Parenzo. Conosciamo tutti il titolo dell'opera sull'educazione di don Giussani: il rischio educativo. Questo "rischio" viene riproposto in modo vivente e libero da Julián Carrón nella "bellezza disarmata".
Tutta una vita di padre ed insegnante viene "giudicata" da queste pagine stupende sul senso della libertà (cfr. Milano, 2015, 238-243). Educazione è una proposta chiara, fatta con autorità e critica, cioè da verificare.
La proposta è chiara. Nel lignaggio di Giussani- Carrón: fare una proposta che tocchi il "punto infiammato" (Cesare Pavese) nell'uomo. Il suo cuore capace di verità, bellezza, giustizia. Nel linguaggio mio alla sequela di Ferdinand Ulrich: una proposta che riguardi l'essere come dono di amore gratuito. Un essere che si articola nei vari trascendentali che nella trilogia di Balthasar sono: la bellezza, il bene della libertà e il vero. Il nostro cuore ha bisogno solo di questo: di una proposta bella, libera, vera, giusta, insomma una proposta di amore gratuito. Un amore che non tiene fermo a se stesso come un "tesoro geloso", ma che diventa "sostanza": nelle pietre, nelle foglie della foresta, nei diversi tipi di animali ed infine nell'uomo!
La crisi più evidente oggi nel mondo ecclesiale è la mancanza del senso dell'autorità, non solo quella del Papa, ma quella personale e quotidiana di cui ti accorgi se giudichi con il tuo cuore ciò che ti capita offline ed online. Un'autorità è una "presenza che sfidi il "punto infiammato" per lanciarmi verso quella "meta ambiziosa" a cui, io per la mia struttura umana sono chiamato"( Carrón, 239). La meta ambiziosa consiste nel corrispondere gratuitamente all'Amore gratis che mi chiama per nome. L'autorità genera "novità, stupore rispetto": nel quotidiano c'è se ne accorge subito, quando il nostro cuore non è coperto da strati di ideologia e cattiva educazione chi sia colui che ha questa autorità. Anche nella rete c'è se ne può accorgere. Quando io "blocco" delle persone in Facebook lo faccio come estremo tentativo di educazione. Alcuni si chiedano chi sia io per dare un certo giudizio? Uno che tenta di parlare come piccolo amico di Colui che ha riconosciuto l'Autorità massima: il Padre!
Questo non significa che si debba essere d'accordo con tutto ciò che dice una persona autorevole. Anche un'autorità può dare un giudizio sbagliato, ma il metodo non è neppure quello di "convincere l'altro". Il metodo è sempre quello "di due libertà in rapporto tra di loro". Che come tentativo cercano di mettersi all'ascolto (!!!) non manipolatore del "punto infuocato" dell'altro.
Non manipolare è prendere sul serio la sfida della critica. Critica però non è dare spazio alle volgarità dell'altro, ma confronto serrato con il punto infuocato stesso: "la critica è il confronto di ciò che viene proposto con il desiderio del cuore" (Carrón, 240).
La mia critica "politica" a Salvini (non escatologica! Chi sono io per giudicare chicchessia a livello escatologico?) consiste nel fatto che egli ha un modo di tirar fuori l'odio critico dalle persone che è l'esatto opposto dall'amore critico che ho imparato dai miei grandi maestri (in primis da Adrienne, Ulrich e Giussani).
Cosa è la libertà? Lascio parlare Tagore citato da Carrón:
In questo mondo coloro che m'amano
cercano con tutti i mezzi
di tenermi avvinti a loro.
Il tuo amore è più grande del loro,
eppure mi lasci libero!
PS Dedico questo post al mio amico Bruno Brunelli, che è al momento la più grande autorità che riconosca nel quotidiano, perché egli stesso segue l'autorità del Padre. A livello ecclesiale ovviamente come membro della Fraternità di CL seguo il suo presidente con cui mi confronto quasi quotidianamente.
Si tratta di un diario filosofico e teologico in cui ospito a volte anche la voce di amici o conoscenti che arricchiscono il mio pensiero e la mia vita
giovedì 19 luglio 2018
mercoledì 18 luglio 2018
Sulla questione del mio presunto essere catto comunista.
Parenzo. Alle volgarità che gente di CL dice su di me in rete non rispondo (1) Interessante invece è l'accusa di essere un catto comunista.
Una risposta a questa critica implicherebbe quasi un racconto di una vita che non posso ovviamente fare qui in un post del blog. Offro solo alcune annotazioni...
1. Il mio primo incontro con un tentativo filosofico di unire cattolicesimo e marxismo è stato quello con Giulio Girardi negli anni 70 (forse il 77) a Torino nella sua casa, quando non era già più salesiano (o per lo meno sacerdote). Lo avevo intervistato per il giornalino della parrocchia, ma il parroco decise di non pubblicare l'intervista, che credo di possedere ancora in una cassetta. L'influenza del suo pensiero sul mio è minima, tanto più che nel 1978 cominciò il mio rapporto epistolare con Hans Urs von Balthasar che riteneva il marxismo di Bloch e Adorno come forme secolarizzate di giudaismo.
2. La forma di marxismo che ha certamente influenzato il mio pensiero è stata quella di Adorno e Bloch nella mediazione di Francesco Coppellotti. Con l'incontro con Ferdinand Ulrich questa influenza diventa per la mia vita e per il mio pensiero piuttosto di importanza "archiviale". Il che non vuol dire che non vi sia un momento di verità anche in ciò che ho superato. Una certa importanza ha avuto anche la lettura del caso Moro di Leonardo Sciascia.
3. A livello di esistenza storica personale. La mia famiglia è dovuta scappare dall'Istria quando venne al potere Tito e la famiglia di mia moglie con il comunismo ungherese ha perso tutto: stato nobiliare, ricchezza, etc. Ci si può immaginare quale sia la mia simpatia per il comunismo.
4. Negli anni del mio incontro con Robert Spaemann ho avuto la fase di pensiero che più assomiglierebbe a quella di una posizione tradizionalista agli antidoti con quella del catto comunismo, che trova nel mio libro intervista del 2012 "Testimone della verità" (Marcianum Press), una documentazione anche in italiano. Sono anche gli anni della mia amicizia con Adrian Walker che mi ha permesso di scrivere nella Communio americana. L'amicizia costante di Ferdinand Ulrich ed anche quella con Adrian ha però fatto si che la mia posizione non fosse mai del tutto tradizionalista.
5. Gli anni dell'amicizia dei "Contadini di Peguy" - il fattore più importante della mia vita negli ultimi anni a questo livello di discorso - e l'amicizia con il Professor Massimo Borghesi mi hanno aiutato a vedere nel Vangelo vissuto alla sequela del Santo Padre Francesco il criterio delle cose che ho scritto per esempio anche nel "Sussidiario". E che ho detto come insegnante in un liceo in una regione che faceva parte della DDR.
