mercoledì 12 dicembre 2018

Sull'innocente movimento di Comunione e Liberazione - alcune riflessioni al margine

Lipsia. Da qualche parte ha detto Hannah Arendt, a chi le chiedeva come mai si fosse arrabbiata con gli ebrei durante il caso Eichmann: ci si arrabbia con la propria gente, perché solo questa può raggiungere davvero il nostro cuore. 

Qualche giorno fa nella bacheca Facebook di Asia News ho letto questo commento: 

"I veri diritti umani sono i principi "non negoziabili" che Papa Francesco, papa eretico ed apostata, ha buttato nella spazzatura della storia, pensando solo ai clandestini afro-islamici, che ci stanno invadendo" (per quanto mi è possibile, come italiano residente all'estero da 28 anni, ho eliminato gli errori di punteggiatura ed ortografia). 

Quando fai notare una cosa del genere arrivano questi modelli di risposta in Facebook: 

1. Sei arrogante a porre il problema in modo polemico (cosa questa vera, sono arrogante, ma ciò non è la negazione del problema). Sono, chi scrive queste frasi, solo una piccola minoranza da dimenticare. A dare un giudizio su queste cose ci pensa già la guida del Movimento. 

2. Il Movimento non  è così e non centra nulla con Socci, etc. Chi non fa questa differenza ha un'idea non matura del Movimento. 

3. Anche Gesù ha fatto parlare i demoni. Giusto, ma ha detto che erano demoni e questi hanno confessato che lui era il "figlio di Dio". Tanto per rispondere subito ad un'obiezione. 

Etc. 

Ho già accennato più volte alla mia preghiera alla tomba di Balthasar (forse il 2010), quando nell'assoluto vuoto di prospettiva ecclesiale, mi sovvenne l'abbraccio tra Balthasar e Giussani che mi ha generato. Dopo questa preghiera sono ritornato nella Fraternità. All'inizio non ho saputo il perché - mia moglie mi disse che ero pazzo a ritornare in una fraternità che mi aveva ferito profondamente, ma disse: dove vai tu, vengo anch'io e rientrò anche lei. 

Pian piano ho cominciato a conoscere alcune persone in Italia da cui è nata l'esperienza profetica dei "Contadini di Peguy" e pian piano ho cominciato a conoscere storie dove si rivelavano ferite così profonde che ho cercato di alleviare per quanto mi era possibile. 

Nella rete ho cominciato a leggere e vedere come tante persone che venivano dall'esperienza di CL sostentavano cose politicamente e culturalmente da far spavento. 

La difesa di persone come Matteo Salvini, - per fare l'esempio più noto - che incarna un modo giuridico, politico e religioso di essere che non è conciliabile con nemmeno una riga del Vangelo e neppure con il percorso di Don Giussani, mi fece vedere che come ci sia un abisso incolmabile tra quel modo di pensare e il mio. Ma ancor più mi fece vedere quali "maestri" erano in gioco nella nostra storia. 

Giussani ci ricorda: 


"Scusate, ma mi sembra che all'origine di tanto annebbiamento ci sia questa concezione di amicizia e di compagnia. Ecco, l'essere in una compagnia come in un "mattone sul muro....".Io alla compagnia degli amici non appartengo come un mattone al muro. Cosa mi distingue? La vicinanza? L'appartenere a un'amicizia non è neanche una vicinanza. La vicinanza è umana: vicinanza di interessi comuni, vicinanza di soldi in comune ecc. L'appartenenza è la coscienza della mia origine, la coscienza della tua origine, la coscienza del mio destino, la coscienza del tuo destino, che sono uguali: siamo una cosa sola. Tutto il resto può dividerci - il tempo, lo spazio, il lavoro, la donna, la vocazione -, tutto il resto può essere diviso, ma questa origine e questo destino sono comuni.
...
Solo questo mette insieme: "la coscienza di quello che si è, di quello che sei tu e di quello che sono io." ( don Luigi Giussani) 

Un alleanza con Matteo Salvini non è possibile, non perché lui abbia idee politiche diverse dalle mie, ma perché sostiene una "teologia politica" che non è conciliabile minimante con la "teologia della politica" offerta dal Vangelo, dalla Scuola di Comunità, dalla "dottrina sociale cattolica" da Leone XIII (invero anche già da Pio IX) fino a Papa Francesco. Con la parola "teologia politica" intendo l'uso della religione come strumento della propria volontà politica. Con "teologia della politica" un orientamento che nasce da un certo spirito di avvicinamento alla realtà. 

Non solo in rete, ma anche in alcune comunità la sdc è solo un pretesto per poi parlare di altro. In alcune l'idea di amicizia come un "mattone sul muro" ha carattere addirittura mafioso. Sostenere gli amici significa sostenere quell'amicizia che serve ad un progetto politico di un certo tipo; e se tu non sei d'accordo vieni emarginato come si emargina un lebbroso. Comunque io non avrei un problema neppure nell'amicizia con un mafioso - basta che mi sia chiaro che lui prenda sul serio la coscienza di ciò che noi uomini siamo...

