venerdì 8 marzo 2019

Sulla pazienza contadina e sul desiderio di avventura - in dialogo con Etty Hillesum

Lipsia (8.3.19). Sento vicina come pochi altri questa giovane donna di 27 anni - l'eta in cui Etty aveva scritto questo passaggio del suo diario con cui mi confronto in questo mio post. E non perché io non sia capace di aver un rapporto con donne più anziane di me. La mia amica Cornelia, da me stimata ed amata e che è morta con più di novant'anni, ne è la dimostrazione, qualora una tale fosse necessaria. 

C'è un desiderio in Etty che sento mio: "come dare forma" a ciò che sento? Stamattina prima di andare a scuola ho incontrato i miei amici contadini che stavano mettendo a posto il fieno per le mucche nella stalla. La signora anziana, che può camminare solo curva, e di cui avevo già parlato qualche tempo addietro, commentando una mia foto, stava guidando un piccolo trattore e il marito quello grande con il fieno. In pochi momenti è successo moltissimo: il contatto con gli occhi con la signora, qualche parola con il contadino che mi dice: "sie ist ein guter Mensch", guardando sua moglie; io mi commuovo, perché è bello dopo tanti anni di matrimonio, sapere che si è sposati con un "uomo buono" - la parola tedesca Mensch vale sia per le donne che per gli uomini. Io rispondo che anche a me lei comunica sempre una grande gioia interiore. Ecco, un piccolo incontro per me molto significativo! 

"Quello che faccio è hineinhorchen (mi sembra una parola intraducibile)", dice Etty il 23.8. del 41, un sabato sera. La traduttrice italiana (una delle tre) prosegue con un "prestare ascolto a me stessa, agli altri, al mondo", ma per l'appunto la parola è intraducibile e non è una "prestazione", è un ascoltare andando dentro me stesso, gli altri, il mondo!  E non è neppure un ascolto, ma un delicato mettersi all'ascolto. Per esempio di un piccolo dettaglio della mia vita, come quello sopra raccontato. 

Chi mi conosce sa che "ascolto molto intensamente, con tutto il mio essere, e cerco di tendere l'orecchio fin nel cuore delle cose. Sono sempre tesa e piena di attenzione" (Etty), per questo faccio anche errori, prendendomi, per esempio, la responsabilità di cose che non mi riguardano direttamente. A volte "cerco qualcosa, ma non so ancora cosa. Cerco una verità profonda, ma non ho ancora idea di che cosa si mostrerà". Tutto ciò che scrivo sull'essere come dono è questo: un tentativo filosofico di cogliere un'esperienza prima, che viene appunto prima di tutto, ma senza la quale nulla ha senso. È possibile che uno invece pensi che la realtà sia solo manifestazione di mutazioni causali - e di fatto anche il "caso" gioca un suo ruolo. Pur in diverse posizioni mi piacerebbe se le persone si ascoltassero nel senso di quel "hineinhorchen", mentre per lo più si gridano adesso qualcosa.

"A volte, seduta a questa scrivania, mi sento un'avventuriera e talvolta, alla fine della mia giornata, mi sento un paziente contadino che ha di nuovo coltivato un appezzamento infinitamente piccolo del grande campo dello spirito. E poi ecco di nuovo la pazienza contadina che lascia spazio allo scatenato desiderio di avventura" (Etty) - di pensare in modo davvero nuovo, in tutti i campi, in modo particolare nella "filosofia dei sessi" dopo la sconcertante crisi in cui si trova la "mia madre, la chiesa gerarchica" (Ignazio di Loyola). 

Tutto sembra travolgermi e "arriva lo sconforto, il senso di insicurezza, l'incapacità di dare forma a ciò che si ha dentro", sebbene in verità "mi piacciono tutte quante le creature di Dio" e non vorrei essere per nulla "una creatura, afflitta, stanca ed annoiata" - vulnerabile in modo particolare per certi gesti e parole che mi sono del tutto incomprensibili, come quando un amico sacerdote che arriva con tutte le sue valigie all'ascensore preferisce andare a piedi per tre piani, piuttosto che entrare nell'ascensore con me. O certi giudizi che dimostrano una sconcertante non conoscenza della realtà, detto questo tenendo conto che  ovviamene c'è anche la possibilità che io mi sbagli. 

Infine rilascio la parola alla mia giovane amica ebrea: "la mia testa è l'officina dove tutte le cose di questo mondo devono giungere ad essere formulate in piena chiarezza" - per questo sento la filosofia come una "medicina" (1) infinitamente più potente che la "psicologia", anche se quest'ultima ha un aiuto da dare, nella direzione di ciò che dice l'allievo di Lacan, Massimo Recalcati, "contro il sacrificio". "E il mio cuore è la fornace ardente nella quale tutto deve essere sentito e sofferto con intensità" - da qui nasce in me una certa Überspannung. Grazie a Dio mi sono sempre stati donati amici e la mia famiglia che sono stati e sono un grande aiuto in quel cammino dal "Padre al Padre" di cui parla sempre Adrienne.  

(1) La medicina del disinteresse per se stessi. 

(27.11.19)


"Un po' di tranquillità, molta moderazione e un po' di saggezza" (Hillesum)

Come ho spesso detto la Etty che mi interessa davvero non è quella dai pensieri teologici perfetti da citare. Dopo il mio post sulla Miriano dell'altro giorno il fanatismo delle reazioni dei suoi fans e poi la mia reazione irrequieta e in parte volgare, mi ha tolto un po' la tranquillità che mi ha dato in questo tempo il lavoro su Newman. Nel mio post avevo detto solamente che a me della pseudo semplicità che percepisco in quella donna non interessa per nulla (non si trattava di un'affermazione filologica, che non mi interessa minimamente, ma di un'intuizione, che nella mia bacheca poteva legittimamente trovare il suo posto); mi ero espresso in modo volgare, ma senza dapprima scriverne la parola. Quel poco che so di questa donna mi irrita e non per invidia, ma per disgusto che una persona così venga ascoltata.