6. Il libro che più ha formato il mio pensiero teologico è stato il commento al vangelo di san Giovanni di Adrienne von Speyr. Recentemente ha assunto un'importanza notevole anche la "bellezza disarmata" di Julián Carrón.
Su tutti questi punti ci sarebbe da fare una conferenza. Ma non vi é più nulla di estraneo al mio pensiero degli ultimi decenni che una "teologia politica marxista". Il Logos universale e concreto che è il fondamento del mio pensiero frammentario sull'essere come amore gratuito è Gesù Cristo. Anche le mie posizioni sull' Islam nascono da un confronto con figure altamente cristiane come padre Christian e padre Paolo.
Etc.
(1) Faccio solo notare a lor signorie che non ho un carattere gentile e che è meglio che non mi rivolgano la parola se mi incontrano nei padiglioni di Rimini, perché è senz'altro possibile che li mandi a stendere con un tono di voce non particolarmente gentile.
Una risposta a questa critica implicherebbe quasi un racconto di una vita che non posso ovviamente fare qui in un post del blog. Offro solo alcune annotazioni...
1. Il mio primo incontro con un tentativo filosofico di unire cattolicesimo e marxismo è stato quello con Giulio Girardi negli anni 70 (forse il 77) a Torino nella sua casa, quando non era già più salesiano (o per lo meno sacerdote). Lo avevo intervistato per il giornalino della parrocchia, ma il parroco decise di non pubblicare l'intervista, che credo di possedere ancora in una cassetta. L'influenza del suo pensiero sul mio è minima, tanto più che nel 1978 cominciò il mio rapporto epistolare con Hans Urs von Balthasar che riteneva il marxismo di Bloch e Adorno come forme secolarizzate di giudaismo.
2. La forma di marxismo che ha certamente influenzato il mio pensiero è stata quella di Adorno e Bloch nella mediazione di Francesco Coppellotti. Con l'incontro con Ferdinand Ulrich questa influenza diventa per la mia vita e per il mio pensiero piuttosto di importanza "archiviale". Il che non vuol dire che non vi sia un momento di verità anche in ciò che ho superato. Una certa importanza ha avuto anche la lettura del caso Moro di Leonardo Sciascia.
3. A livello di esistenza storica personale. La mia famiglia è dovuta scappare dall'Istria quando venne al potere Tito e la famiglia di mia moglie con il comunismo ungherese ha perso tutto: stato nobiliare, ricchezza, etc. Ci si può immaginare quale sia la mia simpatia per il comunismo.
4. Negli anni del mio incontro con Robert Spaemann ho avuto la fase di pensiero che più assomiglierebbe a quella di una posizione tradizionalista agli antidoti con quella del catto comunismo, che trova nel mio libro intervista del 2012 "Testimone della verità" (Marcianum Press), una documentazione anche in italiano. Sono anche gli anni della mia amicizia con Adrian Walker che mi ha permesso di scrivere nella Communio americana. L'amicizia costante di Ferdinand Ulrich ed anche quella con Adrian ha però fatto si che la mia posizione non fosse mai del tutto tradizionalista.
5. Gli anni dell'amicizia dei "Contadini di Peguy" - il fattore più importante della mia vita negli ultimi anni a questo livello di discorso - e l'amicizia con il Professor Massimo Borghesi mi hanno aiutato a vedere nel Vangelo vissuto alla sequela del Santo Padre Francesco il criterio delle cose che ho scritto per esempio anche nel "Sussidiario". E che ho detto come insegnante in un liceo in una regione che faceva parte della DDR.
6. Il libro che più ha formato il mio pensiero teologico è stato il commento al vangelo di san Giovanni di Adrienne von Speyr. Recentemente ha assunto un'importanza notevole anche la "bellezza disarmata" di Julián Carrón.
Su tutti questi punti ci sarebbe da fare una conferenza. Ma non vi é più nulla di estraneo al mio pensiero degli ultimi decenni che una "teologia politica marxista". Il Logos universale e concreto che è il fondamento del mio pensiero frammentario sull'essere come amore gratuito è Gesù Cristo. Anche le mie posizioni sull' Islam nascono da un confronto con figure altamente cristiane come padre Christian e padre Paolo.
Etc.
(1) Faccio solo notare a lor signorie che non ho un carattere gentile e che è meglio che non mi rivolgano la parola se mi incontrano nei padiglioni di Rimini, perché è senz'altro possibile che li mandi a stendere con un tono di voce non particolarmente gentile.
martedì 17 luglio 2018
Sui cattivi maestri - in dialogo con Julián Carrón
Parenzo. C'è un capitoletto della "bellezza disarmata" che mi ha fatto pensare in modo particolare: "La riduzione dell'io ai fattori antecedenti". MI sembra che ci sia una debolezza e und forza gigantesca in questo capitoletto.
Partiamo dalla debolezza che così possiamo poi dimenticare: Alberto Methol Ferrè insiste con ragione che bisogna trovare il momento di verità della posizione che si critica. In queste pagine, in cui don Carrón rimanda a A. Polito, Contro i papà, questo lavoro di integrazione non è fatto bene. Non è così terribile perché il contesto lo permette: non tanto i "cattivi maestri" ma le loro conseguenze nei "papà" vengono criticate. Papà che sono più sindacalisti dei loro figli che genitori. Genitori che sono responsabili dell'oppio della responsabilizzazione. In questi giorni mio padre mi ha raccontato di un discorso che gli aveva fatto suo padre (il mio amatissimo nonno che riviva nelle parole di mio padre). Gli aveva consegnato in questo discorso cinque valori: famiglia, responsabilità, onestà, altruismo e lavoro. Oggi con ragione viene. Oggi ci si impegna invece in una "altamente egoistica strategia di sopravvivenza attraverso la captatio benevolentiae dei figli". <Il disastro educativo è programmato insomma come strategia di sopravvivenza.
Detto questo però quel contesto culturale creato dai "cattivi maestri" non è solo negativo, almeno nella loro forma primaria. Leggendo in questi giorni la "critica interna" a Freud di Massimo Recalcati mi accorgo come i "fattori antecedenti" (super io, es o in generale biologici e sociologici) sono fattori che non possono non essere presi sul serio. Per fare un esempio: un atteggiamento di reale sacrifico in forza dell'Amore gratis non ha nulla a che fare con le fantasie sacrificali che vengono generate in noi dal super ego, che non è solo un altro momento del subconscio dell'uomo ma che ha una parentela stretta con l'es. Vi è un gioia pulsionale della "legge per legge" che è castrazioni di ogni vitalità. Etc.
