Priesterin und dem Magier in dem zweiten Band der Sage von "Earthsee" ist eine geheimnisvolle Auseinandersetzung über die Begegnung zwischen dem Mann und der Frau.
Zweifelsohne ist auch in diesen zwei jungen Menschen ist auch die erotische Kraft im Spiel (besonders in ihr da sie nur mit Frauen und Eunuchen zu tun hatte; für sie ist diese ihre erste Begegnung mit einem Mann), aber m.E. nicht nur das. Die Begegnung findet total im Dunkel statt. Und in dem Gebiet der Frau. Der Mann befindet sich in einer Lage extremer Schwäche und seine magische Kräfte funktionieren kaum, auch wenn er einige Illusionen bewirken kann.
Ich habe diesen Band noch nicht zu Ende gelesen; die folgenden Überlegungen sind nur work in progress.
Es gibt eine Sache, die der Magier kann und die die Priesterin ihm unterlegen ist. Er kann ihr den Namen geben, ihr, die als erste Priesterin eigentlich keinen Name haben dürfte. Sonst ist er ihr total unterlegen: sie bringt in dem unterirdischen Teil des Tempels Wasser und Essen.
Ich konnte nicht nicht denken an einem Gebet des Heiligen Ignatius, vielleicht das tiefste Gebet, das ich kenne.
Nimm Dir, Herr, und übernimm
meine ganze Freiheit,
mein Gedächtnis, meinen Verstand
und meinen ganzen Willen,
mein ganzes Haben und Besitzen.
Du hast es mir gegeben,
zu Dir, Herr, wende ich es zurück;
das Gesamte ist Dein;
verfüge nach Deinem ganzen Willen,
gib mir Deine Liebe und Gnade,
das ist mir genug.
Amen.
Ignatius von Loyola, Übersetzung von Hans Urs von Balthasar
Indem sich der Magier in der totalen Macht der ersten Priesterin bewegt, befindet er sich - allerdings im Rahmen des ewigen Femininum und nicht der christlichen Lehre - in einer Situation in der Freiheit , Gedächtnis und Verstand keine Rolle mehr spielen. Die Priesterin sagt es auch zu ihm: du weißt viel aber wirklich ist nur der Dunkel, in dem wir uns unter diesem Tempel befinden.
Festzuhalten ist, dass es keine echte Begegnung mit dem Andern gibt, wenn man nicht auf die eigene Freiheit, Gedächtnis, Verstand, Besitz und Willen verzichtet. Und wenn man nicht bereit ist, sich in Dunkel zu bewegen. Das einzige was man nicht verlieren darf ist die Liebe.
Ich bin sehr gespannt, wie Le Guin diesen zweiten Band entfaltet.
Zweifelsohne ist auch in diesen zwei jungen Menschen ist auch die erotische Kraft im Spiel (besonders in ihr da sie nur mit Frauen und Eunuchen zu tun hatte; für sie ist diese ihre erste Begegnung mit einem Mann), aber m.E. nicht nur das. Die Begegnung findet total im Dunkel statt. Und in dem Gebiet der Frau. Der Mann befindet sich in einer Lage extremer Schwäche und seine magische Kräfte funktionieren kaum, auch wenn er einige Illusionen bewirken kann.
Ich habe diesen Band noch nicht zu Ende gelesen; die folgenden Überlegungen sind nur work in progress.
Es gibt eine Sache, die der Magier kann und die die Priesterin ihm unterlegen ist. Er kann ihr den Namen geben, ihr, die als erste Priesterin eigentlich keinen Name haben dürfte. Sonst ist er ihr total unterlegen: sie bringt in dem unterirdischen Teil des Tempels Wasser und Essen.
Ich konnte nicht nicht denken an einem Gebet des Heiligen Ignatius, vielleicht das tiefste Gebet, das ich kenne.
Nimm Dir, Herr, und übernimm
meine ganze Freiheit,
mein Gedächtnis, meinen Verstand
und meinen ganzen Willen,
mein ganzes Haben und Besitzen.
Du hast es mir gegeben,
zu Dir, Herr, wende ich es zurück;
das Gesamte ist Dein;
verfüge nach Deinem ganzen Willen,
gib mir Deine Liebe und Gnade,
das ist mir genug.
Amen.
Ignatius von Loyola, Übersetzung von Hans Urs von Balthasar
Indem sich der Magier in der totalen Macht der ersten Priesterin bewegt, befindet er sich - allerdings im Rahmen des ewigen Femininum und nicht der christlichen Lehre - in einer Situation in der Freiheit , Gedächtnis und Verstand keine Rolle mehr spielen. Die Priesterin sagt es auch zu ihm: du weißt viel aber wirklich ist nur der Dunkel, in dem wir uns unter diesem Tempel befinden.
Festzuhalten ist, dass es keine echte Begegnung mit dem Andern gibt, wenn man nicht auf die eigene Freiheit, Gedächtnis, Verstand, Besitz und Willen verzichtet. Und wenn man nicht bereit ist, sich in Dunkel zu bewegen. Das einzige was man nicht verlieren darf ist die Liebe.
