lunedì 3 dicembre 2018

Sulla necessità di annunciare ed altri appunti filosofici - #Diarioscolastico

Lipsia. Papa Francesco parla della "necessita di predicare" (EG 136). Nel suo libro su Guardini e Giussani, Monica Scholz-Zappa parla di una dimensione comune delle due missioni ecclesiali dei due sacerdoti: "l'amicizia e la cura per quella realtà affascinante e complessa che è l'ambito giovanile"(Ibidem, 47). In questo ambito ho passato quasi tutta la mia intera vita lavorativa che ormai sta arrivando nei suoi ultimi anni attivi (in questo ambito).

Giussani e Guardini si muovono in alternativa sia al "conformismo e conservatorismo" sia "alle pressione secolarizzate presenti nella scuola e nella società" (ibidem, 51). 

Cosa significa per loro e poi per me "annunciare Cristo" nelle modalità della scuola? 

Ultimamente ho fatto fare nel mio corso di religione nell'undicesima classe (17 anni) alcune brevi conferenze sul tema dell'uguaglianza e della molteplicità in Instagram e Netflix (1). Tra l'altro hanno parlato i giovani di alcune serie che hanno visto ed analizzato ed erano contenti di dirmi che l'uguaglianza di diritto in queste serie è rispettata: parità di attori maschili e femminili e presenza di copie omosessuali. Le pressioni secolarizzate presenti nella scuola e nella società non solo non vengono percepite come pressioni, ma vengono interpretate come libertà. Per quasi tutti i miei giovani (80 % non appartengono né ad una confessione cristiana né ad una religione) l'evidenza della "normalità" del rapporto tra uomo e donna è persa. 

Nel mio diario scolastico, apparso per più di un anno nei "Contadini di Peguy", ho fatto vedere anche le tante cose importanti e belle che accadano nella scuola e prego ogni mattina di non perdere la speranza immergendomi nella diffusa scontentezza che pervade anche me, non bisogna dimenticare, però, che noi ci troviamo in un epoca in cui è accaduta ed accade una "Chernobyl dello spirito" (credo che l'espressione venga da Giussani). Le pressioni di cui parla la Scholz sono sempre più devastanti e guidate da Lobby e potentati demoniaci (2). 

Cosa fare? Nella scuola, ancor meno che in un parrocchia, si può fare "proselitismo". Sarà importantissimo ricuperare la differenza tra "assenso nozionale" e "assenso reale" di cui parla Newman (Scholz-Zappa, 41). Non con l'intenzione di arricchire le nostre file, ma semplicemente perché i nostri ragazzi, spesso anche molto formali e nozionisti, hanno bisogno più che mai di quella "adeguata esperienza e verifica esistenziale" che accumuna Giussani e Guardini. 

Per quanto mi riguarda non posso far altro che avere "Cristo nel cuore": Cristo, il Logos universale e concreto, l'Amore gratis fatto carne; Cristo "è tutto per la vita dell'uomo" (Giussani, citato in ibidem 51). 

Vi sono alcuni vescovi (per esempio qualche giorno fa Stefan Oster, che io ammiro molto) che parlano delle evidenze dell'amore tra uomo e donna come se non ci sia mai stata questa "Chernobyl dello spirito" di cui parlo, come non ci sia mai stata la catastrofe della pedofilia e di fatto tutto ciò che fanno, per chi vive come me non in Baviera, ma in Sassonia-Anhalt, suona come un'apologetica fuori dal mondo (3).

Bisogna annunciare - ieri ho scritto, nel giorno di Francesco Saverio in tedesco sulla necessità del battesimo - ma nella coscienza che per quanto sia necessario farlo,  solo un grande abbraccio delle persone che ci stanno davanti e solo la presa sul serio della necessità di portare la "croce quotidiana", guardando Lui che sula Croce non può fare apostolato se non nella forma della "consegna" del suo Spirito al Padre, ci permetterà di partecipare alla sua salvezza già accaduta, ma non ancora del tutto rivelata.

(1) In Netflix si è confrontati ogni sera con le pressioni secolari di cui parla la Scholz. Si può trovare in esso anche film reazionari che difendono il "creazionismo", ma questi non si contrappongono in nulla alle vere pressioni secolari. Come i ragazzi cristiani che nella mia scuola sono appena percepibili e per lo più solo per il loro desiderio di essere uguali agli altri (vi sono alcune eccezioni). Di questo loro problema affettivo non si può non tenere conto. 