La grande forza di questo capitoletto è però la riscoperta della libertà umana in forza di "esperienze originali" che nessun contesto culturale potrà ma cancellare completamente dai bambini e dai nostri figli. In modo particolare mio figlio ha saputo "giudicare" in me con tutta professionalità quando pretendevo da lui cose arbitrarie (mia figlia è forse troppo dipendente dal mio giudizio, per colpa mia). Cosa sia davvero bellezza, bontà, verità, giustizia, individualità è in primo luogo un esperienza e non un discorso. Ridurre la libertà dell'uomo agli antecedenti biologici e sociologici è davvero infine un gioco falso, è droga: oppio della responsabilizzazione. Mio nonno ha saputo dire allora quella parola liberante che ha aiutato mio padre ad uscire dalla "media del desiderio" per arrivare ad un desiderio più grande. Queste parole liberanti che nascono sempre dal cuore dell'uomo sono i veri antidoti contro super ego ed es, contro le determinazioni sociali e biologiche.
Partiamo dalla debolezza che così possiamo poi dimenticare: Alberto Methol Ferrè insiste con ragione che bisogna trovare il momento di verità della posizione che si critica. In queste pagine, in cui don Carrón rimanda a A. Polito, Contro i papà, questo lavoro di integrazione non è fatto bene. Non è così terribile perché il contesto lo permette: non tanto i "cattivi maestri" ma le loro conseguenze nei "papà" vengono criticate. Papà che sono più sindacalisti dei loro figli che genitori. Genitori che sono responsabili dell'oppio della responsabilizzazione. In questi giorni mio padre mi ha raccontato di un discorso che gli aveva fatto suo padre (il mio amatissimo nonno che riviva nelle parole di mio padre). Gli aveva consegnato in questo discorso cinque valori: famiglia, responsabilità, onestà, altruismo e lavoro. Oggi con ragione viene. Oggi ci si impegna invece in una "altamente egoistica strategia di sopravvivenza attraverso la captatio benevolentiae dei figli". <Il disastro educativo è programmato insomma come strategia di sopravvivenza.
Detto questo però quel contesto culturale creato dai "cattivi maestri" non è solo negativo, almeno nella loro forma primaria. Leggendo in questi giorni la "critica interna" a Freud di Massimo Recalcati mi accorgo come i "fattori antecedenti" (super io, es o in generale biologici e sociologici) sono fattori che non possono non essere presi sul serio. Per fare un esempio: un atteggiamento di reale sacrifico in forza dell'Amore gratis non ha nulla a che fare con le fantasie sacrificali che vengono generate in noi dal super ego, che non è solo un altro momento del subconscio dell'uomo ma che ha una parentela stretta con l'es. Vi è un gioia pulsionale della "legge per legge" che è castrazioni di ogni vitalità. Etc.
La grande forza di questo capitoletto è però la riscoperta della libertà umana in forza di "esperienze originali" che nessun contesto culturale potrà ma cancellare completamente dai bambini e dai nostri figli. In modo particolare mio figlio ha saputo "giudicare" in me con tutta professionalità quando pretendevo da lui cose arbitrarie (mia figlia è forse troppo dipendente dal mio giudizio, per colpa mia). Cosa sia davvero bellezza, bontà, verità, giustizia, individualità è in primo luogo un esperienza e non un discorso. Ridurre la libertà dell'uomo agli antecedenti biologici e sociologici è davvero infine un gioco falso, è droga: oppio della responsabilizzazione. Mio nonno ha saputo dire allora quella parola liberante che ha aiutato mio padre ad uscire dalla "media del desiderio" per arrivare ad un desiderio più grande. Queste parole liberanti che nascono sempre dal cuore dell'uomo sono i veri antidoti contro super ego ed es, contro le determinazioni sociali e biologiche.
sabato 14 luglio 2018
Sull'ordinamento ecclesiale e sulla teologia - in dialogo con von Balthasar
Sull'ordinamento ecclesiale e sulla teologia
La libertà di pensiero di von Balthasar in questo ambito non consiste in una super accentuazione del lavoro teologico. Il dramma divino (un altra parola per Vangelo) si illumina nel corso della storia come avvenimento sempre attuale. Non c'è stato solo uno scossone due mila anni fa ed ora sentiamo solo la ripercussione. Lo spirito agisce ora nella "Chiesa dei credenti" (cfr. TD, II,1, 89). Quindi agisce in ciò che Papa Francesco chiama il "popolo fedele".
Il popolo fedele e non i teologi sono l'attore principale della libertà ecclesiale. Ciò non vuol dire che i teologi non contino, anzi lavorano per illuminare la totalità dell'avvenimento cristiano. Mentre il magistero agisce a partire da una comprensione di essa.
Il magistero non è visto da Balthasar come quello che dice sempre di no o reagisce quando ci sono dei pericoli, ma certamente esso ha un sensorium per comprendere dove ci sono dei pericoli. Il compito del magistero non è quello di presentare una teologia sistematica ortodossa, neppure quello delle "formule teologiche", ma del valore che esse hanno in un determinato contesto, che sarà sempre quello dell'oggi salvifico. La stessa frase, spiega Balthasar, detta da Agostino o da Giansenio, può avere un altro valore.
Non è necessario neppure che Il Papa sia teologo; il suo discernimento magistrale può essere visto dall'esterno come "novità papale", mentre dall'interno mette in evidenza qualcosa che da sempre era Vangelo ed apparteneva all'attualità del dramma divino che si auto interpreta oggi per la salvezza del mondo!
Questo Papa ci sta facendo riflettere con ancora più conseguenza dei suoi predecessori sulla verità della misericordia divina.
Per quanto riguarda la Scrittura e la completezza del canone Balthasar ha una lettura dinamica: la Scrittura e la Storia procedono insieme. La Bibbia è testimonianza di una Parola che non ha mai finito di interpretare la Storia nella sua profondità e il procedere della Storia ci apre a prospettive che erano contenute nella Parola ma non ancora esplicitate in tutta la loro profondità.
Per quanto riguarda la Scrittura e la completezza del canone Balthasar ha una lettura dinamica: la Scrittura e la Storia procedono insieme. La Bibbia è testimonianza di una Parola che non ha mai finito di interpretare la Storia nella sua profondità e il procedere della Storia ci apre a prospettive che erano contenute nella Parola ma non ancora esplicitate in tutta la loro profondità.
Che cosa è il bene? In dialogo con Massimo Recalcati
Parenzo, "Il bene è quando il campo della vita si allarga. Male quando si restringe, Bene quando diventa generativo, Male quando resta sterile. Bene quando sa ospitare la donazione, Male quando la rigetta e la osserva risentita" (Massimo Recalcati, Contro il Sacrificio, Milano2017, 16) . La prima donazione da ospitare è il dono dell'essere come amore.