Io ho sempre bisogno del mio corpo e lo sento e l'ultima cosa che voglio è un'ideologia della santità (che non è la santità stessa); non si tratta di accortezze auto ironiche per mitigare questa ideologia, si tratta che quello che intuisco mi da il vomito e le reazioni fanatiche dei suoi fans ed amici mi confermano che avevo intuito bene. A scuola ho fatto con alcune delle classi dei più grandi esercizi di tranquillità ed un viaggio nel nostro corpo. In vero si dovrebbe essere ancori più espliciti, ma dopo i tanti scandali non è possibile. Vero è che noi tutti abbiamo un problema con il nostro corpo che non lo amiamo e che non abbiamo bisogno di nessuna ideologia della sottomissione ed in vero neppure di pensieri pseudo teologici. Tanto più da parte di chi non ha il minimo senso del pudore nel mischiarsi nei carismi donati ad altri.

Come Etty ho il bisogno di vivere semplicemente (cfr. Venerdì mattina, 5 Settembre del 1941); "mi identifico forse troppo con quello che leggo e studio", dice Etty; e se quello che leggi e studi e Dostoevskij l'Identificazione può diventare davvero pericolosa. L'identificazione con Newman mi sta facendo bene, perché è un autore di una discrezione che io quasi mai ho incontrato - non c'è in lui un pericolo che mi distrugga. "Le mille ed una notte" essendo una fiaba non implicano il pericolo di una identificazione distruggente e sento liberante questo misto di erotismo e teologia. Devo imparare ad "accoccolarmi in un angolino ed ascoltare" o fare una passeggiata; devo imparare che con il pensiero non ci si può tirare fuori da una crisi, ma ciò non è possibile neppure partecipando a gesti di altri. Tanto più in gesti in cui non si comprende che "pensare è una bella, una superba occupazione".

Devo imparare ad essere passivo ed ascoltare; il contatto con un "frammento di eternità" non può essere costruito in nessuna forma di attività. Non dobbiamo realizzare un bel niente, non un libro, non un'attività di successo.


La preghiera più sapiente è quella di Etty: Signore, concedimi la saggezza più che il sapere o solo il sapere che conduce alla saggezza. Liberami dalle dipendenze, anche dalla dipendenza di cose belle come un abbraccio. Abbracciaci teneramente TU cosi che possa abbracciare gli altri di questo abbraccio!

(29.11.19) Amore e solitudine

"Credo di non essere destinata all'unione con un unico uomo. La maggior parte delle persone, d'altronde si convince di qualcosa di simile e poi si accontenta. Io invece non credo di dover dipendere da un'altra persona nella mia vita, ma da me stessa e da Dio" (Etty Hillesum, Diario, 5 Settembre 1941).

Per quanto mi riguarda, vivendo ormai da più di trent'anni con una sola donna, valgono piuttosto queste parole di Vanda Corti a suo marito: "In questa solitudine tu vieni sempre a farmi compagnia, senza che io ti cerchi. Mi sei entrato talmente nel pensiero e nell'anima che non posso pensare e fare la più piccola cosa senza riferirla a te" (citato in Renato Farina, L'amore di Eugenio Corti).

Ma sebbene Vanda Corti dica "I muri non esistono più, parla di una "solitudine" in cui l'amato entra. Questa non cessa anche per chi è diventato, per usare le parole di Gesù, "una carne sola". Così Etty ha in un certo senso ragione: noi dipendiamo solo da noi stessi e da Dio. Non si è mai destinati per un solo uomo o una sola donna o una sola comunità - perché tra Dio e noi stessi non vi è né qualcosa né qualcuno. L'amata/o dovrà essere riconsegnata/o a Dio. E rimane fino alla fine un "egli", una "lei" e non solo un "tu".

E noi stessi siamo in qualche modo soli, sempre, e se qualcuno non entra gratuitamente nella nostra solitudine, lo rimaniamo, esposti a tutto ciò che il mondo è. La fedeltà è possibile solo per grazia e non andare a letto con un altra donna o con un altro uomo non è di per sé garanzia di fedeltà. Anzi è possibile il contrario: che uno abbia una relazione sessuale con un altro, con un altra e non abbia mai smesso di essere fedele (non sto parlando di me). La fedeltà integrale è un dono che possiamo chiedere a Chi è l'amore gratuito ed assoluto. Non è producibile.

(6.1.20) Una persona deve vivere la propria vita.  Etty Hillesum

Lipsia. Quando apro il diario di Etty non ci trovo (ancora) le frasi teologiche, ma pur sempre frasi che mi aiutano molto. In dialogo con gli uomini maschi, anche se mi aiutano tanto, come il dialogo ultimamente con Newman o con Oster, non riesco ad arrivare a quel livello di confessione che mi porta sempre Etty.
In primo luogo è del tutto chiaro che scrivo per un bisogno di riconoscimento (Anerkennungsbedürfnis) e che mi ferisce sempre molto quando non ci si accorge delle cose intelligenti che scrivo o quando non ci si vuole esporre nel ritenere tali. 
Poi, in dialogo con lei, posso confessare la gelosia che ho se una persona a cui io mi sento legato ha un legame più intenso con un altro, anche se legittimamente ed anche se io non voglio, credo, nulla da lei. E questo vale in modo particolare per le donne intelligenti che conosco. 
Infine capisco che l'amicizia è una cosa seria e complicata - per questo non si hanno tanti amici.

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