(2) In questo hanno ragione i conservatori e tradizionalisti. Questo per esempio lo si capisce nella questione della omosessualità e dell'uguaglianza. Sono d'accordo con mons: Oster che non vi sia una legittimazione teologica della benedizione di coppie gay. Si può certo augurare loro di vivere la grande dimensione della fedeltà ed anche lodare il fatto che alcune coppie omosessuali sono davvero eroici in questa virtù ma non si può benedire teologicamente ciò che contrasta palesemente contro il dettato biblico: Dio li creò come maschio e femmina. In questo la dottrina cattolica non contraddice il tema dell'uguaglianza, ma il suo modello è l'uguaglianza nella differenza. Con la legge civile sarà poi opportuno trovare forme civili e non teologiche per stabilizzare questo tipo di rapporti a livello legale, senza per questo identificarli con il matrimonio. Ovviamente non è possibile vietare ad un omessale il voto perché è omosessuale, ma questo è un altro tema. Che poi in fine in ogni film debba esserci una coppia omosessuale non ha nulla a che fare con l'uguaglianza, ma è un modo illegittimo di porre continuamente all'attenzione di tutti un tema che riguarda una minoranza, che deve essere rispettata, ma appunto come tale. 

(3) Per fare un esempio. A chi serve ricordare che tutta la sessualità vissuta al di fuori del matrimonio è peccato? Alla propria coscienza? Così che si possa dire che: noi ve lo abbiamo detto. Non si può ignorare che nella "installazione" nel proprio stato clericale sono stati fatti davvero peccati che contraddicono le parole di Gesù sul rispetto dei bambini. Io credo che oggi dire invece a dei giovani che il sesso fuori dal matrimonio è peccato non sia né vero né d'aiuto. Il problema è che spesso nel linguaggio sessuale ci si chiede solamente se uno sia davvero "amabile", insomma è un modo di vivere la dimensione dell'essere amati senza la quale tutto risulta come solo "astratto".Non tenendo conto di questa realtà vissuta da milioni di persone l'annuncio non è per nulla credibile, ma è solo la ripetizione tradizionalista di una cosa che può essere vera, ma non lo è necessariamente. Dire poi che in certe situazioni è vera solo dal punto di vista della legge divina significa trasformare quest'ultima in un incomprensibile "totalmente altro". 

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Lipsia. (8.5.19) Oggi sono venuti i ragazzi della dodicesima classe che porteranno filosofia come esame orale della maturità. Ho tenuto una lezione su Heidegger. Non so se qualcuno, a parte Ch. abbia davvero capito, ma sono stati 60 minuti ad ascoltare molto attentamente. Ho spiegato il superamento del dominio del "si dice" nella filosofia di Heidegger ed insistito molto sul fatto che per far questo è necessario un metodo filosofico personale. 1. L'importanza delle fenomonenologia e dell'ermeneutica per superare il "si dice", è stato un momento chiave della lezione. Una massa si nasconde sempre dietro ad un "si dice": nella nostra compagnia si dice così e cosà, per esempio su un tema politico e ci si nasconde dietro ai "fatti", che ovviamente dovrebbero essere accettati come se di essi ci fosse una sola interpretazione. 2. La dimensione di essere gettati nell'esistenza è stato un secondo momento chiave della lezione. Anche per chi come me ha una ipotesi di lavoro dell'essere come dono e non come evento di mutazioni casuali è innegabile che prima facie percepiamo la realtà spesso come un essere gettati dentro una situazione che non abbiamo deciso. Per esempio il dover risolvere una prova di matematica alla maturità che presenta una difficoltà non prevista. Se la filosofia dell'essere come dono vuole essere autentica e vera, deve passare attraverso il fuoco della presa sul serio dei "fenomeni" (non solo delle idee). Non con un metodo dall'alto (metafisica essenzialistica), ma con un metodo dal basso, fenomenologico, si deve far vedere la razionalità della ipotesi di lavoro: "essere come dono"; l'essere gettati anche se solo casualmente in una determinata situazione è un elemento indispensabile per capire cosa accade nel mondo, ma non sufficiente. L'essere gettati nell'esistenza permette di vedere in essa i momenti "logici" (cioè di senso) di un certo avvenimento. Per rimanere nell'esempio fatto sopra: anche se la prova di matematica è più complessa di quanto pensato, se uno ha studiato troverà delle tracce di percorso anche in essa; ma anche la sconfitta può essere per esempio un cammino di maturazione. E quindi rivelarsi come un dono.  

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