Non basta uno spirito religioso perché uno sappia accogliere l'essere come amore. Parliamo dell' "aspetto cinico ed utilitaristico del sacrificio religioso: non si tratta di un autentico atto di donazione di sé all'Altro, ma di un avvicinamento ambizioso a Dio e alla sua gloria attraverso una particolare operazione di annichilamento di se stessi" (Recalcati, Contro il Sacrificio, Milano2017, 57-58).
Non stiamo parlando qui del "medesimo uso delle parole essere nulla" (Ferdinand Ulrich) in ci il nulla è la modalità dell'essere gratuito, ma di nichilismo. Ci si annulla in modo cinico ed utilitaristico. Oggi sono nulla, ma nell'aldilà sarò tutto. "In diversi uomini religiosi l'autosacrificio, al quale essi si votano, non è una donazione di sé, ma una maniera per non perdere il loro rapporto privilegiato con Dio".
In questo salvataggio del loro rapporto con Dio come un "tesoro prezioso" misconoscono del tutto il cuore del cristianesimo che è abbandono di tutto come sequela del Cristo abbandonato dal Padre sulla Croce e nella discesa agli inferi. Ne ho parlato questa mattina nel gruppo chiuso dedicato ad Adrienne in Facebook, commentando un verso del Vangelo di Giovanni:
6, [7] Gli rispose Filippo: "Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo".
Nel tradizionalismo o "cristianismo" dei nostri giorni si nasconde una semplice verità: esso non è più cristiano. Pretende, però, di insegnare agli altri cosa sia il cristianesimo. Non è più una questione di qualche intellettuale, ma di "masse". Che criterio teologico abbiamo per sapere se una posizione è cristiana? Il Vangelo! Il Vangelo testimonia la "richiesta eccedente" che Cristo porta per noi. A Lui, come uomo, viene "chiesto troppo". Senza questa eccedenza nella richiesta non si capisce nulla del cristianesimo. Il Santo Padre può parlare in modo eccedente di misericordia, perché Egli conosce il Mistero dell'amore gratuito di Dio che in Cristo supera ogni eccedenza umana. La misericordia sgorga dal Mistero dell'abbandono assoluto che Cristo ha portato liberamente. Non si tratta di "fantasia sacrificale", ma di eccedenza a livello di un avvenimento libero che l'uomo non può in alcun modo né desiderare né anticipare. È il simbolo massimo del "sacrificio simbolico" che nasce da una gratuità di risposta al Mistero dell'amore del Padre. Nel nostro verso Filippo si comporta come un buon amministratore. Come lo sono tutte le persone che vogliono essere caute nell'accoglienza dei migranti. In sé questo non è male, male è che non si accorgano quale odio si innesti in questa apparente cautela. Male è che non capiscono nulla del Mistero dell'amore gratuito di Dio. L'amministratore "calcola solo con ciò che è possibile arrivando al risultato che (ciò che vuole fare il Signore;rg) non è possibile". È addirittura generoso perché la somma citata è ciò che al massimo sarebbe pensabile. Egli esprime quella cautela che si rivelerà come egoismo delle persone singole e delle masse. Si tratta di una richiesta troppo grande come quella di un medico che si trovasse in un campo di battaglia e potesse "aiutare dieci persone, mentre mille muoiono" (Adrienne). "Quando nella sofferenza sarà abbandonato dal Padre allora il Figlio patirà, da parte della massa, l'assoluta "richiesta eccedente" della sua umanità. È solamente la divinità nascosta opererà il miracolo, è la sua umanità, a cui si richiede troppo, anzi proprio in forza di questa "richiesta eccessiva", diventerà alimento per tutti, che supera ogni richiesta" (Adrienne). E questo è ciò che il pensiero "teo con" non capisce per nulla: nell'umanità a cui viene richiesto troppo si nasconde la presenza del Mistero di Dio come Amore gratis. Il Signore lascia parlare Filippo e gli lascia esprimere la sua cautela, ma alla fine segue la sua volontà di amore eccedente.
L'uomo del sacrificio (nel senso del "fantasma sacrificale") non vive il suo sacrifico come un dono, quanto piuttosto come una manovra. Soffre, espia, rinuncia, paga in prima persona solo per ottenere il massimo vantaggio" (Recalcati, 67), cioè la vita eterna come sua propria produzione. Nella sua "Saga di Terramare" Ursula K. Le Guin fa comprendere come questa vita eterna come produzione non può che distruggere l'equilibrio del mondo, che è per l'appunto un equilibrio di amore gratuito.
Continua.
Non basta uno spirito religioso perché uno sappia accogliere l'essere come amore. Parliamo dell' "aspetto cinico ed utilitaristico del sacrificio religioso: non si tratta di un autentico atto di donazione di sé all'Altro, ma di un avvicinamento ambizioso a Dio e alla sua gloria attraverso una particolare operazione di annichilamento di se stessi" (Recalcati, Contro il Sacrificio, Milano2017, 57-58).
Non stiamo parlando qui del "medesimo uso delle parole essere nulla" (Ferdinand Ulrich) in ci il nulla è la modalità dell'essere gratuito, ma di nichilismo. Ci si annulla in modo cinico ed utilitaristico. Oggi sono nulla, ma nell'aldilà sarò tutto. "In diversi uomini religiosi l'autosacrificio, al quale essi si votano, non è una donazione di sé, ma una maniera per non perdere il loro rapporto privilegiato con Dio".
In questo salvataggio del loro rapporto con Dio come un "tesoro prezioso" misconoscono del tutto il cuore del cristianesimo che è abbandono di tutto come sequela del Cristo abbandonato dal Padre sulla Croce e nella discesa agli inferi. Ne ho parlato questa mattina nel gruppo chiuso dedicato ad Adrienne in Facebook, commentando un verso del Vangelo di Giovanni:
6, [7] Gli rispose Filippo: "Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo".