Ich bin sehr gespannt, wie Le Guin diesen zweiten Band entfaltet.
giovedì 12 aprile 2018
Su un "supplemento di certezza estraneo alla nostra esperienza" ( Dov'è Dio? , 107) e sula mancanza di una guida spirituale cristiana - in dialogo con don Juliàn Carrón e sant'Ignazio
Lipsia. In queste ore di grande confusione mondiale per la crisi siriana vedo che tanti cercano una "certezza" - ma la cercano in un'interpretazione contro un'altra, insomma non cercano quella "certezza" che può dare solo il nostro cuore con le sue esigenze più vere e non la cercano in Cristo, che conosce il nostro cuore ed ha un'amore più grande del nostro cuore, ma la cercano nei vari farisei, sommi sacerdoti (che nel nostro tempo dei social media sono diventati legioni), nei vari Pilato o Erode. Così nascono articoli in cui si parla degli Alawiti che sarebbero la confessione più tollerante dell'Islam per giustificare un dittatore come Assad. Non è tanto però l'idea stessa che mi scandalizza, sebbene sia strano voler giustificare una famiglia che ha sulla coscienza migliaia di persone, ma questa strana tendenza di trovare nell'assenso in quest'uomo una "certezza" che è davvero estranea all'esperienza cristiana. Ma non è che se si cambia il dittatore o il politico importante la cosa migliori. Chi cerca in queste ore tremende la sua certezza in Putin o Trump o Macron o...usa un metodo che è estraneo all'esperienza cristiana, che ha sempre parlato di una lealtà prima facie all'autorità, ma che non ha mai cercato la sua ultima certezza in essa.
Questa sudditanza psicologica nei confronti dei vari Erodi e Pilato è grave ed ovviamente non può essere sostituita dalla "sudditanza psicologica" nei confronti del proprio gruppo o del propio guru come ha spiegato bene Silvia Becciu nel Sussidiario:
http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2018/4/12/GIOVANI-e-FEDE-Piccoli-atei-crescono-A-volte-credere-diventa-piu-facile-e-piu-bello-/815939/
Non abbiamo bisogno del discorso unico di un guru cristiano perché questo sarebbe solo una proiezione della nostra esigenza di certezza in un "sommo sacerdote". L'obbedienza ignaziana e cristiana in genere non ha nulla a che fare con ciò. La vera guida spirituale - di questo abbiamo bisogno più dell'aria da respirare - non è quella che da conferme versus ricerca, asserzioni versus atteggiamento critico, astrazioni versus concretezza, compiacenza versus la vera distanza dell'amore gratuito, tranquillità versus inquietudine.
La vera guida spirituale ignaziana non vuole intruppare nessuno, vuole solo indicare la strada verso Colui che è somma libertà e che solo può dare una risposta alla nostra ricerca libera. La vera guida spirituale è interessata solamene ad un'unica cosa: all'autentica corrispondenza alle esigenze del cuore al cospetto di un Tu! Non la guida spirituale, ma Dio conosce il nostro cuore ed ha un amore più grande del nostro cuore.
Vedo tanti giovani nella nostra regione che vivono del venerdì sera in cui possono lasciarsi andare con droga ed alcool. Sono maledettamente soli e un sottile muro divide una generazione dall'altra; ciò che si cerca con urgenza sono adulti dal "cuore materno", ma che si lasciano educare alla "distanza che sa prendere sul serio" (Silvia Becciu) l'altro da sé. Insomma ciò che manca urgentemente è una "guida cristiana".
Questa sudditanza psicologica nei confronti dei vari Erodi e Pilato è grave ed ovviamente non può essere sostituita dalla "sudditanza psicologica" nei confronti del proprio gruppo o del propio guru come ha spiegato bene Silvia Becciu nel Sussidiario:
http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2018/4/12/GIOVANI-e-FEDE-Piccoli-atei-crescono-A-volte-credere-diventa-piu-facile-e-piu-bello-/815939/
Non abbiamo bisogno del discorso unico di un guru cristiano perché questo sarebbe solo una proiezione della nostra esigenza di certezza in un "sommo sacerdote". L'obbedienza ignaziana e cristiana in genere non ha nulla a che fare con ciò. La vera guida spirituale - di questo abbiamo bisogno più dell'aria da respirare - non è quella che da conferme versus ricerca, asserzioni versus atteggiamento critico, astrazioni versus concretezza, compiacenza versus la vera distanza dell'amore gratuito, tranquillità versus inquietudine.
La vera guida spirituale ignaziana non vuole intruppare nessuno, vuole solo indicare la strada verso Colui che è somma libertà e che solo può dare una risposta alla nostra ricerca libera. La vera guida spirituale è interessata solamene ad un'unica cosa: all'autentica corrispondenza alle esigenze del cuore al cospetto di un Tu! Non la guida spirituale, ma Dio conosce il nostro cuore ed ha un amore più grande del nostro cuore.
Vedo tanti giovani nella nostra regione che vivono del venerdì sera in cui possono lasciarsi andare con droga ed alcool. Sono maledettamente soli e un sottile muro divide una generazione dall'altra; ciò che si cerca con urgenza sono adulti dal "cuore materno", ma che si lasciano educare alla "distanza che sa prendere sul serio" (Silvia Becciu) l'altro da sé. Insomma ciò che manca urgentemente è una "guida cristiana".
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