lunedì 12 novembre 2018

Una vita missionaria? - Don Giacomo Cielo intervista Roberto Graziotto

Berlino. Vengo in Germania per incontrare Roberto, che da ormai 28 anni vive in Germania, come italiano residente all'estero, e da 17 anni in Sassonia Anhalt, uno dei Länder che apparteneva alla Germania comunista (DDR). Roberto è sposato con Konstanze: insieme hanno avuto due figli, Johanna (1995) e Ferdinand (1998), nati entrambi in Baviera ed è insegnante di filosofia, latino e religione in un liceo ed ultimamente anche di religione in una forma scolastica che si chiama "Gemeinschaftsschule", che a differenza del liceo ha un percorso scolastico solo fino al decimo anno (età di 16 anni). Ha scritto per la rivista internazionale "Communio", fondata da Hans Urs von Balthasar, nell'edizione tedesca ed americana. Più di cento articoli per il "Sussidiario" su temi  di politica tedesca, chiesa in Germania, scuola ed alcune recensioni di romanzi italiani e tedeschi. Tra le sue traduzioni più famose ci sono gli Esercizi tenuti a san Giovanni Paolo II da parte del cardinal Christoph Schönborn (pubblicati da Herder in tedesco nel 1997 e poi dalle Paoline in italiano).  Ha un blog in cui scrive di diversi temi (politica, chiesa, scuola) e in cui presenta alcune pagine del suo amico filosofo Ferdinand Ulrich. È stato intervistato da Radio InBlu su temi di politica dell'est della Germania (sugli eventi di Chemnitz). 

GC. Ti senti come un missionario nella ex Germania comunista o semplicemente un italiano residente all'estero?

RG. Missionario è una parola grande e spesso usata in modo tale che bisogna spiegare di che cosa si tratta. Per il mio carattere ed anche per motivi filosofici e teologici non ho nessuna tendenza al proselitismo - cioè a convincere altre persone a diventare membri del mio club, del mio movimento, della mia Chiesa. È chiaro che mi sono chiesto come mai il Signore, che ha mandato i suoi in tutto il mondo con il compito di battezzare gli uomini nel nome del Dio trinitario, mi ha voluto in una terra con circa l'80 % di persone che non appartengono ad una confessione o ad una religione e in cui i cattolici sono ca. il 2%, mentre i luterani, nelle diverse ramificazioni ecclesiali, ca. il 14 %. 

GC. Quindi ritieni che sei in Germania solo per volontà tua? 

RG. Ovviamente il fatto di aver incontrato nel 1987 mia moglie ad Heidelberg è il motivo, diciamo storico, per cui sono arrivato in Germania. Non mi sembra ragionevole pensare che, però, un motivo storico, di per sé, spieghi completamente come mai si è in un certo  luogo ed in un certo tempo. 

GC Ritorniamo sul tema "missione" come compito di battezzare chi si incontra nel nome del Dio trinitario. 

RG. In questo senso mia moglie ed io siamo stati molto fallimentari. Solo una collega si è fatta battezzare e dopo ha fatto battezzare le sue due bambine. Anche il "potentato", per così dire, della "Compagnia di Gesù", comunque, per quanto riguarda i battezzati in Cina, è stata abbastanza fallimentare. Eppure abbiamo seminato moltissimo, anche se i risultati "istituzionali" della semina, si vedono appena. In un'intervista recente Benedetto XVI ci ha fatto comprendere che oggi comunque si è missionari con un'altra coscienza di quanto lo si è stati nel tempo, per esempio, di Francesco Saverio. Nel suo film sui tentativi missionari in Giappone, Martin Scorsese, nel suo "Silence", ci apre una prospettiva fortemente "evangelica", cioè di "salita sulla croce", di perdita di ogni identità proselita. I gesuiti costretti al matrimonio e a non parlare di cristianesimo erano meno missionari? Non credo! Nella nostra zona fortemente secolarizzata in cui viviamo, mia moglie ed io, abbiamo parlato ed annunciato molto, ma non si tratta di questo: nessun annuncio è di per se garanzia di successo missionario. 

GC Non contraddice ciò che dici la promessa di Gesù del centuplo qui sulla terra per chi lo segue? 