Nel tradizionalismo o "cristianismo" dei nostri giorni si nasconde una semplice verità: esso non è più cristiano. Pretende, però, di insegnare agli altri cosa sia il cristianesimo. Non è più una questione di qualche intellettuale, ma di "masse". Che criterio teologico abbiamo per sapere se una posizione è cristiana? Il Vangelo! Il Vangelo testimonia la "richiesta eccedente" che Cristo porta per noi. A Lui, come uomo, viene "chiesto troppo". Senza questa eccedenza nella richiesta non si capisce nulla del cristianesimo. Il Santo Padre può parlare in modo eccedente di misericordia, perché Egli conosce il Mistero dell'amore gratuito di Dio che in Cristo supera ogni eccedenza umana. La misericordia sgorga dal Mistero dell'abbandono assoluto che Cristo ha portato liberamente. Non si tratta di "fantasia sacrificale", ma di eccedenza a livello di un avvenimento libero che l'uomo non può in alcun modo né desiderare né anticipare. È il simbolo massimo del "sacrificio simbolico" che nasce da una gratuità di risposta al Mistero dell'amore del Padre. Nel nostro verso Filippo si comporta come un buon amministratore. Come lo sono tutte le persone che vogliono essere caute nell'accoglienza dei migranti. In sé questo non è male, male è che non si accorgano quale odio si innesti in questa apparente cautela. Male è che non capiscono nulla del Mistero dell'amore gratuito di Dio. L'amministratore "calcola solo con ciò che è possibile arrivando al risultato che (ciò che vuole fare il Signore;rg) non è possibile". È addirittura generoso perché la somma citata è ciò che al massimo sarebbe pensabile. Egli esprime quella cautela che si rivelerà come egoismo delle persone singole e delle masse. Si tratta di una richiesta troppo grande come quella di un medico che si trovasse in un campo di battaglia e potesse "aiutare dieci persone, mentre mille muoiono" (Adrienne). "Quando nella sofferenza sarà abbandonato dal Padre allora il Figlio patirà, da parte della massa, l'assoluta "richiesta eccedente" della sua umanità. È solamente la divinità nascosta opererà il miracolo, è la sua umanità, a cui si richiede troppo, anzi proprio in forza di questa "richiesta eccessiva", diventerà alimento per tutti, che supera ogni richiesta" (Adrienne). E questo è ciò che il pensiero "teo con" non capisce per nulla: nell'umanità a cui viene richiesto troppo si nasconde la presenza del Mistero di Dio come Amore gratis. Il Signore lascia parlare Filippo e gli lascia esprimere la sua cautela, ma alla fine segue la sua volontà di amore eccedente.
L'uomo del sacrificio (nel senso del "fantasma sacrificale") non vive il suo sacrifico come un dono, quanto piuttosto come una manovra. Soffre, espia, rinuncia, paga in prima persona solo per ottenere il massimo vantaggio" (Recalcati, 67), cioè la vita eterna come sua propria produzione. Nella sua "Saga di Terramare" Ursula K. Le Guin fa comprendere come questa vita eterna come produzione non può che distruggere l'equilibrio del mondo, che è per l'appunto un equilibrio di amore gratuito.
Continua.
venerdì 13 luglio 2018
Il vangelo non sostituisce le decisioni e le istituzioni umane - in dialogo con Hans Urs von Balthasar e Antonio Spadaro
Parenzo. "Il Vangelo non sostituisce le decisioni e le istituzioni umane" (Balthasar, Teodrammatica II, 1, 77, edizione tedesca). Questo giudizio di Balthasar corrisponde a quello del padre gesuita italiano Antonio Spadaro: "Se dal Vangelo non si possono dedurre ricette politico- sociali, è chiaro che però il Vangelo giudica queste ricette" (La Pira e Acutis, l'anima che manca, Famiglia cristiania, 28/18). L'autore della teodrammatica cerca di farlo comprendere - il giudizio ultimo del Vangelo - in una lunga e profonda riflessione sull'ermeneutica teodrammatica, che rappresenta il cuore del Vangelo: l'incontro e a volte scontro tra la libertà di Dio e quella dell'uomo.
Un Vangelo che sa interpretarsi, insomma che sa comunicare le regole che permettono di capirlo, senza rimanere bloccati nelle secche di una lunga rielaborazione delle possibilità "trascendentali" (pertinenti alla soggettività dell'uomo) di comprenderlo. Esiste una "regula fidei" che esprime l'interezza e il sempre di più della Rivelazione, che non può essere ridotta a quel "ispessimento dottrinale" di cui parla Pierangelo Sequeri o detto nel linguaggio di Balthasar "nel dato oggettivo del Credo", ma neppure identificata con "l'atto di fede soggettivo del singolo" (cfr Teodrammatica, ibidem 89). In gioco è l'Amore sempre più grande e sempre più gratuito che si rivela nel Logos incarnato. Questo Logos giudica tutte le ricette, anche quelle politiche e ci dona lo sguardo della fede per comprenderlo.
Quando Balthasar nella Teodrammatica (ibidem 88-89) parla di una perdita di sostanza e peso che a volte capita nell'interpretazione liberale ermeneutica della Bibbia non intende difendere l'ispessimento dottrinale tradizionalista, ma la libertà di Dio che si rivela in un amore sempre più grande. Nei tre esempi che fa (cfr. Teodrammatica, ibidem 86sg.) - attesa apocalittica del ritorno del Figlio dell'uomo, nascita verginale di Cristo da Maria e i miracoli di Gesù - non è in gioco la difesa dottrinale di questi avvenimenti, ma la considerazione, pur nella legittima riflessione esegetica, che in una certa ermeneutica liberale di questi temi si può perdere di vista l'incarnazione stessa dell'amore di Dio. In vero oggi nella nostra epoca teo con si dovrà dire che anche una certa ermeneutica tradizionalista ha lo stesso effetto.
Come Carlo di Gesù Balthasar non è interessato a riduzioni politiche, "amministrative, associative, gruppali dell'autoedificazione ecclesiastica"(Sequeri, Charles de Foucauld, 42); è interessato davvero a quella logica di Nazareth in cui l'Amore divino sa agire anche per trent'anni nel silenzio e nella presenza ostile dei parenti. Balthasar e la sua comunità non hanno vissuto in una povertà assoluta come Carlo di Gesù (basti pensare alle case in Basilea e sul Righi), ma su un punto vi è una vicinanza assoluta "la testimonianza evangelica nei luoghi- limite della non conoscenza" del Vangelo stesso, che possono trovarsi nel deserto in Algeria o Marocco, ma anche nella Svizzera o nella Sassonia Anhalt dove mi trovo ad agire da più di 15 anni.
Il Vangelo non è una sintesi teologica o politica che sia: gli opposti si possono trovare in sospensione: legame con il Mistero di Nazareth e coraggiosa testimonianza evangelica offline o online. Una sintesi sarebbe sempre "teologia politica", "teologia estetica", "teologia logica" ed essa ridurrebbe quella unità della forma che Balthasar cerca in un conformismo, convenzionalismo che gli sono del tutto estranei.