Il nome di Steve Bannon rappresenta un progetto politico populista che ha come cuore palpitante l'egoismo collettivo - la questione se sia protestante non ha alcun rilievo: negli USA lo sono la maggioranza degli abitanti. Rilevante è che egli faccia parte di quel "ecumenismo dell'odio" analizzato dalla Civiltà cattolica, che unisce cattolici, protestanti ed ortodossi. A questo progetto politico si contrappone "il nuovo mondo di Francesco" come progetto di "teologia della politica" che a partire dal Vaticano II sta "cambiando la politica globale". "Francesco - come ci ha insegnato Padre Spadaro SJ - vuole mettere Cristo al centro del mondo": "l'attuale pontefice è davvero un leader politico mondale e la sua differenza rispetto agli altri personaggi in campo lo rende uno dei pochi credibili di cui l'umanità disponga"! Credibile perché non cede all'idea folle dell'Islam come nemico che ci vuole invadere. Il grande studioso del diritto in Europa, Oliver Roy - lo dico a poche ore dal nuovo disastro terroristico a Strasburgo - ha fatto vedere che il problema terroristico è un problema del nichilismo e non dell'Islam. Noi "Contadini di Peguy" abbiamo cominciato a parlare, tra i primi, di Steve Bannon ed abbiamo seguito con sconcerto l'influsso che la sua idea di politica avesse nel mondo cattolico (non è una minoranza, né qui né negli USA) - il successo di Salvini, che per l'appunto non rappresenta  una minoranza, è sostenuto anche da quell'ecumenismo dell'odio di cui parlavo.

Fa parte di uno dei momenti più importante della mia piccola missione ecclesiale e filosofica resistere su questo punto. Uno può darmi dell'arrogante, se vuole - questo è certo vero - ma non ho bisogno di nessuno padre o madre o guida spirituale che mi blocchi su questo punto, perché questa missione viene "dal cielo" - quando san Paolo ha ricevuto la sua, infinitamente più grande, è andato per due anni nel deserto a pregare e non a Gerusalemme da Pietro e quando Pietro ha fatto un passo indietro, lui ha resistito con "grande animo y liberalidad" (Ignazio), come si può leggere nel secondo capitolo della lettera a Galati. 

Mi unisce una sincera e sentita obbedienza a don Carrón che mi ha accolto, ultimamente anche personalemten, in modo che per me ha del miracolo e gli sono grato di guidare con pazienza e precisione il Movimento di CL nella sequela di Cristo e del suo vicario qui sulla tera. Non intendo la mia missione contro la sua, come Giovanni non si è mai permesso di mettere in dubbio l'autorità di Pietro. Ma ciò che finalmente mi ha sempre convito è l'amore gratuito rappresentato da Giovanni che accoglie Maria dopo la morte di Gesù ed é accolto da lei. Anche il momento profetico e paolino è per me secondario nei confronti di questo momento giovanneo: "solo l'amore è credibile"! 

Chi si avvicina a me si avvicina al fuoco: per ora solo pochissimi amici e mia moglie e i miei figli hanno retto (ovviamente anche la mia cara mamma e il mio papà che mi hanno donato la vita).Il fuoco non è addomesticabile - in tanti piccoli passi cerco di educarmi ed accetto la correzione fraterna di amici, ma rimane vero che: 

Prima lettera ai Corinzi, 4 


[1] Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. 

[2] Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele. 

[3] A me però, poco importa di venir giudicato da voi o da un consesso umano; anzi, io neppure giudico me stesso, 

[4] perché anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! 

[5] Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio. 


Sono cosciente di avere colpe che ammetto - sono sorpreso che quando le ammetto, vengo poi trattato come uno che merita solo botte - ma vale anche per me: Il mio giudice è il Signore! Prima di attaccare una persona io sto molto attento (e non vado quasi ami a farlo nella sua bacheca) a ciò che dice e il mio attacco non è mai per mettere in dubbio il "suo-essere-se-stesso" - egli rimane per me sempre appunto un egli, un lei - ma perché vedo come alcuni si perdono in questo mare impetuoso in cui i maestri sono pochissimi, mi faccio coraggio e dico a volte alcune cose con forza!  

Il Movimento anche se guidato bene, non è innocente ed ha bisogno di una grande "atteggiamento di confessione" e di discernimento - la mia missione ecclesiale e filosofica sta al servizio di ciò! O più precisamente a servizio di "quel lasciar e rimanere" che è l'atteggiamento del padre nei confronti del figlio che se ne va in Lc 15. Lo lascia andare, ma rimane con il suo amore in quel andare. La complicazione in questo caso è che certi figli non se non vogliono andare, ma vogliono che se ne vada il padre. Etc. 

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