RG Il centuplo non è un successo mondano. E cosa vuol dire questo successo? Ho visto ordini religiosi e Movimenti che sono cresciuti molto in fretta? Sono sempre stati per questo testimonianza della vita di Gesù e del suo amore gratuito? Non credo. Vi è una promessa di senso. Cristo, mi ha detto un amico, ha avuto due "ousia, quella divina e quella umana. Insomma la sua presenza nel mondo era "sostanziale" - due "nature", due "sostanze", ma quella sua "ousia" aveva la modalità cantata da Paolo nel famoso inno ai Filippesi (metto in B alcuni aspetti che vorrei sottolineare: 

2, [5] Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù

[6] il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio

[7] ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, 

[8] umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. 

[9] Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; 

[10] perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; 

[11] e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. 

[12] Quindi, miei cari, obbedendo come sempre, non solo come quando ero presente, ma molto più ora che sono lontano, attendete alla vostra salvezza con timore e tremore. 

[13] È Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni. 


Tutto quanto detto poi a partire dal verso 9 ha come presupposto ciò che viene annunciato prima: il Signore ha un "ousia", addirittura due, ma ha umiliato se stesso, ha umiliato la propria "ousia" divina per assumere quella umana. Per il mio carattere, per le mie debolezze, per la mia piccolezza vi sono state in questi 17 anni di vita nella ex DDR umiliazioni che non sono dirette conseguenze della sequela di Gesù, ma sono ugualmente modalità con cui Gesù si è servito di noi, di me perché io sia realmente stato presenza nel senso della "condizione di servo". 

GC In cosa è cambiata la tua presenza missionaria con l'avvento a pontefice di Francesco? 

RG Prima di Francesco ho incontrato Ferdinand Ulrich che vive dello stesso carisma di Ignazio come il Papa. Ulrich mi ha fatto capire che una presenza "pensata" della mia vita non ha bisogno dell'università (l'ousia universitaria non è indispensabile per pensare). Francesco mi ha fatto capire che non l'apologetica di temi cristiani versus un nemico, ma la testimonianza di ciò che per grazia siamo, sia l'unico metodo per annunciare l'amore gratuito di Dio. 

GC Sei riuscito in questo?

RG Non credo. Forse il mio modo di "amare" non è stato puro (vergine) a sufficienza e così non sono stato sufficientemente fecondo. Ma l'essere fecondo non si misura in numeri. Quando Balthasar doveva compilare i formulari vaticani per il riconoscimento della Comunità di San Giovanni non ha mai risposto alla domanda di quante persone fossero nella comunità. La fraternità di Comunione e Liberazione a cui appartengono è anche molto piccola in Germania: ma che importa? All'inizio i discepoli erano i dodici con qualche donna e quest'ultime erano più coraggiosa dei dodici.

GC È importante per te il dialogo con i luterani? 

RG Si, moltissimo. Quello che fanno a livello liturgico, musicale e di lavoro di comunità i confratelli luterani nella nostra regione è un lavoro enorme e bello. Le critiche al luteranesimo che si leggono a volte in Italia, mi fanno spavento. Anche dove sono presente in esse "momenti di verità" nascono da un metodo sbagliato: giudicano dall'esterno e non dall'interno e cioè dal cuore di Gesù! Come vede Gesù i miei fratelli luterani? Sarei capace di morire come è morto un pastore luterano che avevo intervistato per il Sussidiario? E cioè cosciente che la decisione ultima, nel rispetto del lavoro medico, è quella di Gesù che non può essere forzato a fare miracoli. Anche se li può fare, aggiungo io. 

GC Come anche nella prima intervista sulla sessualità rimaniamo in una modalità di brevità. Sono solo spunti di una riflessione su temi in cui si potrebbe parlare per delle ore. Cosa diresti sinteticamente sul tema, infine? 

RG Che il Signore, che è anche nostro amico e fratello, voglia che anche nelle situazioni estreme, come nel suicidio nel 2010 di un ragazzo della nostra scuola di 15 anni o come nell'incidente dell'anno scorso, in cui sono morti tre ragazzi e in cui la ragazza che aveva vissuto da noi per tre mesi invece si è salvata, noi possiamo essere testimoni della speranza cristiana, speranza di un amore gratuito che non terminerà mai. Perché sempre nuovo e sempre sorprendente! Ovviamente chiedo anche di non essere più provati di quanto siamo capaci a sostenere. 

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