"Solo l'Amore è credibile", solo questo amore sempre più grande con cui vogliamo essere in grande famigliarità, è il criterio che impariamo dal Vangelo e con cui vogliamo giudicare tutto: dai porti chiusi ai cuori chiusi del nostro quotidiano, con quella libertà che ci permette di porre anche domande forti, come abbiamo fatto leggendo Massimo Recalcati contro il "fantasma sacrificale" (da non confondere con il "sacrificio simbolico" che è riposta adeguata al Mistero d'Amore) - vi sono sacrifici, personali e collettivi, che sono frutti di fantasie perverse, religiose e perverse, e che non possono esserci richiesti, semplicemente perché sono impossibili da realizzare e non hanno nulla a che fare con il Mistero che dona l'essere, ma appunto sono frutto di una fantasia perversa ed egoistica. (1)
Noi cristiani siamo davvero liberi di riflettere su tutto perché la Norma di Cristo (l'Amore gratis) non è uno strapotere e neppure uno restringimento della libera riflessione umana, che per l'appunto sa discernere tra "fantasma sacrificale" e "sacrificio simbolico" e sa discernere su tante questioni umane, pur in quel rispetto ultimo dell'Amore sempre più grande del Vangelo che trova "nella disponibilità del Figlio alla volontà del Padre" (Teodrammatica, ibidem 77) quella forma unica (non convenzionale) d'amore ed obbedienza a cui ci ha invitato a riflettere il padre Spadaro, rimandando alle figure di Giorgio La Pira e Carlo Acutis, in un "Italia che non sa più cosa sia la compassione, rimbambita da fake news e paralizzata da paure ed egoismi".
(1) Su questo aspetto del "contro il sacrificio" di Recalcati ritornerò nei prossimi giorni perché qui è rimasto un po' troppo in sospeso.
Un Vangelo che sa interpretarsi, insomma che sa comunicare le regole che permettono di capirlo, senza rimanere bloccati nelle secche di una lunga rielaborazione delle possibilità "trascendentali" (pertinenti alla soggettività dell'uomo) di comprenderlo. Esiste una "regula fidei" che esprime l'interezza e il sempre di più della Rivelazione, che non può essere ridotta a quel "ispessimento dottrinale" di cui parla Pierangelo Sequeri o detto nel linguaggio di Balthasar "nel dato oggettivo del Credo", ma neppure identificata con "l'atto di fede soggettivo del singolo" (cfr Teodrammatica, ibidem 89). In gioco è l'Amore sempre più grande e sempre più gratuito che si rivela nel Logos incarnato. Questo Logos giudica tutte le ricette, anche quelle politiche e ci dona lo sguardo della fede per comprenderlo.
Quando Balthasar nella Teodrammatica (ibidem 88-89) parla di una perdita di sostanza e peso che a volte capita nell'interpretazione liberale ermeneutica della Bibbia non intende difendere l'ispessimento dottrinale tradizionalista, ma la libertà di Dio che si rivela in un amore sempre più grande. Nei tre esempi che fa (cfr. Teodrammatica, ibidem 86sg.) - attesa apocalittica del ritorno del Figlio dell'uomo, nascita verginale di Cristo da Maria e i miracoli di Gesù - non è in gioco la difesa dottrinale di questi avvenimenti, ma la considerazione, pur nella legittima riflessione esegetica, che in una certa ermeneutica liberale di questi temi si può perdere di vista l'incarnazione stessa dell'amore di Dio. In vero oggi nella nostra epoca teo con si dovrà dire che anche una certa ermeneutica tradizionalista ha lo stesso effetto.
Come Carlo di Gesù Balthasar non è interessato a riduzioni politiche, "amministrative, associative, gruppali dell'autoedificazione ecclesiastica"(Sequeri, Charles de Foucauld, 42); è interessato davvero a quella logica di Nazareth in cui l'Amore divino sa agire anche per trent'anni nel silenzio e nella presenza ostile dei parenti. Balthasar e la sua comunità non hanno vissuto in una povertà assoluta come Carlo di Gesù (basti pensare alle case in Basilea e sul Righi), ma su un punto vi è una vicinanza assoluta "la testimonianza evangelica nei luoghi- limite della non conoscenza" del Vangelo stesso, che possono trovarsi nel deserto in Algeria o Marocco, ma anche nella Svizzera o nella Sassonia Anhalt dove mi trovo ad agire da più di 15 anni.
Il Vangelo non è una sintesi teologica o politica che sia: gli opposti si possono trovare in sospensione: legame con il Mistero di Nazareth e coraggiosa testimonianza evangelica offline o online. Una sintesi sarebbe sempre "teologia politica", "teologia estetica", "teologia logica" ed essa ridurrebbe quella unità della forma che Balthasar cerca in un conformismo, convenzionalismo che gli sono del tutto estranei.
"Solo l'Amore è credibile", solo questo amore sempre più grande con cui vogliamo essere in grande famigliarità, è il criterio che impariamo dal Vangelo e con cui vogliamo giudicare tutto: dai porti chiusi ai cuori chiusi del nostro quotidiano, con quella libertà che ci permette di porre anche domande forti, come abbiamo fatto leggendo Massimo Recalcati contro il "fantasma sacrificale" (da non confondere con il "sacrificio simbolico" che è riposta adeguata al Mistero d'Amore) - vi sono sacrifici, personali e collettivi, che sono frutti di fantasie perverse, religiose e perverse, e che non possono esserci richiesti, semplicemente perché sono impossibili da realizzare e non hanno nulla a che fare con il Mistero che dona l'essere, ma appunto sono frutto di una fantasia perversa ed egoistica. (1)
Noi cristiani siamo davvero liberi di riflettere su tutto perché la Norma di Cristo (l'Amore gratis) non è uno strapotere e neppure uno restringimento della libera riflessione umana, che per l'appunto sa discernere tra "fantasma sacrificale" e "sacrificio simbolico" e sa discernere su tante questioni umane, pur in quel rispetto ultimo dell'Amore sempre più grande del Vangelo che trova "nella disponibilità del Figlio alla volontà del Padre" (Teodrammatica, ibidem 77) quella forma unica (non convenzionale) d'amore ed obbedienza a cui ci ha invitato a riflettere il padre Spadaro, rimandando alle figure di Giorgio La Pira e Carlo Acutis, in un "Italia che non sa più cosa sia la compassione, rimbambita da fake news e paralizzata da paure ed egoismi".
(1) Su questo aspetto del "contro il sacrificio" di Recalcati ritornerò nei prossimi giorni perché qui è rimasto un po' troppo in sospeso.
lunedì 2 luglio 2018
Cinque giorni nelle Dolomiti per parlare di e vivere la libertà - in dialogo con don Julián Carrón
Mestre. Nella notte mi venivano in mente immagini e momenti della cinque giorni con tanti giovani, a partire dalla settima classe fino all'università, trascorsi a Campestrin di Fassa. Una ragazza era appena tornata dalla Siberia, un'altra era venuta da Londra. C'erano anche alcuni genitori e colleghi. In questo anno la gita nelle Dolomiti (due anni eravamo sul Monte Baldo) ha compiuto 15 anni. In tedesco la chiamiamo: religiös- philosophische Wandertage.
Con questo post vorrei solo presentare alcuni momenti, che mi sembrano siano stati particolarmente importanti, ma in vero forse le cose più importanti nemmeno si vedono. Perché accadono nel cuore di ognuno.
La conferenza di Stephan Scholz (Support International, AVSI), che abbiamo fatto ascoltare a tutto il gruppo, l' avevo già accennata nel mio post sul mito della Germania forte. Non ho preso appunti ma mi ha colpito molto la situazione complessa e multireligiosa del Libano, le conseguenze dell'arrivo di così tanti migranti (accolti con grande generosità) e in modo particolare di sunniti dalla Siria, che mettono in crisi il delicato equilibrio politico e religioso del paese, la figura di Jocelyn Khoueiry che da ribelle rivoluzionaria diventa una ribelle in Cristo ed infine il progetto in Sarada - Marjayoun (cfr. http://www.supportinternational.de/2018/02/not-intervention-nach-starken-regenfaellen-in-sarada-libanon/ ) in un campo tende in cui dopo i periodi di pioggia le "strade" erano ridotte a pozzanghere. Era importante per me far comprendere ai ragazzi la necessità di aprire i propri orizzonti e che anche in situazioni drammatiche è possibile coltivare quella speranza di cui parla il Dio Padre di Peguy citato da Julián Carrón nella "Bellezza disarmata": "Conosco bene l'uomo (...), è uno strano essere (...) non è troppo cattivo (...) ma quello che non gli si può chiedere, Dio buono, è un po' di speranza, un po' di fiducia insomma, un po' di distensione, un po' di resa (...) Lui si irrigidisce" (ibidem, 198). Per un miracolo continuo che agiva in tutti i cinque giorni, anche se ovviamente con piccole crisi, i miei giovani non si sono irrigiditi ed hanno ascoltato con grande attenzione.
Hanno ascoltato anche con grande attenzione i tre impulsi prima dei 40 minuti di silenzio: del parroco Andreas Tober, mio e di Stephan Scholz. Il parroco ha parlato della comunione e solidarietà nella vita di una comunità, Stephan ed io di libertà e del rapporto con il Mistero. Libertà orizzontale che deve tener conto della libertà degli altri. Una ragazza della settima classe (13 anni) mi ha ripetuto, mentre si parlava di altro, la definizione di libertà che avevo dato: "Ci sentiamo liberi quando vediamo sodisfatto un desiderio" (ibidem, 187); ero un po' sorpreso che anche i giovanissimi avessero ascoltato con grande attenzione (anche se alcuni sono rimasti un po' in disparte nel gruppo).
Libertà verticale che è la presenza, come "diretto rapporto con l'infinito" (ibidem, 195), di Dio in noi. Ho posto la domanda se nel loro cuore e nella loro esperienza vi sia spazio per questo Mistero che garantisce una libertà infinita.
Anche le visite (con tre ragazzi) nell'ospedale di Cavalese sono state occasione per approfondire il tema della comunione e della libertà. Il desiderio sarebbe di non andarci all'ospedale, ma vi è un modo di andarci che è libero ed un altro che è solo obbligo. È libero quando ci si mette al servizio dell'altro senza farlo pesare.
La dottoressa, Doris Königer Schmitt, che è venuta quest'anno con noi e il nostro bidello, Maik Wötzel, ci hanno fatto riflettere sull'importanza del rispetto della nostra casa comune, la natura. Con la dottoressa avevamo visto qualche giorno fa il bellissimo film di Wim Wenders su/con Papa Francesco. Riferendosi a questo film Schmitt ha detto che le scelte ecologiche non sono solo dei grandi, ma anche di noi tutti e che avremmo potuto rinunciare alle borse di plastica del lunchpaket. Wötzel ci ha ricordato l'importanza di camminare di camminare solamente nei percorsi stabiliti. Libertà non è fare ciò che "ti pare e piace". Chi ama una persona, ma anche la natura lo sa.
Durante la Santa Messa - che abbiamo proposto come "obbligatoria" solamene alla domenica - celebrata ogni giorno sono venute persone anche non cattoliche (anzi per esprimersi meglio, i cattolici sono pochissimi nel gruppo): questo ha creato una situazione teologicamente delicata. Una collega cattolica, Dr. Bettina Jee, ritene che non si possa rifiutare la comunione agli altri e in modo particolare ai cristiani di altre confessioni. Nell'anno precedente si è astenuta dal fare la comunione - per un'idea di uguaglianza - quest'anno, senza annunciarlo (io per esempio me ne sono accorto subito) ha dato un pezzo della propria comunione ad alcuni dei presenti. Personalmente non ritengo che questo sia un atto davvero libero - piuttosto si "obbliga" l'altro, per cortesia, etc. a prendere ciò che aveva deciso di non prendere, non essendosi messo in fila per ricevere la comunione. Di fatto nell'ultima gita un ragazzo luterano mi ha chiesto se questa azione della collega fosse legittima. Come responsabile ultimo della cinque giorni mi sono chiesto se avessi dovuto dire qualcosa. Non ritengo che io debba dire agli altri cosa devono fare, tanto più che la comunione è un segno concreto dell'amore gratuito di Cristo. Negli anni precedenti avevamo dato l'avviso che i non cattolici potevano mettersi in fila e invece di prendere la comunione avrebbero potuto ricevere una benedizione, quest'anno il sacerdote non ha dato questo avviso e si è creata questa situazione teologicamente delicata. L'argomento dell'uguaglianza non mi convince per nulla, ma con quale argomento rifiutare ad una persona la presenza concreta dell'amore gratuito di Cristo? Tanto più in giorni in cui si è parlato di comunione e libertà.
Il dialogo con due studenti di economia di Londra e Lipsia mi ha confortato. Mi sembra che le generazioni giovani non siano per nulla attratte dall'egoismo collettivo che vedo espandersi in Europa (Kurz, anche lui giovane, ma di fatto non tutti i giovani sono uguali, Seehofer, Söder, Orban, Salvini...).
Mentre ero all'ospedale (con due ragazzi) mio figlio ed altri giovani hanno organizzato una serata di giochi, che mia moglie (lei era stata anche all'ospedale la notte prima) ha considerato una delle più belle degli ultimi anni.
Le letture di quest'anno sono state le "Memorie del sottosuolo" di F. Dostojewski (per i grandi) e il "Fantasma di Canterville" di Oscar Wilde (per i piccoli). Ho proposto una lettura filosofica del testo di F. Dostojewski. Nella seconda seduta, mentre io ero all'ospedale, ho fatto leggere il dialogo tra la prostituta Lisa e l'uomo del sottosuolo. Mia moglie mi ha detto che ne è nata una bella discussione.
Etc.
Con questo post vorrei solo presentare alcuni momenti, che mi sembrano siano stati particolarmente importanti, ma in vero forse le cose più importanti nemmeno si vedono. Perché accadono nel cuore di ognuno.
La conferenza di Stephan Scholz (Support International, AVSI), che abbiamo fatto ascoltare a tutto il gruppo, l' avevo già accennata nel mio post sul mito della Germania forte. Non ho preso appunti ma mi ha colpito molto la situazione complessa e multireligiosa del Libano, le conseguenze dell'arrivo di così tanti migranti (accolti con grande generosità) e in modo particolare di sunniti dalla Siria, che mettono in crisi il delicato equilibrio politico e religioso del paese, la figura di Jocelyn Khoueiry che da ribelle rivoluzionaria diventa una ribelle in Cristo ed infine il progetto in Sarada - Marjayoun (cfr. http://www.supportinternational.de/2018/02/not-intervention-nach-starken-regenfaellen-in-sarada-libanon/ ) in un campo tende in cui dopo i periodi di pioggia le "strade" erano ridotte a pozzanghere. Era importante per me far comprendere ai ragazzi la necessità di aprire i propri orizzonti e che anche in situazioni drammatiche è possibile coltivare quella speranza di cui parla il Dio Padre di Peguy citato da Julián Carrón nella "Bellezza disarmata": "Conosco bene l'uomo (...), è uno strano essere (...) non è troppo cattivo (...) ma quello che non gli si può chiedere, Dio buono, è un po' di speranza, un po' di fiducia insomma, un po' di distensione, un po' di resa (...) Lui si irrigidisce" (ibidem, 198). Per un miracolo continuo che agiva in tutti i cinque giorni, anche se ovviamente con piccole crisi, i miei giovani non si sono irrigiditi ed hanno ascoltato con grande attenzione.
Hanno ascoltato anche con grande attenzione i tre impulsi prima dei 40 minuti di silenzio: del parroco Andreas Tober, mio e di Stephan Scholz. Il parroco ha parlato della comunione e solidarietà nella vita di una comunità, Stephan ed io di libertà e del rapporto con il Mistero. Libertà orizzontale che deve tener conto della libertà degli altri. Una ragazza della settima classe (13 anni) mi ha ripetuto, mentre si parlava di altro, la definizione di libertà che avevo dato: "Ci sentiamo liberi quando vediamo sodisfatto un desiderio" (ibidem, 187); ero un po' sorpreso che anche i giovanissimi avessero ascoltato con grande attenzione (anche se alcuni sono rimasti un po' in disparte nel gruppo).
Libertà verticale che è la presenza, come "diretto rapporto con l'infinito" (ibidem, 195), di Dio in noi. Ho posto la domanda se nel loro cuore e nella loro esperienza vi sia spazio per questo Mistero che garantisce una libertà infinita.
Anche le visite (con tre ragazzi) nell'ospedale di Cavalese sono state occasione per approfondire il tema della comunione e della libertà. Il desiderio sarebbe di non andarci all'ospedale, ma vi è un modo di andarci che è libero ed un altro che è solo obbligo. È libero quando ci si mette al servizio dell'altro senza farlo pesare.
La dottoressa, Doris Königer Schmitt, che è venuta quest'anno con noi e il nostro bidello, Maik Wötzel, ci hanno fatto riflettere sull'importanza del rispetto della nostra casa comune, la natura. Con la dottoressa avevamo visto qualche giorno fa il bellissimo film di Wim Wenders su/con Papa Francesco. Riferendosi a questo film Schmitt ha detto che le scelte ecologiche non sono solo dei grandi, ma anche di noi tutti e che avremmo potuto rinunciare alle borse di plastica del lunchpaket. Wötzel ci ha ricordato l'importanza di camminare di camminare solamente nei percorsi stabiliti. Libertà non è fare ciò che "ti pare e piace". Chi ama una persona, ma anche la natura lo sa.
Durante la Santa Messa - che abbiamo proposto come "obbligatoria" solamene alla domenica - celebrata ogni giorno sono venute persone anche non cattoliche (anzi per esprimersi meglio, i cattolici sono pochissimi nel gruppo): questo ha creato una situazione teologicamente delicata. Una collega cattolica, Dr. Bettina Jee, ritene che non si possa rifiutare la comunione agli altri e in modo particolare ai cristiani di altre confessioni. Nell'anno precedente si è astenuta dal fare la comunione - per un'idea di uguaglianza - quest'anno, senza annunciarlo (io per esempio me ne sono accorto subito) ha dato un pezzo della propria comunione ad alcuni dei presenti. Personalmente non ritengo che questo sia un atto davvero libero - piuttosto si "obbliga" l'altro, per cortesia, etc. a prendere ciò che aveva deciso di non prendere, non essendosi messo in fila per ricevere la comunione. Di fatto nell'ultima gita un ragazzo luterano mi ha chiesto se questa azione della collega fosse legittima. Come responsabile ultimo della cinque giorni mi sono chiesto se avessi dovuto dire qualcosa. Non ritengo che io debba dire agli altri cosa devono fare, tanto più che la comunione è un segno concreto dell'amore gratuito di Cristo. Negli anni precedenti avevamo dato l'avviso che i non cattolici potevano mettersi in fila e invece di prendere la comunione avrebbero potuto ricevere una benedizione, quest'anno il sacerdote non ha dato questo avviso e si è creata questa situazione teologicamente delicata. L'argomento dell'uguaglianza non mi convince per nulla, ma con quale argomento rifiutare ad una persona la presenza concreta dell'amore gratuito di Cristo? Tanto più in giorni in cui si è parlato di comunione e libertà.
Il dialogo con due studenti di economia di Londra e Lipsia mi ha confortato. Mi sembra che le generazioni giovani non siano per nulla attratte dall'egoismo collettivo che vedo espandersi in Europa (Kurz, anche lui giovane, ma di fatto non tutti i giovani sono uguali, Seehofer, Söder, Orban, Salvini...).
Mentre ero all'ospedale (con due ragazzi) mio figlio ed altri giovani hanno organizzato una serata di giochi, che mia moglie (lei era stata anche all'ospedale la notte prima) ha considerato una delle più belle degli ultimi anni.
Le letture di quest'anno sono state le "Memorie del sottosuolo" di F. Dostojewski (per i grandi) e il "Fantasma di Canterville" di Oscar Wilde (per i piccoli). Ho proposto una lettura filosofica del testo di F. Dostojewski. Nella seconda seduta, mentre io ero all'ospedale, ho fatto leggere il dialogo tra la prostituta Lisa e l'uomo del sottosuolo. Mia moglie mi ha detto che ne è nata una bella discussione.
Etc.
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